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Raccolta di poesie di Edi Davoli
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Dentro il Respiro

Erano

Spirali di rugiada

Ad annunciare un'alba

Incrinata di luce. 

 

Tra nascondini di foglie

Era

L'assolo cristallino

dell'usignolo, 

 

Ed Erano

le nostre mani intrecciate:

Vele ammainate

dopo marosi di schiuma,

A cantare

All'unisono

La Primavera. 

 

Ed io, perduta 

Ero

Goccia brillante

Nell'oceano del Poi. 

 

 

 

 

*

Del Sublime

Perduto ogni pensiero 

dinnanzi alla Rinascita:

la struggente bellezza

delle audaci gemme, 

l'incedere dei fili d'erba

stretti alle tremule viole, 

l'azzurrarsi del cielo. 

 

Oh fosse possibile

trattenere 

questi frammenti d'incanto. 

 

Ma la loro forma, 

inevitabilmente, 

Sfugge e sbiadisce

fino a dissolversi. 

 

È del Sublime, l'essenza. 

 

 

 

*

Il risveglio nel buio

Sprofondando

nell'umida terra

di zolle spezzate, culle

Il seme

di speme gravido

 

  sortilegio nel buio

 

di recondite radici

insinua la presa

 

Tepore solido che

inverda di luce

le inclinazioni

del vuoto. 

 

 

 

*

Non è un sonetto!

Feci un sogno l'altra notte tarda

alle porte degli Inferi eravamo

chiedevam clemenza a Dante ed al Petrarca

ma  neppure  licenza ottenevamo. 

 

Un fiume scuro e una sinistra barca

Caronte traghettava a un lido ignoto

di vil poeti, mischia nutrita e parca

avea il sonetto disonorato in toto. 

 

Col cuore in preda al turbamento 

del Caronte, il ghigno spaventava

ognun pregava in un sol momento:

 

Signor mio, mi inchino al tuo cospetto 

se errando tu forse sospettava

lo stragiuro cotal non è un sonetto!

 

 

*

Del comporre il Sonetto, la paura

Fosse anche la nebbia ciò che tocco

rada, argentea seta esaurita

a celar sangue ad ogni rintocco

Sognar vorrei che là fosse vita.

 

Pur nel comporre un mero sonetto

di lingua, la spada taglia la voce

di chi esporre vuol, poveretto 

il vago fluir del rivo alla  foce. 

 

Quando i cuori sono in tumulto, 

vergando con garbo e sottovoce

poco manca ti raggiunga un insulto. 

 

E scende la nebbia, qui, portavoce

di preziosi e raffinati dipinti 

pavoni, sì, eppur chiusi in recinti. 

 

 

*

Avevo ancora bisogno di latte

Alle spose bambine

 

Virgulti, da aride terre strappati

d'insanguinate carni, luridi slanci

nelle morbide brecce affondati. 

 

Inondano rivi e ruscelli

la curva di sconosciute carezze

 

-sfiorite corolle-

spogliati gli innocenti bisogni

 

ombre ruggiscono dietro il tramonto 

suture di un cielo avaro di sogni. 

 

 

*

La voce dei Triangoli Viola#GiornoMemoria

Era guardare lontano

Oltre il muro, i cancelli

le idee

Oltre gli occhi armati

e il respiro di ghiaccio

Oltre il freddo che indurisce

le dita consunte 

 

Verso l'inchino dell'erba

di cristalli

lucenti, adornata

Nella meraviglia del bosco

quando le vesti

del sonno, abbandona

e svela il seme

della mia preghiera.

 

E finalmente il calore

Il volo

in uno sbuffo di fumo

il silenzio, la pace. 

 

E di me

non avrai che un pigiama 

lacero

e due scarpe bagnate

Il cammino della mia

Integrità. 

 

 

*

A tutti Voi

Vorrei conoscervi tutti 

imbellettati ed illusi poeti

maledetti nell'incollare parole

Amati o scontati, scontrosi

peregrini di cuore

leggeri nel dipingere sogni

testardi nel levigare il dolore. 

 

Vorrei scoprire sui volti, un cipiglio 

un ammicco

un sorriso d'intesa

vorrei che il mondo

diviso da lingue, odio

ed oblii

gustasse il trapasso di cieli feriti

il dolce di un tocco ad occhi socchiusi

una libera via

ardita, sconnessa ed

effimera

che noi tutti chiamiamo

Poesia. 

 

 

 

 

*

Novellar

Dice bene il nostro poeta Tosco

tanti dilettanti han la penna in mano

che vuoi, la democrazia ha un  suo costo

ma  l'animo che non sanguina è pur vano. 

 

E poi per dare solo un'opinione 

quando leggo Turra, Amina e Cantatore 

beh devo dir che pur non essendo in rima

i loro versi fan battere il mio cuore. 

 

E molti altri potrei qui elencare

che con parole han aperto mondi 

che mai avrei potuto visitare 

perché occultati nei segreti più profondi. 

 

A volte mi sovvien che a poetare

pur io dal sommo Dante sia lontana

Me lo immagino vicino che mi guarda

e sbuffando rima: Ecco qui una panzana! 

 

 

 

 

*

Quando lo specchio cambia colore

Accade

quando nella mattutina foschia

il crespino stringe la rosa

fantasmi, dell'estivo rigoglio

spogliati

e le foglie d'acero 

piegate dall'irruente pioggia 

d'autunno, cedono

mentre la farfalla monarca

cade a terra 

e ad ali socchiuse

in un frammento di sogno

striscia lenti cerchi di morte. 

 

Siamo così 

svaniti i profumi di sole

smarrita l'illusione d'eterno 

diventiamo nude case d'inverno. 

 

 

 

*

Parfum d’été

Meraviglia

additando

un pullular di rondini

dall'incipiente migrar

Ardite

mentre la speme 

della focosa estate

piano sfuma

in saltuari

spasmi d'autunno:

Mestizia

di accesi colori

spogliata.

 

E fu mare, cielo

e lacrimar di sogni

e più nulla

Più nulla.

 

 

 

*

Tra polvere di stelle

Fine polvere era

                  e sulle dita il brillio

di particelle d'infinito 

                  tra le linee dolorose della vita.               

 

Sottile quasi assente

                  mentre nel riflesso dell'alba

 sull'impudente

                 abbraccio del glicine

trionfava la rosa. 

 

Si posava sui petali, radiosi

                 nell'incanto del giorno 

o da lì veniva

                essenza donata al sopito desio

celeste suggello dimenticato 

                tra polvere di stelle e

solitudine. 

 

 

            

 

 

*

Necesse Habere

E sia muto

il vivere. 

 

Gli angoli che toccano

la sfera del pensiero. 

 

Il lento sopravvivere 

dei cardini

al cigolio tardivo degli eventi. 

 

La luce

che diffonde simulacri

affioranti

al perpetuarsi delle forme. 

 

E il vuoto, che anelo

come spazio in cui

il nulla

ha ancora tutto

da inventare. 

 

 

 

*

Uragani in punta di cuore

Erano gocce

di scarlatto torpore

scorrevoli tra le dita

mentre un colpo di fucile

sfiorava l'orecchio. 

 

Nel manto del giorno 

lo strappo, cucito

nel quadro di cielo 

ne conosceva il sapore. 

 

Dietro la rima dell'occhio 

più nulla 

e una macchia

di rosso vermiglio

al posto del cuore. 

 

 

 

 

*

CoNtRoVeNtO

Era ieri

quando una lucciola

racchiusa nel palmo

indicava il sentiero

del Poi, 

delle tenebre, palpitante cometa. 

 

E soffia. 

 

Se il collo traslato del falco

che dall'alto 

punta la preda 

ferisse col becco

il mio cuore, 

il Grecale non sperderebbe

quel grumo di stelle

sui capelli raccolti. 

 

Sarà il volto affilato

alla Luna

ad intuire i tempi

del suo veleggiare. 

 

Nel silenzio 

Controvento. 

 

 

 

*

C’è un mondo di Mezzo?

Avevo ancora le dita

e il fango cantava

nelle notti e nei giorni più bui

quando nei tunnel sommersi

è il ritorno di acque 

ad avere la mia anima

 

che si perde -

 

il vento

il ricordo del vento -

 

muto

E un martello ritma

Oscuro. 

 

E nemmeno gli occhi

I miei occhi

scorgono un brandello di fuga

sull'orlo sfregiato 

della mia vita. 

 

Quando il mondo dei ricchi

avido, sogna

quanto mi costa

la sua vergogna. 

 

*

Quando il sogno incontra...

E il tempo dipinge storie

sui veli della memoria

parabole di rondini

nei cieli di primavera. 

 

Svuoterò le mie tasche

dai sassolini dei ricordi. 

Nella bottiglia dei silenzi

custodirò

messaggi di vento con suggelli d'amore 

e tra la spuma dei marosi, 

sarà la voce prigioniera, 

a urlare nella gola. 

 

Allora camminerò nuda sul rosario

delle stelle

appesa ai fili invisibili delle

similitudini. 

 

Quando il sogno incontra l'amaro

del vero

Non chiudere gli occhi. 

 

 

 

*

E il respiro è dell’aria

Forse,

solo l'essenza del vento

sa disperdere 

i confini della pelle

quando assaggia

l'amaro 

delle solitudini. 

 

 

 

 

 

*

Mosaico di donna

E le nuvole si rincorrono

nel loro beato candore, 

non osservano il mondo

mentre omaggiano il sole. 

 

Ti guardi allo specchio, un groppo alla gola

e scopri il tuo seno violato

da una cicatrice scura. 

Non riesci a sfiorarlo, inventi

la scusa

che tu, il dolore,  purtroppo lo senti. 

 

La forte nausea ti fa piegare

come un fazzoletto al vento che odora di mare. 

Non ti riconosci, ricopri quel corpo

diventato un estraneo, la scorsa estate,

di colpo. 

 

Ma sai che così non può continuare 

non ti accorgi nemmeno che cominci a pregare.

È la fame d'aria che ti fa reagire

questo nero nel cuore deve finire. 

 

Apri l'armadio, scegli il vestito piú  bello

un pò di rossetto e sistemi il cappello. 

Poi ti cerchi allo specchio, aggiusti il sorriso

Sei bella sì, come un angelo assiso. 

E tu, le ali le hai: sei una donna

E come artista provetta

sai sistemare

i pezzi della tua vita

E dar loro una forma

quasi perfetta: 

 

Un mosaico,  dorato e lucente

che perfino le nuvole ammirano attente. 

 

 

 

 

*

La seduzione dell’amore disonesto

Scalfisci la buccia

Incidi con l'unghia 

e spremi il suo succo. 

Se il cuore ancora non sanguina

sarà un colpo di vento

a destare memorie ferite. 

Milioni di atomi

Scivolando, arditi, 

Scompiglieranno di nuovo

i capelli. 

 

Pure il refolo

Tronfio dei primaverili vagiti

Sorprenderà 

le vergini gemme. 

 

Vedi quel boccio tremante? 

Cede alla seduzione  del volteggio 

si stacca

abbozzando una debole danza

si unisce alla terra

E muore. 

 

 

 

 

*

E sia

Che sia la poesia

a tracciare solchi profondi

negli animi induriti e dolenti

per nuove sementi e primavere. 

Che il miracolo delle parole

diffonda profumi di gelsomini  e

tramonti di farfalle infuocate.

 

Che sia la musica

a vibrare le corde di un cuore  muto

troppo esausto per suonare sinfonie

E canti d'acque cristalline. 

 

Che sia l'amore 

a tormentare le notti di immani solitudini

Scroscio di gocce di luce,  riverberi dell' impalpabile. 

 

Che sia l'uomo a cambiare il suo cuore di bestia con un cuore

Danzante libertà, ignavo di possesso, 

Tra le braccia di una donna con occhi di fiaba

Superba cerva sui monti innevati dell'amore. 

 

Che sia la donna

Generosa e feconda a celare con cura e mistero

Il prezioso germoglio nel ventre

Zaffiro risplendente, volo incantato verso il futuro. 

 

Che sia Dio

ad illuminare la strada ad un mondo cieco

Parole di pace che scuotino gli animi

Lucciole brillanti nelle notti di inizio estate

Promesse di una terra mutata

paradiso di gioia e speranza. 

 

Che sia e sia la magia della vita. 

 

 

 

 

 

 

*

Eppur si vede

Eppure hai due gocce di luce

nell'incavo degli occhi.

 

Mentre sfogli le dita

Nella luna riflessa

Intravedi l'anima liquida

di un rosso vermiglio.

 

È un attimo.

 

Muta, sanguina

Si disperde

E nutre di amaro

la terra.

 

 

*

Epistola al Bambino di guerra

Minuscolo scheletro  ti muovi furtivo

tra bombe, fumo e desolazione 

in spalla un fucile pesante

lo sguardo duro di chi non  ha

compassione. 

Ma dentro il tuo animo scuro

c'è ancora un bambino che piange

un cuore pauroso e insicuro che finge

di essere grande. 

 

Vorrei tanto pulire i tuoi occhi

grossi di polvere e sangue rappreso 

ridarti il piacere di una risata

e un briciolo della tua infanzia rubata. 

Vorrei che di notte, almeno nei sogni, 

potessi sentire profumo di rose

il vento che muove i tuoi riccioli neri

lo schiocco di un bacio che aggiusta le cose. 

 

Maledico quelle facce di pietra 

guide malvage di questo sistema 

che annientano vite, infanzia e futuro

e spargono odio come cancrena. 

Vorrei tanto strapparti a quella vita d'inferno 

Ma sono qui, su un foglio di carta, 

a dedicarti amare parole, 

Solo sussurri in un mondo distratto 

Per dare voce e sangue al tuo cuore:

Parole che tu, non leggerai mai. 

 

E mentre in piedi  su un mucchio di sassi

racconti ai soldati  quanti tu ne hai uccisi

Io vorrei tanto, Bambino di guerra, 

che tu potessi sparare sorrisi. 

 

*

Se meraviglia è

La cercavo

 

con gli occhi al cielo, 

in un tremolio indistinto

di grigio plumbeo, 

 

Quella goccia di pioggia. 

 

Sapeva cadere bene

Lei

Dritta verso terra

Rapida

Risoluta. 

 

Uno schiaffo contro la mia guancia, 

Il richiamo alla vita. 

 

Della nuda e raggelata

terra

Inventava acquerelli 

per nuove primavere. 

*

L’inverno del cuore

Trafigge il candore. 

Da un buco, ardito,  un pettirosso

saltella lieve sul ramo imbiancato

Nella bruma,  puro e assoluto

il silenzio del bosso. 

 

Fiocchi di neve si posano piano, ondeggianti

 e stringono

in un freddo abbraccio 

le gemme infanti. 

 

Ma non abbandona l'albero 

i tenui germogli

li nutre con onde di linfa 

E con fibre tenaci li avvolge. 

 

Quando lo sparo ti ha scosso

Tu cosa hai pensato 

Quando il terrore ti ha invaso

Quando il metallo ha scoppiato il tuo cuore

hai forse intravisto 

in fondo ai suoi occhi

una scintilla di luce

un piccolo lampo d'amore? 

 

Lungo è  l'elenco dei bimbi uccisi

Minuscole gemme

dall'albero stesso, recisi. 

 

Nel groviglio di odio e follia 

dove finisce il calore del sole? 

 

Qui oggi è inverno 

ma l'inverno tetro e profondo

È quello del cuore. 

*

Quando le madri cantavano#poesiapoeti

Neve, voleva essere                       

sotto i piedi, soffice

con lo scricchiolio nel pressarla con le mani. 

Era un rito, riempirne il bicchiere fino all'orlo

con la saba. 

Il freddo e la dolcezza nella gola

insieme, il brivido che avvolge. 

 

Ricordi quegli inverni? 

Le bucce d'arancia sulla stufa

i geloni doloranti e le braci dentro il letto. 

Ci infilavamo sotto

come il pane

da infornare. 

 

Ancora gelo e calore, un matrimonio. 

I contrasti che si spingono nel cuore. 

 

Sono i fossi che creano i confini

le siepi, i cancelli e le bandiere

Ma il manto della neve li ricopre, 

Quanto l'ala della chioccia

accoglie  i suoi pulcini. 

 

Lo sai che ho spazzato via, le foglie

Ormai, non so più, da quanto tempo. 

Ho fatto il bucato anche alla luna

perché tutto sia puro e risplendente 

Perché il biancore illumini i tuoi occhi

Perché siano ripulite le tue pene. 

 

 Come un passero che lascia nella

                             Neve

 Le   impronte delle zampe e non del becco

 Perché non trova mai

                               un altro seme.                                            

 

                                                                                                                              A mia madre

*

Figli del vento

Se gocciola una lacrima dal tronco

Sapresti quale foglia sta  tremando? 

 

Quando conti il numero dei cerchi

È l'albero che racconta le sue vite. 

Gli anni di piogge cristalline

gonfi di radici voluttuose

E di cieli chiusi e aridi tramonti

piegato nella chioma

con foglie inaridite a mani giunte

nell'odore di incenso della terra. 

 

Puoi solo immaginare la sua voce. 

 

Se un punto si muove su una retta

che ruota intorno alla sua origine

si genera una spirale logaritmica 

e hai la congiunzione, 

Meraviglia di figura, 

tra Matematica e Creazione. 

 

Se canta

la Sezione Aurea  della chiocciola

Ed acclama

il vortice dell'uragano e la Galassia, 

La Sapienza dell'Uno senza tempo:

chi sei tu, da negarlo

effimero ed instabile 

Figlio del vento. 

*

Assonanza del cuore

Cuore, 

tum tum tum

Carne fremente

muscolo nobile 

contratto in confini

geometrici. 

 

Ti espandi senza timori nei cieli

infiniti degli animi ardenti, 

come il volo dell'aquila

 plana su correnti d'altura. 

Infili coi sogni

collane di rose,

ti nutri di essenze

ed ambrosie preziose. 

 

Ma impetuoso travolgi come un violento uragano

che distrugge ed annienta

quando il vuoto è sovrano. 

 

Col tuo ritmo pulsante 

il Rosso Liquore

apre e chiude

le fragili valvole, 

 

i sogni d'amore. 

*

E la vita scorre...

Quando lacrima il seme, 

ti aspetti che brilli 

una goccia

di luce, nell'umida terra? 

 

Lo spazio racchiuso in un

granello di sale

respira

e innalza il verde germoglio:

quanto impetuoso, il ruscello 

scrolla il torpore del sasso. 

 

È là. 

Dove l'ape Regina

intona la danza

su minuscole celle con 

un filo di voce. 

Le case d'oro

dell'ambra dei fiori. 

 

Mentre si desta dal sonno

profondo, la bruma, 

nell'incanto del Vero, 

abbracciata

da un natale di foglie

che magenta anche il cielo. 

*

Incontro sull’orlo del giorno

Galleggiando in quegli occhi brillanti

Immobili 

d'Ebano tinti, 

puro stupore

della fragranza del pane, 

Il tuo corpo freme, 

nei muscoli tesi 

mentre vela, 

il gelo, 

il fiato caldo

delle umide nari in una

nuvola bianca, che si disperde. 

E mi disperdo

Avvinta

Straniera

ma a casa. 

Nelle labbra, 

curva di luna, 

ho il sapore del vento. 

Ad un tratto, il salto, 

Spiccato

come un bacio lanciato

lontano. 

La  tua corsa verso l'ignoto, 

Cerva possente. 

E Io

Sola

a contenere la forza di un 

Attimo 

Perduto per 

Sempre. 

*

La fanciulla che versa i profumi

È l'alba

gocce di luce

seducono i petali turgidi

nel grande giardino

di rose. 

 

Il "tempo balsamico"

è giunto

Silenzio 

neppure un alito spira

di vento

per rubare l'essenza e portarla

lontano. 

 

Mani esperte svestono

i fiori. 

 

Inebriate dalla dolce fragranza

pure le uccelle

indugiano ai voli. 

 

Con le ceste odorose e

un sorriso di luna

distilli e separi

il sottile dal grossolano. 

Etereo

l'olio essenziale 

raggiunge

piano

il tuo animico mondo

fino all'arcano

 

Chi carezzera' la tua pelle

dorata

con l'aroma prezioso? 

Per fumum

Delizia

Il tuo corpo sinuoso. 

 

 

 

 

*

Solo una preghiera

Davanti a te

col cuore genuflesso 

conto i granelli di parole 

nella bocca, 

per comporre una preghiera 

d'acqua pura

incenso salato che si innalzi

dall' altare, 

un sacrificio di labbra 

che aneli il Tuo 

perdono. 

 

Toccherò una ad una

le lingue che rigurgitano

assenzio

e gli occhi assetati

di livore. 

 

            Quando la lucertola smeraldo

             metti in fuga

             rigetta la sua coda, che segui

             con lo sguardo

             e lei ti inganna

             da abile madonna. 

 

Come notte velata son le tenebre

del cuore. 

Quando l'eclissi di luna

fa tremare il pettirosso 

e dissimula la nebbia

le dita contorte delle piante. 

 

Eppure scorre dentro i rami scarni

il sogno segreto del germoglio

gene fecondo di vibranti

chiome, 

sacra primavera che risorge. 

 

E così sai,  Padre mio

che non dimentico il tuo

Nome. 

 

*

Profondo Bianco

Quando stringono le albe

ad occhi chiusi, 

plasmi i sogni

del futuro. 

Nel silenzio dei torpori

le Muse, dalle dita

arcobaleno, distillano

fili di latte

nel cavo delle mani. 

 

Se il bianco della neve

ti accecasse

non sarebbe solo un punto

di colore

Nel cangiante delle perle

Giapponesi

non si scorge l'ombra

del silice.

 


Quando la smania

degli argentei sospiri

si rivolge, 

una volta che

è ammaestrata, 

alle corde di un cuore

che lo ispiri

sarò sempre poetessa

fortunata. 

 

 

 

 

*

Profondo Blu

Gli abissi dei silenzi

son profondi, 

Come turbini dell'onda

più maestosa, 

che nell'apice dello slancio

si arrende

e indietro, sempre, 

ha memoria di tornare. 

 

Così il cuore che spasima, 

nell' impeto fremente

Si abbandona

perché,

vorrebbe solo

Veleggiare. 

*

Inganni della Luna

Se potessi regalarti le parole

che di notte

mi muovono le labbra, 

Tu sapresti che il mio animo

Celeste

come zucchero filato della Luna

Incanta

con dolcezza di illusioni, 

Ma si scioglie

e scende nella gola

come porta dei segreti

che non vedi. 

Oh se conoscessi quel profondo

Baceresti i miei occhi con mestizia

perché quel poco d'amore

che sai dare

ha il sapore di sterile

primizia. 

 

*

La geometria dei numeri relativi

Mentre bacia la nebbia, Io canto

 l' umido argento di lacrime dense, 

Ombre. Nel sonno inverno. 

Per il seme deposto in succovive culle

Nel buio, Madri radici 

Abbracciano

il cerchio del tutto

che unisce la Terra. 

 

Chi siamo noi? 

Solo forme decise in agguato di guerra. 

 

 

 

 

*

Scheletri nella nebbia

Ti prego dimmi che è solo un brutto sogno! 

 


Nebbia fitta risale da turbini agitati

umori liquefatti di animi abusati. 

 

Affronti trattenuti e sogni deturpati

si innalzano in sembianti amari e delicati. 

 

Cieche rimembranze e parabole d'aurore

disperdono sostanze: un velo incolore. 

 

Opachi barlumi dal gusto nettarino

dolcezza invocata da un cuore sibillino. 

 

Tesoro vieni, la mamma ti abbraccia

 

È morto il tuo fratellino. 

 

 

*

Squarcio

Sopprimi il palpito

Vertigine di sangue

Nera

In fondo al cuore. 

Oblio assoluto

Graffia il trionfo. 

Quiete che manca. 

Assenza

Scia che si perde 

Intatta. 

*

La danza dei bambini bendati

Danza, 

in punta di piedi accarezzi la terra

negli occhi 

quel volto triste di bimbo votato alla guerra. 

Gli spari,  le bombe e la fame

violentano i giochi, le risa, le gesta più umane. 

 

Mi chiamo Ahmed, ho 10 anni

bambino soldato di Aleppo. 

Il fucile di notte non è un'armatura

e gli schizzi di sangue dei bimbi uccisi, li lavo con cura. 

Sono gli occhi morenti di mamma a cullarmi

e dirmi di non avere paura. 

 

Ho 12 anni,  un mattino qualunque  cercavo gigli nella radura. 

Un soldato, si sa è un cavaliere,  non avevo paura. 

Ricordo l'atroce dolore nel grembo violato

l'urlo strozzato in gola

Il tanfo di animale in calore mi tormenta ancora. 

Ricordo il giglio straziato nel mio pugno chiuso. 

Io ero quel giglio, 

ma da quel giorno non ricordo  nemmeno chi sono. 

 

Mi chiamo Youssef avevo 8 anni. 

Fuggito da un gioco tremendo che chiamano guerra. 

Ho sentito l' odore del mare su un grande barcone. 

Non pensavo che il freddo dell'acqua segnasse la mia direzione. 

Solo il freddo del cuore non muore. 

 

Dolore

come pane raffermo

che impasti di nuovo al suono del cuore

e sforni una dolce speranza

 

Sono Gesù il Figlio di Dio

venerato come bambino indifeso

o uomo morto ad un croce  appeso. 

Ma per chi ha conoscenza

sono Re del Governo di Dio e

fra breve sul mio bianco cavallo

cancellero' malvagita', lacrime

morte, dolore e giudichero' ogni fallo. 

 

Tu danza

la terra ti ascolta

un nuovo mondo inonda di luce

la strada del tempo. 

Dio lo ha promesso

per certo si avvera e io non ti mento. 

*

L’infanzia perduta di Vanja

Quando il gioco chiamava, noi partivamo 

coi pantaloncini corti e le tasche piene

nella bocca fantasie di scoperte

nella mano un sassolino tondo. 

Aeree farfalle coloravano i prati

seguendo la loro danza

ci inchinavamo ai fiori

il polline d'oro incipriava i visi ridenti, 

luminose  fate suggevamo

il grembo dolce

dai capolini rosa dei trifogli. 

 

Quando le biciclette erano le nostre gambe

e le ginocchia sbucciate odoravano

d'alcool e fieno. 

Chi si ferma è perduto! 

 


Il sentore di lana bagnata delle tane dei topi

coi cuccioli imberbi difesi dalla fame dei gatti, 

l'uva che cambiava colore fino a settembre. 

 

Quando le estati avvampavano

e le magliette lanciate sui ciliegi arrossati

erano le nostre bandiere. 

Seduceva l'acqua cristallina dei fossi

specchio profondo di arboscelli ondeggianti, 

mentre le giunchiglie rivestite di sole

ci lanciavano baci. 

 

Il tempo era fermo allo zenith

non rotolavano i giorni, 

il passato era ieri e il futuro un'altra avventura. 

Toccavamo con mano l'eterno

l'incanto di un presente sospeso. 

 

Quando non sentivo freddo al cuore

e nulla era un peso. 

*

Tra le braccia della Galassia

Scintille di stelle nel cielo nero, 

l'Immenso negli occhi fatica a entrare

con le mani a conca bevo il respiro 

meraviglie su velluto come monete d'oro. 

Di lamponi l'essenza pervade il cosmo. 

Vibra come corde d'arpa, da angeli pizzicate

il ruach di Yahweh si spande in geometrie assolute

energie ricomposte in pianeti e soli. 

 

            La notte sospende

            gli affanni del cuore. 

 

Aleggia muto un richiamo: eco d'amore. 

Infiniti palpiti, incantati voli

congiunta e fluttuante

emozione e vuoto. 

 

            L'universo abbraccia

            non sono sola. 

 

Disegno eterno, confine ignoto. 

 

 

*

Poesia ( Acrostico)

P ura

O ccupazione, 

E ssenzialmente

S ublima

I dee e sentimenti dell'

A nimo umano.

 

*

Omaggio al maestro Ezio Bosso

Danzando

la bacchetta, 

dei musici, uno ad uno, gli strumenti  infiamma:

usignoli,  il cui canto obbedisce al tuo invito, 

vento domato si inchina al Vate ardito. 

Tu veemente Musa

d'amore e patimenti accendi il cuore. 

Gioia assoluta esplode dentro. 

Incanta e ci cattura. 

 

Impallidisce la sedia a rotelle 

dinanzi a tanta energia vitale. 

Timida attende il ritorno del guerrier fatale. 

 

Maestro, suoni il piano con purezza di diamante. 

Io, al cospetto tuo,  sono un cembalo rimbombante. 

*

Profondo Rosso

Decanta il vino. 

Oscuri frammenti affondano piano

in un mare rubino. 

La luce attraversa il nettare limpido

di vermiglio colore. 

Un profumo intenso

avvolge il mellifluo sapore. 

 

Fosse così anche per l'animo umano. 

Che foschi pensieri

lascino chiare le acque del cuore. 

In botti di legno ciliegio

sedimentino odio, rabbia e rancore. 

Ritrovarsi, a un tratto, leggeri

sentir nello spirito

presagi di nuovo vigore. 

 

Una goccia d'ambrosia

indugia, sorpresa, 

sul voluttuoso labbro. 

Ne vuoi ancora? 

*

Domina invicta

Tornerai

al crepuscolo d'ombre

silenzi di ghiaccio abiteranno la notte. 

Tornerai 

a graffiare gli intenti. 

Di acerbe primavere

i palpiti sommessi sanguineranno ancora. 

Fuggirò oltre la luna e le stelle:

comete di luce tracceranno la scia

fino al punto più nero dell'infinito. 

Danzerò, fluttuando nel vuoto

e i miei occhi scintilleranno argento. 

Diventerò stella

a perpetuare orbite esatte

fuori dal tempo. 

 

Ho strappato le radici di assenzio

seminate nel cuore. 

 

Secoli bui dipanati come filo di lana. 

 

Non saranno spezzati i gambi

dei tulipani d'aprile. 

 

 

 

*

Haiku (Dicembre)

 

 

 

        Solo nuvole

        disperse come nebbia

        inconsistente.

*

Ode ai bambini mai nati

Ti svegli così 

un giorno, una notte non sai. 

Galleggi in un liquido caldo 

Ti muovi leggera

sospesa in un sogno che ormai

ti nutre e ti cambia. 

 

I suoni e la luce

attutiti e gentili

ti spiegano un mondo

che indaghi curiosa:

stupende galassie nel cielo stellato 

arcobaleni dipinti

brezze di venti che accarezzano i prati

gocce di pioggia

rugiade avvolgenti

risa di bimbi

oceani immensi. 

Attenta carpisci e ricordi ogni cosa. 

 

Chissà chi ti aspetta

chi sogna il tuo viso

chi ascolta ogni minimo tocco

chi ti accende il sorriso. 

                                 

                      E' lei che ti pensa

                      è lei che ti culla

                      è lei che progetta la vita futura 

                         con te e per te, 

                         sua dolce creatura. 

 


La senti vicina

calda e sicura

vorresti abbracciarla, 

ma aspetti che il tempo

maturi il tuo corpo piccino. 

 

Ma oggi si stende su un letto di ghiaccio

allarga le gambe, il suo battito è  strano. 

Un brivido percorre il tuo cuore, 

entra un artiglio freddo e inumano. 

Senti strappare il tuo piccolo braccio

poi la gambina, in un dolore infinito. 

In un secondo il sangue ricopre

quello che resta

di un corpo tradito, 

non sai perchè, non hai capito. 

 

Un sibilo lieve come una piccola fiamma

si libera e si estingue piano, 

ma nel tuo cuore rimbomba forte

quel dolce nome:

Mamma. 

 

 

 

 

 

*

Arcobaleno

Colore di un'anima 

stanca:

tenue pastello di sempre. 

Accendi del rosso più 

puro

la tela del cuore. 

Ricopre con velo di fiaba

un sogno da sempre

segreto. 

Neppure lo sboccio di

un fiore, 

sapeva sì tanto

d'amore. 

 

 

*

Il canto del fiume

Fiume amico. 

Ti guardo scorrere dal ponte

con stretto nelle mani 

il mio legnetto. 

Trovato chissà dove, 

in un vetusto bosco, 

una forma amica. 

Mi accompagna ormai da ore, 

pulsa del mio sangue, 

è bagnato col mio sudore. 

Poi all'improvviso un sogno:

chissà se la tua acqua lo potrà 

fecondare, 

se il tuo profondo lo farà 

germogliare. 

Lo lancio giù 

come un gioco di alchimia. 

Ma il legnetto fugge

con le acque, 

e il mio dolore, 

fino a perdersi lontano. 

Fiume mi hai ingannata. 

Sei come il tempo, tu, 

che crudele

porta via pezzi di vita, 

immagini care e note, 

e ci lascia così 

a guardarci le mani 

asciutte e vuote. 

*

Incanto

I tuoi occhi nei miei, 

nelle mani che perse

si cercano ancora. 

I miei occhi nei tuoi, 

il profondo dolore nascosto 

si perde lontano. 

Come volo d'uccello 

è l'incanto,

si posa e si desta

e scopre le carte del cuore. 

Nel momento di luce 

più limpida, 

si spande

in un raggio

di puro candore. 

*

Inafferrabile

Inafferrabile, 

come il vento che accarezza

le foglie d'autunno 

e diventa musica lieve. 

 

Come il fiume

che attraversa terre senza confini

che, per un attimo fugace, 

vi si specchiano maestose. 

 

Come la magia del sole

che, brillante e radiosa, 

veste di nuova vita ogni forma. 

Ma inafferrabile e passeggera, 

svanisce con l' ombra

che pennella di scuro la sera. 

 

Inafferrabile gioia. 

Ti insinui a tratti

e colori la vita

di piccoli scatti

che ripongo gelosa nell' album dei sogni. 

Ma inafferrabile fuggi

e nemmeno le catene dei ricordi

ti possono trattenere. 

*

Il poeta

Lasciate ai poeti

la loro malinconia:

non costringeteli nella gabbia

del vostro rigore. 

Hanno fame di libertà 

e di sogno

e come fanciulli ricercano

l'amore:

verità troppo lontana. 

Non alitate su di loro

la freddezza

delle vostre bocche. 

Essi non sono cresciuti mai:

lasciateli piangere

perché possa esistere qualcuno

che pianga per voi. 

*

Le bombe nel cuore

Le nuvole raccontano di luoghi lontani. 

Il mare è uno specchio, 

si increspa appena. 

Lo strappo che hai dentro

è il paese che lasci

il rimbombo dei colpi,

la distruzione, la pena. 

Quel barcone sinistro

con tanti corpi ammassati

racconta di vite e ricordi straziati

La sete, gli odori, il sole che brucia, 

abbracci il tuo bimbo

e la paura nel cuore 

si muta in fiducia.

Gli sussurri il futuro che speri:

l'Italia,  sognata da poco

e ti sembra più chiaro

il tuo viaggio verso l'ignoto. 

Un gabbiano curioso stride, 

la terra è vicina. 

Amorevoli braccia 

raccolgono i corpi sfiniti. 

Ti senti cullata. 

Le grida e i lamenti 

risuonano ancora. 

La tua traversata

è appena iniziata. 

*

Marea

Dolce marea

che incanti:

flusso di moti

riflusso di pena. 

Sussurri il brillio

che lambisce ogni fibra del cuore. 

Ti penso

e m' immergo

nel volo lontano, 

immobile, 

di un bianco gabbiano. 

Stride e mi sveglia, 

suono dolce

che mi prende

per mano. 

*

Ode alle donne derubate della vita

Sabato 25 novembre 

Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne 2017.

 

 I suoi occhi ti guardano, 

del colore del mare, 

un dolce connubio

in cui vorresti annegare.

Regina, ti senti in un giorno 

sì bello

col vestito più bianco

mentre infila l'anello. 

Dimentichi tutto

senti solo il tuo cuore

che palpita forte

e ti nutre d'amore. 

Quanti sogni di bimba

nella luce del sole

quanta gioia perfetta, 

è il tuo giorno migliore. 

 

Tu l'avresti mai detto

tu avresti pensato

che quell'occhio 

la vita

ti avrebbe rubato? 

Una lama tagliente 

entra cruda nel petto, 

caldo il fiotto di sangue

che ti lascia di getto. 

Poi colpisce ancora

tu non riesci a reagire

è soltanto un mostro

che ti vuole finire. 

Come agnella scannata, 

immolata alla vita, 

la tua gioia si è persa

la tua gioia è finita. 

 

Con gli occhi socchiusi, 

nella bocca un non detto, 

intravedi nell'ombra

quel lugubre spettro:

in ginocchio nel sangue, 

brandendo il coltello

tu hai la certezza

che era solo un fardello

che non era un sogno

non era la vita

non era nulla di nulla

solo una storia finita. 

Odio e violenza

ricopron di fiori

un amore malato

ricolmo di errori, 

e tu ora lo sai

tu ora hai il coraggio

di lasciare la vita

con il giusto messaggio. 

 

Io ti guardo riversa, 

con gli occhi sbarrati, 

la tua vita fuggita

tanti sogni bruciati. 

 

Ti rivedo bambina

felice e innocente 

non mi sfugge il tuo sogno

sarà sempre presente.