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Raccolta di poesie di Elisabetta Cassone
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Onde

Ho visto onde
Che sono come amanti
fedifraghe,
Titubanti, altisonanti.
Talvolta con ira,
Irrompono sulla terra adiacente,
Talaltra la corteggiano
Con movimenti tenui.
Nascondono la poesia
Di un mare, di cui sono
La misteriosa progenie
E in balia del quale
Danzano o altercano
Come in un'eterna storia d'amore.
 
Elisabetta Cassone

*

Il nobile moto marino

Il mare si frange
Un po' mansueto,
Un po' potente
Per darsi voce,
In modo che tutti
Udiscano
La bellezza del suo canto.

Tra i flutti,
Si cela un coro universale
Che sovrasta
Ogni silenzio,
E in contemplazione
Si rimane avvinti
Dal nobile moto marino.

 

Elisabetta Cassone

*

Il cuore

Il cuore ha morbi tutti suoi
Che non si riparano
Se non dopo acute lacerazioni

Si potrebbe lenire le ferite
O immaginare nuovi
Medicamenti

Taluni arguiscono
Che non ci siano
Antidoti più potenti
Che le stesse resistenze
Ai dolori e tormenti.

 

Elisabetta Cassone

*

Risorgimento dell’animo

Si avverte
Un benevolo destino
Nel principiare del dì,
Così fulgente,
Così radioso.
Il pigro attardarsi ad ammirare
Lo spettacolo
Ci esorta ad un vivere lento.

Questo nostro respirare
Flemmatico
E trasognato
Ci fa sperare
Gli spiragli di un risorgimento
Dell'animo.

 

Elisabetta Cassone

*

Pensiero

Il corpo
Ci costringe
Alla sembianza
E all'apparenza.
Ci avviluppa,
Ci rende feribili
E finiti.
Solo il pensiero
Maturato
Dentro di noi
Ci eleva
Poiché sebbene
Cullato e sorto
Nel corpo
È parte suprema
Che traslittera
Le nostre pulsioni
Per evadere.
Sicché noi in quanto
Corpi pensanti
Ci approssimiamo
All'infinito.

 

Elisabetta Cassone

*

La possibilità di un effluvio

Al mattino

i silenti ed armonici

risvegli si coagulano

in aspettative di speranza.

 

Siamo reclusi 

come isolani

ed esuli,

inermi entità 

guidate dal destino.

 

Immaginiamo

una via d'uscita 

nel grottesco mondo

di scenari virulenti,

assaporando

ogni prodigioso attimo.

Sullo sfondo,

una primavera che 

florida,

ci rincuora sulla possibilità 

di un effluvio.

 

Elisabetta Cassone

 

 

 

*

La poesia

La poesia è
Ristoro per i fantasiosi
Abisso etereo
Dei sensi perduti

È la fioca ma costante
Luminescenza dell'universo
Pari a quella delle ammiccanti stelle
Che perennemente occhieggiano
Ogni ciclica notte

È genitrice
Di meraviglia
Dal cuore pulsante
Di eternità
Contro i simulacri
Evanescenti
Del quotidiano.

 

Elisabetta Cassone

*

Abbracci proibiti

Abbracci ambiti,
Rapiti, proibiti.
E quelli rimpianti
Perché siamo stati
Troppo codardi?
Li abbiamo nascosti
Sotto gli strati labili
Dei nostri sogni,
Sono quelli
Di cui non saremo mai paghi.
Speranzosi
Di ricevere
L'agognato dono,
Ci rendiamo consci
Della loro preziosità,
In un mondo ferito
E bramoso di affetto.

 

Elisabetta Cassone

*

La purezza dell’onirico

Abbracciata

dal manto notturno,

respiro indenne

la purezza dell'onirico.

 

Vivo mille vite,

vibro di onnipotenza,

di rinnovate occasioni,

di sommosse interiori.

 

Mi insinuo

nelle spire del sogno

esecrando le anguste

mura del mio 

Destino. 

*

Bivio

Sono avvinghiata a te

come da catene indissolubili,

non ho mai apprezzato

come adesso

il valore del legame,

ogni mia fibra è cinta

dal tuo arbitrio.

E mi sento di fronte ad un bivio

che tu biforchi,

rendendomi preda 

e al contempo padrona

in un gioco di simbiotica unione

dove il tuo sogno diventa il mio,

il piacere si converte in reale

facendoci aderire

carnalmente e 

spiritualmente.

 

Elisabetta Cassone

*

8 Marzo

Ogni vento che infuria
È una lotta della nostra
Ferrea volontà.

Sguainiamo le nostre spade
Di latta contornate
Di speranza
Per osteggiare
Un impero di beceri squilibri.

Impavide, spavalde, spesso sole;
Non ci sbigottisce o mortifica nulla
Dei frantumi di un mondo
Tutto da ricostruire
E da far rinverdire.

 

Elisabetta Cassone

*

Gl interstizi bui dei miei dubbi

Ti contemplo

nel tuo statuario portamento,

osservo la tua ammaliante identità.

 

Non ho mai osato

chiederti un pugno di metafore

che ci cingessero le anime

in un incanto adamantino di risvegli,

chiederti di saggiare le mie parole sussurrate,

e quelle non narrate per paura 

o per imbarazzo,

le mie reticenze, i miei silenzi eloquenti,

i miei seppelliti ardimenti.

 

Perché, dinanzi al tripudio 

dei tuoi occhi,

riesco solo ad osservarti goffamente,

e inciampo, al pari di una maldestra danzatrice,

negli interstizi bui dei miei dubbi. 

 

Elisabetta Cassone

 

*

Il treno

Il treno
Congiunge
Vite destinate
A lambirsi
Per attimi di poco rilievo.

Ha il cuore pulsante
Di esperienze volatili
Come gabbiani
In festa
In un cielo irto di casualità.

 

Elisabetta Cassone

*

Pioggia

La pioggia
È caduca, evanescente,
Di brillante fattura.

Scende dal cielo irruenta o calma,
Satura l'aria di freschezza.

 

Ci insegna l'ardire di cadere senza paura
Di frangimento
Come quando si agisce
Senza alcun pentimento.

 

La pioggia silenzia
I trambusti per un attimo,
Si ode il suo ticchettio
Echeggiare
Tra vie di città e
Viottoli campestri.

 

È un miracolo terrestre
Che beatifica
L'ordinaria aridità
Regalandoci
Salubri contemplazioni.

 

Elisabetta Cassone

*

Marzo

Non più tanto

dormiente,

la natura si apre

a lussurreggianti colori.

 

Si rianima, si ravviva,

libera le sue incipienti crisalidi. 

Tutto è vinto

dalla bellezza 

di una prodigiosa

metamorfosi ciclica.

 

Un manto di portentosa luce

solletica le spoglie 

di un inverno che fu.

 

Elisabetta Cassone

*

Pallore

Il pallore del cielo
Fa venire voglia del
Nebuloso
E dell'incerto.
Come quando
Rincorrendo sogni
pari ad ombre
Ci si ammanta di buio
E ci si abbiglia
Di fugacità.

*

Oblìi

Incedo con passi

oscillanti

verso un ristoro scevro 

da paure,

 

mi beo degli spazi vuoti

e pieni

dei chiaroscuri, delle ombre,

delle foschie. 

 

Silenzi grandissimi

sovrastano

armonici disegni di mondi

perduti

dove gli inferi collimano

con virtuosi oblìi. 

 

Elisabetta Cassone

 

*

Corpi

Le mie parole

siano tangenti

come dei corpi lievi 

e queste non ti siano

contundenti

ma sempre vettori

di fascinosa letizia.

 

Le mie parole 

ti siano di conforto

quando vedrai la realtà

ferirti nel profondo

siano panacea per il cuore

e mai fonte di languore

siano dei vascelli

che ti conducano

alla serenità nuda, senza velli. 

 

Elisabetta Cassone

*

Sole regale

La regalità del sole

è simile a quella di un sogno,

 

è prismatica, cangiante, raggiante.

 

Il sogno solletica 

le nostre sotterranee emozioni,

le caldeggia battendosi 

per un mondo migliore

 

- quanto scarno e spoglio e freddo

sarebbe un mondo senza sogni -

 

e il sole parimenti è la nostra salvezza

una stella regale, che dona il suo calore

rendendo tutto del colore della segale.

 

Sole e sogno:

sono il nostro più intimo e tacito bisogno. 

 

Elisabetta Cassone

*

Sera

Il tramonto
Insorge
Con febbrile
Sfavillare.
Solerte il cielo
Lo accoglie
E si rende
Purpureo
La stella del vespro
Primeggia
Nel blu
E gareggia in bellezza
Con il sole decadente.

Al principiare della Sera,
Le città si illuminano,
I giovani escono
Per goliardie,
Rumoreggiano
Vividi desideri.

 

Elisabetta Cassone

*

Pioggia battente

La pioggia ci ammanta

con il suo battito melodioso,

 

bagna i cappelli, scorre

per i viottoli,

ha un fluire tutto suo

pari alla spontaneità

di un pensiero ribelle

 

c'è chi si ripara

sotto un ombrello,

chi incurante vi passa senza orpelli

tutti si arrestano per un attimo

ad abbeverarsi al suo profumo.

 

Elisabetta Cassone

 

 

 

*

San Valentino

L'amore è un anelito
Profondo
Che ingloba
Le energie
Dell'universo
Anche se
Sì è soli però
Non per questo
Il cuore ne è avverso.
Prima o poi
Anche il muro intimo più granitico
Ne verrà sommerso.

 

Elisabetta Cassone

*

Cercami

Cercami

dove l'altrove è 

un luogo irto di evanescenti

ricordi

dove il remoto odore 

degli alberi più frondosi

elemosina

un miracolo d'alba

 

Cercami 

nella profondità dei miei occhi stillanti

bramanti luce

 

Cercami dove vi è luce

e se non mi vedrai vagare

attorno a te 

baldanzosa 

oblìami 

e di veli polverosi ricoprimi. 

 

Elisabetta Cassone

*

Maschere

Maschere

 

Attaccano
I loro lembi
Ai volti inermi

Schegge di falsità
Su epidermidi
Rafferme

Oppure mistificazioni
Riuscite di vite parallele

 

Le portiamo tutti
Ce ne serviamo
Codardamente
Spesso assumono
Il nostro posto
E parlano per noi
Raccontano
Storie sotto veli polverosi
Di ipocrisia

 

Le maschere non sono solo
Schermaglie di bugie
Sono anche cortine
Che ci proteggono
Dalle verità
Che per fragilità
Non sappiamo dire.

 

Elisabetta Cassone

*

Mare d’inverno

Questo ululante mare -
dove è facile perdersi
riflettendo sul suo continuo
divampare di onde furiose -
ricorda il rarefarsi
del tempo che si frange
continuamente
 
Il mare con i suoi mulinelli
è un vortice infinito di flutti
che corrono e fanno saltelli
 
Vaga solo e vaga lontano
non abbastanza da desiderare ancora
di ritornare a bagnare la terra
da cui è dipartito
lasciandovi il suo dolce aroma di amante.
 
E la terra ci cosparge
di questo profumo profano
si copre di sabbia che esalta
l'avversa unione con l'acqua fedifraga
illuminandoci sull'impossibilità dei connubi
che anche a noi fanno innamorare
 
Mare ululante
terra questuante
l'inverno è una stagione tetra
ma di attese vibrante.
 
Elisabetta Cassone

 

 

*

L’illusione di rimanere illesi

L'amore è 

l'illusione di rimanere illesi

in un nugolo di sensi storditi

magnificamente uniti

in un labile confine

di terre abitate

da una inconfutabile verità:

Amare è senza dubbio ferire,

oppure un miracoloso fiorire,

violare l'altro con dolcezza,

oscillare tra vuoto e pienezza.

 

Dare, non dare,

sfidare, indietreggiare:

amare è una trincea in cui 

ci si può far male,

al contempo è una lotta

da cui ci si può sollevare

 

Amore non è solo battaglia,

è anche l'armistizio stretto

tra due anime ignare

del patto d'unione 

più bello che c'è

essere consapevolmente e

bonariamente alla mercé. 

 

Elisabetta Cassone

*

L’ombra evanescente

Mi rifletto

davanti ad uno specchio

che restituisce solo un'ombra

evanescente

è la voce di un io

rimasto troppo tempo

a tacere

ignorando la bellezza rosa 

del suo incarnato

esaltando solo 

i bassifondi scuri

di un magazzino

irto di ricordi

 

Adesso qscomparirà

dopo il gettito accecante

della stessa luce

che generando armonia

la disvela

 

Seppure svanita,

la luce però

è connaturata

fraternamente

al buio

come le virtù ai vizi

il candido al torvo

il sogno alla realtà viva.

 

Elisabetta Cassone

*

Fiera ammansita

Ti rifuggo come una fiera feroce,

poi mi avvicino diffidente 

guardandoti piangente.

Piangi di gioia quando il mondo ti sorride,

di dolore quando ti circondano foschi pensieri.

Ti dico: Non cacciare fuori il passato,

ma guarda anche al giorno in fieri.

E' il bocciolo di una nuova esistenza.

E tu non sei più fiera quando ascolti le mie parole:

le saggi deliziandotene,

le sorseggi dissipandone il sapore dolce.

Non sei più fiera aggressiva, 

perché delle mie parole ti fai missiva.

Ciò che ti inorridiva, adesso adori,

mi cingi di allori 

sussurandomi solo silenzi senza ghirigori.

Concludi esclamando: 

Belva per te non sarò, sarai la mia simbiotica essenza

che nutrirò con pazienza

anche nelle notti più buie

quando l'oscurità erige le più alte feritoie.

 

Elisabetta Cassone

*

Trionfo

Un trionfo 

di raggi domina

il cielo domenicale

 

con il suo arsenale

di felicità

il sole impavido

scalda vite affamate

di luce.

 

Ci ricorda di 

splendere sempre

anche se nascondiamo

un inverno tra le viscere.

 

Elisabetta Cassone

 

 

*

Un cielo di astri spenti

UN CIELO DI ASTRI SPENTI
 
Amo il tutto
che mi pervade
con dolcezza
amo anche l'amarezza
se è condita con speranza
di una redenzione.
 
Amo la natura
sia essa brillante
o arcigna
quando furoreggia
con temporali
quando scalda con tramonti
surreali
 
e di questo amore
credo non sarei mai
sazia
 
amerò di più l'uomo
che con grazia e dolore
mi trafiggerà
 
perché vorrà cingermi
l'anima con la sua
in un unisono armonioso
amo il coro melodioso
delle mie voci interiori
che implorano di essere
udite traforando
la pelle leggera
 
Amo il cuore altisonante
quando cerca di schivare
l'assordante ricordo
di un remoto amante.
 
E se non amassi così tanto
mi sentirei amorfa e insignificante
un involucro senza sostanza
una nuvola scarna in balìa dei venti
solitaria in un cielo
di astri spenti.
 
Elisabetta Cassone

*

L’oscurità

Alle volte
L'oscurità mi inghiotte
Ne sento il cuore
Pulsare
Lo sento vibrare
L'oscurità mi abbraccia
Incorporandomi
Le fibre
Silenziando
Le mie inquietudini
A costo di obnubilarmi.

 

Elisabetta Cassone

*

Fare l’amore con gli sguardi

Fare l'amore con gli sguardi
È il più intimo dei traguardi
Gli occhi amoreggiano
E si infatuano
Con i luccichii
Le gote rosseggiano
E mai si perdono
Gli altri sensi sono
Un contorno infimo
Rispetto al brillare
Di un connubio di pupille.

 

Elisabetta Cassone

*

Blu cobalto

Vestimi di
blu cobalto
affinché
possa compararmi
alla bellezza della notte
che quando si ostenta
discende con le sue frotte
di stelle e di embrionici
desideri.

 

Elisabetta Cassone

*

Soffio

Si dice che la vita

non sia che un soffio

che può durare brevemente

o a più lungo

quanti fiati

dovremmo conservare

per allenare il cuore

a non essere seviziato

dall'altrove

e non perire di sofferenza

non vi sia dunque mai carenza

di amore e di tenerezza

per destare sempre 

in noi l'umana gioia con fierezza. 

 

*

Il ristoro pomeridiano

Il meriggio

è svanito

e subentra il riposo

un ristoro adamantino

con té e biscotti

e musica da camera

a deliziare gli orecchi

 

I pensieri scivolano fluenti

lentamente e flemmaticamente

mi adagio

su di essi

a raccoglierli piano

come si raccolgono dei fiori

senza rammarico per la loro recisione

e speranzosa di una loro paciosa 

conciliazione.

 

Elisabetta Cassone

*

Pensieri in blu

Ricamato di stelle
il cielo cobalto
respira 
con milioni di ombelichi.
Il mare sonnecchia
nel suo blu prossimo
al corvino
La duna sabbiosa 
è intrisa
di turchese solitudine
vascelli lontani
illuminano la rotta
verso il ristoro.

*

Il fagotto di parole

Ho sentito parlare di un'affascinante teoria, quella per la quale a ciascun uomo e ciascuna donna è stata distribuita una data quantità di parole che gli/le servirà per tutta la vita. Questa quantità di parole per quanto possa essere potenzialmente di grandissime proporzioni in realtà dura con il durare dell'esistenza dell'individuo perciò va dosata per bene, quasi fosse costretta in un fagotto che ci portiamo assieme nel nostro viaggio, durante il quale comunicare diventa di assoluta importanza. Le parole possono essere dolci, lenitive, biasimanti, perentorie, accademiche, burocratiche, irrazionali. Esse possono rasserenare, ferire, rimproverare, asciugare lacrime, contenere deliri, poesia o prosa.

Le parole, il fagotto che le contiene e che portiamo sempre con noi sono da ritenersi un tesoro imprescindibile.

 

Elisabetta Cassone

*

Partenze

Voli traiettorie girotondi

Sogni a mezz’aria

Schiumosi di mete.

 

Valigie troppo povere

Eppure satolle

Sospirano per le bambole futili

Dimenticate nella madia

Di una casa che fu.

*

Ho diciotto stati d’animo

Ho diciotto stati d'animo

Si contendono i secondi a frotte 

Diciotto di giorno e diciotto di notte

Fanno a gara e si danno botte

Sono bebè che urlano senza smettere

Non basta un biberon di latte caldo

O un ninnolo colorato

Vogliono qualcosa di non scontato

 

Una carezza vigorosa

Sulle gote bagnate

Storielle incantate

Di fate con tuniche dorate

Con bacchette che suonano 

E cantano

 

- Come sono stonate!!! - 

 

Una ninna nanna

Intonata

Con voce materna

Mai sguaiata

Che porti serenità

Alla loro gioia addormentata.

 

Elisabetta Cassone

*

Mal d’amore

Mal d'Amore

pensavo fossi Bene d'Amore

mi sbagliavo

ti infiorettavo

ti ornavo con ghirlande ideali

con farfalle che non vogliono spiegare ali.

 

Mal d'Amore

stringevi dolori longevi

mi immergevi

in sogni grevi

in passioni costruivi

pace con rami di ulivi.

 

Elisabetta Cassone

*

L’alba

L'alba si sincera

Che la notte

Sia sanamente

Cresciuta

Perché la prima è contenta

Solo se la seconda

Di sogni si sia pasciuta.

*

La mattina

La mattina

Ha un contorno di brina

Nel petto

E nel cuore

Un ardente sapore

Di prospiciente Speranza.

*

Clandestinità

L'ossessione
È volata
Con una folata
Di aria fresca

Immagino
Un varco
Umano
Nel sole che
È in clandestinità.

 

Elisabetta Cassone

*

L’umiltà

L'UMILTA'

Sei modesta
ma ciò non è sufficiente
l'umiltà non ripaga
essa spesso piange
sulle ostruzioni
ipocrite di
Duchi fasulli
Sono solo dei bulli
hanno perso - ahiloro -
la loro veste di fanciulli.

 

Elisabetta Cassone

*

Gli angeli sorvolanti

Gli angeli sorvolanti
le monotonie terrene
non chiedono mai,
tuttavia dando troppo
agli esseri che proteggono

Non so se crederci
a questi esseri opalescenti
eppure talvolta
mi affiora il pensiero
del trascendente
che tutto unisce
e alberga nel suolo
di noi burattini esautorati
dal Destino.

 

Elisabetta Cassone

*

San Lorenzo

Mute stelle
prendono il largo
nel cosmo incommensurabile
strisciano impavide
segnando il proprio cammino fulgente
tatuaggi incandescenti
di fuoco bonario
fioche vergini
dal grembo di desiderio
fragili disegni ultraterreni
generosi sollievi
per sognatori incalliti.

*

Be welcome in my House

A volte basta imparare dal fiume,

a fluire sempre,

superando ogni forzoso attrito,

ignari della meta che si è prossimi a raggiungere,

ad osare sfidando i propri argini,

cullando sassi e asperità,

confidenti che la cieca accoglienza è,

seppur rischiosa,

rinfrancante dimora di opportunità.

 

Be welcome in my House. 

 

 

*

Le pelli che ho cambiato

Sono molto grata a
tutte le pelli che ho cambiato
Strati sottili e labili
Di vite passate

 

La pelle acneica
Che detestavo
Adesso so che era
Il segno
Di purulente ribellioni
della mia timidezza

 

La pelle tesa, scaldata
Dal sole,
La pelle spenta, in simbiosi 
Con il buio, 
Quella graffiata, sbucciata dalle cadute,
La pelle adiposa e florida, 
la pelle smunta 
Da qualche avarìa dell'umore.

 

A tutte le mie pelli
Sono grata di aver
Lasciato che subissero
la mia incuria
E di avere, con un senso
Di sorellanza, rigenerato 
Un nuovo strato, un nuovo germoglio.

 

Grazie per aver narrato 
Instancabilmente, ostinatamente
I miei trionfi e i miei cedimenti.

*

Autunno dell’animo

Le foglie sciamano 

Indolenti 
In un andirivieni fulvo
Ai piedi di fiacchi alberi

 

Hanno l'aroma greve 
Di certi ricordi
Che vegliano senza sosta
Radunati in qualche angolo 
A implorare di essere destati

 

Sento bramare febbrile 
Il caldo abbraccio 
Di primavere seppellite
Nel sontuoso anfratto
Dell'oblio.

 

Riaffiorerà prima o poi
L'effluvio ambito 
Di infiorescenze ora sonnecchianti 
Simili a certi amori fragili 
Disarmati, impacciati 
Tessuti nella coltre 
di un'umanità smarrita.

*

Il grembo tremulo dell’identità

L'alba, forsennata,
Ogni dì si rigenera.

 

Imperiosamente 
Si deve così rinascere
Dopo un disarmante 
Viaggio nelle tenebre

 

Per ritornare a rifulgere 
Vividi 
Nel grembo 
Tremulo della propria identità.

*

Rugiada

Si adorna il mattino

Di caduca rugiada
Che è carezza mendace liquefatta 
Un quieto strato di lacrime
Sull'ancora sonnecchiante natura
Suo timido lavacro 
Delle lascivie notturne

 

Fragile, detersa, morigerata.

*

L’ultimo tango

Giocare alla danza sconsiderata dei nostri corpi

ci ha sbudellato le anime.

Ora mi accingo a schermare la mia nudità

nella penombra di un abito di cretonne.

Invano.

Prima riottosa,

subito dopo bramo

fermenti della tua epidermide.

Solenne, la tua voce mi chiede

di offrirti un ultimo tango.

*

La felicità

La felicità 
È una nomade eremita
Un'errabonda gitana

Più sovente
Il suo canto perituro
Si propaga
Accompagnato
Da una certa
Evanescenza feroce

La felicità 
Emana le sue faville
Invisibili
E si fa ghermire 
Con affanno

Io l'ho sfiorata, la sua pelle graziosa
E lei mi ha ammantata 
Con il suo calore
E sfuggevole adesso
Si assopisce 
In un talamo solitario

Io l'ho sognato, 
Il suo canto 
E ho tanto desiderato 
Che mi velasse 
Come una foschia gentile.

*

Novembre

Novembre.

 

È una viandanza continua 
Quella delle foglie 
Che rapite dai mulinelli
Si smarriscono 
Divelte dai rami
Per migrare chissà dove
In un interregno gelido 
Dove abdicano 
Le calde carezze del sole
E l'inverno infilza 
I gelidi aculei 
Straziando l'inerme natura

 

È un sentirsi come quelle foglie 
Dalle vite inabissate 
In balìa dell'ignota folata 
Annidate nel sonno di un terreno spoglio
E in attesa di un nuovo vissuto
Di un nuovo abito fulgente,
Di un tepido risveglio
Di cieli più magnanimi 
Di lune che inargentino premurosamente
Di sogni lustrati e nitidi.

 

Elisabetta Cassone

*

Sei sfuggente

Sei sfuggente

come l'onda del mare

che deride il lido

seducendolo, abbandonandolo,

recalcitrando, amandolo appena.

*

Ti rivedo

Ti rivedo tra dune di sogno.

I ricordi ti hanno reso vivo,

palpabile sembianza.

Cerco di accarezzarti,

non ci sei più.​

*

Pensando...

Pensando

alle favole che mi narravi

nel disincanto

annaspo.

*

Tumulto

Lì dove hai lasciato
un bagliore,
prospera una brama oscura
un'ossessione di te
ha attecchito furente
quando famelico hai fiutato
il mio corpo,
con un rigoglio inconsueto,
una possanza di mare in tempesta
e il fermento di averti
ha ripudiato il porto sicuro
implorando il tumulto

anelando un'unione esagitata
di anime
così che, sopraffacendomi,
mi ritrovi 
incommensurabilmente
permeata di te.

*

Ti sento

Dietro l'angolo
Abbracciando
La soglia dell'animo
Ti dissimuli

Viaggi indisturbato
E ti insinui
Dolorosamente
Mentre sudo sogni infetti di te

Vivi e pulsi
In ogni adombrato
Contorno
Di nostalgia

Ti sento
E avanzo
Con azzardo
Verso la resa del cuore.

Con amore, sempre.

*

Il mondo è una perpetua danza

Il mondo è una perpetua danza
acque che danzano
rovinosamente o docilmente
attorno a continenti
venti fruscii fronde che si agitano
passi sul mare
mani agili sul foglio di carta
poesie che vorticano
nello spirito
animi che si agitano
emozioni che fanno traballare
cuori che collidono
o si baciano come volatili
che si passano con il becco
il cibo
cibo è la nostra danza
stasera
adesso che anche l'aria
danza tra i nostri capelli.

*

L’amore

L'amore
colma ogni vacuità
e mutando vestigia
impera la mia vita

Ho esperito amori grandi
che passano
come uragani
nello spirito

Amori più tenui e pazienti
che toccano con levità
e che non trafiggono
bensì spirano come brezze timide

L'amore lascia il suo tacito solco
e svetta in me
come un'altura ambita
che un cielo imperito
tenta di abbracciare
adorno della sua maestà.

*

Silente brama

Errabondo mi avvolgi
nel tuo silenzio di sfinge
i tuoi occhi anelanti amore
pare che sentenzino la mia arrendevolezza
mi guardano voraci

e il mio corpo è in silente brama.

*

Svanisci

Nel momento 
in cui cerco
di coglierti
empiamente
svanisci.

*

Claudicante vago

Claudicante vago.
Telluriche illusioni
mi scuotono.
Respirano nella mia carne,
divorano il derma emotivo,
si cibano delle mie certezze.
I sogni, quelli rimasti,
colano via come
epistassi.

*

Ombre

Siamo 
ombre solitarie
di cieli atavici.

*

Resa.

Mi ghermisti
con una dolce carezza
sulla soglia
di un tramonto
meditabondo
il quale
soleva contemplare
la mia resa a te...

*

Anima

Anima;

varchi l'infinito
avvolta in un pastrano
di emozioni fiere.

*

Innamoramento

E pensi che c'è qualcosa di meraviglioso
ma anche di caparbiamente insano
nella pericolosità
del tuo essere fragile...

*

Primavere

Campagne deste
al primo raggio di sole
il verde impera
nel suo cromatismo brillante
fiori costellano gli alberi vigorosi
le primavere sono virgulti
che vezzeggiano il mondo
di tepore ancestrale
un tempo sopito 
nel cuore di una terra bruciante di attese.

*

Il morso della malinconia

Piange 
una pioggia inerme
su calpestii stanchi

una serie di nembi carichi
soverchia
infidi
cieli 
succubi del grigio
orfani del fulgido sole

è duro e spietato
il morso della malinconia
dentro è tutto
un gemito silente dell'animo.

*

Bellicosi ricordi

Il mare,
le anime nude,
le passeggiate,
le notti insonni,
le stelle pingui,
i sassi duri,
le briglia sciolte 
di un amore folle...

frammenti di me
immolati
a bellicosi ricordi

arduo
è abbeverarsi
al destino senza gravità
di effimere lacrime...

*

Tempesta

Imperversa 
una tempesta
pregna di cirri impudichi
s'ammorba l'aria
di cieli insolenti
Naufrago
nel mare nero
giaciglio sonnolento
di anime disperse
Cerco 
Isole catartiche
ove il cuore va in esilio.

*

Manto di sogni

Il manto dei sogni
si sfalda
con forza belluina.

*

L’amore

L'amore
mi ha catturata.
L'amore mi ha
punta.
Con i pinnacoli
inquieti dell'illusione.
Un sogno è volato.
Chissà dove.
L'amore è una gabbia
che costruiamo
e silenti ci serriamo.

*

Il tuo maniero

Sogghigni, feroce,
sul mio errare.

Il mio anelito
è una vana
ascesi 
l'esercizio goffo 
di un funambolo
innamorato.

Sull'alto declivio
dei miei pensieri
hai costruito
il tuo maniero.

*

Rinverdire

Mi renderanno arida

e, inseminandomi,

dovrò rinverdire.

*

Autunno

Il vento muove
le foglie
prossime alla caduta.
Sembrano così leggiadre
e fragili...
strette in un limbo rosso e arancione...
vite sospese che
fluiranno giù a fecondare nuova terra...
il senso della vita è
l'alito timido
di una foglia
che sospira
prima dell'empia folata di vento...
per ritornare a vita
occorre seccarsi...

*

Ipogeo

Cresci sovrabbondante dentro di me.

Non contento, saturi ogni angolo buio

della mia coscienza.

Le tue carezze, le tue ferite, i tuoi sorrisi

sono ricordi che sussurrano

un'eco di immortalità,

vorticando con precessioni rapide,

mai inerti.

E se non torreggi nei miei pensieri

con bastioni maestosi,

strisci indisturbato,

nel tessuto ipogeo del mio cuore.

 

*

Frammenti

Siamo persi
nella malia dei tramonti
ovvero nel lucore delle stelle
che tanto somigliano
a sogni in ebollizione​...

*

Mancanze

La natura sonnecchia
Nel suo manto niveo
Spoglia, fragile, quieta.
Mi fa pensare 
All'incarnato sottile dell'animo
All'incolore sua coperta di nostalgia
E al gelo delle sue Mancanze.

*

Sfuggente

Ti imponi
col tocco furtivo
di un'alba silente
col manto irriverente
di un solleone
con la beffa di un tramonto
che trafigge il dì
liquefando i sogni.

Sei sfuggente
come l'onda del mare
che deride il lido
seducendolo, abbandonandolo,
recalcitrando, amandolo appena.