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Raccolta di poesie di Nicola Lo Bianco
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

L’acqua si agita nel pozzo

La vera bellezza

 

 

Dolce color d’oriental zaffiro

che s’accoglieva nel sereno aspetto del mezzo

puro infino al primo giro,

L’OceanoMare, accogliendo gli umori del cielo, brillava di tutti i colori, limpido e chiaro mostrava qual era la vera bellezza,

e mentre allo sguardo si contorceva l’immensa schiera,

c’era chi oscuramente piangeva,

sentiva il richiamo del mare.

Preso e pensoso, si dondolava,

gli sembrava la ninna nanna del canto materno,

un soffio di voce che qui e là balbettando

si componeva in parola: ….le….si…ma…tratta …di…solo….ani… ,

ma nessuno capiva.

 

Noi andavamo lungh’esso mare ancora

come gente che pensa al suo destino,

quando Micciulla si mise a cantare a squarciagola

–dove sta Zazà-

cantava e sotto sotto mormorava che quando c’era l’acqua,

lui la beveva l’acqua dalle mani del nonno,

che mentre la beveva lui l’acqua la baciava,

che quando c’era l’acqua, c’era in estate u zu Giuvanninu Maresca

che vendeva l’acqua fresca,

che quando c’era l’acqua, c’era la zia Tanina,

pronta con la bagnina a rinfrescare i piedi sfatti allo zio Masino,

che quando pioveva lui l’acqua di cielo la raccoglieva nel secchio

e la calava nel pozzo l’acqua…

 

*

l’acqua madre onorata

Al tempo dei tempi tanti tanti per non morire si mettevano in cammino, e chi arrivava per caso o per destino diceva che l’acqua era un liquore divino , e prima di bagnare il corpo sofferente , in coro si mettevano a cantare, si battevano il petto e giuravano grazie ed eterno rispetto.

 

 

 

E fu così che l’acqua anni e anni che non si possono contare fu madre onorata e regina acclamata, e ovunque e chiunque alla vista di fiumi, laghi e torrenti, gorghi, sorgive e sorgenti, costruiva templi e monumenti, statue colonne e ornamenti.

E venivano ninfe sirene e folletti, fanciulle  e giovinetti giocavano,melodie e corteggiamenti,  con l’acque amoreggiavano le sponde, da cui “vergine nacque Venere e fè col suo sorriso le isole feconde”

 

Uomini grandi forti e potenti, e uomini miseri deboli e scontenti, poeti filosofi negromanti, venivano alle sorgenti, s’inginocchiavano , pregavano ed ascoltavano.

 

*

a sofia , anima mia

A Sofia anima mia,

 

che passavi sempre dove io dormivo mi salutavi di lontano

seguita da due tre cani randagi, giravi per la città per amore dei gatti

gli davi a mangiare croccantini e bocconcini, giravi sola sembravi senza casa e famiglia, e allora quei due si avvicinarono con gli affari di fuori a sventolarli con la mano a pesarli – ti piace? , dacci a mangiare pure a questi uccelli affamati, non ti fanno pena? - , si guardavano attorno, e difatti non c’era nessuno, solo che c’ero io con il serracolo in mano….

Sofia, anima mia,

fu così che io parlai la prima volta con te e tu con me,

e poi sempre quando passavi t’avvicinavi e mi parlavi,

tu dei gatti e io dei miei fiori, e dell’amore, e mi chiamavi:

- Gioacchino, Gioacchino, sei un fiore di garofalo, garofalino mio,

quando vuoi, se vuoi, io voglio,facciamo l’amore.

Sofia, anima mia, solo a te io devo rendere conto,

ai tuoi gatti, ai miei fiori, agli innocenti morti

 

*

Un impegno

UN IMPEGNO

 

 

Morirò all’improvviso.

 

Senza saperlo.

 

Con in cuore i versi più belli.

Quelli che avrei scritto domani.

 

Senza saperlo.

 

Ma voi che restate

seppellitemi in un luogo

dove crescono fiori e musica.

 

Dove si dicono parole d’incontro

e silenziosi “ti amo”.

 

NICOLA LO BIANCO

 

 

 

*

Aspettami

ASPETTAMI

 

Aspettami, arriverò

storto e fiaccato

sopraffatto dal disamore

come un mendicante gentile.

 

Mi piacerebbe, se potessi

trovarti

oltre la siepe dei tuoi  pensieri

ad aspettarmi

davanti  la porta di casa.

 

NICOLA LO BIANCO

 

*

Cristofalo

XX

Che Cristofalo nella chiesa non faceva entrare era vero,
che parlava con Ranuccio morto abbruciato nel Cinquecento,
che c’era un tesoro di gioie una cascia di carte e monete,
si sa che questi barboni perlopiù muoiono e sono milionari,
Tanino muratore disoccupato sfaccendato detto Sciallotta,
ci credeva, tanto che all’insaputa col crocifisso in petto
giro giro si mise a cercare prima tutt’attorno all’altare
poi nel sottotetto sopra le sedie schierate a tipo museo
trovò calendari dopoguerra, fogli di giornali scaduti,
conti e spese, carte bollate, ricevute d’avvocati,
incartamenti verbali in nome del Re e Imperatore
lettere d’amici, bigliettini d’amore, cartoline illustrate,
calamai, quaderni, penne e matite, codici civili e penali,
vaffanculo queste carte quasi quasi ci darei fuoco
se non che sopra la trave appeso come un impiccato
pendeva un cappuccio di telacerata a uso sacchetto
con dentro pareva tanti denari e sopra un biglietto
che lo stonò:chi trova questi denari e non li usa
per rifare il processo, sentirà le sue carni bruciare
e finirà in un posto dove quando si sveglierà
sarà un incubo.













XXI

Perintanto Sciallotta lasciò il sacchetto e si prese i denari,
per il resto che cosa fece, che cosa pensò, niente sappiamo
nemmeno se zitto zitto facendo i conti col suo cuore
a Cristofalo lo ringraziò


Parte finale del poemetto CRISTOFALO

*

il grande amore perduto

IL GRANDE AMORE PERDUTO

 

 

 

amore, amore, fino all’ultimo gli scriveva

gli mandava i francobolli per la risposta urgente

perché lei giurava e spergiurava che senza di lui

non ci poteva stare soprattutto la sera dice

 che lo pensava ogni sera amore amore

ti stringo forte  quando  esci di galera ti voglio sposare,

questa donnissima zoccolara si fece trovare incinta

zitto tu e zitto io se la faceva col figlio del fornaio

signor Masino che bello profumo di pane caldo

di primo mattino apre l’appetito

 

NICOLA LO BIANCO

 

 

*

Senza di te, Lia

SENZA DI TE LO VEDI STIAMO QUI

 

Non era questo che ci aveva promesso il tuo cuore

di abbandonarci così come anime in pena siamo di colpo

tramortiti in piedi di fronte al tuo corpo immobile

non riusciamo a convincerci facciamo e rifacciamo

i conti della vita non tornano i pensieri dei buoni

rimangono senza risposta.

 

Intanto come che sia la vita continua (è vero)

ma il fatto è che tu fra noi più non ci sei

il fatto è che solo nella memoria ora si assommano

le tue rigogliose parole le ragioniamo ad una ad una

adesso come allora dacci un segno che non tutto è perduto

senza di te lo vedi stiamo qui a balbettare l'assurda

preghiera di ritrovarci insieme scegli qualunque giorno

di primavera è tutta fiorita la nostra mimosa ci ascolta

d'estate i fichi sono maturi balliamo i cani sono felici.

 

Un inverno mai visto a Erbavusa tutto è cambiato

veniamo lungo la strada pronunciamo in silenzio

il tuo nome si posa benefico sopra ogni cosa giriamo

lo sguardo piangiamo i nostri giorni con te sono finiti

i gelsi di primo mattino il pane caldo condito sul terrazzino

la vite germoglia la trama d'amore dei tuoi pensieri

ha messo discrete radici per fare più bella dentro di noi

questo fantasma di vita insensata senza risposta ai tanti

perchè proprio quando dovevi raccogliere i frutti ci lasci

a vaneggiare aspettiamo ad accendere il fuoco che viene Lia

sì sì aspettiamo

sino alla fine dei nostri giorni

e così sia.

 

NICOLA LO BIANCO

 

*

nell’attesa

A SALVATORE COPPOLA

 

 

NELL’ATTESA

 

Mi piacerebbe venire a sapere che il mio amico

Salvatore Coppola editore, colpito al cuore,

lungo disteso  lui solo in compagnia della morte

ha dato battaglia sino all’ultimo respiro

a quella donnissima zoccolara che si chiama vita

che l’ha sfidato per quanti anni l’ha maltrattato

gli ha messo le corna della malignità, maligni

chi l’ha guardato con l’occhio dell’indifferenza,

ora mi piacerebbe sapere che non gli ha dato vincitoria

che Salvatore Coppola editore è tornato a svolgere i suoi

 “pizzini” della sorte, i “pizzini” del sogno della vita.

 

 NICOLA LO BIANCO

ottobre 2013

*

Cristofalo, II strofa

II

 

 

 

Mentre invece Cristofalo era quieto, bello disteso sulla brandina

dietro l’altare aspettava nel mentre rideva e contava le stelle

col dito puntato sopra di lui il cielo brillava dal tetto sfondato

mamà quante sono!sono come la rena del mare uno spavento

diceva Sciaverio ogniqualvolta che usciva a pescare

paro coi remi dritto Cristofalo non ci pensare

pensa che sono l’alme innocenti

che stanno a guardare.

Ora chissà se Sciaverio mi vede dal fondo del mare.

 

da Cristofalo, inedito

 

 

 

 

 

*

Aspettami

ASPETTAMI

 

Aspettami, arriverò

storto e ciaccato

sopraffatto dal disamore

un mendicante gentile.

 

Mi piacerebbe se potessi

di ritrovarti

dietro la siepe dei tuoi gerani

ad aspettarmi

davanti  la porta di casa.

 

NICOLA LO BIANCO

(giugno ’14)

*

Aspettami

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