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Raccolta di poesie di Fabrizio Giulietti
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Il complice

Non riusciva a ricordare dove si trovava

appena li incontrò chiedendo di iniziare

sapeva che in silenzio facevano il suo nome

e, come sempre, ci teneva all’ultima parola

certo, la ragione la capiva ma che importava

se anche lei glielo avvolgeva mentre gli altri

lo aspettavano fingendo per il merito

che mica ci pensava al tempo che mancava

se qualcuno lo vedeva trascinarsi senza peso

loro, comunque, parlavano del solito

e dopo averlo ammesso lo avvertirono a più voci:

senza la sua adesione non lo avrebbero seguito

non era per rivalsa ma per assuefazione

anche perché non li aveva mai visti così soli

soprattutto quando scelse di affrontarli

rivelando del contagio e del tasso di astinenza

ormai era convinto: non era possibile continuare

avrebbe accettato la sua parte e poi sarebbe andato

come quando minacciò di abbandonarli

mentre loro discutevano dei sospetti accumulati

o come quando lo coinvolsero nonostante i suoi timori

per la vera identità, l’arte indecisa, lo stile indifeso

va bene, lui non afferrava la carne di nessuno

e non aveva mai cercato un motivo per non farlo

che poi era un po’ come azzardare e guardare

ai suoi legami come a un’unica intuizione

ora lo sapeva, e a restare era solo una vecchia cicatrice

un’impronta ormai sbiadita a difesa della pelle.

 

*

De lui

Avvenne così
le spiegò che non importava
che per lui era lo stesso
che se voleva
poteva anche ritornare
lei rallentò
quasi ad esitare
era come una memoria
non riusciva mai a saperlo
lui le sorrise
ma pensava che era
stanco di restare
allora lei gli chiese
se fosse come gli altri
e iniziò ad accettare
parlando di un’incerta attesa
ma lui era solo
nella luce del mattino
e ad affollare la sua mente
erano incolte trascendenze
sponde inanimate
di un silenzio
oltre il suo tempo.

*

Varco

Stagioni del ramo

un carico sul fondo

sentire la corrente

che altera la foce

troppi sigilli

la recluta diserta

abiti sudati:

l'impronta che si afferra.

 

*

Rotta

Borracce abbandonate

il timbro della cenere

riuscire ad afferrare

restando in superficie

asse su asse:

la resina che cola.

 

*

In te

Consumare l’invenzione

la sola parola

gli occhi tuoi chiusi

non temono il tempo

tu non ascolti

la muta terra

ti avvicina appena

colpi lontani

nomi che scrivono

tu non ascolti.

 

*

Covid

L'apertura del cerchio

agguati in disarmo

non basta questo frutto?

essere l'eco di ogni perimetro

cortei senza seguito

l'odore dell'impronta.

 

*

Ztl

Tronchi a preludio
argine mediano
sponde di luci
effondono l’oblio
l’afa mi assale
il mio tavolo è vuoto
il gruppo è a bordo
e aggira il ricatto
arte in città:
io tratto antica
merce d’Oriente
e il monaco
è il mio clan
resterai per me?
rivalità
seducimi nel segno
mento a un disagio
quasi inespresso

gora d’estate
lodati al responso

è tardi
e sono solo
nell’area del recinto.

*

Verdetti


*

Si fermava appena

La prima volta

chiamò per una lettera

da giorni ne parlavano

ma era il suo lavoro

e quando era per

loro andava e

si fermava appena

certo, erano sempre dietro

l’erba si seccava 

e non avevano 

cambiato il nome

dopo un po’, però,

iniziarono ad aspettare

e una mattina gli

corsero anche incontro

poi, non li vide più

a volte arrivano

e cercano di loro

ma che importa, lui

si fermava appena.

 

*

Tronchi

Ostacoli ad oggetto

l’enigma del dado

sciogliere la fune

e imprimere la rotta

ognuno la sua mappa

un esito che sigla

attimo iniziale:

un luogo per il pasto.

 

*

La sosta

Non ricordava

perché si era fermato

li trovò tutti allineati

la maggior parte

erano uomini

notò che molti

erano senza offerta

e ricoprivano la stessa terra

vide anche i fondatori

e più dietro

alcune donne

restituite ai loro padri

poi

mentre stava per andare

scoprì quelli che

non erano tornati

allora si accostò

prese uno dei volti

e ripartì sapendo.

 

*

Radici

Le parole di una mano

un’alba luminosa

greti di sorgenti

distolgono le sabbie

teschi a mosaico

nessuna iniziazione

erbe inaridite

di un’unica ragione.

 

*

Schegge

Parole alla radice

nulla si rilascia

 

scegliere l’acqua

che leviga la pietra

 

il pensile giardino

 

e tu

dove non so. 

 

*

Depositi

La saliva

dietro il muro di ombre

il sudore della mano

 

- toccami

- non ho ricordi

- lo sarò per te

 

ma tu rubi

tu menti

 

fare della pelle

l'ascolto inanimato

 

no,

non intendevo te.

 

*

Una festa

Lampi di stoffe

oltre ragione

volti assuefatti

dissimulano l’attesa

molti fumano

i suoni si dilatano

ognuno sa cosa dire

io ho amici

nella zona quieta

il cesso è un letame

e lo specchio mi annienta

tele a parete:

sono infastidito

dai toni decadenti

una coppia si apparta

del tutto assente…

 

lei mi sorride

ha storie del Nord

sento il respiro

dei laghi d’Olanda

cerco il sapore

come un silenzio

poi verso l’ombra

e i colori si spengono

occhi di giada

sono inghiottito

dal sibilo delle auto

palme, nebbie

e lentamente

oblio...

 

*

Alveoli

Fingere la colpa

un indizio che resta

a volte uno scambio

una concomitanza

 

si torna a guardare

come fossimo già stati

 

solo una mano

ad irretire il corpo.

 

*

Rimedi inattuali

Era una questione di tempi, ormai li conosceva 

non lo diceva mica per il bene, se si tenevano a fatica

era lui che li tirava aiutandoli a lasciare, e poi non era vero

che avrebbe continuato senza mai tornare indietro

ma, insomma, l’avevano pur letto da qualche parte e, sia chiaro,

decisero di usarli benché avesse scelto di entrare a mani nude,

voltandosi allo specchio per fingere lo sguardo

lei, intanto, si mise a ricordare, adesso che era sola sperava di restare

ma in fondo lo sapeva e quando iniziò a piovere capì

che, come sempre, era già per la sua strada...

 

arrivò prima degli altri

la luce era nascosta

il piano esagonale

copriva la parete

dietro alcuni tavoli

sedevano i suoi amici

non poteva crederci

i chiaroscuri si alternavano

ma era come lo vedevano

gli raccontarono la storia

e una voce lo ghermì

poi si sentì: cervo pagano

il panno e la moneta!

 

lui, però, la terza donna

la riconobbe appena.

 

*

Involucri

L’acqua e la morte

vuoti secchi

restare a guardare

e togliere l’insieme

raduni della pelle

troppe volte presa

l’urto della carne

che cede al ramo spoglio.

 

*

Bordi

La goccia

cade sul tessuto

una membrana si dilata

la tela si distende

sull’elica riflessa

dietro la tenuta

un’urna sopravvive.
 

*

Lacci

Nelle corde

che si intrecciano

per la goccia

il taglio

l’attrito

dietro l’unica figura:

congegni ad angolo

svelti ad afferrare.

 

*

Mosaico

Teneri vegetali

bassi soffitti

la presa che riluce

tra il petto

e la cintura

coro senza voci

un'ancora a decoro

respiri dentro l’acqua

l’uncino da insabbiare.

 

*

Attriti

Lastre ad incastro

le mense senza pasto

fare del pendio

lo strato in superficie

cave d’accesso

l’inno mai seguito

bordo tropicale:

la semina che recluta.

 

*

Liens

La musica è

questa notte

il vento

l’ombra alla radice

contamina la pietra

 

dove culmina l’aiuola

il mosto, l’opima riva

 

ora so

perché di quegli inverni

ho accolto migrazioni.

 

*

Relitti

Muschio d’asfalto

stampo di metallo

croci in piantagione

assorbono la terra

più compattezza

la ruggine che afferra

l’opale dell’inguine

a calibro del pasto.

 

*

Anfratti

Accenti nativi

seme su seme
e poi l'esatto spazio
la destinazione

scolpisci la maceria

solo se trovata
resterà così.