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Raccolta di poesie di Luca Gamberini
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Eternitą

Da ormai un anno le mie serate
in veranda si sono fatte diverse.
Vige un reciproco silenzio
tra me e la strada, la luna
sostituita da ordinari lampioni
i quali tolgono voce ai cani
protetti dalle inutili recinzioni.
Gli amici si sono trasformati
in lontani parenti, li sento
ogni tanto, sporadicamente
li vedo e manca la forza di dire
anche solo; non ce la faccio più
a dire da quanto tempo stiamo
riposando, o forse solamente
dormendo ad occhi aperti, che
vorremmo piangere insieme
ma non ne siamo più capaci.
Pensare all'echinacea mi procura
nausea, ma questa è la vita
e non c'è altro rimedio se vuoi
stare male da sano, accorgerti
che non sai più cosa fartene
del tempo, ancora non abbiamo
imparato che i nostri figli
partoriranno i nostri genitori.
Oggi la tortorina, che salvai
la scorsa estate, è venuta
a farmi visita, mi ha guardato
come se me ne stessi seduto
sulla sedia a sdraio da sempre.

*

Non so pił cosa comprare

Per vederti trascuro la natura
pensarti è come ascoltare
una notizia data dalla radio.
Quello che vorrei dirti
vive dentro ai miei occhi
ubbidienti a un tramonto.
Potrei tornare dopo pranzo
essere il ritorno di fiamma
che non ritorna, mi capisci?
Avrei tanti fogli da leggerti
ma non so più cosa comprare
se la primavera non ti teme.
Ogni scaffale è come era
prima, solo che ora è molto
più difficile fare una scelta.
Mi rassegno alle tue intuizioni
se nel reparto dove parlammo
c'è ancora scritto il mio silenzio.

*

Ho saputo il tuo nome

A volte penso che i morti

trascorrano il loro tempo

osservando ciò che faccio.

Forse per questo motivo

mi adopero il meno possibile;

per me vivere è grattare un fondo.

Oggi ho saputo il tuo nome

ero in fila alla cassa e una voce

a me sconosciuta lo ha pronunciato.

Ci siamo voltati entrambi, tu verso

la voce, io verso di te ma come

se te fossi io: mi basta guardarti.

Guardarti - come fanno quei morti

che mi osservano - mentre dipingi

il mondo. È iniziato un nuovo anno.

 

 

 

*

Barbąglio

Barbàglio

Con la barba lunga di otto giorni
ho avuto il coraggio di passare
davanti ad uno specchio
a figura intera, è stato come
transitare ad un incrocio e vedermi
arrivare da tutte le direzioni, come
essermi visto a settantacinque
anni, età che difficilmente potrò
-un giorno- festeggiare.
Le mie rughe riposano beate
su di un cuscino dalla federa
bianca, come l'abito, che non hai
indossato per me, non le indosso.
Ancora non ho progetti di dentiera
o offerte speciali sul catetere, ma
me la cavo bene ad incespicare
su libri di poesia inutilizzati.
Pensavo proprio adesso alla fortuna
del nostro amore, morto di dolore
e non di uggia, ricordi? Era una vigilia
di Pasqua, splendeva nei tuoi occhi
la mia croce e non sapevo darmi un'età.

*

Antropomorfismo

La campagna è un mare

dentro il quale gli uccelli

nuotano nell'aria pigra.

La mia bici è una barca

le gambe sono il motore

il filiforme busto la vela.

Il grano è ancora bambino

il sambuco fiorito si lascia

stuzzicare dal sole, mi immagino

fragole di mare, sogno di mangiarle

appena colte, con il limone, come cozze.

Vorrei sapermi felice a dipingere

voglie, ma l'azzurro della primavera

mi invecchia fino a farmi spuntare

una nuvola dagli occhi. Stasera parlerò

alle vedove sedie, di un mondo seduto

sull'erba, le capre, i fagiani, la frutta,

la pena di vivere.

Alzerò fiero lo sguardo, fissando il buio.

*

Vestigia

Ho ricordi di Salerno 
come di non esserci mai stato, 
forse dovrei dedicare meno tempo 
ai miei stati di alienazione. 
Le mie impronte non sono mai uguali, 
somigliano a un futuro immaginato, 
percepito al trasgredire del lenzuolo. 
Tra cimici morte di fresco mi elevo al tacere, 
non sono più capace di distinguere i volti di chi mi ha amato, 
ogni tanto in sogno si rincorrono voci che sono sempre la mia. 
Prima di addormentarmi, rileggo libri che non ho mai letto, 
conto i passi che non ho mai fatto. 
Il mio è un chiamare senza voce chi un nome non ha, 
non ho più ricordi di un abito bianco dato in pasto al piacere 
per potere poi articolare con maggior disinvoltura la sofferenza. 
Come cadaveri vivi che sempre la morte offendono.

*

Precipitazione chimica

Di mia madre conservo 
il minuto ombrello 
che si apre a scatto 
così come era lei. 
Lo apro in certe giornate 
di sole, per attutire 
il riverbero della mia inutilità. 
Quando piove lo guardo 
senza aprirlo, poiché di lei 
conservo un asciutto ricordo 
un riposo vivace di cieli chiari.

*

Via Emilia

Eri brava a fare poesia
un talento indifeso
ti bastava guardarmi
dove non ero, confondermi
con i tuoi desideri, mentre
contavo mosche sui vetri.
Eri brava ma non eri tu
nemmeno noi ora si può
comprendere il significato
di questi abbandonati versi
come a vegliare un morto
autenticare una firma falsa.
Eri brava e forse ora
sei ancora meglio di
ciò che sei. Nei tuoi occhi
nuovi progetti di schiene
diritte e un dolore che non si
spezza, declive allo specchio.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Bambino

Sii uomo mi hai detto
dopo avermi voluto bambino
che sta bene al di fuori 
dell'infanzia
davvero ora mi sorgerebbe
una domanda
ma la vecchiaia incombe
e le stagioni sono finite
prima di cominciare
e la tua voce
è diventata una fotografia
ed i miei occhi
un vuoto di memoria olfattiva
e trovo dannoso discutere
di cose che non sappiamo
come sarebbe andata a finire 
o cominciare
e anche adesso che ti guardo
non so nemmeno quale abito 
starai indossando
e forse non so più chi sei
che mi vorresti uomo
per dire poi che sono cambiato
e mi hai amato bambino.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Solo

Ogni tanto vengo a trovarmi al cimitero, mi siedo accanto al mio domani e ascolto le voci di ieri, che adesso non c'è nessuno che parla, nessuno a piangere chi non è tornato a dire che per venire capiti bisogna rendersi incomprensibili. Mi guardo per ore, niente si muove al granello di terriccio incolto, vorrei restare così, arrampicato all'erba rigida di dicembre, erba che non si china al silenzio di vivi che paiono televisori al plasma trasfusi. Ogni tanto vengo a trovarmi al cimitero, mi siedo accanto al mio dolore che sono io, resto immobile per ore, come fossi uno stendino per biancheria sporca che asciuga il proprio sudore solo al buio, perché il mio sole è solo lacrime e di me non vive, ma mi pensa sempre, voce di ieri che adesso non c'è nessuno e me ne sono andato pure io che sono rimasto qui, solo.

 

Da: Enciclopedia del far niente (96 rue de-La-Fontaine Edizioni)

*

Spirito libero

Ricordo tutto di te
anche se non conosco nulla.
 
Ti vedo
cordiale, distratta, assorta, triste,
così vicina
ma deliziosamente irraggiungibile.
 
Ho abituato i miei occhi
a respirare il tuo profumo,
come un ladro timido e discreto
quasi neanche me ne accorgo.
 
Ho imparato a chiamarti
anche se a me è estraneo il tuo nome,
ho scolpito nel mio ego il tuo sorriso,
dolce e intenso,
misurato e deciso.
 
C’è  complicità nel tuo sguardo,
c’è il desiderio di non soffrire
ci sono tutti i giorni passati,
in fila,
uno dopo l’altro;
c’è un’energia che cattura
e mi fa sentire
felice, impacciato, leggero, disperato,
in una frazione di attimo.
 
Non appari mai nei miei sogni
perché  i sogni non sono belli come decantano,
appari tutti i giorni nella mia realtà,
sei un’onda anomala
che sbatte contro gli scogli della mia timidezza
e infrangendosi disperde tutti i miei confusi pensieri.
 
Mentre ti osservo da dietro le sbarre dei miei errori
penso...
Vorrei fossi prigioniera,
libera sei inarrivabile,
sei impossibile per i miei occhi
e non possiedo le chiavi per poter fuggire dall’inutile.
 
Sei la tranquillità e il tormento,
sei l’inverno che lentamente mi sorprende,
sei la voglia di volare fino ad accarezzare il cielo,
sei la sveglia del mattino
che vibra e fa pulsare il cuore.
A ogni battito una luce;
i tuoi occhi che sorridono.