chiudi | stampa

Raccolta di poesie di francydafne
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Gelosia

“Perché il possesso di ciò che si ama è una gioia ancora più grande dell’amore”. 

 “Quanto più mia era oggi Albertine!” 

Marcel Proust

 

 

 

In una stanca giornata assolata

Appare ferma ogni cosa, bloccata,

Mi ritrovo assorbito in un bagliore

Che cancella ogni forma, ogni colore.


D’improvviso, impietoso il cuore palpita

Per un ricordo che dal limo scalpita.


Le dita spaventate saltellare

Sulla tastiera del suo cellulare,

Lo stato d’animo agitato, ansioso,

Il mio respiro sempre più affannoso,

I gioviali miei occhi ormai appannati

Da improvvisi tremori disperati,

Diviso fra il timore e la speranza,

Soltanto una grottesca stravaganza.

 

Una grottesca stravaganza, questo

Euforico fervore eppure mesto,

Rabbiosamente di vita affamato

Desideravo amare e essere amato.

 

Oggi di queste sciocchezze sorrido,

Sorrido dello sguardo divino e infido

Che minacciava di portarla via

Lasciandomi languir di gelosia.

 

Folle pensiero voler possedere

Ciò che non mi poteva appartenere.

 

Maggio 2021

*

In ricordo di Enrica, la mia amica pił cara (II)

La villa antica nel silenzio è immersa

Come nella mia bella adolescenza,

Non la ritrovo per nulla diversa

Se non per la dolente tua assenza.

 

Varco la soglia della tua dimora

Insieme con il giovane mio figlio,

Penso che quando la varcai allora

In me scorreva il suo sangue vermiglio.

 

Tua madre ha cominciato ad elogiare

I miei carmi, il mio vano tentativo

Di potere più a lungo conservare

Il dolce tuo ricordo un po’ più vivo.

 

Questo gentile suo gesto ho gradito,

Gesto che abitualmente stimo odioso,

Poiché così il mio ragazzo ha esperito

Quanto era il nostro rapporto affettuoso.

  

                                  §§§

 

Eppure, anche se credo al nulla eterno

Dopo la morte, intorno mi guardavo

Ricercando lo sguardo tuo materno;

A come, con tristezza immaginavo,

 

Sarebbe stato bello se tu avessi

Potuto rivedermi camminare

Nelle medesime vie, negli stessi

Luoghi che abituati a frequentare

 

Eravamo più di trent’anni fa,

E guardando il mio figlio spensierato

Accanto a me incanutito, chissà

Che cos’avresti pensato, provato….

                                  

                                §§§

 

Mentre tua madre narrava a mio figlio

Quello che fui, il ragazzo che ero

I suoi tratti del volto a cui somiglio,

Le mie lacrime a stento trattenevo

 

Pensando al tempo impietoso che vola,

Tranquilla continuava a raccontare

Di noi due, gli occhi rossi, un groppo in gola.

Mi piacerebbe potermi guardare

 

Con i suoi occhi, poiché forse so

Quello che sono, ma di ciò che fui

Il più fioco ricordo oggi non ho,

Perduto ormai nei meandri più bui.

 

                            §§§

 

Guardando gli occhi commossi, la voce

Strozzata di tua madre, nel mio cuore

M’immaginavo che nulla è più atroce,

Non c’è esperienza più triste, peggiore

 

Di un genitore che deve inumare

Prima del tempo i propri amati figli

E di dover sulla tomba portare

Meravigliosi, ma inutili gigli.

 

E anche se vani stimo il cimitero,

La lapide, la bara, il confessore,

Spiace di non poterti, son sincero,

Recar nemmeno un minuscolo fiore.

 

19/I/2018 – 23/I/2018

*

In ricordo di Enrica, la mia amica pił cara (I)

Ti rivedo, il disordine nel cuore,

la mente incerta, vaga, in confusione,

sospeso, fra uno stato di torpore

ed uno di gioiosa agitazione.

 

Ti riscopro radiosa quarantenne,

lo stesso viso candido, innocente,

che del tempo impietoso ha vinto, indenne,

le insidie. Col sorriso adolescente

 

mi narri del tuo tragico passato,

ed io, gli occhi sul giovane tuo volto

come se il tempo non fosse passato,

col cuore ingenuo d’un tempo, ti ascolto.

01/VI/2013

*

A mio figlio Giuliano

L’arte incantevole di Fazil Say

Evoca in me un’arcana voragine,

Vedo apparire l’amata tua immagine

Ed una dolce emozione che mai

 

Prima avevo provata mi riscalda

Fin nelle gravi viscere, facendo

Mi trepidare come, trasalendo

Per la cupa tempesta della calda

 

Stagione, solo una fragile foglia

Sa fare. Totalmente concentrato,

Davanti al magico spartito, nato

Dalla creativa, dall’immensa doglia

 

Dell’artista, ti osservo. Gli occhi attenti,

Nella complessa esecuzione assorti,

I nervi saldi, sempre freddi, forti,

Le dita lievi, svelte, competenti,

 

Il tuo respiro talvolta affannoso,

La ben proporzionata tua figura,

Che solo della musica si cura,

Il movimento del corpo, armonioso.

 

Mi piace perdermi, solo, e vagare

Da una nota a un arpeggio ad una pausa,   

Alle tue dita, ai tuoi occhi, a te, causa

Del mio perdermi, vivere, sognare.

 

22/IV/2016 – 03/V/2016

*

Ballata per Tally (III)

Il tempo passa, fugge, inesorabile

E di ciò che anelavo la mancanza

Mi priva della più lieve speranza.

 

Indistinta mi appari, irraggiungibile,

Come Natura, che tutto procrea,

O come Iside Sacra, Inaccessibile.

Con il Suo velo divino la Dea

Mirionima, fra Lei e il mondo crea

Un'incommensurabile distanza

Che annullare non può nulla possanza.

 

Non mi concedi neppure un abbraccio,

Nonostante ti piaccia spesso fare

Progetti, mai mi prendi sottobraccio

Ogni volta che andiamo a passeggiare.

Non m'hai lasciato il velo sollevare.

Inutile la mia perseveranza,

Questa che scrivo è l'ultima mia stanza.

 

30 Dicembre 2020

*

Ballata per Tally (II)

Quest'oggi è sabato, tu non ci sei,

Solo una cosa desidero fare,

Pensarti, e tutto il giorno vagheggiare.

 

Gli occhi profondi, lo sguardo sensuale,

La giovanile sembianza radiosa,

Il lieve sorriso adolescenziale,

La silhouette slanciata, maestosa,

La vigorosa selva rigogliosa.

E' dolce alla tua immagine pensare,

Sublime questo mio fantasticare.

 

Ogni pensiero presto si trasforma

In desiderio; di passione pieno,

Percorron le mie dita ogni tua forma,

Le mie labbra l'immenso tuo bel seno,

In un abbraccio appagante e sereno.

L'abbaglio, infine, per poi naufragare:

La verdicante selva penetrare.

 

19 e 20 Dicembre 2020

*

Ballata per Tally (I)

Quest'oggi è sabato, tu non ci sei,

La languida e solinga mia insicura

mente la tua persona si figura.

 

Si figura e rammenta il giorno in cui

La prima volta ti vidi, era Inverno,

Della mia vita i sentieri più bui

Attraversavo, perso in un inferno

Ostile, amaro, che pareva eterno.

Giungesti in mezzo a questa melma oscura,

Fugasti, in breve, ogni mia paura.

 

Ogni paura fuggì non appena

La bocca apristi, dolce Primavera,

In un caldo sorriso, e la serena

Stagione seguitò quella severa.

M’indica la magnanima, sincera

Nobile tua gentilezza, sicura,

Una raggiante visione futura.

 

12 e 13 Dicembre 2020