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In eterno
Quante lancette ho visto girare
il ticchettio colonna sonora
rimbombare o non funzionare
ma il risultato è che ristora
il tempo fuggente e già invecchia
la tua età di vita mia rispecchia.
Succede che ora si è capovolto
il conto comincia dall’infinito
tu torni indietro e io il risvolto
di un cammino da Dio punito.
Ti prendo la mano a ogni gradino
ti dico aggrappati dove sono le scale
sotterri il seme nel mio giardino
coglierò in eterno dalla mano frale
il giglio profumato della tua essenza
che m’amerà anche di te senza.
Striscia di Gaza
Sotto un pianto grigio di nubi
sulla Striscia, zolla di grumi
la speranza di vita tu rubi
agl’occhi accesi in frantumi
ai mendicanti d’azzurri cieli
in prima fila nella trincea
con ruvi in faccia di grattacieli
e melma civile, un’odissea.
Grappoli di bombe appesi al sole
su bocche gelate dai finti sorrisi
stringono un nodo alle mute gole
i lamenti dell’ora finale dei visi
Mentre un fante di vita fuggiasca
traghetta la sorellina in spalla
coi dardi di sogni in una tasca
rinviene la mamma e una palla.
A mia madre
Il giorno dei morti
Suona la campana triste solitaria
Ulula litanie la bocca del vento
Invecchia di uno la meridiana oraria
Segna la strada al dì del lamento.
Si cammina tra serpeggianti sentieri
com’un antico labirinto senza uscita
Qui riposano i morti e i pensieri
con passo lento e veruna fatica.
Alture dimore di cappelle in marmo
con porte e finestre in lucente bronzo
munizioni di fiori tra dita in disarmo
All’occhio d’un falco girano a zonzo.
Piovono al suolo le foglie gialle
Volteggiano falene e labbri al sole
una vedova si copre con lo scialle
fanno il girotondo le infiorate aiuole.
Visi di avi morti parlanti
più dei vivi morti passanti
E’ il giorno ferale dei morti
e dei loro giorni oggi risorti.
02 novembre 2025