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Raccolta di poesie di Giuseppe Airaghi
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Per scrivere poesie

I

Per scrivere poesie sincere
è necessario essere innocenti
e spietati come bestie senza morale,
essere il morso che strappa la carne dall'osso,
il cane bastardo che non molla la presa,
che scava nel fango della terra smossa,
che porta alla luce la preda occultata.

Per scrivere poesie vere
non si potrà più mentire,
ci toccherà colpire,
svelare il sudario,
lacerare la benda
a mostrare la ferita
viva.

Per scrivere poesie sincere
non ci cureremo di farci del male,
di strapparci lacrime dagli occhi,
di cavare denti ai sorrisi.

Per scrivere poesie vere
è necessario condannarsi
alla solitudine e al disprezzo,
lavarsi le mani nelle lacrime
del fratello inconsapevole,
inchiodarvi a martellate nella testa
la bellezza del mondo
che non volete vedere,
inchiodarvi a martellate nella testa
il dolore del mondo
chiuso fuori dalla soglia di casa,
l'urlo che non volete ascoltare.


II
Se scrivessi davvero poesie sincere
sarei condannato alla solitudine,
bandito, messo all'indice,
scacciato oltre le mura della città,
nei boschi profondi dai quali
non sarei più in grado di tornare.

Ma io non scrivo poesie vere,
mi accontento di versi
che non mi condannino alla solitudine
e al vostro disprezzo,
versi che non siano chiodi,
che non siano lame,
che non siano raggi di sole.
Io mi limito a impostare la voce
per darmi fiato da vecchio trombone,
per spettinarvi i capelli
che riaccomoderete a pagina chiusa,
per adescare applausi
che non vi costano nulla.

*

La foglia verde

Qui dove tutto ci dimostra
che è solamente febbraio
(quale altra definizione potremmo azzardare?)
sediamo, dando le spalle al senso di marcia,
sedotti dall'illusione che tutto sia un gioco
che potremo interrompere al richiamo per la cena,
una specie di autoconsolazione,
un lieto fine scontato in dissolvenza.
Ci arrendiamo al sollievo
della rassegnazione della sera,  
mettendo a tacere l'impressione sgradita 
di non aver compreso appieno i segni
che avrebbero potuto rivelarci i motivi.
 
Il traffico è un alone trascurabile
sulla condensa umida dei vetri,
le donne che attraversano la strada 
sono donne bellissime 
nei loro cappotti di luce,
nei loro volti di erba nuova,
nelle promesse dei loro silenzi.
Persino il conducente del tram,
a quest'ora di sera, nel tepore che stordisce
accarezza i propri desideri muti 
nel silenzio di uno sguardo dritto sulla strada
e abbozza un sorriso di foglia verde
malgrado il buio 
di questo febbraio.