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Raccolta di poesie di Emanuela Lazzaro
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Memorie....

Ricordare...

immagini, voci, odori, sapori,

mentre passa il vento lungo,

tra le strade, dentro le case,

sono ombre cieche

che parlano alla mente,

di un teatro di menzogne, 

sono scene che si bloccano

e tornano forse per delle ore,

punendo ogni anno,

chi non ha più lacrime,

ma la solitudine da combattere,

dopo tutto sono solo i ricordi

di chi ha lavorato per essere libero.

*

La storia di una Vita

Un bimbo inginocchiato davanti al fuoco,
resta un po’ in ascolto
della madre che legge piano al tavolo:
C’era una volta, no,
c’è ancora, la vita che cresce in una storia,
è la storia di un fuoco d’amore,
in cui l’amore unisce due vite:
a loro un dì, una voce diede la sua luce,
perché iniziasse la Storia scritta dall’uomo.

Il bimbo ora si è addormentato,
sul grembo della madre che l’ha cullato
con la storia della sua vita,
dove al tempo spesso ha sorriso,
con gli occhi, anche tra le difficoltà,
poiché l’amore è come il moto di un fiore,
nasce, prospera e poi muore
ma non s’arresta mai nel suo divenire,
prima di dare un nome a ciò che chiamano Dio.

*

Sfumature d’Autunno

Oltre la finestra ed oltre la prima freddezza,

Vedo il tramonto un po’ adornarsi,

tra le nuvole un flebile raggio di sole

a riscaldare sta il cielo all’imbrunire.

Come in un gioco di più colori

che con mani esperte il Divino lega,

le brevi gocce di pioggia danzano nell’aria,

tintinnano un po’ sull’erba,

di sporco assai si ingrossano

e s’ammassano infine scivolando a terra.

Si empiono i fossi nel silenzio,

si copre di foglie secche, gravide di nebbia,

il prato ancora più assetato,

nell’andare di attimi che fuggono il tempo,

avvizziscono i cappelli dei funghi,

perdendo spore che marciscono nell’acqua.

Muta è l’età che non muta:

mentre la sera bussa stanca alla mia porta,

tutto intorno a me si tace,

l’Autunno depone già le sue sfumature

e rotolando ancora tra la gente,

come un pittore, stende la sua mano sopra i giorni.

*

L’inverno tra i rami (a Treviso)

In silenzio pare trascinarsi stanca sui sassi,

è l'inconsolabile luna

che s’affaccia ogni sera nella cupola,

mentre con fugaci dardi,

il vento spia gli inquieti amanti,

nascosti come fantasmi,

essi fremono incessanti dietro un portone.

È l’inverno tra i rami

che fa dimenticare anche i nomi,

i pochi tra gli uomini celebrati nei portici.

Eppure non basta più il cervello

a sfamare ormai la fame,

chi vaga tra le ombre e non ha da bramare,

nulla perde se non la sua voce,

quando lascia andare le emozioni al freddo,

innanzi a Dei che siedono sul cemento.

Così è l’Italia tra i Paesi

che alza le sue mura pur nutrendosi di desideri,

per l’idea di una miseria debole,

sta sotto il calcagno il diritto al lavoro,

mentre briciole di pane alcuno distribuisce,

mostrandosi della strada amica,

per indurre le molte cicale,

a cercare in fondo al tunnel un po’ di luce.

*

Veleno

Molto ho preteso in quest’ultimi anni:

ho disegnato occhi tinti di mare

e sorrisi poco languidi,

punendo la sola mia arte di fingere.

Ho visto il sole cadere nel cielo,

scivolando in un meriggio nebbioso,

mai prima sono stato così cieco.

Sino a ieri sfiorivo nell’illusione aspra

di non essere più degno.

Oggi scrivo per tenere un giogo,

dolce o amaro come veleno,

l’amore è ciò che ogni uomo sa e lo anela,

ma solo chi lo vive ne può scrivere,

pur nel timore di non poter sempre capire.

*

I minuti che vivi.

È così vana la ricerca quanto inutile è lo sforzo,

nel volere piegare lo spirito al cuore,

poiché il sentimento è solo un’altra fermata,

anche per chi non sa capire

ma non rinuncia a salire le scale della propria vita.

In fondo, quello che l’uomo vede

altro non è che un po’ di pietà e conforto,

quando al giungere della sera si ferma il tempo.

D’un età aperta all’attesa è un sogno ricco di cenni.

Scrivi, dunque, giovane amico!

I minuti che vivi in ogni punto del cammino,

parlano ed in versi mutano la realtà di sensi desti,

per potere cogliere la natura

ed i brevi riflessi dell’essere ancora un po’ se stessi.

*

Sogno di metà Autunno.

Quando la nebbia cade densa a pioggia,

intorno mormora la natura:

è il silenzio delle foglie che già danzando,

si spandono secche a terra.

Nel gocciare dei rami spogli,

là dove anche i numeri paiono suoni,

s’effonde profumo di muschio antico,

tra chiazze verdi e sassi,

scivolano animali orbi nel fondo del bosco.

Ma nella mente che fonde i ricordi,

anche un fruscio pare un afflato dell’anima:

giacché il piede l’ombra segue

in qualsiasi punto di un cammino,

la musica si dà all’uomo,

per un sogno di metà Autunno,

tratto da spartiti sgualciti, prima mai suonati.

*

Europa

Seduta di bianco a cogliere fiori,

s’adagia una fanciulla

nel giardino che fu d’Europa.

Con un sorriso ella si tende

ad ogni mossa dello Scirocco,

carezzevole la guancia,

guarda lo stelo suo prigioniero,

un giovane già reciso,

ancora prima di sapere vivere.

Eppure raggrinzisce un fiore

chiuso in una mano,

se cade poi preda del buio,

solo così muore.

Nella luce tutto traspare:

strana è l’età e scivola in un attimo,

quando l’eterno divenire avanza

tra le ombre senza sosta,

come un magma al corpo già s’attacca,

ma con l’idea già vede,

peregrina la sua strada mai finire.

*

Occhi color dell’anima »
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*

Lo sguardo del rumore del mare.

Non è facile cominciare il giorno,

offrendo nelle mani,

illusioni e ricordi

per ritrarre lo sguardo

di chi veste del mare, il rumore

nel candore dei raggi del sole.

Sono un po’ disegnati

i suoi occhi di cobalto

in un paziente sorriso danzante,

quasi un faro d’inverno,

per dirigere diversi passi incerti.

Sono occhi che evadono le parole,

mai seri, un po’ leggeri,

ma quando essi celano l’anima,

l’eguale sentimento indifeso

pare solo vivere,

ancora, di un unico attimo eterno.

Poiché più non sono ombre,

gli amanti che guardano

camminare il presente

alla finestra l’una dell’altro.

*

Il buio nella tempesta.

Le sei del pomeriggio e già tutto è buio,

ma è presto per uscire,

da dietro i monti spolverati dalla neve,

m'accorgo, sta per venire

ad arrestare i flebili raggi del sole,

una coltre di nubi nere,

nunziando infine una breve tempesta.

Attendo un po' alla scrivania,

mentre la pioggia investe i vetri già opachi,

ma a tradire l’ora ed ogni altra idea,

è un fuscello sferzato dal vento,

mentre un lieve solletico reca un dubbio,

confuso un po’ tra i sibili

che fischiano ad una miseria inumana.

Eppure è dato ad ogni persona

che vince le guerre nella luce propria,

di gareggiare in un'arena,

per la memoria di generazioni

che non temono un disegno senza colore,

per camminare sicuri,

anche tra i fantasmi che ululano nella bufera.

*

Non senso

Quando pare solo per abitudine

che i giorni scorrano,

come foglie secche che oscillano

senza una direzione,

torna ancora in superficie

il colore che del Vento dell’inverno,

fugge già la carezza,

quando l’età resta sola alla porta.

È il cobalto d’uno sprazzo tra le nuvole

o un sussurro che vibra tra le onde,

mentre il Faro un po’ irride

una pennellata di sole in laguna.

Eppure, non oso scordare

che ogni mio sguardo mai è sazio

d’ogni effimero attimo già perso,

perché nell’udire

la Bora scompaginare i pensieri,

non posso cedere

al muto avanzare della vita orba,

mentre ancora siedo immobile al Molo.

*

L’onda

Cieli ameni siedono sulle sabbie deserte:

v’è un silenzio attonito

tra le immondizie sulle strade,

s'appressa strisciando l'odore di fango e sangue.

Sale il giorno sopra le case,

dopo che l’onda s’è allungata folle.

Così all'angoscia l'uomo apre.

Mentre il sole abbaglia ancora le palme straziate,

si celano un po' sugli scogli

gli echi di poche ombre perdute.

Secca in spiaggia s'arresta la morte.

Ma le grida d’un vecchio tremano nel vento,

come coltelli che affondano,

pesano sui corpi anonimi.

Ieri in una conchiglia erano chiusi i ricordi

di due bimbi compiaciuti

nel ridere d’una vacanza desiderata,

mentre oggi giacciono i rottami

tra i miliardi d’una partita mai finita.

*

Il sonno della libertà.

Nel buio, difficile è trovare un’ispirazione

prima di cedere al silenzio,

mentre all’ombra opaca di una lampada,

lo sguardo si ferma assente;

ma forse è la mia mente

che pullula di così uggiosi anfratti

dove un po’ si perde inerme

anche la corsa a dileguarsi,

poiché neppure i sogni possono acquietare

la fatica muta di sopprimere la noia.

Eppure Morfeo già mi sussurra

che il sonno è la sola libertà nuda

a cui ogni uomo anela,

prima di svelare ogni debole paura,

solo mi resta negli occhi,

la nebbia che ancor piove sulla memoria

mentre la notte copre di pace,

le membra che s’adagiano un po’ spossate.

*

L’albero del fico.

Accanto l’orto, v’è un albero di fico

che s’erge forte e severo

e stende insieme le sue braccia,

rigogliose di foglie palmate,

per udire tutte le storie,

nate all’ombra d’una breve sera.

Come un solitario guerriero antico,

egli scruta un po’ il mondo,

dal cortile sino all’Espero

e tende all’età dura, senza più alcun timore

della tempesta che sfreccia

o della corteccia che si sgretola.

Coi suoi frutti zuccherosi

e l’ampio collo di legno,

egli dipinge l’Estate

del suo regno un po’ ammiccante.

Mentre tra i rami si posa

la rugiada del mattino che segue,

egli offre l'avvenire

d’un sapore pendente di viola,

per accogliere l’uomo

che sotto le sue fronde, le membra già nasconde.

*

Canto per la mia piccola parola sorridente.

Sotto le fronde di questi platani,

tra liete figure e note,

ecco, io sono un verso

che qui resterà, ovunque in Te,

come l’incanto d’ogni attimo

che riverbera un po’

dalle labbra dell'Aurora,

come una foglia bagnata dal sole,

mentre la Bora si accarezza,

inciampando tra fuochi nella nebbia.

Sul ghiaccio ora soffia l’anelito

di quel tenue sogno,

quando col cuore all’inferno,

più non bastava ricordare

l’eco di una voce

né dell’infinito, un fremito

per seminare nell’odio l’amore

e di pace, colmare ogni debito.

Suvvia, non tacere!

Poiché l’ombra di me morrà

se il cielo si confonde,

mentre si trascinano le anime,

cullando i fantasmi,

nell’oblio, d’un colore appassito

*

Il mestiere dei concorsi.

Gli occhi affogano un attimo nel vuoto,

poiché senza nome è il modulo

che conosce bene il candidato,

è un foglio fine su cui non può oziare

il breve passato lontano

di un giovane in cammino,

su e giù per lo stivale,

solo per giocare a croci e destino.

Ma cosa scrive un concorsista?

Difficile è pensare

che per un’assurda pazzia,

potrebbe accendersi un’idea

già per trovare la risposta,

lasciando andare l’aria sopra la testa.

Eppure non è così diverso

scordarsi il proprio risveglio,

nell’inferno infinito,

quando non basta più un minuto

per sperare di vincere accanto ad un nome,

la libertà di lavorare.

Perché di chi concorre è la vita

pari ad un viaggio dopo l’altro, senza capolinea,

ma è sempre sotto lo stesso cielo

che ognuno suda e cammina,

tentando ancora l’ennesima ultima fatica.

*

L’alba degli uomini

 

Ai primi chiari, i naviganti

s’affannano lunghi

a cavalcare un po’ i flutti,

fra le bettoline, si confondono nel golfo.

Mentre i gabbiani dal roco eco

fendono così il cielo,

un pescatore con la lenza in mano

siede lesto in silenzio,

alla roccia del Faro indugiando,

a legare attese per il giorno che viene.

Egli porge l’occhio al minuto,

la canna poi s’impenna

al breve guizzare d’un pesce.

Si fermano intanto i passanti

a mirare luci, nel mormorio delle onde

e si stringono insieme

quando gli spruzzi bagnano

gli sguardi disattenti,

mentre il sole s’alza a dissipare i sogni.

È finita l’alba degli uomini

che vivevano da soli quegli anni,

quando tra cielo e mare

non v’era alcun confine

né si spegneva più la voce

di chi con il suo lavoro,

pescava la fatica d’ogni giorno.

 

 

(Al porto di GENOVA)

*

I passi nel tempo

M’attrae un’idea

mentre ascolto una storia

dove il vento gioca col tempo

e la scienza appare

solitaria come un deserto.

Eppure, quando le ombre

un po’ s’allungano,

m’accorgo ancora che

l’unico pensiero

che s’alza fugace,

nell’uomo che stanco si siede,

è sapere di non essere solo,

né un atomo perso nel buio,

né un oscuro tassello

di quell’infinito mosaico

che si chiama storia della vita.

*

L’alba sul golfo di Trieste

Quando odo scivolare tra le onde

i sospiri del tempo

e gli informi giochi

di luce a cadere dal cielo,

io chiudo i miei occhi

e sono vacui di inverno,

gli infiniti istanti

carezzati dal gelido vento.

Sul golfo si posa un po' l'anima

e, infine oltre lo sguardo,

stende le sue dita cangianti

una candida pittrice

che il buio non strema.

Orsù, non muore più la mente

sol perché un’ombra si perde.

E tra i mille sussurri del mare,

fluttuano diversi colori

poiché si veste di quiete

un'emozione che più non offende.