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Raccolta di poesie di Klara Rubino
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Passi...verso i sogni (coi vostri titoli)

Passi l'occasione

capita sovente.

Passino

le tue gambe come cuccioli bianchi

l'amore vibrante

passi

una società migliore

in photoshop.

 

Passi ottobre

come cercarci l'oro tra i silenzi

un caos calmo di nuvole.

Ho gli anni; passino,

tempeste sul filo dei giorni.

Mi ha svegliato il rumore di truci ferite

come sinfonia di incerti giorni; passi

ché io inciampo_ in migranti sogni.

*

Ti ascolto

 

Te l'ho già detto che il 

Fiume impetuoso della Vita

scorre in te?

 

...perché tu sei tenace come

un ruscello e tendi sempre

verso il mare, correndo

 

sorvoli ogni masso così

li rendì tutti più dolci, poi mi parli

come parlassi a te stesso

 

e i tuoi consigli io li ascolto,

nel battito, in piedi sotto un salice

che mi accarezza la testa

 

col ramo esile e flessuoso

ti soffia lieve sulla cresta

per un attimo solo, che ci basta.

 

*

Nella mia stanza

 

C' è un sasso bianco nella mia stanza

che fu tenuto tra le mani in preghiera,

c' è una foglia gialla che fu amata

c'è chi non c'è mai stato

chi mai è esistito, c'è chi voglio.

C' è un foglio, che ho colorato

che il tempo ha consumato.

 

E' la mia stanza c'è un flauto 

dolce ed una foto antica, una sedia

scucita, uno specchio lucidato.

C'è il mio fiato attaccato al soffitto

e un insetto nascosto dietro al cassetto;

un libro rovinato, un file non salvato.

 

C' è uno sguardo e due

scintille, un fuoco caldo

e un poco di freddo

intorno alle caviglie. C'è 

una vita abbandonata

ora appassita...già

s'è assopita.

 

*

coi vostri titoli

Rovesci le ossa nei solchi dei morti

fonte segreta

portami con te,

se il ritorno fosse escluso 

lascia i tuoi occhi;

troverò 

lo splendore del buio:

Notte, la sposa danzante

di marmo vivo inamovibile.

*

Vita e morte

 

Il ramo bruciato

nasconde in sé il fiore più bianco.

 

Indifferente l'azzurro 

e il verde suolo. Sotto

 

scorre dolce la lava;

con fatica io invece avanzo 

 

a un passo 

da quel brunito abbraccio. 

 

*

Atman

Ansimo

Tra le dune un

Mulinello

Al centro la quiete del tuo

Nome

*

maledetti

 

Mesce vocali e consonanti il poeta

movimenti di formiche accenti

e briciole di virgola tra nugoli

di zanzare, poi un pugno di mosche.

 

Cuori maledetti, se come aracnidi

non mancano d'arrampicarsi

su fili da loro stessi tessuti

e lanciarsi contro la roccia carsica!

 

Particolare non trascurabile 

però, trascinano a sé maree

d'argento, quelle che si attaccano ai

polsini bianchi e chiusi d'un pianista.

*

Sapessi

 

Se la gente sapesse

come si toccano in segreto 

la notte i rami nel bosco

 

se tu sapessi come

nel bicchiere di plastica rosa

in equilibrio verticale sta

 

il gambo di mimosa tra l'acqua

accanto al detersivo-piatti arancio

all'aceto che sgrassa

 

se sapessi come essere

la notte, il vento

e il giorno, incorrotto aroma tenue.

*

Vita che ti svegli- coi nostri titoli

coi nostri titoli di qualche giorno fa

Vita che ti svegli

 

Vita che ti sveli

mi prendi in braccio, proverò

a capire la vita vissuta

il progetto d'un poeta rozzo

coi suoi lampi di luce, pezzi

di sé benandanti la notte

su sentieri segreti: la vita

nascosta nei tuoi occhi,

Vita mia, che ti svegli

 

 

*

Rumi

...perché sei venuto?

Il mosto del tuo vino era nell'aria...

RUMI

L'ho rimesso al suo posto

sullo scaffale in basso

ma di spalle come un segno

di riconoscimento

perché  forse sarei presto tornata

così si fa con la sfiziosità

nella dispensa, fanno

così i maghi con la carta prescelta

così ho fatto anch'io con te

*

Creazionismo

 

Creazionismo

 

ninna nanna ninna oh 

la mamma è il cielo, il

babbo le stelle sulle 

dita di un infante

puntate verso il cielo

e la madre che guarda

e dalla palpebra stanca

d'un anima che rivede

andargli incontro dita

e materne carezze

nasce lì un libello

magenta di poesia

*

Briciole

Briciole

 

Piccole gocce

di rugiada bastano a

dissetare un fiore

 

Ho scritto sulla spiaggia

mia figlia l'ha letto

avvicinando quel viso alla sabbia

 

E dalla palpebra una primula

è volata, come uno sguardo 

di concordia, col mondo

 

dei cani soli tra le dune

e Marzolino vento che onda alza

briciole di libertà. 

 

 

 

 

 

*

Così mi ha cambiato Ragno Covid

Così mi ha cambiato Ragno Covid

 

 

Anche oggi, come ogni tre settimane

avviene di consueto, vedo i

capelli ormai divenuti bianchi

inanellarmi il viso, come dentro

un occhio fatto ad uncinetto

 

ma questa volta non penso che domani

incontrerò qualcuno e come faccio.

Anche perché questa sera, a guardarmi sola

davanti allo specchio, mi sembra che

mi si addicano...

 

Si addicono i capelli bianchi al dolore,

a tutto il dolore che sto vivendo, alla pazienza

che sto generando ed alla forza

d'affrontare queste desolazioni e alla debolezza

che a volte lacrima fuori di me.

 

E con questi capelli bianchi il mio viso,

sempre lo stesso, solo

più dolce mi sembra e la sorgente

di speranza in fondo agli occhi

è più profonda.

 

Così mi ha cambiato Ragno Covid!

 

*

Ragno Covid

Ragno Covid

 

 

Dietro, cosa c'era,

dietro la tela del ragno,

c'è ancora:

 

aria pura

e noi imprigionati

dalla paura

 

d'un Covid domestico

coi suoi filamenti lunghi

ci cattura

 

schermati ci sputiamo

addosso, l'un l'altro

mascherine non proteggono

 

dall'ingiuria

d'un orizzonte negato

tutto attorno ad un paese svuotato.

 

Ma i bambini continuano a cantare

a studiare; a fare goal! Con fionde

smaglianti e due rametti scattanti

 

distruggono e

senza pensarci calpestano

l'invisibile enorme ragnatela.

 

 

*

Iris Violetta

 

Iris Violetta

 

Alzo le braccia al cielo e

sotto le ali ti mostro

venature in evidenza, rughe

biancheggianti al sole, 

pelle trasparente al tuo sguardo

ed un fulcro zuccherino, pronta 

anche ad appassire per il mio re.

 

 

*

L’estatico idromele (riscritta)

L'estatico idromele

 

Tra le betulle saliva l’azzurro

scendeva quell’ambra che le accarezza,

all’orizzonte monti di velluto 

qui, t’offro di restare

 

protetti, dalla saliva del cielo 

nella danza lenta otterremo anima, 

non altro che un po' d'ombra e acqua sorgiva 

il σῶμα è in quieta attesa

 

come sul ramo l'esile calandro.

Amalgamiamo, col soffio del nostro 

abbraccio, miele e saliva nel tempo

ciclico dell'acqua

 

otterremo l'estatico idromele.

 





*

Una ninfea (riscritta)

 

Qualsiasi -cosa- dunque!

 

Allora io senz’altro e subito:

Una ninfea!

 

carnosa e di color verde scuro,

di notte custodisce petali chiari,

giallo ocra o dai molti toni del viola

che poi, lentamente, si schiudono

generosi, al giorno.

 

Ci sarà lì vicino, un salice piangente?

...muove l’acqua dolce,

all’improvviso correre del vento.

 

E un suono?

vivace armonia

dalla sorgente di una bambina allegra...

 

No, non potrei mai- risponderei-

e m’accorgo ora di quant’è prezioso,

fare a meno dell’ Essere Umano!



*

Sopravvissuto (riscritta)

 

 

 SOPRAVVISSUTO

 

...la patina ghiacciata, distesa

e quell'acchiappasogni alla finestra,

l'immobile busta della spazzatura;

ma c'è un bocciolo a grappolo

 

aggrappato, vermiglio

al ramo grigio amianto

di quel biancospino nudo

e vorrei spogliarmi anch'io

 

d'unghie d'orecchini e secchi rimpianti

ché tu possa vedere solo il grumo rosso

del mio amore pulsare, appena

 

come vibra la pupilla

d'un sopravvissuto, che la soglia

di casa varca.




*

Soltanto qui

Queste spighe di grano arcuate

e vibranti

sono le volte d'una cattedrale 

senza rosoni, dal tetto azzurro

 

perché  è qui

soltanto qui, che t'amo al vento!

 

Queste biade di fieno slargate

e cascanti

sono i pensieri d'un vecchio 

senza più casa, né conoscenti

 

perché è  qui

accucciato, che la sera beve canti.

 

Queste piaghe  alle mani di sogni

distanti 

sono scogli taglienti su scafi

scorticati dal sale

 

perché è  qui, è  soltanto qui

che l'immenso si fa presente.

 

*

Spennacchiata

Spennacchiata

 

Stacco un petalo

emozione, già scalci nel suo grembo?

Stacco il secondo.

Nella caverna solo schermi al plasma.

 

Cade il terzo petalo;

sarò il fiume che gorgheggia nel cielo!

Il quarto non cede.

Silenzio attanaglia e io la preda.

 

Stacco il quinto

tra il sipario dei monti s'apre un bacio,

il sesto lo strappo

non travalica il tremore le labbra.

 

Il settimo,

acqua abbraccia una bacca di ginepro...

finita!

Era un po' spennacchiata la margherita!

 

*

Al centro

 

...àbiti

annodati gambe e braccia nell'aprile chiaro

per tutto il giorno stanno al centro

tra macchie d'azzurro e ocra muratura

osservo quegli innamorati

c'è un bisbiglio erotico

marea onde e il filo d'acciaio degli scogli

tanghéro desidério

racchiudo il vento in un corpo d' illusione

*

Tutto pare (riscritta)

 Grazie ai consigli di 

Giovanni Baldaccini

 

...spazio distorto.

Palloncino chiuso in una scatola ostile

sbatte contro

pareti di cartone, come oceano

che s'accozza, la luna

di spalle

e le stelle pettegole comari

già da un po'!

La sabbia è fresca però

scorre dolcemente

sull'arenile come te tra le mie dita.

Respirando il vuoto ascolto

marea cupa,

assaporo l'odore

sgradevole degli scogli

e mi concedo ai brividi di una cercata solitudine,

perché è pace il mare

anche quando è nero

e tutto pare solamente,

solamente pare...

*

coi vostri titoli

 

Com'è solo il bosco

grembo, cantilena

complice la luna come un melograno,

sentimenti in panchina.

 

-Il piede di una donna-

un Blues per Paolo:

sotto un tetto di stelle,  Alessia.

 

Puntovia, semplicemente sogno sconclusionato!

 

...No Way To Get radici

in cielo!

 

 

*

fino a risolvere ogni nodo ( riscritta con citazioni)

 

FINO A RISOLVERE OGNI NODO

 

Quanto tempo, senza pensieri spendo

a nutrire, ciocca a ciocca i suoi capelli,

fino a risolvere ogni nodo;

*muta, la spazzola passo e ripasso…

 

che verde è giacché è il verde che ama!

Quei fili di seta ricadono

carezza, sull’esile schiena nuda

e ad osservarla, sull’altalena,

 

i boccoli al vento all’andata, in faccia

al ritorno, di nuovo al vento ride,

*e con le foglie infinite del platano,

s’inciela!

 

 

 

nota: 

* da La Tessitrice di Giovanni Pascoli

* da Spiracoli- senza titolo- di Giorgio Orelli

 

*

Io no, non scrivo

 

Ed io l'ascolto.

 

Lascio che

vita rapisca.

La trattengo.

 

E grazie a lei sono tutto

 

anche ciò che non voglio

in  un volo d'assenso 

d'assenzio d'assedio, d'assenza.

 

*

Coi Vostri Titoli

Posso salire? 

Dolce come l'autunno

io non riesco più  a parlarti.

Sotto porticati

i tuoi occhi mi scrutano, 

aneliti d'infinito

ancora, tastano stonati il carro dell'oro,

quel tempo ormai svanito.

È tutto qui?

Nel vasto mare del sogno... 

una certa luce a flettersi, sintomi 

d'astinenza, mi manchi. 

 

*

la coda raccolta

agitava le labbra screpolate

masticando una gomma americana

la coda raccolta e un'unghia spezzata

nel lembo carnale,

tra la camicetta sottopagata

e sbottonata tiene un orizzonte

in perpetuo flusso

e fuori i gialli alti, selvaggi fiori

una selva che gridava, gridava 

 

gatta scura, ora attraversa le sbarre

dell'inconscio, scavalca le transenne

spettatrice, del suo giogo nel mondo. 

*

Olmo

 

Come il vento la lucente 

chioma dell' olmo scuote, 

dell'assoluto la voce

 

l'anima disparge e risponde 

la terra, di cui  non temo

le viscere, come un'eco 

 

ché sei solo e l'infinito

è  nell'occhio che hai dinnanzi.

Io sono il sole,  cercami ...

 

*

Coi Vostri Titoli

D'un estate ormai al tramonto 

profumo, scrigno di memorie.

 

Del mio nome e dell'estatico viaggio

vado a ripetizione: 

pulizia e vertigini.

 

Vivo sospeso,

ma se un giorno

la nudità del sangue, dal giardino dei sogni 

ritrova le parole, bianche parole nei

pensieri settembrini d'una notte mistica, allora

potrò guardare, lo so  il

sentiero lunare per la sorgente.

 

Attimi di vita nuova, vividi sempre 

ed era ancora presto per non essere 

desiderio

un cuore grande. 

 

 

*

Buonanotte Armonia

...mirti verdi indi tonde

alture e spaccature

riflessi sì scintille

nel nero, della notte...

 

risvegliata da inni

d'organi d'altri mondi

alti, nelle orecchie e

travolgenti...una voce

 

Buona Notte, elettrica

Buona notte, allegra

è una voce bambina,

 

ma siamo nel silenzio.

Che notte sia lo stato

di coscienza di vita?

- le due e quarantuno-

 

è quel magico sette...

delle note e i colori,

bimba mia anche dei nani,

 

come Plutone, il nano

pianeta ove riposo

dopo aver ricambiato

l'amante Armonia.

 

*

D’un contatto

 

D'un contatto ho voglia con la poesia

 

la poesia è come uno scialle

di petali, tutti di viole e

 

sulle tue spalle cade

 

una fine e rada nebbia che sa di antico

e a tutto dona una vela sottile che

 

al nulla muove

 

ma ha anche un sentore di nuovo

la poesia come una madonna di cera

 

un saggio la plasma

 

nel maturo mattino

del suo inverno

 

e appartiene al bianco.

 

*

P.le Core Meo

 

Ti offrirei una torta di cielo 

una fetta azzurra 

e una fragolina di nube rosa.

 

La gradiresti di certo

la mia fetta di cielo,

petali, sulle labbra.

 

Ascolteremmo...quiete 

il pianoeforte d'un ruscello col

coro delle spighe di grano,

musica, dei nostri atomi insieme.

 

L'amore urticare la pelle

mentre l'anima al sole s'inanella,

tenace pupilla che

come neve s'inargenta.

 

Se mi venissi a trovare

in quel monolocale,  sito

in P.le Core Meo!

 

 

 

*

Il ciliegio

 

Se questo

fiore di ciliegio ha preso la strada

curva, della lanterna

come potrà vivere

sotto la luna

senza il nutrimento delle tue radici?

Ogni tenera fibra

dalla vacuità di linfa sarà

consumata sostanza.

Il vento se l'è rapito

stappandolo via da te, che resti sempre

 

speranza mia d'arrivo

consolante ritorno

 

obliquo

e vorticoso il volo ai piedi tuoi.

 

*

Nel vetro

Nel vetro

 

Nel vetro del bicchiere ero immersa
liquido ondulato e dove il sole
non rifrangeva chiarore verde
lucente, grosse buche di blu
metropolitano son milioni,
mutevoli porte del profondo.

 

Come olive brunite nuvole
temporalesche, riflesse, gocce
salate, dall’anima tagliata 
rosse e tornando al mio ombrellone
gronda, strizzando i lunghi capelli,
inchiostro in un chiostro di visioni.

*

Erato eterna

Erato eterna

 

Scie di comete tra i capelli

avesse avuto formiche

a risalirle le vene

 

sarebbe stata qui, come me

emozionata

si leva invece all'alba Erato eterna

 

da una distesa dorata, lontana

la muta musa osserva

la rosa bianca che mai si sfalda

 

ma oltre la barriera di corallo

muori se siedi tutto il giorno

in occhi scuri di cristallo

 

more e siepi che crescono intorno

...o innamorata!

Mi sorride solo un poco e mi scalda.

 

*

La nostra mamma!

 

La nostra mamma! 

acrostico          

                   

 

Le lunghe braccia dalla pelle liscia

Avvolgevano i nostri corpicini

Ninnati dal suo respiro e che floscia

Oltre la sedia, la mano e i piedini…

 

Sospesi in un passato senz’angoscia;

Teneri i volti stanchi dei bambini

Rasserenati dalla veste fresca

Abbandonati a lei, quei fiorellini…

 

Materno, lo sguardo adesso s’è sciolto

Annega in calda serena speranza

Mirando un cielo futuro al tramonto;

 

Mentre, tra quelle braccia, che fragranza,

Avevamo già, tutto d’oro un mondo

!...col suo respiro entrando in risonanza

 

                                                                     

*

Coi nostri titoli

 

Adesso che l' atteso

 Immutabile Amore

non è che un  perpetuo tramare 

oltre il vetro dei desideri 

 un mosaico

lunaticamente fragile

e l'energia s' addensa,

 non in silenzio,

in un vortice di foglie,

 

 scrivere

dietro un vetro smerigliato 

della danza gialla delle foglie 

 rimane

così, negazione della morte.

 

 

 

*

Immutabile Amore

 

Immutabile Amore

 

Come la notte s'abbraccia

un faro isolato

 

con la stessa alchimia

in quell'alone blu, lì

 

dove ogni gesto nostro

in un vortice cresce

 

Imuutabile resta, 

bolla di tempo, che vola e vaga, 

 

così con le braccia infinite di mistero

mi taccio il mio Amore.

 

*

Nel Tabernacolo dell’Anima

 

Nel Tabernacolo dell'Anima

 

 

Tengo custodito

nel Tabernacolo dell' Anima

un Santo Graal.

 

Indosso il mio nome

come un abito da ballo

che a mezzanotte, scomparirà.

 

Tutti i dolori si assomigliano sai

ti portano a riconoscere la non

autenticità.

 

Un papavero giallo sul mare si apre

ed il sole già sale da un prato laggiù...

tutti i colori si assomigliano

 

nel presente. Il presente

solo il presente dei conflitti è

Il Mago Solvente,

 

L' Insolente, giovane sempre.

 

 

*

Coi nostri titoli

 

 

C'è stato un tempo
nell'urlo,
di Splendore
Pianeta Venere in Suite Notturna.

 

Non guardare le vetrine
ma, oltre quella porta special,
un fanciullo,
bello dentro quel senso di radici
dentro il respiro
d'una viaggiatrice nel tempo
di Altrove.

*

Pianeta Venere

Pianeta Venere

 

Soltanto sullo sfondo, della mia vita,
resta sempre egli, proprio come il Vero.
Azzurro che mai sarà di cartone.

 

Vibrante immenso va a frangersi verso
minori isole; brina, sulla strada
che porta i pellegrini scalzi a casa.

 

Se solo mi si avvicinasse un po’
inghiottirei lo stomaco
senza trovare fine alla caduta.

 

Sospeso non pesa perché sta in pace.
Una voglia minuta e luminosa
sfiora, percorre tutto l’orizzonte.

 

La rifrangente, spessa coltre cela
ciliegi in fiore arazzi e rami su ampi
cosparsi campi, lampi, di margherite.

 

*

L’amicizia nel cipresseto

L' amicizia nel cipresseto

 

 

Ero sdraiata dietro un' ampia

vetrata, tra l'alveo

d'un letto fumante,

auscultando un cipresseto

 

svettanti si volevano bene 

le foglie tangenti, 

ne osservavo l'amicizia,

il verde scuro, nel folto dell'alma

 

Essere Poesia. Vola

e stridula in unico stormo 

l'antica fobia. Sono saldo 

anche se viro, vibrando la cresta 

 

quello pareva all'altro dicesse

come fanno quelle rondini, 

stringendo promesse, rapidi

i cenni della testa.

 

*

Schiuma di mare

 

Ricamato dalla schiuma il mare 

riccamente è amato,

dallo sguardo di chi non lo tocca

da chi vi galleggia

senza penetrare. 

 

E si agita il mare.

Dirige l'onda agli scogli 

a tonfare

e nascosto negli anfratti 

va a ronfare. 

 

La schiuma che cede! 

Gode, cade e muore.

 

*

La giovane Suzie, acrostico

 

LA GIOVANE SUZIE
acrostico, rime: AABB; AABB; CDE; CED

 

Lontano languono quei giorni estivi
Amavi i colori, lucidi e vivi;
Guardali ora, risorti nella mente
Iridescente, emozionante lente.

 

Oltre i confini e i più nebbiosi bivi
Volavi, leggera, sì, ci riuscivi,
Anima commediante e divertente
Nuda, sgargiante di luce radente.

 

E Suzie è la mia scelta, disse ‘Cesco:
Succosa pesca, matura d’amore,
Unica sponda dove batte il sole.

 

Zampilla, torrentello sempre fresco,
Immenso è il delta se affidarsi vuole
E dei suoi sbalzi sarò ammiratore!

 

*

Indomito e ruvido il cielo

Indomito e ruvido il cielo 

 

Indomito e ruvido il cielo 

angelica nuvola buca, 

anemone fragile e fiero.

 

Acrobati in subdola sabbia 

cadaveri cadono stanchi.

Crisalide rancida arranca 

 

su libiche carceri il sole. 

Medusa quest'anima affonda, 

famelico e sadico è il mare. 

 

*

Chi son io per davvero?

Chi son io per davvero?

 

 

Troppo intenta a rivestirmi

assecondando

i gusti di quegli altri

 

ho scordato di guardarmi

nuda e scoprire

chi son io per davvero

 

adesso dormo in stazione

mi guardo dentro

ci spendo tutto il tempo

 

ho spento tutto il mio tempo

oltre la curva

sferraglia ignaro un treno

 

affollato d'ologrammi

fragili volti

bramosi d'oro in grammi

 

ignavi rigidi volti

miranti i voli...

biancastre strie sui golfi

 

*

Biciclo di vita

 

Biciclo di vita

 

Stava sola, appoggiata alla ringhiera

l' anziana col cappotto tutto chiuso,

le nubi sempre, scrutava di sera;

la gatta le strusciava ai piedi il muso.

 

Stava dritto come asta di bandiera

tutto pareva tranne che confuso, 

batteva il pollice sulla tastiera 

fiutava l'aria col naso camuso 

 

il ragazzino, dai lunghi capelli 

che via sfrecciava al centro della strada 

e senza mani la bici guidava.

 

Ella, scendendo le scale, tremava.

Precaria vita, che pare che cada!

Curvano il suolo, degli anni, i fardelli.   

 

 

*

Luminescenza

Luminescenza 

 

Se t'accarezzo mi disperdo 

in una solitaria stradina 

tra i mulinelli dell'anima, 

 

calda ambra di miele e invadenza 

di granelli di te, nell'ombra 

sul selciato bagnato,

 

spazzata via dal vento,

d'amaro amerò divorante 

luminescenza frantumata. 

 

*

Il Pifferaio

IL  PIFFERAIO 

 

Non gli importa se 

a seguirlo sia 

una fila di ratti, 

purché, assecondati, poi 

li conduca dove vuole, 

il Pifferaio, avanti 

ancora un passo verso 

 

l' orrido. 

Tiene il guinzaglio,

aizzandoli contro chicchessia, 

muta di cani rabbiosi, 

addestrati al repentino 

attacco. E avanza

il nuovo nazionalismo. 

 

Il buon padre di famiglia racconta

le sue impressioni - E voi, cosa ne pensate? 

Avanti!- aggiunge-  E la parata sfila.

Ti è vicino e ti protegge 

con gli occhi soddisfatti, 

è l'interesse nazionale 

quel potere consolidare. 

 

 

*

Cotidie Love

 

            Cotidie Love

 

 

Sui vetri della finestra appannata

                      Perdona ogni attimo

dal vapore d'una pentola accesa

                      di vita che non sia

qualcuno in stampatello ha scritto storto

                               come t'aspetteresti

nella dispensa ancora c'è un titolo

                           Il segreto della felicità

ma una bambina ricciolina e dolce

                           io lo sapevo già

l'ha letto allegra e baldanzosa a tutti

                         e la posta è piaciuta

 

prima di sedersi a capotavola

                       on the Universal Love

 

*

Adesso acrostico

 

Accoglimi come nuvole la pioggia 

Deridendo il mare che acqua dolce chiede 

Egli ama rinnovarsi in osmosi 

Sibilando della vita che laggiù m'aspetta 

Sogno tra borotalco e

Oro una terra come una coperta

*

infinito

 

Come le vite intere 

arrivano e poi scompaiono le poesie 

come le gardenie si nascondono 

per non sfiorire mai.

 

Non puoi chiedere sincerità alle onde 

ma canti d'amore sempre ascolterà 

l'infinito, dal moto,

indistinto, d'una bocca socchiusa.

*

Osiride ad Iside

Osiride ad Iside

 

Nel più profondo silenzio scesi, divo

sotto il duro ghiacciaio, marmoreo abisso,

nel nero nel rosso nel sale, scisso

e sentire che mi ami; sopravvivo!

 

Come limo nel Nilo distruttivo,

luna d'argento in tesuuto di bisso, 

un orizzonte immaginato e fisso

pronto a sorriderti...solo dormivo.

 

Iside che cieli d'amore rimarchi

dove il tuo Horus portare a splendere, 

stridevano ali bianche tutt'intorno

 

sopra l'orbe, confuse, in girotondo,

più forte e saldo son qui a riemergere: 

col tuo perdono a Seth s'accede ai varchi.

 

 

*

I volti

Cissè due goal hai regalato 

alla tua comunità

correndo ad abbracciare il volontario 

e l'ultimo,  il rigore l'hai lasciato 

al tuo compagno.

Poi nello spogliatoio hai pianto. 

" Ma Cissè tu meriti altra categoria 

Non ti lasceremo andare via 

Io ti ospito a casa mia!"

 

Blessing tornerà a prostituirsi 

con un figlio di sei mesi tra le braccia.

Da bambina imparò ad essere schiava 

presso una timorata famiglia cristiana nigeriana. 

A settembre è stata revocata per decreto 

l'accoglienza umanitaria. 

 

Dalle montagne gelate dell'Afghanistan 

a piedi, in Grecia è arrivato Beloir. 

Una nave l'ha portato a Lecce, 

al Cara di Roma ha gioito che il viaggio 

suo fosse finito. Vuole fare il giornalista e 

raccontarci tutto.

Ora è sul pullman fermo; l'autista non sa

dove andare. 

 

Senza destinazione, come la famiglia 

che per non  morire fugge in macchina 

dall'Armenia, chilometri e chilometri

migliaia

fino a Gorizia 

...sarà che infine tutte le strade portano a Roma 

Al Cara è nata una bambina

" L’abbiamo chiamata Romana,

perché questa è la città che ci ha ospitato ". 

 

Altrove 

verranno " smaltiti "

I volti di Gesù. 

 

 

*

Altri figli#GiornoMemoria

 

Di Auschwitz  parliamo... 

per non dimenticare;

eppure più a Sud al di là del mare,

oggi un centro di prigionia ammettiamo.

 

Roma, trecento e venti i deportati

divisi in uomini, donne e bambini,

che fin faranno nessun lo sa;

proprio da lì, alcuni erano scappati.

 

Migliorati non siamo:

gli stessi indifferenti 

a certi accadimenti 

d'altri figli d'Abramo. 

 

*

E un altare si schiude

 

Tra la corteccia e il muschio 

posso scovarti amore. 

Alcuni rami sembrano radici, 

sgretolati dal vento, 

 

tra lo sfarfallio delle piccole foglie

e gli squarci d'azzurro 

lì,  posso respirarti. 

E quando l'acqua

 

dai ghiacciai alpini leviga

festosa le pietre

tra spore variopinte 

posso ancora ascoltarti

 

 cantare a squarciagola.

Ma soprattutto se tengo serrate

le palpebre ti sento

che mi bussi, da dentro.

 

 

*

Caspita se capita

 

Capita 

di trovare rose strappate dal vento 

 

mignotte alla pompa di 

benzina 

 

giovane che s' appoggia 

all'auto, come barca prosegue 

 

carcasse ghiacciate 

tra la fresca brezza marina.

 

Capita non aver a capodanno di cosa

mangiare

 

e capita non saper cosa fare;

ma noi diremo che 

 

sorgerà

l'alba azzurra tra le rosee onde 

 

ricucendo le ciglia 

sugl' occhi rotti 

 

tra cocci a pezzi e

gli ultimi rutti

 

sulla sabbia l'eco 

dei fatti dell'ultimo dei porci. 

 

 

 

*

Era una di quelle notti ( riscritta)

 


Era una di quelle notti
in cui percepisci il tuo respiro
come un' eco
nel silenzio
e le stelle, che pure,
respirano,
annullando le distanze
ed ogni nesso causale
ad ogni rintocco;
ad ogni croccare di zoccolo
sul selciato
s'indurisce il tuo ventre
e pieghi la testa all'indietro.
Dalla terra s'alza un cielo terso
leggero ti solleva il velo
aiutando la perla a scorrere
dal solco della fronte
aggrottata.
Sotto la fiaccola che oscilla
vieni ferita ancora
da un rammaricato No.
Poco più in là
percepisci esclamazioni
ricche d'attesa.
Tuo figlio, stanotte, verrà.
Incontro verrà al rifiuto
oppure all'adorazione.
Solo a te, adesso il compito
inverosimile di accudirlo
tra le braccia e il seno
da umano a divino.
Amore carnale e

senza cupidigia
come da madre a figlio
come da figlio a madre.

 

*

Gemma e nuovo un colore

 

Quel brillante suo fianco 

ed il sorriso bianco, 

gli eleganti alti zigomi 

d'un testo sacro epitomi.

 

Luna scura tradivi; 

dietro il tiglio languivi,

ché dal foglio respiri 

sussurrando deliri .

 

Mischi odore a sapore 

mescendo vaghi brividi 

nella coppa d'un giglio. 

 

Nel mio ventre c'è un figlio, 

petali bianchi e lividi,

gemma e nuovo un colore. 

*

Le tre guardiane sonetto acrostico

L' oceano col tramonto, caldo coro,

estenuati, ma eternamente vivi,
tutti i giorni intrecciano un decoro.
Rubiconde, raggianti sponde e quivi

 

Esperidi mordono pomi d'oro,
grandi frutti, agrodolci nutritivi.

Un gaio trio, nudo, danzante canoro!
Al frutteto di Era Ladone tra i clivi

 

raspando, il tronco risale dal fianco,
drago dalle cento teste, già custode
invincibile, ben flessuoso il muscolo.

 

Atlante regge il cielo, padre stanco.
Notturna e piena Selene gode,
Elios riposa. S'alzerà  al crepuscolo.

*

Fiammiferi

 

Tremolante 

foglia ritta 

e trasparente 

lotti contro,

sul ramo bruno, 

l'assenza di te 

che ti sarà custodia. 

 

Ansimante, rotta come goccia 

ribattuta dal freddo 

lasciati cadere carezza

senza nulla toccare. 

 

Avanti sempre

le stelle scappano, scoppiano, 

lacrime abbaglianti

presto consunte. 

 

Cede e cade

ogni prezioso effimero come 

consuetudine

fiammiferi. 

 

*

Settecento Riyal yemenita

 

 

Non al sicuro a casa nostra
Rumore uguale dolore.


La luna piena e, giù, dal cielo, bombe!

Il campo profughi è pieno di bimbi.

 

A quattro anni

io giocavo correvo; sorridevo.

 

Sporgevano ossa e l'anima mia energica

dagli occhi tanto grandi

 

la malattia la carestia; la guerra.

Il letto serve per gli altri all'ospedale

 

ma a venticiqnque chilometri c'è

medici senza frontiere; i soldi,

 

settecento sporchi Riyal yemenita

per la benzina, questa, la frontiera.


Tre giorni e sono andata dalla luna.

E nel pensier mi fingo...bombe e mamma

 

che piange, amaro e in quel dolor m'annego.

In Yemen regna guerra.

 

Ma Amal sorrideva, lo sapeva

che quel nome significa Speranza.

 

*

Ecco le mani

 

Tu mi baci le mani. 

Torna cuore e rimani. 

Esci dall'antro.

Ecco le mani,

 

morbidi tulipani, 

taciturni sovrani, 

caldo canestro 

colmo di grani. 

 

Affonda in queste mani, 

giunte fino al domani :

di canti affresco 

meandro di strali. 

 

*

Ovvio

 

Ovvio

 

Pallido sole
misero strazio
ché mai dovresti
mostrarti così triste.

 

Una compatta coltre adesso il Nume
preme, soffoca quasi.

 

Povero mistero il cielo sta appeso


come un pannello
grigio, tondo e lucido
sopra spesso cemento.

 

Vedo la luce in piena là avanzare
scontato cantico delle creature.

 

Gocce di brina su foglie d’ulivo,
scivola stupore, fragile; madido
agonizzo, ai miracoli
indifferente; oppongo

 

con un sigaro in bocca, materia grigia.

 

https://youtu.be/7_ajtU7Gsfk

 

*

Acqua-Poesia

 

Poesia è forma; come acqua 

assume ognuna forma.

 

Suona,  diversamente 

scandisce il ritmo, canta

sul non fruire del tempo.

 

Mare bacini dighe artificiali

é  forma, non ha forma.

 

Scrosciano equatoriali 

i torrentelli, si nasconderanno! 

 

Bottiglie d' acque sapide di sali 

sorseggiano ai simposi 

in eleganti calici. 

 

Berranno dalle fonti 

le radici dei salici. 

 

*

La Vita di Marlen, sonetto acrostico

 

 

Languida e tenera i nastri di raso         

Avevi steso a sera sul comò                  
Venduta fosti a chi, così, t'amò:            
Impose un uso, per l'ignuda occaso

 

Torbido vizio vergò sadomaso:            

Aprire a chi, l'assegno poi firmò           
Disse la mamma e il dovere chiamò     

Impara come va costui persuaso...                

 

Marlen sposò obbligata il gran sceicco 
Amore non le diede, ma una cella         
Reggia di servi stracolma e sfarzosa     

 

Lenta la vita va se fredda e astiosa       
E' diventata però la pulzella                
Nascosta, l'altra, già persuade...il ricco. 

 

*

Contorsioni

 

 

Aromi e note

di fumo

tra brillanti e violini

chiaroscuri

con le mani sporche

prego, ma sotto

la finestra di Morfeo grido

Angoscia! Vibra la frusta

delle illusioni, ci vorrebbero ali

a riscrivere ogni pensiero!

Sorvola cormorano le onde!

Rotolano, come gomitoli

matassa

di dorate contorsioni o boccoli

e riccioli in testa, perché

l’uomo è fatto per rincorrersi

illudendosi d’essere un altro,

nel parcheggio d’un discount,

d’essere diverso da quel che è.

Ma alla fine del volo

di nostra morte

ci troveremo forse

a tacere

nella semplicità d’una landa

onesta

nuda dolce e mite.

 

*

A portata di mano pongo

 

Sulla collina che hai disegnato col gesso 

dai colori pastello 

alberelli di panno

tracce di pioggia 

ed il cielo è glitterato 

sfregando i polpastrelli diffondiamo

soffusi sfondi colorati.

Ed eliminiamo gli eccessi 

con un soffio un dono il sorriso. 

 

La fantasia è un pongo ché 

vorremmo un mondo dove 

tutto si crea e tutto si distrugge 

in virtù di nuove forme ed immagini 

emozioni,

come quello che dicono esista 

davvero e per mano di un certo tal Dio.

Io sono vivo. E la fantasia è un pongo.

Vorremmo con un soffio un mondo.

E voglio captare tutte le emozioni nell'aria

a partire da quell'aria di mare 

che c'è, rosa, là sulla riva. 

 

Accarezzami, come il vento

accarezza le nuvole. Voglio l'onda 

che cozza contro lo scafo nero di piombo. 

Un dono Così leggera Sono assente 

eppur presente, sulla collina

di gesso ed i pastelli 

a portata di

nostra mano, chiusa e tesa.

 

 

 

*

Ho, ah!

 

Ho voglia 

D'inghiottire spazio 

Di mangiarmi il tempo 

 

Ho voglia di arrivare a casa;

Da' tè...

 

Canta per me. 

Brillo per te. 

 

Cos'altro, da fare? 

 

 

*

Telemachus Albertus

 

Telemaco siede e resta in attesa 

di suo padre, un eroe una leggenda

serra la rabbia, nella mano chiusa, 

ché l'orda dei Proci la Reggia affonda. 

 

Un mendicante vestito di stracci, 

Omero canta con gli occhi di Argo, 

gli strappa lacrime, paterni abbracci. 

Canta la fine d'un lungo letargo.

 

Or l'orda diventa onda, e un muro, mare

d'assenza l'ombra, più, non lo confonda, 

calore  e luce riemergano all'alba!

 

L'alma è pronta già adesso a navigare.

La lunga spada la vita circonda. 

Ed il lieto fine, sul mito, piomba.

 

 

*

Pindaro canta

 

Quest'onda vaga, come foglia chiara

Pindaro canta, sulla sabbia sacra

 

d'una perla ascesa tra la risacca.

Mentre tintinnano sapere e fama

 

gli scogli s'assopiscono; non sognano,

dall'anima ferita sangue blu.

 

I miraggi non dissolvono i saggi.

Una domanda rumoreggia, aleggia:

 

o i saggi, i sogni loro, non disperdono?

Sommersa dall'acqua tace la roccia.

 

Pindaro canta dalla sacra sabbia

d'una perla ascesa tra la risacca.

 

 La perla in cielo ruota, la marea attrae.

 

*

Il giorno dei morti di Salvatore A.Santoro videopoesia

 

 

https://youtu.be/Xqg5ZNXEeRQ

*

Virgulto d’edera

Come re assiri assisi su alti troni 

s'ergono i di lei teneri capezzoli, 

quando dalla coppa cala rugiada 

e ogni petalo, l'anima tua, sfalda. 

 

Pure la luna s'è disciolta in fondo 

al pozzo sacro del suo ambiguo sguardo 

e quel sorriso molle. . . anche tu adesso 

per meglio amare i calzari sfili!

 

Degli zingari sei la libertà 

l'inatteso pudore delle madri 

sei uno sguaiato ridere un garrire 

 

sei tutto un gradire; un mare di more,

Mar Mellata, da Mal d'Amore, imbroglio

di uomo; virgulto d'edera, germoglio. 

 

*

Come le siepi

Tra vallate montane

riecheggiano campane 

nascostamente, conchiglie giacciono,

 

quell'onda non udibile

dal mare del dicibile,

orla le creste dal sole dorate

 

nascente ove, s'involano

tamburi, rombi, un tuono;

addomesticati come le siepi

 

così siamo ridotti,

esplodiamo in singulti,

sacrificando gli slanci selvaggi.

 

Ci facciamo potare,

figura regolare,

assecondando geometrie di limiti

 

in nome della quiete,

vite plastificate,

in grandi città, un tempo templi, aperti.

 

 

 

*

Prezioso tramonto

Pallidi spicchi di Ambra 

in verticale sospinti da Zefiro 

sull'Acqua Marina scorrono.

 

E se io sono Rubino tu sei raro 

Diamante blu; giacché siamo 

preziosi, e un tramonto di mare, 

 

quando per influsso naturale

ci abbracciamo

e si amalgamano i colori dell'anima.

Argento ora appare.

 

*

di Cesare Pavese Incontro; Agonia videopoesia

 

 

https://youtu.be/VI0hVPiQpTE

*

Agonia

 

C'è una bellezza che scorre 

e leggera perdura e circonda. 

Ed un dolore c'è che perfora. 

Che si crepi la realtà, 

ne ho  intimo terrore.

 

Ma è forse il sentore

di una bellezza sì grande 

ancora 

vicina.

 

*

Qui tanta pioggia

 

Speravi nel sole

la pioggia fu intensa.

 

Ti fingevi al mare,

che ti sollevasse

 

nel riposo, il tempo,

si dilatasse;

 

volevi ampi spazi

stare ore all'aria!

 

Crollò il Polcevera 

un dì  d' Agosto.

 

Tutto collassò 

in un abbaglio.

 

Soffochi civile

sotto macerie.

 

Speravi nel sole

qui, tanta pioggia!

 

 

 

*

Re-esistente

Mi aspettavi

per l'eterna serenità di un attimo

in piedi

sulla sabbia di confine 

 

tra il grigio freddo degli scogli,  

abbracciato, dal fresco verde, 

e l'azzurro sconfinato d'un

trasparente,  perpetuo cullare.

 

Re-esistente amore!

 

Quel perpetuo  cullare era

pre-esistente amore.

 

*

Lo scrigno delle ispirazioni

 

Lo scrigno delle ispirazioni

é graffiato ha ammaccature 

non si chiude più bene e così 

ecco, quelle vele ne sono uscite 

per una passeggiata. 

 

E  vennero coinvolte nel dispettoso 

gioco che un caparbio sibilare,

il vento,  tentava da ore intorno

alle falangi d' un quieto falò.  Ora 

 

brillanti ceneri sospirano

segretamente

batton l'ali le foglie

dell'alta palma. 

Schiamazzi notturni virano ubriachi

il motore di un tir monotono

e incurante scorre precorre trascorre;

gemo, pesante pensante. 

 

I desideri muti spirano 

sotto la mutata luna 

e i mille grilli del ciel,

coperchio che cade su questo Calderone 

spentosi tra le note calanti

d' una notte d'agosto spesa

come un radar alla ricerca 

del mio intimo.

 

*

Due silenzi videopoesia

 

 

 

https://youtu.be/njSe22hUTlM

*

Le donne DELL’ Isis

 

Tutto nero è, non ci sono colori
di libertà spogliato
chi vuole una schiava dagli occhi azzurri?
L'amore è dissacrato.

 

Questa strada è vuota, chè subito muori
se il vestito è ornato
corrono frusta in mano, i battitori
e Iddio sarà lodato!

 

A nove anni la posso possedere
poiché così Egli disse
non ti voglio più ascoltare, bugiardo!

 

La morte non ha senso ora temere
le gambe stanno fisse
così anche le pupille; quello sguardo.

*

haiku d’un pomeriggio afoso

 

Tanghèri in aere

teli da mare stesi 

petali e grandine

 

*

Matrioska

 

Indossa di sbieco un panama panna

la manica della camicia bianca

risvoltata all'avanbraccio, si danna

a punzecchiare, con mano mai stanca

 

e su quella tela piove la manna,

che Erice bianca e alta vi si spalanca.

Fantasia di bellezza non inganna

...il treppiedi! E il rullino? No, non manca!

 

All'ombra d'una chiesa sconsacrata,

tra edifici antichi scrostati e neri

d'una piazza assolata di Palermo,

 

dal mercato urla di roba avanzata,

noi, ragazzacci amanti volentieri,

incorniciammo un Salmo al Tempo Fermo.

 

*

di Aldo Palazzeschi, Lasciatemi divertire, videopoesia di KR

 

 

 

https://youtu.be/8JD-DIKkR10

 

*

Amore e Imene#CherchezlaFemme

 

Amore e Imene, incontrai delle iene

 

una conduceva l'automobile
in superstrada verso Polignano

l'altra, il passeggero, invece guaiva
pareva essere molto più cattiva:

 

accertarsi della verginità
tramite ispezione ginecologica
alla giovane innamorata femmina

pretendeva ora, quel maschio carnivoro


te lo dico io caro, non è più vergine
il tuo amore non è foresta vergine
e non vale la tua smania un granchè

 

sembra quasi tu voglia obliterare
la bellezza di una donna la poesia,
anzichè affidarti a quel vasto afflato
che ricongiunge un imene anche fosse
lacerato, nell' anima ampia, tunica,


che d'aborigena emozione veste!

Oh, attento a quella donna, la investi!!

 

*

Rosso Oro

Ricordati sempre

non sono un animale

ma una foglia 

rosso oro

sul talamo.

 

*

Come una quercia antica

 

Le Driadi hanno raggiunto un buio specchio

che divarichi i rami scuota indietro,

poi trascina con sé, attrae, scivoli,

 

ma più scura torni poco distante.

L' onda disegna di profilo la spiaggia,

sul traliccio d'una gru, tre gabbiani

 

e attraversare il guado per leccarti.

La chioma sì rida al celeste amico,

sibilo che accarezzi steli d'erba:

fare conoscenza alla luce al sole.

 

Quella potenza sai di certo non l'hai

ti rapisce senza neppure tangere;

l'amore segna il profilo dell'anima

radici vive evase dall'asfalto.

 

 

 

 

*

Vi siete accorti che siamo morti?

 

Ci ho lasciato gli occhi

eppure eravamo in molti

ci sentivamo persi, spersi

 

una sillaba poeta tra persi e dispersi

una spiaggia di scivolose illusioni

 

come canto di sirena

per i sette friabili mari

e non ci avete aperto

 

su quella fantasia, oh stupendo

 

ho visto un costume con le balze

per quando vi toccherà girare, naufragare

 

 

ci avete lasciato in mare aperto

voglio fare la collezione

id concepito nutrito ed infine pianto

 

vi siete accorti che siamo morti?

mentre al fondo

dona a loro  Signore

risplenda ad essi la luce perpetua

verrete attratti

 

oh un id in più 

riposino in pace

che cambia?

Mamma mi compri una Lol?

un id in meno che cambia

 

uno in meno da contare 

solo un comune suffisso

tra persi e dispersi

e da rispedire al mittente

 

vi tenderà la mano

con la speranza d'avvistare

forse Uno

dall'acqua che non disseta

l'eterno riposo

 

sollevandovi

Amen

 

Abbiamo bussato

un dis o un sid

e sorridiamo noi da qui

 

da abissi umani d'acquatici confini

giochiamo con le  parole

da abissi disumani di liquidi sconfini.

 

*

Connubio amaro in sorte

Come una rosa dentro

la campana di vetro 

così mi sento 

 

Dentro una cattedrale 

come foss'io la sposa 

mentre I tuoi occhi 

 

Ardono senza scampo 

dal carnale possesso 

desiderio in 

 

Equilibrio malsano.

Sarà caldo tra i poli.

Al gaudio attento.

 

Tra i pori a me ti saldo 

connubio amaro in sorte

Amore e Morte.

 

 

 

*

Ruoli

 

Saluta con un vezzo da civetta
nel grigio azzurro ai margini dell'alba.

 

Avanza verso Sud, Pallade Atena 
il passo svelto e un languido sorriso
perché lo spazio ceda al movimento.

 

Ora più vicina ora più lontana,
la canterina voce va occhieggiando,
sul dondolo dell'anima, alle Ondine.

 

Lastre lucide seguono il Levante,
la scia d'altri voli, borbottando,
sopra uno scoglio, siede immobile Ares


e verso Est scaglia lo sguardo flessuoso

come nostalgico avvoltoio che
col pensiero impugni il dardo del tempo.

 

Il mantello spiega Atena sulla spiaggia
pare che neve su Ninive cada!

 

Mentre percuote un'erotica scossa
la distesa salata e Ares ricorda
la calendula al lobo della Ninfa.

 

Poi lo schiaffo di Poseidon
li riporta ai loro ruoli
a tutti quei giochi e gioghi
da gueriglia tra fratelli!

 

 

*

Esistete?

Oh parole vere! 

Esistete? 

 

Ragnatele;

tessere di fumo,

poche e

sale e scompare;

 

ma resta 

sul palco lo sporco;

 

l'occhio marcato di chi si forza 

al nulla.

 

Alle parole ostentate 

una ribellione procede 

silenziosa e laboriosa

come di Formiche sul bordo 

orrido d'una graziosa aiuola.

 

È in naturale orario la suola nuova

che le calpesta per noia,  

già vecchia, vecchia sola la parola 

è  vecchia e sola. 

 

 

 

 

*

Mimmi videopoesia

 

 

 

https://youtu.be/8DpIT9a3x00

*

La lingua

 

Asciuga la lacrima fanciulla
una foglia che ruota
cessata è la pioggia
che meraviglia!

 

Un vortice di suoni
il ballo del gatto è una sua messa
farà le fusa se gli porgi una carezza
t'accarezzerà con la coda come fossi
una contessa, in fila alla mensa

 

diva artista o avvocatessa,
divorzista. Tu sei dolce come il sale
Amore mio cattivo,
il bello ha fatto una scommessa;
in questo fermo momento
il carillon del mondo stoppa la giostra.

 

E si apre una finestra
cessata è la pioggia, le parole sono
svestite finalmente,
non più significati solo sono dolci suoni
e tuoni che ascolti la

lingua spontanea di tutte le cose,

 

*

Noura chiede acqua#JusticeForNoura

 

Noura impugna il coltello
alza il braccio il manico stretto
le rema contro il sudore della mano che
trema, una nuvola alta


passa e se ne va, poco lontano.

E se ne va lo stupratore plumbeo con
quella reverenza che il cielo gli riservò.

 

Ora sangue e tutti intorno
sembra quasi un tramonto
sul mare forse Dio piange.

 

Verseranno  lacrime

che la madre tenne strette a sé,
sorseggiandole muta in una tazza di tè
alla menta


opaco di menzogna
ed un fondo corposo di violenza
su quella creatura snella,


Noura dalla pelle scura,
che con gioia correva a scuola, presente sempre
strappava gesti d'affetto appoggiando il capo al petto,
sposa senz'amore bambina.

 

Senz'anima venduta, un patrimonio,
Noura dallo sguardo assente, che deve
restare in famiglia. Il cugino scelto
ora di diritto la possiede.


La usa e la getta; non un giorno solo.
Noura grida no, no. No tenuta ferma

dai maschi del branco che mangiavano

al tavolo retorico dell'aulico salotto, afona.

 

Noura chiese acqua.
Stracciati i petali,
calpestarono il bulbo.


L'asfalto è nero più della notte
piegato, lo stelo,
l'orizzonte piagato.


Della sera innamorata della vita,
o della luna che arrosisce,
della stella palpitante nell'anima,
liquida e calda, non conobbe nulla.

 

Il lungo abbraccio

al rientro, sotto il portone
il sorriso involontario,

al ricordo, non conobbe mai.

 

Ne ascoltò quieta i canti
la indussero a sogni dolci sul futuro lieve.

Allora Noura chiese acqua.


E urlò il coltello, poco lontano.
E tra il tremore Noura affonda.
Il sole tramonta.


Se mi impiccheranno mamma
ricorda loro che Noura chiese acqua
ed una identità.

 

*

Faccia di bronzo

 

Ha un’armatura di bronzo

il mio cavaliere,

glabra un’armatura e fresca;

 

portarmi dentro

è la sua calda missione

un campo di lavanda.

 

Portarmi a far l’amore in un campo di lavanda

il cielo che spacca le nuvole bianche e dense e mi ronza

intorno come un calabrone,

faccia di bronzo.

 

Il mio cavaliere lo sa

che rinasceremo tra

i petali di una viola ortensia.

 

*

Rimorso

Dedicato ai miei figli:

Jacopo e Sonia.

 

 

È  difficile far ruotare questo

Amore Universale sul mio

Fragile Perno è  come girare

la Ruota della Fortuna, 

è  così che capita 

di fare

del male

a chi ami

di più. 

 

 

 

 

 

 

 

*

Un gesto

 

Non ha senso lasciar ad asciugare
i bicchieri sciacquati
sopra ad un piano rimasto un po' sporco

 

mi ha insegnato mia sorella maggiore,
si chiama Lucia
in un momento
c'era come una magia

 

parlava per simboli?
e poi un gesto: col bicchiere trasparente
un getto d'acqua limpida sul lavello insaponato.

Stamattina mi sono ricordata di lei.

*

Sottomano

Clarinetto in treno

e un cappello sulla testa 

stile Antigua, 

un treno antiquo, 

sivali chiari ai piedi 

 

così mi piacerebbe trotterellare 

attraversando l' America latina 

o Amatrice e Latina, 

pantaloni stretti 

camicia azzurra sottomano 

che stupida 

 

mano nella mano con te! 

 

*

Affamati

La vita può esser dura
come pietra da colpire
col martello

 

al buio d'una grotta
lucidi i muscoli; il braccio snello
in India.

 

Sab kho diya hai
canta la madre
tutto è lì


Sarà polvere brillante
sulle palpebre o le labbra
d'une femme occidentale

 

leggera sarà
mentre ora pesante
sfonda l'orbita occipitale

 

Sab kho gaya hai
grida la madre
tutto è perduto


e la vita di un padre; i suoi tre piccoli
raccoglieranno sassi;
non moriranno di fame.

 

Sab kho diya hai
canta donna
tutto è lì

 

Era bello mio figlio! Elle
Non avrà ombretto chiaro
ma l'ombra nello sguardo,

 

perdu. Senza requie è la tormenta
e lo faranno anche loro come tutti
nel villaggio, cresceranno, sulle pietre.

 

Sab kho gaya hai
nera nenia di una madre
tutto è perduto.

 

La vita può esser dura come un
assassino.

La belle Europe a faim de beauté,

d'œufs, de fromage et d'humanité.

 

 

*

Brandelli

 

Brandelli
tra polvere e sangue
d’una salma

 

col pensiero accarezzata
dispersi
il tuo corpo sta dentro di me

 

canta e duole come
l’alba e
rimbalza

 

nel vano d’un sogno
l’alma
da cui non posso fuggire.

 

Le mie mani puzzano.
Stanno fradicie dentro una fogna.
Il tuo pulsare mi calma.

 

Il cielo e il mare che urlano e gridano
insieme agli altri e
una rondine che

 

mi augura buon pomeriggio
e pure prudenza
eppur prude

 

l’istante tra i capelli
quand’erano sciolti al vento
d’un salto

 

il tuo che tuttora mi salva.

 

*

Duello amichevole in Campo di Fiori

 

 

https://youtu.be/MsXocXkHeZo

 

 

(Da Gli aborti, 1907)
Dove stanno bene i fiori

 
I ciclami, nei chiostri di marmo.
Le ortensie, nelle rosse Certose.
Le margherite, nei prati.
Le viole, tra le foglie secche
lungo i fossi.
La malva, nelle pentole dei poveri, alle finestre.
Gli oleandri, nei vestiboli dei ricchi.
Le rose, dentro gli orti di campagna.
I tuberosi, nei giardini dei collegi.
Le aquilegie, nei cortili dei castelli antichi.
Le ninfèe, come
bianche lavandaie, sotto i ponti.
Gli edelvai, vicino ai nidi delle aquile.
I convolvoli, nelle siepi delle strade.
I glicini, sui ruderi.
L’edera, come una decorazione verde
intorno agli alberi veterani.
I gigli, sugli altari e in processione.
Le orchidee, simili ad aborti, nei bicchieri.
Le azalèe, nelle chiese protestanti.
Le camelie, nei vasi di maiolica sulle scale.
I narcisi, davanti agli specchi.
I garofani rossi, nella bocca delle amanti.
I crisantemi, sulle tombe e nelle tavole.
I pensè, come maschere curiose alle finestre.
I papaveri, nel frumento.
I begliuomini dai fiori ascellari
simili ad arlecchini, negli orti delle zitelle.
Le violacciocche, lungo i viali delle passeggiate.
I semprevivi, nelle camere dei malati e davanti ai santi.
I gelsomini, alle finestre degli ospedali.
I funghi, nei boschi umidi
nelle travi marcite
e nell’anima mia.

 

https://lombradelleparole.wordpress.com/2014/04/07/una-poesia-di-corrado-govoni-1884-1965dove-stanno-bene-i-fiori-commento-di-giorgio-linguaglossa/

 

 

Gian Piero Lucini
(Milano, 1867 – Villa di Breglia, Plesio, 1914)

Per chi? - 

Il titolo originale dell'opera, Canzoni amare, venne cambiato da Marinetti, editore dell'opera, in Revolverate, nel 1909.)


Per chi?

Per chi volli raccogliere
questo mazzo di fiori selvaggi
stringerli in fascio nel gambo spinoso ed acerbo?

Tutti i fiori vi sono di sangue e di lacrime
raccolti lungo le siepi delle lunge strade;
dentro le forre delle boscaglie impervie;
sui muri sgretolati delle capanne lebbrose;
lunghesso i margini che lambe e impingua
il rivolo inquinato dai veleni.
decorso dal sobborgo alla campagna.
Tutti i fiori vi son, che, pei giardini urbani e decaduti,
tra le muffe e i funghi, s’ammalan da morirne,
e gli altri che sboccian sfacciati e sgargianti,
penduli al davanzale d’equivoci balconi meretrici:
tutti i fiori cresciuti col sangue e colle lacrime ai detriti.
Per chi io canto questi fiori plebei e consacrati
dal martirio plebeo innominato,
in codesto sdegnoso rifiuto di prosodia,
per l’odio e per l’amore,
per l’angoscia e la gioia,
e pel ricordo e la maledizione,
per la speranza acuta alla vendicazione?
Ed è per voi, acefale ed oscure falangi,
uscite da un limbo di nebie e di fiumi,
tra il vacillar di fiamme porporine, in sulla sera,
da portici tozzi e sospetti di nere officine?
ed è per voi, pei quali non sorride il sole,
schiavi curvi alla terra, che vi porta,
e rinnovate al torneo dell’armata,
ma non vi nutre, vostra?
ed è per voi, pallide teorie impietosite
di giovani, di vecchie e di bambine
inquiete tra la fède e i desiderii,
tra la tentazione della ricca città
e il pudor permaloso della verginità?

Per chi, per chi, questa lirica nuova,
che bestemmia, sorride, condanna e sogghigna,
accento sonoro e composto dell’anima mia,
contro a tutti, ribelle e superbo,
in codesto rifiuto imperiale d’astrusa prosodia?…

 

 

http://ebooks.unibuc.ro/filologie/derer/lucini/perchi.htm

 

 

 

*

Goodbye

 

Attraversò il mare oscuro

e la trovò; adesso

 

le accarezza la giacca

perché ella sta andando via

 

stoffa con ferocia attraversata

da parte a parte dall'estate!

 

Di notte esplodeva di note

un'arietta profumosa,

 

nell'aria, ancora. 

Questo non è amore.

 

È amore per la vita.

Che ogni morte sia così?

 

Vibrare tra corde tese

un estatico Goodbye...

 

 

 

 

 

*

Fu così che su quel Pensatoio

 

Fu così che su quel Pensatoio,
inseguito dal glicine rosa
petali ai piedi, il cielo cosparso
di schizzi neri, orientati al
Mar Tirreno, azzurro, rapidi, al di là
dei castani minuti, lumini nei campi,
il mio amico Hermann mi propose un libretto
bianco
ed una penna a stilo.

 
Sotto la ruota insieme, insieme,
quante parole avevo
 sulla punta delle labbra... anch’io

presi un treno un giorno
 per andare a finire a fare l’amore
con lo sconosciuto,
 mentre un altro restava a casa,
preoccupandosi da sè.
 
A largo, nel lago
cupo, denso
mi lasciai scivolare.

 

 Attraversai un labirinto di specchi,
allenandomi intanto a giocare
con le sue perle di vetro.

 

Scopersi una compagnia ineffabile
instabile  la poesia irascibile che si impone 
come una distesa di papaveri al tramonto tra il frumento.


Crescono prosperi all’ombra del mio petto, sotto, 
occupando tutto il mio stomaco.
Allora ecco

 

 Sacra Notte, giace il mondo
spira profonda malinconia.
Brevi gioie, speranze vane
lontananze della memoria
vengono, in grigie vesti
come nebbie, dopo il tramonto

prossime
si presentano
parenti, appaiono
perenni, scompigliano i contorni
liberi pascoli
tra le ordinate coltivazioni.

 

Fu così che su quel terrazzino
inseguito dal glicine rosa ebbi
petali sui piedi il capo cosparso di cielo;

al di là dei monti castani e dei minuti,
come lumini sepolti nei campi, sementi.
Il mio amico Hermann mi porse un libretto
bianco ed una penna, un calamaio.
Prova, prova anche tu, scrivi,
scrivi anche tu. Hai visto?

 

*

Subacqueo

Ho imparato a respirare

senza il cielo.

Non credevo fosse possibile

e invece sì. Basta andare

sottacqua

in un mondo ovattato, dove

difficilmente

luce entra.

Circondato da creature

assurde

e grottesche. Cambiano colore

e forma a seconda

 della  circostanza.

 

E non voglio risalire in superficie: è  qui

che ho perso la mia penna.

L'ho persa,

quando

 ...un bambino passa, è  bello e

non glie lo dico; quando 

non voglio più 

avere caldo.

 

Amen.

 

Resto giù e non parlo.

E cancello

una parte di me, come se

mi cavassi gli occhi,  

per non riuscire a reggere

il peso dell'aria,

per non ricucire il pulviscolo.

 

Quanti tu

ho lasciato per strada

come piccole

            fitte

            grosse,  gocce di pioggia 

sul vialetto d'asfalto d'un parco,

io cittadino.

Si asciugheranno, sciolte già

non resterà alcuna traccia; Addio.

 

Un amo è  sospeso. 

 

Ammicca l'uncino.

 

Fende immobile la lenza lo spazio esterno,

senza raggiungere il limite aperto del tempo.

 

*

Vetri di colpo infranti, video poesia

 

 

https://youtu.be/3Ie0IBlyjxk

*

La direzione

 

Mentre Dio soffia da sinistra 

l'uomo se ne va remando

placidamente a destra e dice

 

che lì l'ha spinto Dio

ma chissà se esiste davvero 

nell'aldilà, la direzione!

*

Contromano all’inferno!

                      Nel mezzo del cammin di nostra vita 

Alla fine del volo di vostra morte

                           mi ritrovai per una selva oscura 

vi perdeste, al di fuori di una landa, chiara

                            ché la diritta via era smarrita. 

ma la strada, anche se curva, non aveste abbandonato.

                            Ahi quanto a dir qual era è cosa dura 

Che ci vuole a tacere della semplicità di

                            esta selva selvaggia e aspra e forte

questa landa nuda dolce e mite

                            che nel pensier rinova la paura! 

che, nel riviverlo, non ne avreste paura alcuna!

                             Tant’è amara che poco è più morte; 

Molto più che nettare, amabile è la morte;

                              ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, 

quindi non avreste potuto narrare del male che non vi trovaste  

                              dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.

e di tutte le altre cose che non vi si manifestarono.

                              Io non so ben ridir com’i’ v’intrai, 

Sapete senz’altro ridir di come non vi entraste,

                               tant’era pien di sonno a quel punto

tanto vigili foste in realtà in ogni atomo 

                          che la verace via abbandonai. 

che quella meta, falsa, trovaste.

    

*

di Franca Colozzo Meridie stanco, video poesia Klara Rubino

 

 

 

https://youtu.be/boNOrM9gRbw

*

Terrorismo (acrostico)

 

Terreno di terrore:

Estremisti islamici

Reclutati via wi-fi nell'appartamento accanto

Ricordarsi sempre che sono pronti a morire

Osannati da mitra innalzati al cielo, ma inneggianti al deserto

Riposa

Incoscienza chè

Se ho una coscienza allora affermo

Mio è il terrore, come ogni altro sentimento, ne

Ostracizzo la manipolazione.

 

*

Pulviscolo di spilli,

Una fitta nebbia di

Dolori perplessità, angosce

E le nuvole emergono appuntite come

Scuri scogli. Ma...

Sulla tovaglia c'è un'arancia.

 

Sulla tovaglia c'è un'arancia di

dolori perplessità, angoscia e

una fitta nebbia.

Le nuvole emergono appuntite come

pulviscolo di spilli e uno scuro scoglio

briciole e pagnotta avanzate.

 

 

Sulla tovaglia c'è un'arancia,

una fitta nebbia,

pulviscolo di spilli, dolori perplessità angosce,

scuri scogli

 

Anu ne è coinvolto, s'infrange

e piange, piange

Cautha lontano splende e giace

col volto tondo, d'un rosa arancio

scuote la tovaglia blu, 

Cautha dal volto perfetto...una

rosa, di felicità e angoscia.

 

 

*

Sguardo

 

E’ struccata e porta il velo una mamma.

Non parla molto ma sorride spesso

con attraente pacatezza.

 

Dai hai l’auto, mi dice, lo zaino, lo zaino

 dimenticato abbiamo!

 Risalgo, inversione

Schizzo, zompo

 sul dosso, prendo larga

la curva; ritorno risalgo

riparcheggio, corriamo.

 

Le mani sul passeggino

la vedo in fila

intima pacatezza! Forse

vorrebbe che io non la vedessi

attraente rassegnazione?

alle scale della Caritas Diocesana.

 

E sua figlia la ricordo composta e curata,

l’accompagnai ad un compleanno

di ritorno, alla sera

non ci fecero salire in casa.

Mancava anche il citofono

o era rotto; so che

al volo intuì il perché.

 

Di pacatezza un velo

da lontano in controluce all’improvviso

ho visto travestire

l’ intima rassegnazione

nei docili occhi

di una madre, come me.

 

*

...un principio

 

I fiori hanno annullato il tempo nostro,
perché si limitano ad esistere.

 

Due colori sciolgono il contrasto
per un’armonia più grande ancora.

 

Ma c’è sempre un fruscio, un vocio
un flusso, lento, un suono, un ondeggiare

piano a creare, dal principio, appena

a focalizzare ogni elemento, ora

nel suo essere distinto, dal resto
e cangiante nuovamente e per sempre.

 

... un principio maschile, ché attivo,

disturbatore è della quiete!

 

*

Il nibbio reale

Ogni cosa mi commuove
se la penso, a te pensando

 

anche il segno bianco reso
dal reale nibbio, schivo
(in realtà un piccione)
sul mattone popolare

 

Sarà che quando davvero ti penso
nel seno ti sento scorrere dentro.

 

Ma ti amo, che sia questo?
'sto prendersi tutto chè
il reale nibbio, l’amore,
deh vorace se ne appropria,

 

quindi mi nutre, affondando,
nelle vene, il becco e il tutto.

 

Un ramo bruno trafitto da un raggio,
trasparente il fogliame nella luce,
deglutisco, tra brividi e frescura,
inforcando sospiri di calura.

 

L’aquila l'io afferra sull’alcova
veleggia al sole l'ombrosa dimora.

 

*

E’ così che veste

 

 

Perché lo riconos

 

Perché lo riconosci

 

Come l’anima il suo corpo

 

 

 

E’ così che la forma di una poesia

 

Veste la sua ispirazione

 

 

 

Un corpo nudo esiste già

 

Ma io lo rendo visibile

 

 

 

Godibile a tutti

 

Anche denudabile in intimità.

 

 

 

E posso aggiungere un gioiello

 

Togliere un monile

 

 Accorciare l’orlo

 

Fino a dire

 

 

 

Guardandola allo specchio

 

Questa poesia leggendola

 

 E rimirandola

 

Così è perfetta.

 

 

 

 Questo Essere Poeta è questo

 

Creare

 

 

 

Non è un arbitrio

 

È il riconoscersi.

 

 

 

Allora io dico che questa rosa è composta

 

Da molti ampi petali celesti

 

 

 

Il gambo sarà blu

 

Poche lisce spine spesse e acuminate

 

 

 

Parrebbe essere una rosa pericolosa

 

               Invece so che contiene il sole. E porta il tuo Nome.

 

 

 

Perché lo riconosci

 

Come l’anima il suo corpo

 

 

 

Un corpo nudo esiste già

 

Godibile a tutti

 

Anche denudabile in intimità.

 

 

 

Fino a dire Così è perfetta.

 

 

 

E’ così che la forma di una poesia

 

Veste

 

Ma io mi rendo invisibile.

visibile.

*

Daimon poetico video poesia

 

 

 

https://youtu.be/vy8JVYws_H4

 

 

DAIMON POETICO

 

È uno spirito maschile

Che si nasconde in

Una femmina trama

 

Una possessione

E rinnegamenti

 

Lo senti?

 

Diamante

Tra nera sabbia

 

Mentre la lava affonda

Nel freddo, nel blu.

 

 

Adesso

Se chiudessi le finestre e tornassi da te,

Sul dorso d’ un delfino bello

Col tuo caduceo alato?

 

Ci inargenta!

Che romantica è

Questa pioggia

Cessa, poi torna

 

Ha lustrato perfino

Le piastrelle del giardino

 

Incessante

Respira

Irredenta

Respiro,

Di nuovo piano, fino

All’ Origine e

Scioglie i ginocchi

 

Traduce il logos

Nel canto degli occhi

 

Ah che nasca, e

Lunga vita abbia,

Nel mare

Sophia, la burrasca!

 

Oh mia Ermafrodite,

oh ErmesAmore

 

Come ballano le margherite

Nell’ebbrezza del cerchio,

abbeverandosi al rischio

d’un concitato languore.

 

*

Un tonfo

 

Un tonfo

vano...

 

C’era un volta una bambina

Lo squallore e la pornografia

 

Un tanfo

Immenso.

 

E l’isola di Santorini

E le vele di Scampia

 

Un tuffo cavo, mentre

 

La madre allatta al seno

                           La notte dell’anima.

 

L’adolescente vomita in bagno

                           L’aurora boreale.

 

Un tonfo profondo.

Un tanfo vano.

 

...E' caduto dalle mani

Il libro delle fiabe

 

Aperta resta la ferita 

Scarabocchiata.

 

 

*

I bassifondi dell’Inferno di Ivan Pozzoni, video poesia

*

...tutto è poesia..., video poesia

*

Le viscere del lino

 

I fiori di lino,

il tuo sorriso, ma che sorriso

riempie di polline

 

E’ Seno e coseno

Quel buon umore e il

Mio orgoglio di felicità.

 

Questa strada prende

Una piega magica

Curva in salita, come

 

Il tuo sorriso, ma che sorriso!

 

Oh tu sei il mio Nilo

Trascini arcaici pensieri

Detriti, che si polverizzano.

 

Benefico limo,

Mi hai lasciata,

Per affrontare il deserto

 

Che severo ancora,  guarda.

Ti ritroverò biancheggiante

In un estuario dai dieci rivoli azzurri.

 

Sentiamo entrambi

il richiamo

Del Mar Mediterraneo.

 

E’ un implacabile sommovimento

Che non rinnega l’intenso freddo

Delle viscere intrecciate.

 

*

Solo la morte potrà far tacere il mio canto di Ivan Pozzoni,

*

Circolarità

 

 

La curvatura dell’Iris mi ricorda

Il risvolto a foglia della panchina

Un giovane sporco gatto tigrato

Un calzino bucato una bambina;

 

Vorrei che la pioggia scrosciasse

Tutta in questa brocca

Leggera come te o quattro veli,

O il fragore della mia risata nella tua bocca;

 

E che la ruga al centro della fronte

Cantasse, selva, incisa al taglio

Di quel monte dal profilo simile

All' adorato viso oltre il Paradiso!

 

Ammorbidisciti, dunque,

Schiudi le labbra, se vuoi fare l’amore, 

Come aprire le ali a ricevere sole,

Al casolare, le mani alle braci, aprire.

 

Come spezzare le maglie della catena

Ritrovarsi scalzo, nullatenente

Correre, correre, correre

Col vento, che dallo sfinimento

 

Ti solleva guance, t'eleva gambe

Affinché come la china dietro carta

Velina, l'anima scompaia alla sera,

Riappaia birichina, traspaia di mattina;

 

Ché l’anima non è mica matta!

Mai si chiude, vuoto è il suono

Di queste  scatole adorne,  dipinte

Mal sigillate; sai  sembran di latta!

 

*

Trittico a mio padre

 

 

 

https://youtu.be/52g_JOygLAw

*

La medesima argilla

Noi siamo etruschi o vero non è, babbo?

Abbiamo argilla negli occhi, nel sangue

E nel cognome che, pseudoartista,

Per lo pseudonimo mi sono scelta.

 

Stasera argilla tinteggia il cielo,

Col tè bollente a scaldare le mani

Ascolti poesie davanti al fuoco,

Palpebre basse; ti mordi le labbra.

 

Se tornassi indietro, nel tempo, fino

Alla stipula del contratto vita

Con Dio, sceglierei ancora te padre,

 

Sempre esigerei la stessa postilla

"... la medesima argilla a noi riserva;

simili ossa dacci! E ora… e daje, sputa! ”

*

Scirocco, video poesia

*

Sto bene!

 

Mentre te ne vai

Sempre più giù,

Minuscola, individuale

Goccia d’acqua

Picchiettando ogni cosa

Per infrangerti,

Ché sei pesante e liquida

 

Come te divento umida e umile,

Fanghiglia, rivoli scappano,

una fuga disperata, incontro a

Fognature e ratti,

Confluisco al fiume e poi

Giù, ancora giù fino all’ uno, il mare

L’immenso.

 

Allora torniam leggere

Ed aereiformi siam pronte ad

Abbandonare egoismo e

A …

 

Adesso io sono

D’acqua molecola incarnata

In un fiore di pesco

Odo e godo, sento

Un soffio di vento spostare

I petali rosa tra i miei capelli castani:

Sto bene!

 

*

la rondine e il poeta

 

LA RONDINE E IL POETA

 

 

 

Ritornare (acrostico)

 

Rondine timida, sola soletta

Indaco piume a scrivere "cambiare"

Temporeggi ancora? Temporaleggia!!!

Oltre il monte Amiata t'involasti,

Rosee albe son corona d'alloro,

Nascosta tra l'oro di alti canneti

Ascolti musica… da un’ autoradio?

Riposa il ventre chiaro, le ali tendi

E affidati al gran maestro: il Grecale...

 

 

Ritornare

 

Le case grigie le bigie strade

Ritornare, ai vecchi quartieri,

Il municipio, chiamato Castello

Il piccolo Teatro, finalmente restaurato.

 

Ritornare a varcare del Duomo, il massiccio

Portone e ritrovare il quadro, dietro l’altare

E il ritratto laterale dell’amico Perugino,

Dallo sguardo scuro e l’ambiguo viso.

 

Ritornare al Belvedere per ululare alla vallata,

Come quando riecheggiava il latrato del cane;

Passar davanti all’ospedale, evitandone i ricordi,

Fino al bivio della Madonnina

Che è sempre d’uopo salutare.

 

Ed infine risalire

Lo sterrato viale, tra radici

Di snelli cipressi e tozzi pini, ecco il cielo

Già si tinge di sangue e di lacrime blu.

Ritornare, ma

Implacabile, nella cripta

Un ragno continua a tessere.

 

 

 

Sbaglia chi crede  (due terzine conclusive)

 

 

Sbaglia chi crede di essere solo una parte,

Perché siamo sempre una parte del tutto.

Questo al poeta insegnò la rondine

 

Sbaglia chi crede che si possa ritornare

Si può solo cambiare, allo stesso luogo.

Questo il poeta insegnò alla rondine.

 

*

Distillatemi di Ivan Pozzoni, video poesia

 

 

 

https://youtu.be/LQU1E8pzMSA

*

Trittico d’amore ispirato alla luna, video poesia

 

 

 

https://youtu.be/kkvYaBsNZtU

*

Terreno fertile

 

L’umiltà è un terreno bruno,

fertile, umido

e morbido, ivi prolifica la vita,

 

salendo

germogliando, sbocciando

e appassendo si disperdono

effondendosi vènti

di vénti profumi e colori

come dal vaso di Pandora

 

così colori tingono le pupille dell’anima

anche il re degli Dei

ammansitosi come maestoso Leone

nella nera savana

è costretto a guardare

 

a donare un bacio di calore

quella speranza che ti fa

clorofilla

negli occhi a

navigare.

 

*

Tomba d’ignoto di Ivan Pozzoni, video poesia

 

 

 

https://youtu.be/V9N64GykIpE

*

Dell’Essere-Artista

 

Ho provato io, già, 

C'ho provato io, ma non 

Riesco, non ci riesco 

Ad abbracciarti!

 

Una nuvola 

Una pozzanghera

Una musica

Una campanula scossa

Sei mai riuscito ad abbracciare?

 

Una spiaggia

Di cenere un granello

Una cascata d'acqua montana

Un rivolo di cioccolata calda

Sei mai riuscito ad abbracciarmi?

 

Disperatamente ho tentato io

Sbattendo all'indietro la testa contro

Il muro.

 

Ma come si fa ad abbracciare la grazia

Dell'Essere-Artista?

 

 

 

*

Dialogo (tra me ed Ema)

 

Ema: Poesia da passeggio

Io: inserita nella retina del passeggino

Ema: Libretti, non pesanti tomi

Io: ché sbilanciano, meglio evitare

Ema: Poesia a colazione, poesia a merenda

Io: una poesia di prosciutto insomma!

Ema: Poesia di strada, poesia facendo l’amore

Io: o in tram in trance come Ungaretti,

da ciò che ci racconta Manuel Paolino, che lo conobbe

Ema: Basta fare il verso alla cultura seriosa

Ema ed Io (insieme): Io me ne sbatto!

Io: Poesia facendosi una risata, ma

Col batticuore, che tesoro!

Ema: Poesia in tram, poesia ai caselli,

Poesia col resto

Io: che cade fuori dal finestrino, mi tocca scendere

E quello dietro già suona!

Ema: Sono in trance

Io: Poesia tanto pe canta’!

Ema: Sì, liberiamoci!

Non pane, nemmeno brioches,

al Popolo…solo Poesia!

Io: E non me ne frega niente di essere un poeta,

voglio essere uno che scrive le canzoni,

  • disse Roberto Vecchioni al Festival di San Remo,
  • proprio ieri.

 

 

*

Versi inversi, versione pulita,poesia di Ivan Pozzoni

...più pulita di così si muore,

davvero...

(ops!)

 

 

 

 

https://youtu.be/5V25UZFZ74c

 

 

*

E scivola

 

 

Plasmare la creta attorno al tornio

Mentre scivola il mondo

Come una carezza,

Mentre scivola l’onda

Correndo il vento sulla spiaggia, 

Rin-correndo-lo

 

E scivola dalle mani la clessidra

Lungo le scale del castello

 

E scivola la vita scivola la carta tra le dita

E scivola la matita come sul foglio la mia vita.

...

Mentre plasmo questa creta attorno al tornio

M'accorgo

Che scivola fatica

Sull'amore che ti porgo.

 

*

Versi inversi di Ivan Pozzoni, video poesia

 

...più sporca di così si muore

davvero

e solo a prima vista parlo

della video poesia...

 

 

 

https://youtu.be/oCbQJMkmbQw

 

*

La giusta distanza ( riproposta perché perfezionata )

 

Attira ogni sguardo 

La luna divina, quando 

Diventa abat-jour, 

Calda e tonda che 

Sembra vicina.

 

Consuma il suo tempo 

A fissarla dalla soglia

Dell'alone  tagliente,

Un pianeta ignoto,

Luminoso e fermo,

Chissà quanto lontano! 

 

Di giorno entra

All'oscuro da tutti quei piccoli occhi

Nella Chilly House, 

La tenda tirano e insieme

Spengono la luce.

 

Buddha Lounge è  il cielo,

Conosce la giusta distanza:

La chiave della stanza.

 

 

 

 

*

Chi sono io?

 

Tra un manifesto e lo specchio *

ci sono prprio io:

l'attore e la sciantosa*

 

La mia corazza è indistruttibile

e gioiosa

come quella di una bambina

 

che si senta tanto amata da tutti,

proprio come una piccola, graziosa

biondina che conosco bene

dalla voce sempre gentile e che

ama ridere

e divertirsi in modo chiassoso

piegandosi in due.

 

Io sono come un piccolissimo omino

che cammina sopra

la cornice di un quadro:

non sono dentro, personaggio

non sono fuori, spettatore

sono dove non t' aspetti

e osservo tutti e due,

dalla mia visuale

elaboro la scena,

non la trama.

Chi sono io?

Io sono tua madre.

 

Sono la Coscienza.

 

 

 

 

*espressioni riprese da " La valigia dell'attore"

di Francesco De Gregori.

 

*

Scirocco

 

Veloce passavo

Come tante altre cose

E persone, come le

Vite e i minuti

 

Un taglio scuro squarcia il mattutino cammino

Di un’anima apatica e incosciente

 

Le tue natiche cerulee esposte

Sono la ballata quotidiana

Dei dannati della notte e

 

Questo mondo di ghiaccio

 Piegato in due

Rivolto in avanti...

 

Venti code di scimmie pulciose,

I tuoi capelli a molestarti il volto,

Ed attaccato al mento proteso, un ammasso

Di bianchi lombrichi,

La tua barba, incolta.

 

Sull’erba non c’erano ancora

I rigurgiti dell’anima ubriaca;

Zolle che premono,

Sconquassano lo stomaco.

 

I lineamenti ombrosi

Scrivono sul viso

“Stanotte ho patito tanto freddo”.

 

 La tua casa è a due passi, pareti colorate:

Due ombrelli a spicchi vivaci appoggiati 

Al muretto basso e scalcinato che un tempo

Proteggeva la cittadella, adesso

Difende  i tuoi reni stremati dal vento,

Proviene dal mare, dal porto.

 

Sotto l’arco

Il solito puzzo

Poco più avanti una lattina verde e vuota

 

 

 

Forse c’è bisogno

C’è bisogno di aiuto

Quello non è un ologramma.

 

Il sapone e l’acqua calda di una doccia

Una coperta nuova, salviette, frutta

E qualche parola,

 

La pasta al pomodoro di un sorriso

Può spuntare in una pozzanghera fangosa?

 

Un raggio di sole in un angolo del viso.

 

La mia auto immeritata e sporca

Mi riporta tra le pareti

Di cinque stanze vuote

Dov’è

Scirocco la speranza

Il cinismo una certezza.

 

*

Tanka all’alba

 

canuto airone

poesie a mezzo volo

respirerà

 

 

 

pasteggiando la soglia

dai tremuli pastelli

 

 

*

La Terra della Libertà, videopoesia

 

https://youtu.be/ZKFkshaCN5k

 

 

 

 

La Terra della Libertà

 

Orizzonte latente

Cupi suoni dal profondo

Tuoni taglienti e noi a

Perigliare 

In aperto mare

 

Quietamente 

Si avvicina il limite

All'esausta caravella.

 

Sotto gli stivali vacilla

Il vecchio mondo. 

No non è quello che avemmo

Col compasso puntato.

Non è adatto qui

Alle brame nostre perché noi

 

Noi siamo in ergastolo:

Conquista e possesso il

Ritmo diastolico del passo. 

 

Poi di notte un lontano rullio

La Risplendente si svestì di nubi. 

 

Con lei facemmo tutti l'amore

Intorno allo stesso falò

Dove gettammo, ubriachi

Oh che spigliati, vesti

Ed armi,  così

Ci persuase a fare

La luna bionda

Accogliente

Dolce, femmina che ci guarì. 

 

Pietra di ghiaccio lontana

Ella fu stata Compagna di viaggio

Era silente, Selene, la stessa. 

 

*

La prima volta che fu una poesia

 

 

Ho iniziato a scrivere per disperazione,

senz’altro

verso i quattordici anni.

Mi rifugiavo in cantina

per tirare fuori i miei sentimenti inscatolati.

 

La prima volta che fu una poesia,

c’era un foglio e una penna,

sul tavolo di plastica bianco,

sotto il porticato della terrazza

color verde muschio la villetta

bella col camino, col giardino

ai piedi d’una collina coltivata

in una città del nord-est nebbiosa,

umida fredda, dove io

non volevo vivere,

ma c’era il cielo serale, viola

e c’era al centro del tavolo una piantina di ciclamini.

 

E c’era che per me soave significa quel viola,

serale. E c’era la malinconia

per un amore interrotto,

sospeso

che ritrovavo in quel cielo

magico e pure

così triste, eterno.

 

Indissero un concorso al ginnasio,

ma mai, a partire da questo,

sono riuscita a rispettare

le regole dei concorsi:

come fosse un compito in classe, scrissi il

nome sul retro, la prima volta

che fu una poesia.

 

L'ultima mi parla

" Mamma guarda cosa riesco a fare?"

e si esibisce in capriole, ruote ed arrampicate;

questa come quella la portai in grembo,

ma non l'ho scritta io!

 

 

*

Un feto di perchè

 

Una formica è perpetua

O perpetuamente contribuisce

All’oscillazione del mondo?

 

E’ possibile che il mondo sia l’ infinito in gestazione?

 

E’ innegabile che anche un gatto sia instabile al mondo, no?

Tutti gli individui hanno possibili e parallele conclusioni,

Ciascuno col suo feto di perché.

 

Tutti i tempi sono un tempo del tutto;

L’intreccio è dotato d’intenzione, come un insieme di api.

 

Il leone, il tonno, l’amico del senatore

E gli stivali sono in un bazar di Eldorado,

C’è anche Simba ed il Condor e tu?

 

Tu sei Pinocchio!

Realtà realtà realtà, un bazar che non ha caposettore da mesi!

E l’individuo Mario è l’origine o l’apparenza,

E’ o si spera che sia?

 

*

Argini

 

Tra i miei argini scorre un fiume

In cascata, denso e innevato, 

A tratti, è uno stordire lento

La parete di pietra ombrosa,

Calde carezze consolatorie,

Quasi a scaldare

L’intimo della grotta, la percepisco

Vibrare come in un alito di vento,

E’ vuota, ospitale, sicura.

Tra i miei argini sei fiume.

 

Ma è  nel sotterraneo che

Ti attendo

Libero  creatore

Del tuo percorso

Desiderio scavando fino

Ad evadere

Spumeggiante nel

Cielo amaro!

 

*

L’Estatico Idromele/Immortalità, video poesia

 

 

 

https://youtu.be/IIClrnoD3j8

*

Rimpianto

 

Non posso più stare senza

il tuo fiato sul collo, tutto

sembra fermarsi, 

all'improvviso attutirsi.

 

Una goccia d'acqua

sale i gradini

della scala.

La senti?

 

Lo recitai quand'ero piccola "una Goccia"

di Italo Calvino, no...è  di Dino Buzzati!

Ero una bambola,  

impaurita, che

di notte,

va a svegliare 

la sua mamma e 

poi al ristorante cinese vinsi la gara di rutti!

 

Ricordo un edificio basso, rosso,

nei pressi dell'Università per Stranieri e

si affacciava, quella curva,

su di una splendida vallata francescana.

 

Non fui mai

più felice di così, anche

se il pranzo cinese, allora mi disgustò!

 

Adesso,

se avessi,

sul collo,

il tuo fiato

tornerei lì

ad osservare

la prima stella del meriggio

il cielo azzurro ed albicocca

 

...il mio viso

  incipriato

  sanguina di sole

davanti allo specchio, davanti a me

  le mani di carta.

 

*

Libertas (acrostico)

 

Lancia terribile fende il cielo
In quanto spazio scelgo di valere?
Balbo target di cartone, oscillo,
E se vile precipito a terra?
Rialzarmi non potrei senza cordame!
Tendini dipendenza servono
A stare dritto come fossi un uomo.
Sono vivo però: sento tremore!

*

In caso di fuga, Adielle, video poesia

 

 

 

https://youtu.be/Xxiddugst8Q

*

Avrò composto una poesia?

 

Riuscirò mai a incasellare in un filo d’oro

Vitree perle e margherite

Scovate, con le mie stesse mani in mari

Verdi ed in azzurri campi colte?

Se vi riuscissi

Avrei composto una poesia!

Riuscirò poi però a consegnare

Senza interesse

Nelle mani di uno qualsiasi che passi

On the road, d’oro, il filo? E quando

Le perle avranno lacerato e schiacciato

I petali bianchi, leggeri, sarò capace di

Gettarla, lontano, nell’acqua buia e fredda

E vederla andare giù
because I will have grown up?

Se vi riuscissi

Sarei anima e donna, scomposta e

Ricomposta, like an old poem!

 

*

Terra

Quello che russa

A questo punto torna ad essere chi sei 

Uomo dalle mani  grandi

 

Grevi di lavoro

Mani prateria

Dai tanti verdi diversi.

 

Lo stelo che meno è stato alto 

Al sole, dedichi, 

Intimo e fragile a me. 

 

Uomo prepotente

Per paura d'essere schiacciato

Da me che t'amo come vento.

 

Cantano ancora

I grilli quando lieve viene sera e

Le stelle lentiggini 

 

Possiamo toccare

Sui nostri visi audaci per via

Di quei due sorrisi di luna .

 

Tutto è  chiaro.

 

A questo punto torna ad essere chi sei

Quello che russa

La mia terra.

 

 

*

Mastro vetraio video poesia

 

 

https://youtu.be/q3VPRPL-ZAo

*

L’acero contuso di Ivan Pozzoni, video poesia

*

Maaare

Bene; se ieri ti sei fatto cielo

Oggi devi farti mare

Anzi,          devi farti  maaare

E col mare so già, 

Già che mi farai godere,

 

Perché il mare è così pesante

Ed accogliente 

E leggero

Ed invadente, proprio come sei tu

 

Proprio come, quando 

Ti muovi con me

E con la luna

Che ti graffia 

La schiena blu.

 

*

Cielo

 

Ho bisogno di rallentare il tempo con le carezze 

E di un luogo dove

Nessuno chiede niente a nessuno

 

Perché potrei rompermi

Se  inavvertitamente mi tirassi un solo capello 

O se affrettassi un attimo,  sono così fragile,

 

Fai cielo il tuo corpo

Allora disegno sposto e disfo

Nuvole di nuvole sulla pelle,

Lo spazio disteso,

e dimentico

Ogni oggi e

Di ieri e di domani.

 

Chi sei chi sono è un'affermazione.

 Non c'è  bisogno d'aggiungere dell'altro.

 

Ma tutto il tempo

Che vorremmo non c'è concesso

Di restare qui

Ed è così che

Ci accendiamo una sigaretta.

 

 

*

I Doni

 

 

Dentro il mio sterno si nasconde un nido

Tenute insieme da un pianto, ibernato,

Immagini, che pungono, davanti al

Natalizio caminetto addobbato

Lanciano crepitii, sono i cenni…

Forse che sta per esplodere?

 

Noncuranza riserviamo alle Miriam dell’odierna Palestina

Arrogante agiatezza confluisce nelle chiese

Tediosi, sterili, egoistici

Auguri ci scambiamo per la grandiosa ricorrenza

Lamentandoci della nostra realtà quotidiana

E Piccole Fiammiferaie si coprono coi ricordi.

 

E’ difficile abbattere i confini;

Cosa vuoi? Questa è la mia famiglia

Questa è la mia terra o forse che questi

Sono i doni che tieni per te?

 

*

di Ivan Pozzoni, Quando la Musa tiene il muso video poesia

 

 

*

Lamicano gli occhi della Poesia (Leonora Lusin) video poesia

 

 

*

Bianco Natale a chi è fuori dalla mia finestra! video poesia

 

 

 

*

Medley

 

Avevo una casetta piccolina in Canada

con vasche e pesciolini e tanti fiori di lilla

e tutte le ragazze che passavano di là

dicevano Che bella la casetta in Canada!


Ma un giorno,

urlo in petto,

il poeta la incendiò

 

E' primavera, svegliatevi bambine!

 

Voglio vivere così, col sole in fronte...

 

voglio vivere e goder ...

l'aria del monte

perchè questo incanto...

non costa niente!

 

Anche l'albero in

decenni arriva al fiume,

venite, correte!

Stendiamo al sole

braccia e gambe

e tuffiamoci dove

 

gli occhi tuoi belli

brillano, fiamme di

sogno, scintillano!

 

 

*

Il Compito

Il Compito (per lun. 17/12)

 

 

Scrivi dieci frasi con il predicato nominale

e dieci frasi con il predicato verbale.

 

 P.N. 

1)    Dybala è un idolo.

2)    Il tempo è fermo.

3)    A scuola è vietato ridere durante la lezione.

4)    Sarà maleducazione inciampare a ricreazione?

5)    E’ mancanza d’autocontrollo bagnarsi il grembiule bevendo?

6)    La carta igienica è assente.

7)    Tutto è da rifare.

8)    Oggi è domenica.

9)    Poesia è una donna fecondante.

10)  L’Ettore è un uomo in gestazione.

 

 

P.V. 

1) La Juventus ha segnato!!!

2) A Natale io cucinerò i primi. (della classe)

3) Gli operai lavorano tanto, i vigili fanno le multe.

4) A Novafeltria, il paese di Babbo Natale, nelle strade tantissime luci colorate si accendono!

5) A casa di mia zia, hanno staccato la corrente elettrica.

6) La neve scivola, le lacrime cadono.

7) La risata salverà questo mondo!

8) Che voto prenderò?

9) Ti saluto cara Maestria.

10) Stanotte ho sognato di vivere.

 

 

*

Desiderata Poesia (acrostico)

 

Donna polposa e impavida

Eterea è parola troppo artificiosa,

Santa non sei di certo, sì salvifica,

Inutili continui vuoti giri di corvacci

Disordinano forse i tuoi capelli, non gli intenti.

Eri naturale, un parlar cantando…

Ritorna! Come fanno i pettirossi

Avvisiamoci l’un l’altro dell’arrivo dell’ira dell’acqua

Tamburellandoci un rifugio dove riscaldarci vicini,

Alla ricerca di vermetti proteici.

 

Pozzo che erompi; articolate vene 

Oltre gli aguzzi elogi posti, a difesa

Elementare, sul muretto dell' Ego d’Autore,

Scivolano, acqua, e sgretolano la calce vecchia;

Intimamente evadono, intonando un' arietta

Aperta e fresca così da poter spaziare! 

 

*

Ortensie di Leonora Lusin videopoesia di Klara Rubino

 

 

 

 

Se qualcuno non riuscisse, come me, a visualizzarlo, ecco il link:

https://youtu.be/X2CT2lO4KVk

 

*

Liquirizia (acrostico)

 

Lacrimoso legno eroso dal vento
Impatti sulla sabbia dei ricordi...

Quel cadere e riprendersi era
Ubertosa Fantasia dell'Infanzia,
Ibisco e Poesia, ceduti al tempo;
Rianimarli vorrei, con la musica:
Imparisillabi versi su corde:
Zigani violini liberi e sporchi!
Ibrida è dell’uomo l’età adulta,
Acciottolato, liso e pietre, sole.

 

*

Tanto pe canta

Con l'indice piegato

appoggiato a lato

del labbro carnoso ben disegnato,

hai l'aria

riflessiva

del matematico sotto problematica

questione.

 

Mentre io mi fingo

una letterata e quindi osservo

il nuovo piccolo neo a destra

e quello più grande,

in armonia, sullo zigomo sinistro;

la curvatura tenera a cuore,

al centro, del mento squadrato.

 

Stai diventando questa

poesia della mamma:

un bel giovanotto,

istruito!

*

Come una gatta videopoesia

 

 

 

*

Immortalità

Immortalità

 

 

Protetti dalla saliva del cielo

si spostano in altro luogo

i monti di Rododendro

dal velluto fluorescente.

 

Amalgamiamo il miele che vi è nato

con l’incorrotta immortalità,

che, nel soffio del nostro abbraccio

evapora dalla liscia pelle

e, rapidamente con la saliva

questo miele diventa

Idromele.

 

Tra le betulle saliva l’azzurro.

Scendeva quell’ambra che le accarezza.

 

Estatici e nudi diamo il via

al passeggio delle nuvole,

nel Tempo ciclico dell’acqua.

 

Caldo è l’orizzonte.

Scostiamo la sorgente: è nostra!

 

Il tuo miele cristallizza

nel suo scivolare e

qui io sono corteccia.

 

Qui t’offro di restare

come in paradiso.

Nella danza otterremo anima,

non altro che alta e sottile

acqua sorgiva.

 

Il Soma è di lei in lenta attesa

come un frutto senza pelle.

 

Sul mio velo Eterno non c’è nulla da sapere

se non che è il nostro.

L’aria è a tenerci legati.

Tu, mio, sei.

 

tratta da  L'Estatico Idromele

 

 

Scostiamo il velo azzurro

Al soffio del tuo passaggio si spostano le nuvole

Questo è il luogo del mio paradiso

Alte e sottili betulle senza corteccia,

Non c’è nulla da cui debbano proteggersi

Ed offrono una pelle liscia da accarezzare.

 

All’orizzonte monti dal fluorescente velluto.

Qui sei nato tu miele di Rododendro

Ambra, frutta, aria incontaminata

E acqua sorgiva che

Rapidamente evapora e cristallizza.

 

E’ una calda danza il tuo lento scivolare

Nel Soma, amalgamiamo

Con il sapere dell’attesa

La saliva, otterremo

L’estatico idromele

E l’immortalità.

 

E noi non vogliamo altro che restare qui

Nudi e abbracciati come miele e saliva

Acqua di sorgente nell’Anima mia legata

Ad un Tempo Eterno

Che è nostro.

*

Sogna per te quel luogo

 

Dei vuoti

Trafiggono il mondo

Per condurre all’infinito, un luogo

Dove certe volte chissà come

Il reale è capace del reale

E insieme precipitano all’estasi

Si baciano, mentre noi non viviamo.

 

Questo mondo d’oro scocca frecce che

Nulla hanno a che fare col

Mondo degli io e dei tu,

Il mondo dei non,

Quello del male.

 

Sogna per te

Perché è poesia

Quel luogo da e dove si è.

 

Ottenuta dell'estrazione casuale di

" Dichiarazione di folle amore" e

" Al poeta Chanteloup" che mi pareva

potessero intreccirasi dal punto di vista

del lessico e della semantica.

 

Dichiarazione di folle amore

 

Questo non è il mondo reale

Questo è il mondo dei sogni

perché il mondo reale è quello

dove viviamo io e te mentre

ci baciamo.

 

 

Al poeta Chanteloup

 

...certe volte scocchi delle frecce d'oro

E chissà dove...

Non precipitano, ti traffiggono,

Senza fare male, all'infinito 

Capaci

Di condurre all'estasi,

Poesie.

*

Braccia cariche di fiori

Messa in crisi da una soma

Per il teatro,

Prego, fino a saziarmene

Che possa credermi in pensione,

Scappata al caldo.

 

Ogni volta che mi circondano

Di premure

Son giorni lunghi,

La voragine.

Oh se, per cortesia,

Avessero deposto certe disarmonie!

 

Affamata sono

Di braccia focose

Cariche di fiori.

 

L'universo trema di freddo 

Chi sei tu che non ami abbastanza?

 

Io vorrei vivere volando 

Da un corpo due ali 

Rosse, sottili e macchie di cielo 

Simmetriche 

A spaventare i predatori:

Un lepidottero  d'estate, verso Rodi!

 

 

 

*

Eppur ti amo/Tu sai

Eppur ti amo

 

Liquame velenoso

Tu me lo sputi addosso

Non ha nessun effetto

Me lo spalmo, trattansi

Di cosmetico oleoso

 

L'indifferenza con cui

Di schiaffeggiarmi tenti

Non mi turba affatto sai

Di me stessa il perno

Eppur ti amo, ma ti amo.

*

 

 

Tu lo sai

 Il Caso ha rubato due versi alla poesia successiva:

A volte mi suicido

stacco la testa dal collo


Di schiaffeggiarmi tenti

a volte, la testa, 

la stessa; ma

l'indifferenza

è liquame

senz'effetto;

nessun ti amo avrai così

mai da me.

 

E' perno il ti amo,

se oleoso, ruota.

 

Mi turba 

il di me ti amo, eppure

me lo spalmo,

è un suicidio, col cosmetico,

partendo dal collo.

 

E sputo;

non si stacca!

Tu sai-come- abbia

da trattarsi?

 

*

Acqua salmastra( originale e rimpastata dal caso)

 Acqua salmastra

( rimpastata versione)

 

Lontano girano arcobaleni

Come in cerca d’un cappello;

 

forzano turchini sorrisi

i rettili,

intanto, risplende la

Pozza riscoperta,

ed in quel luogo tozzo stanno adagiati.

 

Pertanto, fumando nicotina

su verdi relitti scivolosi,

inquiete, si stanno bagnando

donne curve al

Sole. Un pertugio...

di meduse all’affanno, bendate

Fate, poco le piante vivono di sole,

in un piccolo mondo che è  un campo 

in bilico!

 

Moscerini sull’intorno dei piedi, come formiche

che brulicano sui papaveri,

sotto un fermo lampione.

 

 Hanno occhi come massi.

Una ha sapor di fierezza 

 di salmastra acqua

vive.

 

 

 

 

 

Salmastra acqua

(versione originale)

 

 

Salmastra acqua

Luogo di rettili inquieti

Tra relitti adagiati

In bilico su massi scivolosi

 

Donne sole con

Meduse per cappello

Bagnano i piedi tozzi,

Forzano sorrisi al sapor di nicotina.

 

E moscerini girano intorno ai lampioni.

 

Le piante sono curve in cerca di sole.

La Fata Turchina ha una benda s’un occhio.

 

Poco lontano sta fermo e fiero un campo di

Papaveri verdi, pertanto

Chiusi. Formiche

Brulicano all’affannosa

Riscoperta del pertugio per un mondo

Vivo.

 

Nella pozza risplende intanto un piccolo arcobaleno.

 

 

*

Indubbiamente scrutandolo (nelle calze rivista)

 

Si morde, non le labbra,

in attesa sporgente, troppo!

 

Nell’auto di fianco si sta

a gettare prodotti traboccanti

calze larghe!

 

E’ sottilissimo il condizionamento

in un cappello

fino alla caviglia.

 

Paziente vuole ancora quel che ho:

elemosine; tristezza; un sorriso

e quelle scarpe!

 

Non ci saranno fanciulline

a scrutarselo…

ci sono consegne: una baghette;

due euro civetta, una carta.

 

Mi soffermo:

della cassiera l’inquietudine nei capelli, troppo!

 

Dagli occhi si capisce

lui non sorride.

In fila lo scorro morbida, tutto però!

 

*

Io Sono Insieme ( il titolo è un Mantra di Amina Narimi)

A ritroso, sul ciglio,

Sentirsi come

Maria,

Con la testa fuori dall’acqua:

Pasqua di resurrezione!

 

Il portafoglio è il cortile dell’infanzia,

Sì, di quest’umanità…ma

…da qualche parte

Risplendono

Pallide Rose.

 

Ti cercherò, Blister, orologio

dell’Esistenza! Maledetta mela, 

Disincanto che 

Sconfini

Nel “ Non sono come te”...

In ogni modo è un dèja vu,

Una tomba tra le nuvole.

 

Si muore soli, eppure,

Altrove,

Inciampato in un dolore,

Ritrovai tutti noi

Sulla bellezza.

 

*

Nelle calze

 

In fila paziente

Una baguette tra le mani

E null’altro.

 

Mi accodo

Scrutandolo tutto.

 

Maneggia mia figlia

I prodotti civetta della cassa.

 

Scrupolosamente lo scorro

Dalla cima dei crespi capelli

Alla punta delle scarpe.

 

Mi soffermo alla caviglia-

La pelle scura è bianca

Intorno all’osso sporgente.

E quelle scarpe eleganti color avorio

Sono troppo larghe,

Indubbiamente troppo.

 

Gli occhi tracimano

Tristezza, che

Sembrano vuoti.

 

È sottilissimo di fianco,

Cinquanta centesimi, consegna una carta sociale,

La cassiera si morde le labbra.

 

Un sorriso vuol dire ci sono;

Lui non sorride però.

 

La fanciullina saltella:

Ha gettato due euro

In uno sporco cappello

Rovesciato tra mani ruvide,

Un passo al di là

Delle commerciali sliding doors.

 

Io nell’auto accendo il condizionatore ed ho

Ancora, quell’inquietudine

Nelle morbide calze,

Che prude e che sale,  

 

Un passo fuori

Dalle sliding doors

Dell' agognato aldiquà.

 

*

Riprendiamo insieme a camminare

 

Lungo sterrati collinari di crinale,

Ripercorro una storia cruenta

Sul dorso d’un destriero al passo,

Alla destra, il mio nobile scudiero-

 

La vallata intera copre,

Lo sguardo ambiguo,

Tacendo parole

Fino al lacustre

Litorale antico.

 

Come l’acqua rifletto

Il baluginare della luce

In un fresco mattino.

 

All’ altare non segnato mi avvicino,

Con intimo smarrimento:

Luogo d’eterna requie

Del più acerrimo nemico.

 

Un mazzo ben disposto

Di carnosi, preziosi fiori

E tre felci trapiantate

In vasi elegantemente ornati

Cantano stonati

Amore e reverenza.

 

Sono piante che gradiscono sempre acqua

 

La fonte è vicina,

Verso loro nutrimento,

Con simbolica solennità.

 

Ricordo la punta del naso,

Il taglio acuto dell’occhio,

Fino allo sfarzo dello stivale.

 

Di far ridere era capace, ma

Egli,  forse egli da tempo più non rideva

 

Un deambulare

Tra ombre e luce è questa vita

 

Adesso però sono qui a perdonarti

Che tu possa riposare

Nella luce solamente

 

E serenamente le spalle volgendo al passato,

Due rigagnoli attraversano il campo

Del mio volto, ora fiorito

In un sorriso, per colui che

In fedele amicizia mi stava

Ad attendere:

 

Le mani intrecciate, il capo chinato,

Si apre il cielo nel nostro abbraccio,

Come in un materno abbandono.

 

Depongo lo scudo,

Si consolida l’orizzonte, verso il quale

Riprendiamo

Insieme a camminare.

 

*

Tanka di Bacco

Acini d'uva

Tondi di desiderio

Succoso, dolci

 

Baccanali sillabe

  Maturate in grappoli

 

*

Ritornare

 

 

Le case grigie le bigie strade

Ritornare, ai vecchi quartieri,

Il municipio, chiamato Castello

Il piccolo Teatro, finalmente restaurato.

 

Ritornare a varcare del Duomo, il massiccio

Portone e ritrovare il quadro, dietro l’altare

E il ritratto laterale dell’amico Perugino,

Dallo sguardo scuro e l’ambiguo viso.

 

Ritornare al Belvedere per ululare alla vallata,

Come quando riecheggiava il latrato del cane;

Passar davanti all’ospedale, evitandone i ricordi,

Fino al bivio della Madonnina

Che è sempre d’uopo salutare.

 

Ed infine risalire lo sterrato viale, tra radici

Di snelli cipressi e tozzi pini, ecco il cielo

Già si tinge di sangue e di lacrime blu. Ritornare, ma

Implacabile, nella cripta un ragno continua a tessere.

 

*

Bellezza

 

 

Costa forse un po’ troppo

Quell’ azzurra maglietta;

Posso fare a meno, borbotto,

Della succosa bistecca;

 

…In fondo sta bene con tutto

La mia lisa borsetta;

Attenzione a non superare l’etto,

Togli, del prosciutto, una fetta!

 

Ma ora che ci passo davanti, non posso

Rinunciare a comprare una rosea

Nuova violetta, pure se son vecchia.

 

A casa ora, con amorevole cura,

Sistemo la piantina modesta

Sul davanzale della linda finestra, ché

 

Come dell’aria, la povera bocca,

Anche l’anima ha il primario bisogno

Di contemplare bellezza!

 

*

Ma tu

 

- Io non sono nessuno-

E nessuno voglio essere.

Per caso

mi hanno dato un nome,

presto lo dimenticherò.

 

Dimenticherò il mio corpo,

la mia falsa storia;

questione di tempo

dimenticheranno.

 

Ma tu, tu sei, come

l'odore del caffè nei sacchi di canapa

al porto di Sao Paulo;

 

senza quell'odore

il resto del mondo

non potrebbe esistere.

 

La vita, la morte

il medesimo;

l'amore le riconosce

e le legittima, dando corpo

all'eterno.

 

 

*

Un’immagine

 

Rosea e distesa,

L’acqua marina

Se ne sta placida

 

A contemplare il tramonto,

Come femmina rinfrescante;

 

Un uomo le sta davanti,

Tendendole un braccio:

 

E’ questa terrazza di cemento,

Dall’asciutta ringhiera

Tirata a lucido; così

 

L’umano si offre all’immenso,

L’infinito a ciò che

Già è stato compiuto.

 

 

*

Aforisticamente Amalgamati

Come ci passa il tempo!

Correvamo  verso il mare per il bagno di mezzanotte

Oggi, in casa, senza far rumore, richiudiamo la doccia, 

Con immutata euforia  

Ecco come ci passa il tempo:

Ci supera, senza vincere. 

 

Non riesco a smettere di amarti 

Perché non voglio 

Smettere di amarti. 

Ti amo?

 

In amore si cambia pelle

E proprio in quel mentre, si scopre

La parte migliore di sé. 

 

Gli uomini più  amabili sono quelli

Anche  femminili;

Le donne affascinanti sanno

Essere maschili.

 

*

sapori elementari

Il sale

Sul pane

Sta bene.

 

E quanto sta bene! Allora, tu,

Come sale precipita esuberante e

Lievemente, come sai,

Sfiorami;

Infine accullati tra 

Questo mio corpo duro 

E morbido, così 

Sciocco senza te!

 

*

Al poeta Chanteloup

 

...certe volte scocchi delle frecce d'oro

E chissà dove...

Non precipitano, ti traffiggono,

Senza fare male, all'infinito 

Capaci

Di condurre all'estasi,

Poesie.

 

 

*

Autostima

 

Mi sento invincibile

Sia che abbia fatto bene, sia che 

Abbia fatto male mi vado bene comunque 

 

Non mi importa ricordo ricerca nulla.

 

Mi sento invincibile perché riesco 

 

Ad amare la vita completamente 

Ed in ogni 

Piccologrande oh

Oh che...momento!

 

*

Quel mondo

 

Petalo chiama petalo e si tengono per mano

Un cerchio chiuso a cupola

Dove gli affini cantano prossimi

Quel coro vibra profumo, vira lo stelo,

Che si dona

E feconda

Rendendo l’aria ancor più pura.

 

Rotolano le onde

Le nuvole corrono e anche le iene ridono

Il poeta chiude gli occhi; con le dita

Disegna il Vero

Lo tiene tra le braccia dove un respiro fresco è caldo,

Sprigiona colore, e gocce di sole da

Quel Mondo.

 

*

Scusa

 

Scusa, vorrei saperti chiedere scusa

E’ stella polare di ghiaccio

Accolta tra il buio delle braccia

Si scioglie

 

Ora scroscia e gronda

Acqua fresca e monda

Via l’astio; poi

I sensi

Di colpa.

 

Ma resta una piccola luce

Una stella nera

In cerca di te.

 

Un boato, il presente irrompe

A squarciare il velo, un sottile velo

Tela di ragno senza più appiglio

Al vento.

 

Non più timore

Non più timidezza

Un bacio, boato, caldo e dolce

Come una certezza

Che si posa. Oh

Amore, mio, scusa!

 

*

Coi Vostri Titoli

L'odore della musica ultimo sole, amica mia:

Scalpellini; atmosfere; umiltà. 

Toccami le dita, scriverò altre pioggie.

Da vero?

Piccole gocce di chitarra.

 

*

desolazione

Un barattolo di latta vuoto 

Che rotola calciato dal vento 

 

E che contro l'asfalto sbatte 

Senz'anima 

Senz'alcuna utilità 

 

Nessun altro rumore che quello 

L'ho sentito dentro, nell'anima

Era un dolore feroce ché 

 

Non c'era niente, dentro 

Non c'era nessuno, sull'asfalto

Non altro che questo rotolare di parole

 

Desolazione; e quell' andare

Avanti.

 

*

Faccia tosta

Chi non si è sfiorato 

Fantasticando?

Per le donne significa spesso 

Amore; per gli uomini...no

Non dico proprio mai! 

 

Come? Ho la faccia tosta?

Può darsi, me l'hanno detto pure al

Sindacato, ché non rispettavo la coda.

Ho  risposto :" Embèh,  qualcuno ce la

Deve pur avere! ".

 

*

e la direzione

 

E’ che a volte lo sai il mare entra in burrasca.

Si alzano maestose e fredde onde scure,

Inquiete.

Ti senti destinato quasi a perire, trascinato

Torturato e sballottato, ma io fendo quei flutti,

Sopraffatta dal respiro affannoso

E incoraggiata dal mio stesso respiro affannato,

Mani come lame,

Determinata a vivere una vita felice.

 

Organizzazione e leggerezza,

L’ho imparata dagli atomi,

La legge e la direzione.

*

Improvvisamente

Osservavo due lumache 

sulla stessa squama 

di corteccia di betulla 

la bava cedevano 

profumandosi di resina, 

procedevano in armonia.

 

Poi non so cos'è successo 

ne ho ritrovata una, a terra

aveva il guscio rotto.

Soffriva.

Puzzava.

Restava asciutta,

anche tra la fanghiglia.

 

Improvvisi 

Mutamenti 

Di stato. 

 

 

*

Il mio frigorifero

Apro lo sportello del frigorifero 

È pieno di tutte le tue assenze 

Sarà ora che butti gli avanzi 

 

E lavi quelle ciotoline

Tanto non li mangerai 

Ché tu vuoi sempre cibo fresco 

 

... poi finirà in quelle stesse ciotole

A conservarsi nel mio frigorifero lucido

Bianco e triste,  così vuoto di te.

 

 

 

*

ore ed ore

 

Il mare è una massa immobile sotto un

velo trasparente e tremulo,

ma duro e freddo come il cristallo

mi appare.

 

Così il mare nel modo più

delicato mi rivela che

il passato è passato,

lo sguardo vitreo carezzando.

 

E quel che torna indietro

è qualcosa di diverso, già qualcosa

di vissuto...

ore ed ore...

 

Ad osservare le docili

ondine che umilmente

si vanno ad annullare,

spumeggianti appena.

 

Senza lamenti

si stendono a terra.

Salutano, cedendo

il posto al nuovo presente.

 

La massa del futuro avanza

compatta senza che ce se ne accorga

attraverso le aperture di un tremulo velo

trasparente

 

sollevato dall’impeto improvviso

di un maestrale intransigente e

inarrestabile.

Ma io facendomi pioggia, fitta fitta

 

riesco a picchiettare,

confondendo anche le ore e le stagioni,

con scoppiettanti baci tutta

la tua esistenza.

 

Le correnti interne si fanno trascinanti.

 

 

*

L’unica forma di equilibrio possibile

Ombra e luce ombra e luce ombra e luce

La terra è come una monetina

 

Spazio tempo spazio tempo spazio tempo

Che continuamente ruota su se stessa

 

Bifronte come il Giano

Custode di ogni varco.

 

Morbidamente abbraccia il Cosmo

Le due forze contrasti

 

Verso il basso; verso l’alto

Sprofonda e vola l’essere umano

 

Ruota come una monetina ombra e luce ed è

Unicamente, una monetina che

 

Continuamente ruota su stessa

Sostenuta dal morbido abbraccio del Cosmo.

 

Ce ne sono di preziose, occasioni,

Che si incontrano una volta sola nella vita.

 

Allontanati Accettati Dona

Amati Dimentica Perdona.

 

Ora affidati all’unica forma di equilibrio possibile

L’assenza di giudizio.

 

*

Schiena a schiena pescando la vita

 

Mancanza di rispetto 

superbia ed ardire

offerti in necessario sacrificio 

 all’equilibrio, cosicchè 

tanta la forza è e  tanta la fragilità;

così  tanto  leggera, la completezza.

 

 Poi di nuovo si cade

nella trappola

dell’eterna pretesa:

 di quella gioia, ecco 

la dissolvenza.

 

Tra miraggi, duri colpi, malesseri

e tremori, nei pressi di tutti quei

 continui varchi, da attraversare

-i più disparati-

ci sarà un custode 

 

Oh è  lì, da sempre è  stato con te,

 Schiena a schiena pescando la vita,

 

Ora, un po’ spossato 

per la lunga attesa

T’insegnerà dell’Amore

Compassionevole

Santo e carnale

Supremo.

 

*

Un diamante

 

Lo vedo

Ancora

Anche di notte e senza luna

Nel bosco

Tra sterpi

E le foglie accartocciate

Brilla

Trilla

Tra la brina un diamante

E’ quello

Che avevi negli occhi

E nei tuoi occhi ora c’è

Il bosco la notte, ed è freddo.

 

*

Sono solo ricordi

 

Sono iridi

Amico mio

Danzano sostenute proprio dal tuo soffio

Lucenti e soffici

Come la neve

Effimere, ma preziose

 

Sono abissi

Amico mio

Vi scivoli, scavati dalla tua stessa ombra

Duri e crudi

Come pugni

Lasciano segni, cancellali

 

Prenditi cura

Della tua corazza

Amico mio

Proteggi l’anima

 

Sono ricordi

Solo ricordi

 

*

Acrostico di mio figlio Jacopo

 

In occasione del compleanno

del nonno Luciano

 

 

Nonno già  seduto al tavolo col cappello di paglia 

Occhi viaggiatori pieni di conoscenze

Numeri infiniti  d'amore per tutti

Nonno buffone con le barzellette che non fanno ridere 

Onore al nonno migliore del mondo 

 

dal tuo Pallino.

 

 

 

*

Mi è madre

Si accatastano gli anni

Come sassi rotondi

Sull’argine del torrente

 

Le emozioni intense

Non fanno più male

Il sale e pepe sbiadisce

 

Uniformandosi da lontano

Al tono di grigio

Di una vita come altre; e tante.

 

Più la luce accecante,

Straniante,

Spaventa

Disorienta che

 

Restituirsi al buio 

Da sempre

lo sento scorrere nel sangue

Mi è Madre il Mistero.

 

*

Settembre, un poeta

 

Settembre, un poeta...

si muove anche da poeta

tra la panna e la nocciola

che compaiono  nel mondo

 

le nuvole di un bianco più caldo

i campi d'un marrone più tenue,

quando si bagnano d'arancio

le punte delle foglie sugli alberi

che ancora ne son colmi

 

i bambini giocano sbracciati nei cortili

ma non più affollate sono le strade la sera.

 

E' tempo di compere

grembiuli e temperamatite

chè, vedi, tutto si consuma

o cresce

anche la vita e settembre

 

apre la soglia all'autunno e

s'appresta, con un inchino

all'ingresso del saldo e nuovo inverno.

 

Anche il poeta lo fa

ch'egli si muove appresso alla vita

con tatto nei modi

ed eleganza di pensieri.

Fa di nome Settembre.

*

Dissolvendo paure ( canzone dalle poesie di Leonora Lusin)

Cala una nube scura

Che sempre mi assale 

È quella paura 

Che ti offende e vile 

Nel fango nel fango 

Ti respingo ancora 

Ché ancora mi preme

Un duro dolore

 

Tra i nostri  baci 

Di sale di sale 

Musica immane 

Tra questi due fiati 

Acqua di luna 

Che ti porto ancora 

Ché ancora mi preme

Ti preme Amore

 

Rubino che sfioro che sboccia 

In un chicco di melagrana 

L'ho rubato dalla tua bocca 

Bella come una foglia di pietra 

 

Dissolvendo paure 

Nasce la melodia 

Un'onda bianca che 

tracima e ci porta via... 

 

E quando sorridi

Ai  risentimenti

Mi porti lontano

Dal fango dal fango

Diventi ogni cosa

Perfino l' amore

Che ancora ti preme

Mi prendi Amore?

 

Rubino che sfioro che sboccia 

In un chicco di melagrana 

L'ho rubato dalla tua bocca 

Bella come una foglia di pietra 

 

Dissolvendo paure 

Nasce la melodia 

Un'onda bianca che 

Tracima e ci porta via...

 

*

Percorrere la statale

Percorrere la statale

Mano nella mano

Sul pomello del cambio

 

E quando s' acquista velocità 

Le braccia e la faccia

Fuori dal finestrino

 

Cantare a squarciagola

Inghiottendo la saliva

Che a ritroso procede

 

I capelli e la pelle scossi e percossi

Penso che un sogno così 

Non ritorni mai più 

 

Mi dipingevo la faccia e le mani di blu

Poi d'improvviso venivo dal vento rapito

Così riempirsi d'aria

 

Elevarsi trasparenti e leggeri

Dall' asfalto  scuro,

 

Granuloso.

Nel blu.

 

*

Onda bianca ( canzone con Leonora Lusin )

Prima strofa:

Il tuo alito nero il tuo alito nero 

corrode come la paura 

pietra vile nel fango più  profondo 

lei è  ogni cosa, anche l'amore

 

Pre Ritornello:

Rubino che sfioro che sboccia

in un chicco di melagrana

l'ho rubato dalla tua bocca

ma sei una fanciulla di pietra

 

Ritornello:

Nel peccato  d'amore strana malinconia

un'onda bianca che tracima e ci porta via

 

Seconda strofa:

Tra i nostri baci di sale musica

immane tra questi due fiati

acqua di luna che le porto ancora

ché ancora le preme Amore

 

Pre Ritornello :

Rubino che sfioro che sboccia 

in un chicco di melagrana 

l'ho rubato dalla tua bocca 

ma sei una fanciulla di pietra 

 

Ritornello : 

Nel peccato d’amore strana malinconia 

un' onda bianca che tracima e ci porta via 

 

Ritornello :

Nel peccato d’amore  strana malinconia 

un'onda bianca che tracima  e ci porta via 

 

Terza strofa:

Ma quando dissolvi i risentimenti

mi porti lontano dal fango

più lontana è  la fanciulla di pietra

più  lontano il mio dolore.

 

Pre Ritornello : 

Rubino che sfioro che sboccia 

in un chicco di melagrana 

l'ho rubato dalla tua bocca 

ma sei una fanciulla di pietra 

 

Ritornello : 

Nel peccato d’amore strana malinconia 

un'onda bianca che tracima e ci porta via 

 

Ritornello : 

Nel peccato d’amore strana malinconia 

un'onda bianca che tracima e ci porta via. 

 

 

 

*

Gioia, tu

Se, anima mia bambina,

non si sono presi cura di te

come t’aspettavi

t’amerò io adesso, non temere e

riprendi a ridere.

 

Sono carezze le mie, forti

tenaci, sicure, aprirò passaggi

costruirò ponti ed aeroporti

per darti lo spazio che meriti.

 

Gioia, tu,

apri la bocca

mostra i denti

parla canta ridi, a crepapelle

oh come una volta!

 

Colmerai

gli occhi miei

perché questa è libertà

la goloseria più ricca

 

senza niente, in mostra il dentro,

incontro al mondo andare.

*

Il gatto all’ombra del fico

 

Il gatto all'ombra del fico 

Pisolava, ho sentito 

Dentro il torace, nel vuoto un 

Elicottero passare

E poi, giù, precipitare.

 

Dondolando sull'hamaca

Io rimpiangevo quel nostro

Primo sguardo

Come se fosse il simbolo di un qualche

Stramaledetto amore, 

 

La luna dagli occhi viola 

Che ama velarsi di rosso 

In specie al tramonto, quando 

È la sera che piove, in stelle 

Piccolissime, stringemmo.

 

Sarebbe un vero peccato 

Non commuoversi per questo 

Stramaledetto amore, così lieve 

S'è fatto nel vuoto 

Dentro il mio torace terso e disteso. 

 

*

Acqua salmastra

 

Salmastra acqua

Luogo di rettili inquieti

Tra relitti adagiati

In bilico su massi scivolosi

 

Donne sole con

Meduse per cappello

Bagnano i piedi tozzi,

Forzano sorrisi al sapor di nicotina.

 

E moscerini girano intorno ai lampioni.

 

Le piante sono curve in cerca di sole.

La Fata Turchina ha una benda su un occhio.

 

Poco lontano sta fermo e fiero un campo di

Papaveri verdi, pertanto

Chiusi. Formiche

Brulicano all’affannosa

Riscoperta del pertugio per un mondo

Vivo.

 

Nella pozza risplende intanto un piccolo arcobaleno.

 

*

Sembrava che tutto di lei

 

Sembrava che tutto di lei

Si fosse ristretto o meglio

Concentrato

La pelle i capelli la statura

La corporatura e perfino gli occhi

 

Una fessura luminosissima

Eppure avanzava con fierezza

Ed ispirava un che

Di grande saggezza

 

Era ferragosto

Quella sera fu più difficile dormire

Sul molo jam session elettronica

Riviera…gli anni in cui

 

Al Cocoricò non si sbagliava

Cosce sode ed abbronzate al sapore di cocco

Di papaveri profumavano i capelli, nella bocca

Rum&Cola; sangue freddo e ventre caldo

 

Risate chiassose, intanto

Euforici schiamazzi dalla strada; notti di

Porcherie a cielo aperto: alle tre e un quarto

Chi vuoi che giochi in un campo di bocce?

 

C’è chi cresce accumulando saggezza

Vivendo

C’è chi invecchia

Imitando, morendo.

 

Tu signora di saggezza autrice

Mentre passi racconti

Ed io t’ascolto

Osservando

 

Della calma, la pienezza d’argento

L’equilibrio nel passo, la pazienza

Dell’essere attivi, ascolto, la voce dell’acqua

Quieta s’avvicina che dolce tuffo

 

Potrebbe essere la morte?

Cerchi concentrici poi tutto

Torna come prima, piatto a

Riflettere la luce del cielo

 

Siamo specchi

Specchi divini

E specchi

Per le allodole.

*

Anche allora

Sal-tel-la-vo così

sillabando le parole con le dita

che alzavo dentro le tasche

inconsapevolmente

me ne accorgevo perchè sentivo 

il tessuto come un tetto contro i polpastrelli

saltellavo come uno stambecco

per i vicoli in salita del paese

giravo la testa verso i vasi di gerani

i portoni di legno ed in alto verso

le bandiere dei terzieri alle finestre

le volte  e gli archetti degli incroci

e i cartelloni dei gelati davanti ai bar

anche allora amavo giocare a fare poesia

senza darci troppa importanza

 

quello che contava

quella che contava

e che cantava

era la Felicità,

che può dirsi anche Poesia.

*

Questa sera

Senza fretta abbracciati, lievitiamo

Facciamoci un pancake, dolci corpi

Morbidi appiccicosi, sì gommosi

Sbriciolandoci, cadiamo per terra

Hic et nunc sotto il tavolo e una sedia.

 

Come i ruscelli scorrono accarezzo

Gli argini del tuo corpo, il vivo odore

Respiro l'acre colore, calda brilla

Nella risacca l'eco, così soave

Della nostra ilarità, questa sera.

 

Baciandoti le mani ora assaporo

Quel tuo languore nel fondo del mare:

Il dolore. 

 

 

 

*

Le risposte di un padre

 

Cosa diresti

se un amico ti domandasse

E tu? Come va, con lei?

Bene

E poi?

Basta.

D’accordo.

 

Allora ti domando

Che cos’è che pensi e senti

Dentro

Con te stesso?

 

Encefalogramma piatto

…tutto molto interessante…

 

Quando penso a te penso ai figli

E quando penso ai figli penso a te

 

…ci si potrebbe attendere di più…

 

Per esempio nel furgone e

Capisco la parola famiglia

Come quando c’è stata la tempesta

E allora subito ho pensato ai figli

E a te.

 

Mi sono domandato

Dove li avrà portati

-Sorriso-

Ho avuto paura per voi,

vi ho telefonato, non avete risposto

Fino a quando non vi ho sentito e allora

Con quella comunicazione

 

Piangevano, babbo torna a casa- subito!

Ho capito che cos’è il valore di una famiglia

Una cosa molto importante

Che sentiamo fino in fondo, tutti e due.

 

E’ che tutti abbiamo lo stesso valore

Non uno di meno, lo stesso valore.

E’ quel senso, è senso di

Unità.

 

Così mi sono svegliata,

le tue parole scritte

appoggiate sul comodino

con la gioia di essere,

da quanto tempo? tanto tempo!

Con la gioia di essere uno e

più d’uno.

 

 

forse fa male eppure mi va di stare collegato

 

*

Legame

Oh sì ti ho messo la mano

sui fianchi, per capire

quanto avessi bisogno di me e

ho capito

...per quanti girotondi corse

ed improvvisi arresti tu compia

non posso più lasciarla

cadere

lontano dai tuoi fianchi

perché ho bisogno di te. 

 

È un ridere di nubi

mi stringi stretta a te

baciandomi i capelli. 

 

*

Padre di famiglia

Il lupo solitario

Smagrito e ramingo

Osserva la vallata afosa

Lancia un grido di presenza

Recepisce l'amorevole risposta. 

 

Scivola;  non s' arrende

S' arresta. 

Fiuta la preda. 

Tornerà alla radura. 

Consegnerà al centro del cerchio

Il frutto del sacrificio e del coraggio. 

 

Col ventre che lentamente 

Respira s' abbandonerà al riposo, 

Il vecchio muso è rinfrescato

Dalle lodi del suo branco, 

Quell' unguento che monda le ferite.

 

*

Piccoli pezzi d’argento di Cristina Bizzarri; videopoesia di

 

 

*

Io sono

Io sono non

Un fiume ma un fiume

Caldo io sono, che non

sfocia nel mare ma

Sfocia in te

Io sono.

 

*

Sosta

C'è una parrucca bionda

Sopra una sedia gialla

Che cosa ci fa? 

 

E un gatto percorre 

I tasti neri  di un pianoforte

Si divertirà? 

 

Segna una presenza

Un raggio che attraversa e

Sul pavimento sosta. 

 

Non ci sono le domande. 

*

Se scavi

Se scavi dentro gli occhi

Quanti cavalloni

Puoi trovare, là sotto...

 

C'è quello della tristezza

Nella signora anziana che

Si è appena truccata  e siede

 

E quello della curiosità

Nel marito che legge la rivista

Con un sorriso stampato

 

La noia nell'occhio nero

Della giovane dalle unghie smaltate

E grandi occhiali da sole tra i capelli

 

Forse si aspettava l'arrivo del principe azzurro e non arriva nessuno, 

 

Mentre l'altra lo ha incontrato,

da un pezzo e non è più tanto azzurro, 

Ei Pittore dà sul grigio!

 

Negli occhi dei bambini vedo invece

Sempre solo un'emozione:

Amore che sta per esplodere

Quando sono tra di loro

Amore che chiede di sé

Quando sono tra gli adulti. 

 

*

Haiku svelato

Sul filo nero

Si posa la Rondine

Rosa è la sera

 

Seta di cielo

Quel tuo pomo d'Adamo

Sfiorati vorrei

*

La Terra della Libertà

Orizzonte latente

Cupi suoni dal profondo

Tuoni taglienti e noi a

Perigliare 

In aperto mare

 

Quietamente 

Si avvicina l'aurora

All'esausta caravella.

 

Sotto gli stivali vacilla

Il vecchio mondo. 

No non è quello che avemmo

Col compasso puntato.

Non è adatto qui

Alle brame nostre perché noi

 

Noi siamo in ergastolo:

Conquista e possesso il

Ritmo diastolico del passo. 

 

Poi di notte un lontano rullio

La Risplendente si svestì di nubi. 

 

Con lei facemmo tutti l'amore

Intorno allo stesso falò

Dove gettammo, ubriachi

Oh che spigliati, vesti

Ed armi,  così

Ci persuase a fare

La luna bionda

Accogliente

Dolce femmina che ci guarì. 

 

Pietra di ghiaccio lontana

Ella fu stata Compagna di viaggio

Era silente Selene la stessa. 

 

*

Navigante. Canzone con Leonora Lusin

 

In fondo ad un ricordo,
un cielo nero,
un mare di smeraldo
il capitano austero
pizzica le corde della chitarra
 valica le colonne del tempo
nell'amore crede, senza vergogna
senza vergogna

 

e stai distesa, col tuo sorriso
immagini l'austero capitano
in fondo ad un ricordo,
un cielo nero,
un mare di smeraldo
arriverà quel giusto giorno...

 

in mezzo alla folla a Carnevale 
quei lineamenti tu riconoscerai
ti scioglierai, come creatura di sale

 

e quando le sue mani sono a pizzicare le corde
della  chitarra lui volando, ti raggiunge
e nell'amore crede, senza vergogna,

senza vergogna

 

Imparerai, oh sarai più saggia
E spinta a rinunciare e spinta a rinunciare
Disillusa
Creatura di sale che in un attimo lui scioglierà lui scioglierà


Capiterà quel giusto giorno e tu tornerai
A giocare a giocare,
giocare ed ad inventare il mare, sarai
Creatura di sale che in un attimo lui scioglierà
lui scioglierà

 

Sogno navigante, quel capitano austero
sei capace di confondere,
tanto più che lui non smette di sorridere...di sorridere

 

tu stai distesa nel suo sorriso
ed immagini l'austero capitano
in fondo ad un ricordo,
un cielo nero,
un mare di smeraldo
arriverà quel giusto giorno

 

e nell’amore credi
senza vergogna- senza vergogna

 

Sogno navigante, quel capitano austero
sei capace di confondere,
tanto più che lui non smette di sorridere...di sorridere

 in fondo ad un ricordo,
ad un cielo nero stava un mare

questo mare di smeraldo.

 

*

Navigante

I lineamenti li riconosceresti

in mezzo alla folla carnevalesca.

 

E’ una bolla di sapone e s’avvicina

provi a toccarla, è vero e su di te

poi rivivi questo film cento volte.

Nell’amore credi senza vergogna.

 

Imparerai, oh sarai più saggia, sola

e spenta a rinunciare, disillusa.

 

Può capitare però il giusto dì

che torni a giocare a inventare il mare.

 

Sogno navigante, quel capitano

austero sei capace di confondere,

tanto che più non smette di sorridere.

 

*

A certe situazioni

 

La casa colonica color ocra

disegno e dipingo

papaveri spontanei nel campo ampio

tulipani gialli

in piccole aiuole

la stretta ferrovia alle spalle, dritta.

 

A certe situazioni così reagisco.

 

Rivolto una margherita al Solleone

il polline pulsante

quasi a voler toccare il cuore giallo

e nuotare nel blu.

 

A certe situazioni così reagisco,

con piccole pacche

dell’anima che crea oppure scrivo

reagisco; non ne esco.

 

 

*

Una pietra

Una grande pietra

sul letto d’un fiume

se così fosse il tempo

renderebbe più liscia la sua pelle

come fa l'imperterrito fiume.

 

Ogni preoccupazione

il sole estivo asciugherebbe

poi le foglie in autunno dolcemente

s'appoggerebbero come figlie

invincibile a febbraio

tutta la natura una moglie

cantante in aprile.

 

Vorrei che fosse come una pietra

sul letto d'un fiume, mio padre

ora che un inspiegabile dolore

ha portato ombre

ed il suo occhio sinistro fiero

sta diventando opaco.

 

M’aspetto ancora di vederlo 

arrivare suonando il clackson

Esiste il citofono

e ci sono dei vicini

gridavo dal balcone;

 

invece mi sussurra

è normale; è il tempo; 

mentre sobbalza il cuore

annaspando nel fondo

ora chiaro ora scuro del mio sguardo

l'anima pronuncia piano piano

Tu sei mio padre. 

E confesso l’amore.

 

*

Turgido

 

Turgido petalo di tulipano

senza rugiada avvizzisce la sera

come una vedova che il nero indossa

da mesi ormai e più nessuno la nota

 

Vale la pena questa tenue vita?

Dalla più intima alcova esce speranza

di bere ancora all'alba, fragranza.

 

*

Giorgia, una bambina

 

I vestiti da gemelle

Il suo giallo, rosa il tuo

Ma Lei è bionda, tu castana

E pure alta, e magra, di più

 

Scendi scale; difficile…

Ma che età, domando inquieta

Tu risali e ancora scendi

A fatica; c’è un ostacolo

 

Combattendo stai, caparbia,

per la vita e tu non molli

Giorgia cadi! Grida il padre

No non cado gli rispondi.

*

Brezza (riscritta)

 

Luna piena il bianco seno

Gli vai incontro con le dita

Di falena sembran ali

Quel che resta, sai è la brezza

 

Come foglia al sole sto

Il tramonto attendo sola

E polvere divento, d’oro

Conta il tempo quella brezza

 

Il torrente scorre, senti?

Lo sorvoli ora leggero

Ma toccarti no, non posso

E mi resta ancora brezza

*

Tempesta Sciamanica ( riscritta)

 

Tempesta Sciamanica

 

Leoni immobili, guardinghe lamiere

Lungo il viale d’asfalto ansimano piano

 

Lo stormo avanza dal fondale scuro

Tra vortici ingannevoli di sabbia

In forsennato volo, come foglie

 

Ciabatte mal calzate già s’affrettano

Rincorse dagli ombrelloni accaniti

 

Sirene e tintinnii turbano l’anima

Erompe, ecco, la tempesta sciamanica

Un boato e scroscia la covata grandine

 

Tavoli al via e posaceneri e sedie

La mano ha sulla testa… quella donna

 

*

Scippando Salvatore

Toni d'arancio

Torni tu? Arranco

 

ribes, more, lamponi

ride e muore in un lampo 

 

nuvole al vespro

nuovo sole, aspro.

 

 

*

Sciamanic Storm

Lamiere immobili e guardinghe

Attendono

Dal fondo scuro

Del viale d'asfalto

Tremolano appena mentre

 

Inesorabile procede

Un forsennato branco di volatili ritardatari

Tra vortici di sabbia

Ingannevole o chiaro è il cielo a Sud. 

 

Ecco schianti e colori

Una barista correndo, la mano sulla testa, 

Con l'altra al volo recupera e raccoglie

Sedie tavoli e posacenere. 

 

Bagnanti in ciabatte malcalzate

S' affrettano

In massa ad evacuare la spiaggia, 

Rincorsi 

Da ombrelloni feroci e da altri giocosi. 

 

Sirene ed alberi piegati

Tintinnii e fruscii inquietano

L'anima; niente

Rispetto alla tempesta

estiva che ho dentro

 

Ne esce un boato

Erompe la grandine covata. 

 

 

 

 

 

*

Qui basta

qui dove il sole traspare dall'acqua

proprio come una barca a vela

scivola all'orizzonte e bianche

dita hanno le onde

poi ti fanno il solletico.

 

qui dove l'acqua ha un'intrinseca mitezza

un dolce diffuso calore

 

è ovunque oro l'esistenza 

intenso e delicato

proviene da te e vola

sereno in giro e il giro

non è mai fermo.

 

Qui basta respirare

per essere angeli.

 

 

*

Spallucce

Troppo bello il pupo dagli occhi blu

che s ' è fatto il ciuffo biondo

da passarci la mano sorridendo

da gagliardo.

 

Tutti vogliono essergli amici per la pelle,

per le ragazze si sa e

l'aumentata notorietà. 

 

È costretto a fare il bullo

della classe, della scuola, 

del quartiere e d'estate

della spiaggia. 

 

Tutto per quella sua

bellezza. 

Ti dice i miei non si preoccupano se non torno;

e fa spallucce, 

e tenerezza,

Nato con una lama tra le mani. 

 

 

*

Mi volterò

 

La mia collana di perle

Lo sguardo trasparente

Mi volterò

 

Come un involucro di vetro

Noterai intorno al corpo

Le mani sembreranno tremare così

 

Coi brividi sulla pelle delle gambe

Ti dirò che sa di grano quello che provo per te

Ondeggerà il cielo notturno

 

E l’oro saporito:

Un corpo solo che bussa

Alla bocca dello stomaco, qui.

*

La brezza

Ali di falena contro

la luna piena

le tue mani,  i miei seni. 

 

Foglia assolata, spoglio ramo 

distesa, solo

si attende il tramonto

oro, sempre più, polvere. 

 

Avverto

lo scorrere di un torrente lungo

la spina dorsale, sorvola

leggera la riva, quella falena

mi si gonfia la portata, ma

toccarti non posso.

 

Quel che resta quel che conta è la brezza.

*

Un divertimento leggero

Una ghirlanda di fiori di plastica

sulla fronte basta già

per farti sentire una ninfa dai rossi capelli

La sottana bianca svolazza mentre resta fisso il perfetto sorriso.

 

Servi Spritz 

su di un' attrezzata apetta militare

hai un barbuto giovanotto col berretto nero accanto qui

si balla l'ombelico del mondo

dal gigante acquascivolo blu

schizza un divertimento leggero e gonfiabile

e chissà poi domani dove! 

 

*

Sprofondando

Quando la carica arriva a destinazione

anche l'onda più violenta s'appiattisce

assume morbidi confini

carezza la riva

in lentezza si ritrae

la rabbia schiumosa diventa ricamo

e orlo vezzoso.

Non dovrei allora distogliere lo sguardo

garruli i richiami di gabbiani in circolo,

ma puntualmente io come

trascinata via dalla dissolvenza dell'adesso

 chiudo gli occhi

s' aprono i polmoni e volo

sprofondando in piedi nella sabbia.

 

*

Come la neve

 

Il dorso della mano carezzavo,

Le Spalle cinte, accompagnando il passo…

Questa pianura d’argento; i nastri colorati

Un oro eterno, la ruota panoramica.

 

Le palpebre il collo i capelli la schiena ho consolato.

Aveva gli occhi chiusi

Invece io ben aperti li tenevo sulle mie fortune

Fugaci.

 

Osservavo quant’è matura questa mela

Sull’albero un libro e un nido.

 

Mi basta così poco per tornare a respirare

E mi basta così poco per smettere di respirare

Un bacio, ad esempio.

 

Già! Ché tu sei fresco come la neve

Vergine.

 

*

Dell’atto intrinseco

Taci, dell'atto intrinseco di un creare

D'una barca adagiata lì sotto le fronde

All'ombra fresca sull'onda più piana

 

E tre piume colorate alla prua. 

Taci perché tutto mi sembra fermo e

La vita intanto si prende la vita. 

 

Deve farlo se qui invece il vento fischia

Tanto che si aprono le porte e porta

D'un uomo fuori di sé, le grida. 

 

*

La stanza

 

Color di rosa i contorni splendenti

Dei cento petali bianchi

D’un giglio d’acqua cuore d’oro.

 

Si è dischiuso questa mattina

Come una confessione

Mi sono comprata una camicia da notte adatta alla stagione.

 

E questa sera quando l’ho indossata

Mi sentivo anche un po’ sexy.

E’ nata da un quadro

 

Disegnato dai tratti rotondi e decisi di un gessetto nero

La punta morbida, il colore oleoso,

Sullo sfondo aranciato di una tavoletta di legno.

 

Narrava della bellezza carnale di un corpo sognante,

Trascinante e non c’era qui e in quella poesia

Alcun morto semplicemente, alcuna differenza

 

I morti sono vivi insieme ai vivi

E i vivi sono morti nello

Stesso momento.

 

E mi sentivo bene, questa sera

Quando l’ho indossata

La verità: tutta soffusa e una calda candela, la stanza.

 

*

Conoscendosi

Non si scherza

Lascia i segni sulla schiena

Sferza la frusta

 

Vela

Stracciata, la pupilla arrossata ma poi

C’è il calore di un tramonto dietro i monti

 

Quando ti abbraccia

E baci

C’è chi ama davvero

 

 Sfiori

I muscoli sinuosi

Lo riconosci dal sudore t’appartiene.

 

E’ comparsa la stella polare già

A separare

Ieri da Oggi

 

Il corpo gracida

Alla luna irridente chiede indietro

La sua ombra feroce.

 

Tutta la vallata appare fiera e rigogliosa

Tra luce e brividi serali si

 Muovevano riconoscendosi le foglie e le radici.

 

*

Sono arrivate per lei

Sono arrivate

Per lei

Con le mani aggrappate alle sbarre

Urlava

 

Balenavano

Sopra il campo

Asciutto incolto lampi 

In amichevoli sciami

Un altro giorno meraviglioso

 

E’ la prima volta

Per quanto poteva

A piedi nudi sul davanzale

Una finestra alta il doppio

Anche quella coscienza arruffata danzava

 

Oh la magia dei suoi sogni

Appare e scompare ed

Esiste

Al sicuro dietro le inferriate scalpita matta

Una voglia

Scavalco il cancelletto arrugginito

e le ortiche  sfidare e le ortiche

 

Vicino

Essere lì

Rincorriamole acchiappiamole ecco

Gli occhi accesi tra i plami le custodisce

Prima di chiuderli

Oggi

 

Chissà se domani torneranno ancora

Proprio per lei davanti alla finestra della cucina

Della casa nuova le lucciole

.

*

Buonanotte

Ombrosi e chiari in controluce

Distesi come carta velina, nuvole

Di zucchero filato da far sciogliere in bocca

Ridendo stupidamente come allegri bambini

 

Tra le mani acqua di mare

Fredda salata culmine di vita

Siamo quel fascio di luce che sfida l’orizzonte

Con lenta rotazione

E soccombe

dolcemente al velluto della notte.

 

Lucciole cicale, coccole di ginepro

Ci regala l'universo

Accarezzando quest’amore

All'acquietarsi delle onde.

 

*

Una piuma che...vedrai

Voci chiassose, palloncini rossi

la Piuma si solleva

alla festa nel parco.

 

 

Ballano i bambini e

la piuma danza..

qualcuno con un soffio l'ha fatta volar!

 

Tanti auguri a te fino

alle nuvole di cotone che

si mangiano

leccandosi le dita.

 

Correnti concentriche di galassie colorate scansa virando

il canto del cuculo poi ridiscende

tra la schiuma di una risata.

 

Si lascia tutta accarezzare

iridescenza a pelo d'acqua

una monetina in mezzo ai sassi che

la bambina stringeva stretto

tra le mani...

 

Un angelo pareva e

il cuore batteva nella schiena

sorride

quella bocca che non morde

come piuma

alta, nel cielo, luna che

gusta

quella fetta d'azzurro anche se 

 è giorno ancora.

 

*

Mastro vetraio

Essere desidero liquido vetro

Sapientemente empita del tuo soffio

 

Con cura estrema, a colpi fermi, scossa

Nella fornace una lucciola sboccia.

 

Lo sguardo austero di quei leoni alati

Veglia dall’alto sull’idea leggera.

 

Dammi la forza sinuosa che vuoi

Quel verde-azzurro prescelto da te.

 

Mastro vetraio alla deriva ti chiedi

Trabocca il vaso d’orgoglio e di grazia?

 

Poeta vetraio di laguna, ora, siedi e

Per ore ed ore, osservi…tracima 

 

 Dal vaso l'orgoglio,

 Grazia, custodisce.

 

 

 

*

Tic-Tac TipTap

 

Ho aperto la porta del tempo

Sì quella porta

C’era al di là

Una piccola stanza

Al centro delle scale

Solo gli spigoli illuminati

Cosicché, alla fine, ti devi fidare

Della fiducia stessa ti devi fidare.

 

E il tempo batteva un ritmo più lento

Davvero troppo lento

Tanto che mi sono infastidita

Quindi sono uscita

Da quella cucina tutta bianca

Lasciando all’orologio di ferro

Il suo martello

Tic-Tac.

 

E nel corridoio ho ballato un fluido Tip Tap.

 

 

*

La pelle dell’anima

Viscere percosse

La lingua inghiottita

Un tuono, fuoco vicino sì

che bruciano le ciglia e

Unghie raccolgo nell’antro

Timori e coraggio.

 

Sputo di notte

Visioni

Compare e

Risale tentazione

Al collo

Brividi.

 

Dei diurni sospiri s’impossessa

Tra le mani un sacco di tela grezza

Offrendo

Beffardi sorrisi.

 

Demoni

Cosparsi di piume ed acuti brillanti

Feriscono solleticando i sensi

E scopro dell’anima

La pelle. Amo

 

Il Lete osservare, traslucenze e profumi

Tra Paradiseidi e Sterlizie riposa

Con le ali raccolte un drago

Nomi esotici e note di cori affiorano

 

Rugiada

Alla fonte del tempo

Lungo le tempie

Alla foce del vento

Il mio Tempio.

 

*

Ho visto

Ho visto

Una coppia.

 

Insieme non fanno due.

Non gli stessi

che da soli

migliori, allora ecco che

fanno una coppia

che si ama.

 

Più sicura e luminosa, è più bella lei.

Più distesi più grandi e dolci

gli occhi di lui.

 

Anche per le scale o per strada

per un attimo, un incrociarsi

lei che torna con la piccola in braccio

lui che scende per andare a lavorare

uno sguardo e quella trasfigurazione li trapassa.

 

La sera intorno al tavolo di cucina

non ci sono critiche, solo delle

osservazioni,

non c'è dubbio

che l'altro abbia compiuto

il suo dovere.

 

E con la semplicità che veste

l'amore vero una famiglia

giorno per giorno cresce.

E piano invecchiano.

 

Un'apparenza come tante,

ma non lo è.

 

Celeste cielo

Perla di luna

Ed il verde argento

di rami d'ulivo.

Questo ho visto.

 

*

Del pagliaccio stanco

 

E ha scavalcato il muretto

brulloso, un pagliaccio

dalle gambe sottili, anzi

sono rami d'albero spezzati

tanto vero che sono caduti

dentro il recinto di un'aiuola.

 

A terra si sono sfaldati

sgretolati e

poi sono fioriti in una primula

gialla, che s'è fatta grande

e carnosa; volata via

come farfalla.

 

Su altri rami intanto

foglioline verdi

gemmavano

a gennaio poi scendeva la neve

e tornava​ il pagliaccio

col naso rosso in mano

e si riprendeva le sue finte gambe.

 

In fin dei conti

le aveva lasciate solo

un po' riposare.

 

 

 

 

*

Il Sole

Non un giorno solo

Senz' amarti

Con te, per te e senza te

 

Senza condizioni

Senza ritorno torna Amore!

Senza tornanti lineare

Il tempo annientando.

 

Anello d'oro eterno frattale

Che ad est sorge e ad ovest

Non cade.

 

*

Estranea realtà

Su di una sdraietta a strisce

 

Bianche e blu

Davanti al mare blu

E bianco

Osservo le nuvole chiare

Nuotare nel cielo terso

Blu blu, il mio costume è bianco

Di cotone stampato a fantasia:

Piccole ortensie azzurre.

La mia pelle è ancora piuttosto bianca

E contrasta con lo smalto blu delle unghie.

 

Mi sfilo gli occhiali da sole:

Montatura bianco lucido

E lenti colorate, blu,

Ma non è che anche i miei occhi ora

Sono bianchi e blu?

 

No, per fortuna sbrilluccica d’oro

Questa soffice distesa cremisi

Sotto il sole e laggiù sta

Spiaggiata una medusa

Gelatina trasparente intrisa di succo alla fragola.

Le conchiglie, tra gusci neri spezzati,

Sembrano tonde fette di torte variegate

A strati.

 

Per quanto mi sentissi a mio agio

Nel bianco e nel blu preferisco

Questo nostro mondo ricco di colori diversi

E preferisco la mia storia

Entrambi riflessi nei miei occhi marrone scuro.

 

*

haiku (gemma)

 

senza una spina

bianca gemma di rosa

nell'aiòn non sboccia

 

*

Daimon poetico

 

Romantica è questa pioggia
selvaggia. Prima cessa
ritorna.

Piano, di nuovo selvaggia
e ancora
piano.

Lustra le piastrelle del giardino. Ed io

irredenta

chiudo le finestre.


E torno da te
origine

sul dorso d’un delfino bello

col tuo caduceo alato.

 

Ascolta.

  

Uno spirito femmineo

si nasconde
nella virile trama.

Lo senti?

 

Diamante
tra sabbia vulcanica
mentre affonda 

la lava

nel Blu.

 

Daimon poetico

che infine ci possiede.

Oh ErmesAmore!

 

Scioglie i ginocchi è 
canto sottile

in tutto il corpo lo
scrosciare dei fili d’argento.

 

Ballano in cerchio

le margherite

sull’onda di un’ebbra voce

 

Ascoltala...che

 

S’ode dal mare venire

un fragore

lontano, mentre io

sono qui, sempre vicino.

 

*

tanka

 

sta là una stella

fuori dal branco bianco

come un ricordo

ti scruta un desiderio

vibra  lucciola ardita

*

Se fossi la figlia unica della Luna

Chi cosa sono

A volte mi domando

Se fossi la figlia unica della Luna

Quali sono quelle forze quegli istinti

Che troverei comunque in me?

 

Che di noi non dipende

Dall'intreccio delle nostre intelligenze oltreché

Dal contesto in cui viviamo?

 

Certamente sono forze potenti a contrasto.

 

Cercherei di alimentarmi

Di conoscere sperimentare creare

Di sopravvivere, di procreare.

 

Sarei stata Vita

Che si nutre di Vita

Che ama Vita che dona Vita.

 

E non sarei stata io, lontana

Dalla mia madre Terra.

 

Il mistero di Dio è il riflesso

Di un mistero ancor più profondo

Reale

Chi cosa sono io.

 

Se chiudo gli occhi

Io vedo il Buio trafitto da raggi di Luce

Questo sono io

Ecco, in un' immagine.

 

 

*

Orfeo ed Euridice

 

Vieni? Giochiamo insieme!

Vedi che

Siamo tornati bambini!

Aiutami a ricomporre questo puzzle bellissimo:

Sono io!

 

Per riportare indietro il nostro tempo

Sono sceso nell' Ade, mia Euridice e poi

Mi sono fatto smembrare, per te;

 

Infatti il cuore è rimasto intatto:

Brace ardente, adesso 

Questa

La mia nuova immagine

E sostanza.

Ci sei anche tu e tutto

L'universo, ma sotto

Tutta un'altra luce.

 

Ti piacerà così tanto giocare

Con me che vorrai sempre tornare a

Casa mia e chiederai ogni volta

:" Rifacciamo quel magico puzzle che alla fine canta e suona?".

 

 

*

Forte della mia debolezza

Che frastuono d’uccellini!

S’avvisano perché è imminente il temporale

oppure si godono gli ultimi momenti prima della pioggia?

 

Sta al poeta interpretare

porre un’intenzione umana

in uno dei canti del mistero

definirlo

festoso od allarmato?

 

Uno specchio appeso al balcone penzola e sbatte contro il muro

balugina

mentre la luce esterna rimasta accesa lampeggia.

 

Quando la primavera s’avvicina all’estate gli alberi

assumono due colori precisi simultaneamente.

 

L’acero è rosso e verde

giallo e verde il corbezzolo

la tamerice del mio giardino ha i rami

simmetricamente dipinti

di fuxia e verde, anche i sempreverdi

come quel tiglio o questo cipresso

hanno le punte più chiare a contrasto,

d’un verde più giovane, quasi fosforescente.

 

Tutto vive

mi sembra si muova e si venga incontro

tranne me,

seduta

sulla panchina di legno attaccata dal muschio

che fumo una sigaretta lentamente, forte

 

della mia debolezza.    

 

*

Inutilmente

 

Ricordando la nonna Iole

 

Una sera

mi lasciasti entrare;

Ti vidi

Alzare le braccia, piegare i gomiti

Estrarre la forcella dalla cipolla sulla nuca

 

E piovere una copiosa cascata scura, i capelli

Appena mossi sulle punte sfioravano le anche.

 

A bocca aperta rimasi perché

Ti chiesi ingenua li nascondi sempre?

 

Con questa pelle chiarissima, gli occhi verdi o grigi

Sai, ero biondissima: sono figlia di una tedesca

 

Oggi vero

Sarei stata bellissima

Allora mi schernivano, mi additavano, mi schivavano.

 

E in famiglia venni costretta a tingermi i capelli col catrame

Il catrame? Quello delle strade?

Sì, li copriva.

 

Io piangevo mi disperavo

Inutilmente.

 

Adesso vorrei i miei capelli biondi

Solo per non sentirmene in colpa.

 

 

*

Una violetta

Osservavo la goccia

Fatalmente scivolare

Verso quella voce 

- Ho sete-

Della cornice di legno

Che immobile

Continua a fissarla

 

In Patagonia intanto

Massi di ghiaccio

Scricchiolano si separano

Dalla montagna cara

L'oceano fa spazio

Abbraccia

Tra un grido incandescente

-Ti amo-

Si sente nell'aria

Un ritorno a casa.

 

Io prendo esempio da Lui

Ho deciso

Di regalarti ogni giorno

Una violetta

Per non farti troppo male.

Sai mi piacciono i piccoli fiori di campo

E pensare al tuo bene

Come fosse il mio.

 

 

 

*

Tanka (Il Colibrì)

 

 

dalla sua cella

dentro l'attimo evade

il colibrì

gaio e libero sorvola

confini invisibili

 

*

Anima e mondo (a quattro mani: Leonora Lusin e Klara Rubino)

Questo mio daimon poetico
È uno spirito maschile
che si nasconde
nella femmina trama

(Lo senti?)

Si è allontanato
Rinnegamenti 
e una possessione, infine

Anima e mondo.

Diamante
Tra la sabbia nera vulcanica
Mentre la lava affonda
Nel mare, nel freddo
Nel Blu

Thera 


Chiudo le finestre

Che romantica è, questa pioggia
Selvaggia.Prima cessa
Ritorna

Piano, di nuovo selvaggia
e ancora
piano

Lustra perfinola passerella
del giardino
scioglie e inargenta.E io

torno da te.

*

Vaneggiando

E se il cielo fosse da una larga trama di fili

sostenuto, tutta la terra

non altro che una piccola biglia racchiusa

in una rete che un Signore…

un Dio Bambino tiene in mano

tra l’indice e l’anulare?

 

Se così indulgente fosse con noi da

lasciare che ci uccidiamo un po’

gli uni con gli altri, ma

ci trattasse Egli con cura, se avesse

attenzione estrema per noi, ché

basterebbe così poco,

un piccolo sommovimento,

sbandamento,

una distrazione per

inondarci tutti quanti?

Annientarci?

 

Se fosse proprio così?

… E che non si stanchi di giocare con noi!

 

Oh, ogni primavera invece

Quel bimbo grande e benevolo

Getta proprio qui

Petali di fiori!

 

*

haiku (margherite)

ballano in cerchio

la musica del mare

bianche corolle

*

E adesso chiudo le finestre e torno da te

 

Questo mio daimon poetico

È uno spirito maschile

Che si manifesta attraverso

La mia femmina trama.

 

Si è allontanato

Rinnegamenti e

Una possessione infine

 

Come tra l’anima e il mondo.

 

Siamo un diamante

Tra la sabbia nera

Vulcanica, mentre la

Lava affonda

Nel mare freddo, blu.

 

E adesso chiudo le finestre

 

Che romantica è questa pioggia

Selvaggia, prima

 

Cessa, poi torna

 

Piano, di nuovo selvaggia

E ancora piano

 

Ha anche lavato bene

La passerella

Del giardino di questa

Palazzina da sei

 

E torno da te.

 

 

*

Qua

 

Tra braccia infinitamente care

L’aria è linda

Aperte le finestre. Dall’ Est rondini

In geometriche fantasie sorvolano

Palpebre chiuse.

 

Note rosse di rose

Dall'arpa d'oro

Mentre dal pozzo malchiuso

Le spine

E finalmente

Sbocciano

Sette melodie:

 

Il sapore del pane, dell’acqua

La trasparenza.

Tempo che non scorre, ruscello

di sospiri e carezze, essenze.

Della grafia la punta affilata

Un tramonto caldissimo che

 

…scotta così dolcemente la pace…

 

E cade

Sale; resta e se ne va,  sinfonia

Tra braccia infinitamente care

Nuovo ti ritrovi

 

Sepolto, qua.

 

*

Insieme ad imparare

La mia Sofia

Insieme ad imparare

Aveva detto.

 

Non era insieme la modalità.

Non era oggetto la Verità.

 

Insieme

Da imparare!

 

Non è la vita tutta un insieme

Come si manifesta fisicamente nello spazio

 

Come si esprime nei cicli del tempo?

 

Insieme dà

Euforia

ed Immortalità.

 

*

haiku (Pasqua)

 

regale stelo

da un tombino di ferro;

petali al sole

*

Haiku

scende il glicine

l'incontro è alla darsena:

l'edera sale

*

Assaggia Ricorda

 

Anche se qualche pezzo di noi 

Dall' acqua è trascinato via

E lo vediamo andarsene

 

Centimetro dopo centimetro

È già trascorso, mentre

Si offre il momento

Ed ogni altro

 

Distendi il braccio

 

Tocca l'acqua con le dita

Senti che cos'è Pace 

Una carezza naturale 

 

Fammi restare 

Assaggia 

Ricorda 

Del silenzio 

La pace 

La malia dell'acqua. 

 

*

Colle Desiderio

Quando fischia

al vento volo.

il pensiero plana

coi violini sopra i fili 

 

le antenne, i tetti anche

sopra i campanili e

verso un colle invece, un grande

noce un prato

ché s'è sdraiato al cielo.

 

E' un bel posto qui

giusto un po' lontano

dal centro città.

 

Quando dal mio ombelico

ai ciclamini

un sospiro

appena

un attimo discosta la sua mano

e un cinquettio rovista

tra i rami

è un bel posto Colle Desiderio.

 

*

Rumori lievi

Quando la ruota della bicicletta

scivola sulla ghiaia bagnata

quando, a penzoloni la lingua gioiosa,

un cane scodinzola poco lontano o

il terrore d’un calabrone ronza

sul più bel fiore, quello alto e colorato

e senti che percorre il corridoio

il carrello carico di panini

spinto dalla bidella: è ricreazione!?

 

Ecco, tutti questi rumori lievi

sono simili ai brividi che mi dai

 

O come quando dal ramo piegato

dell’abete crolla la neve.

*

Tanka

Per Primavera

si veste di gran sera 

il Rosmarino

sera

Vita Nuova l'ha colto

e non se n'era accorto.

*

Per due file di perle

 

Ecco, vedi, tre in uno!

Cosa tre in uno?

Mutandine, pantaloni e calze: sono tre in uno!

 

Tu sei la mia collana più bella, quella

piena di pietre preziose quella

che non ho mai avuto perché

non ne ho bisogno

ché io ho te!

 

Tu sei il sole più luminoso di tutti gli universi.

E chi vivrà con te sarà persona fortunata.

I tuoi figli saranno fortunati, tuo marito

sarà un uomo fortunato e tra tutti

mi sa che la più fortunata sono io

che sono la tua mamma!

 

Quando ti avvicini a me tutte

le nuvole se ne vanno…eih, ma

che fai? Ti offendi?

 

Sì, mi offendo perché hai detto

che tutte le nuvole se ne vanno.

Ma solo quelle brutte se ne vanno,

quelle scure, le altre no!

Sì, le altre non se ne vanno, quelle belle quelle bianche,

anzi, si avvicinano e formano tutte insieme

un sorriso, con tanti dentini piccolini,

proprio come il tuo.

 

Lei mostra le due file di perle strizzando

Gli occhi e le guance.

E dicendo

Questo è il sorriso della bambina più felice del mondo.

 

*

Per te videopoesia

*

Cantami oh Viola

E tu

Come afferrasse di colpo le spalle sfuggenti 

Come se passasse la mano aperta tra i capelli 

Come accarezzasse le gambe e la schiena 

Come se mi guardasse le labbra 

Cantami oh Viola 

Del feroce Tuono 

L ' eco funesta! 

*

È sensuale?

È  sensuale la mia sciarpa 

Lasciata sulla panchina? 

È sensuale una portiera semiaperta 

Sensuali sono fragoline rosa 

Sulla cioccolata? 

 

Una donna alta col cappello ampio? 

La cintura di cuoio slacciata 

 

Quella tenda a pois che 

Svolazza all'aria? 

La lentezza di candide nuvole che

Sfiorano appena un cielo deciso?

L'uomo con la bianca rosa 

Chiusa nella mano? 

 

 

 

*

Con un senso di sollievo

Questo cielo dorato da

raggi che portano ombra è

Il luogo ove ci siamo radicati

 

Visitarlo e raggiungerlo

è possibile, anche a

distanze parallele:

sentire di essere vivi e affidarsi

è il meglio

osservare i

disegni che fioriscono nel nel Sè e

 poi si sfaldano, come una foglia gialla,

di bronzo striata,

adesso si stacca.

 

Ostinato il cielo abbraccia

i fiori e la montagna

con pari intensità.

 

Quello stesso cielo è

il luogo ove

ci siamo radicati dentro me

comprende ovunque

con un senso di sollievo.

*

Inconsulti

Sopra una coperta stesa a terra

la Madonnina del Santuario delle Grazie

illuminata come quella del Duomo di Milano

ci guarda

col suo sorriso misericordioso

mi fa sentire in colpa.

 

Scavalcato il muretto

saltati giù nell'orto di ulivi

dei frati, scelto un alberello

che si confonde tra gli altri

si nota poi

la luce adesso accesa

alla finestra, qualcuno, col

laccio al saio

e un binocolo.

*

Qualcosa

 

Ci scorre dinnanzi

Il tronco d'argento

Dell’antico nocciolo

 

E poi c’è la sua chioma

Roccia vellutata che

Arpeggia al vento

 

La terra e il mondo piano

Come da una vecchia nenia

A una lenta corrente, passa

Sotto i nostri piedi nuovi.

 

Qualcosa che non esiste, fresco

Qualcosa come un volo

Rifugge, ci rifulge dentro

 

Divampa alle spalle

Un fiero incendio

Tutto è così vasto!

 

*

Ventre nero videopoesia

 

 

 

 

Non è più quello che vedi

Madre

Il sogno che sognasti non è più lo stesso sogno

Ora veste ciclamino

Ha una coroncina discreta

A quattro voli di velo dalla

Sommità della nuca.

 

Una percezione vasta e potente

Dalla direzione circolare e trasversale.

E’ un alone, un manto

Come ali di falena.

 

I capelli si intravedono appena

Lampanti gli occhi scuri

Due lunghi rami

Come braccia aperte

uno parte dal cuore

l’altro dal ventre:

il padre e la madre.

 

Un corpo che tocca terra

Come una piramide e

Un grembiule che sa

Di nutrimento e pulizia.

E’ la lava del vulcano

E quei rami zampilli a

Creare nuove terre, chissà poesie!

 

Ti rincorrevo e t’inseguivo

Scappavi e svincolasti finché

Ti fermasti

Un grande tavolo di legno massello ci separava

Ti lasciasti tutta guardare.

 

Intanto io mi divincolavo e cercavo

Di slegarmi e scendere dal lettino

L’infermiera mi teneva

Il dottore aspirava le tue radici

Dal fato, m’hanno detto, strozzate.

 

Al risveglio eri stata estirpata

Come non avessi mai attecchito…

Come avessi io di nuovo quindici anni.

Eppure tu continuamente viaggiavi qua e là

Mentre le onde accarezzavano il mio corpo

Quando il sole scaldava

Quand’ero felice quand’ero triste

Anche tu quello che assaggiavo anche tu.

 

No, io che avevo assaporato la divina compagnia

Non avrei più avuto il corpo incosciente

Di una quindicenne.

 

Adesso questo mi ventre nero era

Terra di madre

Reduce da incendio.

 

Dimmi cosa avevi da insegnarmi

Insieme ad imparare

Allora Sofia scelsi il tuo nome

Promettimi che ci rivedremo

Se lo vorrai.

 

Mentre girano le chiavi tutto si trasforma

Ma c’è un passaggio che resta sempre aperto.

Nell’anima scura e pura è un luogo

Dove scivolare.

 

E tutto quello che è accaduto

Come non fosse mai caduto.

 

 

 

 

 

*

Amore nero

 

Questo è un amore nero

Nero nero;

 

Nero perché

Brucerebbe cento città e cattedrali.

 

Nero perché

Le palpebre sono

Chiuse sempre

 

E le labbra

Sempre protese

A un bacio.

 

Credo che così noi

Amore mio, stiamo

Facendo girare...suonare 

E illuminare

 

Una, delle 

Misteriose chiavi dell'universo...stelle

E buchi neri. 

 

*

Il canto dell’anima di Kahil Gibran videopoesia#poesiapoeti

 

 

*

Mentre la luce attraversa le tende#poesiapoeti

 

Vino versato

Velluto rosso

Papavero al tramonto

 

Fiore di pesco al mattino

Lo scoppio di una risata

La rilassante scia di una remata armoniosa

 

La pioggia di notte batte sulla tenda da campeggio

Pietruzze schizzano dalle ruote della bicicletta

E una farfallina bianca circumnaviga l'aria.

 

Sei anima questo

Riflesso sullo specchio antico                 

Mentre la luce attraversa le tende.

 

*

Volo di lacrime

 

Sempre lo stesso

Volo di lacrime

sopra gli occhi

di un bambino.

E’ un’ombra

Alla quale restiamo ancorati

E’ la paura

Di essere innocenti.

Un rimpianto

Che sa di eterno

E ci tiene qui.

E privi di meta si va a casa.

 

*

Il desiderio

 

Odiavo i semafori

La mano di mio padre sulla spalla

Odiavo la luce e chiunque ridesse.

 

Amavo il vuoto l’assenza

E nostalgia…

Il respiro degli occhi.

 

Distendendo le mani

Allungando le dita

Avverto che anche fuori

 

Esistere può

Il desiderio

E’ qui, adesso.

 

*

l’uomo è

L'uomo è  latte

L'uomo è  muschio.

È  acciaio. 

 

Coccinella tra la neve che annaspa

E troneggia

L'uomo è  sogno

Come fumo di lago

Raggio notturno tra fronde d'abete

Quel sorriso già spento che

Ancora riverbera dalla foto

Ingiallita.

 

Una libreria impolverata.

Una scarpa lucida in vetrina. 

 

*

Onorerai il sacro del mondo

 

I capelli bianchi arriveranno

 con la loro luminosità.

 

Fuori di casa senza trucco

ancora più bella.

 

La pancia tonda come

la morbidezza della Luna.

 

Sarà pulito da cima a fondo

  quell'ospitale tuo sorriso.

 

Le circostanze saranno musica

da te stessa creata.

Respirerai questo urlo nel sole

 

Solo se è finito

è nell’anima infinito

L’amore

Il presente.

Ne proverai piacere.

 

Avrai sconfitto, allora, donna, molti dei demoni

quotidiani che

attentano alla tua libertà.

E che l’attendono.

 

Quando quello che sei ti basterà

Onorerai il sacro del mondo.

 

*

Soldati al mattino (rivisitazione Ungarettiana)

Si sta come

d'autunno

sugli alberi

le foglie

 

Tranquille

fiduciose

 

E  l'immenso ci cantiamo.

 

*

Tu sei la mia ispirazione

 

Sapevo che eri lì, dietro la porta

Entra pure. Eccoti, con quei

Movimenti seducenti, eppure

Tremolante è

Lo specchio della tua acqua

E le ninfee sono chiuse;

 

Fruscii di vento tra i giunchi sfiniti

A mezz’acqua una carcassa di barca

Senti, la bambina che

Piange, chissà

Dov’è? Sotto queste stelle se ne sta

Sono aghi, pronti

A precipitare.

 

Ma tu, resta qui,

Rassicurerò

Ora che sei senza gingilli

Nuda finalmente

La tua pelle smarrita.

 

Librati

come un angelo passando da me

Come da giorno a giorno fanno

I cicli delle stagioni,

Perché tu sei

La mia ispirazione

Ombra.

 

*

Al Sacro rendendo videopoesia

 

 

*

Al sacro quel boschetto

  

Come quando due alberi spogli

L'uno verso l'altro si protendono

Ci siamo abbracciati

 

Armonizzando

Il freddo  

L'amore

Fino a creare un romantico archetto.

 

Come sottobosco invernale

Tra dolore

 E tepore

Tutti i nostri timori

Si sgretolavano

Sotto le piante dei piedi

Solleticandoci.

 

Lo Scirocco ci teneva le mani

  E noi ci lasciammo condurre

Fino al pianto

Fino all'estasi

 

Al sacro

Rendendo

Quel boschetto

 Di querce 

 

*

Gli Atzechi, La Cina

 

Enoch, chi era costui?

E al centro del sette c’è Dio?

Scriverò in settenari

 

Ti volti e mi sorridi

Folgorante

Oh se lo sai

Che io lo so che Dio è nel letto

Disteso e riposa

 

Respira il Profondo

 

Quando mi comprendi

Quando ti compenetro

Quando ci abbracciamo

 

I sonagli sfiorano

I tamburi percuotono

L’ aria, L’ io

Gli Atzechi, la Cina.

 

*

di Leonora Lusin Trittico Floreale: Ortensie videopoesia

 

 

*

Così tanto

 

Vorrei che tu potessi raggiungere la luna

E che ridessi da lassù seduto a cavalcioni

 

Quando invece da lontano la notte le stelle

Miri e il cielo che tu riuscissi a percepire

 

Le sue magnetiche carezze, con la calma

E la lentezza delle basse onde ti giungesse

 

Proprio da lei ogni notte l’invito a chiudere

Gli occhi e che tu lo facessi

 

con un serafico sorriso.

Quando piove sottilmente

 

Che tu ti sentissi coperto di baci leggeri

Che una tempesta di grandine fosse per te un abbraccio

 

Fortissimo;

Quando invece cade la neve e si scioglie tra le mani

 

Quelli sono fragili sussurri,

Il vento il più intimo degli sguardi.

 

Io sono una formica di fronte al

Mare che avanza

 

Troppo vicino ed il mio amore

Così tanto non vale.

 

*

Anche le montagne piangono

Oggi che

anche le montagne

piangono

non mi importa nulla dei simboli

mi piace il mondo così com'è.

Tra le curve distese la nascita della gioia.

Riecheggia tra le gole asciutte il richiamo

Serena

Serena dove sei?

E la serenità è davanti a me.

Ho stretto la punta delle tue dita

gemme tenere di piacere.

Alla luce della notte sbocciai

Sirio

del giorno al principio.

 

*

L’estatico idromele (nuova versione)

 

 

 

 

 

 

Scostiamo il velo azzurro

Al soffio del tuo passaggio si spostano le nuvole

Questo è il luogo del mio paradiso

Alte e sottili betulle senza corteccia,

Non c’è nulla da cui debbano proteggersi

Ed offrono una pelle liscia da accarezzare.

 

All’orizzonte monti dal fluorescente velluto.

Qui sei nato tu, miele di Rododendro

Ambra, frutta, aria incontaminata

E acqua sorgiva che

Rapidamente evapora e cristallizza.

 

E’ una calda danza il tuo lento scivolare

Nel Soma, amalgamiamo

Con il sapere dell’attesa

La saliva, otterremo

L’estatico idromele

E l’immortalità.

 

E noi non vogliamo altro che restare qui

Nudi e abbracciati come miele e saliva

Acqua di sorgente nell’Anima mia legata

Ad un Tempo Eterno

Che è nostro.

 

*

La barriera degli scogli

 

Una spennellata di cielo

e una spennellata di sabbia;

al centro due innamorati stanno,

abbracciati gambe e braccia, che

da lontano sembrano due scuri puntini

 

E chissà in quante paia di puntini scuri

per la nostra vista del tutto insignificanti

sarà racchiuso e s'alimenta

un universo d’amore!

 

Giah! E’ talmente grande l’anima,

che ci siamo creati un corpo

per arginare la forza dei sentimenti.

 

Questo pensavo intanto io e

osservavo la barriera degli scogli,

il mare

ci faceva l’amore!

 

 

*

Con te

 

Con te le rose hanno il colore

del cielo e il cielo ha

il colore delle rose.

 

*

Fino a risolvere ogni nodo

 

Quanto tempo

volentieri senza pensieri spendo

a nutrire ciocca a ciocca i tuoi capelli,

lunghi sottili ricci;

 

Passo e ripasso il pettine stondato

che verde è giacché il verde ami,

fino a risolvere ogni nodo,

perché tu possa godere del

profumo e della sensazione di carezza

leggera, quando, asciutti

e vaporosi, quei fili di seta ricadono

sulla tua minuta schiena nuda,

 

E  ad osservarti mentre, spericolatissima,

vai sull’ altalena, lanciando la testa all’ indietro,

i boccoli al vento all’ andata, sulla faccia al ritorno

di nuovo al vento!

 

 

*

Opera nera

Vai da solo

a far le fotografie a Rutelli alla maratona di Roma

io resto qui, con una gamba sul bracciolo del divano

a leggere Hermann Hesse  " Il lupo della steppa".

 

E per due giorni non voglio saperne più niente di te,

Amore mio, anche se mi mancherai, lo so.

 


Indifferenza verso i passeggini sotto i portici della Coin

un serpente che di notte risale le caviglie fino a mischiare la sua saliva con la mia ed il mio primo racconto consapevole.

Lo intitolai " L'ultimo viaggio".

 

*

Dichiarazione di Folle Amore

 

Questo non è il mondo reale

Questo è il mondo dei sogni

perché il mondo reale è quello

dove viviamo io e te mentre

ci baciamo.

 

*

Gli angeli

Gli angeli non hanno ali pure, immacolate,

gli angeli hanno ali d’oro, pesanti,

piene di riflessi, che erano macchie.

 

Non si alzano in volo perché sono senza peccato

al massimo si alzano in piedi

per una standing ovation.

 

Quell’oro è frutto di ricerca alchemica.

Hanno saputo trasformare

Ed è un segreto come.

 

Guardandosi allo specchio

Dritto negli occhi, ridono.

 

Hanno saputo inglobare il mondo

Nelle loro pupille e

In quella luce, nel fondo,

vedono Amore.

 

Hanno i capelli bianchi, ma

Mica se ne crucciano!

Gli angeli sono sereni!

 

Hanno raggiunto la meta.

L’amore di Dio in Sé:

Amare con gioia

Senza limiti

E senza possesso

Uno e tutti e tutto.

 

Gli angeli davvero hanno capelli bianchi e ali dorate e non il contrario.

 

*

Perfetta Armonia

Onda, che con la sabbia hai scoperto il modo

Per essere sempre giocosa 

Tu, Altomare, che con l'orizzonte 

Continuamente disegni un punto di vista, 

La  retta sempre nuova dell 'equilibrio 

Chiedo infine a te, Sole,  che dopo 

Tanto pedinare la rotonda Luna

Solo una manciata di minuti all'anno 

Riesci a raggiungerla e 

Parzialmente coprirla

Eppure perennemente ti mantieni 

Pronto e splendente 

Insegnatemi,

Voi, come si fa 

In questa realtà  Incompleta a

Creare e a donare 

 Armonia Perfetta. 

 

*

Ho fatto l’amore col tuo respiro

Resta a bocca aperta

Tutti i tuoi respiri, ti prego,

Donami adesso.

 

Cade la mente,

All’indietro, nel nulla

E tutto che va da sé.

 

E io qui a guardare, ché il Tutto

Va via e gira, da sé, e io qui

Ad assaporare ad occhi chiusi a bocca aperta

Questo mosto, tutto nostro che

Il Tempo mai avrà.

 

E mi Attraversa, eterno

Calore che scioglie i lacci inutili

Scioglie le ginocchia ora

Più grande si compie un respiro

 

Che non mi serve più niente

 

E non mi importa del freddo.

 

Ho fatto l’amore col tuo respiro

 

E quando nel mio respiro sei esploso

 Ti Ho scoperto

Eri già radicato in me

Ed io intrisa di te,

E ancora. Sì!

 

Ancora respirami Liberami indissolubilmente leghiamoci ancora

Così,

fragili siamo in amore, travolti dall'amore.

 

*

Infanzia

Se ne ammiravano di mondi

Guardando attraverso

Gli aculei di quel riccio Swarovski

Sollevato dal tavolino del salotto!

 

Tutto poteva all’improvviso diventare

La sinuosa striscia di colore variegato

Racchiusa dentro la biglia di vetro

Come, ad esempio

Una testa di drago.

 

La macchina da cucire a pedale

Era una bicicletta;

Ma la bicicletta era un aeroplano

E se passava davvero un aeroplano

Quello era un enorme gabbiano.

 

Sopra le nuvole c’era Gesù

Coi suoi discepoli e

Bastava cantare una piccola canzone

A sua madre, Maria, perché

Facesse sì che di piovere smettesse!

 

La Domenica poi

La dovevo ringraziare:

Un mazzetto ben composto

Di papaveri, violette e margherite

Ponevo ai suoi piedi,

 

Nella chiesa dove

Fremevo d’attesa,

Per il momento preferito:

Sgattaiolare sotto le panche,

Sbucare ovunque e porgere la mano

La Pace sia con te!

 

La curiosità

E la fantasia

La gratitudine

E la vivacità

La gioia e la fratellanza

Erano secchi traboccanti

L’acqua fresca

Di quel pozzo

 

 

Posto al centro.

 

 

*

Fotografia

 

Veste di scuro e stelle

I capelli tenuti dal cerchietto

Candido, col fiocchetto

Serba le mani come fan le belle

 

Come latte la pelle

Lui con cura s’è scolpito il ciuffetto

Sbottonato il colletto

Giovani e fiere le nere pupille

 

La stringe a sé con affetto sincero

Ella accosta la testa

Il portamento mantenendo austero.

 

L’eleganza dei giorni della festa

Quando il cielo è leggero

E apparecchiata è una tavola onesta.

 

 

*

E’ sempre

Un telo nero che lentamente si muove

Riflette

Mille e più colori

Lo fa ondeggiando

Si mostra impermeabile

Eppure se hai il coraggio di amarlo

Ti accoglie con tale soavità e dolcezza…

 

E’ sempre

T’aspetta, senza aspettarti.

*

La nuvola su cui ho sognato di dormire

Leggera e gonfia

Oh così carica di Sole

La nuvola su cui ho sognato di dormire!

 

Serenità e sorriso

Sul mio viso.

 

Il rosso e l’oro sotto le mie ali.

 

La sicurezza di non avere terra.

 

Aprire gli occhi

Trovandosi in un sogno,

Ammirare.

 

Ammirare,

Sospesa, anche

Al risveglio, a passeggio, lungo la battigia;

 

Carica d’amore,

Come quella nuvola

Così leggera e gonfia,

Che il mio sterno comprime,

Mentre preme alla gola,

 

E il mio corpo espande.

*

Da sola

Sto attraversando il ghiaccio,

Come attraversare l’infinito

Sibilline, lande di pensiero

E fumi come fiumi e fiumi

Come funi,

Nastri infiniti d’arcobaleno

Mai, avrei creduto potermi avvicinare

E invece,

Tengono la mano,

Fanno danzare roteare

Io da sola un senso d’andare

Ché mi bastò e mi avanzò, oltre

la linea dove?

Cedono il passo a questo mio

Evadere

Orizzonte e tempo,

Onde e movimento,

Solo un po’ più densi.

Ritrovo ogni cosa perduta,

Polvere di stelle,

Ogni cosa mai avuta.

L’universo è un atomo

Liberato

Dalle catene del pensiero.

Voglio andarci da sola, perché

Da sola ti porto con me.

Tu sei quello che m’insegnò

Come si ama davvero la vita

Senza accorgersene,

In istanti

Esserne amati.

*

Guarda

I Raggi della Luna

le sue spade lucenti

si posano si sposano

s'intrecciano ai rami

degl'alberi d'argento;

e ai tuoi lunghi capelli

che ti sei fatta lisciare

stasera per me

dal vento caro amico.

E' scompigliata la tenda

fresca del cielo che

la tua mano saluta,

cosicché l'infinito possa di nuovo

cantare, sapendo

che lo ringrazierai;

tu, che sei rondine di primavera

che nascosta dalla luna vola.

Guarda, una piccola stella batte il tempo

e una grande tiene lunga la nota

dentro i tuoi occhi.

 

*

I miei figli dimenticheranno di Silvana Santo videopoesia

 

A mia madre che

ieri sera me l'ha inviata

 

 

 

 

*

Il Nostro Vespro

 

Pensando alla dimora

di famiglia in Umbria

 

 

Ma quanta uva,

Discende oro,

Sotto questo pergolato,

Quanta ombra e com’è profumato!

 

Adoro della vite la trasparenza delle foglie

E al tatto questa particolare consistenza,

La foglia sottile,

Il fusto contorto che si sfalda

Eppure resiste al gelo.

 

Allora togliti la camicia!

Appendi al pomello del portone antico

Il cipiglio austero e la vecchia cravatta

E balliamo!

…Come quella prima festa

 

Che scrivemmo sui muri i nostri nomi

I miei quindici anni…

 

Calpestiamo a ritmo lento

Ogni chicco maturo caduto,

Facendo del sangue un

Vermentino,

 

Alzando al Nostro Vespro

Un pungente sorso d’amore,  e poi

Sporcheremo correndo le scale!

 

 

*

Verso oriente

 

Mentre mi sbuccio una mela appassita

Ti fai brezza, lungo la curva schiena

Un ambiguo languore mi fa preda

All’indomabile sorriso indifesa.

 

Se rido e sono felice ti penso,

Cangiante l’oscurità

Ogni cosa si distende.

Nessuna lotta più è in corso,

 

Come luna e marea complici siamo

I nostri abbracci hanno suono di onde,

Come velieri in procelloso mare

 

Però verso oriente.

 

Da un cielo di porcellana in picchiata

Gli albatri sprofondano, come gli occhi,

Tra i marosi, verso oriente però,

Le guance s’accendono di porpora.

 

*

Mi guardano dall’interno i miei morti, di Narda Fattori

 

 

*

Tutto ci appare

 

Segni su carta

Quale il significato

Se non siamo noi a vestire le parole

 

Anche nel vuoto

C’è la nostra presenza

Che veste di vuoto

Quel vuoto che non esiste

 

Tutto ci appare

E noi diamo a tutto

Il nostro corpo interiore.

*

Siamo nati

 

Siamo  nati 

Per toccare 

Ogni cosa che 

 

Ci circonda 

Compresa l'aria 

Che ci circonda senza stringerci.

 

 

 . . .  I no,  il  passare 

Negli anni, stanchi. . . 

Abbiamo perso così 

 

Questa curiosità, nostra, 

C'è! Chiama là. . . tra

I cespugli! 

 

*

Scordarsi

Tutto il male che ho ricevuto

Io l’ho perdonato,

Come se ogni giorno da capo cominciassi

Ed ecco perché sono così incostante.

 

Se qualcuno si comporta con me in modo tale

Che dovrei forse offendermi,

Io non mi offendo,

Anzi gli sorrido e lo comprendo,

 

Come l’acqua di un ruscello,

Tra le mani di un ladro.

 

Chiudendo gli occhi

Avrà scordato, per un attimo,

Tutto il male che ho procurato,

Per un attimo, avrò scordato.

*

Eclissi di luna

Eclissi di luna che sa

Di Yin e Yang

Dentro un soffice cielo

Tra nuvole d’angora

La serenità

 

Una vela chiara naviga

A mezza prua

Attraversa l’oceano come un respiro

Tra fiori che s’aprono a milioni, sì

Gli occhi, che restino chiusi…

 

Come pioggia sull’oceano

Le mie piccole mani

Sul dorso d’onda

Della tua schiena

Distesa.

 

Questo diamante

Sfiorato dalla sabbia

È un tamburellare di brividi,

Una danza arcana, e

Gli spiriti sì cantano liberi…

 

*

L’idromele, un angolo di paradiso

Miele di Rododendro

Mi piace il tuo profumo

Fruttato il tuo colore ambrato

La consistenza che richiama

Aria incontaminata e acqua

Sorgiva che rapidamente cristallizza.

E’ una lenta danza il tuo caldo scivolare

Nel Soma amalgamiamo

Con il sapere dell’attesa la saliva,

Otterremo l’estatico idromele

E l’immortalità, allorquando

Le forze Dionisiache danzeranno

con noi e le radici della terra

Usciranno per noi

Aquile e serpenti

Sveleranno misteri,

Ma noi vorremo nient’altro che

Restare uniti nudi

E abbracciati come

Miele e saliva; come

Acqua di sorgente

 

In un angolo di paradiso

All’ Eterno Cronos.

*

Una rosa nel cielo

Con la leggerezza dei petali

Ti trattengo

La vivacità e la freschezza del

Torrente tuo ascolto

Ogni giorno più forte.

 

E dov’è più chiaro l’orizzonte

Randagia altrove se ne va

La stanchezza di vivere.

Aneliti ed attimi s’incontrano

Si posano gemiti nel silenzio

 

In immensa purezza

I respiri si cercano

Divaricano e divorano

Il più piccolo fremito

Ad essere noi:

 

Una rosa nel cielo,

vellutata ed ombrosa luna,

nel pieno d’un tenue tramonto,

tra poche e fioche stelline, in questa

argentea dolce sera, ampia e serena.

 

*

Abbandonare ogni certezza

Abbandonare ogni certezza 

chiudi gli occhi 

Respira il vuoto 

Per scoprire la certezza 

 

Riuscire a  sentire l'acqua scorrere 

Dalla gola lungo l'esofago 

E soggiornare nello stomaco

E che nel tuo cuore è custodito amore,

Sgorga amore. 

 

La certezza è lasciarsi

Accarezzare

Le guance e i 

Capelli

Perché  tu sei 

Dentro di me

E soffi sui miei brividi

Quando la mente

Finalmente si spegne. 

 

La poesia ti avvicina a Dio

E ho il potere di generare. 

 

Ho pensato poi chissà  quanti prima di me

Lo hanno fatto ed ecco perché 

Ci hanno da sempre temuto. 

 

*

Come un antico soldato

Come un antico soldato che fa cadere 

La sua armatura 

Sono un uomo che sta perdendo il suo 

Natale artificiale, 

Spogliato e impaurito 

Cerca il suo coraggio e 

Sono come un invertebrato 

Che si sta trasformando in un insetto 

E Volerà. 

*

Senza finale

 

Che ogni statua

Che sia opera d'arte

Avesse gli arti e la testa

Mozzate,

Come il Nostro Natale:

 

Una chiesa senza vetri

Ai rosoni e senza 

Altare.

 

Una cornice d'argento che

Non conservi il ricordo;

 

Uno sguardo sospeso

Un respiro

Inghiottito. 

 

Trascorsi per niente

Duemilasedici  anni

Ché ancora torna in scena 

La strage degli innocenti

 

Su questo palcoscenico 

Senza sipario, 

Narrazione senza

Finale e

Senza morale. 

 

*

Ad Aleppo, c’è il Natale

Rischiare la vita

per cause ignote.

 

Qualcuno pensa di avere il diritto di distruggerti

perché la tua casa non è la sua casa

perché i tuoi figli non sono i suoi figli.

 

I piedi freddi e bagnati che veloci camminano in fila

ché sei un bersaglio umano,

non sono i suoi piedi.

 

In casa ci abbracciamo tutti stretti intanto

che l’esplosione delle bombe,

sembrano sempre più vicine,

ci fa scoppiare il cuore,

schegge ovunque dentro, fino alla gola,

fino alle pupille,

ma non è la loro vita, il loro destino.

 

Allestiscono alberi di Natale,

fanno il presepe,

un ricco cenone a base di pesce su tavole

sfarzosamente apparecchiate,

si scambiano regali,

vestiti , pettinati e profumati con cura,

vanno alla messa,

dopo essersi confessati,

a volte preferiscono di no,

prendono l’Eucarestia;

s’inginocchiano e pregano,

e si commuovono per la Bontà di Dio,

che Caro, Egli li perdonerà.

 

Mentre il tuo cuore

ti fa sentire quanto sei debole, il mio

dal piombo ricava l’oro e sarà

la mia sola monetina,

sarà uno scudo che scintilla e che risuona

anche quando cade a terra.

 

E se tu mi porti intorno

la totale distruzione

io scopro che la gioia non dipende.

Mentre intorno a me crollano le case dei miei ricordi,

la vita di quei ricordi è un edificio

che non crollerà se non crollo io.

*

L’albero di Natale

 

Intorno, tutti i giorni, c’ è un albero

di Natale, riesci a vederlo meglio

dopo che ci siamo nascosti bene

dal Sole, a contare, dall’altra parte

del mondo, non ha precisi confini

ad ogni albero del parco è legame.

 

Qua e là, tra i rami dalle rade foglie,

sfere grandi di calda luce, sono i

lampioni, ce ne sono a tutte le altezze

ed anche, alcuni, che sfiorano il cielo,

dalla luce più fredda, anche varia è

la direzione, quelle trasversali,

luci dall’alto e luci circolari.

 

Sulla punta c’è la luna e

come scia ha tutte le stelle.

 

*

Giochi di sabbia

 

Destinati a comparire per scomparire

lasciando un senso di meraviglia,

fermata di corriera paesana,

a continuare

la narrazione,

 

siamo giochi di sabbia.

 

Umidità e secchezza,

riverbero, scintillante, solare,

di cunicoli ombra sotterranea

in ogni immateriale granello

che ci compone;

e che ci scivola via

al ticchettare del tempo

sensibili noi, lui sordo.

 

Essere leggeri, volatili, allora

e neanche voler sapere

quando e né dove la raffica

ci trasporterà, tanto che

la viva risata dell’aria,

quella voce ricordata,

il suo sorriso innamorato,

delle onde l’armonia, il costante

equilibrio musicale,

altro da noi non è, eterea

solida fragile realtà.

 

Camminami

e scrivimi

distesa come una spiaggia

senza limiti visibili,

affondami e bagnati

ché non per sempre, è una magia

che ti concedo,

che mi concedi, non per sempre

mi ferirai.

 

*

Sopravvissuto

Quella patina ghiacciata

sul furgone bianco parcheggiato

mi fa ricordare della mia solitudine,

inevitabile, come inevitabile

è l’arrivo dell’inverno.

 

Tengo più stretto a me l’ampio giaccone,

ma dalle narici mi entra questo gelo,

che cristallizza

i miei organi interni e tutti

quest’altri oggetti in qualche modo utili,

appoggiati fuori,

in questo immaginario mondo.

 

C’è un bocciolo di fiore a grappolo,

rosso vermiglio, tra i rami

grigi e bianchi di quel piccolo albero nudo;

 

vorrei spogliarmi anch’io, di tutto, anche

dei minuscoli quotidiani orecchini,

anche delle unghie crescenti, cosicché tu

potessi vedere solo

il grumo rosso del mio amore,

 

pulsare ancora vivo,

e forte, come

il cuore d’un

sopravvissuto.

 

*

Ode al giorno felice di Pablo Neruda, videopoesia

 

 

*

La scia dell’ Ortensia

Segui la scia,

il profumo dell’ortensia,

so che se ti voltassi,

bloccheresti il vento e

le sue mani, dolci.

 

Alle spalle il mattino s’è spento,

d’ un palcoscenico buio

il sipario s’è aperto,

gli occhi e la pelle brillano di più e

se vuoi, ora puoi dimenticare

che arriverà la sera e poi domani,

come rami delicati e spogli

perdere anche gli inutili ricordi.

 

E ridere forse solo per

aprire la bocca

scivolarci dentro,

toccare l’anima

con un respiro caldo,

le gemme dal gelo bruciate

condurre liete a rifiorire,

 

ali di brividi,

petali blu che fremono

oltre un cielo, già cobalto.

*

Sotto le stropicciate lenzuola

Come la nebbia,

questa nebbia che 

non è mai stata così dolce,

che mi pare zucchero a velo,

così tu stasera, per me.

 

E m'avvolgi lungo il molo,

non so più ormai se al

successivo mio passo avrò

suolo ancora o se affonderò

 

in questo cielo freddo e nero che

capovolgendosi ha perduto

le costellazioni, ché quelle

sono solo  le luci dei lampioni.

 

Ho coraggio e avanzo

con il tuo odore nei polmoni

che prima d'uscire

ho scoperto essere

ancora nel mio letto

 

nell'antro dell'anima mia,

quando si scopre protetta,

sotto le stropicciate lenzuola.

 

 

*

Chissà se - videopoesia

 

*

Trasparente

Vuoi  condividere una nuvola? 

Condividere il sonno, lo sai vuole 

L'amore, essere hamaca, legato

Ai raggi del sole e spinto dalla

Tiepida brezza dell ' aurora nei

Giorni intensi del Solleone.

 

Trasparente 

Come un profumo un calore 

Come un crampo un batticuore

Perché è  dentro che ti prende, 

Giah, l'amore!

 

Il cartomante alzò gli occhi e li puntò  nei miei

" Non  lui, l'uomo della tua vita"

M'alzai " sbagli, io sono sicura, non può  essere altri che lui"...

Dopo qualche anno ti voltai le spalle;

Ti sentivo: c'eri, immobile, tra i graffiti e

Quel sudicio muretto ai piedi

Dell'antico ponte romano.

 

Ad ogni passo cocci ferivano le orecchie,

Consapevole che mai più  avrei sentito  la

Tua presenza alle mie spalle, 

Irrimediabilmente  lontana.

Sempre più. 

 

A frantumarmi il core l'assenza 

Della tua voce calda

Trasparente.

 

Adesso all'amore chiedo

Vuoi condividere una nuvola

E Dico 

Trasparente è  l'amore.

 

*

Il quadro d’un estroso pittore?

...ma non trovi straordinario il fatto che,

quando da pomeridiano diventa serale il

cielo e poi, con agio, si fa la notte, 

puoi osservare i colori su di una tela cobalto

e supporre che il lillà o il viola scuro, da lassù,

tingerà anche quella porzione di cielo quaggiù,

sopra quel piccolo lampione, sul viale 

del lungomare? Non trovi straordinario

 

che le montagne riflettano la loro ombra

maestosa su altre montagne e su laghi o 

grandi lussureggianti fiumi, su lande brulle e

sabbiose, rilievi desolati; e contro l'azzurro intenso

le nuvole chiare pare facciano quasi ombra, 

tanta la luce che esse stesse emanano?

 

E che un prato straordinario dapprima

appaia d'un verde scuro, poi chiaro, quasi

fluorescente e infine giallo, coperto da

steli fioriti?

 

Non trovi che il mondo sia tutto uno stelo fiorito,

il quadro d'un estroso pittore,

oppure dire

sono soddisfatto?

 

 

 

*

Pasticceria Futura

In aria v’è una musica ritmata e soffusa,

Pioggerellina,

Venti scarpette di raso sbattono,

Allegramente,

La punta stondata, sulle assi di legno

Della sala ampia, ricca di specchi.

 

Le minute rosa ballerine e le coroncine

Piumate,

Si sollevano da terra, anche le onde d’oro dei riccioli

Tuoi, danzano,

Fuori dall’ obbligatorio chignon che tanta

Eleganza ti dona

Luminoso,

Il collo, il volto

E il sorriso, d’un attimo,

Negli occhi mei per sempre.

 

 

Piegare le ginocchia,

Come per far entrare la luce del sole;

Chiudere le gambe,

Per sbarrare l’ingresso al domestico gattino;

Il pollice alle altre dita, come la mamma dà

Il bacino della buonanotte, una ad una;

In regalo infine per noi un Arabesche inaspettato

Dalla magica scia.

 

Quando tu salti la fila per esibirti in un’agile capriola!

E’ calamita ed orgoglio,

La punta di quel tuo nasino

Sciocco, in fondo:

Da lontano,

Come le altre con le altre,

Ti accarezzo con sorrisi e carichi respiri.

 

Questo non è che

Un ritrovarsi insieme di mamme,

In Pasticceria “Futura

Danza- Fitness e Benessere”!

*

Sempre più mare

 

 

Sempre più mare

fa, l'onda, che arretra e poi

lenta riavanza.

 

S'infrange il male e già

l'acqua tutta a sé abbraccia.

 

 

*

Una campanula scossa

Una campanula scossa

il cui pistillo trema, 

 

Nuda, qui davanti a te

e m' assali il corpo di baci.

 

Sono  come uno specchio d'acqua d'inverno 

mai, sarà immobile nel fondo,

 

Sempre più  mobile tu trascinato

dall' infinito sommerso:

 

Una campana colpita

che non smette di vibrare.

 

 

 

 

 

*

Appena dentro te

Una colonna dorica di un antico tempio greco

Ho capito a cosa simile tu sei

Una carezza sulla testa e sulla fronte

Il vento sfiora i gradini

Danzano in cerchio granelli di terra argillosa

Dioniso ed Apollo si sfidano

Nella sala ampia della Casa degli Dei

Appena dentro te.

*

Questo modesto mondo d’oro

Le nuvole dapprima

Si son dipinte d’oro

Poi il cielo

S’è come illuminato

D’oro e gli alberi il prato

Le ombre anche e

La stessa mia pelle,

Pur conservando

Il mondo intero in sé

Tutti gli altri colori

In sfumature.

Quell’oro che

Tutte le cose avvolge

Anche le nuvole scure

Portatrici di tenui, tenere goccioline

Rigeneranti come

Le lacrime che mi rinfrescano gli occhi!

Gli uccellini cantano alle mie orecchie,

Mentre le macchine che passano

Non mi danno alcun fastidio più e

Come, come mi sembra piccolo

Questo modesto mondo d’oro

Rispetto alla mia anima,

Lo contiene!

E spazio le rimane.

*

Sereno

La giostra che gira e gira e gira

Al centro il volante di ferro arancione

Mi slaccio la sicura rido e via

Divorando l’aria tutt’attorno

Alzo le mani e più forte giro

Mi metto in piedi e volo

Rovinando sulla ghiaia

Il ginocchio sanguina

Di saliva, per disinfettare una goccia

E un’ampia foglia di salvia per cerotto

Per dottore, dagli occhi gialli, un gatto.

Il miglior amico mio che aspetta

E’ il Sole alto nel cielo, sereno, mi fissa

Ché noi di crescere, non abbiamo ancora fretta!

*

Un bel giorno

Come un incubo ricorrente torna

l’immagine delle sette e diciannove

in pixel rossi su un orologio stradale

campi ghiacciati, senegalesi al semaforo,

il motore e i vetri a cui non ho concesso

il tempo del risveglio, per fortuna Ligabue

mi conforta, tira via la rabbia e la tristezza,

mi fa andare avanti, nonostante abbia

il semaforo rosso: quattro minuti d’attesa,

ansia di parcheggiare tra posti riservati  e

divieti dovuti alla burocrazia,

nonostante la corsa e le scale a salti,

estraendo il budge, rigirandolo per il verso giusto

e strisciandolo al volo,

solo dopo, guardare e sospirare.

Ecco, basta che segni le sette e trenta e qualche secondo,

per essere obbligati,

a trattenersi almeno quindici minuti in più, 

...:“il software funziona così”: ,

a doversi giustificare,

a testa bassa, con il capo settore,

che di solito é rigido, applica il regolamento che

...:"prevede il biasimo...per par condicio

nei confronti degli altri ”:.

Un bel giorno, tutti, li mandai tutti affanculo e che,

che strana sensazione, la vita tornava,

sì tornava, tornava ad appartenermi!

 

*

Dimmi di Salvatore Pizzo, videopoesia

*

Se ti desidero

Come può desiderare una formica 

di caricarsi sul dorso una briciola 

di pane, colossale, da portare alla tana o

Il baco, lungo la sua avanzata, faticosa, 

trovare una rossa mela, l'ape suggere 

nettare da offrire, orgogliosamente, 

all'alveare; come la nuvola desidera 

avvicinarsi alla luce del sole o 

rovesciare a terra pioggia quando 

tutto è nero e gonfio e la  chioma del faggio 

rinfrescarsi, il filo d'erba bere; 

Il bambino imparare a pedalare

in equilibrio, senza rotelle, sulla bicicletta 

nuova, da grande,  come la ballerina 

robusta  di essere lei, la protagonista

del saggio, 

così io ti desidero : 

come la cosa più semplice del mondo, 

fosse, così, inconsciamente, visceralmente, 

desiderarti.

 

 

*

C’è un mare di malinconia

C'è un mare di malinconia nei miei occhi,

ne sento il sapore amaro

delle lacrime che non scendono,

sento la dolenza del sole

come una rete magnetica,

immersa, a pelo d'acqua,

vuota,

ma dall'altra parte del cielo

sale, alla mia coscienza,

attutito, un festoso canto

 di miti, come di sirene che, se

cedo calore alle palpebre, diventa

più chiaro.

*

Come le rondini

Come le rondini

prendimi la mano e

voliamo nel cielo.

E se venisse una tempesta io

riderei.

Se venisse una tempesta

io morirei

e ne riderei,

incurante, embèh,

ma felice.

*

Non si basta

Non si basta l'albero,

con la sua dignità, 

allunga allunga le braccia

cerca con le dita Nutrimento

sottoterra, per continuare 

ad elevarsi,

perché spuntino 

nuove gemme

perché foglioline verdi 

danzino

con gioia leggera

tra l' azzurro e il bianco

del cielo e così 

respirare,

come essere felice e

compiere

la missione sua:

regalare

al mondo I frutti

del suo puro atavico amore 

per la Terra,

da cui è nato,

come l'acqua del mare alle nuvole e 

le nuvole al fiume e il fiume al mare. 

Tutta la natura

è presa da 

un' attrazione  fatale che

la fa sopravvivere,

ritornando in sé. Questo è Amore. 

*

Un Grazie

Giorni di pioggia o di sole dove

cammino stanca oppure 

sono in forze; 

la sera leggo una fiaba, prima o dopo 

li rimprovero. 

Scrivo, canto oppure ascolto. 

A volte son servita, più spesso servo. 

Esco; sto in casa e chiudo 

gli occhi; osservo. 

Ti parlo, mi baci, oppure 

t'amo e non mi ami.

È comunque per

il fruire della vita

in cui fluisco che mi sento

Un Grazie Dentro.

E per la gioia degli sconosciuti che,

condividendo una strada e un 

momento,  mi sono d'esempio, di conforto; 

incitamento.

Grazie per consentirmi di essere; e 

per questo essere moltitudine e 

quella  là 

protagonista. 

 

*

Quando nacque il mio dolore, Khalil Gibran videopoesia

*

In dialogo col Sé

 

 

Lieve e felice,

Incorrotta e intensa,

S’adagiava nell’aria,

Attimo dopo attimo

E tra i miei capelli sottili.

 

Sotto quel piccolo albero da frutto,

Strati e strati di filigrana d’oro,

Sorridevo e l’ho presa,

La più gialla.

 

L’ho nascosta dentro la mia borsetta,

Al buio, vicino alle conchiglie

E a qualche Fonzies sparso,

Reduce, dall’ultima visione cinematografica.

 

Nella mia stanza l’ho tenuta tra le dita,

Appoggiata alle labbra,

Premuta sulla gota a lungo come una carezza.

Aveva una striatura triste,

 

Scura, di dolore, ma perché

L’ amore brucia così,

All’istante,

Tutto ciò che tocca?

 

 

Mia dolce, discreta

Stella del Mattino

Non vedi che Luce porta

Nel mondo, con sé, Ombra, non vedi?

Anche allo Zenit del mezzogiorno c’è

Un’ombra invisibile.

Riesci a sentirla, ora?

 

Ogni desiderato bacio d’amore

Ti affida

Nel suo momento eterno

La nostalgia di sé.

 

E ti dirò di più, anche,

Ogni bacio desiderato e non dato

Ti consegna il suo rimpianto.

 

Sole e Terra così da ere si amano

E tu, non è così che fai l’amore

Da qualche anno

Con le parole?

 

 

*

Nostalgia

L'albero è  spoglio.

Il ferro dello scivolo È blu, come il mare,

leggermente increspato, leggermente eroso.

 

La spiaggia è  nuda:

nessun ombrellone dalle frange vibranti

estivi colori.

 

La sabbia è  ferma,

ma tra le mie mani scivola,

caramente mi accarezza: abbiamo 

la stessa nostalgia.

 

Il sole è  tiepido, affettuosamente

mi ristora piano.

Ricordi quando ci scottava?

 

La pelle bruciava, incosciente

 io e sembrava ridere

questa inesauribile sabbia.

*

Preghiera

Adesso che ho la Fede per morire

Dammi la Fede per vivere

Perché  vivere

È  molto più  complesso 

Che morire.

*

Indelebile

Indelebile quel giorno di tanto

Tempo fa, sempre presente l’attimo

e forse fu più d’un attimo, quando

partecipai alla natura dell’acqua:

 

scorreva su di me ed io dentro di lei;

poi il sole: penetrava l’inesistente linea

d’orizzonte del mare e dei miei occhi.

Consapevolezza che passa dai sensi,

 

un punto che attraversa l’abisso

grandezze e dimensioni s’intersecano

equivalgono, uniscono, annullano.

S’affermano, se solo fermi , fermi

 

l’attimo, se ti fermi dentro l’attimo.

Pensai dopo anche all’amore, al nullo

Senso del cercarlo, nell’altro, in un altro,

ad essere donato, gode, finanche

 

ad annullarsi, trovando la sua

benedetta eternità

ed un Bene Essere più ampio.

Consapevole del Sé non ha nulla

 

da chiedere, da tenere o temere

L’Amore: tutto intorno agevolmente

per la durevole serenità

Morirà e troverà

 

Solo una porta di luce già aperta.

*

Navigare

Navigare

tra le acque

e le montagne e

le colline

di quel tuo corpo

con il vento che sibila

:" Siiii"...

*

Lo indirizziamo

Lo indirizziamo 

busta chiusa e francobollo

ma chi sarà  così speciale 

da meritarlo,

 

quest' Amore che ovunque vive

e sopravvive? 

 

Posso rifugiarmi in te? 

Sono aperte, non vedi, le braccia?

 

E più mi stringi più ti espandi 

come l'atomo del Niente che

tutte le cose tiene,

 

 

fino ad esplodere,

un vuoto d'aria,

sull'abisso più  piatto:

la tua pelle immobile.

 

Saranno allora suoni soffusi

e colori chiari e scuri

a  boccheggiare.

 

*

Amore

Dove passi le tue mani

tu mi curi

oh Amore!

Come un soffio d'amore qui mi curi.

*

La tua vita di Charles Bukowski

*

Una donna innamorata

*

Vetri di colpo infranti

Quando ascolterà la cascata

quel groppo silenzioso

aggrappato ai suoi massi e

quando, tra il fragore

s’accorgerà della lacrima che

sullo zigomo scivola, lenta?

 

Sotto il salice raggi di sole s’infiltrano,

 dondolandosi,

quietamente sulle foglie tintinnanti

e tra le ciglia, tentennanti, degli amanti

che, lungamente, si attraversano

osservandosi.

 

Dietro il vetro sottile, tremulo,

compare un arcobaleno nel freddo

pomeriggio, mentre poi a sera legna

di faggio arde là, dentro quelle pupille;

 e l’odore si sposa alle ossa, sotto

 la pelle che sciagurata brucia.

 

Risate scroscianti

vetri di colpo infranti

se solo, si lasciassero

bendare gli occhi

 gli amanti!

*

Una forma d’equilibrio

 

Tutta la bellezza che trovi e che incontri

Fuori, là nel mondo,

Ti entra, dentro, a far parte di te.

Poi però, al momento opportuno,

 

Attraverso il movimento delle dita tue

Tu la restituisci, agli altri, al mondo;

anziché trovartene privo, la rivedi o

Un’altra è, più solida?

 

E’ l’equilibrio, questo, forse, del poeta;

Così  a braccia aperte cammina lungo

Tronchi d’abete, appoggiati a

Guadare le anse del torrente.

*

Bruceranno gli eroi

Si muove il cielo

la vallata si fa più scura

meno triste meno sola.

 

L’amico vento del Nord

sta adagiando sui suoi

morbidi verdi fianchi,

con divina lentezza,

una trapunta leggera.

 

Calde candele di stelle

tiene in serbo

per quando finalmente

chiudendo gli occhi

nella stasi della notte

 sussurreranno

gli uomini i desideri.

 

E come allegri chicchi di riso

rilascerà fiocchi di neve

vivacemente

sulle chiome

dei monti degli alberi,

bruceranno gli eroi nelle stanze,

i camini accesi.

*

Cinque intere rivoluzioni, il mio angelo

Delicato il fruscio d’erba giovane

Lungo il braccio e all’interno

Sul velo più sensibile e chiaro,

Questo solletico fresco e gentile

Dal soffio di quale angelo viene?

 

Perché c’è un angelo, ora, qui,

Sto per aprire gli occhi

Sta seduto, è notte, al mio fianco.

 

Tra la gioia il terrore

L’entusiasmo, il dolore

L’ho partorito io

Questo biondo cherubino!

 

Poi, sospesa come un sole e

Come una quercia stavo e

Allungavo le radici.

 

Cinque intere rivoluzioni

Ruotando su me stessa

Intorno, in tondo e sempre

Più ricca e profumata è

Questa primavera che

 

Mi chiede soltanto

In quiete e silenzio

Di sollevare il lenzuolo

E farle spazio,

Quanto più piccolo possibile…

*

Sfogo

 Tutte quelle  ore spese a ripassare

le desinenze dei verbi greci irregolari;

le congiunzioni; gli avverbi o a 

discutere di Pirandello 

a cosa mi sono servite?

Giah!

 

Sarebbe stato meglio per me 

se quelle ore me le fossi acquistate,

giocando a Beachvolley

sulla spiaggia

con amici nuovi!

                                      

     Perché                                  

Nessuno                                                     

si preoccupa mai   

di insegnare e mostrare

ai figli nostri                                                 .

la felicità del vivere?

 

Ho fatto tanto per essere diversa  e

 adesso  io sono sbagliata,  

dal momento che

non ce la faccio più  a sorridere

 

a facce truccate; ad iniezioni di

collagene e a vestiti

perfettamente stirati!

 

Mi piacerebbe accarezzare

un lupo solitario che si ferma

In mezzo alla foresta, sedermi,

intorno al fuoco con uno sciamano

sdentato e rugoso, in silenzio.

 

Vorrei camminare a piedi nudi 

 e respirare la verità  del vento.              

 

 Tutti automi, intorno a me,

Tutti automi e  non me ne 

frega niente 

non c'è neppure      

Un' anima,                                                              

eppure io ancora    

Ostinatamente qualcosa

Vorrei,                          

vorrei solo la luce del sole sul

Viso:

Vorrei solo che tu

 

 mi abbracciassi.

 

*

Un solo momento

Alle volte, ripercorro

La mia vita a braccia

Conserte, come fosse un sogno,

Tra suoni

Ovattati e

Immagini

Come dall' acqua

 Distorte.

Se davvero  lo fosse stato 

Un sogno? - un baleno subitaneo-

Il tempo

Nella vita

Sguazza

Come una lunga anguilla

Ché  se cerchi di affermarlo

Già ti sguilla!

All' occasione giusta 

Di rivivere per intero

L'esistenza

È  d'uopo che dalla coda

Sì sollevi e lui stesso 

Sì porrà Giacendo a cerchio.

Così  il tuo tutto 

Sarà svolto

In un momento solo in eterno.

 

 

*

Poesia senza giudizio, spericolata Ho forse scritto, i polsi

Titolo:

Poesia senza giudizio, spericolataHo forse scritto, i polsi dalle manetteSemplicemente sfilando, giacchéLa poesia imploravAnarchia,sorridendo la implorava!

 

Testo:

...già detto,

nel titolo,

detto già!

 

 

 

 

*

Quel piccolo languore che t’ho dato

 

Quel piccolo languore che t’ho dato

Tienilo chiuso nel buio e nel calore

Delle tue mani forti, sudate, bisognose

E tienile in tasca

Quando te ne vai per la strada,

Come fosse per te il più antico e

Segreto dei segreti.

 

Io quel fiore te l’ho dato con un sospiro,

Una primula piccola e lo sai e lo

Senti sono io, perciò

Tienimi stretta, finchè

Non si sarà dissolto completamente.

I palmi delle tue mani saranno tinti

Di polline giallo

 

E ancor più, le tue,

Saranno dita d’angelo.

Languore fiore sospiro estasi

Evidente

L’amore lo sai,

Lo senti, lo vedi,

Ci cambia.

 

*

Latte freddo e Mandorle tostate

Fammi scorrere come latte freddo

Patinato liscio compatto candido e poi

Accoglimi nelle tue mani

Sorridimi e bevimi

Fai col mio amore

 

La carne tua nuova

Io mangio te: mandorle tostate

 

Hanno un sottile velo bruno

Asciutto e ruvido, all’interno, incorrotto

Aroma di oli speziati e scricchiolano

Mentre si trasformano

In morbidezza.

*

Il pensiero

Due punti ed

 un filo teso:
un pensiero;
 t'accorgi che, non
cadere a terra,
 è il vuoto
a fare male,
 senza ferite.

 

Per mentale abitudine
 un forse e
si tenta l'equilibrio,
 sarebbe meglio
non averne,
 perché tanto il pensiero

poi, d'istinto,
 si fa flessibile.

 

Si biforca si propaga e arriva a
 ciò che nessuno ha mai detto:
arriva al silenzio.
 Ora si distende e s'appaga,
proprio lì, dov'è nato.
 La retta s'è fatta cerchio
che il suo vuoto,

 abbraccia, caro.

 

La vita stessa non è che un pensiero.

*

La sopravvivenza della mamma

Questa è di mia figlia, quasi 5 anni, 

non sapeva come dirmi

" non voglio che tu muoia"

le ho detto " spara, spara una poesia!".

 

 

Sei bella come delle foglie
che stanno
in un canto d'amore,
sei bella come un fiore d'angelo.
Sei bella come il fiore incantato

d'un amore superato.
Sei bella come il giallo stellato
di un cielo futuro sposo.
Sei bella come una scintilla
nella notte di luna piena,
e vola nella notte,
come la sopravvivenza della mamma.

 

*

Kholoud

Il tuo Nome significa infinito,
sarebbe dovuto essere l'amore,
invece è stata la solitudine,
Kholoud, ribelle.

 

Sul passaporto verde la tua foto,
non lo sapevi, t'avrebbe portato
tanto lontano da quel dolce nido,
da braccia calde.


Senza appetito, sempre e fiducia,
costretta a chiedere e non può bastare,
per convenienza, le amicizie, ma anche,
necessità.

 

Tanti anni che...non l'aspettavi più,
eppure è arrivata, ma davvero, là...
quella è la tua mamma! Pochi giorni,
perché riparta.

 

*

Osmosi

In acquatica
osmosi di pensieri e
d'intuizioni,
semimpermeabile
il confine della pelle
tendendo,
aspiriamo
all'equilibrio
del minimo salino
per quel sommo bene,
anche di mali somma,
d'essere un'anima sola,
mareggiando
in amarognolo Destino.

*

Al tempo vuoto

Sono qui e mi mangio
Uno spicchio di mela di tempo
E non sa di niente
Ah ricordo quando c'eri tu
Mi sembra di risentire quasi
Quel sapore delizioso di vita
Fresca, aspro e un pizzico zuccherino 
Come sul tuo collo la salinità della pelle
E il profumo da uomo
È quello il sapore che al tempo vuoto manca.

*

Quant’è prezioso

Se un qualche Dio mi dicesse

Qualsiasi cosa tu voglia sarai

qualsiasi -cosa- dunque…

Allora io senz’altro e subito risponderei

una ninfea;

 

Uno di quei fiori che galleggiano sui laghi

o anche stagni, o su piccoli specchi d’acqua

contornati da aiuole colorate,

dalle foglie così carnose e di color verde scuro,

che di notte custodiscono petali chiari,

giallo ocra, oppure dai molti toni del viola;

che poi, alla luce del giorno, lentamente

si schiudono, generosi.

 

E che però, senza dubbio, ci fosse, lì vicino,

un salice piangente che con le foglioline dei

suoi sottili, flessuosi, lunghi rami,

appena, qua, là quasi, muovesse l’acqua dolce,

all’improvviso correre del vento.

 

Dalla sponda poi e assolutamente,

o dal giardino,  che provenisse il suono

melodioso, d'una armonia anche a tratti vivace

dalla voce di una bambina allegra,

non importa se bionda o mora.

 

No, non potrei mai,

fare a meno

dell’ Essere Umano!

 

*

Eros

Eros? Un cazzottaro!
Ed è egoista e pretende
di essere ricambiato,
col resto;
di essere rassicurato
consolato corteggiato;
sorpreso e adulato, ma noi

abbiamo bisogno di essere amati

così come dovremmo amarci.

 

Per questo ci inventammo

quegli dei superiori o quel Dio

o quell'agape.
Solo per sposare amore a
libertà e che sia di..
e che sia da...

*

Somaia

 

Somaia, mai visti capelli così
scuri e lucenti corposi e ondulati
no, lei non volle mai portare il velo,
mi raccontò

 

la madre e intanto una treccia le creava...
davanti alla finestra Somaia pose
la sedia, di saltare, minacciò!
Domandava perché, non più poteva
crescere a casa.

 

Quasi era già un donna intrigante
quando da me per cena la invitai
non la smetteva mai, e mai, di sorridere e
quella risata!

 

Ha studiato, ma per trovare lavoro
a casa sua, solamente, in Tunisia:
ed un meccanico le ha già assicurato
... la sposerà.

 

*

Zohra

 

Come di una santona ne parlava

com’ella, invece, muoveva le mani,

quando di vicende umane narrava,

a schiena distesa...

 

Dei gingilli, il tintinnio, batteva il

ritmo, ad ogni rotazione, del polso e

a tratti, dalle schiuse labbra filtrava

quel dente, d’oro.

 

Pantofole, gonne lunghe e ampio velo,

affusolate dita, snella, chiara,

scrivere non sapeva, e leggere;

ad Est, pregava.

 

 

 

 

*

Polpa amara

Polpa amara, magica bacchetta,

però avara

come preziosa antichità sei,

ma di creta, fragile

 

o uno sguardo ammaliante che,

tosto, se ne va

come bianca manta allegra.

 

Resta con me,

alla baia amata di scoscesa beltà!

Sto sola sempre qua.

 

Scruto la sacra vetta e la notte accendo

una fioca calda lanterna senza età,

poi canto e l’ampia rosea vela

s’alza al vento della serenità.

*

Cerco te

 

Notturna l'upupa
sul tetto della notte
pare che ululi e chi dorme?

 

Il mantello del tuareg
sospira l'ombra
dell'oasi verde evanescente.

 

Con una rotazione
maliziosa, della gonna,
cerco te.

 

Lungo le tue spalle d'ambra, morbide,

inseguo,
come una farfalla, che segue sempre te,

 

La tua lenta, lente di rugiada,
che scende, fino alla trasparente
più fresca tua fonte.

 

*

Seta

 

Odo l’azalea che scivola sul lago, lontano

Amo l’ancora della sera, sembra seta ora

Ecco sento l’aere: era mare

Intanto brilla la manna

Che canto… dal cielo cade o forse sale!

*

Cosa credi che sia?

L'orologio batte l'ora
Dal tiglio il picchio cade
Ed al suolo un bimbo ride

 

Vedi amore questo Sole
Come il prato taglia, lì
La terra sembra argilla 

 

Preme sulle tue ciglia
Aria tira e girandola suona.
Cosa credi che sia Amore?

 

Se non un Sole d'argilla che taglia
l'ora che cade e
ride lì
sulle tue ciglia
dove l'aria suona?!

*

Le calze a rete

Le calze a rete, sarà stato per Madonna o per Cindy Lauper,

negli anni ottanta andavano di moda. Le donne di tutte le età

in molte occasioni le indossavano; occasioni per cui, oggi, sarebbero fuori luogo: al lavoro o a scuola o per feste di compleanno pomeridiane, o  anche matrimoni e cerimonie varie.

Noi, ragazzine delle medie, le mettevamo anche sotto i fusò corti e attillati per fare ginnastica a scuola, ma pure quelle velate o velatissime.

I maschi che svolgevano il loro allenamento al lato Nord della palestra, avevano gli occhi sempre fissi su di noi, commentavano con bisbiglio, e si ritrovavano sconclusionati e disorganizzati in ogni movimento o proposta di gioco.

Durante i giri di corsa di riscaldamento iniziale o defaticamento finale volavano bigliettini con dichiarazioni e proposte.

A fine ora qualcuno s’intrufolava nello spogliatoio femminile.

Erano i tempi delle donne con frangetta e orecchini a cerchio, uomini con capelli a spazzola e walkman a cassetta...

La t-shirt a girocollo bianca della Fruit, alla Nick Kamen, i Levis accorciati sopra le caviglie, da acqua in casa, le Timberland, d’inverno gli anfibi della  Dr. Marteens, le felpe delle Best Company, il Bomber, verde per lo più, o il Monclear nero,

quel biglietto scritto a matita cancellato dalle lacrime che cadde per terra e che non raccogliemmo; per guardarci negli occhi;

in mezzo alle luci del Luna Park; la musica pompata dalle casse da disco intorno alla pista delle macchine a scontro;

la tua mano che si alza per accarezzarmi la guancia;

la mia lacrima ed io, in partenza.

*

Questo saper aspettare

 

Questo supremo contrasto

 

si dischiude una sfera

di petali gialli

io al centro

sono il polline.

 

Sentir scivolare

la mia guancia

sulla tua schiena

setosa e bagnata,

ti stringo,

uh, eccola, e arriva!

 

I tuoi occhi scuri,

manifestamente ridono, senza fracasso,

i boccoli biondi,

te li fai passare sopra una spalla sola,

accarezzandoti il collo, perché

giustamente sei un po’ fanatica.

Niente Bla bla bla tra noi.

 

Ti sei inventata una frase speciale;

e un modo per non dirla neanche,

un codice segreto:

s’incontrano l’indice e il pollice,

come chinando il capo, senza schioccare,

con un leggerissimo

fruscio sordo, significa:

Mamma tu sei bella come un cigno!

E cosa potrei dire io?

 

Apre la porta il vento

Lo vedi il trampolino?

Salti dalle spalle sulle onde più alte

Così dal cuore all’anima

E ancora.

 

Questo saper aspettare.

 

*

Chissà se

 

Chissà se un filo d’erba ha mai avuto

Paura,

La paura di tremare, e poi

 

Chissà se poi un uomo

Ha mai avuto paura,

La paura di amare o

Di sognare, già chissà!

 

Sì, mi domandavo se,

Se uno scrittore

Ha mai avuto paura

Di recitare ed essere vero.

 

La pioggia di precipitare, la stella di cadere

L’onda di rotolare, la rana di saltare il passerotto

Di allontanarsi dal nido, i salmoni di deporre le uova

La zanzara di pizzicare il fiore di schiudersi,

Il sole di sorgere la luna

Di sorridere.

 

Infine chissà se Dio s’è mai stufato di esistere

E l’anima nostra di emettere

Quel primo vagito!

 

*

Di quando la terra ti trema

Dormivano insieme stanotte
Tornerà il babbo?
Mi prese in braccio
Non lo so
Come quando nell'ottanta
Ci fu il terremoto dell'Irpinia
E tutti gli inquilini con noi
Ai piedi del palazzo con lo
Sguardo verso l'alto ad
Osservare se quello crollasse,
Immobili.
E dormivano insieme stanotte.
Con la valigia piena
Dei vestiti arraffati e arruffati
Dove se ne andrà?
Con tutta quella rabbia
E quel sangue amaro
Nei polmoni e dal cuore
Dove se ne andrà il mio babbo?
Dormivano insieme stanotte
Mamma, vedrai che tornerà!
Ancora immobile
Osservo un punto nero
Sul tavolo stanotte
I miei figli dormivano insieme
Sopra le loro teste
Il lampadario volteggiava
Ero pronta al tuffo
Sotto lo stipite,
Immobile,
Da eventuali macerie
Pronta
A proteggerli,
Grazie a Dio
Di svegliarli non c'è stato neanche bisogno
E dormivano insieme stanotte.
Di svegliarli non c'è stato neanche bisogno.

 

*

Sicuri in bilico

La luna bianca di traverso
ha bucato il cielo terso
sembra una boa
che galleggia sul mare
e siamo noi il bastimento
carico carico di storie,
gettiamo gli occhi sulle scie ovattate di nuvole;
molto più in là c'è l'oceano profondo notte:
fiumi di stelle e
fluorescenze marine
vortici lattei e
buchi neri attrattivi
gravita' e magnetismo.

 

Sicuri in bilico:
tra la vita è

l'assenza,
presenza più profonda,
oh Capitano oh Cuore Invisibile
 noi guida e supporta!

*

Roba di paese

"Via! All' interruttore del portone!". Le suole dei sandali correvano con rimbombo contro le piastrelle del lungo corridoio e poi " Primo!!", sbattendo la mano carnosa sulla tavolozza di legno, ridipinta di bianco, appesa con uno spago al chiodino sopra un buco circolare nel muro: era uno stratagemma di famiglia che consentiva di spiare chi entrava, o chi usciva, dal portone del piano inferiore.
S'inerpicava aggrappato al grosso pomello per salire l'alto scalino.
Poi lentamente si strascinava per le scale e appoggiando le mani al muro arrivava al tinello.
Qui stava, cercando di contenersi in rettitudine di spalle e aspettava, davanti al grande camino, vicino all'enorme tavolo di legno scuro.
Scostando le tende arrivava dal cucinino la nonna Iole con i suoi baffi radi e gli occhi di cenere; portava un grosso bicchiere in una mano e nell' altra un fiasco di vino buono di casa, rinomato in paese.
Sbatteva il bicchiere sul tavolo e guardandolo negli occhi riempiva con scrosciante rosso torrente il bicchiere fino all'orlo.
Lui se lo scolava come fosse acqua e la guardava; lei ne versava un altro, giù ancora.
Poi prendeva i guinzagli appesi al gancio dietro la porta; scendeva le scale e portava a spasso i cani.
A volte lo incontravamo ancora in giro per il paese, lungo la circonvallazione, o vicino alla pineta o nel viale del bel passeggio ed erano più i cani che portavano a spasso lui, abbaiando oltremodo!
Un pomeriggio lo vedemmo uscire dai bagni pubblici, si era scordato la patta dei pantaloni aperta, lo rincorremmo per un po' sorpassandolo a tratti tra risatine d'imbarazzo; finché ce ne scappammo dalla mamma.
Lei disse " Cosa volete, è un ubriacone; purtroppo ha il vizio dell'alcool ".
Domandai " ma perché se ha quel problema la nonna tutte le mattine alle nove gli dà due bicchieri colmi di vino?", " quella è la sua ricompensa anticipata per l'impegno dei cani ".
Ci rimasi male, io pensavo che tutto avvenisse con regolarità per reciproca amicizia, invece, era un contratto di lavoro!

*

Mimmi

Dopo tanto camminare per viali alberati

un'ultima irta salita ghiaiosa e giungemmo

ad un bucolico civile piccolo paradiso.
Tra aiuole e vialetti raccogliemmo
Margherite e Ciclamini.

Il sole indorava le nostre spalle
e il respiro del cielo ci accudiva.


Mi dicesti che quella piccola Rocca
era stato un manicomio e i nostri gesti
gentili divennero come medicamenti
alle sofferenze e solitudini
di quegli angoli.

Al ritorno eravamo a braccetto e
tu dicesti:" sei il bastone della mia vecchiaia".
Ti risposi " tu non sei vecchia;
sei molto bella; lo sarò,
il tuo bastone, molto volentieri!".

 

Passammo il tempo del ritorno
ad inventare soprannomi:
per mia sorella Amestista,
viola come la gelosia,
per mio fratello Diamante, per gli occhi,
chiari splendenti, ed io ero la tua Perla:
semplice e preziosa.

Tu eri la nonna Mimmi,
perché di mamma ce n'è una sola,
ma ugualmente tanto bene ti volevo e il nonno?
Il nonno era il Brontolone,
ci vuole sempre un capro espiatorio, no,
e lui non ti faceva viaggiare come avresti voluto,

neanche poi la sera usciva volentieri!

 

Ma ti ricordi quella volta che in un vicolo
organizzarono il Cinema all'aperto,
era un film comico del toscano Francesco Nuti,
alla prima scena, tanto ridemmo entrambe che

dovemmo tornare a casa

con le gambe bagnate!

 

Non divenni il tuo bastone
e tu non diventasti mai vecchia
Il viaggio più significativo
è stato a Lourdes:
un profumo intenso di rose
ti sveglio' di notte; una totale
sensazione di gelo fu la risposta per te,
che quel profumo non hai più perduto.

 

La tua ultima richiesta, distesa su lenzuola bianche,
pochi capelli la pelle gialla e tubi da ogni parte,
fu " portateli al lago, da quella loro zia; ora basta,
voglio che siano quanto più possibile sereni".

 

Poi mi dicesti " stai attenta all'acqua,
può essere sporca,
o improvvisamente profonda,
più pesante di quanto ti aspetti,
ma divertiti!"
" si " ti risposi e ti baciai,
pensavo " tanto ti rivedrò ti rivedrò ".

 

A casa della zia pregai e pregai e pregai
tutte le sere e quando una mattina venne mio
padre a riprenderci e disse che la non non c'era più , che
non l'avrei più rivista,
non potevo credere, non potevo credere che
Dio, la Madonna, mi avessero tradito!

 

Sei tornata in un sogno dove ho
Toccato la tua pelle e sentito il
tuo profumo e un giorno mentre ballavo
mi hai suggerito che gioivi della mia gioia.
E quando ti ho chiesto un dono
me lo hai portato.

 

*

Come formiche

Gli occhi di mio nonno erano come formiche,

piccoli e neri, ma anche vivaci

e non sono operose le formiche?


Come le formiche era anche scrupoloso:

il suo tovagliolo a pasto concluso veniva

da lui stesso ripiegato con cura maniacale,

liscio e teso come una larga cravatta

in una serata di gala;

gli faceva anche il nodo, infatti!

 

Usava spesso il pettine per sistemare all'indietro

i suoi capelli lucenti e bianchi

sulla fronte alta e stempiata.

Era abbonato a Famiglia Cristiana,

leggevo io solo le barzellette dell'ultima pagina;

poi dovevo rimettere in fila i numeri delle riviste.

 

Per tutta la sua lunga vita l'ho visto fare

sempre la stessa colazione profumata:

caffè nero bollette e pane abbrustolito

che inzuppava nel suo personale pentolino;

personale era pure il coltello,

dell'assortimento del primo cassetto era

il più efficace al taglio, la forchetta la più pesante,

il bicchiere suo era quello grande, col manico,

da birra che usava però per il vino rosso.

 

Da giovane suonava il Sax,

a fine serata rimorchiava;

girava in moto,

saltuariamente recitava.
Un giorno ebbe un incidente,

rimase illeso, peccato

per quel dito anulare

della mano destra

che si ruppe

e che da allora

non si piegò più;

fu costretto

a smettere di suonare.

 

 

Sì fidanzò

per la prima volta con una donna sola,

la sposo';

trovò un impiego stabile

che gli consentì di edificare

una bella villetta borghese e

di portare alla laurea il figlio maschio,

di molto fuoricorso.

 

Negli ultimi anni era spettinato,

non mangiava volentieri e non sparecchiava,

non leggeva più e infine non si alzava più dal letto.

 

Non c'ero, ma so che è spirato tra le braccia di sua figlia, mia madre.

 

Non ho pianto molto per lui, perché mi confidò

molti anni prima

che si era stufato di vivere

e che il meglio della sua vita l'aveva vissuto verso

i trent'anni,

con i figli piccoli e tutto da costruire,

quando si sentiva padrone della vita,

l'amore nelle vene.

 

 

*

Il pesciolino d’oro

 

Sfugge, luccica,

saltando fuori dall'acqua

ti schizza addosso

inafferrabile

felicità che, presto, 

evapora.

 

E' l'operare senza 

aspettative a condurlo

tra le tue mani,

d'Oro e parlante allora

 

rilascia l'elemento

nella totalità:

s'appartengono.

 

Tornerà, crederai,

ma dovrai chiedere

senza l'influenza

della tua sposa presuntuosa:

la ragione.

 

Ti abbandonerà e per sempre

se quei desideri non saranno

i tuoi, autentici,

desideri a rendere

il vero a te stesso,

il resto a perdere.

 

Le maglie della tua rete da pesca

non sono certo adatte ad afferrarlo.

 

 

*

La mia Solitudine

Ho costruito un castello
di sabbia per la mia
Solitudine;
minuto, fragile, magico
come Lei, che vi entra
senza bussare vestita
come il mare piatto
di sera.

 

Una stanza ampia può
bastare, oh il pavimento
soffice! E le mura che si sgretolano
allo sfiorarle del tempo!
Il tetto ti lascia
contemplare le stelle,
trasparente e fresco, forse fatto
solo di respiri continui, al
sapor di desiderata...

 

A momenti, nell' area più interna,
è suonata da un'arpa un'aria
da carillon, ti fidi?
E ti addormenti accoccolato
alla foschia, nella tua
notte, serena.

 

Al mattino un'onda
distrugge il mio castello
con forza d'Amore
perché questo è il suo
destino
eterno e dolce:

 

alla mia Solitudine a un tratto
piace essere scossa
e disperdere anche Se Stessa;
unendosi, così, al
vento più vagabondo.

 

*

Senza affanno

Non sta qui,

tra le parole, da scovare,

né dentro l’inchiostro,

una macchia di colore;

il foglio resta bianco.

 

E’ quando,

chiudendo gli occhi, si sente

forte, eppure è tenero,

un battito, da sordo si fa

così vicino.

 

E il respiro, così intimo,

dalle narici entra in te,

come di polline tra petali,

s’avverte, nell’animo, un agio.

 

Gli occhi, lente d’ingrandimento

sulla pelle, amano, tutto ciò

che percependo accarezzano;

e lo fanno così lievemente.

 

Sono irrequieta ho bisogno

di un vero abbraccio, ma un vero abbraccio

ti viene incontro

senza affanno.

 

*

La Lontra

In via d'estinzione,
in acque fredde
di sopravvivere, tenta;
obbligata a cacciare,
per ore ed ore,
al fine di sostenere
il suo metabolismo alto;
risente così,
sensibilmente,
della scarsità
di purezza
e nutrimento.
Una pelliccia foltissima,
morbida, dolce
color cannella,
è la sua protezione,
autentica,
in essa incorpora
bolle d'aria,
per proteggersi
dal freddo,
espediente
di salvezza, che
per la specie è nella coppia.

*

Gabbiani

Ampie ali bianche spalancate
A prendere velocità
A cambiare direzione
A seguire a contrastare d'aria le correnti
A scendere in picchiata, per un attimo immobile
Sfiorare gli azzurri, a risalire con slancio, ma poi
Anche il gabbiano si riprende il suo posto
Numerato, in fila tra gli altri,
Sulla ringhiera zincata del pontile
A tratti arrugginito, dove due volte al giorno
Si trova ancorata la Lady Cristina.
Neanche i gabbiani allora
Sono simbolo di libertà:
Necessitano prima o poi
Di uno scoglio, un punto fermo che sia.
Ho visto però una forma di serenità in loro
Che pur girando e rigirando con lo sguardo
In ogni genere di uomo no, non ho trovato mai;
È che non fuggono da se stessi.
Certo che per tutta la vita
Altro non facciamo noi.

*

Il Cielo

 

Da ogni mio chakra entra ed esce e
Sale e scende lungo la colonna fino
Alla sommità come uno yo yo,
Agevolmente maneggiato.
Mi ritrovo con il capo del filo

Tra le mani e sono io a

Sollevarmi, aquilone ovunque
Mi accoglie azzurrissimo
Il Cielo.
Quando poi si riversa a sorpresa
Sull' acqua distesa arriva l'onda
Che scavalca la nuca accarezzando
I capelli e mi lascia un senso di
Freschezza, allontanandosi mi tira
Via dalle labbra le minuscole rinomate

Parole che sulle nuvole
Son scritte, lassù!

 

*

Lo Scarabeo

Si trova un alto angolo appartato,
s'immobilizza, di se stesso preda,
lo scarabeo, agli antichi Egizi sacro,
in filamenti opachi si rifugia.

 

Attende attende finché non sente
la metamorfosi, in atto, solenne
la scorza dura sfalda la catena.

 

Compresso il torace dai sentimenti,
all'inverso, dalle scapole avverto
come delle ali spuntare e da adulto

esemplare mi ritrovo a sognare,

 

pupa dormiente, sai, di dondolare

alla vecchia altalena, come al suono
di una languida e breve cantilena.

 

*

Saldato

 

L' intenzione sola m' arriva ,
Sloveno, Italiano o Tedesco,
ogni lingua che sia,
il resto è un rumore,
un solletico d' insieme
intorno al mio ombelico.

 

Il flusso stesso che trasporta,
il vuoto e il pieno che
in gioco sostengono,
il colpo imprevisto che sposta,
il mare stesso,
intorno al mio ombelico,
ruota, che immobile è,
ancorato, al Centro.

 

Con un certo più
consapevole portamento
ed un' inconsueta luce
dal viso, cammino, fiera,
questo corpo pure,
galleggia intorno al Centro,


invenzione manifesta,
un richiamo di forma,
giocosa e amorosa
saldato alla Sostanza.

 

*

Uno e Noi

Uno che lavora
qualcuno lo comanda
che lavora, per qualcuno,
per chi? per un altro:
Stato
Politici
Economia
Potere Occulto.

 

Noi
che aspiriamo alla leggerezza
quella delle farfalle,
non ci prenderete.

 

Noi operosi, oro liquido
generiamo, nutriente,
noi come le api,
non molestateci,
non lo sopportiamo.

 

Noi che se piove tornerà tanto il Sole,

tornerà tanto Sole eccolo,
spariglia le nuvole,
e getta loro addosso
gavettoni di calore,
bagnando d'oro,
controluce, i contorni,
T-shirt d'allegrezza spruzzate!

 

Noi siamo attratti dalla Vita
e denudiamo il Terrore:
ogni uomo, senza orpelli
sulla pelle e sulla testa,
chiede in Terra solo,
qualche briciola,
di Vero Amore.

*

Sostanza

Evita, avida di vita e
Lacrima, la cruna del cuore
Lavica sostanza: desiderio.

*

La Fede

La Fede è il canto di

un coro di mere chimere
finché la morte temiamo.

 

C'è una dimora antica, presente, e futura dove
ciò che qui è accaduto, accade, ed accadrà
è manifestato

in un'unica perenne verità.

 

Avrebbe mandato a morire

in crocifissione

il suo figlio unigenito

se la vita non fosse altro che esperienza

fugace e se la morte non fosse

altro che un ritorno?

 

Ce l'hanno rivelato,

ma noi non abbiamo

Vera Fede.

 

Continuiamo a masticare

il frutto dell'albero della conoscenza,

non vogliamo rinunciare ad affidarci

a ciò che è materialmente dimostrabile.
Siamo materialisti.

 

La morte è certo quindi la fine,
sconosciuta, inconoscibile,
semina angoscia e lutto.

 

Finquando non cesseremo

di temere e disperarci

per la morte

non smetteremo

di essere manipolabili,

carne da macello.

Eppure la Fede c'è;


forse la cerchiamo troppo,
ogni luogo è sbagliato, finché
non l'ascoltiamo.

 

Tutto è canto.
Il silenzio della mente
il silenzio del corpo
è canto.

 

*

Oggi

 

Un giorno d' inverno dopo un mese di estate è

benvenuto:
si rinfresca il clima, sollievo, per la pelle scottata.
Torna a fluire un' equilibrata

miscela di sali minerali.

 

Dopo aver buttato la spazzatura bagnata,
di ritorno verso casa e il cancello
mosso da raffiche di vento,
apro le braccia e mi lascio trasportare per destinazioni

di cui non interessa nome e localizzazione,
aliante, che non atterrerà ancora.

 

L'estate non è finita oggi, ma oggi
l'universo è in sosta.
Domani, come carta e cartoni,
come plastica e lattine, come fondi di caffè e
foglie di insalata scartata,
si va incontro ad
un nuovo ciclo.

 

*

Riesci a prendere l’Anima

Riesci a prendere l'Anima,
porla su di un tagliere di legno e

tagliarla sottilmente a punta di
coltello, per infine sollevarla e
gettarla in pentola, dove l'attende
un soffritto odorante di vino bianco
ora ora sfumato?
Magari l'animella, per provare,

si consiglia la salvia, ma l'Anima no!
Sbaglia chi pensa che il pianeta Terra

sia composto da continenti e stati,

è la Terra o
di essere egli stesso confinato in
un Io, tutto suo, di proprietà, no,
noi tutti condividiamo frammenti

con altri, se c'è un'area solo nostra,

è così intima che non ha a che fare con l'esterno,

con la vita reale ed esplicita.
Felicità a discapito
di chi condivide i nostri confini

non può sussistere:

il dolore altrui invaderebbe l'interno

fino ad arrivare all'intimo.
Quell'intimo come acqua limpida, come Acqua Santa,

Benedetta, che resta puro, è

dove l'Amore è Infinito, tanto che

non abbisogna di luogo,
Stella Fissa, tanto che

se la ride del tempo.
Già, cosa se ne fa l'Anima
del piatto da portata?!

*

La scintilla

A me piace fare il bagno al mare di notte,
ma perché c'è la scia della luna sull'acqua,
qualche stella c'è più luminosa dei fari sparati
dai locali notturni ad annuncio ed anche

i riflessi caldi dei lampioni del porto turistico.

Ecco perché continuo a mettere le mani

a proteggere, con le nocche raccolte,

anche se è piccola, fioca,
la cera ormai tutta si è ricomposta

in stalattiti:
il tempo è quasi scaduto, eppure,
ho paura di scottarmi, eppure,
non voglio che si spenga...
È che non voglio stare al buio davvero.

Poi sogno di continuare a custodirla e al mattino è

ancora

accesa.

Accade da settimane, che mi rifiuto

di contare.
E di giorno in pieno sole, dicono non si dovrebbe notare,

ma la noto anche

da lontano,
non la grandezza o la solidità,

la scintilla

presente.

Non conto le settimane, non voglio dirmi

che è un miracolo.
Ho paura di scottarmi, è che

anche i miracoli finiscono, poi
ti chiamano pazzo!

 

*

Perdere l’orientamento

Perdere l'orientamento ,
Ma poi riconoscere dove batte
Il sole dal calore sulla pelle
Lasciarsi cullare dall'infinito ritrovato andando sott'acqua
Ad occhi chiusi con le mani sulla faccia,

Un' onda piccola arriva proprio verso me con poca schiuma

Ad ornamento.Vieni, vieni ti accarezzo, ma non ci riesco,

 Tu accarezzi me, ma non ci riusciamo, perché io accarezzo te.
Sei il mio mare ed ecco che di nuovo mi tuffo addosso a te e

Tu entri dove non dovresti, ma sei dolce , anche se sei salato e

Mi volto e piego le ginocchia, stendo la schiena,

Sono sirena e sei tu che mi allontani a piccole spinte

Riconsegnandomi alla riva.
È stato bello, ora sto meglio.

*

Una ricetta semplice

Quanto ti ho accarezzato,
nel modo che sai tu, quanto
un bambino! Quadrato e solido,
ma io so come prenderti, da quale
angolo scaldarti dolcemente
a fuoco lento e
inizi a smussarti fino a
scioglierti, diventi liquido,
con l'istinto di inondarmi fuori

e invadermi dentro;
mentre mi rotolo scivolosa
ci assorbiamo
ancor meglio ci leghiamo,
con grandi boccate di
ossigeno, saltando
insieme, con ritmo irregolare
e costante intensità,
panetto di burro tu
io pennetta al dente,
e su di noi quanto pepe!

*

Assomiglia a

 

 

Assomiglia a

 

 

Nel frinire martellante

Delle cicale di luglio

Nell’intesità e vastità

Di questo cielo tanto terso

 

Negli schiamazzi e negli schizzi

Continui dei bambini in piscina

Elettrizzati dall’arrivo di luglio

 

C’è qualcosa che assomiglia al mio amarti.

 

Nelle ore mie

 di te vuote

Mi ci appiglio

 a quest’abbaglio

Tipico di luglio.

*

Il Gange videopoesia

*

Dalla sorgente alla foce del Gange

 

Dov'è la sorgente del Gange?

Nel ghiacciao d'altura che ho dentro,

tra lo sterno e l'ombelico si estende;

da lì fluisce cristallino con interminabile

spontanea spinta, verso l'esterno, attraverso

le braccia, le gambe, il collo;

si ramifica percorrendo le dita,

esonda a terra, permeando

le piante dei piedi

e sgorga, dalla nuca, verso il cielo.

 

Dopo un sacro, non causale

girovagare, come nastro

che si annoda, si ricongiunge

al suono di un sospiro antico;

indi si sposa all'attrazione universale

che l'acqua ha verso l'alto, fino a

confluire nel blu dell'arcobaleno,

così raggiunge praterie di spuma.

 

C'è una sedia a sdraio, vuota,

guardata a vista da un Iris fulgido

e un tepore aromatico che

non invita al torpore.

Io sono qui, tu?

 

Le mani poni sui miei fianchi, sì,

hai odore e suono di

oceano e nell'abbraccio nostro

infine siamo del Bengala il Golfo.

 

 

*

Al mare

 

 

AL MARE

 

Le gialle frange di ombrelloni arancioni

fanno il solletico all’azzurro del cielo.

Si dimenano a vuoto le bandiere delle

Nazioni Europee dietro la casina variopinta

del bagnino, quelle dell’Italia però

sono due, cosicché applaudono,

in attesa della partita pomeridiana.

 

C’è un forte brusio confuso,

composto da voci di diversa età:

preadolescenti cantano in coro la hit estiva,

giovani madri esortano con costretto tono a

lavarsi le manine; cinquantenni spettegolano…

circa un taglio di capelli malriuscito,

amichette offrono in giro gelati alla fragola,

fatti di sabbia. E’ il momento questo di

alzarsi e dirigersi a passo deciso verso il mare.

 

Galleggiando,

chiusi gli occhi, vedo

arancione un lenzuolo,

se li stringo un po’ di più, diventa rosso

e se li apro, prima coriandoli bianchi volano,

poi, c’è solo oro.

 

Il morbido, ritmato suono del profondo e lento

mio respiro ascolto, proviene dalla cassa toracica

ed è amplificato

dall’abbraccio che tutto il mare mi concede.

 

I rumori gli altri, invece sono molto

più lontani.

L’unico a farmi compagnia è causato dal

movimento di caviglie a pelo d’acqua,

emetto alti spruzzi, come fossi io

un geyser islandese, ed è simile a

risatine tenere di fanciulle timide.

 

*

La notte

 

 

LA NOTTE

 

La notte è quando

ti cade un oggetto qualsiasi

dalle mani e questo già basta

perché una voce dica alla tua

mente “Vedi, non vali niente!”.

 

La notte è quando gli altri

sono tutti una minaccia

ché tu riesci solo a confrontare

E vedi sempre quello che

ti manca.

 

La notte è quando non

sei quello che vorresti ed

è quello che vorresti ciò

che veramente sei.

 

La notte è quando ti

immergi nei tuoi sentimenti eppure

non uno è chiaro e coerente

 e sprofondando nei tuoi

desideri capisci che non puoi

fidarti nemmeno di te stesso

giacché ti manca la forza di volontà.

 

La notte è quando ripieghi la tua

vita giornaliera e la poni in un

cassetto, che delicatamente chiudi.

Il giorno dopo la indosserai di nuovo.

Adesso però ti abbandoni e lasci

 

disteso come una pietra il tuo corpo

sempre più immobile e pesante.

Ora sei la notte.

 

Questa notte sei fredda,

come sono le notti del deserto fredde,

tanto calore hai assorbito di giorno che

ora respiri venti gelidi senza nessun ostacolo

e quei venti ti portano vicino a milioni

di stelle pungenti, ma luminosissime.

Non esiste luna più fascinosa

che da qui.

 

Ed essendo notte, spesso

tempeste di sabbia elettrica

spazzano via la noia e

ti scombinano le dune.

 

 

Ora se sei la notte attendi

il corso del pianeta che ripasserà da te;

non sei che il preludio continuo di

un acceso orizzonte.

 

Ora che sei la notte

sono già

la luna e le stelle

simbolo di Fede.

 

*

Tsunami

 

 

 

TSUNAMI

 

Un attimo prima strani,

cupi voli su

correnti senza posa,

controsenso,

controvento,

contrarie.

 

Anche la sottile

 primaverile essenza

ne fu coinvolta;

e raggelata.

 

Marmoree tenebre precipitarono

a terra. La terra tuonò.

Fu tremore, cavernoso fragore.

 

Avanzarono lente e torbide

le inesorabili acque sequestrando

il cemento e le mani alzate,

aperte, dei bambini.

 

Anche la pura e

cristallina essenza

si mutò in buio.

 

Sei sulla collina.

L’anima ti è rimasta

attaccata al corpo,

 

anche se non sai dove dirigere l’istinto

d’ andare, come se

fissamente sempre,

nel vuoto

penzolassero i piedi.

 

Solo per un attimo,

quello, l’attimo prima,

se n’era evasa,

poi t’ha aiutato, più

ch’ ha potuto t’ha aiutato e

 

ora sai che il sole

asciugherà, anche le tue ossa,

che torneranno su

quei campi sconnessi e

sconvolti, alte e verdi,

le profumate spighe di grano acerbo.

 

Se ne farà di nuovo pane e

senti già sapore

di desco familiare,

d’amore.

 

Intanto l’ultima

colomba, che ti pare ancora

grigia, scrive in etere col

suo angelico nero becco

Finché sei uomo

non sfidare

le forze di Natura.

*

A strappacamicia

Ecco, vedi mamma,

sono queste le carte importanti,

aggiustandosi soddisfatto il mazzetto,

con sguardo provocante.

Come? Cosa?[ io]

No perché  prima, sembravi

felice, così felice, sorridevi,

ma avevi raccolto solo figure che,

guarda che non contano niente!

Ah sì? Non me ne ero neanche accorta.

No, non era per le carte che ero felice.

...che tenerezza, amore che mi fai!

 

*

Fortunata lei nel Fortunale

Non ti chiamo mai

Neanche ti saluto

Perché né ti perdo né ti ritrovo,

Anima mia!

Ho dovuto abbassare le serrande;

Ho chiuso la porta,

Assurdo,

 

Come a custodire dentro i sospiri,

Come per proteggerci

Dagli sguardi.

Folata a precipizio impietosa,

Alle spalle,

 

I capelli alzati sul collo le mani

Addosso, velluto ora sulla schiena 

In tumulto, le gambe folli, folli, e folli 

I sorrisi che spezzano,

Ti spezzano le ginocchia.

 

Fortunale sei arrivato a 

Mettere a soqquadro

La cucina di casa mia,

Come vortice contrario

Che vibra attraverso le pareti

 

Le più intime

Pareti di questa Nostra Anima 

Saggia, ma Libera, come

Un' Aquila, Fortunata lei nel Fortunale,

In pochi Immobili Istanti.

 

*

Quarantasei anni

Ai miei genitori, oggi, giorno

del loro anniversario di matrimonio.

 

 

Eravate certo molto giovani,

incoscienti forse troppo, quando

vi siete lasciati innamorare,

la ragazza snella dai capelli ricci

e l’eroe dei tornei di braccio di ferro.

 

Perché mi ami, domandasti,

gelosa di quella sua ex formosa,

perché mi fai pena, rispondesti maldestramente tu, babbo.

Intendevi un sentimento di leggerezza femminile che

ti faceva sentire uomo, non una curva fisica,

ma lei era insicura e adesso,

che ha quasi settanta anni, te lo rinfaccia ancora

durante i viaggi in macchina.

 

Ora che avete scoperto insieme cos’è l’amore,

ora che avete scoperto insieme cosa è la vita,

perché è la vostra vita, siete certo molto meno giovani,

incoscienti forse troppo poco; così vi amate forse più e

forse meno di allora.

 

 Vi manca

 quell’illusorio sogno

che non si può più sognare,

 che terminerete però di vivere, insieme.

 

*

La sottile nebbia di cotone

Un’altura candida,

posta al centro della linea del Drago,

scivolosa, alla sua sommità

un sito di pietre circolari,

un menhir centrale, stranamente,

 tutte sono assai piccole;

 

negli equinozi e nei solstizi

 il pianeta Venere è perfettamente allineato,

puoi percepire intensamente

l’energia ascendente e discendente;

su quell’innevato suolo che sotto arde,

 

 distendi quel tuo bocciolo

 di rosa senza spine;

 candida altura che

 si intravede, ora,

 

ché io ti sento, così vicino,

sotto la sottile nebbia

di cotone bianco.

*

Come può?

Come può esserci

un campo arato

cosparso di, giocosamente rotonde,

balle di fieno dorato,

dietro un grande autolavaggio

automatico, come può,

il cielo, essere di un rosa

tanto intenso e vellutato

sopra gli alti lampioni grigi,

lampade come capi chinati, allineati, sulla

statale rumorosa di una periferia urbana?

Come può esserci

Viva Speranza

nel battito accelerato,

dalla fatica,

di un profugo

che, come agnello

d’allevamento al macello,

ammassato, ad occhi fissi, sta?

*

Benedetta Poesia!

I nostri titoli uniti da  Un fil di fumo

 

Oltre l'aspro confine di ragione

Quel prato verde:

Restituire la vita,

E' ora di amare!

Preghiera, per non sbiadire.

 

E' d'un elica a girofolle la costumanza fastidiosa.

Nuova immagine!

I baci tra le dita...

Lei è felice

Quando un uomo si spoglia

Prima del sonno.

 

Il confine è un palco assolato:

Lucciole e gelsomini;

L'alta spiga.

Dammi un bacio,

Amata tela!

 

L'aquila innocente

Scusa Amore.

*

Quando un uomo si spoglia

Quando un uomo si spoglia

Sente incrinarsi la dura corazza della sua pelle,

Ne ha un altro strato, squamoso, che

Si sgretola in frammenti che magnetici volteggiano, quando,

Come un fresco lenzuolo lo sfiora

Lo sguardo femminile.

 

Adesso, trema, come un drago tracotante,

Così, con il cuore scoperto,

Esposto e palpitante.

L’occhio, la bocca, la lingua nascosta,

Le braccia di lei, i seni, le sue gambe

Sono ognuno una freccia,

Direttamente, puntata.

 

E c’è ardore di morire.

L’attesa dell’ineludibile,

Cremosa dolcezza, consolatrice.

*

Stesa

Stesa, come una rosa spampanata

come la neonata che dev’esser cambiata

come una rosea fettina,

di fesa di tacchino.

 

Stesa come una nuvola striata,

come una donna sul divano,

in attesa, come la pasta all’uovo,

appena tirata.

 

Stesa come la landa desolata del deserto dei Gobi,

come l’artigiano che ha perso l’uso delle mani,

come nel fondo della pentola i sali

quando si sciolgono i dadi.

 

Stesa come un ampio pareo sul bagnasciuga,

come la volta celeste sulla pianura

della tua schiena;

come una crepa che cresce come un ansimo,

d’incanto,

che inedia procura.

*

in tutti i miei anni

Una volta, poco più che fanciulla,

scrissi una poesia di poche righe.

Adesso, che strano, mi pare di avere la stessa calligrafia di allora.

Diceva che può esserci più gioia

negli occhi di una bambina malvestita e scalza

che in quelli di una signora agghindata in crociera,

tutto dipende da come noi guardiamo il mondo,

dai nostri occhi interiori.

Questa coperta mi ha accompagnato in tutti i miei anni

ed è con questa scoperta sulla pelle e 

nel calore delle mani che mi stringo

nell'accappatoio rosso e osservo

le congiunture dei ricordi nichelati

sotto il lavandino.

*

’sta forza che sento in me

 

‘sta forza che sento in me

 poi  finirà a mare.

L’accoglierà, l’abbraccerà e riabbraccerà,

la consolerà rotolerà, solleticherà

fino a farla sorridere e così

accadrà che la conchiglia

finirà nel secchiello di Winnie the Poe

di un paffuto bimbo biondo senza costume.

:“Tao!”.

Ne farà buon uso, come recipiente d’acqua,

di sabbia, poi qualcuno mostrerà, racconterà,

che si sentono le onde del mare e

proverà e si meraviglierà, poi la perderà.

Tao ‘sta forza che sento in me

Può farmi espandere e fiorire

In consapevolezza

Perché voglio vivere

In eterno o in adesso

L’io sono.

*

Sedici Anni

Sciolti e lunghi

Porti i tuoi capelli castani, leggeri 

E un'ampia blusa grigia;

Non ti serve nient'altro

Per essere bellissima,

Se non un enorme bianco cane che

Vi osserva, seduto paciosamente,

La spensieratezza poi:

Gli getti  le braccia al collo e lo baci

Allegramente,

Nonostante gli istantanei

Sbalzi di temperatura

Di questo  Maggio bizzarro,

Influenzato sarà da Marte selvaggio,

Mentre io ho un gran cerchio

Alla testa.

 

 

*

Il baratto degli occhi

Per chiuderli un giorno,

ho avuto come dono gli occhi,

i polpastrelli per toccarti,

la linea retta del naso per

sfiorire 

col tuo collo stanco.

La facondia della lingua 

per plasmare in 

armonia il

desiderio in

reale fecondità,

senza uso di parola.

Per chiuderli quel giorno

t' ho dato in dono gli occhi miei,

quel giorno che

tu, chiudendoli

m' hai dato i tuoi.

 

*

Stella alpina

 

Una stella alpina

Il cielo è terso, azzurrissimo

Sorridente e sola, candidissima

Il suolo è impervio

L’aria intorno fredda

Attende il romantico eroe

 

 

Godendosi la splendida veduta.

 Sarà colta, come dono d’amore, non si cruccia

Di sacrificare la sua libertà perché

È libera

Dalle illusioni.

 

*

Cadevano le stelle tra i merletti

Il concerto l’appuntamento

La schiena scoperta la birra rossa

Il locale sul molo la scia lunare ondulata e infinita

I ratti sotto il pavimento consumato di parquet

Percosse alla batteria e pescatori notturni

Col secchio vuoto.

La tua metropoli le conoscenze di tuo padre

E i tuoi, divorziati

E i miei che litigano sempre,

Scatta un lampo

La foto ai baci appassionati

O era la torcia del vigilante sulla spiaggia…

La trama ruvida della sdraio

In fretta aperta graffi sulla pelle

La mie tra i tuoi dita ricci e boccoli scuri

Invischiati insieme come le

Zampe di un orso in un otre di miele

E mi dicevi tu come muovere le mani,

Annodati, da non riuscire più a scioglierci

Le braccia, neanche quando

 Due giorni dopo

C’era la musica sotto la terrazza di casa

 cadevano le stelle tra i merletti della rocca

E mi domandavo come poteva non essere quello un noi?

*

Tutto pare

Uno spazio distorto;

palloncino chiuso in

una scatola, sbatte, contro

le pareti di cartone; oceano

che s'accozza, luna

di spalle e stelle,

pettegole comari già da un po'. 

La sabbia su cui distesa

me ne sto 

è umida e fresca, però.

Scorre dolcemente sull'arenile 

come te tra le mie dita.

Respirando il vuoto 

ascolto la mia marea cupa 

assaporo anche l'odore

sgradevole degli scogli.

E mi concedo ai brividi 

di una cercata solitudine,

perché è pace il mare,

anche quando è nero 

 e tutto pare solamente,

solamente pare

ostile.

 

 

 

*

Solo la luna

 

I gabbiani vengono a garrire

davanti alla mia finestra

fuggendo dal mare

probabilmente in burrasca,

e ti volti verso me.

Non mi devi guardare così,

troppo, lontano da me.

 

Ho cercato in giro occhi

del tuo stesso particolare colore,

li ho trovati,

ma quel riverbero, in altri sguardi

no; se non

sotto il faro in mezzo al mare petrolio,

in un angolo di scoglio

grigio sapienza,

puntellato di muschio dorato

che solo la luna

spesso bacia.

 

*

Ti sei ritrovato?

Ti sei ritrovato con un corpo

Sproporzionato alla tua età.

 

Dormivi tu al centro del lettone 

Tutto il giorno un tutt'uno, nel marsupio,

Vola vola o lanciato per aria.

 

Ora nessuno c'entra più a

Dormire, di notte, con te e la

Mattina, se ti alzi dal banco,

Sbatti sempre e fai cadere

Qualcosa, qualcuno.

 

E nessuno ti solleva più da terra, mai.

Le mia calda coperta, ora

È corta, per avvolgerti tutto.

 

Dentro questo corpo sei rimasto

Leggero come un soffione,

Delicato, fragile come un soffione.

 

Lo vedo, a volte, com'è

Spennacchiato, ricordando 

Il giallo acceso di quel fiore 

Rigoglioso.

 

Ma lo sai che quanto più

È spennacchiato, un soffione,  

Tanto più il desiderio si 

Avvera?

 

Non avremo paura di crescere,

Figlio mio, 

Dolce è robusto.

 

*

Convessa

 

Ho visto i tuoi capelli

Farsi prato

I tuoi occhi farsi lago

Uno stormo di colombe i tuoi denti 

E le tue labbra,

Catena montuosa a 

Fare da sfondo a quel volo.

E un ponte, di edera

Le mie le tue, spalle.

 

Pensavo intanto,

Scrupolosamente osservandomi 

Allo specchio...vedi come 

È tutto falso,

Il battito del cuore 

Scavava un vuoto dentro me 

Rendendomi

Convessa.

 

*

Con fermezza

 

Polvere

O diamante

Scegli capelli bruciati dal sole o mesciati

Crespi o setosi

Riccia bambina africana sorridente,

Sorridente, signora borghese europea.

 

Erba nelle mutande o prurito sotto calze di nylon

Ginocchia sbucciate o rossetto sui denti

 

 

Pallone incastrato nella rete

O raffica a scompigliare i tavoli della cerimonia

Scegli il pane di ieri o i ravioli di pesce scegli

 

Oggi è il giorno seguente;

Ricchezza o povertà?

Scelgo la povertà:

Con fermezza la scelgo,

La libertà interiore.

 

 

 

 

 

*

Gioca

 

Si è tagliato un ciuffo di capelli

e ha comprato nuovi occhiali da sole;

nella tasca dei bermuda la musica perfetta.

È rimasto ad aspettare,

di fronte a un faggio a forma di cuore,

che tra il polline piumoso

avanzasse sorridendo una porzione di cielo,

oggi così terso…

una mano si sarebbe passata

ad accarezzare i lunghi capelli ondulati,

ma non è arrivata

ancora.

 

 

Adesso sul castello

con un bastone gioca

a proteggere la sua prima principessa:

la sorellina.

Ecco, due femmine-maschiaccio, finalmente!

Una addirittura adora la sua canzone preferita.

 

Così, sei volato su una bolla di sapone,

grande e leggera,

caduto nel prato,

hai incontrato poi, un paio

di simpatiche coccinelle.

 

*

Metamorfosi

 

Scivolo, disgregando lastre di ghiaccio,

sulle labbra goccia d’acqua che scorre,

affondo nella mia profonda metamorfosi,

esposta in centro, tra luci di Silenzio,

mi cingo con le braccia in un bozzolo,

sono Luna d’argento e attonito Natale.

 

Pronta a riacciuffare il mio mantello di stelle omniscienti,

sulla sedia accanto alla tenda che separa la cucina,

radici contorte si spezzano, ne spuntano altre sottili ed elastiche,

sono sciarpa, lì appoggiata, di fili di scie di comete.

 

L’ombra che albeggia, al lento movimento delle nuvole,

avvinghiati, abbracciati al centro nero del pozzo,

è iridescente, il tocco che mi attraversa è puro Spirito,

dove si sente zampillare il tepore della Primavera.

 

Fumo che evapora dal punch al mandarino.

Si spezza il tergicristallo sopraffatto da petali bianchi.

Nel parcheggio il ritmo suonato dall’orchestra dei pianeti.

 

L’odore acre che risveglia i sensi assopiti;

Il tuo piumone il tuo cuscino;

un corpo affidato alle onde nelle cui correnti ti ritrovo;

il piede che struscia il lenzuolo, i capelli tra i denti;

e un bacio accorato disperato,

ancorato, mai disperso, sono io.

 

*

Dimenticarti

 

Senza neanche rispettare

La prevedibilità delle stagioni

Nuovamente germoglia e

Ce l’ho piantato proprio qui

 

Senti che profumo e guardalo

È già rifiorito ed io non riesco più

A distaccare lo sguardo

Dalle tue ciglia lunghe

 

Lucente timidezza

Insito piacere

In qualche ovunque

Del corpo sfiorarci

 

Senza accorgertene abbandonassi

Coi vestiti anche la pelle

Per poterti coprire e riscaldare

Più intimamente ancora

 

Che impotente reclinassi

Il capo sul mio petto

Ed espirando raggiungesse

La tua fiducia i miei polmoni

 

Empiti ormai di empio Amore scempiato perché inviolato

Così vorrei che fossi un sogno

E al risveglio che

Dimenticarti potessi

 

*

Davanti allo specchio un gatto

 

Davanti allo specchio un gatto

curva la schiena a coda dritta

tira fuori le unghie.

Devo trovare un pertugio,

un sistema per andare di là.

Pare il credente in rapporto con Dio

che cerca la chiave per il Paradiso.

 

Davanti allo specchio un bimbo

s' incuriosisce e gioca

poi si spaventa e piange.

Fa le cose che faccio io

vuole giocare o mi prende in giro?

Pare il soggetto ad un passo dall'orrido:

osserva atterrito, sbilanciandosi.

 

Davanti allo specchio un vecchio

si liscia la barba s'aggiusta

i capelli a coprire la calvizie.

Con le debolezze in accordo bonario:

Quello non è l'altro;  io non sono quello.

Pare coscienza infinita che fluisce

nei corpi la vita, lo specchio.

 

*

I suoi frutti

Sporgeva il mento mentre quelle labbra

certamente un dì carnose e belle

si curvavano verso i solchi accanto ai

tuoi occhi grigi e nebbiosi, la luce

dei ricordi felici dell’infanzia

apre le narici e la tua pelle appare

liscia come porcellana.

 

 

 

Ti faceva trovare ogni mattina

il moscone a riva e metteva i cocomeri

nella botola perchè si conservassero

 freschi nella sabbia umida e ombrosa,

a fine stagione la gran fatica di

smontare la cabina, nelle orecchie

i primi frastuoni ondosi della

 

stagione della malinconia.

L’amore ricevuto da tuo padre

no, vedo che non l’hai perso,

 produce nel continuo

i suoi frutti: sorrisi.

 

*

Per te

 

Ondeggiano con moto discordante

i gambi alti dei fiori selvatici;
gruppetti cinguettanti di uccellini,
con controcanti armonici sfidano
la robusta, impettita gazza ladra,
lunga coda da frac e foulard azzurro.

 

Tra le malmesse reti del campetto
da calcetto fangoso, passerotti,
correndo, vermicelli si rimbalzano.
Al sole e al vento più pallidi e freschi
danzano intorno a me panni spiegati.

Un clackson nervoso è lontano.

 

Lo scarabeo blu s'appoggia al muretto;
alla farfalla gialla il pisciacane e
la margherita a quell'altra bianca:
ogni cosa è, così pare, al suo posto.

Anche quelle due amiche che intravedo
procedere e rientrare, tra rami d'alberi,
con le mani aggrappate alla catena
dell'altalena, sedute, veloci.

 

Nella scassata, consumata, sporca
pure, scrivania verde di Ben Ten
incastrata io, sento che il più grande atto
d'amore che possa dedicarti è
descrivere quest'adesso che vivo.

 

Non perché sia migliore di qualche altro,
come l'arcobaleno sul Niagara,
ma perché esiste, tutto, per me; ed io
ed io per te.

 

*

Dove vai?

 

Quella vocetta un attimo infantile
leggermente canzonandomi,
allegra ed affettuosa,
ora svegliandomi
:" Dove vai?".

 

Giorni passano cercando di interpretare il senso della domanda.

 

La risposta è più semplice,
subito sono scomparse le false destinazioni: niente
gruppi o scuole di pensiero, filosofie o sedi;
scienze occulte e religioni o libri.

 

Non era un angelo o Gesù o forse sì,
ché fa lo stesso ché
ero io e vado a me, da me,
ché ci vado da me!

 

Cercavo un riferimento per come mi sentivo:
indegna, perché avevo paura.


Sacrosanta paura della

più semplice
magnificenza!

 

 

Ebbe origine tutto con la
paura della morte,
dell'altro, per la sopravvivenza.


Difendiamoci, istituiamo anche
il diritto di proprietà e
organizziamoci in società,
che si sappia com'è d'uopo comportarsi,
altrimenti c'è la legge e la punizione!

 

Il diritto morale e la
punizione di Dio.
La morte fa ancora più paura.

 

Paura a difesa della paura a
creare paure più grandi.

 

Avessimo avuto compassione,
empatia, avremmo accudito
quella richiesta d'aiuto.

La paura è una richiesta d'aiuto:
voglio essere più forte insieme a te

 

e invece che tracciare un confine
avremmo aperto le braccia.

 

Eppure tardi non è!
Amare questo mondo esterno è non averne paura,

 

riconoscendoci, perché
non è tardi per conoscerci

nuovamente gli uni con
gli altri e quindi

non è tardi per conoscere
Noi Stessi Verità.

 

*

Pollicino

 

SI PERDONO LUNGO IL PERCORSO
CADONO LEGGERI A FIANCO DEL
PIEDE CHE SI SOLLEVA AVANZANDO
FRAMMENTI DEL Sè CHE GIACCIONO
MAI INERMI, SE PURE COSì
APPAIONO.

 

VERRANNO SOLLEVATI
DAL BECCO DI UN UCCELLO
O CARICATI SUL DORSO COLLETTIVO
DI FORMICHE DALLA TESTA ROSSA
DECOMPONENDOSI IN VENTRI ALTRI
O PER VENTI.

 

 

CE NE SONO DI IMMORTALI
CHE ASPETTANO IL RITORNO.
MI CHINERò A RACCOGLIERTI
E TI TERRò STRETTO NELLA CARNE,
LA PIù TENERA E CALDA , LA PIù
RICETTIVA

 

PERCHè SEI IMMORTALE,

PICCOLO SALE, SASSO,

OH POESIA CHE NUTRI L'ANIMA.

TUTTE LE NOTTI
 RITORNO.

 

*

Io Devo

 

In quanti cercheranno
di attraversare il ponte,
fatto solo di foglie,
non sanno che sfidano
la legge di natura e
gravità riderà!

 

Affondare, io devo,
come canna smussata
che fa il canto col vento,
giù nella terra umida,
come fosse carne mia e
acqua zampillerà,

 



sì come fossero lacrime.
Quella pozzanghera nel
cui fondo tre giacciono
sassi di luce bianchi,
come quegli antichi occhi
in cui mi ci innamoro sempre,

 

il luogo della vita,
una nuvola densa
copre, come palpebra.

 

*

e bella

Tu sei come la ghiaia che s'insinua nel costume
quando l'onda del mare ti rivolta a riva,
lo scoglio che graffia il ginocchio e cadi
nell'acqua improvvisamente alta,
il moto che alliscia i capelli
scoprendo la fronte, la goccia sulla punta del naso
la scintilla brillante sull'incisivo scheggiato.


Sei il calore del sole che avvampa il cuore
e amore scioglie come quel cane che scodinzola 
corre e si sgrulla e si rotola e si tuffa.
Sei amore randagio, ma buono
libero e fedele.
Sei un fiore viola e giallo o un mazzolino di
mughetto margherite menta e violette.
Sei assai bello e bella ciao,

bella ciao ciao ciao.

*

e il vuoto

Bruxelles brulicano gambe
che tuono il cuore scoppia in gola
inghiottita dal bianco si dilata
la pupilla
c'è chi cade e
s'accascia
c'è chi corre corre e
scappa, chè vivo è
e c'è chi è morto.
Questo terrore predeterminato:
il boato il sangue un corpo
e il vuoto.

*

Comunione

La fiamme dell'inferno per i peccattori, 
eppure, aggregandosi le lingue di fuoco 
reciprocamente si alimentano, 
sostengono e acquietano in equilibrio 

 


aleatoriamente aleggiante, un fuoco sacro,
un sole che bruciando dona calore
protezione luce, purificazione,
comunione.
Tutto il resto è il buio di un cielo stellato
il vuoto di un cosmo viaggiante, bisogna
attraversare non il fuoco, ma il vuoto
all'interno del cerchio di fuoco: la materia;
l'ego.

*

Reminiscenza o rei scientia?

 

A briscola tre sette e per concludere allo
scopone scientifico giocavano intorno al
tavolo circolare su piastrelle sale e pepe
di granito e il posacenere a lato gli adulti
di famiglia, con le carte antiche e ingiallite
fino a tardi; il ritmo delle sbuffate vulcaniche
di reciproche accuse di ingenuità e mosse
fallaci o segni mendaci aumentava con
l'aumentare della staurazione dell'aria:
da fine partita a fine mano ad ogni giro di carte
ad ogni mossa, fino all'isostenibilità che
portava qualcuno a raschiare bruscamente
con la sedia il pavimento spezzando
definitivamente il cerchio, frattanto
il bambino dimenticato risaliva le ginocchia
della mamma e si accucciava appoggiando
l'orecchio al familiare sterno.
Cullato dalla voce intima risonante nella
cassa toracica e affascinato dalla visione delle
ellittiche e vibranti nuvole di fumo, col loro ritmico
e spontaneo farsi e disfarsi sperimentava
l'arte dell'essere nel non esssere; un senso di

 


reminescenza di sensazioni cullanti forse
provate in gestazione nel grembo materno.
Adesso che ad ogni respiro consapevole
faccio nascere quell'eterno bambino indaco
riconosco la reminescenza della rei scientia,
le configurazioni dinamiche del continuo
flusso di energia vibratoria dell'Amore e
nel vuoto creativo so la nenia ho la culla.

*

Se sei, Sè si è

Se sei bendato
hai bisogno di qualcuno,
che ti guidi;
se conosci la strada,
interiormente,
non hai bisogno di
segnaletica stradale,

 

ma se non la ricordi,
senti ora dunque di non
conoscerla,
allora sperimenta!
Per raggiungere una destinazione
esiste un' unica via?

 

Non per forza il percorso
più battuto è il
migliore per te;
gli imbroglioni anzi
i ladri si apposteranno lì in
gran numero, venditori
di amuleti, idoli.

 

 

Deviare per il bosco ombroso
costeggiare il melodioso ruscello
attraversare selvaggiamente campi di grano o
scalare una parete rocciosa caricandoti fiducia


sarà più emozionante
risveglierà la tua attenzione,
il tuo intuito e
la tua consapevolezza.

 

Il tuo viaggio sarà
la meta
quando infatti non sarai più tu,
tu, non sarai più
la metà
di ciò che affronti
di ciò che ti è
a fronte.

*

Frecce di colore

Frecce di colore,
cosa sono le poesie
se non frecce di colore,

 

con un' invisibile faretra
all'ala sinistra,
apparenti perdigiorno,
girano i poeti per strada


o affacciati alla finestra
stanno, specialmente la sera;
cacciatori in attenta
attesa della preda
acuiscono la vista,


sfocando e rifocalizzando
l'orizzonte, repentinamente
dal macro al micro,
all'mprovviso compare


subitanea scompare,
era sempre stata lì
o soltanto immaginata;


non resta altro
che, tendendosi,
puntare la penna e scagliare e


la notte compare,
agli infrarossi in pieno giorno e
l'aurora boreale si compie all'equatore,

 

mentre le mani sono calde
i piedi come stanno

in rinfrescante pediluvio.

 

 

 

 

 

 

*

Non si nega

 

Ti sento

mi accarezzi gli avambracci


mi baci il collo e col tuo respiro mi avvolgi
mi abbracci l'amore non si nega

 

anche quando ti dico ti odio
ti amo lo stesso l'amore non si nega


so, che, te, lo,

dissi con amore.

 

 

*

Una vita per dono

Biografia o graffi di vita,
se e che senso abbia ripercorrere il passato,
certo non con le gambe, neanche con la mente,
ma solo con il cuore, può averne! ?
Io con un cuore rinnovato,

 

Perdono l'ostetrica
che mi fece sfiorare la morte nella nascita;
perchè in fondo erano le quattro del mattino
di una domenica di fine novembre;

 

Perdono mia madre
che non ebbe la possibilità di dedicarmi se stessa,
perchè ero il suo terzo figlio e il mio predecessore
aveva appena quindici mesi di vita;
Perdono quel mio fratello
che a volte mi sottometteva,
perchè è stato il mio compagno di giochi.

 

Perdono gli adulteri e le loro litigate e l'inizio
di tutti i nostri trasferimenti,
Perdono quella me stessa che non ebbe la forza

di reagire sempre,
perchè con il tempo necessario,
ho capito in modo definitivo,
l'assurdità dell'attacamento al passato,
dell'orgoglio, della ripicca, del giudizio.

 

Perdono l'assalitore che mi incusse paura nell'anima perchè
quando domani porterò un fiore alla sua tomba
saranno migliori tutti i miei giorni e
in altre occasioni cercò anche lui
di essere una persona migliore.

 

Perdono la mancanza di comprensione e

di solidiarietà di fronte alle mie felicità e alla mia ricchezza,
la mancanza di fiducia, inculcatami nel profondo,
perchè ho visto che sono io a non scommettere su me stessa e
questa, la causa, dei miei ponti interrotti.

 

Perdono il mio primo amore
che dopo anni condivisi non volle legarsi,
perchè capì poi,
col giusto tempo che
si può amare senza essere dipendenti,
come per dono: perdono!

 

Quando arrivo a te al giorno che
guardandoti negli occhi li riconobbi e ti dissi Sì,
mi va un caffè,
non ho niente da perdonarti.
Ho da perdonare il non essermene resa conto, che sei stato

sempre positivo per me.
Mi hai accettato, accudito, fatto fiorire, appassire e rifiorire.

 

Ho sofferto spesso, l'ho voluto,
per le tue spalle voltate a un monitor,
le mani che accarezzavano la tastiera della pianola
e la mente rapita dalle cuffie,
ma tu sei determinato e lotti per ciò che ti rende felice.

Ho da perdonare me stessa per non averti fatto sentire

amato come avresti meritato, e tu

mi perdoni?


Mi dici Sì con la Voce Flebile dello Spirito.

Così perdono col perdono
quei graffi acrimonia
e già sono antichi e sacri graffiti nell'anima 

concava che ha voglia di fluire
vivere senza accattamenti, né riguardo cose, né persone,
né emozioni, è l'ora questa che
scommetto su me stessa!

 

*

La libellula la margherita il monaco il baccello il mistero

La trasparenza leggera
la purezza delicata
di ali di libellula
di petali di margherita

 

il calore la tenuta
costante tenera
del mantello del monaco

 

sono come il sorriso tuo dolce
allegro che è nell'aria.

 

E' così infinitamente
perfetto il creato nostro e noi
a volte così stupidamente infelici
che i miei occhi si commuovono,

 

comme baccelli si piegano
schiduendo
il mistero di vita che contenevano.

 

*

Con un senso di sollievo

Il luogo ove ci siamo radicati
è d'un cielo dorato
non assoluto, bensì
armoniosamente intervallato
da raggi ombrosi,
su cui si stagliano
rami e radici di
millenaria quercia
dalla corteccia sottile
apparentemente fragile,
in realtà indissolubile.

 

Visitare e raggiungere
è possibile
le distanze parallele,
scoppiata è
la bolla e gli universi
non hanno obbligo
di ricongiungersi in
un cerchio perfetto
Alfa ed Omega.
Non c'è ansia


d'un punto focale o

di coerenza intellettuale dimostrativa;
non devo decidere se tornare indietro o 
guardare avanti, come una volta,
adesso con questa consapevolezza

sentire di essere vivi e affidarsi
al flusso presente è il meglio;


senza ansia la libertà si espande:
osservare i disegni che fioriscono nel Sè

poi si sfaldano,

 

perchè la vita è così 
in perpetua armonia,
come una foglia gialla,
di bronzo striata,
che finora è stata nutrita
adesso si stacca,
per andare ad addormentarsi,
nutrimento , ad un fiore nuovo
che, ostinato, tra mille difficoltà,
spunterà, fino al suo massimo cielo,

 

chè il cielo abbraccia

 i fiori e le montagne 
con la stessa intensità
ed è proprio del colore 
di quella foglia o la foglia
del colore del cielo.
Ecco è quello,

il luogo, dove
ci siamo radicati,
dentro di me

 

e quel luogo comprende ovunque
con un senso di sollievo.

*

E’ Domenica

Una lunga pennellata pastello all'orizzonte,
il tranquillo e tremulo, argenteo mare,

un anziano signore solitario che
scatta sorridendo una foto

a due bambini imbacuccati
che s'inzuppano i pantaloni, rincorrendosi
a piedi nudi sull'acqua gelida.
Tu stai a guardare luminosa come un lampadario
di chiara carta di riso.
Sono venuta al mare, è una giornata mite,
pensavo di trovare il sole,
è alle mie spalle invece,

in lontananza, aranciato,
mentre tu sei qui e come sempre e davanti a me,
offrendomi di vivere

questo paesaggio lunare.
Allora richiamo i due innocenti e
insieme ad occhi chiusi
ci ruzzoliamo tra le dune di sabbia,
 Pronti, adesso, per essere fritti!?

*

Djambè

tamburo

                              


Come un tamburo djambè

reagisco agli accadimenti a volte improvvisi,
altre lenti, della vita,

 

il suono può essere sordo
oppure è caldo,
tonante o vibrante,
rimbomba e poi schizza via rapido e asciutto.

 

A volte tesa,
altre morbida sono.
Da me tutto è a tornare.

 

Ho bisogno però di quell'aborigeno,
che mi nutra,
con alchemici balsami,
a volte, senza pretendere
alcun suono di rimando,

 

è per questo che mi lascio trasportare,

alla tenda del deserto

 

e sento che a permearmi è
la sua intenzione,
i movimenti circolatori rispondono
alle mie non udibili vibrazioni,
sottili,
Sono le mie le sue mani?

 

Alla vita rinnovata torno,
senza calcoli
e respiro a cantare
amen horam.

 

Attraversano me,
strumenti innumerevoli
d'un diverso ritmo,
in un'unica voce.

 

*

La fata del bosco

Tutti i nostri timori si sgretolavano,
come, sotto le piante dei piedi,
il variopinto sottobosco invernale:
solleticandoci.

 

Nudi, ci siamo abbracciati,
come due alberi spogli si protendono,
fino a creare un romantico archetto:
armonizzandoci.

 

Avevo bisogno di chi mi conducesse,
mai avrei creduto che, calde e delicate,
lo Scirocco avesse le tue mani,
fino a diventare la fata del bosco.

*

Il tuo volto

Il fianco suo brillante
appariva carnoso
dallo spacco della veste
scura, tradiva, la luna stasera.

...un sensuale sorriso...
tardiva io, non posso che
appoggiare la fronte
al foglio e respirare.

Dedico il suono di queste linee ai
tuoi zigomi eleganti
rotondi e luminosi
come nuvole bianche.

È un Mandala il tuo volto;

disegni di salsedine
sulla pelle delle braccia
da percorrere appoggiando
le labbra, a piccoli passi.

Odore ovunque sapore
che pizzica i miei polmoni
da dentro, giacché il tuo nome
è un Mantra, della mente ascia

che fende la sabbia che
s' accumula e s' avvalla
continuamente è un grido,
acuto e scuote il reale.

Spiraglio, spiffero, freddo e
brividi; ardente presenza.
Sbatto lo sportello, gli occhi a
terra, :" Che bastarda luna! ".

*

Sorgente

cemento cielo
deprivati di vita
alberi in fila

 

le tenaci radici
soverchia il nero asfalto

 

scampanio lento
un ritmico sgocciolio
docile flauto

 

più sotto ancora dentro
li nutre la sorgente

 

lucciola lieve
ecco spenti i lampioni

in accordo va alla grotta

 

risuonando la giostra
e s'adagia alla riva

*

Conosci te stesso

Se chiudo gli occhi posso sorriderti.
Tira giù la zip del mio cuore ed abbi pazienza...
CHE NON FINISCE MAI!
Scoprirai che quello che voglio da te non si tocca.
RICORDI QUAND' ERI FELICE?
Non ti stringevo la mano bambina durante la spensierata corsa,
ero nella carne stessa della tua mano, paffuta.
Siamo per un attimo appena, ricordi quand' eri felice,
è ADESSO.

*

Condivisione i bambini tutti

Dilaga e si schiarisce
il castano dei tuoi occhi
se solo mi fermo un attimo
salendo magari la spesa in ascensore
a guardarli, a guardarci dentro e
tu ne sei felice e
si allargano e si schiariscono ancora
stretti dalle tue gote che si sollevano
aprendosi, un allegro sorriso,
fatto di denti nuovi e dentini da latte e piccoli
ariosi intervalli di felicità.
Innocenza profonda che spinge a guardare oltre.
E' ora di adagiare le forbici cesoie,
utilizzate a lungo per rifinire la siepe del nostro giardino,
ché mi interessa l'invidia del vicino,
per sentirmi importante,
la pulizia l'ordine; il buon governo della casa,
gli abiti stirati, i figli educati, i compiti ben svolti i disegnini colorati dentro le righe.
Atrove bambini scalzi, sporchi, spettinati,
purulenti, occhi appannati, capelli radi, arti mutilati,
poveri, abbandonati, abusati, venduti, maltrattati, picchiati,
orfani e con armi al braccio.
Ignorati un po' ovunque,
un po' ovunque non ci sia qualcuno che li ami;
amore chiedono, amore conta
amore costante; amore gioioso
e pace.
Condivisione i bambini tutti.

*

Sogno incrinato

...sibilava

il vorticoso gelo

attraverso il timpano

vibrante e
bussava

alla porta dei sogni

la soffice neve

che non si adagiava mai...


ho osservato un terreno

ove il ghiaccio avanza;

contadini

meccanicamente

rompevano zolle;

praticavano piccole buche

e innestavano piante

altrove già spuntate.


Avevano tutti

lo sguardo fisso
la mia pupilla

attonita pulsando

al cielo invocava la primavera,

quando spontaneamente fioriscono

i peschi e le anime bambine soffiano
pollini e semi.

 

*

Risveglio


Atea intellettuale francese
leggermente avvizzita dagli anni
soddisfatta del proprio suo vissuto
svogliata del tutto di percorrere
il sentiero del dolore che fissamente
le si prospetta dopo la diagnosi
di una malattia cronica degenerativa.

In Svizzera, per la morte dolce.
Capelli ramati corti, occhi verdi,
sterile rossetto sulle labbra.
:" Hai un ultimo desiderio?":
:" Sì; due: un cioccolatino e
la musica di Shubert".
La dose altamente concentrata
di barbiturici affonda piano piano
la luce dei suoi occhi.
Scendono lacrime.
L'angelo in camice le stringe la mano
e accarezza le spalle.
:" Non temere".
" No, non ho paura, non ho rimpianti, sono sicura.
Non è per la morte a minuti che piango;
è la bellezza della musica che sempre mi commuove...
della musica, la bellezza, commuove, sempre."_

*

Istinto

Ci volevi tu a sorvolarmi l'anima
carezzandomi il viso!
Mi mostri che a chiedere scusa
si guarda al passato, come curvare,
per un sottopassaggio, poi finire
contro un mucchio di foglie secche.

 

Se invece con leggerezza si passa la collina
c'è un cielo rosa carico di maestose nuvole
alcune purpuree, dove addirittura
crescono alberi beati.
E Noi a mani aperte e braccia
spalancate a cavalcare come su tavole da surf,

 

con il vento tra i capelli,
a crepapelle ridono i lunghi nastri bianchi,
che vi legammo, in segno di libertà.
Ci volevi tu, mio amico, mio compagno
e ancestrale e sempiterno istinto
di sopra-vivenza!

*

Quanto mi piace quando

Quanto mi piace quando

all' improvviso forte sento

bussare, alla gola il cuore,

 

così viva,  da disciogliermi

in fresche correnti,  rivoli

di traverso sul ventre gorgogliano

attorno al mio ombelico! 

 

La mano ferma, rifiorisce lieve

sollevata da un'alba morbida di scelte,

prescelta pelle

 che mi respiro.

 

Il capo volgo

assaporando d'esser viva.

*

Olio e sangue #SaveAshrafFayadh

 

Da pietra olio
sangue da cadavere
predoni della ricchezza del futuro
e ti rubano, Ashraf, il futuro.

Sgorgano e gonfiano i portafogli
tesori nel sottosuolo nascosti:
da ciò che pare morto, inerte,
sempre sgorgano, Ashraf,
le risorse del domani.

Non si può uccidere!

Restano attenti a che non si macchino
le bianche lunghe tuniche,
nè del sangue della pietra, nè dell'olio dei cadaveri,
impreziosite da sacre catene ed orologi d'oro.

E sgorgheranno denudando:
senza speranza il destino loro;
privo d'umano rimpianto il loro ricordo.

*

La Valle e il Sole#SaveAshrafFayadh

Oh Stolti, stolti mercanti di
parole e monete,
petrolio ed anime,
pensate davvero che di un Uomo Solo
possa addomesticarsi il pensiero?

Non è più tempo di greggi e pastori.

 

L'Uomo Solo è il gregge e il suo pastore.
La Valle e il Sole.

 

O pensate forse voi psudo-uomini
di pseudo-fede che uccidendo
un usignolo perché canta o
per come canti,

 

gli altri usignoli tutti smetteranno di cantare?
Ride il vento,
di voi, ché intanto diffonde tra gli alati
la mendace sentenza.

 

Un inno di gioia e mestizia,
di Vita e Vita,
da ogni parte del mondo
intoneranno intorno
alle vostre proprie orecchie,
fino a rendervi assolutamente sordi,

 

come quando, sordi alla Vita,
vi rintanavate in falso onore,
con la brama di prevaricare,
quanto Amore avete da apprendere?

 

Vivrà l'uomo che muore tra voi
essendo Uomo Solo.

 

*

Sono solo

E' così,
a volte sento ancora quel vellutato sfarfallio;
quel solletico profumato;

 

il tuo penetrare lo sterno mio,
il tuo aleggiare intorno alle mie dita
e il confondermi

 

la vista, con suggerimenti suoni e visioni,
sapori saperi, sensazioni.

 

Oggi quell'amore sono io,
sono solo io.

 

Quella marea leggera ed invadente mi appartiene,
a riva scopre le mie conchiglie,
c'è il mio sale;

 

e se accosti l'orecchio, accostiamo dai l'orecchio,
ecco, vedi, è così:
E' tutto un'Eco.

 

Hai ragione sì, ma lasciatelo dire,
lasciamelo dire ch'è un' eco di Amore.

 

*

L’anima

Sono finita qui

Un soffio arcano seguendo

E volando sulle spaccature

Del terreno e ululando

Tra le gole dei monti tranquilli. 

 

Un' ombra lunga

Quanto la storia dell'umanità; 

La spina dorsale una fila

Disordinata infinita di stelle. 

Sulle profondità più fredde e scure

Dell'oceano poggio i piedi. 

 

Gli occhi guardano,

Esterrefatti, 

La cimice che vola

E che essendo viva

Ancora

Non odora, del suo.

 

È qui che la vita si nutre di morte e

Contemporaneamente

La morte si nutre di vita,

Dunque è qui?

Ecco com'è che,

Io che non sono finita, ma infinita, 

Sono finita nel qui,

Un soffio arcano, 

Che vola ed ulula

Tra crepe

E crepacci.

 

 

*

Adolescenti

Avevi il viso scuro di sole,

avanzavi elasticamente e la tua giacca azzurra,

ondeggiava, scoprendo la camicia rosa

e la cintura di cuoio che rifiniva i pantaloni chiari.

Ti accompagnava un ragazzo alto, sorridente, i cui

ciuffo e cintura neri si protendevano dritti in avanti;

 

che buffi bulli eravate!

Io, cirocondata dalla sera,

avevo il busto avvolto da

 una maglia rossa

 

 

 

 

con fiocco sulla schiena;

le scarpette e la borsetta bianche, i capelli

corti che lascivano vedere da lontano

un viso bimbo.

 

Non appenna mi salutasti,

mi hai guardato negli occhi, e io ho sorriso, 

apertamente,  per cortesia,

senza vergogna per più di un attimo,

mostrandoti il mio apparecchio ai denti,

tu roteando

mi hai preso a braccetto, 

ti sei avviato senza una direzione precisa,

trascinandomi da subito, accanto.

 

Ti sentivo ben disposto e aperto;

ed avevo paura.

Quando inizia un amore,  

si ha sempre paura.

 

*

Era una di quelle notti

Era una di quelle notti
in cui percepisci il respiro del mondo, il tuo respiro nel mondo,
come un'eco che risuoni
in ciò che ti circonda
e rimbombi poi nel silenzio
delle stelle, che pure, esse, respirano,
e ad ogni respiro s'allontanano
e s'avvicinano, nell'anima divorando le nuvole;
annullando le distanze in tuoni e fulmini
ed ogni nesso causale tra di essi.
E questo avviene ad ogni rintocco di tempo,
che va all'unisono col croccare
dello zoccolo dell'asino sul selciato;
oh, e quell'onda d'urto ne ritorna!
Si concentra sul tuo ventre, che s'indurisce,
e pieghi la testa all'indietro,
ogni cosa è avvolta dal profondo buio
di un immobile cielo terso.
Dalla terra s'alza la brezza,
leggera e gelida ti solleva il velo
dai capelli, aiutando la perla a scorrere,
sudore che va a sostare sul solco della fronte,
che hai aggrottato per contenere il dolore.
Ferma, sotto la luce oscillante della lanterna,
ad occhi chiusi, vieni ferita ancora,
dal calcolato,
dal simulatamente rammaricato,
dal freddo ed egoistico,
ennesimo "No", ma poco più in là
percepisci esclamazioni
ricche d'attesa vitale,
di qualche pastore " E' lì la cometa!".
Tuo figlio, stanotte, verrà,
ed esattamente come in questo momento,
incontro verrà al rifiuto, oppure all'adorazione.
Solo con te l'autentico incontro.
Solo a te, da adesso, il compito sublime,
inverosimile, di accudirlo, nella carne,
senza pretese e senza offese;
di essere ristoro e rifugio,
tra le braccia e il seno,
nel contatto pelle a pelle, sangue a sangue,
da dolore a gioia, da umano a divino.
Amore carnale e senza cupidigia,
come da madre a figlio,
come da figlio a madre.

*

Dei ricordi l’abisso

Ho un pozzo nel giardino

m'immergo quando voglio, 

amo la profondità. 

 

Mi circonda un utero

immobile freddo, ormai

ridotto scivoloso

da una muffa melmosa.

Col passare degli anni, 

risalire così,

sempre è più difficile. 

 

Mi accontentero' di quel rivedere

la luce in superficie,

 

grazie,  all' unico slancio

che mi sono concesso

nella petrosa circolarità. 

 

E la Luna a trovarmi verrà, 

per una quindicina di minuti, 

condividendo le scure lenzuola. 

 

Poi tra l'acqua stagnante

ritroverò la sete di cieli aperti. 

 

*

Ma quanti anni ha la Milly?

 

Dal suo alveo estrapoliamo bene il pelo,
sopraccigliare, bianco,
sorridendo perchè, ricrescerà!
E ne arriveranno altri.
Invertire, magari, il corso, non potrei?!
Come Milly Carlucci!
Intraprendere un sano life style
tra saune e mattutini
centrifugati e idromassaggi e bagni,
turchi, e le... maratone!
Col passare del tempo sempre più
sprint, spritz and gym and tonic!
Dici che è una questione di denaro?
Se non scrivere, allora, cosa resta?
E così passare,
in questo masochistico rapporto
col mioTempo, da Vittima a Padrona.

 

 

*

Amore- haiku

 

dispiega il cielo
la ruota di pavone
dietro le tue ali

 

*

Frustrazione

 

Con sotterfugi e moine, fuori orario,
voler entrare, scavalcare la fila,
forzare; a tavola fissare il vuoto

 

col cucchiaio in mano; il trucco sfatto.
A tutti i costi , nell'ambiente, invece,
in bellezza, per classe; per ricchezza

 

competere. In famiglia vittimista.
Sempre dire ch'è tutta la vita
che... e non accorgersi di...egoista! Eppure

 

è la tua voce, quando canti, dolce,
melodiosa sublime delicata
e pare anche tu riesca a conciliarti;

 

così se leggi o quando scrivi, scorri,
sei rilassata, come un fiume abbondi
di aggettivi e sentimenti, forse,

 

eri un' artista, madre, e tutta
la tua vita hai vissuto, da impiegata.

 

*

Invisibile

invisibile gabbia intorno a me
allungo il braccio,
ma la sbarra blocca il corpo

 

stendo le mani agito le dita
la grandine ferisce
e più le lacrime.

 

socchiudo le labbra
esplode dentro un grido
la mantide religiosa è fissa

 

appesa alla croce della cella.
Cattivo il sangue continua il suo giro, quando
all'ansia sopraggiunge il silenzio,

 

alla parola il respiro rimbocca le coperte
e gemmando riposo.

*

Alla poesia ( riscritta)

 

Tracce; la neve, giochi d'ombra; il cielo
cornacchie in dispersi gironi
e s'alza di vuoto un nonsense.

 

Polvere s'accavalla sullo stipite
e ancora io sto, alla finestra, ad aspettare...

 

oh il tuo sguardo d'avorio, seta d'indaco,
con leggerezza scopre le mie gambe
e m'illumina di pelle ridente!

 

*

Alla poesia

 

Io che guardo alla finestra
cercando tracce, tra la neve,
sobbalzando ai giochi d'ombra del cielo;


la sala da ballo sontuosa
alle mie spalle, vestita in mogano,
alto, grande il lampadario,
desolatamente è affollata da fantasmi e
cornacchie che non fanno altro che
alzare dalla terra un senso, vuoto;


mentre polvere s'accavalla
alla polvere ch'è accampata,
nelle fessure del pavimento a smalto,
sui ripiani delle mensole,
sul dorso della sazie tarme,
sulle nocche delle mie cieche dita.


L'alone sul vetro ti parla di me,
del mio calore, che t'aspetto...


Oh il tuo sguardo setato
che con leggerezza, scopre le mie gambe
e m'illumina di pelle ridente!

 

*

Mai lacerata

Più che dagli accenti

è dal Silenzio composta la Poesia.

Più che la bella faccia,

apparente, è la morte in vena,

 

ciò che sempre siamo

che resuscitiamo.

No, che non possiamo

o forse sì?  Forse...

possiamo? Mi scusi...

 

Come animali da

Aurora Boreale, da savana,  da

foresta, da stagno,

da bosco, da pascolo, da picchiata

e migratori, da

cortile e da sottosuolo,  addestrati

 

che circo! Gestito

da avide beffarde caricature

affabulatrici,

noi così viviamo.

 

Non mi strattonare!

Né di qua, e né, di là! 

E non indicarmi

il posto a sedere,

non mi trattenere!

 

Solo dal vento che ora m' appartiene

voglio essere smossa,

sbattuta, percossa e mai lacerata,

per ciò in cui credo

che sento vivere, dentro le vene.

 

*

Arcaica paura

 

Cumino curry, curcuma e coriandolo
che ho imparato col cucchiaino a usare
e solo ora mi gestisco in barattolo,
ma allora, quando stavo per varcare

 

la soglia unita a te, in quel pianerottolo
-quinto piano di casa popolare-
quell'odore diverso, dal prezzemolo,
mi portò a vacillare in altomare.

 

Mi domandai " Ma dov'è che sto entrando?"
di colpo fragile, restavo, immobile;
tu hai avvertito il mio cinico malessere

 

ed esclamasti - quella chiave usando-

" Ma come fai, tu così bella, ad essere?"
dall'uscio evase quel timore, impalpabile...

 

Capelli e labbra mi sfioravi piano
la pelle calda del mio nudo, volto
oltre il vetro, nel buio, un canto lontano
il tuo ventre vibrava, al mio sussulto.

 

Tra quadri arabescati del Corano
ho fatto l'amore -dopodichè ho pianto-
sul divano stantio, col mussulmano
rivivendo il passato in quel momento.

 

Quella premura al tatto, sulle dita,
non conoscevo quel prendersi cura,
come, l'affanno, si concilia al riposo.

 

C'è un bambino ora gaio, pieno di vita,
che mostra a tutti il suo curioso viso:
libero, certo, dall'arcaica paura.

 

*

DolceAmaro Dio

 

Piccolo Dio dal sapor nocciola,
con quegli occhi e quella pelle, nocciola
e il ciuffo nero di capelli, certo lunghi,
ad esaltare il candido sorriso,
così immortale per noi così immorali.

 

Fuggito dalla Strage degli Innocenti
tra bombe e sciabole, nebbia e
cadaveri sgozzati, hai varcato il confine
e ora cresci, in un campo profughi
in Libano o Egitto, che importa!

 

Tra migliaia di altre e simili anime
ti manca tanto la tua scuola,
bombardata, eri il più bravo,
in matematica e qui impasti terra
arida eppur fangosa.

 

Con i sassi costruisci l'impalcatura
di quelle case che edificherai un giorno,
per quelli che non hanno sonno.

 

Padre nostro, che sei nei Cieli,
chè tua madre non crede ancora
che catturato, torturato, morto,
infine, sia, tuo padre e un giorno
lo vedrai forse, tornare.

 

Trovi ancora la forza di giocare,
ma non quella di piangere.
Il primo Verbo che pronunci
se pensi alla Siria é " Mamma",
tu, Dolceamaro Dio.

 

*

Vincent Vincente

Vincent Vincente

Fantasia e coraggio.
Essere umano supera
la paura di sbagliare, di essere
frainteso. Crea
mondi inesistenti irrealizzabili;
tu puoi, l'uomo può:
è liberta è arte.
E si nutre di vita:
di dolore di speranza.
Quell'amalgama che hai in bocca
perciò sputalo!
Si nutre di claustrofobia la via di fuga.
Lascia stare i corvi a sorvolare
bassi i campi di grano alto;
a loro sta il cupo a te
l'oro e la rotondità, poi
là, ancora
l'amalgama:
colori e uomini più ricchi
e nuovi.

*

A quella scapigliata#controviolenzadonne

A quella scapigliata scapestrata scalmanata
bambina che chiese aiuto e che
nessuno ascoltò.
...che la voce si autodivorò e che quelle
richieste d'aiuto mancate divorarono dal di dentro.

 

A quella ferita solcata da lacrime all'ortica
da una serena faccia di silicone nascosta.
...che sogna di essere figlia di qualcun altro,
magari correre tra le valli, la semplicità e la verità:
...l'infanzia.

 

A quella bambolina che vide la tenerezza trasformarsi
a passo felino in smania, ingordigia, violenza
e frantumarsi il quadro ideale e necessario
del parente caro e prossimo. Smarrita.


A quella donna che non sarà forse mai
davvero capace di amarsi davvero.

 

*

Cascata

Vorrei averti come una cascata ama i

suoi sassi

e che sia però, incoscienti noi, il nostro

abisso.

 

Accendiamo una candela che coli

tra gli occhi e

stalattiti e stalagmiti e che salga

perchè

 

dimensioni si scambiano le forme,

come noi.

La rotazione percepire, tanto

sto ferma,

 

se ti stringo decisa l'avambraccio e 

rimani.

Veloce un pagliaccio continuamente

la faccia

 

cambia; io spingo il fermoimmagine sul tuo

sorriso.

Pedina di dama tra la cenere

cascata

 

sotto chissà quale antica mobilia,

pesante,

...si incrinerebbe certo il pavimento,

di ghiaccio.

 

 

 

*

La donna che credesti d’amare#controviolenzadonne

La donna che credesti di amare
non era una dea, non un
territorritorio immacolato da
marcare, conquistare, possedere;
non una chiesa in cui trovare
rifugio, comunque; non una
schiava captiva che mantieni e che
ti serva e ti soddisfi, come tu
non sei un eroe mitologico,

un carnivoro felino, un antico guerriero,

un ribelle perseguitato,
nè re; ma sei un uomo.

 

Se ami una donna, guardala
attentamente
e impara da lei:
è così che le madri amano.
Ogni giorno spera
che il suo amore sia seme
e che non verrà dimenticato
e assapora ogni giorno,
occasione, preziosa,
irripetibile, per dare.

 

Se tu amassi così, non saresti
travolto dalla tormenta tremenda e terribile
del vicolo cieco.
Non manderesti in frantumi il cervello e con
il cervello in frantumi non
ne faresti a brandelli il corpo
impugnando e infilzando
un fallico coltello.

 

La donna che credesti d'amare
non è una magica orchiedea
che mai invecchierà da mettere
all'occhiello della giacca.
Non era una dea,
la donna che credesti d'amare, esangue,
nella salata ultima sfera di rimpianto,
ripercorre
il volto di tuo figlio
ad ogni alba
orfano.

*

L’ amore con un mussulmano ho fatto

 

Coriandolo safran curry cumino,
dopo quindici anni ho imparato adesso a
riconoscerli e ad usarli, però
allora, quando stavo per varcare

 

l'ingresso di quell'appartamento strano al
quarto piano del grigio grattacielo,
quell'odore intenso, così diverso
da...origano, la salvia, il rosmarino

 

mi spaventò:" Cosa sto facendo?"
- Proprio sicura - domandai a me stessa e
tu mi guardasti girando la chiave

 

:" Ma come fai?" immobilizzata io - Cosa?-
:" Come fai ad essere bella così?".
Rido sorpresa e la porta è già aperta.

 

La pelle liscia ed ambrata i capelli
ispidi e labbra velluto carnoso i
tuoi occhi castano chiaro chiamavano
- Fidati- il tuo ventre che vibrava per

 

la voglia di amare e di essere amato.
L' amore con un mussulmano ho fatto
e ho pianto; tra quadretti appesi al muro
con le frasi del Corano perchè

 

riconobbi l'amore, l'amore che
mi aveva tramortita. E poi conobbi un
prendersi cura di me che non avevo.

 

Un altro bambino c'è adesso al mondo
non benedetto, neanche circonciso,
bimbo, più della paura, vivo e forte.

 

*

Incontro serale- haiku

Blues e blu il cielo

- mano e carnosa spalla -

 va...incontro al colle.

*

Parigi ieri sera

14/11/2015

 

Pingue

Attonita

Romantica

Incredula

Gaudente

Inermi cadaveri

 

Inneggiano

Esplodendo

Rabbia

Inumana

 

Suicidi

Esaltati

Rapiscono

Allah

 

*

Il Silenzio

Rotola echeggia

filtra, permea

accompagna e urla. 

 

Interroga,  sbuca,

ti innervosisce

sguaiatamente ride

 

gioca con riflessi di luce

girandola fantasiosa.

Oscurità preziosa.

 

Incompreso, incostante

cupo e sublime

profondo e leggero

 

            da leggere

            da bere

            da mangiare

 

        e ti legge

     ti ubriaca

  ti divora.

*

In bianco e nero

Polline tra i capelli e

segni su quel tuo viso

l'ansia della non-vita-

cassa-super-mercato-

Quanto ti costa,  vero,

di silenzio un litro? 

Sottobraccio baguette

accanto in costruzione

un edificio incanta:

così,  esattamente, 

ti senti e sai perché. 

Vendesi- il cartello-

Al massimo sarà

simpatico riparo

per spiriti fuggiaschi. 

Dalle sue fondamenta, 

le pareti salendo, 

l'Edera, che aggredì

la recinzione,  veste i

muri grezzi, vivente

vernice, bella tanto

da meritare, questa

tenacia di salire

alle

 nuvole e più oltre, 

colore in movimento,

estetica in potenza,

uno scatto, ma in bianco e

nero,  ché tutto ciò

 

Polline è che, oltre, passa.

 

 

*

Pennellate sul Ricordo

 

Le bretelle ai pantaloni, sia quando
ti vestivi da dottore sia quando
mi portavi con te, alto ed imponente,
sulla Jeep, al podere di San Biagio

 

tra le mie risa chè mi divertivo a
sobbalzare sulle buche ed il fruscio...
dei rami di spine che sbattevano
contro il finestrino e la carrozzeria.

 

Un bel salto; il casolare, il pozzo e lo
stagno. Ti immmergevi con stivali
alle cosce, avrei voluto tuffarmi,

 

ma mi davi il compito di disporre il
tubo a terra e spostarlo al ritmo giusto:
circa trenta secondi per germoglio.

 

Poi mi intrufolavo tra i filari e
raccoglievo zucchine o pomodori,
così grossi e colorati mai più.
Prima del tramonto, qualche nocciola.

 

Le tre civette sul comò ed intanto
di mattina, riordinavo, con la zia,
l'ambulatorio, sistemando il telo
sul lettino, gli strumenti sul banco.

 

La Frizzantina nell'acqua a tavola
era solo per te, insoliti francesismi
nei piatti dei menù di casa vostra.

 

Dicevi che ero la tua fidanzata e
mi toccavi le tettine finquando
ti dissi un bel giorno che ero cresciuta.

 

Mi portasti al lago di sera, in realtà
era più una sfilata a sfoggiare la
tua Maserati che voglia d'un cono;
te la portò via, un giorno, la Finanza.

 

Poichè ero la nipote del Dottore
dovevo nascondermi da tutte le
possibili spie se volevo, in paese,
mangiarmi patatine fritte in pace.

 

Quelli che venivano visitati
da te, un fegato enorme tutti, troppe
schifezze e fritti e carne mangiavano!

 

A diciotto anni mi ritrovai un tardo
pomeriggio a massaggiarti i piedi, eri
agonizzante nel tuo letto, neri.

 

Un tumore ai polmoni ti aveva ormai
ridotto tutto gonfio e un dolore,
vicino c'era ancora il vogatore e
una fascia vibrante per snellire.

 

Mentre io accudivo le tue periferie
vagheggiavi espressioni di sollievo.
Stetti ore in fondo al tuo letto ed il giorno
dopo stetti ore ed ore a recitare il

 

Rosario, unendo la mia voce a quella di altre,
tante, donne di famiglia e di paese;
era il mio modo per dirti " Grazie per

 

la deliziosa compagnia; e Buon Viaggio!",
sicura che Dio avrebbe perdonato
tutte le private e pubbliche bugie.

 

*

Terra d’autunno - tre haiku -

 

Viale di Miele

lunghe braccia e brividi

pioggia; bagliori.

 

Foglie, chiacchiere

non importa peccare

ci spoglia il vento. 

 

Palpebre chiuse e

tocco l'afflato soave 

sottopelle gioia.

 

 

 

*

Amaro e inebriante

Amaro e inebriante

Ricordi di te m'avvolgono

Come vaporosi profumi sotto la doccia

Sorrisi  soffici come il balsamo tra i capelli caldi 

Pensavo di uscirne liberata,  rivitalizzata

 Invece stordita e leggera

Neanche una spruzzata ricca di profumo floreale

Scaccia dall'animo quel sentore amaro

E inebriante di te come l'Assenzio

L'assenza.

*

haiku

Sono io, che fisso

Luci, vive ora e fisse

Stelle, un dì morte.

 

 

 

*

fuori dalla gabbia

Occhi da lupo in mezzo a tanti, gli altri,

Come nascondere lo sbigottimento,

Ma quando ti avvicini ti vedo tremare

È la mano tua a consigliarmi " andiamo "

 

Proprio lì,  fuori dalla gabbia,  l' Amore,

Il tempo, impastandoci,  nel non-tempo.

 

*

haiku

 

Son dieci lune

di Verità gravida

la Vita è Tonda.

*

Concentramento Rugby under 8

Tutti dentro la pozza

A sgomitare per la palla

I pantaloncini di diverso colore

Ormai e l'erba sulla faccia

Un placcaggio da manuale

Alzi lo sguardo e 

I genitori tutti ti applaudono

La mamma è a fianco del coach

Hanno lo sguardo acceso

E piovono grida d'incanto

T'impossessi della palla

Corri dritto corri dritto

Una catena umana ti

Si aggrappa alla vita

Tu sei un grattacielo che

Lento avanza e spingi

" Spingi! " fino alla meta. 

 

Ricordati di oggi

Della tua prima meta

Di quando hai scoperto

 Resistenza, determinazione

E l'orgoglio di essere te stesso. 

 

*

Tenerezza

Che questa mia guancia

uh così calda e soffice si

trovi accolta e sostenuta

dalla tua mano grande 

e forte per sempre o

circa, come anche solo

un attimo può essere e

bastare. 

 

Rinuncerei

a tutta l' individualità sì

e accetterei d'essere un mollusco

se tu fossi poi

quel mio guscio e

per sempre davvero e

niente scogli, solo mare aperto, 

se ti fanno ingelosire. 

 

In balia delle onde ci infrangeremmo

in un attimo, ma chi conterebbe

il tempo e chi giudica

più la banalità di una metafora; 

la banalità della purezza; 

di questa nostra tenace tenerezza. 

 

Allora

e ora, 

sempre

e chissà mai chi se ne frega

Uh,

stringimi. 

 

 

*

Due silenzi

Quando smetto di bisbigliare Amore mio 

un silenzio mi soffoca l'anima. 

 

Hai il mio consenso: esplora

pure i miei universi. 

 

Potresti incontrare cerbiatti

vanitosi che chinano il collo su

freschi ruscelli o nere pantere

che con coraggio saltano da

burroni profondi e atterrano

in sotterranee dimensioni;

 

una signora seduta sulle scale

con una stoffa in testa

sorride,  accondiscende

ha lo sguardo di chi conosce già

ma continua

ad osservare il presente. 

 

O potresti dirigerti verso

le miriadi di galassie

e stelle inesplose o pianeti ancora

gassosi o che precipitano

verso un melodioso vortice

 antimateria. 

 

Smetterò di respirare e

un silenzio impudico ci soffoca.

 

Non temere però; troverai

la strada percorrendo i miei

sentieri

e riconoscerai il profumo di casa

 

perché il tuo corpo

sarà la mia pelle. 

 

*

Pur essendo autunno ormai

Pur mancando il sole

Pur essendo autunno ormai

Anche l'ultima goccia

Che all'interno ti sei cullata

Cadrà lontano da te

Essendoti lasciata tu

Percorrere dal vento.

*

Cane

Sembra bruciata la terra invece
è bagnata sa d'argilla e l'erba
sa di ruggine già, chè la pioggia giù
precipita come fosse piombo.

 

Che scostare la foschia
non posso fare altro che
adagio nascondermi
accucciato tra le radici della quercia.

 

La muffa attacca una parete nuda,
dolcemente tonda e liscia.
Odore spumoso ... è il muschio
spugnoso, si sfalda la corteccia umida.

 

A questo spazio privato e selvatico
ritorna la bruma ch' ho sottratto
col mio fiutare, è semplice:
il mio fiato caldo di cane randagio che sa di sole.

 

*

Esistere

E s' avanza in speranza

S' abbandona in purezza

E vivendo per se stesso

In gioia si propaga

Il Giglio

E vive e vive e vive

La mia bocca quando ti bacio

Che dimentica d'esistere. 

*

usati

usati
usualmente usati
come clandestini
come coglioni e calpestati
abusati come ciccioni
come froci lesbiche e mignotte
come tutte cose rotte e le
persone corrotte.
usare per non essere usati e
sei un calzino due volte rivoltato
ti puzzi come un cane bagnato,
avvelenato picchiato investito marcito.
spumose nubi
la slavina che avanza
vette di luce.

*

Babbo!

La lunga cicatrice trasversale
che una freccia degli indiani,
ci raccontavi,
ti aveva procurato; quando
mi nascondesti dentro una valigia
in cima all'armadio; la sdraio in terrazza
dove ti mettevi per fare il portiere
e il fischio del pallone che precipitava
dal quinto piano!
Le colazioni succulente della domenica,
la felicità il sabato di correre all'uscita
di scuola con quel grande album da disegno
e il lunghissimo righello, perchè eri tornato
e ci venivi tu a prendere.
Il giorno dopo, la sera, ripartivi e canticchiavi
la tua canzone preferita:" ...ogni volta,
ogni volta che torno, non vorrei non vorrei
più partir...pagherei tutto l'oro del mondo
se potessi restarmene qui!"...Dio quanto stonavi,
stonato pure l'orecchio, tanto che non te ne rendevi conto!
BABBO!
Il pizzetto e i capelli si sono fatti tutti bianchi
e stai cercando di buttar giù la tua mitica pancia...
quando ti abbracciavo vi affondavo la guancia!
I tuoi occhi riuscivi a farli severi grazie alle tue folte
sopracciglia,  ma non sono mai stati cattivi!
Di peccati, e chissà se come tutti li avrai commessi,
per me non ne hai, se non forse quando telefonavi
e mi chiedevi di passarti la mamma senza chiedermi
:" Come stai?".

*

Nel Lago Blu.

Nel lago blu c'è un' alcova
circondata da fogliame
di rubino, l'acqua che
le caviglie sfiora appena.


Le pesanti traccie di quei
miei ricordi sono melma,
densa vita, brulicante
sotto nubi sfuggevoli.

 

A palpebre chiuse attendo il
quando, tutti gli stridori
s'intonano: scricchiolarsi
della volta. Scivolare...

 

Del lago blu l'abbraccio
sfila i nastri dai capelli
scioglie i lacci dei vestiti e
sul terreno lì da sempre

 

la mia pelle
è polvere e
se ne vola
lenta da me.

*

D’attesa colma.

Il baco
racchiusosi nella sua stessa
prigione in attesa di
esternare ali colorate
con cui distrarre
l'altrui attenzione
dal suo corpo da insetto;
vivere il tempo di una poesia.

 

La punta della dita
di una mano accolte
e racchiuse dal palmo
dell'altra e percepire
il tepore di una poesia.

 

La luna che
si nasconde timida
dietro una grande nuvola
stranamente chiara,
come una poesia.

 

Il silenzio tra
un battito e l'altro
del cuore, quel frizzicore
che nel frattempo scorre
nelle vene:
il mistero d'una viva poesia.

 

La carica d'acqua
amara e palpitante
che si ritira curvando
l'onda prima del fragore
dell'infrangersi,
come da dentro ti scuote una poesia.

 

Il feto al buio
a percepire nuovi strati
della pelle sua propria

accarezzata
dal liquido amniotico,
quel cullare dolce di poesia.

 

Sono di poesia in attesa
di nascere ancora e fluida scorrere
sinuosamente seguendo
le curvature e i segni
di ogni lettera che
traboccando da me si confonde.
Sono d'attesa colma in una poesia.

*

Senza

 senza te

è un vivere

senza ali

un voler

migrare

e soli

a fatica

 stare

*

Quando il nipotino vive lontano.

Di soppiatto alla nuora intransigente e
alla insipida, solita, pappetta
sale olio e molto parmigiano aggiunge,
compiaciuta, gradisce il nipotino!

 

L'altalena forte spinge, la blocca;
cerca una complicità una risata,
il piccolo accenna un sorrisetto, bello,
allora più forte...ancora non ride e

 

già la mamma è arrivata con la frutta
ben pesata, sbucciata e spezzettata
ma perchè oggi la sputa e si domanda

 

... il gelato sarà, tra sè, quello di ieri,
se fossi sola, ora glie lo comprerei
oh nella ninna... ancora mugugnava!

*

Un’altra storia.

Aveva gli occhi celesti come il principe di Cenerentola, a sei anni, gridai di amarlo.
Era nato in Corea, era stato adottato e volevo consolarlo a nove anni.
Eravamo vicini d'animo e ci separarono come in Cime tempestose a dodici anni.
Era uno sportivo per baciarlo dovevo mettermi in punta di piedi, come in Ufficiale gentiluomo, a quindici anni;
Era un soldato mi si offriva una melodrammatica storia d'amore a diciotto anni; era uno spirito libero e trascorsi una giovinezza da beat generation ; amava le mie stesse letture mi chiamava musa e mi aprì una via a trent'anni; lottava per una vita migliore ed una famiglia .
Ho amato gli uomini per futili motivi: il colore degli occhi, i centimetri in altezza; per illusione; per superare limiti; per vivere un film; per avere una vita diversa; per essere diversa.
E' un battito di leggerezza frizzante che ci spinge alla complicità degli sguardi, dei sorrisi, al primo coraggioso contatto, ad allargare le braccia, a schiudere la bocca ad ammorbidire le ginocchia.
Ma quando si tratta di noi stessi del nostro sangue, dei nostri genitori e dei nostri figli allora è solo realtà.
Tutto è più concreto e difficile.
Non è un volo pindarico, è una corsa ad ostacoli, devi spingere sui tuoi polpacci, piegarti, crederci e darti lo slancio per avere quel break di leggerezza poi subito riatterrare ed ammortizzare; proseguire e così sempre in corsa, ancora saltando ed atterrando, a volte cadendo fino al traguardo, dove sempre ci si dice che si sarebbe potuto ...di più!
Quando si tratta del proprio sangue è tutta un'altra storia, la nostra.

*

Dell’imperitura infelice felicità.

Io non ho più confini;
è questa la frase che mi fa buttare sul divano,
mango e ananas a tocchetti,

in questo giorno di tarda estate.
Una volta coglievo l'immensità nelle piccole cose,
ora non esistono più le cose,

tantomeno le piccole cose.
Attimo per attimo,

troppa fatica a farsi; incostanza!
Cercavo la felicità imperitura...ed eccola,

l'ho trovata, ma non riesco più a vivere!
Tutto intorno a me è una cosa determinata,
per gli altri, non per me però;
un confine ed io non mi ci adatto! 
Io non ho più confini.
Allora è questa l'imperitura infelice felicità di quel Budda!
E dico-Ti amo più che, più di, qualsiasi altro-,
ma non ad uno solo e dico
- Ti amo con tutto quello che non ho-
e cosa conta?
E perchè quando un fiore sboccia ed è rosa
mi è più rosa anche l'asfalto?
Neanche domandarsi se questa voce è una poesia.
Vi consiglio pertanto di non andare avanti,
fermatevi a mezza via,
alla felicità che costa fatica perchè in questa felicità,
che forse sanamente appartiene o
apparterrà ad un'altra dimensione,
non resta altro che morire ché, appunto,
neanche la morte è più un evento avverso.

*

Azzurro

Disegnando reti di baie marine
emergono morbide verdi colline;
ci sono decori labirintici:
di pietra calcarea viottoli.

 

Correndo sfrenata tra quei ricami
mi sento di volare coi gabbiani e
sempre più il mio occhio, intensamente brullo,
svelto planare in quel salato azzurro.

*

Notte

piuma di luna

blu landa di cristallo

brillano scogli

*

Haiku di periferia

spighe rosate

di neon la croce accesa

chiuso ormai il discount

*

La Lapide

grigie striature

sempre il morto sorride

peonie e rugiada

*

Al tramonto, ai dispersi.

Sciabordio... onde...

dilaga sangue, in cielo

giù; più giù, l'uomo.

*

Trittico d’amore in haiku

     TRITTICO                       D'AMORE                       IN HAIKU

  S'inarca il busto                 Mi parli di te                    La mia coperta
sulla tua pupilla ove      la tempesta che attendo   di stelle il tuo corpo,entra
   l'alba, si stende.                 ...sbattono porte...                piano, la notte.

 

 

Per chi non riuscisse a visualizzarlo in orizzontale ecco il Trittico in verticale

 

S'inarca il busto

sulla tua pupilla ove

l'alba, si stende.

 

Mi parli di te

la tempesta che attendo

...sbattono porte...

 

La mia coperta

di stelle il tuo corpo, entra

piano, la notte.