chiudi | stampa

Raccolta di poesie di Loredana Savelli
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

La mia madeleine

 

La campana dell’infanzia, la mia 

madeleine. La ritrovo

nel rovescio del giorno,

mentre rubo la voce alla notte.

 

Irruzione del ricordo.

 

Vi è anche l’impronta sonora

dell’acqua, la routine

del mare e la rabbia

di chi non sa sbagliare.

 

Nella crepa riaperta, rimbomba.

 

 

*

Genere umano

 

Sì, esistevo.

Nei passi usuali da casa al lavoro

con l'ego addomesticato,

in una rapida ombra di gatto

un inaspettato profumo

un pensiero esterno

come chi osserva il genere umano

com_passione.

 

 

*

Realismo magico

 

 

E’ ora di tornare

al magico realismo di Gabriel

García Márquez.

Al mistero della dolce orchidea

perfetta nella stessa nuance

rosa della lapide.

Resisterà ai cipressi,

senza perdere la meraviglia?

Mio padre ne ha tranquilla certezza.

 

 

*

Commuting

 

Breve il respiro

Dal mare al lavoro

Ondivaga me

 

 

*

Natale a M.

 

 

I manifesti raccontano i morti

e i netturbini i moribondi:

a tutti il mare lava le mani

sporche di vite zuppe

di ritorni.

All'indomani delle feste,

i superstiti curano i lutti

con un silenzio nuovo

che sa di vivere e di normale 

non più.

 

 

*

Coding esistenziale

 

Il cerchio doveva richiudersi.

Nuove traiettorie

squadrate

dalla fatica di un’esistenza

codificata - eppure insondabile -

aspettano il comando

"Esegui".

 

 

*

Il rimedio

 

Cercavo segni.

L’aurora verde o l’arcobaleno.

Un piccione viaggiatore.

Un inciampo sulla strada.

Un numero fatto di cifre tutte uguali.

Leggibili,

come un incoraggiamento.

La quintessenza di cannella?

- Calda e secca -

dice l’erborista.

Utile a riscaldare dall’interno

ogni secrezione,

ad asciugarla: lacrime o pensieri

ristagnanti o impuri.

 

Il buio,

il più forte segnale

dell’imminente “illegalità”

dell’ora solare.

La legge del contrasto,

la nemesi,

qualcosa che chiudesse

il cerchio dell’ingiustizia.

Un qui e ora,

per cominciare a immaginare.

 

 

*

Sui generis

 

Se l'anima è frammentata,

la poesia lentamente finisce.

Schegge restano

nelle asincronie della notte:

difficile distinguerle

dalla polvere di stelle sui generis.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Marsiglia

 

sciorina un azzurro incontestabile

- di aqua o di cielo? -

sollecita la lima del vento 

sulle calcaree fortezze e i gomitoli

del Panier pervade

di bouganville con un odore

che diresti sapone,

invece è la traccia di umanità 

randagie nelle tane del vieux port

tra taniche di pastis 

e fiere bocciofile 

 

 

 

 

*

Ogni mattina

 

Una pietra dalla riva

sostanzialmente ascolta.

 

La donna che passa ogni mattina 

gli parlerà?

 

 

*

la Madre

 

L’acqua è buia

il pesce scarseggia

il fondale è impietrito.

Una tenaglia color aragosta

aggancia la Madre

 

 

 

 

*

Il corpo del movimento

 

Al cospetto del mare,

luce e materia vivente

creano movimenti inquieti.

Al buio l’inquietudine diventerà

progetto. O forse

com-mozione.

 

 

*

Profetessa

 

Vorrei dirti che

tra_passato e futuro

c’è un taglio

un tradimento

o un salto

e non c’è mare ad accogliere.

 

 

 

 

*

Tu_tela

  

Ho preso io la tazzina blu

e il ritratto asiatico.

Due oggetti in cerca di anima

o soltanto di visibilità:

aggetti protesi

verso luci ricamate

dalla memoria.

 

 

 

*

astrifiammante

 

questa volta pallida non è_

posizione di attacco

mentre emerge da

questa striscia di mediterraneo

che sotto rugge

e si sparpaglia

e poi si sgomenta

di fronte alla magniloquente

faccia arancione

della Regina della notte

 

 

 

*

Inventario

 

La casa ha ancora ferite a vista,

i rumori provengono

dal solito posto.

Sono voci - né assenze né presenze -

tre fotografie,

due tazzine,

una tovaglia.

 

Di nuovo ho preso per me qualcosa.

 

 

 

 

 

 

 

*

Bifronte

 

 

La mia famiglia

aperta a ombrello

tra mari diversi,

qualche volta a_mari,

una cozza con dentro biglietti

aerei

con scarpe e scarne

parole a distanza

e ancora parole

a volte di pancia.

La mia famiglia come un elastico

tra venti contrari,

o laterali,

strappata.

E con vere

d'oro e d’argento

perdute nella città eternamente

bifronte.

 

*

trasformazione

 

era aprile

- si capiva dalle fresie -

la nebbia tutt’uno col mare,

basso in quel punto.

la radice era là,

vicino al santuario.

c'era anche un tronco mozzo.

 

la trasformazione è coincisa

col tempo di ricostruzione

di un dente.

 

 

 

*

Aarhus

 

il mare è azzurro

anche in terra danese

e l’azzurro conclude in rosa:

lì s’intersecano prati con nuvole,

quiete distanze si spiegano

sulle piste ciclabili

 

_tutto è evidenza_

:

luce, venti, profili di case_

 

poi il buio rivela

anche di più.

 

*

oggi

 

improbabile cactus

atteso e bendictus

dono del mare

l’ipotesi d’amore

 

*

La luce del nord

 

 

Mi è sembrato di vedere mio figlio.

No,

non era lui.

Avanzava sicuro nel suo cono di luce

solo e pensoso.

No,

non era lui.

Mio figlio è giovane, fulvo,

brilla nel cono di luce del nord.

Mio figlio cammina con semplicità

e non si stanca

perché cammina dritto

e camminando

si lascia illuminare.

 

 

 

*

Cane nero

 

Tre ferite a una mano:

il cane non molla la presa_

 

Già sa di ripresa

veder dileguarsi nel mare

ombre nere di nuvole bianche.

 

*

Il Guru

 

Ora Padre è il Guru

dell’Intoccabilità della Casa.

Il Mondo gira attorno

rapida_Mente:

Padre, sordo, soltanto chiede

di parlare con il piglio abituale.

Padre Connesso,

S-connesso Padre

Virtuoso/virtuale,

Padre (nel) Presente.

Padre difende la Grande Tribù,

il Vino a tavola,

rubino e rotondo.

- Non (di) solo Pane -. 

La Terra rimane

l’Orizzonte del (suo) Multi_

Verso.

Padre, l’Abito nuovo

per la Festa dei Vivi.

Lo stesso indosserà nel

Finale.

 

*

Bari vecchia

 

Una geografia nuova edizione

sul tapis roulant dei miei passi.

Azzurro lo sfondo 

tra i palazzi postmoderni

tinteggiati color cielo artificiale.

Dal verduraio asiatico

la cliente africana

ipotizza il cavolo viola

sulla sua mensa spuria:

orecchiette baresi

in mezzo a orecchi multilingue.

Il castello sembra un papa sul trono

ma è pur sempre un trono in mezzo al mare:

si fa presto a dissacrare.

Dal porto levantino al centro storico

mercanti furbi e ingenue mercanzie

stanno a guardia di un’antica fierezza.

Entri solo se hai sette vite,

mille affari e un sortilegio.

 

 

*

La casa

 

Il sole tra i divani

compone geometrie sempre cangianti

a nord e a sud di una linea immaginata.

Un tempo - un tempo umano -

era il diametro della realtà:

la mia casa.

Il sole si adagia su linee diverse

_ le linee si assomigliano tutte_

i diametri si capovolgono, si spezzano

eppure restano linee.

 

Potenzialità della casa:

le molte finestre spalancate sul possibile.

Io ho scelto, della casa,

un uccellino di latta, un giocattolo

a chiave che becca

briciole e nuvole.

 

 

*

Tre girasoli

 

Troppo spirito ieri,

oggi troppa materia.

E’ tempo di buio_

eppure esplode la luce

di tre girasoli domestici!

Misuro le ombre 

che si allungano dal passato.

Sono lunghe, gialle e uterine.

 

 

*

Le grotte di Ripalta

 

Le grotte erano apposta a ricordare

i buchi dell’anima.

Senza vento apparivano inutili,

ma, col maestrale,

immaginavi il suono degli inizi.

Il mare dietro a ogni passo,

qualche volta accanto,

origliando i rari discorsi,

annuendo ai pensieri,

appena un poco fuori,

faceva controcanto

alla sua stessa eco

nelle culle-caverne di Ripalta.

Una branda arrugginita,

pezzi di iroko:

segni di un bivacco

al rimbombo di un djembé,

quasi un boato nella scena muta. 

 

*

Altri specchi

 

Quella volta il cielo

non volle negoziare col mare.

Inseguivano entrambi chimere.

Sembravano due vecchi congiunti,

ciascuno in reciproca pace.

Apparente.

Né valse sognare, ambedue,

di essere già morti.

Si era al punto in cui i binari

apparivano verosimilil, non veri

giacché la verità non si rivela.

 

 

 

 

*

Kim Casali

 

Trovando, a sorpresa,

il senso dell’abbraccio.

Non sia mai detto: abbiamo dormito.

Piuttosto, scomparsi

a noi stessi.

 

 

 

*

Il sindacato

 

Ebbi ruoli non definiti

e non definitivi.

 

Mi iscrivo al sindacato

Opportunità del presente.

 

*

Documentario

 

 

L’anima vive

alla base degli alberi

e qui fa radici.

Le foglie sono come figlie 

che crescono lontano.

 

 

 

 

 

 

 

*

Rinnovare le promesse

 

Rinuncio alla parola scritta,

pietra d’inciampo nella cecità.

Rinuncio alla parola parlata,

vento insolente nella sordità.

Rinuncio alla parola pensata,

fuoco fatuo nella caducità.

 

Credo alla pietra,

al vento, al fuoco

e all’umana ambivalenza.

E credo all’innocenza

di una stella errante.

 

 

 

*

Il rumore bianco

 

Quella sera incespicavo.

La voce interiore diceva: continua,

le mani disubbidivano.

La musica usciva piuttosto

dalle spalle.

Sentivo meccaniche di emozioni

all’interno del piano:

come un rumore bianco.

Alle mani andava spiegato

che non era questione di tecnica.

Azionai il pedale:

uscì un alone profumato.

Le mani ripresero a muoversi.

 

Pensai che suonare

è riepilogare una vita.

A volte l’ultima nota

è fuori misura.

 

*

Fede

 

Il freddo fin dentro le unghie

significa paura.

- Ci rifugiamo?

- Sì, nel caldo spazio di una visione:

una stella già morta

emana ancora fotoni

in quell’asincrono che chiamiamo presente.

 

 

 

 

 

*

ore 12.50

 

sui binari scivolerà il tempo

il mare trascinerà un tuo disegno

identico alle nuvole.

il treno non si ferma in un bicchiere.

vai bambina a nascere

e ancora rinascere

 

*

haiku d’azzardo

 

con le emozioni

è come un gioco a poker_

senza le regole

 

*

A Giuseppe

 

 

Che se ne fanno

tutto il giorno i gabbiani?

Di notte, volano - disse l'uomo.

 

Così certi poeti:

semplicemente superano la notte.

 

 

*

La prospettiva

 

Ho l’anima a buchi.

Ci passa una strada,

un litorale,

una bambina,

un libro non finito.

Aria e vento risuonano nei buchi

ma talvolta dai buchi

entra un rumore bianco:

ci leggo il passato.

 

 

 

*

Proustianamente

 

 

Succede che la vita

succeda in presenza

e di più in un remoto

ripulire l'assenza

dallo sterile ricordo

e piuttosto risarcirla

con una dolcezza diversa.

 

*

Tsunami

 

Tutto quello da dire

l’hanno detto già i poeti.

Stasera c'è da fare:

ricordare.

 

 

 

 

*

Nel respiro

 

Forzare il respiro,

spostando le ombre di lato.

Si decolla coi piedi per terra.

 

 

 

 

 

 

 

*

Gestazioni

 

La copertina cresce in poliedriche

polifonie ma non spiega

le geografie delle gestazioni.

Scoccano ancora vite 

nelle città senza fiumi,

che discendono al mare,

comunque.

 

 

 

*

Tratturo

 

 

L'anima, un tratturo

tra la rena e il mare

 

Rumore di passi,

 scricchiolio di raggi

 

in un giorno senza sole.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Erotismo

 

E' probabile che sia laterale

alla bellezza e alla paura.

Nella ridondanza del mare,

nel sonno,

nei giochi dei bambini.

E' probabile che parli

l'ostinazione della pioggerella

o del vento.

E' certo che sia presente

in ogni molecola,

e che i soli di ogni latitudine

gli facciano scudo, non ombra.

E' certamente nel verde,

e nell'ignoto:

al contempo un respiro e un'agonia.

 

 

 

*

un dio stravagante

 

siamo figli di un dio indeciso

tra il rumore del mondo

e il silenzio della sua stessa

anima

un dio stravagante

che ama la musica

più della realtà

e se stesso 

più della verità

 

*

Correlativo oggettivo

 

 

Infine anche gli oggetti taceranno.

Non ricordi, non desideri.

Prenderanno sole e vento,

si sciuperanno

come gli esseri umani.

Saranno riflesso di luci

e ombre:

inattesi rimbalzi.

Come noi, innocenti

e inutili.

 

 

 

*

il serpente

 

toccare con mano emozioni

come bubboni,

cavarne acqua e sangue,

sentire il serpente

e-sangue.

 

 

 

 

 

 

*

Oppure il vento

 

quando si va da fuori a dentro

e gli oggetti restano impassibili,

quasi gatti,

 ma è resistenza passiva

 

oppure il vento

 

 

 

    

*

L’acufene

 

E quando il rumore del frigo

si confonderà con quello del mare,

sarà la pace.

 

Se tornasse l’acufene del pensiero

sempre il mare ti verrebbe a salvare.

 

*

Le rime sicure

 

 

I fiori e i colori.

Gli occhi dei viaggiatori.

Il mare, abusata parola,

meno dell’amore.

Del pane, l'odore

più che il sapore.

Il calore e gli umori

del qui e ora,

il metà dentro metà fuori

di quando divaga il pensiero

in assenza di altri rumori.

 

I poeti sommozzatori:

a disagio tra le rime sicure.

 

 

*

Due haiku

 

Parole asciutte.

Se il sole le ha asciugate,

parole sole.

 

***

 

Notte di luce

la luce invero è

vedere amore

 

 

 

*

Italo e Luis

 

                                                                                                                                    omaggio a Italo Calvino e Luis Sepulveda

 

Stare nel sogno di altri:

di Italo e di Luis...

Sta piovendo sui quartieri dell’anima,

la strada è ora specchio

di città sempre più visibili

e la gabbiana vola proprio qua

o forse immagina di farlo.

 

 

 

*

Il mare è noioso

 

Il mare è noioso

col suo avvertimento,

e notte e giorno,

e persino la pioggia rinforza.

 

Noi riparati in un mare di pietra

sfariniamo brandelli di anima.

 

 

*

Ho capito

 

 

Ho capito.

 

Dio è malato.

Ha delegato.

E dunque: l’aria?

Ancora respira.

La terra? Malconcia, sorregge e sopporta.

Il mare? Lavora.

E il fiume?

Scorre sotto i ponti

sulle nostre mani sporche

nelle nostre bevande inebrianti.

 

Dice che non si recita più

a soggetto.

Vivere è trasmutare

negli elementi,

mischiarsi e nutrirsi

aprirsi e condannarsi

al fuoco, all'amore.

 

 

 

 

*

La panchina verde

 

Il vento alla panchina verde

trapassa le feritoie.

Lei resta ferma, non teme...

 

E domani sarà chiarascura

più forte del vento

più radicata del pensiero.

 

 

*

l’errore del fiore

 

scegliere il mare 

al posto di una dubbia verità

(o vero dubbio?)

amare l'errore del fiore:

l'acqua come terra

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Grano

 

faccio il pane

vedo il mare

origine fine mistero

senso pieno che torna parola

e rimane_

 

 

*

Geografia

 

Il mare, e non la strada,

può ribaltare un riferimento

esistenziale.

Fuori posto o a casa.

Immagina un’estate perenne,

- metà dentro e metà fuori l'acqua-

e commuoviti al punto

che una lacrima di gioia

innesca uno tsunami.

 

 

*

L’odore dei figli

 

Oggi le vele hanno preso il largo

(partirono, già dopo il parto).

Sembrerebbero ora aironi

o aquiloni

se non fosse per l’ormeggio,

una specie di cordone

ombelicale.

 

*

Lo scoglio e il coniglio

 

Meglio sarebbe essere uno scoglio.

Uno scoglio o un coniglio.

Restando o fuggendo,

esposti alla paura

o alla rassegnazione,

da fermi o correndo senza meta.

Uno scoglio o un coniglio

sempre stanno ancorati alla terra.

Che sia acqua o sia aria,

chimica o sangue,

dicono entrambi

la tragedia e l'apoteosi

del teatro dei viventi.

 

*

Il vento di Puglia

 

Il vento di Puglia

infila le strade,

pulisce e solleva

consapevolezze.

Nel vento di Puglia 

si celano voci

che placano infine

i moti del mare.

Le barche riportano i

bottini dei padri

in reti e canzoni,

destini e stornelli.

Gli ulivi di Puglia

respirano il sale,

rinforzano il vento e

risvegliano i corpi.

I treni di Puglia

su un solo binario

regalano al nord

i progetti di figli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Non si dovrebbe

 

Qualcosa da fare:

asciugare i lutti!

E per gli assenti,

che sono come morti,

non ascoltare musica,

né leggere poesie,

né fotografare!

 

 

*

Fine della poesia

 

 

Quando i poeti scrivono,

persino il rumore del frigo

li ispira.

Che ora sia congelata

la materia poetica?

 

La frutta matura al sole.

 

*

primavera

 

se fosse la luce rosa

sbucata tra i rami,

se fosse il guizzo di un gatto

o il rapido balzo del cane,

se fosse il futuro

o l'ombra risolta del passato,

se fosse un campo che scorre

al lato del treno,

sarebbe meno spietata quest’aria?

 

 

*

Shhh

 

 

Tempi nuovi - direbbe il profeta.

Gli uccelli lavorano al nido.

I fiori sono in riunione

per l’organigramma della primavera.

E tu taci?

 

Quanto spreco.

 

 

 

*

Haiku senza titolo

 

Solito sole.

Altrove nevicando

sui desideri.

 

 

*

Il nulla e le idee

 

Quando lessi la parola nulla,                                                               

non la pronunciai,

nemmeno col pensiero.

Ne sentii l'eco

e l'eco non è il nulla.

Nel buio vedo cose

e le cose non sono il nulla.

Il nulla scaturisce da altro nulla.

Nel nulla, tutti i nulla.

Capirlo è un'illusione.

Farlo è possibile?

Non ho nulla da fare.

Negarlo non è il nulla.

Forse scrivere nulla

rende l’idea.

Se lo scrivi, è un'idea.

Le idee sono (il) nulla?

 

 

*

Non pioverà

 

 

Nel fruscio, la parola esatta.

Nel vento, la giusta carezza.

Nel verso della cornacchia,

la lacrima risolutiva.

 

Spiare la pianta a distanza,

misurare il cammino della foglia.

 

Se albeggia, non pioverà.

E se piove sarà già notte.

 

 

 

 

 

*

Sul fiume di sera

 

Stranamente,

il fiume era pacato.

Le foglie facevano ombra:

buio nel buio.

C’era nell’aria una dolcezza perplessa 

come una primavera trattenuta.

La solita luna azzardava un gioco:

l’altalena.

 

*

L’orologio

 

 

Leggere negli eventi

un moto non uniforme,

tangente piuttosto al probabile:

osservare la discontinuità.

Lasciare gli scranni dell’imparzialità,

scendere  nella soggettività.

Accordare il battito al tempo ritrovato.

 

 

*

Ho un lago nel cuore

 

Ho un lago nel cuore

largo e profondo

come quando si ascolta il silenzio.

S’increspa di sera         

se le nuvole si specchiano.

Di nuovo placido e chiaro al mattino:

sulle sponde si affacciano ora

alberi e ombre.

E’ un lago che tende a esondare.

E’ per questo che intorno

vi crescono fiori.

 

*

Un filo lunghissimo

 

Sulle pietre di mare,

nelle ombre del canneto,

sulla scia del migratore,

appariva come un filo lunghissimo.

Se pure scompaginasse le vicinanze

oppure tentasse la la direzione del disincanto,

che cosa potrebbe il tempo

sull'accadimento?

 

 

*

Parlare o camminare

 

Del loro essere racchiuse

tra due dolori.

Del loro divampare

tra terra e acqua.

Di come si insinuano

tra una carezza e un pesce,

sguazzando nella musica.

 

Parliamo piuttosto di scientifici

incastri,

o di crepe e inevitabili

esondazioni,

di crolli e spazi vuoti o

liberati.

 

Vogliamo parlare o camminare?

 

 

*

Le sorgenti di Egeria

 

Tra argilla e pozzolana,

la falda si è sfaldata,

l’acqua non s'è acquietata,

la pozza puzza,

l’argilla non si espande.

 

Da secche lontane e mute,

l’ironica Egeria

s'avvinghia a un albero

:

bestiola in amore.

 

 

*

Sapienza

 

 

Due gatti, con sapienza,

aggirano se stessi.

Noncuranza strategica.

 

 

 

 

 

 

*

Origine

 

Dicono sia al lavoro.

Un lavorio, più che un lavoro.

Dovrei cercarlo,

verificare le reciproche evidenze.

Riguardo alle chiarità,

non ci sarebbe nulla da dimostrare.

Riguardo alle torbidità,

non sono intenzionali.

Riguardo alle verità,

infine,

esse affiorano altrove,

insospettabilmente.

 

La sua anima è una conca.

Dall'origine dei tempi,

siamo in fila per immergerci.

 

Oggi, all'alba, l'ho reincontrato.

 

Poco lontano da me,

un insetto sta lottando

per riprendere a volare.

 

 

 

 

 

 

 

*

L’ombrello

 

 

 

Un blues e un ombrello

bastano a vivere.

Se il sole è coperto

e la pioggia minaccia,

il blues si apre,

si chiude,

si usa.

 

 

*

Il sorriso di Anna

 

 

Quando muore un’amica,

tu pensi che tutte le vite

avranno un senso.

Il sorriso: cercarlo, trovarlo.

L’esattezza.

Mai il sole fu più fulgido,

più fina l’aria,

più sonori i passeri.

La stanza di luce,

la strada senza curve,

l’acqua chiara e serena:

questo cerchio di nomi.

 

 

 

 

*

Annaspando

  

Lo sguardo vicino

e l’amo lontano.

Inconsapevole una barca

solca il mare.

Di grazia.

Un’onda porta via.

Il male/mare ha aggredito.

 

 

 

 

*

L’alibi dei matti

 

L’alibi dei matti:

fingono di dormire,

e accordano il sogno con la realtà.

Poi si svegliano cantando!

 

 

 

 

*

Il nome delle cose

 

 

Non date il nome alle cose:

seguitene la traccia, l’odore,

la mutevole luce e la memoria.

Vivete da sconosciuti,

fuggite e riapparite:

cioè, tornate.

 

 

 

*

Pesce volante

 

Non scavo l’anima ma mi rattrista

l'aver dimenticato.

Sugli asfalti corrotti

contavo i tulipani.

Le campane delle chiese

erano avvisi.

Dalla finestra immaginavo cupole.

La poesia era l’alibi

della mia solitudine.

La memoria, l’antidoto

di ogni risveglio.

Nel piegarsi della foglia,

coglievo autoironia e

riflettevo sulla caducità.

E non c’era alcuna colpa.

 

Poi credetti che il Progetto di Vita

coincidesse con l'Ordinario.

Decisi di non cercare

in profondità,

perché siamo solo

lineamenti del nulla.

Piuttosto ubbediamo

alla forza del corpo

e alla sua debolezza:

ogni cosa è infine

molecole e atomi.

Sacre particole.

 

Allora stare in superficie

come un pesce volante.

 

 

 

*

Acquaterra/acquacielo

 

La luna è una lama.
La musica è sospesa
finché la p(i)ena non vi attirerà,
acquaterra/terracielo,
con morte certa.
 

*

Tra la polvere e i colori

 

Il cielo muto

le nuvole prolisse.

Il vento incostante

le foglie resilienti.

Dal fuori al dentro,

tra polvere e colori

il divino

nulla.

 

 

*

Lonely stranger*

 

Devo essere invisbile!

Lungo le strade affollate,

strisciando sulle mani e sui ginocchi,

con gli occhi graffiati,

li vedo bere e mangiare

mentre io chiedo libertà.

Anche io ho sete e fame,

due volte al giorno.

 

Essere straniero, e solo,

è ben oltre il mio debito.

Se sia questa la strada, non so;

la continuo.

Nessuno mi incoraggia,

non farlo neppure tu.

Stai dietro. 

Qualcuno dice: salvati 

con l'elemosina.

Rispondo: dammi un’occhiata

mentre vado via.

 

 

 

* tributo a Eric Clapton: Lonely stranger

*

Il croco

 

Guadagno centimetri

in bellezza

ma mi piove dentro:

non la vedo.

Un croco violaceo

cosa ne sa dell’amore?

 

*

Il tradimento della neve

 

 

Catalizzava una finta innocenza:

la neve apparve

in un’apoteosi di romanticismo.

Ma non fu catartica:

i fuochi si riaccendevano!

Il paradosso della neve.

La sorprendente, silente paralisi

della terra,

i buoni propositi...

e poi il dileguarsi beffarda,

di più: cinica.

 

*

La crepa

 

Io provo vergogna per la morte civile,

piango per l’uomo tramontato a se stesso,

per le sue spoglie sparse come rifiuti.

Io provo vergogna e piango

per l’uomo e per la donna,

per il degrado e lo sterile caos,

per la libertà monca,

per ogni materia accumulata

e poi gettata.

Io provo dolore e m’indigno

per la fine dell’uomo sociale,

per l’uomo inappartenente.

 

Nulla salvo se non la bellezza

nella crepa.

*

Passeggiata

 

La barca rientrava

e noi tramontavamo.

Le parole evaporavano:

espirazioni, al loro posto.

Da qui a lì, pochi metri ancora,

il bagaglio ridotto in coriandoli.

 

In acqua un gabbiano 

rientra con la prole.

 

*

Fantasmi

 

Apparivano con la luna piena

o col mare in tempesta.

Al mattino tornavano latitanti.

Ritornavano nell’ozio,

sull’orlo del vuoto,

nel bel mezzo di un convito.

Leggeri all’arrivo,

ripartivano con bagagli traboccanti.

Puntualmente zelanti,

attaccavano nella calura,

come il solletico.

Nella routine, incogniti,

ma sempre attivi.

 

La sostanza di cui sono fatti

non esiste in natura;

è linfa immateriale.

Se fantasmi, furono buoni.

Agirono da esperti

nel rimettere a posto le cose

eliminando polvere e usura,

sparendo a lavoro finito,

con un fischio leggero

come un mezzo sorriso.

 

*

Stagioni

 

Se sia più poesia

l’ultimo ramo stecchito d’inverno

o la gramigna spuntata anzitempo,

non so.

Le stagioni s’incontrano

ai piedi dell’albero.

Freddo, la linfa che ripete il suo giro,

poco altro ha da fare,

uno che è avvezzo al volere del cielo

e inchiodato alla terra.

 

 

 

 

 

 

*

La storia delle storie

 

Non è la Storia delle Storie,

non è la storia di Natale.

Sembrava Natale,

tanto gravida l'aria.

Piuttosto è la storia 

delle donne abbandonate:

le trovi nelle sale da tè

in cui servono dolori ordinari

in tazze di porcellana fine.

Sono i fili di un ricamo

di stampo maschile.

*

Ciò che avviene

 

Ripenso il tuo sorriso

e lo sguardo irrisolto.

Il tempo ha aggiunto sarcasmo

al nostro dolore piccolo piccolo.

 

*

Piove, e se piovesse per sempre

 

“Piove, e se piovesse per sempre”*

sarebbero le contingenze:

di qui la terra, di là il mare.

Lo sforzo di non lambirsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

citazione da Pierluigi Cappello

 

 

*

Il cieco

 

Una poesia del bisogno:

il sole ha sete.

Una poesia dell’esuberanza:

cantate per me.

Il cielo è una nuvola

che un cieco attraversa:

poesia di speranza.

 

*

haiku

 

in armonia

due cani e la padrona

la palla e il sole

 

 

 

 

 

*

Trasformazione

 

 

Appesa al lembo

labile delle nuvole:

essere come loro

forma e trasformazione.

 

 

 

*

Helianthus annuus

 

Vorrei parlarti dei girasoli.

Della loro ostinazione.

Fieri al mattino,

sorridenti alla notte.

Con un piano preciso.

Esportano gioia

dal basso in alto e fuori.

Aggiungono luce all’imbrunire,

all’alba si liberano.

I girasoli,

ignari di poesia e ogni parola.

I girasoli,

manipolatori della paura.

 

 

*

Osservazione

 

stranieri a se stessi,

con sguardo neutrale,

assistere a come piove

sul senso generale delle cose.

*

Ultimo atto

 

Dietro le finestre 

persone mangiano

in un silenzio buono, 

come sleggendo un libro già letto.

E' sera,

il racconto potrebbe concludersi.

Voglio ipotizzare - tuttavia -

un inspiegabile colpo di scena:

l'avvicinarsi di un'onda anomala.

 

 

 

 

*

La materia universale

 

E dunque rimanere:

il passato è appartenenza.

Nella memoria,

all’origine delle fibre

che ci costituiscono,

ritrovarsi.

E se la materia s'infrangesse

sugli scogli dell’umana

dissimulazione?

 

 

*

Inquadratura

 

La luna ha provato a inquadrarli,

per un attimo sembra rapirli.

In fondo al fiume,

appare una schiuma:

i pensieri taciuti tacciono ancora.

L’istinto si spegne.

Se qualche rivendicazione c’era,

non è più.

È proprio allora

che i gabbiani guadagnano la scena.

 

 

 

 

 

 

*

Il lusso della poesia

 

Emanava lo stesso silenzio 

dei cortili d'estate,

interrotto dalle cicale.

Non preannunciava eventi,

invitava a gustare i dettagli:

il pignolo ripetersi

della fisica delle onde.

Era un flusso.

Che si fosse come sospesi

tra coscienza e desiderio

era materia di psicologia.

Rimanere nel non-tempo del ricordo,

inappartenente,

era il suo specifico.

Avevano avvertito:

nell’otium il probabile,

nel negotium il reale.

 

*

Fisica elementare

 

Siamo accadimenti:

cosa sarà al passaggio dei venti?

Se passaggio non è

ma solo probabilità,

non c'è verso nell’universo,

solo trasformazione:

da un sasso a un'emozione,

da una conchiglia a un bisbiglio.

 

 

 

 

 

*

Il piccione

 

In casa è entrato un piccione.

Muove l’aria ma non vola,

cammina.

Disperazione.

O cos'altro lo spinge

oltre il confine della prudenza?

Fame? Solitudine? 

Non riprende il volo.

In assenza di vento,

osa la più grande incoscienza.

 

 

 

*

in assenza

  

è insieme colore e rumore.

un ricordo:

passa e ripassa.

 

mareamaremareamaremareamaro

ri_definendosi luce e sapore

nel contenitore.

 

 

 

*

Verifica

 

  

La bontà germoglia

dalle secche.

E' un cinguettio,

l'odore di minestra

o l'appartarsi.

Dicono:

il tempo è generoso,

tornerà come un vento delicato

o il rumore di una città lontana:

agirà e non ti turberà.

 

 

 

 

 

 

*

Bene dice il poeta

                                               a Franco Marcoaldi

 

Bene dice il poeta:

cominciate a vivere.

Se l'ha detto, era ispirato,

non disperato.

 

L'azzurro non sempre

preannuncia il sereno.

Non a caso alziamo gli occhi

a un'avvisaglia di pioggia.

 

 

 

 

 

 

*

Poesia d’amore

 

Quest’amore-risacca.

Quest’amore che arranca.

Quest’amore che infrange

un’altra mattina.

Allontanarsi non dalle secche,

né da onde e marosi,

ma dal sonno: si affonda!

 

 

*

Camminando nella città vecchia

 

Passi e gatti

escono dai muri 

con respiri felpati.

Il mare è intonato al cielo.

Il buio, comodo dietro i panni

sciorinati.

Che piova o no,

rimarranno appesi a un filo.

Fuori dai vicoli

ne scopri il riflesso. 

 

 

 

 

 

 

*

In rebus temporalibus

 

 

Ti parlai dal sonno.

Sussurrai che, sì,

eravamo da tempo senza cuore:

avevamo disertato

i luoghi delle rivelazioni.

Di notte, i segni si facevano più chiari:

ombra e luce in proporzione perfetta.

Il fatto che mancassero certezze

invitava a sognare.

I sogni sembravano veri.

Corsi a guardare i moti del cielo.

La luce divampava 

spegnendo il cero del sonno.

Le ombre erano aghi

in sostanza di luce.

Apparve una chiesa sul fiume

e noi l'attraversavammo.

 

 

 ***

 

Dai e dai impari il verso giusto.

Comprendi che vivere

fa rima con stare

e persino con ricordare.

Non le cose, ma tramite le cose.

 

Ricordare o forse immaginare?

Prima sommessamente.

Poi arditamente:

una visione,

un desiderio,

un volo.

E si fa ordine nel caos dell’attendere.

Si dipana il filo trasfigurato

di eventi incombenti.

 

  

 ***

 

Come sia il dopo:

una strada d’acqua,

un ponte sulla tempesta.           

E se fossi tu la tempesta?

La tempesta e insieme il passaggio.

 

Decidere di attraversare il ponte

e sentirsi come galleggiare?

 

 

 

 

 

*

Com’è accaduto#poesiapoeti

 

È accaduto per strada:

ha trovato il riflesso di un fiore,

ha pensato che fosse un regalo

e lo ha preso.

 

 

*

Haiku tagliente

 

 

Pena improvvisa

nel ricordo degli occhi.

Taglio e_sangue.

 

 

*

Primavera

 

 

Crepitano gli ultimi

mucchi di foglie.

Il silenzio certifica la clamorosa

gioia del fiore.

 

 

 

 

 

*

polvere di stelle

 

una bianca espansione

in a_ritmica continuità

di forme e molti spiriti

ignari a se stessi

in giro infinitamente

da era a era

da spazio a spazio

corpuscoli vaganti

e solitari.

 

tu e io

la carne della nostra carne

porzione infinitesima

e straordinaria

(straordinariamente in vita)

dispariamo come luce di stelle,

cadiamo...

per poterci ritrovare?

 

 

 

*

Il dettaglio

 

Vorrei anch’io come il poeta 

davanti alla cascata

osservare i volti di chi va e chi viene

leggeri e gravi

non altro desiderando 

che la luce su un dettaglio

che nessun altro ha visto

né vedrà.

 

 

 

*

Dopotutto

 

 

 

Attendo (a) esperienze

di suono e movimento,

notte, fatica e paura.

Mi aspetto appropriate poesie

da non confondere

col normale struggimento.

 

E qualcosa di vivo - dopotutto -

mentre crollano i sogni

con le cattive abitudini.

 

 

*

Deve essere inverno

 

 

Nessuna parola:

deve essere inverno.

Solo echi, come rughe

leggerissime.

Deve essere inverno, sì,

la normalità.

 

*

Vuoto necessario

 

Mi fu necessario il vuoto

come gli alberi alla poesia.

Mi fu necessario il mare

e la benedizione della pioggia.

 

Non siamo immuni alla bellezza.

Ma quanto rumore,

quanto sangue e quanta grazia 

per essere finalmente vuoti.

 

 

*

Alla poesia

 

Si torna alla poesia

quando i capelli si arrendono.

Si torna alla poesia

della terra e della pioggia,

degli occhi e dei vecchi.

Si torna alla poesia

delle madri e dei figli,

a una sola parola viva.

Si torna alla poesia

per rimanerci, ma ignari,

come prima di nascere.

 

 

*

Marcella

 

Torno a Marcella,

ai suoi occhi di cielo

sotto il cielo della sua nuova casa.

La casa dei petali d'argento.

Un petalo-bambina

tra spifferi e tendine

in mezzo a bambini 

aggrappati alla vita

come all’unica superstite

fotografia.

Squisita la cena, dice Marcella

ma poi...

forse confondo le cose con le case?

 

*

colpa

  

la poesia è una colpa?

o piuttosto utilità,

miracolo addirittura

                   come il sole o il mare 

puoi stare altrove

oppure fermarti lì 

 

 

 

 

 

*

Fuga

 

Razza umana: assente.

O sfasata per pochi istanti,

mimetizzata con le parole.

Alla poesia preferisce la pioggia,

spreca la notte,

teme l'alba,

è in fuga.

Pietra d’inciampo a se stessa.

 

 

 

*

Tre_mare

 

Il mare chiamò

e non rispondemmo:

la terra non resse,

il cielo si arrese.

Attendemmo.

 

Con pallidi battiti,

i cuori smagliati,

ritrovammo il bandolo:

a ridosso, un ulivo fiorito_

 

 

 

 

*

Noi alberi

 

Non so se manchi

ritmo, gioia o profondità.

Il rumore delle foglie

il calore del sangue

o l’affondo nel presente.

 

So che l’albero ubbidisce

alla legge del seme.

Non dubita, non sceglie.

Assorbe certezze terrene

e le restituisce verdi.

 

 

 

 

*

Vanità

 

 

Non servono specchi

per riflettere.

La consapevolezza

è un'allegra ruga.

 

 

*

Al dunque

 

Lontana dalla poesia

perché più vicina

è la realtà.

Non una poetica parola

per necessario e vero.

Il rovescio del rovescio

della medaglia è vivere.

Ma se la vita corre,

io aspetto la seconda occasione.

A domanda risponderò:

raccolgo acqua nuova

nella botte nuova.

 

 

 

 

 

 

*

La luce di settembre (rivista)

 

  

La cogli tra attenzione e distrazione.
Un brillio veloce
un avviso fugace
un’idea balzata in testa.
Al mattino si sparge:

“Il futuro non è un campo incolto”.

E si accinge all’orto.

Intona un canto

che risuona - invero - dentro se stesso.

Sussurra:

“L’aria è colma di imminenza”.

Poi s’eclissa.

Settembre impermanente,

la sua luce svanisce.

Lascia la sensualità

delle mele e dell'uva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il carrello

 

 

Ho rivisto la donna strabica.

Spingeva il suo carrello

con l’azzurro degli occhi.

Guardava oltre l’incrocio

seguendo una vaghezza

o forse il filo di un suono

che si perdeva nella città.

Avevo sassolini nella mente

e respiravo con tempo squadrato.

Così è passata:

una pagina di musica

senza il coro.

 

 

*

da uno scoglio a un albero

 

 

Guardate le rotte dei migratori.

Da uno scoglio a un albero,

dall’incertezza alla paura,

dal bisogno al desiderio.

Il fremito di lasciare la terra,

poi il respiro del mare.

Se oggi l’aria è salata

e ieri era pregna di terra,

la medesima luna sorgerà

da uno spiraglio del futuro.

 

 

 

 

*

Il sonno dei giusti

 

 

Sfidano aquile e rondini,

vincenti scommettono

sul mattino.

A sera, stridii.

Il volo, la tenuta, la discesa

gli indecifrabili fischi.

 

Il fiume trascorre sotto di loro.

*

E che, l’ineluttabile?

 

 

E che, l’ineluttabile?

I cinguettii e i rantoli dei superstiti:

poi, come per pudore,

si acquietano nel lungo silenzio.

Gli scomparsi, ritrovati

sotto gli ulivi, coi sogni sbranati

dal cinico sole.

E che, le vite hanno sindacati?

E il frinire delle cicale,

appena fuori dall’urlo del buio?

L'erbaccia dilaga: una coperta pietosa

affinché nulla si dica del nulla.

Le trattative con l’abile mercante del destino

avvengono sulla tratta

dei treni che viaggiano lenti.

Ora smettete la musica.

 

*

Omaggio al poeta in tempo di guerra

  

Parole e cadaveri

Sordida realtà.

Sordi poeti.

 

E come potevamo noi cantare?

 

 

*

Borges ha detto

 

 

 

Borges afferma: quella donna

mi fa male in tutto il corpo.

Offro la mia sconfitta

in cambio d’amore.

Offro fantasmi e ricordi

in cambio di verità dubbie.

 

Borges non parla di miti,

non di una ferita nell’io.

Dice: non serviranno erudizione,

nuove abitudini

dalla notte dei tempi.

Dice: la luna piena,

mentre vuoi chiudere gli occhi.

 

 

 

*

Un testo peraltro perfetto



Passeggiare con te è così:

le nuvole sono refusi

in un testo peraltro perfetto.

Le condivise certezze, però,

non ci difenderanno

dal sole e dalla pioggia.

L'ignoto ci medicherà?

Osserviamo la gratitudine,

non dalla giusta angolazione.

La tua concretezza:

un catalogo di disillusioni 

e fenomeni.

La mia: un romanzo 

di formazione in formazione

 

*

La dimostrazione

 

 

Non ci tiene lontani lo iato

tra passato e futuro 

ma il coraggio che non abbiamo 

nel dimostrare il teorema dell’incastro:

le nostre malattie identiche,

l’essere combacianti.

Così monchi attraversiamo la vita

cercandoci nei libri,

interrogandoci,

abbinando significati inediti

a parole evocative

come musica, mare, vento, foglie.

 

 

 

*

Archeologia

 

 

Il tempio precipita nel verde.

Noi, scontornati da un azzurro totale,

ci stagliamo giganteschi e ostinati

come l’albero di fico.

Il nostro presente legato

alla valle, a chi l’ha levigata,

nelle ere geologiche...

I vasi con fiori e le nostre anime, 

ubriache di bellezza,

si sganciano infine

da ogni appartenenza.

*

Plagio

 

Tutto intorno è solamente pioggia

e Francia

(sprofondati nel buio di un accordo),

il futuro è un’astronave

che gira il compasso del mondo.

Tira vento e normalmente

si amano i gatti,

si mangiano gelati.

Qualcuno bestemmia alla luna.

Quando è inverno, 

si indossano i guanti senza dita.

Ma poi, di quali apelli ci si può fidare?

E la musica acquarellata?

 

 

 

 

*

Segni dei tempi

 

 

Le gerbere sfiorite...

Correvo, tenendo a mente

l’immanenza di ogni attimo.

Ma inavvertitamente sono andata oltre.

 

*

Esame di coscienza

 

 

La vita spirituale

è ridotta ai minimi termini.

Scabra, come un torsolo di mela.

L'ho addentata in tempi ruggenti,

ne ricordo il sapore e la fragranza.

Dal residuo pare escano zuccheri,

molecole nuove.

Una rinascita, in armonia

con la fotosintesi?

Seguirne il movimento.

Non sarà illusione, spero,

quest’aria senza annunci di croci.

Sa di terra, di cose umane.

 

 

*

Tramonto

 

Un’ombra geometrica 

taglia in due il giorno.

 

E' stato un giorno bello e caldo,

stanotte m’imbacuccherò.

 

 

*

Non come Matisse

 

Aggiungo altri fiori

al mazzo artificiale.

Il viola col giallo,

l’arancio con l’azzurro.

Il rosso, il fucsia.

Colori e presenze:

una folla.

Tessuti tende tappeti:

li lascerei fermi,

non come Matisse con la sua danza.

 

 

*

L’origine

 

 

(Nella notte forziamo

il non-so del cielo

ma infine cediamo

alle consolazioni).

 

Scommettere sul sogno.

Isolare la memoria.

 

(Ogni fiume conosce l’origine

ma va al mare.)

 

 

 

 

*

Per

 

Per il sole.  

Per il bene.

Per le assenze.

Per il verde.

Per un dolore sordo.

Perché non ho parole per dire

ti amo.

 

*

Donne e bambini, e voci tra i veli

 

 

Donne e voci tra i veli

e bimbi dietro la palla,

trilli di cellulari.

Lunghe vesti,  

passi fruscianti

occhi e premure

di madri.

Accanto sfiorandosi,

sorriso di sorelle

speziate nel dolce

assoluto sole

comune.

 

 

 

*

Allo scadere dei trent’anni

 

I

 

Allo scadere dei trent’anni,

dalla penombra ti consegnerò

una lunga lettera

come quando nel sogno

si cerca di gridare e la voce non esce.

E’ probabile che questa mia

ti troverà in un dormiveglia

dal quale soltanto ti scuoterà

il lento frusciare dei fogli.

I segni andranno a posto

quasi per attrazione,

come l’ultima tessera di un puzzle.

 

II

 

Per quanto sfuocato sia il finale,

non sarà il tempo ma la luce

a concludere.

Bisognerà mettersi di lato,

cogliere il barbaglio di un particolare

laddove la forma totale non appare,

scommettere sulla promessa,

indovinare il punto di vista.

 

III

 

Seguirà una tua risposta.

Immagino il tono: sarà autorevole.

Nessuno di noi potrà dire: rimpiango.

Trent’anni annichiliscono,

raramente risuscitano.  

Mi è parso – o mi parrà? –

di vedere un guizzo nell’occhio destro.

La palpebra ti dava un’aria bonaria,

un’espressione un po’ dimessa.

Ora ti dona un’aria bizzarra

ma non emana confidenza.

Averlo saputo prima, il finale,

non saremmo qui ad argomentare sulla cenere,

coi vetri appannati e i panni troppo umidi

per questa stagione.

 

 

 

*

il camminante

 

 

gli occhi ai piedi:

camminare e guardare.

 

                                            (sfonda il buio, prende appunti.

                                             talvolta se ne sta

                                             sulla punta di un ramo)

                                             

ha taciuto la parola 

scaturita dalla notte.

ha spostato lo sguardo.

 

                                            (chi ha detto che il poeta soffre?

                                              soffre più a dire che a camminare.)

 

 

 

*

Lady Greensleeves

 

Spendevamo il tempo in_canti.

Imparavamo dai nostri inciampi.

Gli orologi servivano

soltanto per essere svegli.

Eravamo nelle cose.

Le manicheverdi celavano ambizioni

e stralci di illusioni.

La legge non ammetteva

interpretazioni.

 

Avremmo dato -  e demmo -

la nostra testa in corpo e spirito:

ma più potente di un amante

fu la morte.

 

 

*

un riflesso di haiku

 

 

esce una luce

dalla buia pozzanghera

riflettendovici

 

 

 

*

La grotta

 

 

Non ti fermerei

nel gomitolo delle parole.

Sconfineresti,

vapore tra le nuvole.

Sussurreresti al filo d’erba

il segreto intermittente della gioia.

Non saresti lo screzio della poesia

né il rintocco dell’assenza,

saresti come un canto nella grotta.

 

 

 

*

haiku del pomeriggio

 

 

nulla si muove

tranne il sole: una spada

dal vetro al ventre

 

 

 

*

essere poeta#SaveAshrafFayadh

 

se ci avessi saputo fare,

avrei fatto;

pensare, avrei pensato;

dipingere, avrei dipinto;

invece dico

ciò che non si sa:

essere.

sulla mia voce strozzata la vostra

ombra risuona (il non-essere).

e ancora dico

quanto bella

è l'innocenza.                 

 

 

 

*

now

 

tempo è

coscienza di gioia:

non sempre.

 

 

*

Capodanno

 

Ritornare alle pietre,

alle case serrate.

(Il vento gonfia le acque).

                                      Della costa riporto a casa

l’orlo. Il parto. 

(In verità si parte.

E giù pioggia).

 

                      Non si avverte più l’odore

del mare.

 

(E questo silenzio solidificato)?

 

Altrove l’anno è cambiato già.

 

Il domani è un appello.

 

 

*

natività

 

 

dormiremo su giacigli di paglia,

torneremo a sentire

il sapore del pane.

aspetteremo nella penombra 

gli indizi del risveglio.

faremo memoria.

 

e ora spogliati,

voglio vedere le vene aggrinzirsi

e farsi violaceo il sangue

nel parto.

 

 

 

 

 

*

Voi siete qui

 

 

una sorta di male si espande,

si annida nella logica 

e nella paura. 

 

infrange i limiti della salute

ma alleggerisce l'anima:

il divenire.

 

 

*

Ode all’ascolto

 

 

E’ tempo di ascolto. 

Oppure di cammino.

A un respiro intenso

risponderebbe l'affondo del piede.

 

Così, insensibilmente,

crescono gli alberi.

Forse camminano.

 

 

*

Le Langhe

 

Si procede a passo d’uomo.

Nella cascina scoppietta l’alloro.

Sui muri rimbalzano vibrazioni

da antichi suoni.

Si confida nell’immanente.

 

*

haiku della speranza

 

a passo d'uomo

nella nebbia stanando

un rosa pallido

 

 

 

 

 

*

Via Appia

  

 

Si fa dritta la strada,

chiara la prospettiva.

Il sole dirada la nebbia

sui profili di pini e cipressi.

E' sereno.

I passi misurano i giorni,

le basole i morsi del tempo

con solchi, levigature.                                           

Rimane il rosa del cielo

sotto l'ombra delle torri:

un avviso che attende.

Dev’essere questa

la via che conduce al mare.

 

 

*

vetro

 

oltrepassare il vetro

per approdare a mezze verità

 

poi ancora fluttuare

nella nuvola delle possibilità

 

indagare la rara materia

dello stupore

 

ritornare al reale

sapendo di non sapere

 

provando a scostare

la tenda del pensiero_

 

 

*

haiku caduco

 

 

d’autunno l’albero

spaginato: un taccuino

già completato

 

 

 

 

 

 

*

camminare

 

urge nuova epifania

dell’ordinario.

è mattina, 

ci illuse la parola,

il camminare ci è dolce.

 

 

 

 

*

lana

 

 

cielo giallo:

l’inverno partorisce.

captando le doglie 

in ogni avviso,

la grande assente chiamiamola

lana o tenerezza.

 

 

 

*

la pioggia prima che cada

 

la pioggia non tarderà

e sarà come se l'estate non sia accaduta.

i sogni, la consolazione della musica:

rinunciare ci sembrerà appropriato.

gli amici, le abitudini,

certi inafferrabili discorsi sul tempo

- se sia fatto di materia o di soffio -

non basteranno a indovinare

l'imminente natura del buio.

 

peraltro, resteranno certezze:

il sole, le persone, le emozioni,

l'esserne catturati.

 

 

*

Primo ottobre

 

 

M’interrogo sul sorriso

esausto del cielo:

a volte sembra dormire,

a volte meditare.

 

D’improvviso, lo scroscio.

Pare dica: ci sono, ci sei?

E noi, con ombrelli grigi,

filtriamo il suo grigio.

 

Finché un nuovo abbaglio

un rumore, un amore  

ci farà alzare le braccia

in una preghiera blasfema.

 

 

 

*

Definizione del reale

 

Strati su strati su cui gli umani

battono i piedi

in una taranta ansiogena.

E se il reale non avesse voce?

Certe mattine, allora,

mi attacco ai rumori.

Il respiro, la sveglia del vicino,

e una cosa astratta: la musica.

Se tacesse la musica,

esisterebbe il reale?

 

 

*

L’estremo baluardo

 

Una lumaca dopo la pioggia.

L’ambizione del vento.

L’orizzonte che curva.

Quattro voci a cappella.

Gustare l’autunno.

La fuga.

La duna più alta.

La prossima illusione.

Ogni specie di albero.

La mente indebolita.

I bambini.

L’equinozio.

La relatività.

I cortili

e chi li abita.

 

Estremo baluardo: la bellezza.

 

 

 

*

Il gigantesco fiato della poesia

 

 

Ho occhi per vedere,

orecchi per udire.

Le rime m’innervosiscono,

il mio ego si è perso allo specchio,

non spiattello i dolori,

non urlo alla luna,

agli abbagli non cedo.

 

Un sommesso rumore dal mondo:

i morti riversi, l’ignoto

sparire in un albero.

 

 

*

Praga è un ragno acquatico

  

Io non so se le statue,

i mendicanti fieri,

la lingua in cui inceppi,

gli specchi.

Cosa osservi, staniero?

Forse l'ombra dei cimiteri,

i fregi art nouveau,

le donne?

Dietro al bancone della taverna

pensi al fiume o al gelo che verrà?

Ti assale la nostalgia per Jan Huss ?

Oggi non c'è messa: tu dove andrai?

Non so se  Ginger* trascinò Fred*

nell’alchimia dei ponti:

ora si abbracciano,

ora si respingono.

Se siano le marionette

o la figura di Mozart 

a predare i turisti come ragni.

Poco ho capito,

stregata anch’io.

 

 

* Ginger e Fred, o Casa Danzante: così sono denominati due edifici di Praga, ad opera degli architetti Vlado Milunic e Frank Gerhy.

 

*

Nuvole

 

C'è un modo di essere nuvole

e di non-esserlo, insieme. 

Esposte, eppure

pronte a sparire.

Veloci, leggere

o cariche come pensieri,

il breve esistere

- l'apparire e poi il fuggire -

mi assomiglia.

 

 

*

Tornado

 

E’ rimasta una nuvola grigia

tra i palazzi dove la tromba

tra torme d’oscuri

panni squassati

ci ha lasciato.

Dilegua la tempesta,

con svolazzi d’ovatta:

di nuovo bonaccia.

Una fresca corrente,

poi cattura lo sguardo

la pigra distesa di acque.

Sento che dietro guaisce

un lamento di bestia:

l’estrema richiesta.

 

 

*

Chiedo scusa

 

Chiedo scusa alla poesia 

perché ne ho perse le tracce.

Chiedo scusa al vento 

per non averlo invocato.

Chiedo scusa al mare

per non stargli vicino.

Chiedo scusa alla terra 

per non averla né riconosciuta

né disconosciuta.

Chiedo scusa alla notte
quando cadevano le stelle.

Chiedo scusa alla realtà
se ho annullato i ricordi.
Chiedo scusa ai ricordi

perché li ho solo dimenticati.

 

 

 

 

 

*

Mutazione

 

La casa resta piccola

ma gli spazi si espandono

contro ogni legge fisica.

Qui da me vive l’immaginazione

e si gode del mare

come fosse a due passi.

Lungo la strada si respira l’immenso,

ogni prigione si schianta.

C’è un grande silenzio

dentro l’eco di questa mutazione.

La casa resta piccola

ma i venti l’attraversano

come fosse mare aperto.

 

 

 

*

Pessoa

 

Pessoa (o uno dei suoi eteronimi)

sostiene che siamo cicale e mosche:

anche noi passiamo l’estate

lontani dalla filosofia.

Sostiene Pessoa (o uno dei suoi eteronimi),

che, nella pioggia o nel vento,

la sossego sussurra il nome dei morti.

Pessoa (o uno dei suoi eteronimi)

dice se tra l'origine e l'ignoto

c'è la voce del mare?

 

 

 

*

canicola

 

la dinamica del ventilatore:

le pale ventilano il futuro,

le occasioni da cogliere al volo

nel gorgo di ciò che è tramontato.

 

 

 

 

 

*

Estate romana

 

 

L’incendio del cielo

percuote l’ora.

Densi fiati s’alzano.

Balenano fate morgane. 

In via del Sudario,

una donna si copre col velo.

Dai sampietrini al fiume,

traversare il deserto

verso l’esilio.

 

 

*

la morte del poeta

                                                        a Pietro Menditto, 29 giugno 2015 

 

 

Il fiato caldo dei fiori

sui morti di oggi...

Ma non sono cessati,

restano al sole.

Altri fiori si aggiungono.

 

Un uccello migratore

lascia segni di pagine.

Le nubi si spostano:

il poeta si consegna.

 

 

 

*

je suis tunisienne

 

molti partirono,

qualcuno parte ora,

altri partiranno:

è un mestruo.

la luna nasconde l’angoscia

della sua faccia.

 

 

 

 

 

 

*

l’ozio

  

minimi spostamenti d’aria

nel fermo-immagine:

sfogliare pagine, in onesta

pomeridiana

latitanza.

 

alternare il non-sapere

al voler non-sapere:

è questo l’ozio.

 

*

autoritratto

 

Fuggo dal mare 

per bagnare l’anima.

 

 Mi asciugo col telo indiano

che mi ha venduto un Uomo.

 

 

*

Solstizio

 

Vegliare nel giorno più lungo,

dormire nella notte più corta:

sia così la mia vita.

No no e sì sì, come ha detto

qualcuno che parlava oscuro

e vedeva chiaro.

 

 

 

*

La pianta grassa

 

Ha preso tutta l’acqua

degli ultimi sei anni

- dice Marcella -.

e mostra i fiori

sfacciatamente rosa

con le spine puntate a est 

(speranza?)

nel deserto del palazzo.

 

Un gelsomino s’infila

nel muro sbrecciato.

 

 

 

*

Natura/cultura

 

 

Preferisco il respiro.

Ma mi insidia un libro

lasciato a metà.

 

 

 

 

*

Aneddoto

 

 

Un giovane timido

cerca una luna diafana:

Ne trova una sanguigna.

Quale spreco, di notte!

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Gratta-capo

 

Ogni cosa ha il suo posto,

il cuculo nel nido

il figlio con la madre.

 

Anch’io nel mio guscio

:

(unghie di gatto grattano

.

O forse è un cammello.)

 

*

Tempo di maggio

 

Bianco mattino,

sciancato di idee,

amaro di slanci.

Pagina vuota,

sottodimensionata.

Lavorìo di materia,

non-riposo.

Il vento è un graffio.

Porterà un eccesso di azzurro.

 

*

Visto dai bambini

        

                                                                      ispirato al film "I bambini sanno" di Valter Veltroni

 

Un grande lago,

quasi una bocca

spalancata.

E due occhi ripieni di verde:

così vedono Dio.

I bambini.

La schiuma del mare,

brivido improvviso

come uno schiaffo.

E ancora:

un sorso mentre corri.

 

 

 

 

 

 

 

*

L’uccello di ferro

 

Molti cieli sono azzurri,

molte rocce sono madri.

Posso chiederti chi ami,

pilota?

Quale è la distanza

dall'unità di misura del tuo vuoto? 

Punti, colori, pezzi di puzzle...

Cosa vedono davvero i tuoi occhi?

Alle tue spalle chi c'era?

Puoi dirlo, pilota?

 

 

 

 

* sul disastro Germanwings, 24 marzo 2015

*

acconsentendo

 

 

il fiume scorre,

i piedi sono immersi,

chi doveva parlare ha parlato:

tanto basta.

 

è muto il volo delle civette

a confronto coi gabbiani.

                                                   (iniziare con un non

                                                   e finire acconsentendo.)

 

 

*

Composizione

 

Ho sistemato il tulipano viola

tra la rosa e il girasole:

è completo lo spettro dei colori.

Manca solo la perfezione.

 

 

*

Eraclito e gli epigoni

 

Ho amato le sorgenti

più di ogni altra cosa.

Fiumi sono passati,

ma talvolta ero distratta.

Mai è stato così così bello

questo fiume:

la fresca rotondità dei sassi,

una carezza (in)eterna

 

Nulla cambia, eccetto me.

Dunque tutto accade dentro.

Intravedo una grande spianata

da qui al grande delta.

*

La forma degli alberi

 

C’è un momento

- alla fine dell’inverno -

in cui stanno in un gesto essenziale,

intirizziti,

privi di orpelli.

Gli uccelli non vi si accomodano.

Il cielo è pietoso.

Ma a breve il legno

si ammorbidirà,

spunterà un frutto molle tra i solchi.

 

Nessuno pensi che sono impreparati alla vita,

né che provino vergogna.

In loro è già amore.

Si protenderanno all’esterno,

impudichi,

come vecchie signore ancora pregne

di dolce desiderio.

 

*

happiness

 

fino all’ultima propaggine dell’istinto,

cantarono.

poi,

sazi di luce,

deposero suoni e ali

in caldi cantucci.

 

ora incontrano il dolore:

uno screzio nel buio.

ma il sole li trafigge,

respirano.

*

Mia nonna è vissuta cent’anni

 

Mia nonna è vissuta cent’anni,

con le mani ha contato lane e giorni.

Mia nonna è partita in un cielo di latte,

col vestito elegante e una rosa sul petto.

Mia nonna mangiava pane e latte.

Aveva dei nodi alle mani

e lavorava, lavorava anche coi nodi.

Mia nonna parlava.

Parlava e taceva.

Taceva e sapeva.

E gli altri, li faceva parlare.

Sentiva il telegiornale.

Ogni tanto scuoteva la testa

e la maglia, trovava l’errore

ma non disfaceva il lavoro

e non spegneva il televisore.

Mia nonna dormiva.

Dormiva e vegliava.

L’ho vista dormire

persino mentre faceva la maglia.

Finché se n’è andata

pregando di aprire le porte

e chiamando Maria,

che era la figlia, o forse la madre,

e la chiamava santa.

*

Piccolo poema del silenzio

                                                                                                                               a una violinista scomparsa

 

 

La musica? Un silenzio che trabocca

dall'orecchio assoluto. 

Udire? Immaginare.

La materia? Fusione di silenzio e realtà.

Il reale? Ciò che non si può dire.

 

Tutto è stato già detto e

la vita procede anche senza di noi.

All’invisibile risponde l’inudibile.

La musica non pensa.

Il silenzio è un violino.

 

*

Il probabile

 

Ignari di essere l'universo,

cerchiamo l’immagine di noi stessi

alla finestra del dubbio.

Il reale accade

ma noi narriamo solo il probabile.

 

 

 

 

*

Fisica per non adepti

 

Non altro che bellezza

nello spazio che curva e rallenta.

Ma qui - nel tempo -

si deve nascere e rinascere!

 

 

 

 

 

 

*

La visuale

 

Ricominciare dalla luna. 

Rimanere nell’alone

della sua visuale:

le montagne appianate,

i tetti spalmati,

il mare senza profondità.

 

Piccolo uomo che guarda in su.

 

*

la crepa

 

della neve mi appartiene la lentezza, 

ma di più lo scivolare via 

lasciando pulito 
ma qualche nuova crepa.

*

nascostamente

 

natale coglie acerbi gli alberi

nelle viscere della terra.

le radici scomparse.

 

ma ecco origina dalla parola

un dipanarsi della memoria

che approda infine a un oblio pago.

 

ma nulla si vede.

nascostamente avvengono 

cose giuste e cose antiche.

 

 

 

*

haiku definitivo

 

tra nero e bianco

nello spicchio di luna

l'ultimo uomo

*

le parole scomparse

 

spogliate di orpelli

infine sono tornate

con in testa un cappello di fate

 

hanno sognato

voli innocenti

hanno cantato

i suoni rimasti:

 

gomitoli dentro una scatola

*

i tulipani

 

tornare a sorprendersi

dei tulipani

coi capi chini,

quasi oranti_

gioire della loro vita schiva

del loro sonno

semplice 

     

*

quello spogliarsi di foglie

 

quello spogliarsi di foglie 

 

coi medesimi ritmi

(o poco dopo)

rincorrendo_si

piano

in un cerchio più ampio

- il tempo proprio delle cose -

 

immaginando anche un altrove

o forse l’origine

(del distacco)

 

nel frattempo

lo sguardo posato

dolcemente

sulle miserie dei corpi

 

 

*

il gancio

 

lancio un amo al cielo:

è ora che il cielo si accorga

della fatica di uomini e bestie,

e dall'acque sollevi agitatori

di stelle: i perturbatori

 

 

*

spreco

 

la speranza non è persa

di raccogliere fiato

laddove l’aria manca 

 

sottile vibrazione,

fremito di un’agonia:

spreco di vita

 

*

ex-post

 

di come non-saremo

non immagino nulla 

e, sì, lo temo.

d’altro non mi compiaccio

allora

che del non sapere

 

*

Cosa poté infine la pioggia

 

Cosa può la pioggia?

Le vene sono secche,

le crepe sono aperte,

ma non ci sono lacrime.

Poi arriva l'illusione.

 

*

Euridice/Alina 1

"È questa la zona in cui mi muovo quando sono alla ricerca di una risposta - nella mia vita, nella mia musica, nel mio lavoro, nei miei momenti più bui. Ho la sensazione che tutto il resto all'infuori di questo non abbia significato... Resto qui da solo... con il silenzio".

Arvo Pärt

 

 

Sei morto mille volte

ma non persempre.

Torni dal centro della notte,

porgendo mani armoniose

a un suono verde di cetra.

Ma ecco dispari,

muti aspetto, sei ombra,

vivo ancora ti volti

alla mia voce rarefatta.

Anche io canto,

pur morta,

e m’incanto.

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=pwZMzT1kpU4

*

P(i)ena di luna

 

 

La luna!                          

Rieccola, (ri)velata.

Le ho chiesto: sei sola?

Mi ha detto:

Spaccata e non basta

la mia luce a metà.

La mèta è oltremare.

*

Il grande buio

 

La notte chiede complicità.

Il grande buio prima di nascere,

chi lo ricorda?

Eppure lì che facciamo pace

col giorno.

 

 

*

waiting for

 

giorni innaffiati

notti spolverate_

aspettando godot...

 

la casa è linda

gi armadi aperti

ecco: (ri)appare! 

 

la sua testa è quadrata

o forse è un cappello?

 

 

*

Il vaso

 

Uan rosa di stoffa e una vera

sono insieme finite nel vaso.

Azzardo: tra vero e falso 

la bellezza con_tiene.

*

L’anello

  

C’è un albero secolare

dove passo, di tanto in tanto.

Le radici hanno sfondato la terra

e, come un anello,

si sono ricongiunte al tronco.

Lì si è accucciata la luce.

Così anch'io mi abbandono al reale.

 

*

deserto

 

non cerco parole

nelle secche del giorno

 -

sarebbero sabbia,

un colpo di tosse

 -

di sera, nella brezza,

ci sono granelli

 

 

*

La bambola settembrina

 

Sa di buono settembre,

sembianza del reale.

Il passo si fa più umano, 

i gesti sono ripensamento,

memoria, ringraziamento.

La bambola, a settembre,

non vive inutilmente.

Qualcuno la ritrova,

la mette nel cerchio.

 

*

Adriatico 2

 

Vorrai tornare ai tuoi scogli,

uno a uno.

La memoria rimane in circolo,

come un veleno

ma necessario.

Non possiamo dirci immuni.

Con le àncore ai piedi,

pietrificati,

ci eroderà lo stesso mare.

 

 

 

 

*

Adriatico 1

 

Stesso mare, stesso sud.

Ma il vento è da nord,

fa creste corte, bizzose

di un verde con intenzione viola.

Come un ruggito.

Convincersi che tutto è finzione?

Perché?

Che il finale sia tragico 

nessuno lo ha sentito.

*

Agosto

 

Quest’aria che scava, 

arrotondando.

Questa voce estenuata.

Queste ombre lunghe di uccelli

come crepe nella luce.

Dalla terra sembra di sentire

i morti.

Un tranquillo controcanto.

Un drago che approda, infine.

*

Lulworth cove*

 

Nella baia, una grotta.

Nella grotta, una bambola 

e un ciuffo di fiori.

La lapide dice: Sue è qui

e Adie, devoto,

ha adagiato nel vento

le sue ceneri verdi e blu.

Come una virgola nel mare,

ai gabbiani giungerà notizia,

nel loro liquido volo.

 

 

* p.s. Azzardo, da principiante, una traduzione in inglese. Si accettano correzioni.

 

In the bay, a cave.

In the cave, a doll

and a wisp of flowers.

The tombstone says: Sue is there

and Adie, devoted,

has placed in the wind

the ashes blue and green.

Like a comma in the sea,

to the seagulls the news will arrive

in their liquid flight.

 

***

 

 

 

*

di passaggio qui

 

 

vi lascio i miei fiori stremati

e le (im)potenti musiche

 

vegliate

sull’ardore dell’essere

anche voi di passaggio.

 

 

*

Dove vanno le rondini

 

Quando partono i figli,

un amniotico silenzio

ne protegge le rotte,

dalla forma del volo

si vedranno le tappe.

 

L’acqua rompe le nuvole:

nascerà un altro viaggio.

 

 

*

La pelle non ricorda

 a Cristiana Fischer

 

 

La bestia dorme.

Nessuno ne sospetta la passione,

piuttosto la sua lungimiranza

accanto alla noia.

Come fosse un rumore fondo

o la buccia di un frutto.

Molti gli passeggiano accanto

nelle ore del suo sonno.

Lo sfiorano.

Ma nemmeno la pelle ricorda.

Se la luce lo sovrasta

qulacosa tremola

poi si inabissa di nuovo.

 

 

 

 

*

Il dubbio di Desdemona

 

Il mare era ossessione -

la sabbia sul comò è allucinazione?

Se poi la notte penso non sia vero,

il mattino è rivelatore:

hai detto buongiorno ma io non c’ero.

*

Dimostrazione del teorema

 

La precisa direzione

è tra ciò che finisce

e ciò che non comincia.

Prendi la luce.

Non si ferma sul nostro lenzuolo

ma è nelle pieghe.

 

 

*

di fiori. a S.

 

di fronte all’uomo che muore,

si tace.

persino i fiori chinano il capo.

 

proprio accanto, da un parto,

è ora nata una rosa.

 

l’aria è febbrile di fiori, di pianti:

chi vede - tra i morti - la rosa ?

 

*

la cognizione del dolore

  

sotto una pioggia leggera,

come un volteggio di stoffe,

si apre il mattino:

non credo che sia speranza.

da giorni un corvo

ritorna sullo stesso tetto.

*

poeti e poesia

 

tutto questo scrutare, 

indagare:

non c'é presa sull’asfalto bagnato.

 

il filo che cuce, chi può udirlo?

*

lattescente

 

rari voli d’uccelli_

nidi sparsi,

foglie perse.

 

e le figlie? le stelle?

 

una luna abnorme

lattescente

illumina i visi

resi piccoli

da un mistero

o da un presentimento.

 

*

a-canto

 

la musica si apre e si chiude

con la luce

mi raggiunge non cercata_

ma io fuggo

verso l’a-canto di un denso silenzio

 

un respiro appena appena

*

in necessaria trasformazione

 

è cosa buona la chimica

di questi mondi nascenti e morenti,

in necessaria trasformazione.

 

ma dov’è finito il vento? 

la contromossa

verrà forse dal nulla?

 

 

 

 

*

approssimazioni

 

giallo è il tulipano

cresciuto a giugno.

                              (il ragazzo studia e suda).

 

                                           (panni arricciati

                                            tra la tenda e il vuoto)

 

            (le figlie-farfalle ammarate

             su spiagge verdi)

      

le cicale cantano poco,

era la prova generale.

c'è un’ombra buona nella dissolvenza:

 

la parola vero.

 

 

*

idrapoeL

 

Potrei dirti dell’ultimo raggio 

tra le piante.

Dell’energia di un neonato.

Del silenzio che spinge fuori la musica.

Lo senti il grido?

Che non sia la parola

infinito?

 

Impronunciabile,

dietro la siepe.

*

il triangolo

 

- sono felice -

dice il mare al cielo

- io aspetto -

dice l’uomo di passaggio,

- dammene altre -

e conta le pietre

e le sue lacrime

piene di luce.

*

dialogo

 

tu

innaffi il tuo silenzio

io

vedo il mare verde

prigioniero delle parole

 

ed entrambi ci pensiamo muti.

 

 

*

beati voi poeti

 

beati voi poeti

che non avete parole

né silenzi_

rimanete in grazia 

e con gioia

in vita inspiegabilmente

vi perdete la morte.

 

*

haiku dell’identità

 

cade sul foglio 

l'ombra, ma non rimane

scrivere meno

*

di fiori - le mandanti -

 

 

di fiori è facile

parlare. si fanno guardare.

di fiori è facile parlare

più che di uomini e di amori

e anche più che di morte

benché i fiori siano

polvere,

fango,

putrefazione,

se pure sembrino

vita,

bellezza

e quache volta amore.

 

di fiori è facile parlare 

perché ascoltano.

ma sappi che non ubbidiscono

alle stelle

- le mandanti -

 

*

il gabbiano serotino

 

lo scoppio del grido serale_

al mattino, dei grandiosi indizi,

la pantomima.

 

*

Nei dintorni dei dintorni

 

In attesa dell’attesa.

Il vento ci scopre,

la pioggia ci spruzza,

l’istinto di dire “tana”

            ed è subito sera.

 

 

 

*

Lo sguardo

 

Vorrei per un giorno

lo sguardo di Miranda,

investita dopo il lavoro

nelle case dei ricchi.

Ora altri puliscono

lei immobile sul letto 

nella camera con vista.

Impazzano i gelsomini,

le rose appassiscono.

Le ho portato limoni freschi,

al sicuro nell’armadietto:

il numero sette è un numero

o una disgrazia?

Un turista e un anziano

attraversano senza guardare.

Dove sono finiti gli occhi?

 

 

 

*

faccia a faccia

 

al quinto piano

della quotidiana gioia 

- ora si compie -

i fiori e il vento.

pietà mi coglie,

e una smorfia:

faccia a faccia il nulla,

quanta pena fuori!

*

Dal nuovo molo

 

Un'onda-schiuma 

di fronte alle case

porta via l'amaro.

Nel grembo d'acqua chiara,

fresca e addolcita,

si intravede ancora,

qui dal molo,

quache grumo d'alga.

Hanno messo una croce.

 

Resisti mare mio,

cuore pulsante,

feto rannicchiato.

*

L’immagine di noi

 

Pare venga del fresco

dall’immagine che ho scelto di noi:

due alberi lontani, controluce.

Altri restano sul limitare

di una nebbia diffusa.

Sono alberi tutte quelle ombre,

più piccole, più grandi,

in un chiarore fioco:

si risparmiano il buio

del desiderio.

Dalle radici emana l’umido

respiro della corteccia.

Al silenzio del muschio

aggiunge stupore.

 

 

*

la profezia del pruno

 

a suo tempo il pruno selvatico

profetizzò ciò che è in atto

 

ma ora tocca a noi

- civilmente -

aprire un tavolo e disquisire

se la primavera sia in anticipo

o noi in ritardo. sulla poesia.

 

 

*

Confine

 

Penso a Ulisse,

lo s_confinato,

e mi dico: andiamo,

è ora,

la vita è tracimata

*

Albero scalzo

 

Avrei potuto crescerti addosso,

albero scalzo,

avvinta come le corde di un violoncello.

Invece scelsi l’aria quando cambiò la stagione.

Un luccichio marino, un ricordo, l’ombra delle pietre sulla sera,

e i corpi sparirono in una musica quasi violenta.

Se avessi la forza di un fiotto di sangue,

la spalmerei su ogni istante,

su muschio, alghe, neve, e tutto ciò che si muove.

Lì dove sei tu - dolori nel tronco, colori di foglie -

è nudità.

Ti coprirei allora i piedi

come chi è devoto alla terra.

 

 

*

La fortuna

 

I poeti cantano il nulla

e quanto contiene,

la chimica dei sogni

e dei pianeti,

i gemiti animali.

 

Il poeta tiene a bada l’istinto.

Lavora a certi geroglifici

della carne.

 

Il poeta sospira perché è sopravvissuto.

La fortuna, del resto, 

aiuta i poeti,

non solo gli audaci.

 

Fallace è il poeta che non scrive.

E’ come un malato di cancro.

 

Il poeta vive di giorno

e, a volte, anche riposa.

Sa fermare lo sguardo.

 

Se mette mano alle cose, le muta.

Mai se stesso,

piuttosto la sua ombra,

il suo rovescio.

 

*

I cieli aretini

 

I cieli di Piero

sono spicchi puntati 

su geometrie esistenziali.

Le donne, monumenti di fierezza

sorretti da strutture angeliche.

Santa e indiavolata

intelligenza,

forore di studio,

mano che ordina in simmetria.

Piero,

occhio implacabile

versa nel colore le sue certezze.

Contemplare quei cieli,

profumati d’erbe e medicamenti,

è una vocazione.

*

Appello

 

Ti prego.

Nei carnali orecchi

passa e torna con echi d’oro.

Riposi in un vibrare di farfalle?

(sono ferme le mie ali)

E ora: la supplica.

 

 

*

Val d’Orcia

 

Spianata di cielo 

tra cordoli di nuvole bianchissime:

un lungo treno lanciato.

Coni d’argilla, acqua, miniere

e verde metodico, fiero.

Rapido passaggio nel tempo,

luogo di felice spaesamento.

 

 

*

a jan lisiecki

 

potrei morire in bianco e nero

tra le dita di un ragazzo biondo

(praticamente un figlio)

durante estatici assoli.

potrei morire benedetta

per mano di chi ama con le mani.

potrei morire in totale dolcezza

toccata da un polacco di nome chopin 

e da te, jan lisiecki,

che ne evochi l’oblio,

e sei innocente come l'unto

in spirito e materia.

potrei morire ora

e nulla aggiungerei

alla tua bellezza

nè alla tua intensità.

*

Evocazione della luna

 

Il lembo dell'antico velo.

Una mano aperta sulla marea.

Un grumo di farina

sulla spianatoia del cielo

: parusia.

Nel suo ciclo, si compie la storia.

Per noi è annuncio, sempre.

 

 

*

certi, altri

 

certi: ai lavori manuali.

altri come bambini.

certi: vincono premi.

altri: inseguono l'astrazione.

certi: amano.

altri: soffrono.

 

ma i neuroni-specchio, loro sì: 

imitano la vita e la propagano.

*

nel frattempo

 

cene austere, 

rari sogni, segni e parole.

il filo tira, se tirato.

cuce con gesti semplici,

ma non stanchi.

dove stiamo andando,

fratello?

*

i cinque sensi ovvero la grande bellezza_roma

 

tempo era che non mozzava il fiato

la vista di te,

generosa,

in una posa

distesa

profumata

d’eterno

e di ora.

 

ho udito della tua grande bellezza:

posso toccarti?

*

La canzone del cotone

 

Mia nonna uncinettava:

filavano ad uno ad uno i pensieri

e l’aria del pomeriggio.

Il respiro svuotava le ore:

si muovevano soltanto

i polsi, le dita

e, come saette, gli occhi.

 

Ancora è calda l’anima,

sulla coperta: 

“Finite il lavoro e fatelo riposare”.

Così cresce il progetto,

a balze.

E ancora vive la pianta,

germoglia il cotone.

 

 

 

*

Epifanie

 

Oggiè dentro un vestito 

fucsia come un albero di giuda.

 

Anche il mio libro 

ha pagine pregne 

di sgambettante primavera.

 

Davanti alle epifanie,

chi dice: è solo un cambio di stagione?

*

La torta

 

Lo zucchero fuso

in­­ forma rotonda,

la ricetta è applicata

ma non soppesare ogni dose:

sciogli e colma bisogni.

Mani in_pasta.

Cedevole, asciutta fragranza

lievitando si svela:

àmala, aggirando l'amarezza.

 

 

 

 

*

fauve

 

è un eccesso d’azzurro_

 

il viandante non ha dubbi,

le idee non hanno ragione _

 

solo i piedi misurano_

la gioia

*

paradiso

 

quest’idea dell’eden

- io, te, una spiaggia -

è amore?

sarebbe forse felicità

se i panni, intanto,

non si seccassero al sole. 

così sporto ai confini del nulla,

col vento a favore,

sei tornato vittorioso,

col trofeo bianco,

madido fino ai denti.

*

il contratto

 

chiedo scusa per questa febbre

che mi sottrae al mondo

e ringrazio la trasparenza

della finestra

oltre le quali il mondo

continua il suo corso

col sole in servizio 

a regolare contratto

*

l’attimo prima della tempesta

 

quel diavolo nero

- il cielo cobalto -

esplode ma non cede.

 

gravido d’acqua 

come una croce livida 

e chiodi liquidi.

 

 

*

la tosse

 

 

mi rassegno al non-senso del respiro

e non chiedo

- piuttosto credo -

in chi mi ha venduto

lo sciroppo del domani:

certo più dell’oggi.

 

 

 

 

*

La bellezza non si consuma

 

Il già detto: quale orrendo scenario! 

E voi, poeti, fino a quando? 

Riposano i semi.

La pioggia dilava.

Parla un rumore di foglia

e voi non l’udite.

Non vi appartiene la festa.

Il cammino vi appare un crinale

che né luce squarcia né fede.

Se anche il pianto è asciutto,

ma il fiume tracima 

e voi tutto questo tacete,

poeti,

chi griderà la bellezza non si consuma?

 

*

stroke

 

si è scollata la membrana

nello schianto d’ira.

striduli coltelli

violentano le zolle.

se il mare sapesse

non avrebbe più il coraggio

della trasparenza.

 

ora parliamo,

dissanguiamo l’abisso.

*

haiku a scacchi

hiaro di luna

regina batte il nero

candidamente

*

La casa sul lago

 

Le quattro del mattino

e non ti stavo pensando

prima che mi prendessi nel sonno.

Vorrei essere uccello 

e raggiungere la casa sul lago,

scivolare nel giuncheto

mormorando: c’è il sole.

*

unicum

 

chiedo come ci si orienti al tramonto

fatto certo che il rosa del cielo

tal quale si rifletterà

nel simmetrico mare

*

aquilarco - su un brano di giovanni sollima

 

sorvoli i minuti rubati al sonno,

origine, omega e armonia.
ininterrotto canto, 

richiamo nella dimenticanza.


l’aquilone con l’archetto forma 

l’aquilarco,

ala dal ligneo corpo.

   

Non potrei, col violoncello,

essere Sollima Giovanni,

nato a Palermo.

Ha musica nelle viscere,

invece a me prende le orecchie

sparisce.

 

Non potrei ciò che fa

Giovanni Sollima, 

nato a Palermo.

Lui è il violoncello.

 

Io amo il suo canto lungo

di gioco e di apoteosi.

Io sono dentro il fodero richiuso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il violoncello

non potrei, col violoncello,
essere come Sollima Giovanni,
nato a palermo.
il violoncello è nelle viscere
invece a me prende le orecchie
e sparisce.
lui ci parla, a me sconvolge.


demone seducente:
ma se non avessi cuore?
ignoro quando s’aprì il varco
e volò via

capovolto nel bianco.


non potrei fare ciò che fa

Sollima Giovanni.
lui è il violoncello.
io amo il suo canto lungo,
leggero gioco

e amarezza.
sono come chi attende il turno,
muta e notturna,
dentro il fodero richiuso.

 

 

 

 

 

 

*

inverno

 

Le radici si fanno profonde

La pioggia disperde le foglie/figlie.

Luce e buio s'incamminano decisi

verso la compassione.

Appare una tinta d’azzurro

con vortici rossi.

 

Irromperanno festose

le cornamuse.

La palingenesi sarà un ritorno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

La terrazza di Marcella

  

Quando arriva il suo compleanno,

tra i pilastri compare,

per un istante,

una striscia d’azzurro:

sono gli occhi di Marcella.

Dal settimo piano tutto è piccolo,

le foglie del ficus crescono.

- Il cielo è un inganno -

dice Marcella.

 - è come fosse mare -

e tira le tende-vele,
libera dalla gravità.

 

*

fedeltà

 

 

nella notte deflagrò 

con voce di violoncello
e uno struggimento fondo,

un vuoto,

un dolore,
un accordo fermo,

un loop

mi dissero: torno.

 

nella casa del non so
mi prese e, piazzolla colpevole,

dissi: non lo so ma non nego.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Novembre

 

I went into the room,

near the secret heard you,

then I loved.

Novembre:

porti un lutto immotivato.

 

 

 

*

d’Altro-ve

 

Quando saremo anime

trafitte di luce,

vivremo in relazione?

O vibreremo a distanza

e solo per simpatia?

Vivi non ci trascurammo, 

dolci aguzzini l’un l’altro.

Trascolorati,

romperemo le catene?

E ora cosa siamo:

alberi troppo vicini?

 

 

*

l’oggetto intermediario

 

è tanto che non parlo:
ho perso la chiave.
eppure c’è vita sul mio davanzale.
rompere i vetri?

invece scrivo

e batto i denti.

sotto il coperchio

c’è l’in(de)finito.
io non ti penso,

ricordo soltanto.

 

 

*

caduco

 

sfioro i profili dei tetti.

ovatto l’interno delle finestre

dalle grida residue d'estate.

preparo la morte dell'amica luce:

sono l’autunno caduco e calmo.

vengo e muoio ogni anno,

umanamente.

 

*

il pesce

 

dico del cielo panciuto e plumbeo
dico degli occhi persi
dico della luce appostata

dico del non saper dire.

 

dico - allora - del mare

mimetizzato nel piccolo stagno

e un lungo pesce s'aggira.

 

 

 

*

la metafora

 

dall’astratto,

trarre materia e movimento:
sfiorarsi la mano è un abisso,
meglio un abbraccio.

nello spazio del gioco,
c'è la metafora di un ruolo.

*

muto-cosmos

 

c’è qualcosa in pentola.
proliferano in ordine e sapienza,

nel brulichio, gli elementi.

il tuo logos digiuno

solitario 

stride come un satellite 

fuori dall’orbita.

 

 

 

*

et laudes et orationes

 

l’ultima stella 

nel tuffo dell’alba.

striano il visibile poche nubi:
passata la notte.
non ancora s’affollano flotte
e già spargono gli echi
le lotte di ieri,

se non sono abbracci

di ombre con corpi.
vivi si va per nuova piega

di tempo, stirando l’ignoto
per farlo noto

candida-mente
inchinandosi,

cum laudes et orationes.

*

Circle dance

 

Arzillo il cavaliere, 

la dama è leziosa.

La coppia è sotto l’arco

- unire le braccia -

parte col destro,
torna coi ruoli scambiati.

Tempus fugit

l’attacco si perde,

al croce-via si sfiorano,

cambio turno,

ora il cerchio finale,

tacco punta, punta tacco

la fine è arrivata presto!

 

 

 

 

 

 

 

 

*

L’echeveria rosa polverosa

 

 

Misura dell’eterno

riannodare le radici al presente.

Non drena ferite, la terra,
nutre l'acqua. Feconda.

In_vasi di gratitudine dura

l'echeveria rosa

polverosa.

 

 

 

 

*

Era nostra la notte, scivolando

 

Era nostra la notte, scivolando
come l'acqua di falda.
Presi a schiaffi dalle irte

luci dell’alba, intorbidavamo

i gesti diurni.

Guardavamo i nostri ombelichi,
d’altro non parlavamo
che di ferite ancora infette.


Poi abbiamo guadagnato chiarità. 
Le mattine sono ora spari d’azzurro
sulla tenda dei nostri segreti.
Come i gatti, strizziamo gli occhi
allo scandalo del sole.

 

*

Ambulatorio ortopedico

 

Il punto di vista è alto

(dai vetri entra un pezzo

cospicuo d’universo).

Da qui ogni miseria si sbriciola,
come una frattura scomposta.
Con materna premura, 
s'inganna l’attesa...

di una stampella.

Nella sala dell’ambulatorio,
i miei fratelli indiani ridono

sotto il cielo che s’intrufola
nella corsia, sgambettando.
Non succede niente.

Cosa conta un piede rotto
quando navighi a vista

tra le nuvole?

 

*

nuvole di città

 

qui le nuvole si siedono,
lì soffici sbuffi in campo aperto
improvvisano una danza euforica.


qui gli uccelli fingono

un'immobilità contro natura,

lì è una gara con gli aquiloni
in spumosa esuberanza.


qui la forma si contorna di scuro,
lì d’improvviso

draghi accendono il mare.


qui, sotto un cielo bloccato,
ho provato a immaginare l'oltre 

che lì ho toccato.

 

 

 

*

è rimasto, tra te e me, un muro d’acqua

 

è rimasto, tra te e me,

un muro d’acqua.
materia impalpabile

ma puoi leggerci un po’ di noi.
la luce trapassa e scivola,
non distingue i colori,
non c’è nemmeno l’ombra
di una pagaia che affonda.
le vibrazioni si fermano 

davanti alla prua.
dove appoggia lo scafo,

tra liquide crepe,

c'è solo un sibilo:  il tuo nome. 

 

 

 

*

Letizia

 

i migliori: andati via.
ancora il soleverso sera:

tutto deve essere pacato

trascolorare nell’oltremare.
così il passaggio dei vivi.
il dolore, dopo.

 

 

 

 

 

*

tredici corpi

 

la guerra si consuma
sotto spoglie di colombe

e avvoltoi ventredifuoco:

non-umani che si odiano.

sul marmo sbarcano

cadaveri oro-sabbia

nel marespecchio.

cielo, dove sei?

passa gli ultimo migratori:

azzurre rincorse verso una casa.

hanno detto casa un giorno,

un giorno soltanto

tredici corpi sommersi,

riemersi.

 

 

 

 

 

 

 

*

malkosh - l’ultima pioggia di stagione -

 

nuvole ondiformi

(il mare è sotto),

la bufera ha scoperto trucchi.
passiamoci il segreto.

 

nella grotta sacra,
nudi e selvatici,
spingiamo aria in su,

immersi nella vibrazione. 


risonanza, ricordi,
l’eco dell’ultimo tuono.

un vago mormorio: 
il sogno del ritorno.

*

verso l’inverno

 

sarebbe ora di un po’ di prosa:
rifare letti, riempire carrelli
prima che l’inverno avanzi.

fiori di auree primavere 

poetizzarono già.

qui - piuttosto - le miniere
di futuri con garanzia

di fattibilità.
sulle troubled waters
si compia l’ardua 

metamorfosi. 

nell’erica se ne colgano i segni 

e nell’acerbo aranceto.

 

 

*

respirare

 

nulla da dire:

litanie.

non altro che continuare

dentro/fuori

fuori/dentro,

labora et ora.

qui et ora.

voci d’argento 

- da quale limbo, dove andiamo fratelli? -

niente più vale

dello stare soli

nel vetro del chiostro:

fiori, neve, abbandoni.

nulla da aggiungere,

respirare.

*

14 settembre

 

Ti ringrazio

per il miracolo della Carne
e della Fonte.
Se il nascere coma la sete,

viva la vita! AcquaViva.

Rinasca dal deserto della Croce
nel giorno dell'esaltazione. 

 

 

 

* nel giorno della nascita dei miei tre nipotini

 

*

crudele

 

 

come il sole sulle macerie

di un terremoto.

crudele e inutile.

sarà per questo che ogni fiore

nel buio si chiude, non muore.

*

sto per rimettere mano alla ventiquattrore

 

un grigio lenzuolo sulla città.
una manciata di minuti all’autunno.
scocca l’inflessibile
senza siglare accordi

con l’ imminente

 

troppi colori feriscono,
ma l’azzurro che riporta a casa.

i sogni stanno in scatole piccole.

*

Un poeta di valore

 

Un poeta che parla di morte

vale di più.

Uno che abbia almeno toccato un cadavere.

Uno che scopra l’enigma del ridere
nei geloni delle ossa.

Che disseppellisca la carne sua.


Riconoscerlo dalla forma delle ciglia,
dal segno daquila sulla fronte,
dal sole che mugola sull’argento dello sguardo,
può squarciare il tuo occhio.




*Arben Dedja, nato nel 1964, medico e poeta albanese,

vedi http://www.disp.let.uniroma1.it/kuma/poesia/kuma13dedja.html

*

Ragazzo afgano

 

Porto via i tuoi occhi timidi,

ragazzo afgano,

e il riccio dei capelli,
il tuo francese rotto

e il sorriso ingenuo

tra i volti di Les Marolles.
Ti restituisco i miei orecchini con le rose,
l’oro antico della tua memoria,
piccolo fiore appeso

al sogno cosmopolita.

 

A Bruxelles luccicavano al sole,
dentro il velo del pacchetto,

i saccottini di verdura.

Luccicano i fanghi

de la Mer du Nord,

nelle tue notti senza luna.

Tu, ragazzo,

hai tempo per dimenticare 
e io per ricordarti.

 

 

 

*

f-r-inire

 

le incongrue cicale,

il rumore di pancia.

 

tempo è di consueto

nuvolare e qualche volta

solitari(e)

 

 

 

 

*

festa

 

tre rose tre colori
tre corone tre maree
tre angeli tre ruote
tre cantici tre lune

danzate nelle stanze dell'amore

*

Safari

 

L'amica parte
Io resto a vegliare
le cose che crescono o si assestano.
Lei starà in un lodge spartano.
Io rimarrò su questo alto-piano,
all'incrocio dei mediterranei

venti.
Lei vedrà i leoni,

io eviterò la specie più innocua: 

gli umani?

Lei toccherà l'essenza delle cose:
i tramonti.

Io nel mio vestito di casa,

penserò a lei.
Le acque si incontrano tutte.
Così si spiega l'odore che sento,

di un'esotica pietanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

alimini - baia dei turchi

 

si levano fuochi dal lembo

purpureo dell'orizzonte,

tinge l'acqua puntuta di scogli

un diamante: la baia dei turchi 

 

nel corpo bagnato

un abbandono mai conosciuto.

se fossi nata pesce

qui starei beato.

*

Socio in affari

 


All'improvviso si fa verde,

marrone, viola. In totale solispismo, 

sconosciuto a se stesso.

Prima di traboccare, brontola.

Il vento lo sferza: ruggisce.

 

Io registro i suoi melodrammi,
le rimostranze gonfie come vele,
ogni tanto mi fermo e lo ascolto.

Ma resto col ritmo delle mie onde.

 

 

 

*

Le scarpe

 

Una pietra esposta

alla tramontana.

Un cactus asimmetrico.

Una prova di forza.

 

Il mormorio dei panni,

un comò pieno di stoffe

che mai vedranno luce.

Un gatto molle.


Da se stessa mia madre

vorrebbe migrare

senza cenni o parole

e forse nemmeno le scarpe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

autostrada

 

dalla nebbia emergono 

paure e alberi.
questi scarniti,

mossi appena dal flusso.
quelle in agguato 

con lunghe dita.


sull’autostrada

vado sempre dritto.


 

 

 

*

Il sassofonista*

 

Fuoco e fiamme

nel sax di Wayne,

con lunghissime lingue,

parole e rantoli.

Pulsa dolore e gioia,

alternando le note.

Seduttore,
fa urlare le pance: ancora, ancora!

Ottant’anni tra martelli, corde, 

spazzole e piatti.

La cavea è un ventre:

piena o vuota, è sempre affamata.



*Wayne Shorter, esibitosi col suo quartetto all’Auditorium di Roma il 21 luglio 2013, vedi anche http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Proposta_Poesia&Id=2252

 

 

 

*

il corpo

 

ecco un corpo: il mio.
se lo conoscessi,

te lo presenterei.
l’avevo predetto:
parleremo altri linguaggi.

il corpo.

lontano e muto. 

quasi sempre in esilio.
oppure ingombrante:

la fame e il sonno.
una forma scavata nel vuoto.
la mostruosità che ieri non c’era.
acqua e cenere.

le mani.

la voce.
cosa so di te? 

cosa non so di me?
certi corpi non si (con)fondono:
cocci di bottiglia.

 

 

 

 

 

*

Il portafiori

 

Giallo viola lilla

rosa rosso.

Non amo quelli recisi - lo sai -.

I gambi gonfi 

come cadaveri in mare. 
L'agonia nel portafiori.

Alcuni continuano a crescere,

in un attaccamento disperato.
L'acqua si opacizza

come liquido amniotico

a termine.

Certi hanno nobiltà. 
Bianchi, non spiccano

sul tavolino chiaro.

Destinati agli altari,

anche certi anonimi

fiori di campo,

- certo più variopinti -

Tutti sradicati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

il quid di un sogno d’estate

 

ti ho bruciato sul mio canapè -

ti ho poi sognato grondante -

ho innaffiato la rosa -

è il quid di un sogno d’estate

sul verde canapè


ti ho risognato sul canapè  -

bruciavi e ti ho innaffiato -

ho asciugato la rosa -

è il quid di un sogno d’estate
sul verde canapè

 

 

 

 

 

*

Questo sconosciuto

 

Si levava un dolcissimo vento.
Ci circuiva la notte.

Poi la metamorfosi!
Una bufera tagliò le ombre,
profanò il sonno degli uccelli.
Così folli in odio

ci avvinghiammo.

Ti finii.

Non si mosse foglia.

 

 

 

 

 

 

*

Sentinella

 


Sono quella che aggira la notte

e alle campane dice:

non siete in tempo!

Una stella in anticipo

perché ha deviato la rotta.

 

 

 

 

 

 

*

il pianoforte

 

vite appese come panni

sul filo del bucato -


il mio pianoforte:
è anch'esso appeso sull'abisso

*

La scuola di Alwasi e Aikije

 

Alwasi e Aikije, adolescenti 
nel Niger semi-nomade. 
Allevatrici. 
E’ Alwasi la più grande. 
Sgrana il miglio, lo pesta di giorno.
Aikije munge.
Raccolgono acqua. 
La issano sui fianchi dei muli.
Fanno festa alla poggia.

E' allora che gli uomini

dai candidi denti
roteano lo sguardo.

Le donne li scelgono,

i loro denti forti, 
e scuotono i cerchi.

Oggi grande notizia:
una scuola.
Alwasi lava il vestito.
Aikije si fa domande.

*

Acquazzone

 

Infine è venuto a cercarmi.

Da lontano un bubbolio,
un bagliore sfumato,
punto e virgola nel lenzuolo

che presto torna chiaro.
Più santo della manna sul deserto.

 

*

Il girasole e la gerbera

 

Insieme da anni,
collocazione provvisoria.

Due fiori di plastica:

così poco basta
a giocare alla vita.

Il sole è un accidente:

non ne sentono il bisogno.

Né chiedono di Dio.
Ma di restare vicini 

vincolati alla materia.

 

Mi è parso di vederli arrossire.

 

*

L’unica moneta

 

Ci sono ritorni che si consumano
in perfetta incoscienza
e desideri che mai affioreranno.
Altre volte silenzi importanti
e precoci segnali d’inverno.
Ci è stato detto: la fiducia

è l’unica moneta, 

siamo servi inutili,
la porta stretta s’apre
a chi sopporta pesi.
E ci s’infila, allora

in vi(n)coli senza poesia,
inseguendo una tenda,

immaginando una stoffa più bella.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Quasi un mito

 

Un fruscìo,

sopra e sotto la terra,
l’onda si gonfia

fino al morbido schianto. 
La luce fa il suo corso

poi si consegna.


E fu sera e fu mattina.


Siamo le mani

di un Dio annoiato,
la sua m’bira* e il suo canto 
immenso.

 

 

 

 

 



*riferimento ad un mito cosmogonico africano: Dio, annoiato, riceve dall’Immaginazione il consiglio di costruirsi una m’bira (o sanza) e così, ad ogni suono emesso, si origina un elemento o una creatura.

 

 

*

Stuccatore

 

La certezza di nutrirsi

(di polvere)
nel girone di un normale inferno.
Salvador: stuccatore.
Plasma, spalma,

alliscia, taglia.
“Com’è triste essere poveri”.
Si piega sulle corte ginocchia 

e intanto le mani creano.

“Estoy cansado de trabajar.”
L’indomani sorge prima

del sole in Perù.

 

 

 

 

 

 

 

*

La betulla

 

Apolidìa: non è maledizione

ma spaesamento.

Essere smarriti in casa propria.

Rimanere bianchi

su una betulla, mimetizzati

nell’irrazionale,

in fuga - ma statica - da un predatore

misericordioso.

*

Strascichi di creazione - dedicata agli esaminandi


Sfilano a ripetizione:
chi audace, chi pavido,
chi sicuro nell’inconsapevolezza.

Stanati dalla vita,
sgranano gli occhi.
Materia e onda energetica,
curiosi nell’attrito del non-so,

tuttora sono in creazione.
Proprio come gli esaminatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

belgradese

 

Ti scrivo da un piano alto
sì che persino i gabbiani si disorientano.

Non ho ancora visto il fiume,
dicono meraviglioso
quando si confonde con l'affluente

e sembrano due sposi

al taglio della torta.
Ti mostrerei la briosità delle orchestrine, 

un contrabbasso restaurato,
un violino ammiccante.

Ma la fisarmonica ha in mano tutto.
Gente apparentemente spensierata,
con occhi lontani più che convincenti. 

Qui, di giorno, sale un caldo feroce
ma la sera viene fresco dai Balcani.

Dietro i parapetti, paure ben ordinate 

in certi scaffali metaforici

insieme a vecchi elettrodomestici.
Si teme che il tempo possa cambiare,
e non solo il clima, di per sé estremo.

Non ho paura 

ma qualcosa incombe.
Sul selciato antico passeggiare è un'impresa, 

gli odori penetranti dei cibi

sembrano occuparti il pensiero,

come i colori di qualche vasetto da balcone.

Sguardi sensuali

si affacciano da case senza specchi:
lei porta i tacchi, lui calvo e forte.
La loro lingua è dura,

gli occhi caparbi, azzurri o nerissimi,

a confronto con un cielo aperto

(ma non troppo)
sembrano elevare la perplessità
a filosofia di vita,
giacché si è già creduto in molte cose.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Clausura

 

 

Il chiostro è un tripudio

di pervinche e di rose.

All’ora terza

angeli cantano e suonano

con l’arpa elettronica
sotto dita avvezze all’organo.

Due uomini in preghiera

appaiono dalla vetrata.
Gli affreschi rivivono. 

In penombra le sorelle

scrutano i foglietti 
della disperazione.

 

 

 

*

Scene da un matrimonio

 

La sposa ride con le fossette.

Sull’inginocchiatoio,

rose tra_fitte.
Fuggono ricordi dai fazzoletti.

Nel giorno più bello
la sposa inciampa,

la veste si rompe,

l'anello si perde,

il cielo è a tratti,

lo sposo si abbatte,
e per sempre.

 

 

 

*

d’invisibili scambi

 

essendo stata beneficiata,

mi disobbligo_
azioni semplici:

strizzare i panni.


(invisibili scambi,

gesti chiari:

minimalismo affettivo)

 

ritorna il quotidiano.


innaffio la parte scura,

la mia ombra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il giaciglio

                                                  ad Alessandra Ponticelli Conti

 

Salutiamo le brezze.

Nessuna fatica, nemmeno ricordare:
è un tempio illacrimato.

Salutiamo anche le nuvole.
I sogni sono tramortiti,

ma sereni.

Si dorme,

e il risveglio sa di semplice.

Un raggio ci trapassa, comunque,

pure se nascosti al mondo.

Solo per poco non mi avrete,

ci ha detto.

Riposate.

 

 

 

 

*

quasi artista - epitaffio -

 

Come uno schiaffo inaspettato.
Poi non è detto

che sia stata un'artista.
Lo ha desiderato,

cuore matto,

voleva respirare.


Ritratto di donna sparita.
Ora parlate bene di me.

 

*

bambino gesù

 

un giorno ti viene a cercare
con un messaggio al cellulare.
tu sbuffi - proprio ora? -
svogliato t’incammini.

             un cristincroce,

            una macchina al posto del cuore.

            respira e fa rumore.
            muove polsi e occhi                

            come girandole.
              
la sera ogni clown si sveste.
dove si è più esposti all’amore,
arriva la notte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

A uno specchio non c’è rimedio

 

Uno specchio nella stanza.

Fuori: nebbia. 

Né qualcuno può vedermi.

La vicina ha chiuso la porta.

La luce devia, la penombra è

come dire silenzio.

 

Ma puntuali a mezzogiorno,

loro riprendono a cantare:

trilli di merli, passeri e fringuelli.

 

Li ho visti!

*

Le rose del lago

 

Nelle acque turbolente

del lago, per effetto paradosso,
si dissolveva ogni diffidenza. 

Il merlo del salone aveva buon gioco
nel dire “buona sera” agli avventori.

Poi arrivò la pioggia,

acqua sopra e sotto.
Le rose, schiaffeggiate,
momentaneamente si arresero.
I gatti in guardia. Il gallo cantò

fuori orario.

Si udiva il suono sordo

della caducità,
una sorta di vento che increspava

il lago dal fondo.

Tutti noi nel cerchio liquido:
altro non si poteva immaginare. 


Dunque, le rose. Il luogo ne era
misteriosamente pregno.
Il cielo, tornato azzurro,
si consegnò all’esattezza del loro effluvio,
come fosse il momento 

del giudizio finale.

 

 

 

*

eppure brahms*

 

non sta nevicando: è solo il tema

dei corni e degli oboi

- sadness dell’umanità - .

col pizzicato dei contrabbassi

che affonda nella verità 

trattenuta a stento

 

il popolo che ha generato brahms
non smetterà mai di cantare

 

 

 

* terzo movimento della terza sinfonia

 

 

 

*

certamente oggi

 

ho la solita vita tra le mani,
e una corona

che richiede tempo, voglia

e un silenzio sgranato
dentro un gonfio pulsare.


se ora piove, il sole tornerà
con trafitture insospettabili.

contemplo il dono 

dell’irradiazione.

 

 

 

*

 

tornare a spiccare il passo
al profumo di gelsomino
alla strada illuminata
al docile gesto dell’erba 
ai baci quasi a memoria

nei labirinti.

lì dove il vento impolvera 

e il sudore riempie il mare:

lì passavo. lì sono nata.

 

 

 

 

*

Bianco su bianco

 

Infine, vuota: nessun nome.

Bianco su bianco, 

nero su nero.

Né un profilo di fianchi,
né memoria.
L'immenso spazio del ricevere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Inedita

 

Non sapevo neanche di averlo.
Dicono il primo caldo,

gli ormoni,
roba chimica,

forse glicemia.

 

Cent’anni accanto.

Troppi, da far male l’anca.

Poi sento un filo.
Un profumo

che parte da dentro.

*

invidio gli uccelli

 

per il volo incosciente,
per non stare coi piedi sul presente.
perché aggrediscono il vuoto,

anticipando la perturbazione.


con la stessa ostinazione, 
noi mangiamo tranquilli 

nei nostri nidi.

 

 

 

 

*

Sindrome del nido



Quando il vostro rumore
prese il posto del mio pudore,
l’amore vinse, 
si fece concime.
Fertilizzaste il mio spazio,
togliendo potere alla solitudine.
Tra tutte le voci,
scelsi il mormorio

della vostra giovinezza
e me ne feci scudo.

 





 

 

 

 

*

L’artista e la sua opera

 

 

E’ un vecchio trucco dell’umanità

condonarsi la pena dell’ignoto.

Se avessi le mani di Bollani,

per esempio,

andrei fiera per le strade del mondo.

Mi concederei ai crocicchi

per voluttà, non per bisogno.

*

stefanobollani

 

perché gli uccelli cantano?
cosa c’è nell’orribile grido del corvo?
è una lingua, la loro, o una musica?

tersicore è leggera, 
feroce il daimon di stefano,

il saltimbanco.

 

 

 

*

L’amore si vede dai gesti

 

La coperta pende,
il lenzuolo ha una piega

non geometrica.
Risistemiamo le cose 

raccontiamo l’antica bugia

della primavera.
L’inebriante odore dei gelsomini
sulla carne,

gli spiriti

e i muri scorticati.

Gli alberi obbediscono
e tu,

mio simile,

non prendi parte alla festa?
Non senti l’eco

delle tibie e dei cembali?

 

 

 

 

 

 

 

*

La cornacchia e la visione

 

La cornacchia col suo verso 
e questa tazza di caffè abissino.
Il tuo volto muto 

e l’attesa del pensiero giusto.

Non sento, non vedo.
Sto tra le quattro mura dell’ignoto,

sotto l’ombra fresca

di una nuova visione:

un gioco senza scopo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il ribaltamento_sul Tevere

 

Ho provato a lanciare il ramoscello:
niente, risale il fiume.

Il ramoscello controcorrente...

E il reale si ribalta:

il cielo in basso, 

in alto il fango.

Poco più in là, un alveare umano.

Sabbia e pioggia

lavano le rive,

lasciano stracci sui rami.

La materia, coi suoi tempi,

lavora il tempo.
Ignoro, tra i desolati capanni,

quanto manchi al mare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

la materia oscura

 

non-luce, 

la faccia dell’Altro,

la pudica metà della luna,

la rete che tiene le stelle.

 

e giace sotto l’atro

potente del cielo

l’umile terra cieca:

chiara materia.

*

le doglie

 

attendo una debolezza del cielo,

uno scroscio improvviso,
sì che lo sforzo del parto
si cambi in canto.

*

Pazienza

 

Sul dorso della mano,
la parola amore.
La pazienza di colui

al quale il fiume nulla ha restituito,
nessuna ipotesi,

nessuna mediazione.

 

 

*

La malta

 

E’ sorto un palazzo
tra il giardino e la scuola.
I pini facevano ombra,
collaboravano.

 

La luce cambierà strada,
la terra si riscalderà.
L’orizzonte sarà un angusto spazio

di libertà solo interiore.

 

*

Estate

 

A volte serve un taglio,
delicato ma intenso:
così maturano i frutti.

Ora entro, la spoglio 
le tiro giù la maschera
e le dico ti voglio.

 

 

 

 

*

L’opzione

 

Sto dalla parte di ciò che non ha

attecchito, nel canto strozzato,

nello stridio che setaccia il cielo.
Sto dalla parte di chi non sorride,

nel volto ignoto,
nel parlottio oscuro dell’insetto
scampato all’olocausto. 
Non sto nel cerchio, non oso.

 

*

dodici rose

 

Un giorno d’aprile,

alla luce del sole,
appaiono dodici rose

spremute d’arancio.
Con le mie scarpe nuove
chissà dove sarei andata
se dodici volte e ancora dodici
non m’avessi sorpreso
con un succoso tramonto
e le tue scarpe usate.

 

*

Con-giunti

 

Andiamo a braccetto

coi nostri discorsi,
i figli, il lavoro,

i fiori che non prendono,
il vaso di ceramica.
Con-giunti

alla traversa degli artisti,

via Margutta,
si alleggerisce il passo.

Siamo in vacanza, 

la valigia è piena di casualità, 

il cielo è finalmente terso/perso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Il mio amico Derek*

 

Derek dice:
le cose non esplodono,

si trasformano.
Io dico:
il pane si è bruciato.
Derek dice:
dopo Beethoven,

la musica è silenzio.
Io dico:
sarà uno tsunami.


Gli chiedo:

il suono di un fiore caduto
è più forte del tuono?

Risponde:

La carne sbiadisce

lontana dal sole.



(* Derek Walcott, vedi http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=2104&Tabella=Proposta_Poesia:)

 

*

la notizia

 

Che Dio non sia stanco di noi

mi ha colto in mezzo agli aquiloni,
sulla sabbia bagnata,
presso un mare tumultuoso
in direzione ostinata e contraria 

ai pensieri: un tuffo senza impatto.


 

*

per lei non avevo mai pianto

 

quel rumore di meccanismo rotto,
il cedere delle ginocchia.
poi il silenzio si attacca alla pelle
come una benda sulla crosta viva.
forse non l’avevo guardata?
la guerra appiccata a freddo
rim-bomba nella stanza attigua.

*

La piazza

 

13 marzo 2013

 

Nome, che di figlio hai nome
pastore per mandato,
sono felice.
Se ingenuità o disperazione,
non so.
Sotto il lampione la pioggia rifrange
il buio con le bandiere.

 

*

al bar della stazione - otto marzo -

 

non salutiamo più

la gente per strada.
la gente s’ammazza 

o muore d’inaudite malattie.

mia nonna è già nella tomba
sotto il prato di marzo,
la mia amica, intanto,

sta arrivando dalla nebbia. 
ho chiesto a Charles, l’alcolista,
di moderare il suo linguaggio:
non sta bene

che nel giorno della festa delle donne
mi vergogni così tanto di lui.
il cappuccino è ventuo scuro,
sembra quasi liquirizia.
lo stano silenzio del bar 

è surreale.

sotto il sole diligente

avvengono le consuete tragedie.

 

*

Il poeta e la cantante*

 

Il poeta era molto stempiato.
Portava la sciarpa e una giacca lisa,
ma il pubblico attestava
il fascino maturo dell’uomo 
prima ancora del poeta.
Alla destra, in carriera,
la giovane assistente.
A sinistra, in abito di scena, 

la cantante.
Inizia il poeta,

la cantante ammicca: ora tocca alla musica.
Al rinnovarsi dell’ispirazione
c’è chi applaude, 

c’è chi medita.
Il poeta stempiato
con l’aplomb dell’impiegato
con la sua poesia senza pudore,
si affaccia nello spazio

s-consacrato di una canzone.

 

 

 

*contributo alla riflessione sul rapporto musica/poesia

 

*

vedetta cercasi

 

indubbiamente,

si è nel tempo numinoso.

non senti il lavorio sotto terra?
fremono le zolle.

il fico darà i suoi frutti.

 

qualcuno proclami
(pancia a terra e grande orecchio)
cosa vede arrivare in lontananza.

 

*

L’azzurro trapassava il campanile

 

L’azzurro trapassava il campanile.
Poco prima, squillavano campane

di ogni misura.
Indizi sul viale ce n’erano:
la fiamma dei gerani, la mitezza dell’aria.
Ma sui tetti non c’erano fiori.
Non avevamo cambiato le scarpe, 
né dismesso le sciarpe.
Qualcuno piangeva.
Ad un tratto l’insetto gigantesco
si levò, bianco più delle nuvole.
Girò intorno al santuario.
Salutato il nous, approdò alla metànoia.

E noi fummo consegnati

a una primavera prepotente.

 

*

gli anemoni

 

questa volta ci siamo guardati:
c’è spazio tra noi

per dare ancora alla luce.
dovremo pregare il sole e la luna

di non volgerci le spalle.


il nostro albero ieri è caduto
e prima che scenda la neve,
dobbiamo rialzarlo: 

stanno fiorendo gli anemoni.

*

L’ala di riserva

 

                                                                                 a mia nonna

 

Dov’è, nella pietra,
il profumo di fresie?
E i tuoi capelli?
La Luce trapela,

ma gli uccelli?

Che tu possa spiarli.

Gli elfi e i marinai

dicono: la più bella.

Sei prigioniera, 

ma con l’ala di riserva.
Ti tremano le spalle.
Un'aria sottile trafora la terra.
Tu non posarti,

vola.

*

Centotré

 

Centotré spettri
sulle croci stecchite del fiume
e centotré strenui minuti.
Sul fondo, stracciata, 

tra le insidie della sabbia,

una donna.
L’aspettano al ponte.
Nel  letto cadaverico s’immette

e passa via.

Misteriosa attrazione dell’acqua,

madre e matrigna,
con i tuoi mostri neri.

*

Storia d’inverno

 

Un giorno apparve

emaciato - o forse morto -

a domandare ragione

del mio silenzio.
Da qui non si migra - dice -

si fugge.
Lo pregai di restare.
Come uno screzio

era stato l’addio.
Ricordo di aver dubitato,

allora,
che fosse vero.
Di questo do testimonianza:
la primavera era in piena stagione.

*

tradimento

 

tangueria, e ti tradisco poesia,
per l’estasi sonora.
l’accordion apre,

chiude l’anima.
ti tradisco

e tu tradisci me.
tangueria,

tu conosci la mia gelosia,
io la libidine del tuo fiato.

cambia il verso, violino,  

riprendi la parola.

non è tempo di sussurri.

urla.

 

*

la sfilata

 

vi è una strana pienezza

di stelle e colori nell’aria.

ma la luna,
la maschera più piccola,

è sparita.
oggi siamo più soli.

 

*

lettera sulle rose i ciclamini e altre sciocchezze

 

caro,
sai che m’apro con difficoltà.
voglio dirti che

l’aria di primavera mi sfida.

già le rose,

in gara coi temprati ciclamini,

hanno schiuso i boccioli.
sempre in ordine, le rose,

loro sì sanno mostrarsi.

desiderate, rispondono

con provata esperienza.
c’è tra loro chi s’acquieta 

per il bacio della rugiada
e resta in disparte.

 

*

Dall’esterno li ho visti confabulare

 

Li ho visti confabulare

all'ora di cena.

Io, febbricitante,

ho pianto la mia assenza.
Una luce dorata

piegava su di loro,
la lampadina

ne moltiplicava i riflessi. 

Non resterò vicina

ai loro amori nè ai loro dolori
- proprio qui è scappata una lacrima -.
Di soli e pianeti soli

è piena la volta celeste.

*

napoli - rettifilo -

 

I vicoli respirano

un tramonto tossico.

Carpe diem, comunque,

oggi l’azzurro è una certezza.

Stasera si aggira un temporale.
Nell’a-temporale,

i solerti Cavalieri di Malta

sovrintendono:
stanno al sicuro

le ampolle nel duomo.

Nei presepi,

personaggi antichi e post-moderni.

 

*

Gattogrigio

 

Gattogrigio occhiogiallo,
se incroci una passante,

raccontale il languore del giorno, 

tu che notte trapassi

con lame ardenti
e duri nelle dure ore,
concupendo i raggi. 
Segreto è il tuo nido,

libertà il tuo peccato:

insegnamela.

 

 

*

litania

 

provo nella lontananza

come fossi una luce

più che uno spazio,
una scia leggera

dentro il rumore di fondo.
provo ad asciugarti nel sole,

goccia a goccia trasparente

come certe lacrime.
forse sei l'illusione 

che si sottrae al tempo.
provo nelle nuvole
come fossi una semplice parola.
provo nelle foglie
o tra i coriandoli.
provo a lasciarti vicino al fiume,

nella pioggia,

nella terra prima senza orme,

misura di un'ombra.


*

quando non ci saremo

 

 

quando non ci saremo
sarà come non esserci conosciuti.
borbottavi mentre lo dicevo 

in certe diacce mattine 
con le finestre ancora chiuse.
potrebbe accadere in aeroporto
alla fine di lunghe attese

in direzione, che so, dell’Africa.
potrei chiederti indicazioni sul tragitto,
come a un estraneo.

quando non ci saremo
avremo la certezza di essere stati in giardini altrui,

in una normale primavera.

ciò che voglio dirti,

in tempi non sospetti,

è che camminiamo così lentamente
da avvertire di ogni passo 

la magnifica sospensione

tra l’ultimo e il prossimo.
è facile dimenticarci

che siamo ancora vivi.

 

 

*

Il cielo di gennaio

 

Formidabile spunto per sorridere,

la luce di oggi,

e sorrido, 
tra le smorfie di un dolore piccolo piccolo.
In penombra, 

luce è preghiera.

Cos’altro chiedere al cielo di gennaio?
Ha promesso il sole,

eccolo,
i ginocchi si piegano.
L’aria è di imminenza.

*

tarantola

 

io salto e mi allungo
respiro ed e-spiro,
inganno la sorte
espiando veleno.

il vortice prende
la morte alla gola:
nel pozzo  dei santi
io muoio e rivivo.

così muta-cieca
al ritmo mi apro,
la notte ribalto
in arco di viola,
il corpo mi duole
nell’ambivalenza:
simbolicamente
bruciata, risorgo.

*

Il pane e le rose_in memoria

 

L’agguato delle rose sul suo letto...
Implorava “aprite le porte”,
le deste pane intinto all’olio
e la mano per sgranare

la paura poco a poco.
Le rose accorciano il respiro:

il suo ultimo vestito

ricamato di petali.

*

d’ora in poi poesie d’amore

 

d’ora in poi soltanto

poesie d’amore.
di notti languide e as-sensi,

di bisogni e tenerezze, 

di baci ardenti.
di vaghi sogni,

di esotiche maree,
di massacri e ritorni,

di vite perdenti, 

e di panacee.

di quelle cose che a prima vista
rivoltano cuore e cervello
ma infine svelano,

al titolo amore,
l’enigma delle more.

 

*

non-verbale

 

ne so d’amore

quanto tu ne sai di musica.
ma

raffinando altri linguaggi

poremmo scambiaci

- che so? -

opinioni sul tempo

o di politica estera.
pur amanti della tana

e pantofolai quanto basta

animali sociali si è un po’ tutti,

nelle stagioni di mezzo

facciamo del turismo

nella nostra città,

anche perché estraniarsi

è un modo per ritrovarsi.

passano anni,

cumuli e nessuno scarto.

quante azioni tanti frutti,

efficienza ed efficacia.
ottimo, purché non sia banale.

 

*

la neve di gennaio

 

nonna,

vedo rughe sulle mani, 

così simili alle tue,

e la musica che non fanno
si trasforma in macchie scure.
le porto alle orecchie

all’alleluia

e le faccio cantare

con movimenti lenti.

tra le nuvole e il freddo,

è cosa sacra ricordarti

a mani giunte.

*

alberi, inverno

 

della strada, ho amato

gli scheletri ai lati,

in inverni spirituali;
della terra, i colori di piombo;

del cielo, il sole impresso

sul retro delle foglie.


ho amato il vento,

le sue promesse, 

la gravità delle radici;

la spinta verticale

che si fa ponte,

infine,
tra la riva del fiume

e ciò che si intuisce del mare.

*

arirang - su una canzone popolare coreana -

* a mia nonna

 

dove il vento affonda le carezze,

piango le valli d’oro di arirang.

limpido è il sole, è alto il grano.

arirang ti piango e poi ti scordo.

ricco è il raccolto,

senza lacrime si spande sul volto

il canto dell’ava.

limpido ruscello,

arirang ti penso,

nel bianco respiro dei monti 

arirang ti perdo.

fondo mare che ci guardi,

preziosa fiaba,

arirang ti racconto.

*

asilo politico

 

mi si ruppe l’asticella 

della bandierina.
i compagni recitavano alla perferzione,

io, alle prese col legno spezzato,

tentavo l’impossibile.
c’erano dolci artigianali:

tutto avrei ceduto,

pur di farmi perdonare.

in sogno stanotte

mi hai detto che sono irriguardosa:
sistemavo aghi di varie misure.
“serviranno per cucire gli strappi”- pensavo.
poi uno squillo improvviso

e sono svaniti tutti.

ho lasciato le cose com’erano,
ci sono s-punti e fili scuciti dappertutto.

*

gong tibetano

 

 

né origine né fine,
solo fermare

l’in-canto di un istante,
ignara sapienza del vuoto:

il silenzio.

 

ristare.

poi ritornare al punto

in volute e spirali.

 

*

lungotevere

 

il cielo tra i rami, incolore.

le foglie come piccole carte appese,

che puntano all'infnito: il Tirreno.

un bagliore d’acqua verde

emana l’odore dolciastro
di qualcosa di vivo.

*

un’epifania

 

stanotte, all’improvviso,
tra nero e bianco, col fiato corto

e senza alcuna spiegazione,

si è presentato il rosso.

come se il tempo non ci fosse,
e nemmeno una parola.
il marmo della porta 

era solo un effetto del freddo.

tra le crepe ora spunta il verde,

fa capolino il giallo: fìdati.

*

stato d’animo incipiente

 

s’avvicina un’onda
il cielo alla terra
l’alba al fuoco
la notte alla fantasia

e l’anima
- antica madre cieca -
s’acquatta in un pozzo di carne
e poi s’immerge

*

Nel dubbio

 

Tentazione di non muoversi.

Aspettare.

Sensazione d’imminenza.

Paura.
Il timore che sia oltre il limite,

qui e ora,
che giorno, che tempo:

nel dubbio, mi fermo?
Bisogno di pienezza,

desiderio.

Desiderio domato.
Nel mezzo,

il nulla?
Piove

e tutto cancella.

 

*

soltanto buon anno

 

auspicando giorni lunghi,

brevi attese,
un nuovo tempo,

o anche lo stesso, purché tempo.

sempre e per sempre.

altro non ha senso

- dice il cantante -
(e lo canta appassionatamente)

*

Arbor

 

Quel seme che attecchisce dappertutto
è mio padre.
Un grosso tronco dai rami spogli: tuttavia abbraccia.
Rinverdisce

di fronte al mare.

Non lascia cadere i suoi frutti,
ne sparge all'aria l'odore.

Albero che teme l'ombra,

si apre ad ombrello,

interlocutorio,
sotto la pioggia.

 

*

terra di Puglia

 

Sposa d'inverno,

il vento ti sferza e accarezza

i pinnacoli di pietra.
Anthurium dei tropici,

ti sporgi sull'ingordigia del mare.

Domani il sudore degli ulivi

si trasmuterà in oro,

il paretaro disegnerà
la tua ombra sottile

e salatissima.

La tua casa guarda il mare

da ogni stanza.

 

*

tramontana

                                                                                                                             a Tonia

 

 

tramontana e malinconia

schizzano i nostri occhi.

i pesci sono ebbri e noi corriamo

tenendo il braccio

alla nostra amicizia

bilanciandoci sulla terra

ma disperando della tempesta

proprio al centro del petto.

 

*

Agnizione

 

Sarò andata via.

L'acqua si sarà fatta

già torbida da tempo
e un filo spesso

avrà già imprigionato le nuvole.

La dimora sarà invasa di pioggia.

Apparirà una maschera bianca.

Non ti avrei riconosciuto

perché mai sei stato così.

Io mi sarei già smarrita prima

mille altre volte.

 

 

 

*

geometrie metafisiche

 

 

io so che c'è 

perché il sole forma un angolo

acuto col tavolo

dove altra acqua 

- ma dolce -
è pronta nel bicchiere

 

*

L’usignolo sul presepe - filastrocca -

 

L’usignolo nella grotta
quando è buio non cinguetta
e se brilla la cometa
prova un po’ di soggezione.
Poco dopo ci ripensa
e gorgheggia piano piano.
Alla stella ben aggrada
la sua voce, e man mano
sopraggiungono altre stelle.
L’usignolo natalizio
canta note celestiali,
anche gli angeli sui tetti
ora stanno ad ascoltare
un melisma tutto nuovo
nell’antica ambientazione.
La Parola fatta luce
l’han chiamata incarnazione,
quella sua è semplicemente

ninna nanna sul presepe.
Vola in cielo l’usignolo
attirato da altri suoni
e ahimé qui sulla terra
manca un fiato al bambinello.

 

*

16 dicembre - alle mie due figlie -

 

Una l’occhio e l’altra il galoppo:
saggiamente s’alleano.
Ciascuna nell’altra si specchia.
Anche coi muri parlano

nella stanza mai vuota,

e, se vuota, con le foto.

La Sacher condivisa

come i calzini e i pigiami.

Riccia e nera la chioma

dell’angelo sul comò,

le loro, invece, lisce, sparse

e bionde.

Quasi donne, du-ali.

E metropolitane.
Collezionano denti da latte

nella teca di latta.
La luna e la sua ancella, 

la stella di Natale

e la fedele candela.

 

 

 

 

(*annotazione, forse non essenziale: le mie due figlie sono nate entrambe il 16 dicembre a distanza di tre anni)

*

Capitàno* - a mio figlio -

 

E' cosa nota il giro del sole,
ma l’aria stranamente è fredda

sul pelo dell’acqua: la senti?
Cosa osi capitàno 

dai cerulei pensieri:

le rotte ancora sgombre?
Cosa hai visto nella breve tua notte,
forse una luce verde

o un guizzo d’ombra?
Ti sia amica la strada!
Se liquida, confonde.
Nella fiamma del tuo tempo,
sia il sole a baciarti i capelli.


Nuvole a banchi, capitàno.

Cosa scruti tra le stelle,

più chiari disegni?
Del gran sogno m’accenni,
forse stai fuggendo?
Siamo tutti d’acqua e sale, 
tu non cerchi l’approdo,

e t’approvo
ma sia sempre con te

la ma-Donna del parto,

e tua madre.








* rivista e aggiornata

*

La scelta

 

Preferivo l’assalto del vuoto
che strappa il tempo a morsi 
e l’affanno di parole 

mai pronunciate.
Preferivo la stretta 
del contrabbasso

o il suono del mare.
E preferivo l’ignoto, 

e la poesia alla vita.

 

*

Di-varia armonia

 

Conservo nel cuore

un canto di tre sole note.
Non è una nenia

su una tonica irrevocabile.

Più un cromatismo indeciso,

oscuro.

Inutile forzare la chiave,

è questione di chimica,

non d’armonia.

*

Punto di domanda

 

Il mondo luccica!
Perché non diamo calore

alle cose?

La pioggia si porta via
le nostre tempeste.
Ma se tutto va al mare, 

cosa rimane? 

 

 

*

La parabola del poeta

 

Stanare emozioni:
un coltello nelle carni.

Questo è poesia?

Dicono che il poeta

abiti bellezza,

ma che dite dei suoi denti

digrignati?

All'alba il cielo è sulfureo,

un drago è a guardia

della sua spelonca. 

Nessun testimone.

Nessuna rivelazione.

 

 

*

L’ultimo amore

 

L’ultimo amore ha il sapore

della foglia bagnata,

ha odore di ozono, 
l’agitazione di piccoli insetti,
l’immobilità delle grandi querce,
il passo saggio della domenica.
Sgorgavano note da un whistle:
dimmi dov’eri.

 

*

In equilibrio

 

Voi provate a togliere uno spillo
dalla costruzione e vedrete
il mondo cadere a peso morto. 

Voi provate a spingere più in là
le parole, e la montagna vacilla
dai piedi, come uno stanco gigante.
E poi temete, temete il vento
quando scopre le carte e le spariglia.
Finestre chiuse, ma aprite le porte
ché fuori si congela e la candela
è spenta. Rimanete in equilibrio.
Chi vi sostiene, vi ha donato scarpe
per danzare sulle punte.

 

*

Il canto dei sei uccelli*

 

Lindiva è al suo primo pianto.
Piange con la voce del pigliamosche.
Cuculo, gru,

riempite di musica il suo flauto!
E tu, bucero, smetti il tuo richiamo
che l’upupa e l’allocco non incanta.

Con le ali asciugano il singhiozzo,

battono il becco al confine del bosco.

Lo sciamano sorride 

ché Lindiva ora è donna.

 

 

 

(*riscrittura di una fiaba africana)

*

Comportamentismo_haiku

 

non mi rassegno

a solo rettilinei

tratte e binari

*

la farfalla nera*

 

non per le tenebre
vesto di nero
ma per essere l'ombra

di tutti i colori,
luce in potenza

nel breve diaframma
che inquadra

la trasformazione



*a Lorenzo Mullon

*

Bulli e pupe - contro omofobia e intolleranza -

 

Somma il dolore col mai più
còniugalo con l’incompiuto,
espandi, col tuo,

il respiro dei tuoi amici
fino a toccare il centro,
misura l’incommensurabile

grandezza che sei
e resta immobile

davanti a piccole mani

che, con le tue, si stringono
attorno a un avvenire

più semplice.

*

I segreti dei figli

 

Sono semi invernali:
inutile innaffiarli.
Stanno dentro cassette

al riparo dal freddo.
Passarono i venti,

e passeranno,
senza svelarli.

Sono fiori coltivati nel buio

e frutti che matureranno.

Li chiudono a chiave
e forse li dimenticano.


 

*

16 novembre

 

Marcella,

francescana di ritorno, 
parla agli uccelli.
Donde venite,

cosa portate?
Un cinguettio tardivo,

un morso all’aria.
Forse il sorriso dei morti?

In questo giorno dolce,

un nuovo vasetto rosa.
Dentro il vasetto,

l'acqua per il ciclamino.

In terrazza crescono meglio

anche i suoi capelli.

Ottantasette volte all'anno.

*

alba africana

 

in notturne lunghezze, 
sanguina sulla m’bira*
l’ossessione di un canto:

cresce d’amore,

fiumana e guerra.

all’alba v'esce cadavere, 

è spirito che aleggia

sulla savana fino alla notte.

 

 

 

*lamellofono, in alcune parti dell’Africa lo suonano per intere nottate fino a farsi sanguinare le dita

*

Amore fatale

 

Sorge la luce.
In altra stagione nel mondo,

il buio la vuole,

il buio le duole,
e lei muore.

*

Il filo di Mirò

 

Ho perso un verso 

mentre vegliavo gli incubi.
Era il primo di una poesia

che mai scriverò: Il filo di Mirò.

Nel risveglio consapevole,
vaga solitario, liberato

in azzurri eclatanti.

 

 

*

Nel paese delle meraviglie

 

Molte cose accadono

sotto i cieli di Roma
in stanze che odorano

di gomma e incenso

o in certi padiglioni
dove i bambini giocano 

a perdersi e a ritrovarsi.
Molte vite s’incontrano,
pur restando sole,
sui gradini bassi

dove il sole tramonta più tardi
e l’umido resta di più.
Nascono sorrisi sotto le palpebre

diffidenti, fino a prova contraria,

ma l’indiano, volentieri,

ti lascia provare, e ride con gli occhi,

il più piccolo dei suoi gioielli.

Molti nomi si sfilacciano
al sole incongruo

di certe mattine
che annunciano gelidi inverni
- o inferni -
e tutto resiste

lì dove persino i cani

molto hanno visto.

*

Qui e ora

 

Ascoltate le vostre visioni. 
Due respiri appaiono simili
nel pulsare dei sogni.
Essi sono salvezza o condanna.

Ascoltate le vostre spirali.
L’aria s’incunea, 

nel buio della stanza, 

ma resta immobile la rosa.

*

canto nero

 

la gioiosa nerità

di una bimba bionda:
lallazioni e grida

di tutta la pelle

il passo si alza e si agita

ruminando nella memoria

butum belé butum belé


aspetto l'eco di ritorno:
in me.

*

sopravvivere

 

dire intorno al dire.

per riempire, forse.

oppure per non dire.

 

sapere non è sopravvivere

 

 

 

*

Lacrimosa

 

Più di un abbraccio, 

meno di un bacio.
Mi appartieni.

Ma non c’è motivo

perché pianga

al “Lacrimosa”.

*

Turn your mood into music - This old hammer

 

Sono un ukulele nero
e il ritornello stridulo

strapazzato sulla spiaggia,
o il banjo che il padrone

ha spezzato sulla mia schiena.

Sono la vocale tinteggiata di blue,
il tam tam di mio fratello

morto sotto la sbarra
di una canzone bastarda.
Sono il vecchio martello.

*

Ballata


Ho indossato i miei occhi migliori
e un rossetto lucidissimo.
Alla metropolitana,

il vecchio col banjo era solo. 
Gli ho detto: “Mi faresti provare,

nonnetto”?
Ha risposto: “Non è aria”.
Così gli ho storto gli occhi
e gli ho detto addio.
Ho fatto una corsa

e non ho perso il treno.
Mi son persa al mercato.
Ho comprato un tappeto,
mi ci sono seduta.

Sembrava un ottovolante.
“E' l’America che fa questi scherzi,

baby” -  mi ha detto il tipo coi baffi.
L’ho messo in una tracolla
che odorava di caffè.
La rossa maliarda 
mi ha strizzato l’occhio blue.
L’ho invitata per un party da me.
Ho fermato la mia testa:
“Se la luna sparisse...
il sole la cercherebbe?”.

 

*

Il picchio

 

Questo forte odore di ruggine
ch’emana dai nostri discorsi.
Dirimpetto lavora l'orologio
in un silenzio oleoso.

Gli uccelli hanno lasciato la dimora.
Del picchio non s’ha notizia.
Quel ticchettio stanco

cercava un contrappunto.

*

La vocale a

                                                               

                                       a Cristina Bizzarri

 

 

All’improvviso lo spazio s’espande.
Dicono si chiami solitudine,
horror vacui 

o un molle sentimentalismo.

Tempo donato per meditare,
forse per pregare.
Il sospetto che sia libertà.
Implode nel silenzio
la vocale a: - il Magnificat -


*

minimalismo sacro - ad arvo pärt -

 

 

i violini si irradiano 

lasciando graffi 

con affondi come

di spade aghi o corde

e scavando strade in alto 

e lembi
che diventano bianche

celestiali tende

o scale in rapida arsi

e tesi o sorrisi 

in un gelo che scioglie
così come lega
me
magari per sempre 

*

la ricevuta

 

se avessi dolcezze
le donerei a te

che, più che sorridere,

annuisci

e poi ti chiederei

di emettere la ricevuta
per ricordarmi che bene è 
l'eco non il vuoto

*

Il mulo

 

Sole inflessibile 
su una teoria di sassi,

sì da sbriciolarli.

Non avrei mai pensato

che mi pesassero le farfalle.

 

*

uomo del mio tempo*

 

sei quello della pietra
e quello dell'altare -

sei padre di tuo padre

e figlio suo.

in te abitano da secoli

gesti primordiali
e creste d’onde,

canti in offerta perenne. 

e nidifichi
su macchine da guerra,

uccellacci dai becchi ricurvi.




*omaggio a Salvatore Quasimodo

*

perché i barboni scelgono le stazioni

 

mosche attaccate alle piaghe

delle braccia spalancate come binari

morti, anzi inchiodati

a partenze perse,

nella direzione di un sibilo

restano in attesa

i fantasiosi

e tragici

tragitti

umani

*

un rumore

 

sei venuto vestito di pioggia
ad asciugare le mie mani fredde
hai non-risposto alle domande 
ho non-saputo rovesciarne il senso
chi di noi ha 
ancora fiducia 

nelle parole?

non io ché le ho perse
non tu che con scatto sorprendente

corri piuttosto verso un rumore

che ci protegga

 

 

*

Drop-out

 

Azzanna sceneggiate buoniste

con un ringhio che assomiglia a un sorriso.

Gli esperti dicono:

"Il ragazzo ha subìto abbandoni.

Non è opportuno

fornire ulteriori motivi 

per suggellare la sua ribellione".

Non è un cane - osservo -

e forse rabbia non è

ma ricerca di identità.

 

 

*

Il camice avio

 


Ripenso a una donnina

che indossa un camice avio 

comprato per corrispondenza,

una nonna-bambina,
di dolcezze 
prodiga insieme a dolciumi,

elargiti di nascosto,

in un dialetto stretto,

davanti al crocifisso.
Da lì tirava dritto

verso il suo enigma.

*

Punto di vista

 

L’eden.

Una stradina bianca nel parco.

Gli effluvi dei tigli.
I viottoli a perdita d’occhio.
Alberi spalancati dal vento.
Al di qua e dall’alto,

vedo tutto.

*

della libertà

 

tra la gioia e l’ignoto,
in apnea per antiche paure,
nel giro che ci trascina
fuori dalla bellezza,
sordi al soffio degli astri,
ciechi alla vertigine del tempo,
ci omologhiamo




*

se

 

una poesia dello stupore
      se
sapesse 
d’amore 
una poesia del ritmo
      se non finisse mai
una poesia della tenerezza
      se amasse la terra
una poesia della gioia
      se spargesse verità
una poesia della dedicazione
      se non incenerisse il futuro
una poesia della nostalgia
      se non fosse parziale
una poesia dell’indifferenza
      se non dovesse scegliere
una poesia del sorriso
      se guardasse nell’abisso
una poesia del suono
       se non fosse rumore
una poesia dell’indicibile
      se sgorgasse dall’arido
una poesia del giorno
      se ascoltasse la storia della notte
una poesia del nulla
      se cadesse nel tutto
una poesia della necessità
      se morisse 
l’utopia 

 

*

La mia canzone

 

Mi farei mangiare,
darei tutto
ma non la cosa più preziosa,
il mio respiro,

la mia canzone:
necessario è bere alla fontana
del gioco più intenso 
che conosca, 

sempre troppo esiguo

per lo spazio di un ritornello.

 

 

 

*

dice josé*

dev’esserci un colore

una porta
una parola
che sfondi il grande muro
della falsità
dev’esserci una voce più vibrante
della poesia
uno spicchio d’infinito
in un corpo 
dev
esserci un azzurro potente
più di quel mare che 

tacendo

- o non tacendo -
è naufragato


(*quasi un commento alla poesia “Dev’esserci” di José Saramago, sotto riportata)

Dev'esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev'esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev'esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mare che nuota in altro blu,
un'altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quanto puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.

 

 

(vedi http://www.larecherche.it/testo.asp?Tabella=Proposta_Poesia&Id=1839)
<br

*

in evoluzione

 

un cerchio senza scampo 
la famiglia di Betlemme
con la tragedia inscritta

(nella notte è indizio

il rumore di chiavi)

 

sognare un avvenire senza eventi
è apocalisse

come esser mai nati

*

Il cucù e la cantante

 

Il cucù ha segnato l’equinozio -
Strano a dirsi, il sole è sorto
pressoché come ieri.


La cantante e il purissimo il sax.
Spacca a metà il tempo 
con la sua luce quasi vera.


*

Prima che sia novembre

 

Il ritratto del nonno
col cappello calcato sugli occhi.

La sua ombra sulla terra.

La memoria racchiusa

nel capriccio del tempo.

Non è nei cimiteri.

Non è lì che ci chiama novembre.

*

Il contrappunto del buio

 

Le voci dei bimbi nel parco,
la cena nel piatto,

progressioni di Bach al pianoforte,

spremere il succo, berlo,

questo fa casa.
Da tempo immemorabile

rimiro un paesaggio irreale:
la mia postazione.

*

haiku buio

 

veli agli occhi
in-sonni stropicciati
i pipistrelli

*

il ronzio ininterrotto

 

lo strenuo lavoro del frigo
il suo ronzio ininterrotto:
non è una melodia

e fa freddo anche fuori

*

sapessi com’è strano

 

- è che vorrei partire
ho detto io
- tu scegli la meta
ha detto lui
- fissiamola insieme
ho detto io
- blu oltremare
ha detto lui

(giunti a metà)

- férmati
ha detto lui
- non è successo mai
ho detto io
- mi mostri la tua ombra?
ha detto lui
- non è leale
ho detto io

(nel mentre spuntano stelle)

- sapessi com’è strano
ho detto io
- sei stata qui?
ha detto lui
- non ricordo
ho detto io
- c’ero o non c’ero?
ha detto lui

(ritornando)

- si può pedalare nel buio
ho detto io

- non è nelle mie facoltà
ha detto lui
- con la luna, persino il deserto

ho detto io
- la luce vien
e e va 

ha detto lui

- e quindi?

ho detto io

 

*

la poesia è finita

 

 

la poesia è finita

in un pranzo goduto 

non praticando il digiuno
non sanguinando  
la poesia è finita
semplicemente

perché non ricordava 

è finita senza un addio

la poesia 
non s’incarna

la poesia è fuggita

come una bestemmia

la poesia è dunque

davvero finita,

morta, anzi risorta 
dai cadaveri dei bambini 
dagli inganni
dalle bocche dei malati

dai demonii

 

*

giorni sensibili

 

All'improvviso rieccoli,

col gusto di frutta acerba,

puntuali nell'amarezza.

Sensibili nello scegliere

i destinatari,
rinnovano il dolore.

Pare impossibile

che riemergano dalla notte,

immensi,

non sopiti.
La corrente li conduce

dove ogni passo è un affondo.

Incisa la carne,

portano via lo spirito.

A nulla serve l’orizzonte del mare:

non li contiene.
Né il cielo chiaro pur chiaro

dentro di loro.

Risalgono la china,

lasciandosi dietro

sassi rotolanti.
Nel passaggio, 

sempre lenti.

Promettono pietosamente

che staranno lontani a lungo,
che andranno via

con i migratori,

che lasceranno

il guadagno dei giorni,
il sale dell’esperienza.

 

Ecco, forse davvero

cambia il tempo.

 

*

Territori off-limits

 

Fu premeditata la fuga:
dal troppo sole,

dal puzzo di cose ab-usate.
Poter dire del mare

quando ricompare in curva

è davvero azzurro,

solo dopo averlo dimenticato.


Oggi le navi grandi

non attraccano più,

l'acqua del porto è agitata:
si lavora a nuovi commerci.
Ricordo a memoria

le maree sulla piccola muraglia.
Più in là delle torri

s'inclinano i cipressi del cimitero.

















*

a Marcella

 

 

Ripenso a Marcella 
che parla con i morti
e - se sorride - sorride di se stessa

o cuce inforcando occhiali 
che le fanno gli occhi enormi.

Nella mente di Marcella 

i colori, cangianti,

sono i fili del cotone.

Penso ai suoni del settimo piano,
più forte il gabbiano, la sera,
al mattino le cornacchie.

Lei dice “ho finito di dormire”,
saluta le suppellettili 
e controlla la polvere.

Poi mi sovviene - per associazione -

l’aurora boreale. 

Io penso che lei pensi

che l’aurora fluorescente 
passerà con l’estate,

la stagione più buia:
allora il buio sarà per tutti

una dolce coperta.

 

 

*

luce di vetro

 

luce!
frantuma il tetto

disperdi i frammenti di stelle
svuota l'universo

rivesti il ribelle col celeste sudario

ammansisci le smanie del timido
disvela i desideri del dissimulatore

sorridi al superbo

seziona il retro dell’anima

separa e riunisci le parti slegate
- maschio e femmina le hai fatte -

ricomponi le maschere

rimescola i piani del sognatore

fanne acqua santa

scuoti la polvere dal penitente

plasma forme

vigore agli amanti

asciuga il superfluo

moltiplica per zero ogni numero e specie

fino all'insignificanza
dividi il pane e i pesci 

sferzami

 

e infine danza

*

cibo

                                   * a Nando Battaglia, amico ed esperto


Vorrei parlarti del pane
mentre lo gusto 
con pensieri placati,
e di quel Pane che assaporo

con altri pani dolcissimi
che mai invecchieranno.
Questi non ho saputo spezzare,
mentre il Pane è già stato spezzato
da Altri.

*

appunti di viaggio



La casa di Alto - Berlino Tiergarten -

 

La casa di Alto

 

La casa è bianca,
ha orchidee dietro ai vetri.
Il prato è tagliato,
io sto all'ombra e penso
sto bene.
La casa è bella.
Un vento leggero 
sulle foglie dei tigli.

Due conigli.
Odore di minestra.
I suoni arrivano.

Dentro - è certo - ci sono amori
in svolgimento.
Tè e cannella,

un bacio sulla soglia.
Sono io l'elemento estraneo.

giardini dell'esilio - Berlino, Museo ebraico -

 

cammini tra geometrie 

di alberi di cemento

con chiome troppo verdi

per essere credibili.

insetto cieco, vaghi in labirinti

tra facce ferrose

di bambini urlanti.

fanno rumore i tuoi passi

costretti a fissarli.

prigioni chiuse come cieli 

troppo alti, troppo tardi.

è un insulto e una carezza

la scala irraggiungibile.

 

 

*

Cose da lasciare

 

Ticchettiamo 

luno di fronte all’altro.

Tra poco saremo in volo,

migratori senza zavorra

eccetto alcuni capelli bianchi.

Dovrei alzarmi

per sistemare i maglioni di lana.

La cautela non è mai troppa

sulle spiagge artificiali

del ricco nord.


Il futuro non sarà caldo.
Ho conosciuto fuochi implacabili
ma il mare di lassù

non fa sconti neppure alle balene.
Non ho potuto salutarvi tutti.
Di tutti e ciascuno

porto un'immagine compressa in un bit.
E' tempo che qualcuno saluti me.

Sventolare fazzoletti

nell’attimo del distacco?
Detesto i fazzoletti.


Cose da lasciare, dunque,

in questo breve passaggio?
Temo non entrino nel bagaglio.
Ricordo il numero

del mio posto in aereo
e lo serbo dentro di me.



*

Fotografia

 

Non lo zoom che aggredisce lo sguardo, 

Fotografo:

sto pensando ad altro
e tu pensi al diaframma 

(o alla mamma)
benché automatizzato
- e omai automatico -

sia anche l’occhio?

Vorrei, piuttosto, il buio.

O piuttosto un dipinto 

rigorosamente astratto
en plein air
senza titolo e senza 
dettagli.

*

leggere

 

felicità di polpastrelli 

nel girare le pagine

nelle ore calde
in 
corposo silenzio 

:
solo un fiato all’escalation 

dell’ultima pagina

 

 

 

*

Frida

 

Entrare nel dolore da uno specchio

e capovolgere la visione,

non è un passatempo.
Si può fingere di essere artisti 
ma non simulare i postumi
di trentadue interventi chirurgici.

Chi è amico di quattro pappagalli?

Della farfalla e della rondine,

della scimmia e del felino?

 

Forse vegetalizzarsi?

Nutriti dalla linfa tehuantepec,

rimanere sempreverde.




 

 

 

 

*

assestamento

 

e se anche non volessi,
sono su un piano alto
dove rumori arrivano attutiti
e si percepiscono gli 
ioni che trafficano

sotto e sopra di noi.
è qui che faccio 
un nodo strategico

tra questo preciso momento
e una reazione irreversibile:

vivere.

*

Polignano a mare

 

Le persiane pervinca,
la tenda candida.
Le persiane sbattono,

si squarcia la tenda,

la bouganville s’arrampica,
il mare s'inalbera.

 

La porta si è chiusa

sull’onda più forte,
la donna ha riposto

il cesto e il lenzuolo,
la tenda è bagnata,
il mare non cessa.


Ho scritto 
ciò che ho letto sulle pietre.

 

*

Un’altra possibilità

 

Non è tempo di lucertole.
Le pietre sono aguzze come cocci.
I raggi m’invitano,
faccio le fusa 
e medito 

il non essere mai stata

gatto.

*

Pomeriggio estivo in una strada stretta

 

I miei vicini e Carlo Gesualdo*.
L’odore di fritto sul madrigale.

Se sapessero l’irruenza

di Carlo Gesualdo!

Il loro matrimonio, invece,

va a gonfie vele.
Hanno un figlio che, 
musicalmente,

promette bene.
All’improvviso la musica cambia,
l'effetto è di luci stroboscopiche.
Aprirsi a generi musicali

disparati

forma l’orecchio e la persona.

Lo sostengono fermamente.
Lui è un esperto medievalista.

Lei canta il pop.

Mi ricordano Desmond e Molly.
Hanno un figlio, dicevo.
Ciò che m’inquieta è Carlo Gesualdo.
La sua musica contorta.

E se, inconsapevolmente,

il bambino la assimilasse?

Vorrei capire le conseguenze

del trauma.



* Carlo Gesualdo, madrigalista vissuto tra il '500 e il '600, notevole per la modernità della scrittura musicale ricca di cromatismi, è noto anche per il duplice, barbaro omicidio della moglie con l'amante.

 

 

 

 

 

*

studio semiserio sulle rose

 

che se t’avessi portato le rose
avresti detto
Che pesci sono che pungono così
t’avrei spiegato
Sono rose con spine
avresti aggiunto
Non ho mai visto fiori così belli
t’avrei risposto
Per questo le ho portate
e saremmo entrambi arrossiti 
ma meno delle rose

e io e le rose ci saremmo sentite proprio giuste
e avremmo fatto tutti ritorno - penso -
a una specie di bolla trasparente
come una lente da cui il mondo si vede luccicante
e se qualche petalo fosse caduto
non sarebbe stato Pollicino
le rose sanno la strada di casa


 

*

Puelluli

 

Nascono e già guidano,
con la patente del disincanto.
Camminano ma, di più,

s’informano.
Della paura non hanno paura.
Rischiano.

Indossano scarpe di tela.
La terra, sotto, gli rimbalza.

Connessi dentro e fuori.
Attraversano strade,

con lorecchio superaccessoriato.
Se insisti,

a domanda rispondono.
Potrei smarrirli:

la loro geografia mi è ignota.
Non giudicano,

nemmeno se stessi.
Accudendo le madri con ironia,

le ringiovaniscono.

*

tempi tecnici

a Luca Soldati



non altro, qui,
che l
abbandono alla notte 
(mi ha svegliato una clocharde
che bestemmiava in francese)

non altro che una brezza

tra le persiane, richiami

dei mendicanti d'amore 

                                  (poi mi sovviene lazzurro totale: 

                                             un anticipo di mare?

                                             geografia essenziale,

                                             a nord delle mie paure)

*

il panico

 

segno d’altro, di coraggio

- forse -

dicono un effetto paradosso:
nell’abitacolo dell’amigdala,
braccate da giganti mostruosi 
che si avventano con rostri,

le rose - infine -

con le spine

*

Pretenero

 

Le esse in perfetta madre-lingua,
gli occhi negli occhi 
degli anziani: 

il motivo del suo viaggio. 

Dalle alture, lo Spirito gli parla.

In altra lingua.
Qui è diverso anche il caldo 
ma la gente è fredda o - come lui -

rassegnata.
Il grano è lo stesso.

Si prega 

forse meno, forse più.

Avrei voglia di dire due parole

ai suoi oceani tristi.

*

L’astronave

 

Il primo a fuggire sei stato tu:

un modo per prendere le distanze

dall'abbaglio delle radici.

Il sole creava riverberi

che impreziosivano gli occhi.

I tuoi si celavano dietro le ciglia.
La fuga, dunque. 

Un metodo infallibile

per sentirsi coraggiosi,
con la paura alle spalle.
Poter dire: libertà.

O credere di dirlo.

Dopo fuggii anche io. 

Convinta di scegliere

non la libertà, ma un Ruolo

(usavo le maiuscole con disinvoltura).

 

Siamo in orbita.

Agli antipodi, ma simmetrici.

Un modo per non perderci di vista.
Il momento in cui s’intravede

 

la felicità 

 

sotto forma di una grande astronave.







*

Niente di segreto

1

Naufraga in un pozzo.

Gli uccelli azzannano per amore, 

- non mi meraviglio -.

Dalla testa bàlzano i fantasmi.

 

2

 

Vent’anni in un soffio,

dal gocciolio del seno

agli sguardi di sbieco.

Il vento non ha parlato

sulle ali della distanza.

 

3

 

E ora a quali oblii

attingerò?

 




*

Una forza colorata

dedicata ai fisici delle particelle, 4 luglio 2012



Primo giorno.
Tra aquiloni e aerei,
affondo i piedi dolcemente,
una torre bianca sulla sabbia.

Il vento è una barca che va da sola.
Incontestabilmente,

la luce è di fronte.
Secondo giorno.
L’interazione è forte:

Particella colorata,

ti chiami desiderio?

*

Una patina biancastra »
Questo testo è in formato PDF (48 KByte)

*

La biciclettata

 

Sotto casa scorre un fiume.

In mezzo agli alberi,
la fotosintesi clorofilliana.

Più in là, una fontana.
Due ciclisti,

incollati alla propria ombra,

sconfinano dalla pista

ottimisticamente.

Intorno è secco.
I colori sono dardi.
I dolori sono cardi.


Un affanno leggero,
ma sul ponte, in discesa,

c'è il vento a favore.

*

finisce in -oma

 

c’è il rantolo dell’universo 

nel seno mutilato_

ai figli non lo scempio dei capelli

ma una condanna certa

- lei li ama  -

*

brasileira

 

Il bianco spumeggia alegremente

nella stanza stile liberty.

Tra il gallo e l’aurora,

la tazza di nero è per svegliarsi.

Le farfalle-sopracciglia, 

la bocca di rosa, 

i passeri,

la voce dei morti. 


E' incerto ciò che arriva dall’oceano: 
gli avi rinascono,

le stelle annegano per vizio.


.


*

“Lungo la cenere tranquilla dei giorni” - omaggio

“Lungo la cenere tranquilla dei giorni” - omaggio a Pierluigi Bacchini


Amo il poeta Pierluigi Bacchini
che dai querceti delle cattedrali
misura le variazioni 
di tono

del vento, a gara col rintocco

di campane sullo sfondo.

E amo l’involontaria poesia
della botanica

e dell’infinitesimo, col suo inverso

- l’assoluto -

nella struttura di una molecola,
della chimica e del fiero chiurlo 

- meraviglia o misericordia? -

nella tempesta di stelle e pianeti.
Amo il poeta Pierluigi Bacchini
che sotto foglie rosse e barbe
intuisce la grandezza
del cosmo

e la malinconia,

e come Lucrezio si figura l’immanente

in un seme
e l’infinito ben oltre la siepe.


 

 

*

elektron


Dell’ambra, ad esempio,
conosco il colore.
La morte - dicono -
è un elettrone che rinuncia.

 

 

*

paura di volare

 

Due frati con la tonaca celeste,
l’anziano accudito dal giovane,
più ascetico.
Un uomo aduso 
ai voli 

dello spirito,

cosa prova al decollo - mi chiedo -
e come gli appare la terra

vista dall’alto?
Miraggio o desiderio?

Assorto nella sala d’attesa,
sembra certo

che su ali d’aquila si reggerà...

 

 

 

* cit. da un noto canto cristiano moderno

*

parla lo specchio

 

se potessi riflettere il passato,
sarei il solito specchio,
davanti chiaro,
nero di dietro,
mentre è dentro che avviene
il misterioso incontro
tra le vite reali

e quelle immaginate

 

 

*

effimero

                                ai miei figli

 

i vostri anni 

rimbombanti d’effimero

per mari cercano e per terre

il dubbio della verità.

io stessa in ricerca,

ciascuno nell'effimero

tempo suo

 

 

 

*

Pietre di puglia

 

Alcune rese aguzze

dalla impraticabilità,

altre rassegnate per il vento

che le appiana.

Alcune cave

come le pance dei marinai,

altre indurite dal sale

e dalle libertà negate.

Tornano utili per le case:

dei vivi e dei morti.

*

Collaudo

 

Si allisciano il piumaggio.
Ci vuole un bel po’ di coraggio

per spiccare sogni
da un fondo e indistinto 
desiderio.

 

(ai miei figli)

*

maternità

1

coltura di sogni
mischiati a fatiche,
cespuglio di rose
insidiate dai venti,
quieta risacca_
(presenze ed assenze).

le chiavi di casa

tra porta e finestra:
un continuo attendere.
parole cariche e talvolta silenzi,

una danza sgraziata
e poi di nuovo grazie...
la tana del ventre

stringe alleanze
e le tradisce
la mia piccolezza


2

gatti fulvi partoriti

da fragilità e imprudenza,
se la terra frana

e i treni non partono
lasciamo i nostri biglietti
alle rondini e alle r
ondinelle...

*

mio figlio cucina al posto mio

 

odoroso tiglio,

quando dalle stagioni biancastre

la salita s'inerpicherà,
seguirò nessun altra fragranza

che te, 

ma già ora, celata da un ruolo,

ne assaporo il rovescio 

 

 

*

surreale istanza


in zona 
liquida 

- non persistente -
tra minacce di formiche,

ciascuna a suo tempo,

 

anche il molle dalì

capitolò
davanti alla colata

di lava rosa
                              un lecca-lecca?




* (riferimenti: "Persistenza della memoria" di Salvador Dalì, anche detto "Gli orologi molli"; e i "Chupa-chups", il cui logo è di Salvador Dalì)

*

amor che amar perdona

 

doni amore e perdoni

anch'io amo, non perdo.

così amata, mi dono
e riamando, perdono

*

terràgnola - terremoto in Emilia -

 

dal centro la furia ferrosa
ed è ansia 
- terra - l’esserti figlia

 

tu mi attrai gravemente

sì che appiano le montagne


(brulichio umido dei vermi,
l’ignaro ristagno dei corpi)

*

ti alzi

 

ora piangi emilia

anima montanara
sospinta all’incrocio 
dei grumi africani

come una zattera di antichi mari

 

amica di treni adolescenti
oggi ti attraversano 
i fischi
delle ambulanze


ma tu, emilia,

ancora veleggi corsara

e più fiera

 

tu, emilia,

ti alzi





* agli amici emiliani

*

danzare la vita

 

Rinascere scultrice

d’aria: danzatrice.

Liberare gli spazi interni

con i suoni che partono dal centro.
Disegnare la leggerezza 
con le le dita-pennelli.
Eludere il ragionevole sole

col capriccio della pioggia.

Interpretare il mistero,

il senso e le lontananze.

*

agenzia viaggi - spot -

 

viandanti del vuoto
rinviate la meta
il gusto è nel gioco
né inizio né fine

cercate l’amore
né troppo né poco?
temete il piacere e
trovate il dolore?

e datevi al fato
partite viaggiate
lontano davvero
che il gioco sia vero



* a Roberto Perrino con simpatia

*

vanessa - a melissa bassi -

 

nessuna carezza 

da chi ti ha defraudato

del mare

_

noi ti abbiamo amata

abbastanza?
amaci tu


portavi farfalle
ignare di insidie 
_

te ne vai col passo di danza

della giovinezza

farfalla vanessa 

 

*

minimalista - ad arvo pärt

ra
             re
fa

liquida
             mente
                           tin
            tin
abuli

       di    pacate______
            
cam-pa
                            ne


                   fa
ra
            re

ce-le
           sti-ali
                        

    ali 

nelle 
                 
                        nuvo-

           leggerissime

ra
             re
fa

angelica
              _mente

pianopianopiano

                       com_ p i a n t i

                    
giu -
        bi    -    li   

di

a          l l          e         lui

A

rrrr

vvvvvv

ooooooooo






*http://www.youtube.com/watch?v=d2S87fkG7_g&feature=related

*

Poetica

 

Non il vero - che offenderei -
piuttosto il silenzio
a protezione

 

Non il falso - che rifiuterei -
ma un'altra me stessa

nella risacca

 

*

la cattedrale sul mare

 

la strada portava al confine
tra giardino e orizzonte -

dal ciglio del burrone

ho provato a chiamarti -

 

ma il rosa del marmo
è soltanto l’effetto del tramonto
nella cripta lavora la ruggine


*

l’ultima nota del bandoneon

 

chissà cosa stiamo cercando:

l'ultima nota del bandoneon?


chissà se queste astratte armonie
non stiano esiliando i nostri volti

*

stravinskiana

 

l'aria calda acuisce i presagi

sottoterra i vermi si scannano 

 

non il lamento della bestia,

non le doglie della gemma

 

di sacro, la primavera,

ha soltanto i colori.



*

lo scandalo

 

spingere le nuvole

alle altezze più ardite

rovesciare i chiostri
spogliare le colonne 

sfondare il silenzio

udire gli echi dell'organo
dei rami e del mare

respingere il cielo

e poi cercarlo:


ma lo scandalo del poeta

è amare una luna mostruosa.

 

*

il portagioie

 

certe mattine sono indolenti
come piatti non ancora lavati


oppure sono perle salate

dentro valve puteolenti

*

l’attimo prima della felicità

 

il rumore di sirena

che irrompe poco prima,

nessuno lo avverte.

se anche venisse fuori

da una radice o da un’ombra,

da un pianeta o da un passo felpato,

da un respiro o da uno spavento,


comunque il corpo resterebbe

indietro


 

*

Cosa ha sentito il corvo?

 

L'incanto del primo momento.
Poi la brezza si arrende

al soffio finale.


Passano così molte vite.

Addomesticate al tempo,

che non le torce.



*

guardare non vedere - ai miei figli

 

mi prendono in giro

per il taglio alla moda

(e se ascolto

musica fuori moda:
le cantigas de santa maria)

all’alba li immagino
persi nel sonno

ma stanno già in piedi,
i tulipani,
a spiare le gazze
ed io spio le ragazze.

beati quelli che credono

al volo degli aironi.

 

*

filastroc-comica

 

la mattina è iniziata
già la pentola bolle
non si è pronti ad andare
- ci sei?

spettinate le piume 
l'orologio che incombe
dall’alba al tramonto
- ma dove?

controllare lo sguardo
lì davanti allo specchio
necessaria una sosta
- mi hai scritto?

la camicia a pois
un sorriso a metà

distrazione completa
- mi hai visto?

non ti apro la porta,
certo ti infurieresti,
ma se scappo mi insegui?
- mi ami?

 

*

San Paolo fuori le mura

 

in fondo, non il mare
ma una strada d'acqua 
e uno spazio verde,
ossigeno e alabastro

forse i sogni sono anemici

e crollano

ma se mi faccio cupola

mi sostengono

*

Il contrabbassista

 

Topi in fuga o lepri

sul manico isterico.
Sorride beato, il contrabbassista,
e disintegra 
idee musicali

fino all’ultima nota

del modo frigio.
Alla fine dell’assolo
un prurito lungo la schiena,

desiderio di tango

con la sua donna di abete rosso.

*

I filippini di santa pudenziana

 

Non avevo mai udito cantare

ang nam, il Nome,
né visto una tale irriducibile

dolcezza e sorrisi 

di mandorle un po’ amare
in piccoli corpi con le braccia a croce,
così assorti.
Diffondono in alto e in fuori
oltreterra e oltremare,

gentilmente,
un’eco di silenzio.

 

*

eccolomihaspintodadentrolodicevochedinottevieneapr

eccolomihaspintodadentrolodicevochedinottevieneaprendermi*

*(al nostro io-autistico)

non tu, bambino,
non tu -
sotto le coperte, lo vedi?

- cammina -
è un lenzuolo con gli occhi
porta una maschera di fuoco
ma fredda

chissà se conosce il gioco
del salta-ranocchia
se sa nuotare
contare
se si volta

aspettiamolo domani al laghetto
i vermi li tocchiamo noi
ché a lui fa senso

dentro l’acqua il cielo è arancio
non è mai giorno

non è mai notte
per le rane
 
metti il cappello
tiralo giù
sta fuggendo via


 

*

Un nido tra la notte e il giorno

 

Nel tempo in cui anche i tavoli germogliano,
ho attaccato la voce alle mani.

Ho parlato.
Tu ti sei accucciato,

hai lavorato,
col sorriso tra i denti

mi hai indicato la casa.

 

Non so quando, non so perché
siamo passati da un paese

a uno spaesamento.


 

*

strada a doppio senso

 

Spalle chiuse a proteggere

un bignami di filosofia

o forse un titolo di film,

"la vita imperturbabile":

così passano i titoli di coda

del reale.

 

*

le case vuote

 

la porta si chiude

e le case vuote
odorano di bucato

lasciato ad asciugare

le case vuote

asciugano le lacrime
che potrebbero attirare

gli insetti 

le case vuote

ospitano il buio

perciò le finestre 

possono restare chiuse

 

nelle case vuote

i libri aspettano
e se nessuno legge
non senti “l’avevo detto io”

nelle case vuote
puoi comunque entrare

se hai le chiavi giuste
così le persone ritornano


come se il tempo

non fosse mai passato








*

La casa

 

La casa coi limoni
che sanno di rosmarino.
Non vedi le rose sul tetto?
Voci, sole e ombre,
la pioggia tra i muri,
i colori.
Ma il tempio trasuda freddo.
L'ossigeno, quando non brucia,
fa rabbrividire.
Uscire, 

tornare,

suonare il battente.

Aprite?

*

l’idea del tempo

 

chiediamo forse al ladro

il grimaldello?

o  al mare di indietreggiare?

 

se è la strada che corre

non avverti la tua corsa

 

 

*

domenica degli ulivi

 

un fitto silenzio
negli interstizi di tempo
e questi ulivi sciancati_

tira un vento pungente,

sa di sansa

 

vorrei sollevare
la cenere dai crani
unti di pace

*

leggevo baudelaire



leggevo baudelaire
sui prati dei vent’anni -
non era questione di lingua
(ignoravo il francese)
ma uan fuga dall’età spietata

a distanza di anni
la poesia è di nuovo fra noi -

maledetta? 
non la capisci/non la capisco
(come la vita)






*

mi riconosco

 

mi riconosco
nella fatica dei germogli

nell’onda che ha smorzato 
l’incendio 

in ciò che si intuisce
dalle vie crucis 


nei suoni percepiti
permanendo in zona

nella lingua che balbetto
nel gancio che afferro

in una cascata di sì
sgorgata dall’unico no

 

che ancora mi risuona

 

*

mezzogiorno

 

 

perdona il mio mezzogiorno
senza cibo né lacrime
- un peccato di omissione -

non mi ha smosso il rintocco del sole
né pensavo alla tua fame

come aun diverso amore



 





*

dati reali/sliding doors

dati reali


cielo azzurro,
nulla da segnalare:

il sole, soltanto


***

sliding doors


tra illusioni e potenza del non-essere 

vite diplopiche

 

 

 

 

*

punto coronato

 

poche cose tornano indietro,

niente in natura 

 

persino le biscrome implacabili

vanno al punto coronato

senza cedere di un solo battito

 

quest'assurda frenesia

conosce soltanto la direzione

dal lontano all’inconoscibile

*

invertendo la marea

 

sarebbe possibile

invertendo la marea,

ma se persino la luna

non ha argomenti,

per noi non c’è scampo 

 

allora non mi oppongo_

innaffio soltanto:

  

(begonia)

colorito pallido, non hai retto 

 

(ibiscus)

rimani intensamente viola

 

(tradescantia)

aspiri alla meta più attesa

 

(geranio)

sai dov’è la rosa?

 

 

*

ritratto di mutilato di guerra

 

chi può reggere un colore

che è come un pugno?

non io,

occhi obliqui dentro i tuoi 

nella stanza verde-ospedale

troppo lutto

nei lampi e nei fuochi

nelle acque 

troppo pianto 

nel rosso dei burqa.

 

 



(su una foto di Steve Mc Curry)

*

l’idea

                                            a Luciana Riommi Baldaccini 

 

 

l’idea che il domani sia

la risoluzione naturale

di una dissonanza,

non un'anomalia,

non un attimo d'inappartenenza

nella pulsazione,

sì una pausa, ma carica,

che prepara attacchi orchestrali 

d'incontenibile impatto,

la voce della terra

in registri impensati,

un giorno noto

nella trama ignota di una polifonia,

un tempo disteso

(adagio col da capo?)

che addomesticherà il tempo

in recipienti di molte misure

 

 

 

 



*

Girando attorno

 

Il dramma è durare.

In mezzo, ci sono eventi

con inizio e finenoi.

 Negare la durata

sarebbe come dire:  

il tempo non esiste.

Ma nel nostro linguaggio

esistono parole esatte

per dire vita o morte.

Il tempo è la durata 

delle nostre parole.

*

un’antica eva

 

di notte viene alla luce 

con una lingua endogena
e forma canzoni 

che mai avrei cantato -

talvolta poesie, 

con la voce di un'eva segreta.

sulla soglia del risveglio

la ritrovo nel colore del giorno

talvolta resta impertinente

nel sogno ma, si sa,

viene dalla terra 

 

 

 

*

vuoto nel vuoto

 

la poesia è vuoto nel vuoto

ma buca l'arcobaleno

 

è cibo evanescente

è scommessa sul tempo

e poi rinuncia 

 

la poesia sceglie il vuoto 

e lo accudisce

 

*

la mia africa

 

quanto vorrei in una capanna

mischiare colori e polveri

e porpore di lunghi abiti da sposa

e sapere a memoria

i passi del canto


baba fururu ere reo

oboca gne gne leri uo


e addormentarmi nel giallo
che incendia e guarisce

 

 

*

a un amico

 

quale fuoco purifichi

la tua ombra gentile -

quanto amore nutra i tuoi fiori

(narcisi e ginestre) -

quanta luce rischiari la radura 

dove pure gli alberi

restano sconosciuti a se stessi -

qual buon vento ti carezzi gli occhi

e rimescoli ciò che è stagnante -

 

io che ti sono sorella

non saprei spiegartelo

*

l’aggettivo remoto

 

l’aggettivo remoto

non significa passato ma

affiorante da antichità perenni

 

il remoto non è nascosto -

procede da un mistero che si svela

 

*

leggendo lorenzo calogero


perché non sorprenda
il peso delle palpebre,
si tentano esigui voli

come fa la farfalla 
sul denso delle cose.

volare è un dono e un fardello,
è 
onda sogno vetta mormorio.

 

 

*

cacciati e cacciatori

 

 

pomeriggio di passeri morti -

e non c’è un solo poeta nei paraggi -.

cadono fiocchi,

non ho briciole da darti,

né fuoco.
ascolta come battono i miei denti
e come dolcemente

ti assaporo.

 

*

cerfs-volants

 

biglietti volano dalle finestre, 

le parole non hanno presa
su certi cuori piccoli

- ma già duri -

diventano pugni e sangue

 

(perché non osservi

quello svolazzo in cielo,

perché non ti culli con la musica?)

 

le parole sono inciampate

ma è il tuo viso immobile

lo sfregio più orribile

*

l’ingorgo

 

tra l’ingorgo e il contrattempo
tra il non detto e il male-detto
non ti perdo amata poesia,

se pur scoppi furibonda
malconcia e umiliata

nelle vene ferrigne 

del tubo di scappamento_ 
non ti hanno spenta

le sirene né i clacson 

e l’albero malato t’implora

“deh guardami prima ch’io mora”

 

*

campo con profili di alberi spogli*

 

gli alberi scheletriti 

e l’orizzonte giallo

- piatto: non inquieto, non obliquo -

una nuvola rossa in cielo


non radici ma relazioni,

linee infinite e piani a termine:

il possibile e il vero 

racchiusi nella logica

 

della propria stessa geometria

- finita e ciclica -

 

espandiamoci in perfetta armonia


* titolo di un quadro di Piet Mondrian

*

Ventisette Gennaio

"Per i musicisti hanno sistemato delle panche nell’area dei crematori. Non ci sono leggii, dovremo suonare a memoria (…). Suoneremo per persone che ben presto saranno bruciate; ma da chi? E’ un mistero. Forse proprio da noi? Le autorità impongono ai musicisti tanti lavori che non hanno nulla a che fare con la musica (…). Il concerto durerà all’incirca due ore. Il programma prevede anche delle melodie ebraiche."

(Simon Laks 1991, p. 135)

 

 

 

Il cane abbaia,

fanno eco altri rumori

a comporre l’irreale armonia:

sembra la scena

di un teatro miserabile,

una bocca senza denti.

Il finale è inciso sulla porta:

quasi uno spartito,

che fingiamo di non saper leggere.

 

*

brahms – terzo movimento della terza sinfonia

 

 

indosso le cose rimaste
come una giacca appesa a una sedia
che nessuno ha spostato,
e una calore mi avvolge:

quasi una sinfonia

*

nella sera

1

d’istinto cadrò nella sera

come su un comodo giaciglio 

o simile a una rondine  
in anticipo sulla primavera

2

han detto che l’Europa gelerà_
non di freddo 
moriremo noi

ma per autocombustione,

noi che non volemmo luce

per le nostre alcove

 

 

 

*

Le bizzoche

 

La prima voce intona;
la seconda 
se ne va libera 

- troppo libera - 

per la navata.

E’ un controcanto poco ortodosso:

Ama e fa’ ciò che vuoi
- le bizzoche sussurrano -
tra terze e seste puramente casuali.


Il peccato di oggi?
Lo zucchero nel caffè.

 

*

dicevano i greci

 

sarà che questa nenia 
accarezza il dolore
sarà che le strade ritornano
come lacrime postume

 

kalòs kai agathòs
agathòs kai kalòs
- dicevano i greci -

ma noi non siamo 

di marmo e peperino
è legnoso questo colpo
è una croce 

che porta dietro un volto di ragazzo
bello e buono
come un eroe greco

*

fiori di loto

 

cos’è più terreno

dei biancazzurri fiori di loto?

 il sole - esperto in amplessi -
davanti ai petali impallidisce

*

cielo coperto

 

svegliarsi
salutare
incontrare un nuovo poeta

(l’avevo intravisto
tra il grano e il loglio)

 

copriva con l’ombrello
il suo violoncello

pioveva
ma non sul suo cappello






*

partenogenesi

 

la poesia, per partenogenesi,
emana da gente incline ai tormenti 

oppure dai matti -

raramente è generata
da epifanie di luce -

si cela nel nucleo 

di certi soli che spariranno
e può rinascere dai cadaveri delle fenici 


(i cocci di bottiglia sparsi sulla muraglia

dalla sera sèguitano fino al mare 

con scaglie gialle di lampare) 

 

 

 

*

la rotta

 

non seguite i miei pensieri
rotti
nel groviglio delle radici

 

io seguo la rotta 
delle foglie nella vertigine 
d'acqua 

sotto i tronchi 

nel momento dell'addio





*

ti uccidiamo come un cane

                                     roma, 4 gennaio 2012

 

 

fuggire dalle belve

che uccidono i bambini
lasciare i dolori coi dolori

accarezzare le colline
che abbracciano il lago
dondolarsi con una canzone 

posare i piedi lentamente

sulle impronte degli aironi
fini come ideogrammi

leggere e dimenticare

*

la farfalla

 

nel fondo
nel doppio fondo

nel vuoto di un calice

nella scatola dentro il cassetto
nell’avanzo del piatto
sul davanzale 

sul crinale

sotto il tappeto
nella toppa
sulla pappa
tra i capelli 

tra gli orpelli

 
si è posata
si è spostata
è volata

chi l'ha violata?

*

a metà strada/la murgia

a metà strada

non avrei voluto
vedere la pianta morire di stenti
e mio padre seduto
con la mano in un guanto

se addio o abbandono
vinse la paura

***

la murgia

tra funghi e nebbia
cercando la manna
come i padri
nel deserto


*

favola invernale

 


chi al grano e chi al loglio
tra le zolle un germoglio 

da lontano una donna

con la gonna e le sporte

si apriranno le porte?


questo sole è a metà 

la baldanza verrà.

*

Capodanno rumeno

 

La risata argentina e nervosa
di Miriana, la badante,
quando arrivano visite.
Al suo paese le chiamano grazie 
ed offrono i confetti.

Con le caramelle, invece,

addobbano gli alberi di Natale. 

Quando è sola, Miriana, sottovoce

ripete la grammatica 
e scrive lettere da 
prima elementare

e ogni tanto di nascosto 
prende le foto del suo matrimonio.
Non lavora il marito di Miriana,
ha ucciso il maiale a Capodanno
ma a Miriana nessuno l’ha detto.

 

 

*

i ferri del mestiere

 

la giornata di sole cambia il segno

del mio stare qui.

trasparenze e colori

provano a fermarmi

ma mi sottraggo:
non anticipo, non posticipo.

 

se il vento tace, 

se la pioggia dà pace,

emerge il suono di fondo, 
l'estenuato

errabondo 

andirivieni

della memoria.


il tempo è un infermiere
più che un giustiziere.


*

tannenbaum


gli occhi chiari di mia nonna,
antichi
di resistenza,
solcati da rotte marine,

sardonici, sorridenti:
perdonano per prudenza

l’"albero delle sorprese"

e qualche stortura

sospesa sui rami: i lutti.

 

 

*

compleanni

 

le mie figlie, 

stelle gemelle

- anzi differite -
nel cielo di dicembre

le ho partorite,
gocce 
benedette

le ho affidate

al mese della luce

e luce sono

 

 

 







(dedicata alle mie figlie, nate entrambe il 16 dicembre a distanza di tre anni 

l’una dall’altra: oggi hanno 13 e 16 anni)





*

eremita

 

al mondo poco incline,

scelsi la grotta


di mattina gli uccelli mi invitano,

io svelta indosso il cappotto

capisco il sole

dall’ombra dei miei piedi


e proprio lì spuntano fedi

 

*

santa lucia

 

 

stelle nere ho avuto paura

che fossero avide bocche

assetate
e che non potessi bere il mare

*

disse matteo


sentimmo piangere e piangemmo
era grigio e non colorammo
non digiunammo
né festeggiammo

se qualcuno suonasse il flauto!




 

 

*

non cercarmi

 

non cercarmi_
sto con 
lo stridio dei muri

e l’ipnosi del fedele

elettrodomestico


aspetto che mi colga di sorpresa
la nostalgia 

 

 

*

la sindrome del nido vuoto

 

sempre rischiano

fame e avventura.

il nido è vuoto

le foglie cadute
le figlie 
v(i)olano

la paura.

 

*

nervosismo

 

il fiume è nervoso.

mantengo la rotta
con la mia barcarotta. 

*

invettiva


nubi dell’alba, cineree, 
evocate l'inverno.

ma voi non amate

le sue pallide doglie 

né la timidezza dei frutti.

lo amate quando s'inchina 

davanti al seme.

vi asseti, più che l'estate,
l’acquerugiola dei vostri rimorsi.



 



*

raccolta differenziata

 

dalla vita indifferenziata

non recupero le esperienze
per farne mazzi di fiori 
già morti_

 

ho materia abbastanza per ricrearmi
tra scarti vivi e frammenti, strappi

e cicatrici che sembrano ricami

 

 

 

 

 

 

*

le foglie morte

 

il sole non fa differenza,

tutto colora di caldi riflessi,

le foglie vive e le figlie morte.

e noi,  creature di un bosco perduto,

tra un viandante
e l'impronta della sua caduta,

scegliamo il cinico sole.

 

 

*

l’altro

 

 
uno sgabello
la finestra
strofinare un piatto
ciò che ingombra
ciò che è lento
evanescente
le ragnatele d’argento  
i fili
i nodi
i legami

l’altro è ciò che non voglio sapere
di me
posso pescarlo con l’amo

ma solo se nuota

vuole silenzio

e il tempo che serve
a chiamarmi per nome

*

il paguro bernardo

 

 

a lungo ho aspettato

dal suo nascondiglio

il paguro bernardo


continuava a rigare la sabbia
poi cancellava la traccia
e di nuovo scriveva,

finché l'onda passava

 

coi suoi denti-pirata

mi ha tatuato la notte

 

 

*

tu ascolta

 

non scostarti dal mio orecchio,
cose nuove hanno visto i miei occhi.

tu ascolta 

e dimmi cose antiche.

*

trompe l’oeil

 

se un giorno mi scrostassi da me stessa
sarei come una sorta di
trompe l’oeil
visibile soltanto da lontano
sul muro un po’ massiccio ed oscurito
di un edificio in stile rococò
come una bizzarria che non convince
se appare da un certa prospettiva
o come quell’affresco che non tiene
tra un graffio ed una beffa della vita

 

 

 

 

 

*

tradimento

 

trattasi - normalmente -
di spazzolare il pelo di un gatto
che non mancherà di azzannare
il boccone di carne
che io stessa gli avrò preparato

su un piatto d'argento

*

poetica

 

 

della vita, 

la prima parte

vivere
la seconda

scrivere

la terza rileggere 

 

*

Scenario

 

Tutto questo virtuale

 

tornerà silicio e dolore.

 

Il primo - lucido sotto i riflessi

 

di un altro probabile sole -

 

si aggregherà a formare pianeti

 

(più intelligenti).

 


L’altro - nuvola o satellite -

 

pioverà, di tanto in tanto

 

sui bit che hanno mosso le stelle.

 

 

 

Nell’abisso che è oltre lo schermo

 

resteranno rumori di fondo 


(versi lontani) e cancellature

 

 

*

a tutto campo



come i lampi dividono 
il cielo,

così i ricordi lo squarciano

oggi è sole a tutto campo...

essi stanno nudi ingiudicati 

nel cielo integro

 

 

 

 

 

*

zia

 

mi è apparsa in sogno a metà della notte
incipriata e con le scarpe alte
bella - più bella  -

ho fatto appena
in tempo
ad afferrarle un lembo del vestito
e questo tra le mani si è sgranato
come i volti dei vivi 
nel carosello di voci e campanelli

polvere aggiunta ad altra polvere
su questa terra che sostiene ciò che si posa
e lì riposa

*

le altalene

 


nello spazio che si è liberato 

- giacché tu sei qui, amico mio caro -
mi sembra si avvicinino farfalle
che si posano su nuove altalene
che vanno solo avanti, e spedite!

*

la tempesta

 

il colore dei cumulonembi 

negli interstizi che lasciano i lampi,

spettrale è l’eco dei tuoni -


nella ridda del terrore 

spiritate si spargono le foglie

e anche gli alberi si consegnano 


poi si vergogna di se stessa,

si dilegua, punta altrove,

arcana non-provvidenza

 

 

 

*

la mosca

 

una mosca girava attorno a se stessa -

ho avuto pena
di quel vago vagare 

in cosmica e inconsapevole 

libertà_

e l’ho lasciata andare

nel non-essere,

soltanto esistere

*

rassegna stampa

rassegna stampa - l'alluvione a Genova -

Da tempo piove fango
dove allegri maiali grufolano


ma quando ricomincia a gocciolare
corrono goffi e fradici 

strògolandosi -

Il gorgoglio del fiume dentro il tubo:
un mantra in genovese,

una bestemmia

*

l’ultima incomprensione

 

mi indicasti la gonna: 
troppo fredda per l’inverno
troppo calda per l’estate -
mostrasti il ventre.

comprendo e non comprendo quel tuo vezzo

di chiudere le porte e finalmente
svelare dietro l'abito
la malcelata

femminilità 

 

*

il pozzo


proprio al centro del petto, un pozzo:

vi cade polvere, monete
e quanto 
porta il vento_

fa compagnia il rumore
quando la notte frantuma

il silenzio 
ed esso rispone ancora,
con voce distorta.

*
 

lo sguardo scivola 

profondamente,

la memoria è indifferente,

la notte confonde

la priorità la diamo alle emozioni?

 

 

 

 

 

*

mia nonna e il raggio catodico

 



prima irretita davanti allo schermo
poi lentamente perde materia 

così mia nonna si è fatta farfalla
ha preso il volo nel campo magnetico
della terra


*

intuizione


lancio la pietra nel fiume _

la forma che lascia
il buco nell’acqua
la vita anfibia che sguazza

intuisco ma non vedo



 

*

carveriana

 

Lentamente il furgone si avvia

La donna in vestaglia fuma

la sua prima sigaretta. 

Tra Kant e il bowling,

studenti svogliati s'immettono

su traiettorie di vita,

impiccati alla fune

dell'imponderabile.

Un uccello si lancia sul cibo 

nevroticamente.

 

*

Evoluzione

 

Anni addietro mi sciolsi nel mare.
Ciò che resta della mia sostanza

è un'ottusa resistenza.

*

passano stelle

 

non immagino niente

di ciò che è stato_ 
passano stelle,

poi scompaiono_-

 

noi siamo in direzione

di nuove espansioni _

*

haiku di oggi

 

brillano foglie
in nere pozzanghere 
di terra e stelle

*

dedica

 

ho occhi più grandi dei tuoi
ma non la forza cieca che racchiudi
nelle palpebre -
se sgrano la vista, vedo mostri_
dalle mie pozze entra luce

esce acqua
e il buio fa festa di notte
e mi vergogno

se ti penso addormentata
arresa

 

 (a mia madre)

*

ore venti

 

tendo la sera
come fosse un elastico

ma non si allunga
si allarga

*

disintossicazione

 

bere parole leggere
espirare vento caldo

salire su nuvole snelle

piovere

gorgogliare nelle falde

affiorare ruscello

 

*

e arrivò/cambio di stagione

e arrivò

fu un'illusione il giuramento -
i pesci sul bancone e le tue occhiaie
provavano le notturne indecisioni -
serviva il vento e arrivò la pioggia

e assorbì il mio malumore 

non c'era stagione migliore
non c'era età migliore

per districarsi in quel reticolo di strade

da cui passava il tram

che andava al centro delle cose


*

cambio di stagione

 

non semi ma visioni 

di serpi e di colombe_

il rumore che fanno
le gocce di pioggia

sulle corazze


è stata una lotta



*

nubifragio

 

corre acqua lungo la schiena
questo giorno va preso di spalle



*

che fine ha fatto la bellezza?

 

“ciò che conta è la funzione”

e la bellezza, offesa, sparì 



*

a queste parole

 

se tra un lampo diurno
e un tuono notturno
mi appoggiassi a queste spirali 
a queste parole

cascanti
a bit
a puntini
effervescenze
chiavi
sussurri

se mi appoggiassi
- dicevo -
al bastone dell’ultimo poeta 
e gli porgessi il braccio


camminerei io più sicura?

*

sono ricordi

 

quel taglio di occhi
su un viso totalmente occidentale
(quasi straniante)
le mani restie,

gli inciampi, 

i silenzi

li vedo tutti in fila
(sono ricordi)
a capo chino
mano nella mano come bambini
rimproverati e riallineati

*

di mattina non si prendono certi argomenti

di mattina non si prendono certi argomenti

una logica incontestabile
nelle frasi già pronte e fragranti
sulla tovaglia della colazione
ad esempio: “hai parlato”? 


*

 

roma - prima porta

 

sembra che il lutto non abiti qui

le macchine entrano ed escono

tra i condomini rossi intonacati

una donna pulisce la lapide 
sistema i fiori di plastica

controlla i finestroni di anticorodal


nella tromba delle scale

un piccione fa vento con le ali

 

*
 

i cinque sensi

 

ubbidisci a legge di natura


ti si s’imbiancano i capelli

la vista t’inganna
parli poco
meno ancoragesticoli

 

(e a naso non mi riconosceresti)

 

 

 

 

 



 

*

attraverso l’universo - omaggio a john lennon -

 

jai guru deva om

nothing’s gonna change my world

traboccano parole dalle tazze di carta 

che la luce frantumò
in sillabe riverberanti

lettere sparse al vento

le idee scivolorano in terra, 

come ombre splendenti_

immagina occhi piogge e pozzanghere
che t'invitano a liberi amori
completamente aperti
e soli senza limiti
che ti incitano alla danza 
across the universe

 

 

*

insonnia

 

incombe il tempo insonne -
i corpi fluttuano

in azzurra sostanza
le forme si sfibrano 
come nuvole tra i cornicioni 
le ombre sui tetti

sembrano spaventapasseri 


irriducibili esistenze

ingoiano bocconi immangiabili
insieme a sorsi d'ostinazione
mentre i latrati
in gara coi motori 
sommano antichi a nuovi dolori

tra i non-dormienti
un edonista del silenzio 
registra i morsi dei cani di dentro -
è un poeta

 

 

*

partita a tennis affettiva

a mio figlio


il sole accende i minuti

dei pomeriggi passati in panchina
metà in ombra
metà fuori gioco

e tu stai rincorrendo la vita
con
goffo slancio
rimbalzando la palla che scotta:
la patata bollente

*

nel mio paese

 

nel mio paese certe mattine
il mare è oleoso

e l’occhio scivola
al di là dell’orizzonte
dove esistono mondi
fantastici

nel mio paese
quando il mare è calmo
- troppo calmo -
non ci si sposta
tutti rallentano e aspettano

senza stupore
gli accadimenti

nel mio paese
avvengono fughe
e qualcuno ritorna
ma sembra che il mare

ristagni da sempre 

 

*

fusionale

 

quando saremo ombre

veramente ti vedrò

 

ora ignoro di te

ciò che conosco

 

 

(di me qualche brandello)

 

*

fame nera

 

una mano ossuta
nero su bianco
piccolo su grande
fame su indifferenza

non dimentico
il bruciore dell’ago nel mio stomaco
il prelievo di colpa
il perdono che non si è effuso
il rumore di una pioggia di fango

sulle mie unghie nere


*

l’odore della felicità/la/un treno in transito

l'odore della felicità

mi è rimasta nel naso
una polvere fine 
come una bomba brillata

mi era parso un odore ferino
ma la "belva"
io
non l’ho incontrata


*

un treno in transito

i silenzi si confondono tutti
e non se ne conosce
la provenienza_
urlare vai via
e mettere le voci
nella giusta sequenza...

un treno in transito

visto da fermi


*

il bandolo

 

qui e ora afferro il bandolo,
sfilo i nodi,
srotolo questo 
gomitolo:

 

finalmente una gialla pianura 

con dei fiori al posto dei vuoti 

*

nuovamente

 

dell’autunno scelgo il vento

i pensieri scapigliati

la secca leggerezza delle foglie


che poi si prepari il freddo

è un noioso discorso da vecchi

l’autunno non ha peso non ha anni



 

*

di saramago* vorrei dire

 

non l'abusata nostalgia,

e neppure le visioni da poeta_
ci vorrebbe una punta di follia

un incipit da giornalista

e una trama corposa

alla maniera di saramago


se fossi uno scrittore portoghese
almeno avrei la scusa

della saudade
(e 
"pepa" la segretaria)









*

stagione di anziani e badanti

 


il sole ancora persuade
certi violacei fiori di viale
e braccia robuste di badanti

ai tavoli dei bar

 l’inverno affoga
in un’ubriacatura di presente
senz’altri argomenti 
del porpora già pronto sulle foglie

i figli dei figli a passeggio
col carrello della spesa
sorseggiando una lingua straniera
rubiconda di terre lontane



 




*

garbatella

 

 gli alberi a garbatella
dai tempi del fascismo
hanno radici fin sotto le case
e i rami entrano dalle finestre

non richiesti, ma accolti 

 

a garbatella tutti si conoscono

e si salutano dall'alba al tramonto
la metro è una belva

tenuta lontano
come certe persone troppo snob
che semplicemente non le appartengono

perché garbatella è un villaggio
un po' chiuso un po' aperto
nei vicoli si è tutti un po’ stranieri

solo gli alberi si sentono a casa

 



*

notte

 

la notte_

lago di latte

________________________________________

assenti 

nebbia, sogni
gioie paure e pensieri

 

liquidità

e accade

 

di confondere il bianco

con una vaga colpa

*

tramonto

 

l’ultimo raggio
è un filo sfuggito al giogo

per rincorrere un gioco
di luce

*

della continuità

 


e tu

nel tuo tacere

cosa ascolti:
i mattutini rumori del fiume?
non c'è niente che non sia
come un pesce

che risale il corso
nel ritmo

impercettibile 

della continuità 


*

le case geometriche


ad angolo con i divani,

stanno i tavoli:

già allestiti per il pranzo.

le imposte fanno schermo

esattamente a tre quarti 

di luce, l'ultimo quarto

ne è inondato,

la polvere volteggia

invisibile.

gli oggetti, ortogonali al pavimento,

sembrano appianati,

normali.


se vi affacciate,
non restate sorpresi

che il caos abbia qui una sua dignità.

 

*

non aprite le finestre

 

il lento svegliarsi,
l'incerto camminare
indietreggiando




stamattina finalmente 
si è placato il tosaerba -
resta il continuum 
della lavastoviglie

rumore cupo
con picchi striduli 
e disperati



*

per iniziare, 
l’incompiuto
(aprire le finestre)

*

entra di prepotenza

"la luce dei miei occhi" 
(però part-time) 










*

tempistica/la telefonata

 

tempistica

chi non s'incontra
si è già incontrato
chi si è incontrato 
non si reincontrerà
né prossimamente

né lontanamente

se poi il tempo si presenti 
puntuale all'appuntamento
sarà sempre l’attimo (o il secolo) dopo 

l’irripetibile evento
 


*

la telefonata

 

 

le difese abbassate

le antenne spuntate

un solo suono - il battere d'ore

due voci al crocicchio

due risate e un come stai?

senza offesa né giudizio 

(un ospite atteso) 

un lungo copione

senza turbamenti

senza intervalli

senza rivelazioni 

 

 

 

 

 

*

il pettirosso con la fotocellula/haiku d’autunno

il pettirosso con la fotocellula

se passi accanto 

a ninì il pettirosso 
ti saluta con un verso
che pare uno squittio

questo sparuto
è una specie di ufo 
che sorveglia la luce

respira il vento


e l’amore mio, allorché,

non volendo,
starnutisce, 

lo risveglia di colpo

*

haiku d'autunno

un'ape miope 
si affatica su un fiore
non vede l'ora

*

pratica evasa

 

l'esame di coscienza:

ho assolto al dovere
ho messo a dormire

amori poeti pensieri

questa notte mi porti
solo piaceri



*

equidistante

 

la retta ha deviato

sul punto equidistante
tra istinto e ragione_

non saprò se mancavi all'appello
e non ti ho segnato assente:

rispondo io per te

 

*

lezione di musica

 



M i
U nisco al
S uono
I nstabile
C he
A gita il mondo

- quale suono? (chiedo)
- l’amore (rispondono in coro)
- l’amore?




 

 

 

*

il ponte/la donna che veste sempre uguale

il ponte

la strada finisce

con un ponte ultramoderno 

 

che inarca i desideri
dal possibile all'ignoto

*

la donna che veste sempre uguale

l’avevo notata 

per i vestiti ogni giorno diversi

e di buona fattura_

riveste ora i suoi giorni

un camicione lilla - sempre lo stesso -

e sandali fucsia


quale evento straordinario

può riporre la vanità di una donna

in un cassetto?

 

 

*

piove/tempo di crisi

piove

in certe fessure
tra i saluti e i rimpianti
dentro i fili telefonici
nell’inganno 
della vicinanza


piove


e non posso sapere
se il mio ombrello 
reggerà

alla felicità 



*

tempo di crisi

le idee si sciolgono
 e lasciano umidità
sugli accidentati percorsi

della ragione 

serve un ventaglio

di fresche proposte,
aria nuova 

tutto è perduto
se, più che la crisi di idee,
si ventila l’idea della crisi

 

 

*

teenagers

 

Alessio dice che è inutile studiare 
ché 
il cervello non ha muscoli -

meglio una nuotata

nelle cartine geografiche

con quelle braccia lasse
che sembrano pinne e code.

 

 

 

 

*

le idee

1

 

se le idee si annunciassero,

le accoglieremmo

 

invece ogni idea 

è uno scampolo, 

è una rincorsa prima del tuffo,

è la parola finalmente

quando ti sei già arreso

 

2

 

se le onde non lo ispirassero più,
il mare sarebbe ancora mare?


 

 

 

 

*

il grillo

 

guarda il grillo: sicuro spicca salti
non ha pena di lasciare la terra

 

così vorrei anch'io nel trapasso

sospeso di ogni giorno





 

 

*

infedele

 

il mare d'inverno 

s'infila nelle grotte
cercando misteri illibati
che l'estate disvelerà


*

l’alone giallo/me ne infischio

l’alone giallo
 
le idee giravano a vuoto
e l’aria ne era piena -
ventilavo l’ipotesi di smettere

ma mi convinse l’alone giallo
attorno a certe parole blu
che finivano in -anza
come speranza

*

me ne infischio

me ne infischio delle domande
che s'affollano sottopelle

ho da rispondere

agli aliti dei miei aguzzini

*

il calendario

 

1

 

 quando giro il calendario

 cade polvere dal muro

 

il chiodo cerca spazio
si allarga la cravatta

 

 

 

2

  

prendete il tempo

 - pollice e indice in posizione d’attacco - 

perché il tempo non aspetta

 

 

 

*

andirivieni/come eravamo

andirivieni

è come non essere mai partiti_
non vedi che tutto è 
a posto?


il va-et-vient delle foto

come se possano cambiare gli eventi

 


il cucù del soggiorno non vola_
segna l’ora soltanto


***

come eravamo

1


perdemmo la nostra humanitas

nell'ora cruenta:

non osammo_

il taglio scavò il ventre

 

(anche così si collabora

all’opera grandiosa)

 

2

 

 

ciò che appare - ed è -

irreversibile

è il punto da cui indietreggiammo

verso una gelida impeccabilità,

un punto da rimuovere

come un insetto sul vetro.

 

ma proprio lì c’erano indizi

che non saremmo arrivati in cielo:

piuttosto verso qualcosa

che assomiglia al mare

dove tutto arriva, anche sporco.

 

 

 

*

irrisolta/una luce drittissima/mutevolezza

irrisolta

luci e scarti 

repentinamente,

gioia e misura

incidono la roccia

e la sfarinano in piccole frane

 


*

una luce drittissima

ciò che vidi sul fondo del mare

nella sabbia quasi nera

solo a Te vorrei direi:

una luce drittissima.

 


 

*

mutevolezza

 

perché dicono mutevole il mare 

se rimane uguale tra solchi e scie?

 

non v’è traccia in lui di memoria -

nel divenire cancella tutto  

 

 

 

 

 

 

 

*

l’angelo della notte

 

lo incontrai 

al centro
della paura

il volto

si percepiva
ordinario

al tatto

lo riconobbi
perché la nebbia 
si staccava 
come la buccia 
da un frutto
maturo

di nuovo lo persi

del sole
imparai a temere
l’espansività

se fosse propizia
la notte?

quella volta
lo sentirono arrivare
cani
e cantanti

preceduto
da un sibilo

lunghissimo

 

*

Torre Guaceto - cartolina -

 

Zolle rosse intorno alla torre. 

Un albero ceruleo.

I giunchi e il vento:

vibrazioni.
Un carapace in decomposizione,
immortalato dal sole.

Le vele all'orizzonte
si sciolgono nell'acqua

accesa di bianco.

Gli scogli e la marea

levigati dalla sabbia: 
verginità nuove

e antiche metamorfosi.

Terra di confine.

 

*

dura è la terra

 

se capissi la lingua

che sussurri dalla riva
se credessi ai rumori

che dicono vieni
se sapessi un millesimo
delle cose che sai,
fratello mare,
mi consacrerei_


ma sono della terra

con le paure e con le voci 

che stanno asciutte tra gli scogli.

 

 

 

*

atto unico all’alba su un lungomare mediterraneo


gli autoctoni nervosi
come i pesci 
nel manicotto dell’afa
i respiri ispidi 
rari i sorrisi

un’atavica apatia galleggia

tra sbadigli e ventagli
nello spazio di un secchiello_

sul un mare piatto aleggia
uno spirito burlone 

oltremare

- il presentimento è forte -
né terre promesse 

né promesse

 

 

*

dormono sulla collina

 

il nonno minatore comunista,

la nonna cattolica casalinga e filosofa

per sempre dormiranno

sulla collina della mia infanzia

dove le api ricordano Aristeo

- il nonno dal nome greco -

e la nonna col suo nome di orologio

- Zenita -

che elargiva benedizioni

per dispensare dalla messa il nonno 

e poi lo trovava

tra la piccionaia e l'orto.

 

 

 

*

Testimonianza

 

Chiamarla ombra è improprio.

Sarà forse la tiepida scia

di una stella che passa.

Passa come la vigilia della festa.

Un avviso, un rintocco.

Lo dico a testimonianza 

affinché non succeda

che col sole appassisca:

quest'ombra potrebbe essere

sostanza di serenità.

 

*

il vuoto

 

- capire se si espanda

da un unico punto
come i raggi 
di una circonferenza

- scoprirne come mutano i confini  

- sapere se piano si allarga

inglobando il tempo
o se irrompa risolutamente

- se sia come il mare al largo
o come le spighe
in un preciso disegno

o infine come il cielo incolore... 

 

quel rumore fastidioso

quel ronzio che si moltiplica:

l'attrito tra volere 

e temere di volere

 

 

*

angeli viaggiatori/a chiara

angeli viaggiatori

angeli viaggiatori

con bandane e zainetto 

sbucciano noccioline

sotto il pergolato

imbiancano spiagge
con i chicchi di riso



*

a chiara


cavigliere e braccialetti: 
amuleti d'iniziazione.

impressionata come una foto,
sorella figlia amica

abbronzatissima
animaletto da compagnia 

con treccia

tornerai con l'ombra cresciuta




 

*

fine-estate

1

la fine-estate sapeva

di pane e olio;
a volte era indigestione

o voglia di dormire
e gli adulti dicevano che un fioretto
avrebbe curato ogni male

2

 


il rumore nell'aria

di un'amicizia rotta_

la sensazione imminente

di tragedia

 

3

notte di gatti e di cornacchie -
rumori rochi e insonnie 

dai respiri strascicati 


le bestie non trovano quiete

 

 

 

*

infinito – omaggio a luigi ghirri *

"L'occhio è l'estrema propaggine del nostro cervello"
(Italo Calvino)

trecentosessantacinque 

visioni di macchie di toni

d’azzurro di specchi e colori

di geometriche libere forme

mutanti - le nuvole -

di capovolti palazzi cadenti

passanti e passati

catturati in un duplice scatto

il prima e il dopo - la vita 

con l'opposta simmetrica faccia

 

* “Infinito” è il titolo di un’opera fotografica di Luigi Ghirri che ritrae 365 immagini di cielo, una per ciascun giorno dell’anno

*

in-dubbio

 

Non oso sfidare il mare...

Sei sicuro ? chiesero a Ulisse

 

*

la luna dondolante tra due pali 

con la gobba tra ponente e levante

sembra una bambina

su un nuovo divertimento.

 

*

 

 

non c’è che una sola

direzione nel fiume.
chi è preso lo sa. 

 





*

novanta miglia da lampedusa

 

i morti nella stiva del barcone
volevano tempo

per imparare le lingue europee 

ma non troppo 

per non dimenticare la loro

ora sono muti nel mare
e noi
seppelliamo
la nostra vergogna asciutta

*

tipi da spiaggia/rievocazione

tipi da spiaggia

il mare grigio 
e un senso di allegra promiscuità
nella nuvola d'afa -
qualcuno dormiva
e non c’era colpa apparente 

sotto il sole offuscato
corpi desideranti
tutti uguali tutti diversi

*

rievocazione

 

“non rinuncio” - dicesti

e ancora non afferro

il correlativo oggettivo

 

 

 

 

 






*

preghiera del mattino/preghiera della sera

preghiera del mattino

chiaro occhio mattutino,
fa' che le cose non cadano mai

come noi in tentazione.

*

preghiera della sera

 

le luci sono spente

ma non è colpa del vento

 

 

 

*

le stelle di agosto - a Luca Soldati -

 

Tornano, come le lucciole.

Eludendo guardie tremende 

- i nostri occhi spenti -.
Spargerei i vostri piaceri 

negli addii di settembre.

Vi lascerei alla pena lieve 
di un’espi(r)azione.


Infine vi raccoglierei.

 


(a Luca Soldati, per il suo compleanno, 2 agosto) 

*

Punto di fuga

 

Tornerà settembre con ironia,

sceglierà tra luci e ombre,
misurerà la permanenza 
nelle foglie,

l’impermanenza nell’equinozio,
non dubiterà, tra
 gioia e paura,

del giusto mezzo,

starà come i gatti pronto allo scatto,
sparirà nel color seppia

di una fotografia,
si abbandonerà ai ritorni,
al ricordo della culla,
al nulla.




 

 

*

nell’evidenza e per sentito dire - poema semiserio

nell’evidenza e per sentito dire - poemetto semiserio - 


lo sapevano tutti 
tranne lei

* 

non lo seppe più nessuno 
tranne lei

* 

c’era solo un sistema 
per dimenticare
- dare le spalle al mare -


* 

le fantasie -
erano ultraviolette 
ma a lei parevano innocue 


* 

non si salvò nessuno 


* 

la speranza fu l’ultima a morire -
rimasero a vegliarla 
i disperati 


* 

poi anche loro decisero
di sdrammatizzare 


* 

la conclusione 
resta aperta -
le porte, chiuse 


* 

non avrebbe mai voluto 
suscitare risa 
ma produrre versi 


* 

così si prese cura 
di un poeta inaridito -
risciacquò i panni in arno 


* 

anche i pesci vennero a galla 
per vedere la pelle 


* 

fu una tragedia 


* 

a detta delle piante
fu sommesso anche il pianto


* 

il finale a sorpresa 


*

rigovernare

 

 

 

di notte prendo segni per sogni

li rigoverno di mattina 

come sul comodino gli oggetti

 

 

*

frammenti

reciprocamente 

il piede sulla sabbia 
svela piccole certezze

per cal_mare

*

nei pressi dell’aeroporto di sera

consumare il sogno postumo
di icaro -
avvicinarsi alla luna

dopo il decollo

***

geneticamente

un dolore che unisce 
madri figlie nipoti
oltre il sangue 
non so se sia accudimento
o accanimento
geneticamente
discende dal disagio di eva

*

femminilità
 

madri della propria madre

figlie della propria figlia

con le pance sempre cave:

ce la caviamo.

 

 

 

*

atterraggio

 

disancorati i sogni
i bipedi terrestri 
atterrano 

sulle stesse paure

 

 

*

Madrid, Porto

Madrid

Calda terra spagnola: 
Madrid, sei femmina! 
Trame di tetti spalmati 
su un mare giallo
che il Manzanares lecca

a mediodia.
I lesti giardinieri
anticipano il passo dei turisti
nelle bianchissime 
piazze 

e come un miraggio
trema il Palacio Real;
escono voci e luci

dal Palacio de Cristal.
Odore di fritto
e un vago ricordo di mare.
Prodigio dell’Ovest?
Intendo qui la parola

felicidad

*

Porto

1

Dove l’Oceano entra nel Douro
e i gabbiani sono affaccendati
(indovinano correnti),
ho rivisto lo sguardo scaltro e mite
del ragazzo della recepção
con le narici larghe bruciate di sale.
Nel suono della sua lingua,
riconosco l’Atlantico:
non bisogna contrariarlo.
Scende al fiume la Ribeira.
Ogni passo è tetro e fiero,
sfrontato e distratto
(un uomo sta urinando su un muro). 
Poi i vicoli si aprono nel fiume

che qui sembra un mare.


2

Il sagrestano: statua tra le statue.
Spennella i legni barocchi
nel  silenzio 
bronzato della cappella.

Dal Cristo crocifisso
sembra sgorgare un odore fruttato.
Il pianista inebria l’aria,

la sposta oltremare. 
La sua musica estenuata
gira e rigira le pale del ventilatore.

3

Li divide il pontile:
nervoso l’Oceano prima dell’amplesso,
rassegnato il Douro al tumulto
che si celebrerà davanti al faro.
Lì dove i pesci si affidano

aallo spirito più forte,
l'acqua racconta gli smisurati
accoppiamenti.


*

Domande


dalla notte mi aspetto induzioni
e non sospendo le domande
?
la tua distanza chiara e muta

la mia frenetica stasi



 

 

 

 

*

onde

 

dalla sommità invecchiano

le onde, poi rinascono

con piedi giganteschi.
se le afferri,

rivelano segreti imbarazzanti.

l'orma che lasciano

si sposta con loro.
fa così la nostra ombra, 
anche:

si dissocia dal corpo.

*

l’angelo mietitore

 

cosa ha visto dall’alto
l’angelo mietitore
tra grano e
 gramigna -

insolite specie di fiori?

penso a un angelo dal pollice verde
non ha granai 
ma un giardino esotico
che anche a Dio fa meraviglia

*

afasia


non scriverò altro
sul solco della penna -

nell’immanenza dell'oggi,
piuttosto un gesto d’amore




*

a onor del vero

 

lo ammetterò:

col mare sono stata codarda

e lui infine si è negato.

 

se l’antico suono riaffiorasse,

la sua sete sarebbe incolmabile

come il suo silenzio.

*

i gabbiani

 

sotto sotto invidio i gabbiani

(odiosi per il verso
che fanno la mattina, feroce
)
li invidio per le ali,
per l’anima selvaggia,

per la vista lunghissima

quando arriva la tempesta.

allora fanno un ghigno cattivo,

quasi umano.

 

*

l’estate di marcella/il solito dilemma del tempo

l'estate di marcella

col caldo a marcella

si scioglie la lingua:
mescola mastica

impasta per ore
la medesima storia

scambiando un particolare

con un po’ di dolore
spalmato fresco_

sembra una parte

imparata a memoria

invece muta, ma non il finale


*

il solito dilemma del tempo ovvero la felicità

 

il corpo accoglie l'altro

la mente immagina l'oltre: 

tra la felicità

e la sua procrastinazione.

 

 

*

umani simulacri

 

nella free-zone dell’alba, gabbiani.
giocano la battaglia della vita

- come golem si sbranano per istinto - 
a vincere, dunque, è la vita 


*

recuperato

 

recuperare un file in extremis 

decrittando codici 

sogni ricorrenti

tentativi ed errori_


tra le nuvole, una 
direzione:

sembra una mano o un sorriso,

quasi una scritta: 

"è tua la strada" 

*

teneramente-fiaba

 

nel silenzio del fondale

le mie tante anime si dimenano

di gioia

come girini inconsapevoli_

ti sono riconoscente 

principe-rospo

perché hai lasciato che l'amore traboccasse

in codesto regno-stagno

e ne hai fatto il tuo sogno

 

 

*

una poesia solenne

 

Sarebbe il momento 

di una poesia solenne
che penetri le fessure

della materia
oppure la c
lassica

poesia sul mare,

 

o una poesia sul vento,
sommessa, a viva voce,

un puro mistero.

Sarebbe originale una poesia

sulla poesia, giacché dall’impuro

nascono i fiori.



*

una piccola felicità

 


bruciano 
gli occhi

le narici prudono
gioverebbero parole

umide nella notte salata:

chiamate un poeta

*

mi pare di vedere volti cari

 

mi pare di vedere volti cari

nella marea nera.
sono i testimoni di un viaggio,

partiti o appena tornati

da un posto dove ogni solitudine

è già stata

e chiunque ha il suo doppio

sì da non vedere l’ombra.

 

 

*

tempo di luce

 

rumore di opere 
già rintocca la giornata_
è tempo di luce,
non può essere così silente

il sole.

*

tatticismo


preferisco il mare da lontano_
lascio
ai ciottoli e alla sabbia

il tête-à-tête...

 

 

 

*

solstizio d’estate

 

 

rammaricata dal fallimento,

una foglia si congeda da sola:

sentenza definitiva

 

 

*

l’angelo tentatore

 

dell’angelo tentatore
l’odore intenso e dolciastro

che fa a pezzi le azzurre innocenze
e le 
disperde in mare

 

 

 

*

dove arriva poca luce

 

hanno detto sta bene così

è una pianta ben poco esigente

come te

che la innaffi meticolosamente


promette non altezza

ma - cautamente - utilità

con quell’unico fiore,

la prova che sta funzionando

*

Son Repos

 

tante forme di nasi
quanti tipi di barbe

e di lingue
di preghiere
diverse

e uguali ragioni 

di processioni a lutto

e nascite e matrimoni

di poveri dentro campi

di papaveri


e se Dio non conosca il futuro?

 

*

sasso di fiume

 

sentimentalmente 

è un sasso di fiume. 

vi dimorano le effimere

e quando arriva la piena

rotola a valle e si disperde.

era un'onda potente,
è diventata un rantolo.

 

*

manarola

  

i gabbiani a manarola

volano obliqui: tenaci e sfiniti.

in questa vastità

quanto è andato perduto?

lo sa il treno che abbraccia
cinque terre e una valle scoscesa.

 

 

 

*

veglia/strategia/emozione

veglia

gravida d'inespresso


 *


strategia

non 
l’insubordinazione

delle coincidenze

 

siamo già prigionieri

dei sentimenti


*

emozione

era una rete bianca

l'attraversai_

né prigioniera né libera


*

maturità

 

 guarda come impazziscono gli uccelli 

nel pomeriggio.

sorpresi dal vento,

coi cuori fanno i battimenti.

 

tremenda è stata la giovinezza

e ora - mio coevo -
conti i solchi sul mio viso?
al giro di boa, chi accudirà? 

*

marketing


investire sulle disillusioni  
per rilanciare il prezzo del vero



 

 

*

un tè da marcella

 

nell’armadio di marcella

alle grucce stanno appesi dolori,

e in certe scatoline di latta

bottoni di burro e ragnatele

da bagnare nel té.

quando chiudi le ante

i ricordi diventano tarme

ma più innocue.

 

 

*

La favola del filo d’erba, del vento e dell’aquilone

 

Un bel giorno un filo d’erba
dice all'albero imponente:

“Canto anch'io come le foglie?"
Il buon vento che l'ascolta

un tantino innamorato,
si fa basso e l'avvolge 
col suo fiato.

Si compiace, geme e stride

il filo d'erba piano piano
(ed è questo il solo modo
di cantare per un prato)
poi continua: "Se son bravo a intonare,
potrò presto anche danzare

con le foglie?”.
Il buon vento che l'ascolta
un tantino preoccupato,
le risponde dolcemente:
"Guarda in cielo l'aquilone
ed il filo che lo porta:
chi comanda, lui o il vento?"


*

colibrì


trasale per un alito di vento
e lieto cavalca le nuvole
anelando  levità 

 

*

scelta

 

se lascerò la vita per la Vita
sarà perché tra il mio volere
e il mio non sentirmi all’altezza
delle aquile, avrò scelto di essere 

la tartaruga

 

*

migratore

lo spaesamento
di un migratore su un campo di grano

col vento compiacente
sotto un cielo troppo azzurro




*

a ritroso

 

tornerei a essere bruco
e così di forma in forma

a ritroso fino alla prima

molecola di sole
ancora indecisa - in verità -
se brillare o donarmi

*

es/im-pressionista

 

la luce dietro il vetro smerigliato,
una visione iperreale -
l’immenso si fa piccolo - concreto -
rimane scolpito -
filtrano verità indubbie -

bagliori di spade danzanti.

*

Guerra totale* - la primavera araba

 

L’odore delle fresie

tentava l’impossibile
ma una primavera vigliacca 

ha ammazzato i morti.

 

Cosa può il mare?

Le acque - già rosse di sangue -
violentano anche le spiagge.



(*testo contro il trionfalismo dei guerrafondai)

*

aritmia

 

è aprile e pare novembre
brumano colori grigi
e un gatto bianco 
spuntato tra i fiori

come un cristo in croce


 

*

eroi

 

abbiamo bisogno di eroi
per le nostre fobie,
eroi per abbandoni e lutti,
eroi che elargiscano manne

di parole 
come fanno i pioppi
nella stagione degli amori,
eroi per ogni stagione
con frutti 
anche da fichi sterili



*

pasqua a casa di marcella

 

una colomba in odore di pace

attraversa i cieli della tovaglia

azzurra di marcella

imbarazza un velo di polvere

sul mobilio
-  nuvolaglia -

*

echi di passioni

l’acqua che ci doveva lavare
ci ha dissetato
appena

cade cenere sui corpi nudi
sotto ardono attese di piogge

*

come l’albero è la nostra sorte?

 

l'aria tersa rifinisce i contorni

di fusti e colori già chiari,
mulinelli di pensieri vagano
piano titillando le foglie  

io cammino e mi chiedo dov'è

il posto dell'uomo;
ho chieso qual è la statura degli alberi:

non mi aspetto risposte

stiamo sotto reggenza del sole
respiriamo a un passaggio d'ali
fatti ciechi da illusioni e fughe -
come l'albero è la nostra sorte?

*

pianoforte muto 6

 

il coperchio cigolava,

ho aperto:

i martelletti ingessati
nel completo di feltro,
eleganti e un po' imbronciati.

i meccanismi e le chiavi inceppati

in un ricordo ossessivo.

i tasti bloccati

per l'usura delle articolazioni.

la nobiltà sparita (se c'era mai stata).

non è servito a niente
esalare un odore di cenere,
non fu un estremo 
richiamo 

all'amore.

 

*

non sapere l’amore

 

sull’autostrada, pini marittimi

(il rumore e la vista insieme)

le cortecce hanno nodi come cancri
(le nostre parole taciute)

i tronchi bevono dolcezze 
certe

e solitarie


i rami puntano alla direzione
dei desideri


in questo esistere 
e passare via

posso amare il silenzio di un dio
ma odio il tuo

*

italia

 

una bandiera arcobaleno 
penzolante dalle finestre

ancora socchiuse -
assente il vento -
una cornacchia gracchia -
ci vorrebbe uno spirito

dentro le cose
una dignità
dietro simulacri alieni -

*

vent’anni

 

guardavano esattamente
nel punto in cui ora li incontro
quegli occhi di ventenne
(schianto di insaziate molecole)

non c’è tempo che attenti
all’innocenza di quella stagione
che si accingeva a sfidare il drago

se avessi allora fermato

il mio sguardo sul tuo
sarei rimasta senz'altra notizia 
della vita

*

sogni a matita

 



enumeri le pietre
di mare  -
conosci i nomi delle stelle

e li lanci come ami
sui tuoi sogni rimasti a matita



*

glicini a villa borghese

 

 


presto verranno meno -
assumiamone l’odore
di sesso imminente
con le audaci farfalle!

 

*

la metafisica delle tasche

 

gli oggetti sul comò -
surreale coesistenza

di inutilità -
persino de chirico o dalì
troverebbero straniante
disquisire di metafisica

delle tasche

*

a Bruna L.

 

la vita può finire
anche in un giorno di sole -
ciò che procede dal cielo
è luce che pian piano s’imbruna

*

il crollo degli idoli

 

 

sembra plasmi la terra

con le mani focose,

invece lavora a maglia -

è in penombra e vede luci

minacciose come erinni

perciò abbassa le tende

e sottovoce impreca

contro certi idoli -

 

vorrei dire a mia madre

cosa ho capito dell’essere figlia

*

teorema indimostrabile

 

il rumore di fondo

di un elettrodomestico 

di ultima generazione_

all'improvviso, il beccheggio 

approda ad una stasi.

tra illusione e delusione, 

obiettivamente

è la terra che si muove.

 

*

in morte di un’artista eccentrica

 

ci hai suggerito di zittire i merli

ma di non alterare i colori fauve 

della primavera

il giallo dei becchi 
cozza col nero 

tutto intorno c’è un verde dilagante
e un insostenibile 
rosa shocking

 

and you can't be here

*

dinamiche mitologiche

 

non questionerei di filosofia 

con la civetta, al crepuscolo,

sotto quest'ulivo silente_

piuttosto pacificherei 

le mie cervella

rinunciando per un po’

ad emettere sentenze_
l’essere donna e dea della sapienza

talora mi spaventa

ma meno che a giunone

districarsi tra il pavone
e lo scomodo mestiere

della moglie del padrone

*

i matti e le pecore nere*

 

i matti e le pecore nere

entrambi in stanze surreali
e a chi domanda qualcosa
rispondono coi versi

pio pio pio pio pio pio
come ti faccio così ti disfo

perché, rinunicando al mondo,
preferiscono non sapere la differenza

tra caramelle e ragni



*liberamente ispirata al film di Ascanio Celestini “La pecora nera”

*

una nube luminosa li avvolse con la sua ombra*

 

luce genera ombra
ombra genera luce

dal centro s’incrunano raggi

 


 



*ruferimento al vangelo di Matteo 17, 5

*

climax


se il mondo è un libro aperto
essere l’a capo della poesia
l'indeterminatezza di certe vocali
il suono duro delle consonanti 
trascinate fino al climax


*

La notte di Pablo*

 

Posso scrivere i versi più tristi questa notte
(una canzone quasi disperata).
Cospirano le ombre con le voci

sotto la pioggia fitta.
Lentezza e oblio:

il vento gira e canta.

Direi che l’ho perduto.
Risponderebbe: “Per me è lo stesso”.
Nell'identica notte
uguali le stelle,
la notte è un abbaglio.
Il bosso per il tornio e l'intaglio.
Per me non tutto è rimosso.



* liberamente ispirata alla poesia "Posso scrivere i versi" da "Venti poesie d'amore e una canzone disperata"  di Pablo Neruda (1924)

*

giappone

 

rotto è il silenzio
un movimento di case
maschera bianca


*

tracima il mare
fermate la musica
lacrime rosse

*

pensiero quasi notturno

 

il sottile avvitamento

che affatica il respiro,
il bisogno di pregare.

stupirsi che le parole

 

non siano scadute,

non sono l’ologramma

della penna che le ha scritte.

benedire il sonno dei bambini

e dei malati.
e la notte,

dolcezza sul mondo

 

 

*

nata di marzo/nella filigrana della scrittura

nata di marzo

sotto braccio con lei
parole e farfalle

giallo limone

minuti spremuti 
saturi di rumore

poi come bloccati
davanti all'esplosione 

dei fiori di pruno

*

nella filigrana della scrittura

dicono

che le parole sono bisogni

della mente,

e diventano tic nervosi

(scrivere, parlare),

cibi divorati

e poi vomitati,

mercanzie di angeli inquieti

 

*

embrionale

 

turbolenze subacquee 

sbaragliano le alghe e le correnti.

ingigantiscono le onde, persino.

 e così sentimenti indistinti 

pretendono un verso,
una misura persa,

potenza in-potenza.

*

le allodole

 

il sole ha già fatto il suo giro.
i vetri splendono,
i passanti riflettono.

le terragnole allodole
stanno all’erta:
non scambiano abbagli per sogni.

*

l’affacciarsi dell’amore

 

lo annunciano tocchi sulla schiena
calibrati come 
tiri a segno.

lo rivela l’ombra sottile

di una meridiana. 


tigri affamate si aggirano

attorno alla sua scia

che odora di sangue.

*

il sole ritorna sui crepacci - a Virginia

 

dove finisce la bellezza
portata via dalle scure maree?
forse nella terra africana
cercando il sole e un’altra dimora,
gli esotici ombrellini 

e la polvere rossa

e piante e lingue diverse?


tu guardi in faccia la luce,

sei più bianca.
sei dietro il vetro, in un nido 

di verzellini.

 

*

impiegato di concetto

 

formica talentuosa 
per vocazione
cuoco
configurato per essere muto
non sordo anzi presente
specie di notte a rimboccar coperte
quello che serve a chiudere giornate faticose
un libro marinaresco a metà
con le ali impigliate dentro 





(a Felice)

*

le uova di Marcella

 

aggrappata a quell’ultimo piano
come l
uccellino al ramo 
ma quando arriva aprile

il calendario va all’incontrario 

le stagioni rimpiccioliscono

e lei prega per i pulcini soli

*

invisibile/la sezione aurea

invisibile


         appare nel buio
sarà re
        di una stagione o di una vita
ma invisibile
         è la porta dell’amore
è un “tipo” che gira di notte
         si apposta
dietro un ricordo
          ti sorprende
come un incontro nuovo
           infine lo riconosci
come il saluto di un vivo

          dal nome inaudito


*

la sezione aurea

saranno entrambi felici 
uomini e angeli?
perdoneranno
gli uni di non avere le ali
gli altri di aver baciato in terra
le stelle cadenti?

si incroceranno nella sezione aurea,
alla differenza delle distanze,
nel punto zero dell'orgoglio,
alla fine...?



*

epiloghi di favole

sono apparse le nuvole
- epiloghi di favole -
a svelare illusioni
raggi fugaci
svolazzi di piccioni
su sogni poco audaci

*

L’oro nero del Niger

 

“Siamo tutti africani”,  

urlava il nigeriano
col tamburo parlante

tu tun tu tun tu/ tu tun tu tu

Ma  chi ha sporcato

la tua terra nera?

Forse chi ha voluto

le tue palme d'oro.

 

*

permettete?/senza poesia

permettete?

ho mani diafane
con vene azzurre
e un filo di sole
catturato al volo
il cielo stamane
non ha colore

permettete che dipinga?


*


senza poesia

ho provato un giorno 
senza poesia

ma ero un gatto nero
colto da amnesia



*

cronaca politica italiana febbraio 2011

 

con la pioggia 

scendano promesse 
sulle vuote acquasantiere 
si sciolgano le mani legate

ad attese ormai s-finite

guariscano luridumi 
di poteri deliranti
si restituisca dignità

ai corpi violati 

e lavacri 

alle menti saccheggiate

*

sconti di stagione

 

con le mani in tasca 

a cercare gli spiccioli
per regalarti un fiore.

ce n'erano pochi
non sapevo decidermi
tra un girasole e un gesto d’amore.

*

rigenerazione

 


ogni giorno perdiamo le scaglie
perché - questa è la prova -
la vita è un serpente

*

Zarathustra parla ancora?



Secondo la dottrina 

dell’Eterno Ritorno 
è concepibile 

la possibilità di re-incontrarsi
in uguali circostanze.
Si ripeterebbe la storia
infinitamente.
Ma ciò è ininfluente

nell'eternità.

 

*

angeli apocalittici

 

alcuni in piedi sull'acqua
con le spade brandite
e una luce affilata
negli occhi aguzzi

 

apocalittici

non v’è filo d’erba
che non vibri stridendo
ma al suono dell'angelo buono
ogni foglia guarisce
e l’albero della vita ricresce

*

gli storni

 

fremono al tramonto

più che all'alba:

inquieti sempre.

divorano gli spazi

ma sono divorati

dall'eternità.

 

 

*

atelier

 

si è fatto buio
non viene nessuno
forse in sogno gli amici

raccoglieranno i colori
che nessun pittore
ha scelto

*

angeli camuffati

 

entrano in casa
con travestimenti tali 
da ingannare anche un detective

non certo simili all’angelo biondo

dell’iconografia -
ma con riccioli bruni e arruffati.
il loro farfugliare
assomiglia a una profezia

 

*

sessanta secondi

 

Tutto è fermo all'attimo prima.
La mano è pronta. Attacca.

Ciò che accade è nel profondo.
Nell'aria solo il fruscio dell'idea.

*

è adesso

 

accadrà di notte,

 

penseremo - è adesso -

e l’un l’altro ci proteggeremo
come uccelli feriti

 

non proveremo dolore

e la pelle brillerà
irreversibilmente

 

accadrà 

e non vedremo più

i solchi che avremo lasciato

*

poesia rara avis*

 

poesia rara avis - disse il maestro -
e tutti naso in su a indovinare
la direzione 

e a dire sottovoce era bella

la sua lingua segreta

se sei pronto a ripetere

non il suono ma il volo.




*

in extremis

 

la gioia sarà infine 

resistenza
estrema autodifesa

non-violenta

amare con dolce 

prepotenza

 

*

Sole d’inverno

 


Di mattina preferisce

i giardini ai palazzi.
Nella mia stanza, però,
è entrato, io ho pregato

che restasse.

Non sopporterei

di vederlo andar via

senza un bottino terrestre

tra le dita da prestigiatore.

Mi è sembrato preoccupato
di non essere altrove.



*

angelo caduto/il linguaggio dell’angelo

angelo caduto

azzarda due o tre passi sulla terra 
dissimulando la sua vergogna
davanti ai cipressi

puntati su di lui

come un'accusa


*


il linguaggio dell’angelo

sarà sincero l’angelo
quando promette il cielo?
e se indica una direzione
sarà vero il suo dire?
e il suo tacere?

l'angelo allude
- con vaghezza
irriducibile -
ad un fare ulteriore
a un bruciare

 

 

*

angeli rilkiani

 

uccelli dell’anima
stanno nel rischio
di aprire le ali

soffi umani li spingono in basso
a dimorare nei fiori
e da lì vedono le cime degli alberi
come radici rovesciate

per questo 
non conoscono

la libertà degli uomini

*

gli angeli si domandano

dunque c’è altro oltre la luce?


per istinto vanno
dove li porta la musica 

per un vento bizzarro non si voltano




*

gennaio

ombre nere
dietro splendide promesse
con il rischio che siano vere


*

lo stesso angelo

 

li ho visti e li ho persi
mentre ci incantavamo
(gli angeli e io)
davanti ai baluginii

perdemmo la rotta
- era a spirale -
vagammo
come sagome 
che sott’acqua si sgranano


a tratti riconoscemmo parti
(non il tutto)
respiri cenni di occhi profili spezzati
come dal finestrino
quando si muovono le montagne
controvento

ed era lo stesso angelo
che si riverberava
in un gioco di specchi





*

ritmi di angeli

 

salgono e scendono
barche tra i flutti
poi raggiungono la costa
arrampicando nuvole_


davanti ai miei occhi salutano
con ali invisibili
il loro canto monotono
e’ rumore di fondo

nomi ripetuti al rallentatore

piano




*citazione dal libro di Massimo Cacciari "L'angelo necessario", Adelphi 1994, pag.13

*

Due haiku sul vino

 

Sorseggio vino
Un frizzante solletico
di piume rosse

*

Rosso vivace
Tovaglia insanguinata
D'amore e morte



*

Mattino di festa - Capodanno -

1

La vicina che urla
al telefono
e c’è ancora silenzio intorno.
Le gutturali tagliano l’aria
- una scultura futurista -.
Il corpo è lento
il parlare è veloce,
non quanto la luce.

2

Un bagliore ha acceso il ricordo.
Un lumino di tomba?
Una candela?
Forse il raggio verde del tramonto,
confuso col colore dell’aurora.
La festa è finita.

*

gli angeli si disperano

 

gli angeli si disperano
perché si perdono n
ell'amore.

formicolano nei mercati
svaniscono e riappaiono col buio:

cercano indizi

ma nessuno mai atterra:
qui ogni segno è ambiguo

 



*

altezze di angeli

 

la mia terra 

di morti e di non-nati

la mia terra

dimora 

degli angeli smemorati

la mia terra

non allatta

 

*

angel

 

al mio angelo chiederò le risposte 

che ho cercato in tutti i libri del mondo

il mio angelo si stupirà
che non lo abbia riconosciuto
in tutti questi anni
nei posti dove ho vissuto
negli occhi di chi ho incontrato

recriminerò
perché è inammissibile
che un angelo cammini a testa bassa
in penombra e non si dichiari
un angelo è un lampo improvviso
che scruta nei nascondigli

da un angelo ci si aspetta la regìa.

 

*

Tre haiku piovosi e ventosi

Pini ad ombrello
e acrobazie di storni
chiamano pioggia

Vento ululante
Inizia il vigilante
Canto notturno

Persiane verdi
sibilando trapelano
Luci tremanti

*

Il prodotto finito

 

Il meccanismo si è fermato.

Ti descriverei il processo,
se la macchina funzionasse
a moto contrario
- ipotizzando che le energie

siano eternamente rinnovabili -:
e potessi bloccarla al climax.


(Quella tazza artigianale

che ti ho regalato
era il prodotto finito - 

l’avevi intuito?)




*

Se potessimo

 

Mi hanno detto che le anime
cantano all'unisono
e i corpi rimangono
nella stessa trasparenza.
La gravità è l’altro polo.
Se potessimo, a metà volo,
riportare le fasi alla partenza
non sarebbe sincronia
ma corrispondenza.

 

 

*

Orfeo muto - dedicata a chi non canta più -

1

Al bivio i passi indugiano,
lo sguardo si attarda.
Non un suono nella nebbia.

Nemmeno un addio.

2

Chi, 
in tranquille narrazioni,

racconterà di Orfeo cantore

che ebbe in sè certezza del suo canto? 

3

Orfeo, perché ora taci?


*

ungarettiana

 

dalla vita ottenni  ad honorem

una laurea sul dubbio

e - come la morte -

la sconto

*

La guerra dei giorni

1

Il buio dilaga.
La luce si apposta.
E’ tregua solo un giorno.
Deflagra il solstizio,
impellente.


2

Al mare consegno
questa notte grondante,
il sale
l’asciugherà.
Il buio non è che intermittenza.

*

avventato

 

oppure

mangiare locuste come il Battista 

cingersi i fianchi e scalzi 

tornare al deserto

stare al gioco del vento
c
rifare la pista all'indietro

avvertendo un’ombra dietro le spalle

 

*

parla con lei

 

la saggezza di un fiore
il vagare di un angelo
il pulsare sotterraneo
lo sbattere di un insetto
la fine del mare
le radici di una pianta
l’angolo della luce sulla terra
ogni parola che esce dal ventre
i frutti che nessuno raccoglie

ho raccontato ai quattro venti
lo screpolarsi del suono
la bruttura che inquina e corrode
ho detto che la bellezza
è scivolata tra le dita
- acqua sciupata -


*

versi diversi

temo
(o forse spero)
che il vuoto turbinando mi trascini
nell'ignoto
dove i fiori
crescono capovolti
e i versi
già capoversi


 

*

Sordità*

 

Non li vedo, non li tocco.
Almeno sentirli sussurrare.
Gli Angeli si svegliano tra i fiori.

Se potessi ascoltare 

i nomi che scelgono per loro

e il suono che fanno!




*(molto liberamente ispirata alla poesia “Gli Angeli” di Emily Dickinson)

*

protocollo d’intesa

anche senza segnali convenuti
(o convenienti)

sarà impossibile
non
riconoscersi

nessuno è mai svanito
gli assenti non sono fantasmi

le presenze proliferano

dopo la semina


si può siglare
la non-belligeranza 
col tempo


nelle sere d’inverno
- per quanto raramente -
potrà capitare di incantarsi
davanti alla neve che cade


sarà sorprendente

osservare i fiocchi veloci
e delicati insieme

 

*

La cacciata

 


 Tra vetro e persiana, una falena
vagheggia l’Eden proibito.
Poi, chinata la testa di Sfinge,
richiude le ali.
Cos’è il tramonto per una falena?

Il brillio dell'acciaio in cucina?

*

Veduta

 

Sono tornata lì.
La campana ha l’identica voce
chiara e distinta.
Segna le ore per ubbidienza.
I palazzi si meravigliano
della medesima veduta.
Oggi, col sole che li ispeziona,
sembrano coevi
a gli adiacenti ruderi romani.
Forse di notte i secoli
si accomodano.
Potrei non essere mai
passata di là.
Nell’atmosfera ferma,
l’unica trascurabile variazione
è stata il soffio sommesso
dovuto allo sforzo di ricordare:
un’inezia 
rispetto all'indifferenza

definitiva delle cose.

 

*

Irrompe il giorno

 

La novità del sole.
L’angolazione della luce.
Il taglio dello sguardo sulle cose.
Appare chiaro anche il sogno della notte.
Un ricordo seduce il corpo.
Separa gli oggetti dalle ombre.
Trapassa anche i muri.
Dilegua le paure.

*

La serie di Fibonacci*

La serie di Fibonacci*

 Il pisano Fibonacci

si appisolava in mezzo agli stracci.

Se faceva l’addizione,
aveva sempre ragione.

Con le cifre, il bonaccione,

riuscì a convincere l’imperatore!
Contava

gli alberi, i rami, le foglie e i fiori,

le patate, le lepri marroni,

i figli e i nipoti bianchi e cervoni.

Cominciava la serie

sempre con l’uno 

e poi si perdeva nello spazio.

 

 


* ispirata al libro "Il mago dei numeri" di Hans Magnus Enzensberger, Einaudi 1997








*

C come donna

 

E prima di essere donna, 
è concavità.
I suoi pensieri 
roteano

come biglie sotto il cielo

silenzioso.

I piedi appoggaino

su una terra che frana.
Insegue il volo di una mosca

che non si posa.
Prepara un varco
tra una lama di aria fredda
e un raggio di luce.
Sminuzza la notte.

*

Costellazioni d Mirò

 

Punti e linee: 

le trame esatte

dei nostri destini.
Colori/eventi:
entrambi portatori di ignoto.
Donne e uccelli.
Pittore indeciso
tra poesia e silenzio.

 

*

Le strade percorse

 

Che non l'abbia mai lasciata,
tanto adusi sono i piedi?
E’ come vedere ed essere visti,

essere ed essere stati.
La mente trova il punto equidistante 
fra ricordo e trasformazione.


*

Della luce/La porta stretta



La porta stretta

L’ingombro del corpo.
Poco più in là un comodo varco:
tra qualche millennio.

 


Della luce

Quando il tempo ha ultimato
il suo corso indolente,

è luce.

*

Effetto collaterale

 

Nel punto di massima concentrazione 
della materia, 
da cedimento strutturale improvviso
si genera un fotone.

A distanza
mi avvolge un’onda calda.

*

Diario di bordo di un filosofo-pellegrino

Ore sette.
Il filosofo mima
la prima sigaretta.
Ore otto.
Il filosofo è per strada
davanti al bar della stazione.
Ore nove.
Il filosofo conta
gli avventori e i viaggiatori.
Ore dieci.
Il filosofo
elabora statistiche:
oggi sorridono
più i viaggiatori o gli avventori?


*

Gioco di scacchi

 

Ogni mossa è una promessa
dilazionata,
grattare il tempo 
aspettando la contromossa.

La regina conosce il finale
e sorride di sottecchi
mentre osserva bonaria
l'agitazione delle sue pedine.

*

La gatta

 

Oggi Marcella pare una gatta.
Ringhia, guaisce, minaccia.
Nella lotta col suo cane interiore
ha spuntato unghie e orecchi.
Dal gatto ha cavato
la voce di un nume.


*

Può bastare

 

E se fosse un ripetere a mente

i nomi delle fermate di un treno 

a lenta percorrenza,
se la locomotiva indietreggiasse
senza ripensamenti
(fotogramma dopo fotogramma
miraggio dopo miraggio),
se riconsiderando i riflessi della luce

a confronto coi contorni precedenti,
cercasse proprio quelli,

riconoscendoli,

non sarebbe abbastanza per una vita?

*

Allo stadio di Caracalla

Un pino ad ombrello
evapora sudori.
Mi piace ascoltare i corridori.
I passi sembrano attraversare
le ere.
La terra restituisce respiri.
Confusi tra le scorie di altri polmoni.
Tutto è scambio, poliritmia.
Si è insieme atleti e alberi.

*

Galileo liutista

 

Il liuto sfuggiva al calcolo matematico.
Insopportabile complicazione
di armoniche sovrapposte!
Il punto esatto dove tastare le corde
non era localizzabile
con il rigore di un’equazione.
Ma quel suono irripetibile
- “A 440” l’avrebbero chiamato -
incrinava convinzioni immobili!
Avrebbe isocronizzato un pendolo!
Continuò a ronzargli nella testa
come un’ossessione.
Le orecchie sempre occupate
a decrittarne la voce!

*

In-eterno

 

Un banco d’aria
sospinto su strade di nuvole
sempre cangianti
tra caldo e freddo.
Trasmigrando, resta se stesso.
Incosciente, 

non sapendo di sapere.

Della materia,
il vuoto:
senza velocità,
senza energia,
neanche l’ombra
giacché l’ombra è qualcosa.

E' l’unica idea
che io concepisca
di eternità.


*

Lèggere

Controllo se ho messo gli occhiali
a cavalcioni sul naso.
Mi tuffo anche oggi.

Le lettere nuotano
sospinte da correnti interne/esterne
e dovrò riportarle a riva
ordinatamente.

*

in mezzo alle pagine di certi libri

vorrei sapere
quale chimica impostura
trasmuta gli amori
in petali inodori

*

ipotesi

 

se gli spazi atomici della materia
- in qualsiasi stato
di consapevolezza essa si trovi -
si dilatassero
in un big-bang
infinitamente riproducibile
e coincidente
con l’originarsi di un’eco
inaudita e straniante
a cerchi concentrici
se il tutto si sommasse
alle energie e quantità di moto
pre-esistenti

di quale natura sarebbe
il vuoto?
e la pienezza?

*

Allucinazione uditiva*

 

Qualcuno poi mi spiegherà
perché il silenzio si fece fragoroso
come un fischio urtava i timpani
e non sgorgavano ragioni né parole
ma solo 
sconvenienti lacrime.


E chi avrebbe dovuto per primo
fare i gesti conseguenti,
se commentarli o semplicemente
farli,
e che cosa bisognava temere,
più il silenzio o la sua eco?

E infine se ciò che sentii
nella camera anecoica
fu effettivamente il battito del cuore
o la vibrazione superstite
dell’ultima registrazione
scampata inspiegabilmente
alla cancellazione.




*

Il mondo salvato dai ragazzini

 

I miei ragazzini mi insegnano

a vivere nella giungla

delle visioni e delle paure,

e a difendersene.

Le chiacchiere sulla cultura...

il loro ridere è una scossa

alla nostra supponenza.

E’ così il fiume non si ferma,

risalgono leggeri come salmoni.

E conoscono le formule:

il volume del professore

non è proporzionale alla sua altezza!

 

*

La fiaccolata

 

La fiaccolata avanza
sotto secchi d'acqua santa.
Prima fila,
uomini-paramenti.
Seconda fila,
donne pie.
Terza fila,
vecchine commosse.
Poi, volontari in divisa arancio
e qualche bambino col broncio.
Ultimi,
sans-papier e nulla-tenenti
ingoiano le litanie
con un colpo di tosse.

*

Parola d’ordine: ritornare

 

L’ultima disillusione
sarà la prima certezza.
Parola d’ordine: ritornare.

Rovesciare i dizionari
scoperchiare i pensieri.

Non avremo più bisogno
neanche dei sentimenti.
E i respiri finalmente

saranno sincroni.

*

fisarmonizzando

 

la fisarmonica è una barca
tra due accordi grossolani
che si fronteggiano

come rivali in amore

ebbra di danze e canzoni 

suona di notte
la tangheggiante malinconia
nel mare rumeno

in corpo ha i
l pane nero 

inzuppato nel vino novello,
la custodia di faggio
è una prova del suo nobile

lignaggio

*

undicenne

 

L'occhio sano misura la vita.
L'altro capta vibrazioni ambliopi.
La voce possente
amplifica l’ingombro
di esserci.
Da undici anni.

*

il volto

 


sarà sonoro
sarà un’onda un abbraccio una musica
saremo il canto e la singola nota

uno strumento d’acqua con viole d’amore
un'arpa a dodici corde
sarà aria calda vento contrario

sinusoide perfetta

sarà una gioia.

*

Tra musica e poesia

L’intervallo tra ora e mai più.
Lo spazio tra due righi
- un ridotto pentagramma -
Legature, portamenti, trasporti.
Pause.
Ritornelli, note ribattute.
Can-ti-le-ne.
Pathos e patologia.
Con ritmo. Con moto.
Allegramente, rapidamente.
“Alla turca” (alla russa, alla francese, all’italiana).
Consonanze perfette, quasi rime.
Non baciate.
Sorelle gemelle.
Quasi rivali.
Meta-semantica, meta-fisica.
Metà strofa (l’altra, non “suona”!?)
Polisemie e polifonie.
Risonanze interiori:
gustare lentamente.
Cosa c’è dietro/dentro/di lato?
Frasi aperte, simbolismi.
Interpretando i segni dei tempi.


*

La più piccola matrioska

La gioia era sospesa nell'aria. 

Non capivamo da quali allergeni
dovessimo difenderci
né quale vento fosse da schivare.
Camminavamo proteggendoci le spalle
- per eccesso di zelo -
stringendo gli occhi arrossati
respirando sommessi
perché non ci desse prurito
quella polverina gialla
simile al polline 
dei meli.

Vivemmo ogni attimo
presentendo la fine.
Conoscerla in anticipo
fu uno spunto formidabile
per 
la retrospettiva che avremmo scritto.
Non ricorderò che un’ora precisa
dentro spazi protetti e senza uscita:
la più piccola matrioska
del tempo che ci fu assegnato.

Affidammo l’ultima immagine
a una mail.
Pian piano si scollarono i ricordi.

 

 

 

 

 

*

La mela-insana

 

Questa giornata melanzana

(mela-insana)
carnosa e amara,
ispida e scura,
piccante e informe:
non pregusto dolcezze.


*

Cinque folletti*

Bianco.
Il silenzio.
Parole non dette.
Ce ne era bisogno
assolutamente.

Nera.
La notte.
Chiudere gli occhi.
Non mi aspettavo di
Sognare.

Azzurro.
Il mare.
E’ sempre rischioso
Immergersi tra le onde.
Emotive.

Rosso.
Il fuoco.
Riscalda le mani.
Non avevo mai tremato
Così.

Gialla.
La luce.
Illumina, per vocazione.
A volte mi scopro.
Troppo.



* Un folletto è una breve composizione di 5 versi liberi formata da 11 parole:
1° verso: il nome di un colore (una parola)
2° verso: qualcosa che è di quel colore (2 parole)
3° verso: ciò che il soggetto fa o è (3 parole)
4° verso: un personale modo di sentire, di essere, uno stato d'animo (4 parole)
5° verso: una parola conclusiva.


*

La vigilia della festa

 

Hanno un volto assente
i due ragazzi del turno serale
all’ultimo piano del centro commerciale.
La luce 
delle lampade al neon 

è un giallo assai artificiale.
Il forno a micro-onde ravviva

la pizza margherita.
Sta passando quest’altro week-end.
I clienti hanno girato i tacchi.

I due ragazzi, dinoccolati,

si accingono a un fine-serata 

elettrizzante, appena un po kitsch.

*

La luce di settembre

La luce di settembre
la cogli tra attenzione e distrazione.
Un brillio veloce
un avviso fugace
un’idea balzata in testa
nel mezzo della notte.


*

Viaggio di ritorno

Segnalibro del tempo
è la strada già assimilata.
Ritrovarla per caso,
tra ombre di cipressi
vicino a un’abbazia diroccata,
momentanea sosta dei pensieri.
La luce incespica
su desideri convalescenti.
Echeggiano voci consacrate
protette da farnie, ulivi 
con forme di candelabri.
Incerti se tornare o restare.

*

Risveglio

Un’ora al giorno
- dose minima -.
De-prosaicizzarsi
- dunque poetare -
asciugando l’istante
nell’estro cantante

(il caffè, incustodito,
si è versato).


*

Stare

 

Un cruccio cronico,

un peccatuccio,
un’uggia che affligge.

Stare.
Riporre i vestiti.
Pulire i vetri e gli specchi.
Assuefare gli occhi.

Che sia gioia questa noia?

*

La maledizione della mia terra

 


Le madri disconoscono i figli,
i figli la terra,
i padri il senso.

Intorno a letti di zucchero,
le nonne attirano

le generazioni
e poi 
recriminano.
Una teoria di morti e di vivi, 
di legami e di lutti

si rincorrono 

e si tradiscono.

 

*

Le donne sole

 

Le donne sole 

dimagriscono, pur mangiando,
ma non sono a digiuno
di vita e di persone.
Alle donne scarne
(ossa, nervi, sangue e amore)
manca un po' di 
malleabilità.

Le donne sole,
quando sono in carne,
sono sempre s-carne di qualcosa.
A volte di parole 

(ma non sempre).
Le donne

sono quasi sempre sole:
quelle scarne
quelle in carne
quelle silenziose
quelle verbose

quelle che cucinano

e quelle che mangiano.

Nutrendo la propria solitudine
non sono né scarne né sole.


*

Chiara: colore preferito, verde*

 

Veste  tra il giallo e l’azzurro

(anni verdi).
Fotografa in erba,
vede il mondo color delle piante.
Sempre al verde di contanti.
Con le amiche condivide anche i guanti.
Uugola cantante, sorriso splendente.
Il suo cuore è un giardino.

 






*dedicata a mia figlia, nel giorno del suo onomastico

*

De-siderium

 

 

 

La stella è atterrata
sulla spiaggia dei venti,

nel mare dei volti.

Dove nulla è certo, 
ha piantato la tenda.
Ho chiesto:
“Dove nascono i desideri?” 
Mi ha risposto: 

“Ho afferrato il domani".

 

 

 

 

*

L’eterno settembre

 

Ecco l’ora del giorno
che coglie
 fatti 

tra cieli mutevoli.

Il resto rinviato a domani.

Settembre è come quest’ora.

E un’ombra di sole

che sbriciola le cose
e le finisce.

*

Capo Nord - tre tanka per un’amica -

Corre più lesta
stamattina la luna.
A mezzanotte
il sole dà una festa.
Le porterà fortuna?


Corre più lesta
la luna stamattina.
A mezzanotte
il sole dà una festa.
Perchè quell'aria mesta?


Stamattina la luna
corre più lesta.
Il sole a mezzanotte
Prepara le sue nozze.
E' ospite alla festa?

*

Estate

 

Sonnecchia sul divano.

Un foulard come coperta.
Penombra e torpore.
Il sole ancora alto.
I rumori domestici

sono come il ricordo dell’utero.

L’estate è sinonimo di mamma.

 

*

Peccato capitale

 

 

La vanità è una laica preghiera
tra una specchiera e un’acquasantiera.

*

Morire di musica

(sulla tragedia di Duisburg)

Morti di musica
perché fatti di musica.
I respiri mancano:

zittite le trombe.

Si scuotono e rotolano
sul palcoscenico

tulipani e nontiscordardimé.

*

Alberi che camminano

Ipermercato/iperforesta.
Alberi che camminano.
Occhi svuotati/riempiti
di merci-civetta.
Tele-guidati sciamiamo
nelle arnie che ci nutrono
e ci affogano.
Gonfi gli occhi.
Noi, natura artificiale
api senza pungiglione
alberi se-moventi
detentori unici
di bio-diversità
figli di un dio non minore,
ci sfioriamo.

*

Haiku d’aria, acqua, terra, fuoco

Grida cornacchia
il tuo verso all’alba.
Finestre chiuse.

 

I nidi vuoti
Lasciano nei passeri
scomposti voli

Pesci d’argento
Schizzano sotto l’acqua:
notte d’insonnia

Trovano rotte
le barche allineate

sembrano onde

Terra riposa! 
Maturano i frutti in
tempo di pace

Seminatore,
latrano i cani neri.

Aspetterei.

Là dietro i monti
il sole detta legge
su fiori e frutti

Calura estiva
Sole dietro la tenda
Lenta si muove

*

Icastica estate

 

Icastica estate,
stoicamente stai.
Istanti estatici.
Forse la felicità
è-statica?

*

ferie - Il Reno a Rees

ferie

spaesare i pensieri:
il vuoto si riempe

di una noia onesta




Il Reno a Rees (Germania)

Il Reno a Rees
è un bell’uomo dalle larghe spalle
e le gambe paralizzate.
I pesi sembrano lievi
sulle chiatte ingombranti.
Traghettatori ubbidienti
tracciano rotte a ripetizione.
Lineari, le ombre dei pioppi
intersecano gorghi misteriosi.
Il Reno amoreggia

con un cormorano sazio e triste.

 

*

Colazione

 

 

Resistere integri 

in una certa forma 
o perdersi nel fusionale
calore bollente?
Incerti se sia diverso

immergersi o morire

(da biscotti).

*

Un binomio fantastico*

due oggetti spogliati
due opposti sensi
due punti nel cosmo
nudi
come nomi
sconosciuti
come volti
ostili
come ombre artificiali
infelici
come pensieri alla finestra

oppure
felici come gatti sciatti
che non scendono a patti
sornioni, teneri e pacioni
come poesie zoppe
e scarpe rotte.




*omaggio a Gianni Rodari (Grammatica della fantasia)

*

Prospettive geometriche

 

Giocano a fare i grandi.

Io gioco ad amare

la loro piccolezza.
Le nostre prospettive si incontrano
in un ideale punto di fuga
proprio al centro della distanza 
che ci unisce.

*

Momento lirico

Marea.
Questione magnetica
di masse energetiche.
Mi tuffo in un
lirico
placido
liquido.
Atavico utero
che genera favole.




*

Per caso o per grazia

 

Il centro è questa luce

che piano risucchia la notte
dentro i confini dei corpi.
Per caso o per grazia?


(“Erano circa le quattro del pomeriggio”).

 

*

Alla stazione Ostiense

 

La fame dei sans papier.
La minestra nel cartoccio,
senza carta né salviette.
Un cartone per dormire.
E noi scriviamo i nostri nomi
sulla Carta dei Diritti.


*

Al ninfeo di Egeria


Tra le lenticchie d’acqua, un refolo

nel pomeriggio mitologico.

Il gorgoglio dell’acqua

intorno alla foglia.
La danza del fauno.
Lo zufolo immesso nel vento.
La nuvola molle,  la roggia.

Scenario postmoderno

per vite sempre possibili.

La pelle gode respirando.

 


 

*

Ironia

 

Mi porto dietro 

l’imbarazzo di esistere.
Eppure in molti mi salutano
e qualcuno di prima mattina
mi offre i confetti.
I miei cari sono carini con me.
C’è chi mi telefona
e chi si fa telefonare.
Non mi lamento:
qualcosa mi riesce bene.
Mi sembra di avere due ombre
e una non so dove metterla.

*

Dove bruciano i pensieri

 

Smettere di parlare
per annaspare
tra alfabeti centrifughi

e codici muti
senza un cappello
o un ombrello
dove bruciare i pensieri?
Una mutilazione.

*

Fumo e gelsomini

 

Gli studenti si baciano all’angolo.
Gli occhiali scricchiolano
come i denti nei loro apparecchi.
Le otto del mattino
sono le volte che  hanno detto

"andiamo",

trattenendo gli zaini
con la forza del petto 
in fuori,

come i nasi che aspirano

indifferentemente
fumo e gelsomini.

*

Il mattino ha loro in bocca


Franco vuol dire"libero":
di essere
un po’ ribelle

ma ubbidiente alle sorelle.
L’imago femminile, l’altra faccia
del dover essere primo
(genito).



*

Occhi grigi di chiara ragazza:
il nero li evidenzia -
camoscio o cerbiatto,

con l'ombra corta,
arrampica il tempo

e poi lo disperde.
Non sa che  la vita
è un trucco.

*

Gambe nervose,
cincia gioconda,
di sera canta e salta
di mattina sistema le piume
aerodinamiche.
La sua realtà è un sudoku
un po' magico.

 

*

Luna in fuga

 

Un pomeriggio anonimo

con strilli di bimbi e di uccelli,

al posto delle campane.

Incauta la luna
è balzata in braccio al sole
e si dondola teneramente.

Un dio ci accorda una tregua?

*

Un cerchio sull’abisso

La Sapienza dice:
“Quando tracciava
un cerchio sull’abisso
io sono stata generata”.
Il cerchio ha incluso l’abisso
dentro materni confini.
Noi stiamo aggrappati ai bordi
come pulcini ai nidi.
L’Architetto del mondo
ha disegnato destini
a mano libera.
Noi sorvoliamo l’orrido
dimenando ali
che non ci appartengono.

*

benvenuta stanchezza

 

benvenuta stanchezza,
orecchio mite,

occhio paziente.
non indaghi le voci,
non annusi le presenze.
soltanto sperimenti le carezze
ardite del vuoto

e lasci (in) pace.


*

Un poeta scrive sempre la stessa poesia

 

Un poeta scrive sempre

la stessa poesia e cammina

col medesimo passo.
Molti lo superano.
Lui canta per non sentirsi solo

sapendo che la strada non finisce.

*

ragazza

 

ho in mente una vecchia
con occhi d'acqua
mani azzurre e vene sottili
parole secche come aforismi

che al mattino diventano auguri

zelanti alla terra per fiori e figli

di amori indolori o mai accaduti.

sarò io questa vecchia?
sarò stata quella ragazza?

*

Un arbusto di violacciocche

 

Vorrei avere i tentacoli
per i figli vicini

e per quelli lontani.
Sono una madre basita e distratta
incantata affamata bislacca,
un arbusto di violacciocche
senza fiori né filastrocche.

*

La morte del poeta è uguale alle altre

 

Mischia le carte
con gesto irrisolto.
Non urla nelle piazze,
non recita parti.
Cerca tempo per fare,
toccare,
mangiare.
Ha il corpo di un uomo qualunque.
Forse legge una storia di segni.

*

La terrazza di Marcella

Nella terrazza di zia Marcella
ci sono cinque vasi di begonie.
Vecchi i vasi, stentate le begonie.
“Le conosco – sostiene Marcella –
so l’acqua che serve.”
Non ha figlie Marcella:
accudisce begonie.
I suoi uomini sono partiti
in un giorno di sole:
petali rosa (begonie sfiorite)
portati dal vento.
Marcella interroga il cielo:
quanta acqua, in rapporto all’amore,
nel primo giorno caldo di sole
asciutto di vento?

*

L’ostaggio

 

La pioggia ghigna: 

“Ho sedotto il sole".
Poi minaccia: "Per riaverlo,

riscattate il mio pianto”.

*

Il mio mare bambino

 

Al paese del mio mare bambino,
le ore si accomodano.

Avvinghiarsi alla roccia e lasciarsi lambire,
può far sentire liberi.

La fuga è un limite e un paradosso. 

 

Qui non lo sento frusciare.

Non lo vedo competere con la luna.

Il sonno non me lo porta in sogno.


Il mio risveglio è asciutto.


*

La cura di Woody Allen

Pioveva
e mi sentivo
malata.
Il grigio
aveva invaso
il mio cuore.
Il cielo non sorrideva
il sole mostrava le spalle.
Così ho scritto una poesia
al mio analista.

*

Asincronia

Sogno e sono sognata:
diacronia di vite,
sincronia di energie
orfane di una festa.
Vagano di notte
cercando fino all’alba
il giusto verso.


Troppo tardi.
Non ancora,
forse domani.

*

Per Francesca e Sara

 

Se scrivere è vivere
voglio incidere il silenzio
fino all’ultimo fiato. 
Consumare al sole
i respiri cruenti,

ricomporre i petali ignari,
asciugare il mare

con le loro voci vellutate.
Seppellire i sogni terreni

e ripescare il punto esatto
dove si (ri)nasce.


*

Mio nonno è morto in mare

 

Mio nonno è morto in mare
e il mare è morte e vita.
E' morte che grida alla vita
è vita che seduce la morte.
Naufraghi di cieli e di prati
scegliamo di essere portati
e torniamo al mare
dal quale veniamo.

*

Tenerezza

 

Il vecchio, di spalle,
con la donna al suo fianco.
Vi si legge la storia.
Non vedo - ripete -
e gli porge seccata il foglietto.
Lui le sfiora la schiena.
Si segnano insieme.
Camminano:

lei prima lui dopo.
Questi erano i patti.



*

Informazioni non essenziali

 

Perché custodire
una traccia di byte
- in bianco e nero -
quando la matrice
è rosso vivo?
Bit spaiati
balbuzienti
spazientiti.
Inconcludenti.
Ecco, svaniscono.
Bit bit.
Alt. Canc.

*

The show must go on

 

Il silenzio si è fatto cattivo.
I poeti bestemmiano 
contro lustrini e pailettes. 
Il pubblico scandisce:
“Non c'è tempo”.
Vibrazioni di slentati contrabbassi
echeggiano gli attori
annientati da mangiafuochi.
In platea una poltrona sfondata
assorbe applausi.
Nel Fanum dissacrato,

né canto né disincanto.

*

a nascondino

 

 

Lungo il fiume,
non il cadavere del nemico
ma il suo corpo ripescato.

A giocare a nascondino,

vince chi fugge

dai sentimenti.

 

 

 

*

Il Giardino dei Tarocchi *

 

Un giardino popolato

di mostri buoni
colorati materni

eccessivi bizzarri
barocchi deformanti

deformi specchi 

abnormi allegramente

folli


di vecchie storie

che non perdono il vizio
e da lontano strappano
una lacrima di tenerezza

al mare acre surreale
che non lo perde di vista
con la brezza mediterranea

magica iniziatica
con profumi di zagare 
rosmarini e oneste lavande
spargendo risa 

di turisti francesi
e stupori stregati di bimbi
consacrati alla farsa

della vita
a rischio di perdere

la mano
ma non la partita
con l’angelo della temperanza
che veglia sulla salita


*Il Giardino dei Tarocchi, opera scultorea di Niki de Saint Phalle (ispirata al Parco Guell di Anton Gaudì a Barcellona), si trova in località Garavicchio, Capalbio (Gr)

*

In città

 

Tutto è più falso
di una pianta cresciuta

tra l’asfalto e l’incuria,
cibo per insetti corazzati
e dalle molte vite.
Passante,

cerca la bellezza tra polvere,

parietaria e bacche velenose.
La voce purissima

di un organo in chiesa.

*

ventuno marzo

 

in equilibrio omeostatico
tra tacite emozioni
e un cesto di panni

intirizziti e in bilico

- loro -
tra l'amore e una misura abbondante

di primavera

*

nomadi

 

accampati su una terra non promessa
con addosso una coperta non nostra
(forse rubata a un venditore di sogni)
vagheggiando una dimora lontana

non brutta non bella
in un giorno che non ci appartiene
e che non avremmo previsto
di non vistose apparenze e aspettative
capace di irrompere pur con preavviso non sensibile
scaturito da una premessa non riconoscibile

scegliendo tra colori non complementari

e suoni non ascoltati prima
con il senso di chi ha perso il suo bene
(e non se lo ricorda)

incerti tra partire e restare

*

Foto in bianco e nero - haiku -

Il libro aperto
Rose dimenticate
Le labbra secche

Mancano albe
La morte si avvicina
Festa di vecchi

Sole coperto
Là dove corre il fiume
La barca aspetta

Pioggia sottile
Vola solo un rondone
Vetro opaco

*

Omaggio a Martha Argerich

 

Cosa va considerando

Martha Argerich
quando sorseggia il tè
prima di scoperchiare

il mobile d’ebano e avorio?
Chopin la saluta 
sotto il feltro rosso
con un colpo di tosse
alquanto dissonante.
I vetri vibrano

commossi preventivamente

un vapore blu,

quasi fosse una musica,

inebria la stanza:

allora Martha si siede e inizia.

 

*

Un mandorlo non è sentimento

 

Questa sera è un guscio 

e nel buio una piccola luce:
un mandorlo non è sentimento
ma aria di primavera.

 

*

Un tempo evaso

 

Una traccia di silenzio

sotto i passi nervosi 

di questa domenica breve

ma piena di uffici. 

E' come l'acqua di piena:
irriga campi
e non semina parole.

 

*

Babele

 

Un’equazione di secondo grado
annaspa sulla bocca

di un prete esaltato
che metaforizza ogni gesto 

come un pittore astrattista 

che urla frasi sconnesse

nel sistema dodecafonico
ad un tecnico radiotelevisivo

che annuisce con la testa
mentre una cantante pop

danza con i sufi in trance

evocando lo spirito di Isadora Duncan…

Chi dirà l’ultima parola?
E quali orecchie finalmente ascolteranno?
Che cosa abbiamo da dirci,
en quelle langue, noi umani?



*

Lo spazio bianco/Enigma

Lo spazio bianco

Lo spazio bianco
è il respiro di uno stanco atleta:
è la sua vitalità 
ferma e pensosa.

E' una farfalla:

irritante per chi non ha le ali
e sbatte la testa
contro mura immaginarie
a difesa di un castello inesistente.
Lo spazio bianco

sono quasi-poesie senza grammatica
e neanche una firma importante!


*

Enigma

Il nome sbriciolato.
Gli alfabeti divisi.
I vuoti hanno superato i pieni.
Parcellizzato i suoni.

Ritorna su se stesso.
Senza volto. Anonimo.
Non per forza propria.
A girandola con il vento.

Si ricompone.
Ma è un’altra storia.
Trovato il fil rouge.
Non i giocatori.


*

storia piccola di un puntino

quel puntino piccolo piccolo
si è infilato nel sacco nero
ha bucato il fondo
è finito in mare
ma il vento con potenza
l’ha sollevato
e nella polvere di stelle
l’ha confuso

qualcuno si domanda
ce l’ha fatta il punto

a mandare a capo?

*

Un paese caldo - la neve a Roma -

 

Se fa freddo in un paese caldo
la gente pensa: ce l'ha con me
e strofina la pelle
laddove si sente toccata.

Il freddo ha questo di bello,
fa parlare i sepolcri,
fa drizzare i capelli,
rivela le vergogne dietro i panni.

E sotto il cappotto

la gente va mormorando:
“Ho pagato: 
governo ladro,

mi oppongo”.

 

*

Spirito e materia

 

Se mi prendessi
un po’ sul serio
dovrei asserire
solennemente:
“Sono da sempre in
una prigione!”

Direi che tutto

mi sembra stretto:
abiti, casa,
lavoro, città.
E anche il corpo
mi fa zavorra.

Dal mio spirito
immantinente
spunterebbero
ali sottili.
Trapasserei
le sbarre del corpo
mi immergerei
nel cielo sommo
oppure nel mare
col favore del sole.


Ma, più delle barbe
lunghe e importanti,
amo le sfide divertenti.
Così ho promesso
davanti a me stessa:
“Vedrò la fine
della scommessa”.

Dicono infatti
che l’ultimo giorno
come una piuma
si librerà il corpo
mentre l’anima
troppo assennata
resterà schiava
del tempo noioso
e dei brutti pensieri.

*

della neve

 

della neve non il candore
ma il suono che 
attutisce 

i silenzi anche pensati







*

Nudità

 

 

 

 

Ho svuotato le mani
non perché avessi 
niente da offrire

o restituire
o contenere
(fiori in acqua di lago)

ma per ascoltare 
la pelle 

chiedere acqua e fiori lacustri

e vederli trasmigrare nel sole.
E la mano,
finalmente domata,
riposare in un’umida stretta.

 

*

Aspettare mattina

 

E come preparare
un mazzo di verdure 
e poi lavarsi le mani
con sapone di lavanda.
Sul fuoco il vapore è invito,
metamorfosi, suggerimento.
L’aroma che ti sveglia
è voce materna che il pranzo dispone. 
Tutto è calmo.
I gesti sono pensieri.

*

Figlio del fiume

 

Cicche di umani vizi
sbattono in faccia al sole
l’amaro di fegati imbolsiti.

C’è un solo motivo
per varcare quella spelonca
imbiancata di indolenza.
 
E’ il sorriso di Davide,
il mansueto,
nato dal paterno veleno,
figlio del fiume.
La sua ombra gentile
cresce accoccolata
tra mitologici giunchi.

*

Pacco regalo

 

Gennaio è un vecchio austero,
chiede rispetto.
Oggi ho visto una crepa nel bianco.
Un codino colorato
sbucava da un pacco-regalo,

e il regalo è l’attesa.

*

La mia musa

 

E’ una signora poco attraente.
Racconta quello che ha visto

tra le petunie e le ragnatele.

Ho trovato la mia musa fuori di me.
Assolve con occhi buoni
e fa cose di tutti i giorni.

*

parole di sabbia

 

parole 

scintillanti
navigano
distanze
sconfinate

per erigere
preziose
e intoccabili
barriere

quando non siano
un caldo
mantello
di sabbia
che cela
labili castelli

a volte
è il silenzio
il mare trasparente

*

Passeggiata

 

Il fiume era verde.

I rami dei pioppi contesi

tra acqua e bruma.

Le luci dei lampioni
sfumavano il paesaggio.
Passeggiavo e guardavo 
e niente era chiaro
come quel punto preciso
in cui il fiume passava.
Al ritorno, la bruma

si era congiunta al fiume,
le luci dileguate.
La notte mostrava

il  suo lato materno.
Tutto quello che serviva,

era già dato.

*

Titoli di coda



Esito di una strettoia

di vita.
Una storia al fondo
del cono trasparente
e un rumore di risucchio. 

La luce è in alto.

*

Camaldoli

 

Nevica.
I confini del suono
sfondano i bastioni del silenzio.
Avanza il gigante bianco.
Echi muti dilagano
come cerchi concentrici.
Saggezza si aggiunge a saggezza.
Il cielo vela sozzure e malizie
come una mano pietosa.
Fiocca ancora.
Il tempo si raggomitola 
in un lunghissimo abbraccio
che sa di cibo.
Si va verso l’eremo
e nevica.

 

*

lungomare

 

la bestia non dorme.
il rumore che ci cresce dentro 

ci abbaglierà. 

*

In una mano chiusa

 

Sono tutti in una mano chiusa.
Di notte si apre a ventaglio

e li senti ridere
della giovinezza passata.

I volti cari ci visitano 

recitando una filastrocca:
così rassicurano di esistere.

*

la misura del tempo

contrazione/espirazione
fiato sospeso/restituzione
la misura del tempo
il suo ritmico sangue

ma è il silenzio il tempo migliore
immobile/pendolare
tra alba e temporale

*

Natale

NAti per essere madri.

TAnta fatica per essere vivi!

LE ombre non ci fanno paura.


*

Un uomo

Un uomo blindato
nel desiderio di essere figlio.
E suo padre,
da una bianca pietra straniera,
lo chiama per nome.

Non sul ponte minato,
ma dal blu dei fiordalisi
ha imparato il coraggio,
annaspando sulla riva.

Sotto il cappotto, un freddo antico.
Quando portava i calzoni corti
si chiedeva perché la sua casa
era l’ultima del villaggio.

*

il bucaneve

non credo alla neve
che risolve le stagioni

credo al fuoco
che attorciglia il tempo
e scioglie la terra

attorno alla voce esangue
del bucaneve

*

Aziz

 

Aziz non vuole porzioni

ma una parte.
Col cucchiaio,

la sua bacchetta musicale,

pretende giustizia,
il tempo di un pasto

e un posto nella fila.
Inceppati 
gli ingranaggi

della solidarietà.

Gli chiudono la bocca 
ma loro hanno fame di nuovo.

*

Evasi

 

Camminare su una strada diritta
in compagnia di ciò che si è commesso
specchiandosi in ciò che più non si è.
La meta è il punto di fuga.


Talvolta le strade si incontrano.

*

dedicate

due pettirossi

due pettirossi le mie bambine
ora si dipingono le labbra
e ridono con i denti metallici
oppure provano le mie scarpe
ma non i cappelli
fluenti i capelli
flavi e sanguigni
avviluppati nel gioco
di essere donne

*

un inerme barbablù (a mio figlio)

nel palazzo di ghiaccio c’è una festa
il pupazzo di neve del giardino
ha cambiato colore
dietro i vetri appannati
sotto i brufoli di fuoco
scalpitante un inerme barbablù

aspetta quattro dracme di dolcezza



*

Macerie

 

Si prende cura delle proprie macerie

come dei panni appena lavati.
Le osserva controluce,
singolarmente,
con le mani restituisce loro

forma e dignità:
è questa la speranza di un vecchio.

*

Eloisa e Abelardo

 

Viene e cerca un sorriso,

un po’ di riposo, qualche biscotto

inzuppato nel tè.
Non parole, ha detto tutto
quando era il tempo di scrivere lettere.
Come Eloisa aspettando Abelardo
- intanto innaffiava

i suoi crisantemi -

*

canto interrotto

 

raccolte in un otre, 

placate,
le acque del mare
ripetono antiche canzoni

 

spaesato un martin pescatore

*

Sentenze

 

La gemma vive per bere amore.
Al tronco resta l'amore amaro
della goccia che muore.


*

Scelta

1

Punto di divisione
di una lama a doppio taglio:
bisogna scegliere.

2

Una valle.

Oppure la notte

e gli avvoltoi.




* Liberamente ispirata alla lettura di S. Paolo, lettera agli Ebrei 4, 12-13

*

Fiori di lanugine

 

Un cimitero sarebbe la strada
se non avessi intravisto 
me stessa 

un giorno tra i vicoli.

Il cielo alterato. 

I passi embricati.

 

Solo a tratti una speranza:

la musica.
E' un incanto riconoscere 
nei fiori 

la levità.

*

Genesi

 

Potremmo riconsiderare

quella foto, per rassomigliare

a come eravamo
- e a come saremo - .
Nessuna foglia
sarà strappata alla sua stagione.
Custodiremo il nostro giardino
dove niente sarà nostro.
L'avvicendamento
apparirà non come un oltraggio

né come una nostalgia.
Parleremo di com'era bello
senza parole e senza linguaggio,
e di quell’unico cielo, 

oltre del futuro,
di un tempo smemorato

che mai sarà passato.

 

*

Lezione di yoga

 

Per un attimo, è accaduto.
Corpo spirito e mente
si son dati convegno in un punto.
E' venuto alla luce

quel quid dei volti

com’erano prima che l'alba
si perdesse nel tramonto.
Poi ciascuno ha ripreso

la solita strada.
Il corpo per primo,
seguito dalla mente

febbricitante.
Lo spirito si è attardato
per un inspiegabile 
odore 

di gelsomino.

*

La vestaglia rossa

 


La vestaglia rossa

penzolava da un’altezza

vertiginosa.
Lontana da tutti ma a pochi metri
da una graziosa campana
che conced
e un solo rintocco

al passaggio degli studenti.
Piccolissimi,

visti da quella prospettiva.

*

Gioco d’azzardo

 

Non occorreva cercare lontano.
Non che fosse vicino!
Andava visto in altro modo,
capovolto.
Non era facile prevedere l'epilogo.
Neanche immaginarlo.
Meno che mai comprenderlo.
Invece, entrare in gioco
con una posta alta:
non vedere
non capire.
Giocare.

*

Questa torre bianca

 

Non le credevo.

Non credevo che la realtà fosse

proprio quella.

Sto così bene

sulla mia torre bianca:
tutto è piccolo, a portata di mano.

Poi ho sceso di corsa le scale.

C'era silenzio
ma mi sentivo spiata.

Per strada, 

un venditore ambulante,
bambini in carrozzina
giovani madri già stanche,
la signora Lallich elegante

nel completino cucito a mano.
"Questa vita mi appartiene!"

ho pensato.
Avevo le chiavi del portone.






*

Un’eco sotto il portico

 

Qualcosa di perduto
come un bacio fugace
sull’attaccatura dei capelli:
lì la forza erompe 
dalla nudità del cranio.
Come un’eco sotto un portico.

 

Sarà ancora la notte
ad accogliere il suono
delle parole depotenziate,
quasi ombre che ci inseguono?

 

Ma stasera nessuna parola,

rimbocca le lenzuola, arriva vento.

*

E’ dolce settembre

 

E’ dolce settembre
nell'umile chiostro,
tra le piante assetate di ombra.
Ha il piglio delle cose iniziate
e poi riposte.
Il suo vento profuma di uva

e di mele.
Ancora salato di mare,
ma col braccio teso all’inverno.
Dimora vicino all'orto,
cerca radici in casa,

canta e timidamente

ama.



*

Claudicante

 

Come potevo io,

claudicante,
non camminare accanto

a due occhiali scuri e un bastone bianco

chiedendoti indicazioni
(e aspettandomi cortesia)
pur avendo altri programmi,
ignorandola direzione,
pur sapendo le carte?

Ciechi e zoppi ci siamo alleati
in disinvolta invalidità
e ostinazione 
ottusa.

E se le gambe riluttanti
decideranno per conto del cuore,
e se persino perdessi la mappa,

troverò dimora in una fortezza

con le scale alte
e godrò della vista meravigliosa.

 

*

Un rito antico

I ricordi.

Risalgono il fiume
come salmoni.
Cascate e rivoli
e vanno soli nel vento,
certi di esistere.
Saltano tappe,
ingoiano volti.

Vorrei essere un sacerdote
per rinnovare il rito antico

della memoria.
Testimoniare una sostanza viva:
il mercurio.

*

In quota

 

Respiro il mio respiro,
le mani puntellano la roccia.
A ogni passo espiro

nomi e luoghi.
Ogni fiore è un compagno di viaggio.
Sulla cima, la croce di legno
racconta la mia ambizione
e la fatica di molti,
maestri per quelli che verranno.
Nella discesa, i passi rallentano,

trovare ragioni.

Gli alberi pregano
pur dando la terra per certa. 

*

La mascherina verde

 

Dell’ultima estate ricorderò
la mascherina di spugna verde
che usavo appoggiare sugli occhi
per fare il buio di pomeriggio,

per entrare e uscire a piacere
dal sonno (a volte dal sogno).
Ricorderò anche il sudore
che la inumidiva 
e scioglieva il trucco degli occhi.
Fastidioso, sì,
ma non come il canto irriducibile
delle cicale.


*

Quella cosa scomoda

 

Poi cominciò la storia scomoda
delle lacrime.
Bisognava trattenerle,
erano troppe:
la parte liquida dei pensieri
(poteva essere colpa del caldo).
Uscivano dove e quando

non era il caso.
Non erano belle a vedersi
anche se lasciavano

un che di pulito.

*

Casalinghitudine

Manda segnali il balcone,
il lavello, il lettone.
Segnali di fumo: il dovere assumo.
Ancora un istante di oblio
e presto tutto sarà un brillio!
Un caldo momento di niente
- non è affatto abbrutente -.
Un fare-non fare, pensare di fare.
Poi, solo pensare.
A che serve fare, se si deve disfare?
- Un minuto e riprendo a fare -.
Da dove incominciare?
(Il lettone, il lavello, il balcone).
Sudore sul groppone.
Si deve asciugare il balcone
rifare il lettone

ma al lavello vanno onore e splendore!
Rimandare a domani?
Ritirare gli asciugamani?
Incrociare le mani?
Battimani!
Si è fatto il possibile,
l’ammissibile.


Casalinghitudine,
adorata abitudine!

*

Ventinove giugno

 

Un numero, ed è catarsi:
temporale estivo
che si insinua in una crepa.
Ci sguazzi.


La pioggia non è mai fuori stagione.
Come una lacrima,
sa cadere.

*

Pianoforte muto 1

Cos’altro c’era da dire
nell’intervallo tra il bianco e il nero?
Sghembi accordi,
melodie disarticolate:
ribattere sempre il tasto che duole?
Il coperchio di noce ha schiacciato
il lembo di feltro rosso.
Duole, di noia, anche quello.

Ma la musica è dentro!
Tra le corde del cuore
non solo ricordi
ma segni di calli, di esami:
pomeriggi d’estate.
E un quotidiano esercizio:
custodire il silenzio.


*

Umore

1

Fatti di acqua:
acqua salata.
Frangiflutti di carne
non alzano dighe.
Le onde si insinuano.
E’ acqua che cura:
lacrime giuste, fecondità.

2

Fiumi e rigagnoli
ritornano al mare.
Appartiene al mare ogni umore che
muore
non muore
muore
non muore...















*

Venerdì Santo

Né silenzio né mistero.
Sepolcri digrignati
propagano terrore.
Si aggirano anime in pena.
Solo l’erba è vivida,

e un cardo sfacciato.
Un rivolo affiora

dal pozzo sacro.
Nel recinto di pietra
una vecchia prega.

*

Misticismo


Parola rarefatta
(con dentro uno spazio dilagante).
Misurando i confini del sacro,
li supera.
E' una sterminata pianura,

un mare caldo.



*

Daniele

Prega Dio di tagliare le gambe ai ricchi.
"Non voglio perdermi lo spettacolo
quando sarà l’ultimo giorno".
Con la Bibbia sotto il braccio,
vende palloncini per l’associazione.

- Che fai nella vita?- gli chiedo
- Schifo -
- …
- Non capisci lo scherzo?

Daniele mi guarda negli occhi
e mi parla col tu. E’ gentile
(potrei essergli madre!)
Come un vecchio amico premuroso
mi insegna l’ironia.


*

Danza folk

 

Incatenano anche i nomi
in mezzo alle figure

di una danza folk.
Coreografie di corpi

respirano ritmi sincronizzati.
Le mani si toccano.

Raccontano vita di donne,

l'abitudine di legarsi.

*

Le rose

 

Le rose: 

parte molle del sangue.

*

Creazione

1

Col dito hai plasmato un uomo libero.
(un uccello prigioniero cerca l'uscita)
Fuori, 
atri da visitare,
angoli da rovesciare.



2

Leggo nel mio tempo

un antico paradigma.

Nella mia storia,

un'antica parola

che si coniuga incompiutamente

con i cinque (o sei) sensi.
Una vita per capire 
quanto è già successo
prima che iniziasse.

 

 

*

Sartre al supermercato

 

 

Prodotto nuovo
- ma l'usato non disprezzo -.
Ripasso domani:
non sarà lo stesso.
Ne prenderò possesso.
Confondo l’utile col dilettevole,
luci e dolori, 

ombre e colori.
Facile prendere, 

ma restituire?
(E l’attendere è morire).
Le mete elevate

si scontano.
La noia si paga.

 

*

Istruzioni per l’uso, ovvero vivere

 

La postazione.
Stabilire direzione.
Esercitare funzione:
non alla perfezione
ma con lenta edificazione
(è questa la missione).
Sostenere il peso
di un ruolo preteso
(ma forse disatteso).
Trovare il senso (precario)
di un mestiere senza salario.

Di mattina, 

agitare il pallottoliere.

*

A come amica

                                                                     a Fiammetta Lucattini

 

 

F avorisce

I ntimità e
A tmosfere
M orbide
M escolando
E sperienza
T alento
T atto e
A more.

L e
U rgenze
C aratteriali
A nimosamente
T rasmette
T uttavia con
I ntelligenza
N ettezza, non
I mmotivatamente.

 

*

come a Natale

un riflesso monocolore
ha centrato il mio malumore

ha portato rumore
laddove serviva stupore

ho seguito il bagliore
ma nel buio ho smarrito il candore

(dormiva il sole
nella stanza incolore)

destata dal torpore
la luce ha emanato l'atteso calore

come a Natale
è apparso un chiarore










 è
apparso
Un chiarore.

*

Un arcobaleno di seconda mano

C’è un angolo di casa
dove un raggio di sole
si sofferma e si compiace
in una pace momentanea.
Filtra nella trama trasparente
di una tenda.
Getta riflessi su una vetrinetta.

Un arcobaleno di seconda mano
trasforma il muro
nello schermo di un sogno.


*

suq

 

volti colori scaglie di tempo
nello spiraglio di un passatempo
maglie tovaglie e cianfrusaglie 
odori corpi passi di storpi
trasparenze di storie segrete
grucce e tappeti gioielli scuriti

un completo elegante
un giorno intrigante

occhi di commercianti

 

*

Filastrocca della gallina sbarazzina

“Centocinquanta
la gallina canta
canta sola sola
non vuole andare
a scuola…”

Centocinquanta
giorni da cicala
viveva da formica
ma ora è imbizzarrita:
con ali da pennuta
fa voli da poeta
con modi da bambina
alleva i suoi pulcini.

Ma prima che sia maggio
riprende il suo piumaggio
rimette tutto a posto
asciuga di nascosto
la lacrima sfuggita
per colpa della vita.

E se provate a dire:
la smetti di cantare?
si accuccia nel pollaio
e pensa al macellaio!

E’ meglio una gallina
o un uovo domattina?


*

Autunno

Le foglie rosse dove son finite?
Per terra non c'è traccia
né il vento ne porta l’ombra.
Forse rapite dalla pioggia
che le porta al fiume
e poi al mare?
Alcune sono rimaste 

con le bocche assetate di linfa.
A primavera si ripresentano,
fiori camuffati.

*

Il sogno della pioggia

 

Oggi la pioggia

bagna la terra

del suo malumore.
Sotterra il dolore
nello sproloquio

dell’acquazzone.
Acqua che scompare…
Ma sotto l’ombrello
racconta la favola
di essere stata nuvola.

*

Il filo

 

una larga spirale
con volute ariose -
il cono d’ombra
più piccolo di ieri -
al centro un filo d’oro arrotolato
che a ogni risalita si espande
comprendendo una porzione di mondo -
la spirale ingloba i passanti
e tutti procedono sincronici

nel cammino del giusto e del vero

 

 

*

Potere occulto

1

Suonami.
Estrai la parte irragionevole.
Sezionala.
Scrutala.
E’ una nota liberata.
Un filo teso.
Tira sudore e bisogno.
Dolore e sogno.
E' una freccia
eternamente scoccata.


2

Scava il suolo franoso
tocca il nucleo racchiuso nel gelo
spazza la terra
cerca la vena
 gravida di promesse
- oro e piombo fusi in lucido fluido -
porta in superficie
l'informe
.

 

 

*

Stamattina ero già felice

 

Il sole, il verde, e quell’epitaffio:
Vorrei avere tempo e meditare
sull'anima mia che non conosco”.
La biblioteca, il mercato,
ancora il sole e tre anziani
appoggiati l'uno all'altro.
Un sorso d’acqua,
un pomeriggio aperto,
un cielo, sì un cielo, 

che si lascia attraversare.




*

La tentazione di tacere

Chi tenti di resistere
alla tentazione di resistere
(ma sa già che non resisterà
né alla tentazione
né alla resistenza),
non resista alla tentazione di tacere.
Saggezza popolare insegna.



*

Cuore mangiato

 

Veder ricrescere un cuore
è una grazia, un dono.
E’ perdono?

*

Innocenza

Michele entra a scuola,
sgombro lo sguardo.
Della vita ha visto
il sano e il giusto.
Volpi lo sfiorano.
A lui interessa il fremere del pelo,
il guizzo fulmineo del balzo.
Parla come vive, vive come parla:
il suo è uno splendido mondo.
Michele è sale per il mondo.
Il mondo diverte Michele.

*

Libertà

 

La luna inscritta tra i fili di bucato:
un cerchio perfetto tra linee rette.
I vetri colorati.
Il vento.
Il profilo dei tetti.
Le tende trasparenti:
ciò che si vede da qui.





*

Filastrocca del padre e del figlio

Ogni figlio pretende
i ricordi del padre
e li porta con sé
nel suo mondo di fiabe.
E tra mostri e fatine,
avventure, eroine,
dal dolore pulisce
ciò che il tempo tradisce.

Il bambino cresciuto
con amore taciuto
trova storie e fatiche
nelle fiabe più antiche.
Il racconto tramanda
tradizione comanda.
Ogni figlio è già padre
di sua madre e suo padre.



*

Cortili

 

Occhi aperti nei cortili!
Sboccia l'oleandro
nel vaso malandato:
resisti al portiere sfaticato!
E' secca la lavanda
ma innaffiamola con la speranza.
La vita al quarto piano:
un nuovo fratellino
e il primo non lo sa.
Esagera al secondo piano:
Gina con i suoi cinque figli.
Una campana oltre il giardino:
restano fermi anche i piccioni.
E domani, alle otto,
l’interno undici uscirà
dalla scala centrale,
lascerà un bacio sull'uscio,
e gli inquilini dell’ultimo piano
resteranno a letto.
I cortili conoscono
le abitudini condominiali.

Anche quelle del portiere.

 

*

Scatto fotografico

 

L’attimo dello scatto è per sempre.
Non un prima, non un dopo.
Brillante punto nell’infinito.
Eloquente sintesi di vite intercettate.
Storia incarnata.
Poesia.

*

Ventinove agosto

 

Solo una lacrima per ricordare
e un’altra per finire.
Occhi asciutti per aspettare
fingendo di scoprire
ciò che il tempo fa solo 
ritrovare 

uguale nel suo divenire.

Solo un giorno normale
definitivamente puntuale.

*

Un rimedio omeopatico

 

Esiste un rimedio
per decostruire edifici di pensieri

eretti dall’ozio, castelli di parole

labirintiche.

E’ un rimedio omeopatico
(piccole dosi di veleno al giorno)
di tutto un po', in accordo

con la luce e il sole.

 

*

Tre bagattelle

1

Tu mi parli dei mali del corpo.
Io ti inguento 
di parole.

Bussano alla mente
ma è al corpo che bisogna tornare.
Parlare.
Toccare.
Toccare.
Parlare.
Cantare.

2

Quando sogni,

è bene che tu dica:
“Sto sognando”
Se sei sveglio:
“Sono sveglio”.
La notte ti sia complice!
Ma anche ad occhi aperti
parla il fanciullino.

3

Dio se la ride

nel vedere l’inferno di Babeli:
gesti sordi e muti.
A chi parla risponde il vento

e il mare ha già parlato.

 

*

La monetina

 

Quel punto in fondo al cono

rovesciato dell’anima
dove tintinna una monetina
con impertinente speranza.






*

la mia musica

 

la mia musica

si distende all’alba. 

risuona nel nome

dei miei amici.
cammina su strade di pietra
in mezzo a ciuffi di erbaccia
che una speranza di pioggia

bagnerà.

 

 

*

Tutto sottinteso

 

Nel senso di:

inteso sotto,

inteso poco,
respinto al mittente.
Considerare la variabile-tempo
(“Il tempo è galantuomo”).
(Cammina col cilindro e l’ombrello,
un distinto lord inglese,
 baffetti e un sorrisetto.

Sottinteso).

Aspettare che il tempo lavori nel tempo
(il tempo rimasto).
Tempo cercato, non autorizzato,
il tempo di una canzone, 
di.una sola parola,

un punto-luce.
Sufficiente per illuminare
la vita già trascorsa
e quella da attendersi

sotto un lampione.

Sottinteso.

 

*

La signorina Vanità

 

E' viva nel racconto 

del passato remoto.
Poi passa al futuro
saltando il presente.

Le scaltre orecchie

registrano dettagli.
Il suo parlare non incide

ma insiste: cantilene.
Del ritualismo 
è zelante 

sacerdotessa.

E celebra ogni giorno!


Due serpenti avvinghiati
su una vecchia stampa
(la sensualità seppellita?).
La vetrinetta
zeppa di chincaglierie: 
è il destino 
di donna per bene

annegata in un sorso di fiele.


*

I grigi

 


I grigi fanno poesia.
Come i silenzi.
Come i telefoni di una volta,
il loro trillo meccanico.
Specialmente in una stanza di sera,
- quasi notte -
quando non c'è nessuno
da aspettare.

*

Dopo la mareggiata

 

Dopo la mareggiata,
passeggiare 
sul litorale  

come un animale.

Raccogliere conchiglie,
farne ghirlande.
Aspettare.

Fidarsi di un tramonto.
Di nuovi passi

su lidi di altri pianeti.

*

giri di parole

giri di parole
salgono fino al culmine
(un innocente svolazzo
puntato verso l’alto
puntato verso niente)

polverizzate crollano
lasciando un mucchietto 
con un buco al centro
e dentro un decrittato
sentimento

l’istinto stranamente

non ha parole
né giri

*

Maestrale

 

Se gli esperti crostacei
scappano verso un riparo sicuro
come si fermerà

il travaso dell'ombra?


*

Viaggio nella memoria

 

Miserie e morti,

malattie e disgrazie
qui hanno nomi e cognomi conosciuti.

Indossano parrucche pietose.
Trascinano il decoro di una vita
con linde vesti,
gli occhi rassegnati,
lo spirito stanco
(dopo essere stato debole).
Sembrano fantasmi (e io a loro).
Vorrei scappare

in un paese senza-memoria!
Storie nuove si creerebbero
dalle macerie.
Storie senza ritorni,
senza perdoni.
Storie di figli 

grati ai figli più che ai padri.




*

Tango argentino

 

Piazzolla colpevole,
le valigie non vogliono chiudersi.
C’è qualcosa di aperto, impigliato
- visioni e momenti -
e quel violino così indiscreto, maleducato…
Taci,
gli oggetti si animino
per la forza della materialità,

si sistemino in nome della geometria
e non per l’alito di quel bandoneon
malandrino!
Passata la calura,
le ombre della sera
sigilleranno la casa
e incastreranno lo spicchio di luna
nella finestra.
Partire o restare?

Si dice: "Tutto può cambiare
tranne il tango".

*

I care

 

Avrei bisogno di un cucciolo.

Vorrei allevarlo con cuore libero,
col potere dell’immaginazione,
con la poesia, la filosofia,

l’astronomia.
Il cucciolo guarirebbe me
dalla sindrome del “so tutto”,
mi insegnerebbe ad aspettare.
Mi stupirebbe con i ritorni.
Attorno 
(o sotto) un tavolo,

ci stringeremmo la mano

(o la zampa).
Un occhiolino, un sorriso,
un saluto, un abbraccio addirittura
nel luogo giusto

al momento giusto.

 

*

Madre terra

La terra sostiene

il nostro vagare.
Ci restituisce certezza.
Madre silenziosa, 
risponde all'abbandono
quando le nuvole, le onde
e il mutevole sole

ci lasciano.


























*

Avari di musica

 

Non senti la risonanza?
E la vibrazione?
Puoi fermare la corsa?


Terapia per amanti:

almeno un suono.

 

*

corde sensibili

 

una fame feroce
avvita e stringe
l’ultima corda
il mi cantino

così sensibile
così pungente
così argentino

ma l’accordo...
così dissonante

verace

*

Foglie vive


L’abisso è più fondo
in fondo al cuore
dove una foglia verde
galleggia su un lago blu.
L’acqua non la bagna.
La musica l'annega!

 

 

*

di nuovo la musica

 

era scappata via

come spiffero
acuto inalato
vola vola 

suono di violoncello
viscerale mentale
aria sangue
(chiudi gli occhi solo un attimo)
sfumato finito
adorata creatura
di nuovo sei mia

 

 

*

Punteggiatura

Non posso raccontarti tutto.
Ma guarda il punto
(e il foglio bianco).
Osserva la virgola
(la sua parabola),
Parole-non parole...
Perché parlare se
tutto
è già successo?


*

Risparmiato

 

All’alba ti trovo

dentro il cuscino.
La luce sgrana la trama:

ecco come non sei!
Risparmiato dal fango.
Ripulito dal sangue.
Merce da vetrina,
boccetta di alabastro,
profumo di bucato.


 

*

Metamorfosi

 

Ho avuto bisogno 
delle pagine scritte.
 

Osservo sul foglio

il percorso delle parole

liberate.

In filigrana nuota ancora

- diffidente -
un pesce rosso.

 

*

Radici

 

Scure radici esplorano il suolo,
per un disperato appiglio

alla verticalità.

La terra non respinge,

non accoglie: oppone una forza

uguale e contraria.

Talvolta spuntano radici aeree,

si sposta l'orizzonte.
Osmosi continua degli elementi.
Così si perpetua la vita.

*

Flussi

 

Cammino in un flusso.
Gli occhi vigilano dietro la nuca.
Il petto è un pannello solare.
Lo sguardo tiene, mi porta.
Nel flusso in cui sono,
alberga l'energia
.
Trascina, avvolge,

spinge, modella.
Morbidamente trova forma.
Se ne sente il fischio negli orecchi:

il flusso abita in me.

(Di mattina aprire l’oblò).

*

Come una musica circolare

Ho abolito il futuro
con una parentesi.
Ho riportato un risultato di altri.

Palpebre chiuse, corpo fermo:
non vedo, non sento.
L’aria è pesante. Non immagino.

Come una musica circolare
entra nel corpo e non ne riesce
senza averlo trascinato nel giro,
così il futuro interroga il tuo presente.

Come una musica lasciati attraversare
nell’intervallo tra due silenzi.

*

Gesti

1

Parole lette.
Parole non dette
Parole impedite.

Allora gesti.

2

Dare.
Prendere.
Aprire.
Chiudere.
Formare cerchi.
Guardarsi.
Danzare.

*

Depositato

1

Creare spazi.
Aprire varchi per nuovi volti.
Formare ritratti inediti
rimescolando i tratti.
Inventare sfondi per vite d'altri.
Contenere anime.

2

Il fondo di caffè
depositato in una tazza d’ebano.
Traccia inconsapevole.
Assopita. Risvegliata!
Di nuovo confusa.

*

l’uomo a pezzi

 

ho visto il tuo naso
sul volto di un famoso politico. 
ho scorto lo sguardo

tra le pieghe dell'occhio
di un imbonitore della TV.
ho avvistato i tuoi capelli
su individui alti sopra la media

le spalle un po’ strette e l'andatura

in molti passanti

e uno mi sorrideva nel modo compunto
di chi chiude conti.

solo le mani non ho riconosciuto

*

Crinale

 

Dal crinale si vede la vallata
dei miei quarant'anni.
Sull'orlo di un precipizio,

sono tentata di voltarmi indietro:
scorciatoie non scorte,
divagazioni.
Devo calcolare

il tempo per rientrare.

*

Anfibio

 

E così sei di nuovo sotto il filo dell'acqua.

Filtra la luce di mezzogiorno
le ombre si sfinano
nell'aria che lambisce ogni superficie.
Col buio, un manto copre l'acqua
e i suoi abitanti.
Eccoti, perfettamente a tuo agio:
un signore distinto
con la maschera da sub.

*

Segmenti

Un segmento di strada
come un punto sul meridiano di Greenwich.
Lampeggia e pulsa
mentre fa e rifà mille volte
la salita e la discesa
la salita e la discesa.

Sul meridiano opposto tutto tace.
Passi felpati
per non lasciare tracce.
Depistaggi e inversioni di marcia
(difficile indovinare il percorso).

Un faro di luce tagliente
perlustra i segmenti
a intermittenza.
Luce e ombra.
Prima e dopo.
Qui e lì.

Come automi attenti a non ferirsi
ciascuno ricalca
il proprio segmento.

*

Rimandare

 

Domani avrò non detto
quello che ho da dirti.
Domani avrò cambiato
quello che oggi ho detto.

L’attimo di oggi avrà non cambiato
il domani. Mai detto niente!
Rimanderò a domani
l’inconcludenza di oggi.

*

Le parole allontanano gli amanti

Le parole allontanano gli amanti.
Tagliano macigni.
Scoprono gesti impudichi.
Squarciano anime.

Aggrediscono stupori.
Violano spiriti.
Confondono voci.
Scassinano scrigni.

Briciole aeree si perdono
nell’eco sorda di un monologo.

*

Pini di Roma al tramonto

Pini arrossati sullo sfondo che scolora.
Pini scuri e fissi con braccia adunche.
Riparo per pappagalli invasivi.
Accoglienti, poco convinti.
Nati per stare e salire ogni anno più su.
La terra lontana, il cielo inarrivabile.
La chioma un tetto chiuso.
Una finestra traslucida.

*

Piste

 

Se non ci fossimo già incontrati
ci saremmo certo riconosciuti
- tra cent’anni -
nel deserto del Gobi.

Lì ci saremmo detti:
- Non è bello prendere direzioni diverse.
Questa volta non ti lascio andar via -.

Ci saremmo avvolti

con lo stesso mantello.
Sulla stessa pista.

*

Parole pe-n-santi

Parlo
Piano
Per
Poter
Poi
Più
Pacatamente
Pensare