chiudi | stampa

Raccolta di poesie di Lorenzo Vazzana
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

L’eretico

L’ERETICO

 

Lo riconosci subito l’eretico,

ad un primo sguardo

ti incute timore.

 

Ondeggia con le spalle

Come un mare

Infuriato

Che non trova

Pace,

che fa schiantare

le sue onde

contro sé stesse

e si affoga

nella sua stessa schiuma.

 

Lo riconosci subito l’eretico,

ad un primo sguardo

ti palesa l’orrore

della vita.

 

 

E’ un albero spoglio

D’autunno,

scarno e avido

di gioia,

un cadavere

esposto

da Dio

al mondo

per ricordarci

la caduca essenza

della nostra carne

languente e sanguinolenta.

 

Lo riconosci subito l’eretico,

ad un primo sguardo

senti la puzza

tremenda del dolore.

 

Cammina stanco,

come se portasse

un sacco sulla schiena,

un Sisifo dagli occhi

spenti,

anche se la sua pelle

è bruciata dal sole,

ma nessun uomo

ha la forza

di spingere

il peso del suo masso

sopra la montagna,

e spera che un giorno,

apposto della pietra,

sarà lui a ruzzolare

giù.

 

Lo riconosci subito l’eretico,

ad un primo sguardo

ascolti il fervore

delle sue ossa scricchiolanti.

 

E quando il sole si addormenta

A occidente,

vedi che fa un sospiro metafisico,

e guarda profondamente,

perché mentre gli altri

sognano dolci piaceri,

lui è attento nel guardare

il buio. 

*

Versi di una sera di luglio

 

VERSI DI UNA SERA DI LUGLIO

 

La luna si addormenta

Fra le stelle,

si appoggia

sul nero tappeto

del cielo

come una gatta persiana

in attesa

che il vento le carezzi

il bianco pelo

come un padrone

che fuma la sua

pipa davanti

un camino spento.

 

Mondo, come sei metafisico!

La chiesa buia

Non riflette nessuna luce,

sui portoni

in ferro le scritte

in latino sbiadite

e le immagini

arruginite

mi fanno ricordare

Michelangelo morto.

 

Arte, mia arte,

il volgo ti disprezza!

 

Sei come una puttana

Da quattro soldi

Ormai gettata

Su una strada

Ad aspettare

La tua umiliazione

Per un pappone

Che dopo

Ti picchierà

Comunque.

 

Miei versi,

non c’è altare

al quale mi inginocchi,

non c’è Dio

nel quale io creda,

ma solo la pazzia

che divora

il mio fegato

lentamente

come un verme

affamato

che si contorce

su un cadavere

ancora caldo.

 

 

Odio la guerra ma non voglio far pace,

odio la morte ma voglio morire,

odio l’amore ma amo,

odio il canto ma non smetto di cantare.

 

Versi miei,

se foste raggi di sole

che perforano le nuvole,

se foste stelle di galassie lontane,

se foste angeli dalle trombe d’oro

pronte a risuonare nell’etere

lontano spezzando il fiato

solo nelle estasi più pure ...

 

ma il Se regna dentro

la mia psiche,

perché voi siete

la bara di un cadavere

che ormai è polvere,

siete un riflesso

della luce che

cade e rimbalza

in una pozzanghera

dove molti piedi

hanno infradiciato

la loro scarpa,

siete la merda

dove i maiali

si contorcono

lieti e grassi,

siete il soffio

di una tenera madre

che toglie la terra

dagli occhi del bimbo

che giocando

scivola di faccia nella terra.

 

Ed il cielo, tutt’ora,

buio e silenzioso

come mai è stato,

è infinito e incommensurabile

ai miei occhi.