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Raccolta di poesie di Luc Laudja
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Tesa attesa ... ... e intanto peRso a Te

Rosso.

Una fiumana di vite
mi attraversa lo sguardo.
Perse le più, molto
prima d'arrivare alla foce.
Dirette verso quotidiane
mangiatoie che raramente
soddisfano la fame.

 

E mentre, chiuse in affollate
nebbie giallovetrate,
di alcune ombre assonnate
leggo i pensieri, penso
al Caos di destini vagabondi
- a quante mappe sbagliate
... alle indicazioni macchiate -
affratellati dal traffico
delle possibilità irrisolte.

(In_croci d'azzardo, la vita.)

Un bimbo si fa amico
un sorriso strisciandolo
su una di quelle lavagne d'acqua,
mentre più dietro una donna
vi riflette tutta la sua futura nostalgia.

 

Il fumo fuori sale a confondere
i sogni, sirene non di mare
riportano al tempo che rimane.
Dalla scatola affianco erutta un inferno
di deci(mila)bel, a calamitare
la rabbia di tre giovani metal.
La fame no, per quella non basta
il rumore per dimenticarla, battono
muti due occhi di vecchio che li guarda
al di là della strada - perchè sempre
c'è un vecchio che attende,
al di là di ogni strada.

 

Un capannello di foglie
al capezzale di un fiore
come madri piangere figlie,
la poesia del bianco muore
nella neve di fango le maglie.

 

L'automatica mano dell'autista
torna a fare il suo calibrato dovere
il piede sottomesso asseconda la marcia,
il cigolio dei giorni accompagna l'asfalto.
Ora la fiumana disumana
è la mia a muoversi lenta.
Verde.

 

 

Interminabile eterno
fisso ad oltranza
mi precede mi segue mi
mi divieta mi incattura mi
falla cardiacla udia mens
insana corpo e abiti
di stigmaTE d'attesa.

Rossononposso, levati di dosso!

 

Da queste profonde ferite,
usciranno farfalle libere.
[Alda Merini]

 

Ho cambiato aria

ultimamente.

 

Ho salutato il sole

per vestirmi della

foschia di dimenticati giorni

autunnali, cupi e fuori misura.

Ho lasciato con pena urlare
un dolore, che pur

mi segue, mi preme

sento chiamare, al risveglio

ad ogni sera, un pianto germano.

Ho voluto/dovuto spezzare

un passato senza futuro, tentare

di mettere in salvo un presente

un fragile incanto che aiuti a guarire.

Ho percorso in salita

di un canto la via, come

tra le voci del bosco udire

nominare, inatteso, il tuo nome.

Ho chiuso gli occhi

per vedere meglio

i colori di un sogno e

decifrare i fertili
solchi del tempo.

Ho gettato alcune paure

altre no, mi rendono forte.

Ho liberato vaghe idee a

naufragare in mari senza rive,
ho trattenuto il valore

del dubbio, contro la misera

miopia delle certezze.

Ho abbandonato una strada

- sì, va bene, piena di buche -

per graffiarmi in sentieri di spine

per celebrare una rosa, in essa

perdermi, rischiando la gioia.

Ho detto sì, stavolta,
snobbando i miei forse.

Ho sbagliato, chissà.

Ho, ora, solo ciò che ancora

non ho. Di sassi piene

le tasche, credo di lacrime
in nidi cristallo, giorni a

guinzaglio a scalpitare

un ritorno.

 

Ho cambiato aria

per scoprire che

non c'è aria, che

lo stesso non respiro,

se a darmi ossigeno

non sei Tu.

 

 

 

*

Volo, mio malgrado

Mai ti è dato un desiderio
senza che ti sia dato
anche il potere di realizzarlo.
(Richard Bach)

 

 

Se potessi volare …

 

 

I viaggi della mente alla ricerca
di chimerici mondi perfetti
non hanno dato i loro frutti,
se non l'aver smagnetizzato la bussola
ed  esaurito le stive, minando finanche
un quieto e dignitoso ritorno.


Dovrei ora ripercorrere le strade
melmose di città anonime e grigie,
confondendomi tra idiomi a me sconosciuti
e gravi all'udito,
ma tra la folla ormai indigesta,
rischio di perdermi nella più breve via.

 

Eppur son certo!!!
Lì, proprio lì, sotto quella poltiglia,
si deve tuttavia nascondere
la irriverente straordinarietà
di tale folle avventura.
Non nei cieli non negli abissi,
ma nel fango più denso.
Tant'è che è nella natura degli uomini
vivere sulla cruda terra e con essa,
a compimento, fondersi.

 

Ma i canapi che governano lo spirito
sono ormai troppo estesi, e deboli,
e memori di splendide e seducenti arie,
perchè li possa riavvolgere senza spezzarli.
E allora, avventato, vago senza meta,
in direzione destino.

 

... atterrerei più spesso.

 

 

 

Succede. Mi è successo.
Mi han sotterrato e sono riemerso.

Ho ancora della polvere addosso.
Indelebili, roventi granelli. Rimarranno.

Ma c'è ancora tanta terra da calpestare.
La mischierò con la mia,
mi sporcherò di nuovo,
scaveranno
mi copriranno e se ne andranno.

Non importa,
ora ho imparato.
So respirare, là sotto.
Non possono uccidermi.

Per sempre.

*

Poi sempre tardi

(A  L. - 14.01.2001)

 

Oggi ha volato per la prima volta

(verso la maratona, senza fine, che l’attende)

ma l’altra notte già ha sognato il viaggio tra le nuvole

si sentiva leggera, come non si ricorda più d’essere stata

come non si ricorda più quasi nulla

nemmeno il suo corpo, divenuto ribelle ed anarchico

solo le ore d’urla ininterrotte di questi mesi e quelle dopo a cercare il respiro

 

un giorno mi disse di non avermi mai visto lacrimare

complice il buio richiesto nella stanza, non m’ha visto ancora

mentre un lago salato mi si formava dentro

 

[35]

 

io sono più forte, vedrai, mi ha detto

non sapevo cos’altro rispondere e le ho detto

che quando il nemico non si può sconfiggere bisogna farselo alleato,

o almeno fingere, e se lui è più forte

noi dobbiamo essere più furbi e farcene beffa,

e non dargli alcuna soddisfazione, mai

sì, ha detto.

 

Forse ha capito.

Forse avrei dovuto capirLa io. Prima.

- è che il Bene va fatto sentire, non basta sapere che c’è -

35 ne sono serviti. (Coglione che sono!)

Anche se ora non la vede.

 

Questa lacrima.

 

 

*

A vento

A volte dovremmo poter vagare
senza direzione, senza mappa,
senza indicazioni, senza aver tracciato
linee da seguire.

 

Cogliendo il Tutto.

 

E allora il caso,
o il vento
saprebbero guidarci
alla nostra vera meta.

 

Quella che è sempre stata,
che non ha bisogno di linee,
che è
ciò che siamo.

 

E ancora non sappiamo.

 

 

 

*

Sensations

  

 

“un velo dinanzi alle cose, che le appanna e impedisce di desiderarle”
(Claudio Magris)

 

  

Fastidio di te stesso.
Fatica a viverti.
Disagio del verbo.
Mani stanche.
Occhi bramosi del buio.
Mente in guerra. Si contano le perdite.
Tutti i colori, dal nero chiaro al nero scuro.
Nessun io.
Fuori da te stesso, in fuga. Catturato.

 

Lame dentro.
Anima minata. Dangerous.
Sabbia rovente, ceneri.
Ricordi di vita, senza applicazione.
Pesi sbilancianti.
Vuoti destabilizzanti.
Permeabilità invalidanti.

 

Nervi scoperti sotto assedio.
Bombardamento. Gas nervino ... snervante!

 

Hai voglia a costruire case nella vita,

a cercare di farle solide, confortevoli, accoglienti, calde ...

a farla a misura della persona che speri (anzi ne sei convinto)

di poter proteggere ed ospitare per sempre dentro quella casa,

che sai sarà l’ultima, la migliore, la più bella ...

a sudare sangue, sudore, lacrime ...

ad elevarla con i mattoni della sincerità,

a solidificarla con il cemento dell’amore,

a coibentarla con il calore della comprensione,

ad irrobustirla con la forza del rispetto,

a proteggerla con il manto dell’amicizia,

ad abbellirla con la grazia della gentilezza,

a custodirla con la presenza silente delle attenzioni,

a rinnovarla continuamente con i colori della sorpresa, ...

 

e vederla crescere, ed ammirarla con l’entusiasmo di un bambino,

curandola nei dettagli, attento che non vi siano lesioni nascoste,

schegge, che possano ferire ...

e sei certo che nulla potrà mai anche solo scalfirla,

che resisterà alle violenze del tempo,

che sconfiggerà gli attacchi dell’abitudine,

che rimarrà indenne alle scosse della gelosia ...

 

e scoprire poi,

anzi no, e ricordarti, poi

come per una scossa improvvisa

sanguinaria e letale,

che nulla è indistruttibile,

che nulla è eterno,

 

tranne quell’istante,

quell’infinito istante,

 

in cui realizzi che hai costruito il nulla,

e che la violenza di un sentimento risolto

può essere più devastante di qualsiasi cataclisma

e tutto ti crolla addosso,

e resti seppellito,

incredulo e solo, sotto

le tue stesse macerie ...

 

Le insidie più efficaci si nascondono sempre,

o forse nascono,

dentro casa nostra ...

                                                                                                          hai voglia,

 

tu.

*

CircoStanze

Circostanze

 

_____ circo

Privato
Piccolo
Improvvisato
Quotidiano
Che ciascuno tira su ogni mattina
Per rimediare come può
Qualche applauso o molti fischi
Biglietti omaggio
Entrata libera
Homo ridens in gabbia
Spettacolo unico
Nato il ...... Scomparso il ......

 

____ stanze

Pubbliche
Pareti spesse forti fragilissime
Muri maestri pessimi docenti
Plafoni sempre troppo bassi
Per appenderci sogni
Troppo linde o troppo luride
Spogliate
Della funzione di ospitare
Dar calore ragione giustizia
Salvare
Chiuse al pensiero
Aperte all'inferno
Allora lì a recludere
Figuranti e comparse
O il bravo attore
Che si vanta della sua arte immensa
Di non saper recitare

 

CircoStanze

Che piovono
A macchiare abiti
Sempre fuori moda
Fuori tempo
Fuori noi
A dare spettacolo
A favore di spettAttori applaudenti
Ognuno col suo tendone
In dotazione permanente
Fornito all'entrata di questo piccolo
Teatro immaginario
Dal nome breve
Come il tempo
Di una sola battuta

 

Che non puoi ripetere.

 

Venghino siòri, venghino!

 

 

The end

*

Stratigrafia dell’amore

Calpestiamo costantemente,

inconsapevolmente,

strati infiniti di frantumi

insanguinati,

tra i quali si confondono

i nostri miseri brandelli di cuore.


 

 

 

Sedime di ciò che, da sempre,

genera l’amore,

incrostazioni di dolore

che marchiano l’umana esistenza,

nel suo incedere vano

verso la felicità.

 

 

*

Come il pane

Poso il tempo
sulle guance
di una nuvola

 

con le dita impasto

riccioli di memoria

 

stendo una foglia
di follia e l'avvolgo
intorno ad un sogno

 

spezzo un canto
per farne briciole
notturne, un po' dolci
un po' salate, chè si perdano
tra le lenzuola dei giorni

 

prendo un angolo d'aria
la impasto con una scintilla d'acqua
ed una goccia di fuoco

 

chiedo alla luce di tardare un poco
se può, ed alla luna di raccontarmi
una favola, ma lentamente.

 

Un aroma sconosciuto
tinge la pelle di futuro
e da lontano note antiche

portano a riva i desideri

 

Tutto il cosmo è in attesa

il più piccolo atomo freme,
particelle a festa giocano ad
inventare nuovi elementi.

 

Non v'è calcolo in tutto ciò
nessuna previsione, alcuna regola
solo la grazia dell'accoglienza
della pazienza, dell'amore l'Essenza.

 

LieVita la Vita, in un gesto
antico come il pane che
più del pane sazia.
Più del pane,
le anime ed i cuori


sposa.

*

Resti quel che resti

Resti quel che resti

Cammino in questo mondo

Senza pace fino in fondo

Immondo falsotondo infame mondocane

Rame ferro piombo stagno

Bagno le Dta in 3 dita di vita

Compro colori imbratto la mente

Sente il dente un freddo fendente

Sconquasso l’equilibrio offendo il vaso

Se è tanto fragile non sarà un caso

V’era un sogno celato là dentro

Ora dal basso è più alto di prima

Liberàti i frammenti il respiro è più ampio

Che il vago non è il vuoto

E’ il saper dell’incertezza

E’ accoglienza è nascita è parto

E’ una porta mai chiusa all’incanto

E sia pure soltanto una speranza
ché il desiderio è una domanda
la cui risposta nessuno conosce.

Tuffato nel canto di un nobile pianto

Pianto di case di lume di lune

Cielo osservato dall’ultimo piano

Finestra terrazza vetro giardino

Di notte qui ha inizio il mattino

Alberi foglie radice conci(di)me

Piedi e mani mari non fiumi

E allora lascia che sia marea

Corsa cammino tronco segreto

Alberi e giostre  circo e teatro

Un albero aspetta più antico di tutti

Anche il cielo lo sa e batte alle imposte

Sta nel tuo nome in poca distanza

Nell’occhio del lupo la luce che dice

Tazza sedia latte e cartone

Tavolo divano  sorriso canzone
 

E subito la tavola è celeste

Come fosse cielo

Metti la tazza in cielo

Devi apparecchiare il cielo.

 

...

 

Parole le mie catapultate

allo sbaraglio, foglie cadute
da uno sbaglio,
avanzi di vita
senza resto

 

 

 

Mi scaldo in disparte
di uno scarto di luce

"Paga il conto ed esci

Occupato tutto pieno"

 

No! io resto

 

Almeno a guardare.

A vederTi, dal mio buio,
danzare.