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Raccolta di poesie di Marco Bruni
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

La sera di M Bruni ispirato al RT creato da Guido Oldani

La sera è logora come un trattore,

ha labbra tremolanti di stanchezza,

come bucato steso dentro al vento,

riempito di farina e vino buono,

e nella selva di ghirlande verdi,

sfraccia il gatto veloce come un treno,

ripieno di vagoni e di bagagli,

che affollano stazioni e marciapiedi,

di metropoli e metropolitane.

*

Rigoletto inedito di Marco Bruni RT creato da Guido Oldani

Lassù nel cielo volano i gabbiani,

sembrano ballerine sulle punte,

inchiodate sul palco del teatro,

dentro tappi di spumante e colore,

fra metropolitane di cemento,

e cavi, ripieni dell'acciaio,

che il tempo trsforma nella ruggine,

*

Il momdo ispirato al RT creato da Guido Oldani

E il mondo è uguale a un grande girarrosto

ripieno di rifiuti e cassonetti,

fra gatti di gesso e mucche d'avorio

dentro lastricati simili a oro;

e il milite, è un marmo che fa il saluto,

fra le mani il cuore è una pallottola

e la pioggia e il vento sono lacrime

tra fette di pancarrè in casseruola.

*

La notte2 di Marco bruni ispirato al RT creato da G Oldani

 
La notte, colore del vino nero,
è pesante come funghi di palazzi,
dentro luci, affollate di lampioni,
che vagano ordinati per le strade;
poi, arriva la luna dei poeti,
che brilla, in mezzo ai fiori di San Remo,
sul palco, i vestiti sembrano croci
e le canzoni, cardellini in gabbia.

*

Il cantico di M Bruni ispirato al RT creato da Guido Oldani

 
Gli angeli in coro cantano nel cielo,
con voce che par quasi un giradischi,
e i pesci fanno stola dentro al mare
fra i martiri e i santi del sacro libro;
e il mondo fa una ruga all’orizzonte,
come un vecchio, trascina i suoi dolori,
dentro gli anni che sembrano vagoni,
sopra binari, ripieni di piaghe.

*

Filosofica inedito di M.Bruni

Mi domando da tempo quale sia,

la lama che trafigge e porta via,

come la mezzaluna dentro al grano

nel sacco di farina dannunziano;

e associazioni di cultura e pace,

hanno la matassa e il cuore capace,

fra mani come pagine di libri,

nella danza di Socrate e di Omero.

 

 

 

 

 

*

Parole di M.Bruni ispirato al RT creato da G.Oldani

Parole 
 
E le parole, sono chiodi in faccia,
con il volto dell’acquerello rosso,
che ricola sopra stracci ammassati,
come pioggia di marzo sulle vesti;
e i pensieri, spaghetti dentro al piatto,
s’inciuccano su un mucchio di cuscini,
quando s’allisciano fra le lenzuola:
tutt’intorno s’innescano le trame.

*

Soccorso e salvataggio ispirato al RT creato da Guido Oldani

Soccorso e salvataggio inedito di Marco Bruni

ispirato al Realismo Terminale

creato da Guido Oldani

 

La città, è al buio, senza energia,

come una ruota sgonfia si lamenta

fra stupri, bombe e urli di sirena,

che affogano la notte dentro al covid;

e lo stato spalancato al green pass,

nuova stimmate di tutto il creato,

abbraccia barche, ripiene di no vax.

ai canti d’Epimeteo e di Pandora.

*

Aspettando ispirata al Realismo Terminale creato da GOldani

Arriverà l'aurora e avrà i tuoi occhi,

nel letargo di un ghiro come il mare,

dentro atomi di sole e cipria rosa,

con sale, carne fresca e macinato;

e la pupilla, nel caramellato,

nuota come pesce nella pentola,

quando l'oste ha rimesso l'orologio

e il piatto chiama, dentro la tovaglia.

*

Aspettando spirata al Realismo Terminale creato da Guido O

Arriverà l'aurora e avrà i tuoi occhi,

nel letargo di un ghiro come il mare,

dentro atomi di sole e cipria rosa,

con sale, carne fresca e macinato;

e la pupilla, nel caramellato,

nuota come pesce nella pentola,

quando l'oste ha rimesso l'orologio

e il piatto chiama, dentro la tovaglia.

*

Eucaristia della ruspa ispirata al Realismo Terminale

La ruspa recita la sua eucaristia

e ascende calice di gasolio

al cielo in pissidi ferrose

dentro absidi ferrose che trasmutano

pane quotidiano in chiodo

con l'ostia rovesciata nel brodo

zuppa di ceci e pan bagnato

 

 

 

*

La neve

Silenziosa, viaggia la neve,

è un motore ibrido, che scende

dal presepe noioso del cielo,

un bozzolo bianco l'urbano fetore,

dona al manto santo cavi e tralicci

la borsa di mia madre, una gerla vuota,

il canto del gallo un'atto d'amore,

nel bianco orpello di cianfrusaglie.

*

Binario

Il tuo addio, dentro al fischio d'un capotreno,

un cenno lieve con la mano, un colpo di tosse ,

gli sportelli si richiudono con uno sbuffo

e il treno lentamente avvia la sua corsa.

E' questa l'ora che mi trovo un pò più solo,

il binario è rimasto vuoto, ti porta lontano,

niente a farmi compagnia nell'aria buia,

in questo corridoio di glicini murati.

 

 

 

*

Acquerello di provincia

Tra sprazi di sole e nuvole piovigginose,

la Città affoga, nel pennello autunnale:

fuori, poca gente in poco spazio muove,

avvola nei maglioni di pesante lana.

Tutto pare fermo, immobile,

non sono usciti i giornali 

dntro alla cassetta non c'è posta,

anche il bus non si è fermato.

Qualche imbrezzolito, si affretta,

con l'ombrello aperto sulla testa,

rasentando il muro della chiesa,

a rientrare al caldo limbo.

 

 

 

*

Clessidra di Natale

Il tempo scorre, silenzioso, umile,

la tv è odissea di voci, suoni, immagini;

sono impasti mescolati, sono torta insipida,

medicamneto servito prima dopo e durante i pasti,

così l'utente viene e affoga,

dentro al vetro del bicchiere trasparente.

Il vino buono quest'anno s'ha d'amaro,

porta il ricongiungimento del sars cov 2

che regna nel mondo in ogni luogo,

mentre Tu, Cristo, nasci solo, abbandonato

nel dramma del Wagner e del Tristano.

*

Laura

E scrosciò nella notte, dirotta,

venne giù dalle stelle, la pioggia,

col manto del tuono, dentro la grotta;

Laura, avvolta nel tacito sogno,

non udiva rumore di mondo,

del mare, sentiva grande il bisogno;

la cicala friniva gli ornelli,

no, nevicava dentro quel sogno,

fatto d'argento sopra gli idilli;

l'acqua, forte, cadeva a ruscelli,

melodiosa cantava la ninna,

non tralasciando, rivi e stornelli;

d'ogni parte suonò la canzone,

sopra i tetti e sui lecci, batteva,

giuliva, cancellava l'alone;

un tuno, dall'alto, carezzò Laura,

dentro un triste spavento fu sola,

poi pian piano, dormì senza paura;

era nel bosco, l'umido raggio,

nascosto dentro un cespuglio raro,

chiaro mattino, lontano il maggio.

 

*

L’arrotino

Mi rihordo di qund'ero più giovane bambino,

si sentiva, da lontano, bercià, so l'arrotinooooo,

lo vedevo arrivà su quella bicicretta e come pedalava,

caveva 'na mola cllegata che girava;

che che vedello, le mani 'nzuppe, dar freddo 'ntirizzite

strifinavano le mani de cortelli a novo ripulite,

poi co 'npo d'acqua, lavava via

tutta quella roba che 'nservia..

E quanta gente, forbici, pennati, cortelli e rasoi

novi rinasceveno pè la gioia di tutti noi

e l'allegria di quando pè le vie si sentiva bercià

so l'arrotinooooo, donne la lame lo fo brillà.

Poi tutto stracco, finita l'opra, cò la ricompensa

rimetteva i su stracci a la dispensa,

mentre s'allontanava verso casa 'nfreddolito,

pensava ar pranzo e a la su moglie che l'ha servito. 

*

L’alieno

Sono un alieno metafisico tridimensionale,

il mio mondo, è fatto di cartone scatolato,

pagine staccate di coscienza, sopra i muri

discrepati in penombre di ruspe artificiali.

Mani di latta, con occhi di megapixel

osservano attenti la bulimica pandemica

multifocale, definendola perfettamente,

nei minimi particolari, in polaroid e tv.

E mentre il mondo degli oggetti m'insegue

con la pastasciuttta di plastica e metanolo,

io, chiuso nel recinto di questo corpo,

altro non posso constatare, che l'avanzare

del declino universale, nei frastuoni

di aliti pesanti e maschere di botulino.

Con occhi di vetro, cerco un  albero,

dove poggiare la mia stanca schiena

e placare il senso del rimorso, che mi

insegue in ogni luogo, distruggendomi.

Poi c'è l'aria, il passero, la torre,

il borgo la casa e il suo balcone, le voci:

tutto questo e altro ancora, accompagna

il vero inganno della vita.

 

 

 

*

Sensazioni

Crocifiggo questi versi, dentro spazi limpidi e bianchi,

ammucchiandosi, s'affollano principi in bella mostra,

treni d'inchiostro, trasportano calce viva, che sbatte

contro scogli diamantati, nell'onda dei muggini:

argento vivo, nella piaga che sversa dolore universale;

chi legge, s'accanisce a ciò che a ognuno è amaro giogo,

le foglie fittissime del bosco, sono umida folle poltiglia,

l'uomo vissuto nella storia è grigio balsamo di muffe

e vive il suo dramma, sovrapposto alla memoria,

dentro un'umile conchiglia di paranza;

nell'ombra perniciosa, un poeta verseggia e rima,

pregio o follia, l'ordine semantico eufonico,

l'orma impressa, il verde degli zigomi rimati,

sono cavie al margine del corpo diviso dalle parti

che dormono da anni, dietro un re distratto dalle muse.

 

 

*

Versi d’amore

E scrivo questi versi,

mentre una spessa tramontana

crocifigge i vespri alle sue porte;

le strade sono braccia vigorose al vento,

mentre gli alberi, chinano la chioma,

all'inchiostro dei mulini a vento;

nella stanza, l'atmosfera è tenebra,

l'ombra proietta ai muri insanguinati,

scheletri di mille farfalle sena ali;

niente degli occhi tuoi che brillano

è rimasto, in questo spazio iridescente,

dove il mare luccica e brilla, all'iride del sole;

forse, non sarà cantico d'Omero,

questa pioggia di pensieri sparsi, muti,

dove tutto m'appare capovolto al cuore.

Di questo, dolce amore, solo di te mi resta

il nulla, chiuso negli occhi della notte:

i tuoi baci, ossessioe della mia ombra.

*

Il mare

Si leva il sole al primo albeggio in mare,

dondola e vacilla una barca bianca,

con la fede che avvolge il pescatore,

nella giornata che s'annuncia fiacca;

il mare ancora stanco della notte

lieto sonnecchia al sole che l'indora,

volano nel cielo rondini a flotte

nel lento crogiolare che innamora;

si respira salsedine marina,

nel portico che piano si risveglia

con piedi d'argilla e autodisciplina:

sulla spiaggia l'onda crea una risacca

qualche bambino sta sul bagnasciuga,

con il secchiello ride e si balocca.

*

Enarmonie

Quando guardo l'alba,

la memoria ritorna sconosciuta

planimetria, di radici metafisiche,

a nord del sole di mezzanotte:

Lo stagno, il campo, le greggi,

sembrano luci che si spostano,

nell'aria di borotalco e vino,

miscugli di spiriti senz'anima.

Ed io, seduto davanti l'uscio,

grido al tempo e alla ragione,

la vendetta strana di parole,

la lezione di rovine... Il niente.

Aspetto chiunque verrà qui,

di  fretta o senza fretta

e poserà la sua fatica,

dentro i venti di un'autunno vecchio.

Se t'incontro, rugiada senza spine,

non è opera mia, ma del sibilo

che penetra e blandisce

queste membra di neve calda.

Chi esce, vede segni inaspettati,

il paesaggio è quello umano,

ma l'assenza dell'alveo amoroso,

fa apparire tutto disunito e strano.

U  sogno è caduto, o forse è emarginato,

sopra i caldi tetti dei gatti,

la poesia, una stella che brilla,

solo di luce propria.

*

Poesia breve

C'è un cartone liofilizzato accanto al cassonetto

le pecore di strada in coro, belano patonze,

sui terrazzi assiomi, iperbole e tappeti,

banchettano fra biscotti e caffeina.

*

Tempo di grazia

L'algoritmo Freudiano, s'è smarrito nell'eclisse,

il bicipite inferirore è inchiodato alle sue pene,

l'albatro notturno,  è spiccato,  verso un'altro lido,

segni diversi,  in questo tempo che non cambia;

primo albore, l'aria si fa densa nei crocevia urbani,

un pallido sole, s'avventa, sopra le vetrate ancora chiuse,

leoni ruggeni e coraggiosi escono allo scoperto:

fuori, non vecchi seduti che inseguono i ricordi,

ma braccia vigorose al vento, faticano,

mani di ferro dentro maniche di latta,

induriscono i gomiti, ognugo nel sudario,

ripassando al vomero zolle di granito;

è difficile capire il senso del giorno che alluma,

così ermeneticamente chiuso nel suo recinto,

quando le nuvole,  scorrono sopra le teste,

quando cadono le pigne e i bimbi giocano coi cani.

*

Paesaggi

Il circole delle carabattole e d'intorni,

s'è fatto cupo, d'improvviso, a questo cielo,

la campana dell'albero maestro fa tic toc,

eventuali permute non sono ammesse;

dal liquame conferito nella fossa è nato un fiore,

ansima lo stelo dal morir della sua foglia,

acredine mortale sale, allasua gola,

si scinde l'aria dentro fetidi colori;

in fondo alla via c'è un uscio aperto,

un'ultimo sguardo all'etica macchiata,

densa nebbilina s'accalca e all'orizzonte sale,

dando alla luce tutta l'ombra che abbisogna;

il melograno si tuffa nel laghetto ,

poche chiacchiere dentro la dispensa,

sopra questo poggio indorato di misera allegria,

dentro un disco giallo oro, tacito e disgiunto

 

*

Connessione di versi

Pregnanti motoliti d'eurosa adunanza,

vasai, con mani argillate e molli,

rimpiangono maree shakerose,

nell'ignara miopia costellosa.

Ioni albumizzati, percolano ritmo,

motociclosi intelletti tubercolizzati,

ritmicano, spondilosi dolorifiche

ermeneuticamente brillose,

nell'invernacolato avello.

L'inguardabile progresso, striscia,

d'avulsa conica ascendenza;

d'avida follia, baluginosi armenti.

*

Alba chiara

Un'alba chiara nasce, sopra ai muri sbrecciati,

sui sassi dipinti dal sole, fra grovigli di more e lamponi,

sul mare, su lapidi vecchie che il tempo ha scalfito

sopra mura del niente,  che la morte ha irretito;

vola un'aquila bianca al monastero di vetro,

iridi cristalline intingono preziosa luce dal sole,

i pascoli verdi, trafile di gnomi seduti a guadare

la sconfinata paranza di anfore e mitili nella rete;

angeli e demoni rilanciano il jackpot, il gioco si fa duro,

l'universo e tutto ciò in esso,  ogni responsabilità declina,

straripa nell'immenso una radiosità crescente,

i lapilli del presente sono immagini e riflessi;

nella mescolanza delle voci, c'è chi tace e chi acconsente,

s'inossida la calma vespertina di ruggini latenti,

i papaveri del prato chinano la chioma al vento,

diviene ora,  il respirare,  più ampio e largo.

 

 

 

 

 

*

Omaggio a Francesco Petrarca

Marco Bruni
Trilogia d'autore opera unica in tre sonetti
liberamente ispirato al poemetto dal titolo
“ I Trionfi “ del grande Vate Francesco Petrarca
QUESTO LAVORO E' DI MIA PROPRIA ED ESCLUSIVA PATERNITA'
OMAGGIO A FRANCESCO PETRARCA


Sonetto 1
Eternità et morte

Fugge la vita d'armi e di perigli,
non s'arresta l'ora, al presago oscuro
e la morte rincorre cò suoi artigli,
chi gustò di quel frutto morituro;
e il rimembrare amore mio divino,
l'aspettarti ancora a queste mani,
che se non t'avessi lì vicino,
sarebbe d'altra stoffa il mio domani;
ma se del canto Laura è dolce musa,
d'Omero e di Virgilio il fine verbo,
amor mi sprona in loco dolci fusa;
or, tra 'l sonno veggo una barca stanca
che l'occhio non conosce e muta avanza
nel mar della paura imperitura.


Sonetto 2
pudicizia et amore

Solo per la deserta piaggia vago,
vado soppesando l'amore oscuro,
con potente agil balzo, son sicuro,
attraverserò il fiume dell'imago;
altra maschera dietro non mi porto,
solo sprecioso irridere di genti
mostrasi, al mio volto senza armenti,
nel poetar novello del mio orto;
vorrei poter restar pudico vate
per rimirar i vezzi tuoi Francesco,
parlar con te di Laura che è con me;
or di questi versi chiedoti scusa
che non son degno d'allacciarti i piedi
nei pensier che in te risplendono d'amor .


Sonetto 3
Fama et tempo

Io vado pensando e il pensier m'assilla….
Chi son io in questa selva che spaventa ?
Sono un piccolo uomo che lamenta
de mali e de dolori ascritti in cielo;
però, negar non posso a questo mondo
quel caro, dolce vello adamantino,
che fu di Platone e Sant'Agostino
al grande Vate ispirator divino;
e 'l pensier s'invola alle alte cime
Giove e Apollo e Polifemo e Ulisse
calcano della fama i bei teatri;
or, nel tempo che passa e si rinnova
taccio e aspetto che la novella bona,
vana non sia, al cor di una Madonna.



*

Cuscus

Spifferi di traverso premono, sulle persiane nude,

ansimi e gemiti, trasudano l'aria d'irriducibile essenza,

dal tubo sopra la tettoia, gocciola il piovano,

maschere di ebano,  bisbigliano impronuncaibili segni;

fra le maglie,  l'ispide infida e ribelle,  aspettta al varco,

il rossetto si disfa, cola imbevuto del liquido fatale,

in questo mare fermo, che pare inedito desino;

l'influencer da tastiera, cerca la sua convenienza,

la lotta si fa dura, il marketing s'affuffa d'infinito,

affoga dentro un bicchiere di buon vino immacolato

l'insipienza, turgida, derisa e lottizzata;

nel mercato poco fuori, si combatte al centesimo,

alla sagra della miseria, dove tutto pare conveniente,

indissolubile certezza di genuinità paterna,

due signore parlano una lingua che non conosco. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Latte di serpe

Spifferi di traverso premono sulle persiane nude,

gemiti ed ansimi ricoprono l'aria e il laterizio,

dal tubo sopra la tettoia gocciola il piovano,

maschere di ebano non rivelano i contorni;

la serpe infida si nasconde fra gli scarti,

aspetta che qualcuno ignaro tenda la mano,

per iniettare il liquido fatale,

in questo mare fermo che pare indeito gastigo.

 

*

Magnetica

Tramonta a ovest l'uggia del giorno,

la chioma dei monti s'inchina all'umida ombra,

rotola l'acqua nel fondo della valle oscura,

dietro ai vetri nasce, un rigo d'impazienza;

in lontananza luci disuguali sbiadiscono l'incerto

l'orologio è morto alle sue ore,

nuvola di miele imbalsamato il tempo fermo,

lento lo scricchiolare delle ossa s'avvia alculmine;

un fulmine taglia a fette l'orozzonte, un tuono lo aquarcia,

sopra le panche e sotto agl angoli s'arricciano le crune,

non è sguardo di vergine bambina la notte,

bretella rugginosa che osserva il sogno dal cuscino;

il risveglio non fornisce alibi, l'ipotesi sta nel tempo,

fermo appare il divincolarsi di troppi garbugli,

dall'arroganza del vento, dai travagli ignoti,

è un blu di prussia,  l'enfant prodige s'è rivelato,

solita giacca, stesso mantello senza buona educazione.

 

 

*

Fauci di coniglio

Fauci di coniglio, masticano degli embrici la proda;

sostano al nettare dell'arnia, paternità invendute,

le parole degli stolti, sono macchia nel roseto,

una luce brilla asciutta, nella piccola basilica;

la piazzza a quest'ora brulica di pandemica desolazione,

rannicchiata nei secoli che l'hanno vista bella,

fotografata in pagine di storia, che non portano l'affanno,

ma passi di primizie d'argento e d'oro;

e in questo tempo morto alle sue iadi,

tutto appare distorto, confusionario e instabile,

laddove ti misura il metro che separa e divide,

distanzia e scompone il vulnus tra scenari;

fauci di coniglio, brucano l'erba di un prato nero,

nell'insipiente grembo dell'aquila notturna,

l'estasi del giorno frana,   da se stessa autorizzata,

travolta e soffocata da una toppa sulla bocca.

 

*

Bolle di sapone

Nel pallore grigiastro,  s'affetta a strati l'aria,

ovunque, sibila alterato il vomero lattante,

l'inaspettato rantolo metallico disfa il costrutto,

cadono in mille pezzi lettere e vocaboli;

l'uva nera sopra la credenza, è matura,

il bicchiere si riempe d'ottimo vino,

chiaro il sole delle siepi e dei cespugli,

chiara la città,  che affonda nello specchio;

le foglie danzano distoniche,

gocciola il percolato nella piaga,

sinossi di scheletri,  uggilano, nell'etere,

il saltimbanco ha compiuto il suo mestiere;

dal ramo, pende grigio un  gufo di città,

la taglia è stabilita,  non si contratta più,

corre veloce la verità su invisibili fili,

nell'aria galleggiano bolle di sapone.

 

 

 

 

*

La notte

La notte s'è rannicchiata sotto ali di pipistrello,

occhi di ghiaccio, s'imbevono,  di perla nera,

l'acqua è testimone,  il filo della vita è reciso

per quanto l'alba,  sia ancora lontana;

le preci che s'involano al cielo,  sono alchimia distorta,

c'è una rosa opaca,  che alita dietro ogni porta,

il volo del falco, ne penetra l'arida essenza,

pioggia arida e putrescente letama il clima;

il filamento organico sottilmente s'è diviso,

si agitano d'inedia glia asini e i somari,

una persiana bianca,  sbatte contro il muro

è forbice tagliente, l'eco di parole;

nella strada, sfreccia veloce un monopattino,

l'abisso a latere s'inarca, l'arciere tende l'arco,

nell'ineffabile paturnia che ruota di vertigine,

tragico si sfalda,  il lastricato,  di rossa bruma.

*

A latere

Alitano parafrasi,  fra parentesi graffiate,

lo sguardo si confonde nella bruma,

proiettili vagano,  nell'aria perniciosa,

mentre il sole disquama la sua ombra;

piove e l'acqua cadendo, s'infrange sul limo,

percola acqua il migliarino, sgocciola la fronda,

impercettibile sinossi pallido grigiastra

discende,  impalpabile,  obsolescente;

è l'ora del fiotto interstellare,

il passaggio repentino

di vira logora,  dislavata,  ormai reliquia

d'impura bluastra normalescenza;

s'avanza intanto incontrollata la diaspora,

libertà svenduta,  a pezzi di libeccio e maestrale,

la partizione in trafile,  d'interessi modulati,

nel cerchio incandescente del pelago salato.

*

Specchio

Qualcuno è passato 

attraverso la cruna dell'ago,

le chiome dell'aria

si sono stinte nell'ombra;

le mani hanno mutilato il re,

rubato la sua anfora,

limato il credo,

hanno prosciugato la sua fonte;

poi l'amore saggio e forte,

ha riempito il baratro,

la viola e la ginestra 

ingravidano vita;

il palato sente un nuovo gusto,

l'olfatto preme sulla polvere,

l'iride riposa su letto di pervinca

quando il mare specchia le stelle.

*

Angoscia

Condensa il cielo, nella liquida esistenza,

la misura dei fluss stordisce il vento,

nell'entropia del corpo si annida,

silenzioso, incoeso, inaccettato;

il disco rotondo, si eclissa, a sera,

in ogni angolo s'arrossisce il dolo,

le spine confitte sanguinano ancora

fra le orme ancora nitide; 

passo il tempo contando le meduse

che nuotano, sotto le scale,

le serrature scricchiolano di vecchio,

in balia di un noto peso.

*

Boscotondo

I lampioni colorano la notte,

interpretano il sodalizio spigoloso

dei sonnambuli dell'obolo ansioso,

nell'imminente immoto amplesso;

nel trvaglio circolare degli spasmi,

un angelo sta cadendo rotto,

privo del turibolo ebbro di progresso;

tutto deprava a caso, senza orario,

in ogni dove albeggiano glia avanzi,

con grave perdita dell'innocenza

tra l'onda e la risacca;

gli inchiostri e i calamai,

sono grezza sabbia all'autunno

quando luce condensa ai moli

l'oleastro grezzo torpore;

i lampioni slabbrano la foce,

colmano i colori dell'iride crina,

che vibra di empatia assoluta,

sul ponte che invizzisce.

 

*

Amore addormentato

Guarda, ora scende la notte, buia e fredda,

non lasciarmi solo, dentro questo esilio,

non andare via.

La terra, ormai, è stanca del giorno

e riposa tranquilla ai lumi dei lampioni,

lungo le panche del viale inalberato.

La strda là fuori

è deserta, è fredda e buia senza te,

che non potrai tornare, perdendosi

nei pericolosi incrocidel destino.

Guardo finire la sabbia dentro la clessidra,

è finita amore mio; con le mani

poso ai tuoi piedi di ghiaccio dei fiori,

un velo di perfetto silenzio, ricade, 

sopra la mia anima.

 

*

La notte

Di muri sbrecciati, s'allunga l'ombra nella notte

e le stelle, divelte da grovigli di nuvole dense,

s'accalcano, di pelle e d'ossa rigonfie, fra labari,

che si addentrano nei declivi dei selciati;

 

è bella questa notte di lunghe bocche

e zaini sopra le spalle, di saturi sguardi

e tante lingue che schioccano sull'uscio,

bave di sapone e dentifricio;

 

in quest'ora non sento più il livore,

la frenetica eruzione conterranea,

solo il vento sussulta, sulle palpebre

di un fondotinta vermiglio tenue;

 

le mie cetezze, sono ormai uno scheletro

sopra la tua bocca rosso albicocca,

la nottola si è smarrita in volo

e l'aria è diventata un monoblocco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Laura

E scrosciò, nella notte, dirotta,
venne giù dalle stelle, la pioggia,
col manto del tuono, dentro la grotta;
Laura, avvolta nel tacito sogno,
non udiva rumore di mondo,
del mare, sentiva grande il bisogno;
la cicala friniva gli ornelli,
no, nevicava dentro quel sogno
fatto d'argento, sopra gli idilli;
l'acqua, forte cadeva a ruscelli,
melodiosa cantava la ninna
non tralasciando rivi e stornelli;
d'ogni parte suonò la canzone,
sopra i tetti e sui lecci batteva
giuliva, cancellava l'alone;
roco dall'alto carezzò Laura,
dentro un triste spavento fu sola,
poi piano dormì senza paura;
era nel bosco, l'umido raggio,
nascosto dentro un cespuglio raro,
chiaro mattino, lontano il maggio.