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Raccolta di poesie di Giuseppe Paolo Mazzarello
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Le vacanze Romane della Terza D

Scorrono veloci i pollici piegati sullo scintillante strumento,
Il Ponentino s’insinua tra i tenui schiocchi
Degli smartphones.
Dal Gianicolo, il sole brilla sui volti degli artistici liceali.
Sul treno ebbero la razione mentre andavano all’eterna città.
Oggi hanno consumato la strada dei politici palazzi –Quirinale.
Nella chiesa dei francesi, c’era il dipinto delle ombre e delle luci:
Fu detto il Caravaggio, lui che ritraeva gli studenti come santi.
Saettano i messaggi su whatsapp e si postano le foto su face book:
A Campo de’ Fiori arsero un eretico, e già sente caldo Beppe Grillo.
Qualche birra va giù bene, e si disperde il fumo delle sigarette americane:
Le prime ombre già calano sulle serrande levatoie delle discoteche;
E domani si faranno le vasche con le ragazze di Piazza di Spagna,
Sedute sui celebri scalini a rifiatare.
Cesare lasciò in eredità tutti i suoi beni ai Romani, con i giardini rigogliosi
Di là dal Tevere e verso i monti.
Vedranno ancora San Pietro e quanto custodisce il Papa; prima che la tradotta
Torni al salmastro della loro – nostra – città.

*

Eneide

MAZZARELLO
ENEIDE
“La maggior parte di noi stabilisce la propria logica in base a ciò che ama”
Yamamoto Tsunetomo, ‘Hagakure’

I Nel 2979 a. C. ci fu il Diluvio Universale.
Dardano, figlio di Zeus e di Elettra, si mise nell’anfora.
Glielo disse sua mamma e, così, lui si salvò.
Dalla sua stirpe, nacque Troo che fondò Troia.
Troia fu conquistata e, poi, distrutta dagli Achei.
Enea, uno dei Prìncipi Troiani, fuggì con altri.
Con le sue navi, egli gira per il Mediterraneo.
Cerca di raggiungere l’Italia, invece approda in Tunisia.
Giunone, moglie di Zeus, ce l’aveva coi Troiani – vedi il secondo verso.
Lei va da Eolo, Dio dei venti, che manda la tempesta.
Enea sbarca a Cartagine, dove incontra sua madre.
E’ Venere cacciatrice, che lo generò con Anchise.
La Dea è in stivali e minigonna.
Lo manda coi suoi dalla Regina Didone.
Manda Cupido a fare innamorare la Regina del figlio.
Didone e Giunone erano amiche: figuratevi un po’.
II Enea fa un lungo racconto a Didone: troppo lungo.
Ilio cadde per l’inganno del cavallo ripieno di Achei.
Lo portarono nella città, perché bisognava farla finita.
Infatti, gli Achei sarebbero ritornati comunque.
Quando una città non ce la fa più, non ce la fa più.
Era nata male Troia dall’adulterio di Giove.
Per nascere bene, bisogna tenersi buone le madri.
Sinone l’Acheo era stato lasciato sulla spiaggia di Troia a tramare.
Finti partiti gli Achei, Lacoonte il Troiano disse che il cavallo doveva restare sulla spiaggia.
Il mostro uscito dal mare lo sbranò per altro motivo, stessa spiaggia stesso mare.
Lacoonte non voleva il cavallo in città: si pensò che fosse morto per quello.
Come sempre, la superstizione trionfò e la città bruciò.
Enea lasciò Troia in fiamme, con padre in spalla e figlio a fianco.
Non si curò del tutto che la moglie Creusa lo seguisse in sicurezza.
Ella sparì: Enea troverà un’altra moglie e fonderà una città.
Didone dovrebbe capirlo, come tratta le donne quell’Enea.
III Primo step per Enea dopo Troia fu in Tracia, dove seppe di un altro maltrattato.
Era suo cugino Polidoro, ultimogenito cinquantesimo di Re Priamo di Troia.
Per salvarlo, suo padre lo aveva mandato da re Polimnestore cognato.
Fu ammazzato dai parenti, derubato, neppure sepolto; e divenne mirto.
Sanguinarono i rami di quel mirto, allora: Enea poté fargli il funerale.
Odisseo il funerale lo avrebbe procurato agli altri: ma, si sa, qui si fa Roma o si muore.
Andarono tutti a Delo a farsi fare l’oroscopo dall’oracolo di Apollo.
Quello predisse: Italy, e andrà loro come agli emigranti a Ellis Island; anzi, meglio.
Andarono a Creta, ma per sbaglio, ripartirono: Creta finì sotto il terremoto, e non fu neppure l’euro.
Capitarono male nelle Strofadi, presso le impresentabili Arpie.
Ripresero a girare per mare, e finirono a Butroto in Epiro.
Trovarono Eleno e Andromaca, che avevano costruito Little Troy.
Eleno disse loro di andare a Cuma dalla Sibilla delle foglie.
Navigarono navigarono lontani dallo stretto di Messina.
Passarono nell’isola di Polifemo, e: chi ci trovarono? Achemenide.
Quel compagno d’Ulisse mancò al contrappello Acheo, ora si aggrega ai Troiani.
Navigarono navigarono e furono a Trapani, dove Anchise exivit.
IV Con la tratta Trapani – Cartagine, si conclude il racconto di Enea a Didone.
Didone e il Troiano hanno un affair, ma Giove non vuole.
Manda Mercurio a dire a Enea di partire per l’Italia.
La Regina abbandonata si ammazza con la stessa spada di Enea.
Ulisse non aveva nessuna stirpe d’avviare alla celebrità: tutti se la godevano di più.
Se lasci la tua ragazza, non offenderla con la scusa che la tua progenie è avviata a salire.
L’indaffarato fuoruscito esercito Troiano sembra quello della via Pál.
V Enea & Co riprendono il mare e si ritrovano nella tempesta.
Sbarcano di nuovo in Sicilia, questa volta partecipanti ai giochi senza frontiere.
Si tiene una regata: una specie di America’s cup, con ricchi premi.
Il nocchiero Menete non è abbastanza competitivo.
Perché troppo prudente in gara, lo buttano in mare i compagni.
Eurialo vince il mezzofondo, grazie agli imbrogli del suo amico Niso.
Poi dicono che gl’imbrogli li faceva solo Ulisse.
Alla boxe, il veterano Entello vince ispirandosi a Erice.
Per la cronaca, Erice aveva rubato il bestiame a Ercole che lo uccise.
Al tiro con l’arco e torneo equestre, le donne si stufano.
Così, esse incendiano le navi to take their stand.
Poche navi sono perdute, pochi Troiani restano in Sicilia.
Si rimettono in viaggio: Nettuno precipita Palinuro in fondo al mare.
Ecco un altro nocchiere colato a picco per volere divino.
Enea è convinto che il suo pilota non si fosse accorto delle insidie marine.
Lasciamolo credere, ma Ulisse questa non se la beveva.
A proposito: intenzionalmente, non lasciava indietro nessuno dei compagni.
VI I Teucri scendono a Cuma per visita al tempio di Febo.
E’ tutto un inquadrare nei loro cellulari le pareti scolpite da Dedalo redivivo.
Non era scampata Arianna perché Teseo aveva scordato l’essenziale – la vela bianca la vela nera.
A domanda, Sibilla risponde: tutti in gita scolastica all’Averno.
Come Giapponesi in gita, si mettono in fila per seppellire Miseno.
Enea con Sibilla entra nella spelonca e s’imbatte in Palinuro.
Il nostro insepolto non può passare l’Acheronte con tutta l’anima.
Lo seppelliranno e, finalmente, i promontori avranno i loro nomi.
Immaginate starsene nel regno dei morti insieme a Caronte.
Due uomini e una Sibilla in barca attraversano il fiume.
Di là dal fiume, chissà se tra gli alberi, si sono molte anime.
Enea cerca quella del padre e trova quella di handless Deifobo, figlio di Priamo.
Morto Paride, sposò Elena che non avrebbe voluto farlo.
A quel punto, perché non ritornare ai Danai la donna contesa?
Non si doveva insistere, esagerare, Elena era pure spaventata.
Menelao era già in città, in quella specie di ultima notte a Warlock.
Elena tolse le armi a Deifobo dormiente, poi morente.
Fece entrare Menelao con Odisseo che lo fecero a pezzi.
Essi non entrano nel Tartaro, dove alberga chi fece leggi in cambio di soldi.
Lasciamo nell’Inferno profondo quasi tutti i politici di oggi.
Entriamo, invece, dans les Champs- Élysées, dove ci sono i buoni.
Si allenano all’atletica, lottano per gioco.
Il poeta Museo dice loro che li porterà dall’Anchise papà.
Il padre sta con tutte le anime della metempsicosi.
Sono quelle provenienti da un corpo, purificate: bevono acqua Lete per dimenticare.
Sono quasi pronte per i nuovi corpi, quelli dei Romani famosi.
Ci sono proprio tutti i migliori della Storia che verrà.
Enea aveva donato il ramoscello d’oro alla padrona di casa.
Ora se ne va a casa, facendo vela su Gaeta dove muore la sua nutrice.
VII Riprende il mare, e Nettuno evita che passi da Circe: buon per lui.
Sbarca presso la foce del Tevere, in una terra dove c‘è già un re.
Re Latino e la Regina Amata hanno la figlia Lavinia promessa a un loro cugino.
Questi si chiama Turno, ma non verrà mai il suo turno.
Gli arcani rivelano a tutti che quello è il luogo predestinato.
Come ambasciatore d’Ilio senza territorio, Iliomeneo si reca da Latino.
Latino gli dice di far conto di essere a casa e che Lavinia può già sposare Enea.
Era si arrabbia e invia Alletto furia a fare casino.
Amata impazzisce e Turno diventa più rabbioso che matto.
Aux armes citoyens di Laurento che, infatti, si armano.
Per incantamento, Iulo ferisce la sacra cerva di Laurento.
Gl’indigeni se la prendono con i Troiani e scoppia una rissa.
Questa finisce perché Alletto si ritira, ma Era non ha finito ancora.
Tutti gl’italici si arruolano e si appronta l’esercito.
Sembra quello dei Confederati del Sud nella Guerra Civile Americana.
Su tutti, una giovinetta bellicosa e bella come il sole: Camilla.
VIII Chiamata alle armi nel Lazio e anche fino ad Arpi.
Enea dorme un sonno agitato ma non assume ipnoinducenti.
Il Dio fiume Tevere gli appare e gli annuncia vittoria.
Gli dice di allearsi con quelli di Pallanteo, la città sul Colle.
Via fiume, Enea se ne va proprio in quella città.
Sulla riva, porcellina con piccoli da offrire a Giunone per imbonirla.
Risale il corso dell’acqua, quasi come in Apocalypse Now.
Giunge con il battello presso il Palatino, dove trova gli altri.
Quelli stanno facendo i fatti loro: un rito a Ercole, sono Greci.
Grecia o Ilio, purché si pasteggi: sono alleati contro la Lazio.
Il re di Pallanteo, Evandro, si mette in società con Enea.
Tutti insieme devotamente rievocano quello che accadde.
Caco mostruoso rapinava e uccideva tutti, ma venne Ercole.
Il mostro gli rubò nella mandria, e l’eroe gli scoperchiò l’antro.
Ercole strozzò Caco, liberò i bovini, e ora è venerato.
Si rievocano le dodici Erculee fatiche, e altre fatiche ancora.
Quelle degli antichi Laziali: da Latus = ampio = America.
Furono visitati dagli Dei, furono semplici e laboriosi.
Vanno tutti a nanna e Venere a letto con suo marito Vulcano.
Il Dio fabbro forgerà le armi per Enea, figlio di Venere la Dea.
Nelle Eolie, sono attive le industrie meccaniche dei Ciclopi.
Enea avrà le sue armi e i semidei non finiranno in cassa integrazione.
Enea si appellerà all’Etrusca città di Agilla per allargare la sua maggioranza.
Re Lauso gli darà i suoi soldati alleati per la madre di tutte le guerre.
Officine metallurgiche in ebollizione come nel Nord dell’Unione.
Evandro vecchio e depresso non vorrebbe vivere più a lungo del figlio Pallante.
Si muovono aviotrasportati proprio come in Apocalypse Now.
La Cavalcata delle Walchirie di Wagner è diffusa nel filmato in streaming.
Festa con regalo a sorpresa per Enea: mamma Venere gli dona le armi nuove.
Sul suo scudo rigido, è già registrata la storia futura di Roma in files.
Ci sono anche tutti i popoli conquistati che oggi nessuno conquista più.
IX Per volontà di Giunone, il raìs Turno attacca i Teucri.
Sulla riva del Tevere, essi sono nel fortino, come miliziani sul golfo della Sirte.
Sono assalite le tredici navi Teucre ancorate lì vicino.
Vorrebbero incendiarle, ma sono sacre a Cibele.
La madre di tutti gli dei le raccomanda a Giove.
Esse sono trasformate in ninfe, e se ne vanno pel mare.
La notte prima della battaglia, manca il Principe di Condé.
Intendiamo uno tranquillo, capace di dormire beato.
Eurialo e Niso muovono in sortita a far fuori Latini.
Finiscono ammazzati anche loro, i due eroi amiconi agitati.
All’alba, attaccano i Latini e abbattono Torre non gemella.
Dall’alto cade Elènore, dell’ultima classe chiamata di leva.
Lico è trafitto, come uno del Fourtheenth South Carolina.
Rèmolo strilla: - femminucce!
Dai Teucri come risposta, Julo lo becca con una freccia.
Apollo frena Julo; Pandaro e Bizia aprono la porta.
Vogliono attirare i Latini, che ci cascano e sono uccisi.
Si pensa a una sortita, cade Bizia, sopraggiunge Turno feroce.
What a mess! Grazie a Giunone, Turno stende Bizia.
Il suo gemello Gigante Pandaro chiude la porta e dentro Turno.
Il duce Latino continua a far strage, ma poi si ritira.
Non si capisce come, a porte chiuse, ma ce la fa.
Avrà scalato il vallo, chissà, e si tuffa nel fiume.
X Ancora più su, Giuno e Venere si litigano come tifose nel derby.
Giove le fa tacere: non il Capo, ma il Fato deciderà le sorti del match.
Protetti dal vallo, I Teucri resistono e Julo non mette l’elmo.
Dai porti Etruschi, sono partiti e arrivano i nostri: Enea & Co.
Quanti sono! Multinazionali, e chissà quanto indebitate!
In vista degli assediati sono le navi, spinte da Ninfe, fa luce Phoebe.
A notte fonda, ha inizio l’operazione anfibia come in Normandia.
Turno vorrebbe inchiodare i marines Troiani come speravano ad Anzio.
Si accende la battaglia sui lidi, dove prendono il sole Romani de Roma.
Direttamente dall’Arcadia – Grecia – Pallante combatte alla grande.
Suo papà Evandro aveva lasciato la pastorale Arcadia perché uccise suo padre.
La madre era, però la mandante e Pallante è un ammazza Rutuli.
Cade Anchemolo, che trattò la matrigna non proprio come Ippolito.
Turno lancia il giavellotto e Pallante lascia la vita terrena.
E’ come nel ‘70: Italia Germania 4 a 3, prima che o Brazil sia campeão.
Enea spadroneggia in campo e il suo fantasma si manifesta a Turno.
Il Rutulo insegue lo spettro sulla nave che prende il largo.
Lasciamo Turno all’allucinazione e vediamo il Tirreno suo alleato Mezenzio.
Sul campo si danno botte da orbi, sembra d’essere a Stalingrado.
Mezenzio in fuga è salvato dal figlio gregario Lauso che inchioda Enea.
Il fuggitivo rifiata, e precorre Caligola quando conversa con il suo cavallo.
Egli ritorna a spron battuto per fare gran giri sul campo tirando le lance a Enea.
Il Teucro non batte ciglio e abbatte il cavallo di Mezenzio malvagio.
Il Tirreno è decollato, ma chiede la sepoltura: bisognerebbe chiedere a Foscolo.
Un figlio s’è sacrificato per un padre scellerato.
Giunone ha tagliato l’ormeggio alla nave sulla quale Turno è salvo, per ora.
In via Pál seppero che sulla terra la vita è anche una fregatura, ma si divertirono.
XI Passata è la tempesta della battaglia e nessun uccello fa festa.
Gli adulti dichiarano le guerre, dove muoiono i ragazzini soldati come Pallante.
C’è ancora da stanare il capataz nel bunker di Berlino, e quell’altro nel cassone del camion.
I Latini chiedono il cessate il fuoco e seppelliscono i loro morti.
Enea concede, e gli va meglio che a Napoleone talvolta necroforo pure.
E non suonano le trombe, ma ora i tromboni al Parlamento Latino.
A Laurento, mentre gli speaker parlano, i Teucri sono in armi alle porte.
I Latin Axis Powers scendono in campo, con Turno e Camilla su tutti.
Princess Camilla da Priverno in esilio, adorata dalla Goddess Diana, è sotto le armi.
Prince Turno de’ Rutuli tenderà l’agguato, e no God will save the king.
Come nel 1864 ad Atlanta, cessò il tuono di cannone e fu l’assalto finale.
Camilla ci lascia la bella pelle: doveva dare prima il suo addio alle armi.
Per lei, Diana ottiene l’onore delle armi, e ora è il turno di Turno.
Hemingway racconta la ritirata di Caporetto, proprio come Virgilio questa.
Si ritirano battuti i Latini e, a riuscirci, rientrano dalla porta cittadina.
- Lascia che passino lenti.
Direbbe Rhett a Scarlett: - Dopo di loro, non c’è più nessuno.


XII E fu notte, ché cessò il combattimento, e ancora una volta fu mattina.
Prima dell’alba, più o meno dorata, Turno parla con la sua mancata famiglia.
Il conciliabolo continua dopo, con Enea in persona.
Sembrano tutti a Yalta, che già si spartiscono popoli e terre tutte.
Dovrebbe risolvere tutto un duello tra Enea e Turno: invece, duellano tutti.
Enea è ferito da freccia alla gamba: interviene Doc Iàpige capitano medico.
L’operazione è difficile ma, come la mutua, mamma Venere guarisce il figlio.
Enea non va neppure in licenza di convalescenza, e vincerà.
Riprende la mattanza, ma Virgilio descrive meglio i fenomeni naturali.
Come all’alba, quando i cavalli di Febo mandano i raggi solari dalle narici.
E’ mitico e non proprio naturale, ma bisogna anche sapere inventare.
Con un coup de foudre degno di Sherman, i Teucri assaltano diretti le mura.
Amata Regina, la suocera di Turno mancata, commette suicidio disperata.
Sul carro guidato dalla Ninfa sorella, Turno combatte, ma vuole scendere.
Too late per lui uscire dalla scena dove non doveva entrare.
L’ultima sfida è tra quei due: Enea come Ulysses Grant eTurno come Robert Lee.
Il 9 aprile 1865 ad Appomattox, quelli si arresero fin troppo tardi.
Sarebbe già il tempo della resa per Turno, eppure non lo fa.
Siamo verso la fine del duello, con Dee e Ninfe in intervento diretto.
Turno recupera la spada del padre, e Venere regala una lancia a suo figlio.
Giove e Giunone si accordano che vincitori e vinti siano tutti Latini.
Unionisti e Confederati continuarono appunto a essere Americani.
Giove manda una delle due Pesti, un’alata Dira, per indebolire Turno.
A vuoto, Turno scaglia il sasso terminale: poi, ci vorrà un geometra.
Enea l’infilza con la lancia e, in memoria di Pallante, con la spada.
Il foscoliano Didimo Chierico lasciò i suoi libri a un militare in quel di Boulogne.
Non lesse né scrisse più nulla, il personaggio di Foscolo, e chissà se vive.
Questa Eneide è pure incompiuta, ma Enea avrà un figliolo.
Sono gli antenati dei fondatori di Roma, you know.
Amor pugnat omnem pugnam.