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Raccolta di poesie di Teresa Anna Biccai
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Il perdono di Giuda

 

 

Com’è che Cristo ha amato l’Ingiustizia.
La lenta mareggiata dei serpenti
Per rendersi nel pane manto estremo
E voce all’immortale valle in festa


Com’è che Il Cristo, là sponda dei bugiardi
Compone le medaglie da affidare
Limandole d’attesa
Al gergo del silenzio e poi al chissà


Le bocche dei perdenti tramontano giù a diga
Cercandosi un lamento sottomesso
Che possa dirsi timbro celestiale
Domani ripagato all’eden
E all’oggi così sia


Non c’è risposta fra luci ad alternanza.
Le piaghe all’ombra non sanno la certezza
Del polso nominato alla creazione.
Non c’è riposo a perdonare
Né veglia giusta a sterminare;
Ché il tempo degli ulivi ha colli incerti
Dondolandosi a stagione il vero e il falso
Sul ramo germogliato sant’inganno


Là nel fondo, posato cima e volto
Lui vide il Cristo sanguinargli addosso
Con tutte le ferite inflitte e amate
Spogliandosi alla morte
Menzogna generosa


Lui Giuda il vero.
Dal marmo riscaldato senza fiato
Compose il suo segreto verme e marchio
Pentito al chiodo ancora da piantare
Con l’indice al sé stante
D’amore primordiale rimpatriato


Lui colpa e poi ponente.
Vangelo chiuso al nome.
La somma vana e il gesto da attardare.
Lo scrupolo crudele e poi ferito
Fra le labbra dissetate con la trebbia
Di un giorno senza sera


Lui orfano al respiro
E figlio poi impiccato
Con l’utile sepolto
E il vuoto diramato nel calcagno
Come una preghiera da capire


Com’è che il Cristo ha amato l’Ingiustizia


Il sangue in posatura e comunione
Prima d’inondarci di salvezza
Che martire fu prima a corda stretta

 

3 dicembre 2008

 


Id: 24655 Data: 05/03/2014 11:28:42

*

Le attese dei rosari

 

Voi che avete dentro le attese dei rosari

v'inorgoglite ancora a giudicare il cuore

pregandolo bordello di strada in strada, ovunque

 

Avide serpi, insetti d'inclemenza,

murate la fatica per capire

l'unico libro che vi deborda in testa

l'inabile coscienza

 

E siete tutti in veglia

a piangere i morti come le carogne

non vi chiedete mai se il sole onora i fiori

prima del germoglio?

 

Muta è la parola che porta alla pazienza

domani è un altro giorno e un altro inferno

da deglutire piano

così per non scarnire l'inganno che ospitate

 

Era del fiume la corsa valorosa

la ghiaia lì a servire la pendenza

incolta conficcava il fiume e il vento

dinanzi al freddo mare, ingenuo sotto l'onda

 

Il mio nome è rinuncia, dovuta noncuranza

e il pegno che ora spero è solo un dubbio

perché se fossi folle a dire di voi altri, l'omertà,

e questo puzzo antico che bendate

io loderei col grembo le vostre vene salve

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Id: 18286 Data: 24/12/2012 20:26:17

*

Paesaggi

 

 

 

lo sguardo uccide, di tanto in tanto

guarda e incolpa

il paesaggio menzognero che s'inoltra fra le ossa

come un gatto dietro  a due budella

 

sviscera a frammenti anche l'asfalto

questa luce sofferente.    

dovresti morire per offrire sorrisi,

assentare le idee,

cancellare la memoria del principio

d'ogni piccola allegria

e piantarla dentro a un vaso

traboccante di veleno

 

ché di nascosto limano fra i denti la bellezza

per scalfirla sopra e sotto,

nell'immobile pigrizia della resa

allestita per dovere

 

cosa dire delle strade e dell'orgoglio

siamo inciampi ripetuti e volontà

quasi a farci carne e sangue

mentre il fiato addenta gli anni, nonostante

 

la parola perde il vizio, stagionando insieme ai rami

 e di supplica si forma accanto al fiume

giorno e notte

annegando il cielo e la sua fede

 

 

 

 

 

 


Id: 17648 Data: 19/11/2012 13:28:43

*

Prima che i tuoi occhi

prima che i tuoi occhi guardassero il sole,

le corolle inanimate,

l'orizzonte che minaccia le passioni

 

prima che i tuoi occhi spogliassero le rose

i rovi, le sembianze dell'inverno

e il fuoco inerme  

 

prima che i tuoi occhi pesassero le lacrime

l'impensato della notte

e prima che ti fossero di parte

confortandoti di sera

 

prima che i tuoi occhi affilassero un'idea,

la premura e la bellezza,

e il pudore dell'angoscia

 

prima che i tuoi occhi si voltassero feriti

consumandoti sentenza e precisione

oltre il dubbio dell'aurora

 

è così che li vorrei, mio stupore

con le palpebre socchiuse dell'infanzia

innocenti e senza credo, con il senso per l'ignoto

 

erano doveri le nubi di quei giorni

scure meraviglie e fauci in volo

pronte a dire l'irreale

 

le stagioni t'imbrogliavano a intervalli

insegnandoti l'attesa delle foglie

e l'atroce del domani                   

 

forse ero la terra che pestavi

senza quiete né tristezza

forse ero l'assenza o la rovina

la tua ruga già affidata

 

 

 


Id: 17412 Data: 07/11/2012 01:53:43

*

Di tutte le difese

 

 

di tutte le difese non so il bene.

quando osservo l'autunno senza lodi

 avvizzisce ogni rimorso.

tutto al tutto e niente al niente

 

arrivai alla resa dei vinti, e ciò che appresi

fu l'inutilità del sole.

le ragioni dei martiri codardi

condannati dal giudizio mi divennero torpore

 

di giorno in giorno la resa offende, il nome, la voce, l'attesa,

quando il viaggio non ha strade da voltare

assidua offende, scarnendo anche il gesto più caro

per delegarlo degno dietro l'eco d'altri corpi

 

chiara è l'essenza fra le miserie

chiara e frantumata come il grano tramortito dal mulino

pronto a sfarsi in disunione

spogliandosi di sé come di Dio

 

un'allucinazione vana, sepolta,

la ragione quasi danno.

fra le ultime ubbidienze è questa terra

con i giorni da servire in lamentela

quasi fossero macerie da ammucchiare

o profeti della sorte

 

per la gloria dei vinti, sconto le opinioni e canto all'ombra

il rigetto del pensiero è la forca della lotta

e ora a tratti graffia il senno

blaterando la giustizia della colpa

 

non guarite le paure, non le unghie, né le tarme dell'orgoglio

siamo foglie da sterminio oscillando la pazienza,

siamo volti disattenti per stazioni

e miracoli mancati.

non salvate il passo per la sera

non smentite la lingua nel silenzio

e sudatevi il respiro fino a odiarlo

 


Id: 17380 Data: 05/11/2012 13:16:13

*

Precari come i pianti dei viandanti

unevidenza in trance la voce vera
Provate a contestare signori variet,
Ripetere in silenzio la domanda che non avr risposte
L dove non c terra per cogliere umilt

Io so che le colombe danno pace
Lulivo in mezzo al becco
Potrebbe replicare per chi negando il vero
Ha appeso lesistenza
Piangendo in assonanza col suo boia

credere il segreto, trovarsi nudit
Lappartenenza intera
Cos maestosamente denigrata
Da chi non ha virt dentro le ossa

Sudate, pescate la causale, signori variet,
Lorigine nascosta di tutti i nostri applausi
Per darli in pasto ai fiumi prosciugati
Precari come i pianti dei viandanti


Id: 8909 Data: 18/06/2011 18:17:07

*

Il timbro dei cipressi

 

Riposa tenerezza
Deponi la speranza dei bambini
Rinnegami obiezione fin quando pregher
Chiudendo gli occhi sveglia.
La lama fra i pensieri chiede sangue
Le vene accompagnate senza me
Non trovano pi il fiato

Impulsi controvento
Marciscono anche i prati piantando lillusione
Di stringermi compresa oltre lazzurro
E il gelo impersonato
Confronta laltro inverno
Il tempo che a spogliare scorre assolto

Mai vorrei abitare la farsa delle danze.
La morte dei valori in lamentela
Guardando invano il sole
Altrove, in disimpegno
Per non scaldarmi ancora

E voi, burattinai, salvatemi nei fili
Lassolo di una voce, devota al carnevale
Per darmi la follia, la tregua garantita
Rimedio di piet mai riflessione.
A voi burattinai, io mostro le mie spalle
Che allalba sanno il peso
Vuotandomi limpronta e lurlo che ho venduto.
Violatemi nel gesto la resa dellorgoglio
Le viscere di fianco piangeranno
Offrendovi di me, il miele scomparso.
Stimatori di chi.
Funamboli invasori nei polmoni
Lamore che vi offende d cancrena
Ragioni per morire e tarme ai polsi

Esilia la certezza, scompone la memoria
E nasce canto
Allontanando il timbro dei cipressi
Di ieri e di domani
Perennemente immobili e scontenti


 



Id: 8758 Data: 07/06/2011 19:51:52

*

La quiete

 


Compone la grazia dogni istante
Vestendosi di s
L dove la realt porosa inganna
Vezzeggiando i fiori al sole
Prima di bruciarli

Teme gli opposti
Contrarie brevit
Nevischi e fiamme insieme
Indomite incostanze
Oracoli e missioni - difficili credenze
Dilemmi e spiegazioni
   
Ci sono terre che hanno troppi sassi,
Balbetta, a volte.
E mentre inciampa, ha limpressione di sciuparli
Conscia doffrire carit
O di vantarsi eterna nominata
Premiandosi di rare tolleranze

Sogna ci che ha scenari e commozioni
Indifferenze e cure,
Lei stessa il suo paesaggio, la lacrima soppressa
Il marmo sulla fossa e il fiato sullaltare.
Possibile variante
Lincanto della creta che tutto pu ritrarre
Esclusa la ragione

Onora la discolpa nel perdono
E forse le d corpo
Cordiale come il pane fra le labbra
Che mai si pu negare n odiare in penitenza

La quiete ha vene agiate
Bandiere da applaudire e tralasciare
Lamenti e fratellanze
Da consacrare singola omert
 
Depone gli occhi. Muore pazienza.
Sosta intermediaria di nessuno
Scusando anche la morte
Mentre il fumo dei camini imbastisce i tetti
Per le ossa della sera

 

 

   

 



Id: 8648 Data: 29/05/2011 19:01:01

*

Mia nausea la speranza

 

il verso dellessenza che frantuma
Questo andare fanciullo che scongiura le guerre
E tutte le risorse a strazio appena umane
Direzionate allombra, dove le maniere ignorano i lamenti.
Siamo prove assenti, manna regalata ai porci
in fila come lumini sopra ossari scordati
Aspiriamo a illuminare luniverso
Traboccando dutile bont

Morire di stenti, ecco il mio rosario.
Franare a picco lungo le pianure
Infangate dal nodo della tolleranza
Per cominciare a urlare sciogliendo la ragione.
Vorrei ricordare il sangue come una lama
Un rantolo che a sfare d veleno
Per annunciarmi viva in una fossa
Derisa dalla fede che agonizza
Mia nausea la speranza

Svegliatemi defunta, sempre,
Stracolma di perdoni intorno al collo
E fiera, tangibile e invadente, devota a un sogno folle.
Non nascer mai pi.
Inchioder le suole che ho graffiato
Vagando senza torti fra le forche
E negher il mio passo incerto ai bivi
 
Questo dire fanciullo, viene meno al paesaggio
Scorre vene lontane 
Rovesciando la voce, e limpero dei gesti.
Un crisantemo, almeno, labile accoglienza,
Lordine cordiale delle cose.
Cimeli sotto gli occhi, impegni tramontati e mani vuote
Grondanti dideali

 


Id: 8535 Data: 20/05/2011 00:10:28

*

La fatica

 

C per ognuno un rovo da impugnare
Un'esile fortezza e un pianto in fasce
Da rendere ai domani.
Altro non la gloria che ci avvolge
Per perdere la resa del destino
Dove gli uccelli tornano invecchiati

Cos un confine
Il limite che a volte rigettiamo
E gi annidato in gola
Respira la realt
Un sogno o un ideale
Un dire che a scandirsi sgorga vero
Sincero come il latte dogni madre

Cruda fatica, miniera confortante
Accerta le tue carni e pregale ferite
Sapore oscuro, il tuo, del trionfo
Scalata che temiamo
Perch di noi reggiamo solo il nome
E il credo calpestato.
 
C per ognuno un rovo da impugnare
Sguainando la pazienza fermo artiglio
E siamo a tratti la voce che osa il gesto
Sfamandoci i pensieri come figli
Da non svezzare mai


 



Id: 8500 Data: 16/05/2011 20:20:13

*

Ruscello e aridit

 


A voi, sopraffattori danime
Lei deve il giovamento di un attimo mai stato
Le mani confinate e le mancanze
Continue come nubi a piccole scadenze

Agnese occhi socchiusi, dai modi ereditari
Dov la tua coscienza, listinto che deborda
E sempre non conduce in fondo alla piet
Per dirti che potresti liberare le braccia dietro al vento

Agnese gesto fermo, indefinita pace
Scandisci ogni tuo nome, le maschere non sanno
E a calco - dura argilla - non piangono per te
Che temi linterezza, le viscere sul letto
E gli avi come forca  

Agnese che non mordi, azzanna la bont
Ripudiala domani, smagrendo sotto il sole
La tua comparsa arresa, lontana dal respiro
Spontaneo quanto larte

A voi, soprafattori danime, lei deve la perfidia
La sete e lira in gabbia
Sopite fra le labbra, nei pomeriggi in cui tutto dipende
Persino limbrunire appeso al volto

Agnese grano e biada, padrona in sudditanza
Dimentica gli eletti, le statue convenienti
La gola dei presunti e tutte le virt
Ferite in pasto a chi non  cura lorizzonte
E a priori perde il vizio desistere domani

A voi, soprafattori danime
Lei deve lattenzione precisa e indelicata.
In quale ricorrenza sarete possessori del suo tesoro incolto
Se chiuder la vena che calda lo contempla

Agnese conseguenza, ruscello e aridit
Concediti lorgoglio scontento di pagare
Poi sfida la tempesta armandoti le spalle
La vita non mai pena fedele
N cenere per sempre


 



Id: 8342 Data: 03/05/2011 20:31:51

*

Del respiro

Offrimi la fiducia di spine per credere al dolore

Colpiscimi il passo perch con questo riveler la strada

E non confortarmi se cadr dispersa

Sar il pianto ad abbracciare la speranza

 

Mio il peso del respiro

Di questa morte muta da fenice

Smaniosa solo dessere

Nullaltro che radice esente al fusto

 

E se allombra ti diranno che ho fallito

Non scordare lintenzione

Trascinala spiraglio, gloria antica

Come un impegno, un paragone

O unimpronta di coraggio

 

Mio il peso del respiro

Del fiume in ribellione secco a valle

Del rantolo che spento irradia il cielo

Spremendomi per me, solo per me,

A festa generosa croce

Mai destino

 

   



Id: 8275 Data: 29/04/2011 00:47:19

*

Lintenzione che ora fiume

 


Immergiti al centro della noia
E l sar diamante
Scolpito per miracolo un momento
Prezioso a confrontare
La sabbia coraggiosa dellestate
*
Ho fede per morire dennesime battaglie;
A volte le sento come alghe, quasi vive
Scontente pi di me che a rese mi conduco
Viaggiando in avaria.
E allora aspetto il tifo, luragano, la malattia immortale,
Lo schiaffo del cemento che mi seppellir
*
Respiro ma non spero di cancellare lorrido del mondo
Che stringi forte al cuore sognando il firmamento.
Applausi e cari inchini per semi libert
Gi solcano le nubi in adesione
Di grazia al tuo messia prima damarti
*
Dov il mio triste applauso
La loggia dei ladroni posa in fila
Godendone per me. Che muoia almeno vana
Dimenticata sete in ogni fonte
Schivando labbra e graffi doccasione

***

Hai svegliato lincoscienza
Hai abbozzato lincoerenza come dono
E adesso sono.
Sento il seme comprensivo che germoglia.
La pazienza. 
La gettata delle stelle guanto al cielo
E tuo il valore, laratura del pensiero.
Lacqua densa di parole
Gronda e leviga nel senso lintenzione che ora fiume
Generoso.
Verit contro la morte  
 


 



Id: 8206 Data: 24/04/2011 03:43:31

*

Per ceneri lodate ai gesti da amputare

Verr la fine e il sole geler
Pagandoci le spalle in preda alla stanchezza
In questa valle dinstabile piet
Dove la quiete decade fra le stelle
Fingendosi infinita

Ecco la morte
Il nulla e le sue assenze
Il riposo costretto a meditare
A distanziare il vanto dei capelli
Ragioni di tormento vanit

Poveri corpi, tramonti dillusione
Quando marciremo sbiancandoci le labbra
Se i fiori torneranno
Legando a rotazione
Passato e riverenze

Ecco la morte, naufragio e balia oscura,
Culla stabilita in processione
Dal nascere dei tempi  
In gloria agli avvoltoi per legge di bont

Causa agli impegni per non mancare mai
Spine allattesa, la fede come guida
E i passi senza strade
Per ceneri lodate ai gesti da amputare

Ecco la morte, il petalo scortese,
Lo scialle addosso al nome e limpazienza
Di chi pestando lerba
Ne incarna le ferite al sangue infermo

 

 

 

 

 

 


 



Id: 8175 Data: 21/04/2011 06:51:35

*

Benda ai rovi

 

sento il peso del giullare quando inciampo
lavarizia del sorriso mi sospende
e mi dono benda ai rovi
al respiro circostanza 
da scordare senza porte di rientro

riso e buio oltre lazzurro
io giullare in seno allombra
lame e gesti sul banchetto della vita
per non fingere il volere delle pose  
carit dentro le ossa

i miei umori tumorali sanno il retro della gioia
mascherina gi nel pozzo, beffo lanima temprata
e rimpiango lincoscienza zoppicante
lerba pesta e i fiori a pezzi sconsolati  
che a difesa sotto gli anni
sempre smentivano la primavera
   
  
 
 

 
   

 

 



Id: 8158 Data: 20/04/2011 00:38:19

*

Morire gente


rifiuto lumilt davanti alla mia tomba
rifiuto la rinuncia perch non so morire
e il tempo adesso sete da scavare

urlate se volete,
ferite levidenza dei giorni andati a male
schiaritevi la voce dimenticando lalba
e usate le preghiere per non spogliarvi mai
dingenua umanit

come acino ai tralci
come seme alla terra, come foglia dinverno
io colgo quel perdono che non sapete dare
sentendomi frattura dassente redenzione

morire sempre, morire perla, morire gente,
chi sono non concorda, perch non ero io
la trave sopra il tetto che dubbia mi fissava
mentre le pianure morivano per me
di fango e anche di pioggia, con frane temporali

altro non so, piantandomi le labbra
tremanti come lombra
ovunque uguali a me
in un terreno acerbo sudato dal destino

immensa carit lode al risveglio
amato mio giudizio lode al dissenso
dov il mio sangue folle
sbiancato in sacrificio

io incarno la mia grazia e non imploro cuori
per darmi limportanza
n fuggo al mio massacro che in voi muore condanna
murandomi di latte e daltre onnipresenze

eppure un solco resta, a odiare la speranza
un battito deriso nella nebbia
e qualche ostinazione arresa in gola
sfidando la pazienza

 



Id: 8142 Data: 18/04/2011 14:02:17

*

Mi volto di spalle


A tratti svanisco, mi volto di spalle
E scordo la terra
Lo scialle di lana di troppe preghiere
Dettate dal vento di chi sa soffrire.
Svanisco impietrita, guardando le stelle
E sogno che forse la gente qualcosa
Un verbo sincero da farci una strada
Appena un paesaggio
Per correre ancora.
Svanisco opportuna di fronte ai malanni
Tradisco nel fango lumana natura
Che a valle raccoglie
Speranze e interessi duguale missione.
Svanisco imperante, non alzo le voci
Ma canto il silenzio
E rido di tutto, persino dei cani.
Svanisco damore con mani tenaci
E a viverti credo che tutto dia bene
Il fiato dimesso
Di fiere battaglie protese al dolore
Per non somigliare alla gente che fugge
E che muore
Lasciando che il tempo sia solo un destino

Dedicata a M.P.



Id: 7974 Data: 07/04/2011 02:25:14

*

Rosaio e tentazione

 


Tu contraddici il fiato
Lo schivi come lombra schiva il sole
E al graffio tuo io sento confermare
La sete che provai
Nascendo carit per queste ossa

La vita avr destino finch sapr morire
Curandomi le costole mai stanche
Di favole in delirio
Perch non smetter di crederti parola
Cogliendoti rosaio e tentazione
 
Diluvia la coscienza
Annega la memoria di colpe denudate
E allora innaffio il tempo stordendomi di me
Vangando le rovine di ieri e di domani

Che dire dellistante se eterna la certezza
Stravolta e mai perduta
Origine di noi spoglie intrecciate
Per ammansire altrove
La sabbia intorno ai fianchi

A te che doni e inventi la mia consolazione
Io vanto verit e niente comparse
Perch non so cantare voltandomi le spalle
E con gli specchi ho infranto le mie lodi



Id: 7960 Data: 05/04/2011 23:25:02

*

La sera arriva silenziosa

 

E dico che la sera arriva silenziosa
I sassi nelle vene cominciano a scolpire
Il verbo del passato
Posandolo fra resti e volont

E dico che i miraggi sono nei deserti.
Potrei seccare a venerarli fieno.
Assetarmi allinfinito
Per un patto simile alla gioia
Che possa definire
Qualcosa dopportuno,
Affabile piet, per noi
Che a volte inceneriamo
Sfidando la speranza ogni mattina

E dico che basta la nebbia a fare la follia,
Ragioni uguali al pane,
Campi di preghiere inesaudite
Dove sbocciano le spine
Ingentilite al vento l dove piega un po
Soffiando gettate devenienza

Credo al destino, fatica e delizia;
Al fuoco spento e al freddo della morte
Adesso, appena specchio, voltandomi compresa
Mia lombra imprigionata
E tutto il resto attesa,
Miniere di cadute e poi bastoni
Ch il passo a malapena si conquista
Trainando lesperienza

Cos questo sole a comparsa che mi tormenta addosso
Fingendosi splendore esagerato;
un ladro dequilibri e di bont
Mentre sveniamo il tempo
Nel fondo del bicchiere
Bevendo frattaglie in armonia

Avr lividi e rughe, domani
Giudizi come grano da trebbiare
La posa innaturale del dolore
E forse amer il cielo
Murandolo a met  
 
  
 

Marina Minet



Id: 7674 Data: 17/03/2011 11:42:09

*

Bendando lo stupore

 

Nutriva devidenze linfanzia che mai fu
Il cielo troppo in alto marciva lontananze
Bendando un po ogni giorno
Lo stupore

La sintesi del corpo
Scriveva la fatica per orgoglio
Svegliando a notte fonda
La strage del pensiero

Ristretto era il giudizio
Vendemmia dentro al cuore
Fra torti e fantasie
Sul quadro della morte
Linganno incorniciava

Lodava la speranza
Il vuoto pi sperduto
Povere le stelle
E i giorni da riempire

Missione lesistenza
Divenne ponte al bivio
Cercando di curare
I limiti del bene

Mia terra che non sai
Offrendo lutti ai rami
Perdona questa foglia che non pu pi oscillare
N sa seccare invano.
Cancella le sembianze che ruppero la luce,
Riportale al divino
Come se le costole non fossero mai state.
Denuda la parola
Il luccichio del tempo e il suo massacro
Di cenere e sudore



Id: 7604 Data: 12/03/2011 06:19:16

*

Primavera

 

Aspetto il mio fal.

Frontiera di parole, ho scelto falci a schiera

Nascendo tolleranza per scarse carit

 

Le ali del coraggio conquistano miserie

Oppure infermit da tesserci salvezze

Piovigginando fango e sale addosso

Quando lesempio eletto frana spoglio

 

Corono verit. Il giglio mi sovrasta.

Le rughe del maltempo raffreddano compiute

E mentre ci ragiono le vedo naturali

Piangendo i fiori miei

A sfarmi gi immortale

Ferita come culla

 

Lasciatemi le braccia per lultima fatica

Da stringere piet.

I fianchi per voltare le doglie senza volto

Cos che poi svanisca, figura da marcire.

Strappatemi il pensiero per non odiare il cielo

Sapr pregare al buio la fede dellessenza

Coprendola dimora.

Spolpatemi ludito, cucitelo donore

Lipocrisia non sfami n asseti questa voce

Silenzio calpestato.

Svegliatemi lo sguardo per adorarmi adesso

Le ossa che ho sbiancato

 

E tu che sei fermento sollevi adorazioni

Curando la movenza delle stelle

Fin dove linfinito.

Funambola accecata - seguo il volo

E so che morir, e morir fiorita

Cadendo foglia viva al tuo respiro

Mio ramo primordiale

 

 



Id: 7263 Data: 18/02/2011 02:01:53

*

Domani oppure sempre

 

Lattesa un morbo in fasce.
Un gesto immobile ancora da iniziare
Girovagando il niente e le sue mura
Lontane dal tuo fiato

Sono un piedistallo in volo;
Laltezza sopra il cielo arriva solo a te
Scegliendo la prudenza
L dove lasci impronte

Le doglie del passato non sanno pi di me
E il vivere sopprime lincedere del vento
Soffiando la realt
Di secoli smarriti

La mia follia ti premia
Aiuta appena in tempo perch nel tuo via vai
lei la fuga salda
Linstabile preghiera fuggita dai rosari

Curami le mani
La notte le ha graffiate
Stanziandole incisione damara penitenza

Mai pi risvegli in festa
Domani oppure sempre
Sapr che puoi ferire
Ed io non sar pi n cenere n vita
N linea dombratura spegnendomi trafitta

Se fossi una pianura insulterei la pioggia
Il fango a soffocarmi potrebbe dirti meglio
La piaga che difendo.
E allora capirai
I fiumi dimpazienza che freno a denti stretti

Ho giorni da sudare
Al buio a raffreddarsi avanzano sconfitti
Salvando la speranza allorizzonte

 

 

 



Id: 6848 Data: 23/01/2011 17:35:55

*

Con lamore sulle spalle

 


Ho perduto la mia et.
Ho sepolto gli anni in cui
Non stringevo nebbia e sole
Tentennando la scadenza dei lumini

Non difendo le illusioni, scaccio il trono,
La vilt delle trib che seccava le mie scarpe
E ho capito che la strada pi lontana dentro me

Io cammino celebrando loperato dellinsieme,
Tiro avanti il passo fresco e non piango corvi addosso.
Ora e pi.

il candore a farmi spola
Rischiarando limportanza
La bellezza che ha dipinto proprio dove muore Dio

Com acerba questa notte
Quasi seta nel pensiero - lo ritrovo sangue e vene
Sussurrando a chi per me il domani del risveglio

Dammi lantro. Limpressione del viandante.
La casuale delle stelle al tuo riflesso
Come porta volta alleden

Io chi sono, verit,
 Pelle tesa al cielo cavo
Accogliente quando piove o corre vento
La tempesta mi riposa
E barcollo, derubata, con lamore sulle spalle



Id: 6781 Data: 21/01/2011 02:39:20

*

Ovunque, quasi un dove

 

Regione del mio credo, amore pi che posso, accento che a inventarti neppure in anteprima; la storia delle ossa il buio che ho perduto, scoprendo la tua sete su di me. Avrei voluto dirlo che benedivo il cielo, in quellistante appena fotogramma, intatto come ieri, ancora io lo vedo.

 


Sono di te la veglia sul guanciale,
lattesa che stenta a dominare
la culla del bel tempo
paragonato a maggio.

Il mio vento trafitto dal mare,
osservalo dallalto,
le onde confrontano il sale con il pianto
e mai alla terra li vogliono lasciare.

Svegliami pazienza
come preludio dabbraccio lontano;
la schiena forte
e in braccio mi sei scoglio
sentiero e breccia
di nuda leggerezza.

Pace e scompiglio
le nubi a picco e il sole in ascensione
quasi a slegare la peste dei nodi
fortificati indietro nellassenza.

Chiedo in pegno il tuo sorriso in me
per farne canto ch gi lo sento dire
dove risposta la voce tua sar.

Regno al tuo fiato, gergo al mio cuore,
fiumi nei sogni in tutte le stagioni
come divario di buona lentezza
mai fine o timore
fin quando le cause avranno vestizione

Noi rovi e fiori
luci e penombre
strette formali ai corpi da insabbiare
ovunque, quasi un dove

 



Id: 6770 Data: 20/01/2011 07:59:40

*

Del vivere mai nati

 

Del vivere mai nati


In posizione pura rivolta alle parole
Cerco la sete immane per capire
Ci che germoglia la speranza
Delusa a spicchi infanti dal fastidio
Dipotizzarci eterni

Sar il giorno oscuro che mi dir chi sono
Lostacolo pi duro causato dallinferno.
Non brulla n feconda
Mincontrer presenza salvandomi emissione
Nel misero del niente che a origine cre

Gli orchi e le fate affidano tormenti
Ritmandoli dassenza perennemente in veglia.
Severa lintuizione, non finge per orgoglio
Tastandomi le ossa io sfioro la pazienza
E sempre la follia delle opinioni -
Nutrite in fame agli anni

Ero la corsa in piaga, limmobile fortuna,
La coincidenza alterna del coraggio
Che a illudermi sguain
Le querce necessarie come ragioni antiche.
Vivono cos le bare per simbiosi
Radici e forze in busto
Durevoli anche mute

La luce mi fu boia, poi il fiato dei serpenti,
La lama del risveglio non mentiva mai
Scoprendomi spietata preghiera per vilt
Quando le spalle piegavano dimesse
Al triste temporale di un tempo illimitato

Siamo partite attese, missioni intestardite
Per non morire mai
O forse per morire amandoci imperfetti
Con un qualcosa ignoto
Da amare in torto a Dio
Fuggendo dal respiro del vivere
Mai nati

 



Id: 6747 Data: 18/01/2011 17:33:14

*

Come torture incolte

[Fiele e pane nel vostro ricettario
Come pioggia e fango
Siete la chiesa, le brame della sera
Arando la piet per gli assassini ]

Mostra il cammino, padre
Dirupi intorno a me come sostegno
Siamo passanti ovunque
Siccit di tempra viscerale
Rovi mascherati da premure

*

[Padre doveri quando ti ha baciato
Ha mangiato il tuo dolore impastato dagli ingordi
Senza educarsi al dubbio dellignoto ]

Dimmi dov la forza iridescente
Le fatiche vacillano
Fermentano tristezze e lincertezza
Lievita apatia
Adorando linvisibile carezza

*

[Ricordale i malanni degli amici e lodio
Dei nemici
Per sentirli a istante netto scusa di preghiera
Dilettando la pazienza a ore]

Dimmi perch, padre
Io ieri come oggi
Vagando a grembo nudo
Converto confusa questa preghiera in pianto

*

[Innestale la croce dentro il cuore
 Il ramo donato eternit
Non farla partire prima del ritorno
Gli ulivi oscillano dal basso lillusione]

Seguo gli alfieri, a volte
La linea diagonale degli scaltri
Eppure non apprendo
Le ossa affamano la fossa
Fuggendo cento volte la realt
Delle fratture antiche

*

[Soppesa chiodi ora,
Cerca gli artigli e i denti che non ha mai limato
Gridando al cielo che ha perso la costanza
Strappando feste sante al calendario]

Non Dirmi altro, padre
Respiro la paura del vento che mi scuote
Ormai mi vedo a schegge
Scaraventata impura
Dove le parole pi mi guariranno

*

[Rotoler la testa dentro il cesto della penitenza
Perdonando al capezzale
La vostra indennit.
La resa limprovvisa
Riguarda la sua pena
E a tratti la ferita ha troppi nomi]

Dammi la fine, padre. Laltro destino
Sono digiuna e la distanza tua
Prego il coraggio e il corpo 
Finiti in nostalgia per crudelt

 

[Siamo fratelli e cani
Ruggiti e belati duguale carit
Come torture incolte]


 



Id: 6710 Data: 16/01/2011 07:03:41

*

Simbiosi di corpi e parole

Sul letto che abitiamo affido a te il respiro
finch sar promessa dinfinito
vestendo la lealt

Tu viaggio e sete in me
ignora la mia voce quand piaga
e innaffiami di sole
come se allistante
potesse illuminare la lingua a raccontarti

Dov laurora che spaventava il cielo;
la cassa promessa al mio costato
per invecchiare invano una preghiera.
La nebbia mi svanita
e culla la tua brina veglia e quiete
sfoltendo linvernata

Denudami bont fino a sfiorirmi
strappandomi la terra sotto il passo
per inventare un volo senza patria

Cademmo allistante, noi fuoco e pensiero
lo sguardo e poi il tatto
simbiosi di corpi e parole




Id: 6516 Data: 02/01/2011 00:56:26

*

Quasi a dire la stagione che non muore



C un privato cui badare
La pellicola dei modi non perdona stonature
N trionfi
Da stanare senza guerre

Confinato, il paradiso,
Miete e cura la decenza
E noi invano ci crediamo
Sopportandoci listinto
Come fosse una condanna

Pi non fingo
Le mie mani come prova
Stringeranno verit
Sotto il grano o sulla neve
Quasi a dire la stagione che non muore

Perch il vero avr germogli
Gioie o chiodi
Anche il sogno
Dove appeso simmedesima di tutti

Mi rivedo, qualche volta
Croce ingenua
Sanguinare sopra un filo di speranza
E ora so che non bastava

E non serve questa tempra
Quando i passi sanno il fango
Aspettando lideale di un momento
O di poche vite avanti

Chi a soffrire, chi a ferire,
Dove sono le mie spalle e il mio respiro
Quando scopro di morire
O di nominarmi assente

Mi risorge lemozione
Forse questo che conforta
E perde orgoglio
Seminandomi il pensiero nel silenzio

Io matura
Lesenzione e la colonna
La rivolta da sfoltire
Con la maschera in rovina e poche date




Id: 6449 Data: 25/12/2010 20:29:07

*

Mezzo canto alla morte




Non sperarmi cos, carne di spalle
Cancellami la fine e inchiodami un sollievo
Un alito di tempra che possa dominarmi
Finch sapr parole

Io ti ho sfamato ieri
Marcivi ogni cammino
Pregandolo d'inciampi per la tua gola a fossa
In vena di silenzi e di rosari

Non mostrarmi cos, la colpa di restare
Contieniti pretesa e boia a istanti
La tua natura ladra e sposa lamentele
L dove pi sar

Acceca questa falce
Eclissala disfatta verso il cielo
Per non morirmi in grembo mezzo canto
Col sole tra le labbra

Vorrei pazienze ad arte, frontiere per partire
Il limite del timbro che gridai
Schiudendomi le mani fra le ragioni in fiore

Quando ho deluso il sangue?
La lotta rotolata in mezzo al seno
Con le radici fredde per la verit
Dove ogni madre niente senza padre

Non ombrarmi la conta degli abbracci
Il tempo ha pi riposi oltre linferno
La pelle e il sogno in corpo che verranno
Sapranno indebitarmi cento vite











Id: 6308 Data: 12/12/2010 01:11:21

*

Della mia terra

Della mia terra scaldo il ventre
La valle corposa nellinsieme
Di conche in gloria ai fiumi -
Versati in parallelo

Divoro la mia terra e il sangue non compare
Quando a slittarci curo
Le pieghe dei tormenti
Vedendo in dispersione
Il suo dolore

La terra che sospiro adora in me
Le stanze in gestazione del pensiero
Sepolto sotto i denti
Per non sciuparmi il timbro allingiustizia









Id: 6123 Data: 24/11/2010 01:43:54

*

Sono di me stessa



Sono di me stessa lanima esteriore
E mi amo intensa
Come se mi fossi sposa
Oppure ossa e amabile carcassa.
E lindole mi pane
Fame e ruvido languore

Sono di me stessa lindice del tempo.
Il gesto attuato e quello che distanzio
Citandomi intervallo
E pausa alterna
Come se mi fossi vita
O sangue caldo in vena

Sono di me stessa la volont precisa
E il polso che contempla.
Lo sguardo inflitto tomba agli avvoltoi
E il cuore mio lo adoro
Ferendolo scandendo al patimento
Come se mi fossi amante
E Babilonia sposa

Sono di me stessa il boia e la sentenza.
La presa stretta e quella che lasciai.
La voglia rivelata schiva e irriverente
E ancora del respiro la trazione
Mi cerco anche dormendo
Come se mi fossi madre senza amore

Sono di me stessa la difesa
E pronti ho i denti alfieri
Crudeli ai limiti dei cieli
E per frenare lira io mi prego
E chiedo agli incisivi la pazienza
Come se mi fossi miele
Cariandoli carezza


Sono di me stessa il nome.
La voce e il grido dirompente
E ascolto mi venero in silenzio
Come se mi fossi figlia
E bibbia alla genesi dei venti
Liberati a echeggiare

11/7/08


Id: 6122 Data: 24/11/2010 00:08:45

*

La morte e il rimpianto


Sono morta ieri mentre coglievo le mie rose, e ora,
al tuo cospetto - cara morte
devo dire di me,
dellultimo pensiero che la tua falce amput senza piet.
Mi hai rubato il fiato ieri e gi invoco il respiro,
distesa fra terra e cielo a dividermi da un amore che ricordo.
Plasmami una vita,
offrimi la fluidit del sangue dei guerrieri.
Dammi uno spazio leggero
senza termini in vista daridit temprate.
Non posso abbandonare il suo volto,
gli zigomi allombra delle ciglia - lodate fra le dita.
Non razziarmi le labbra n gli occhi
perch in questi ho tremato indifesa
quando il mio amore diceva chi ero affidandomi al fuoco dei venti.
Ricambiai il sorriso
con il coraggio e la paura di fianco
perch minsegn limportanza dellessere
e lipotesi orrenda dei vermi che ti completano.
Non fu mia madre a partorirmi
n la sete di mille fortune,
fu quel sorriso a concepirmi e a tramutarmi lacrima
per la paura daverlo lontano, nell'animo di un mantello straniero.
Sono morta ieri e ancora i denti battono dal freddo
nella pianura estesa fino allorizzonte consumato.
Vorrei ricompormi,
profumare la traccia dei suoi passi,
volare a ridosso del tempo per rimpatriare gioia e dolore,
con il cuore avvolto di seta e una rosa in mano.
il mio pensiero,
lultimo di ieri, avvolto dincertezza e nubi,
quando ancora non sapevo di odiarti
e la speranza sfiorava il tuo nome in capo alla tormenta
che ora vorrei.
E vorrei la luce che innalza laurora,
anche se la notte la uccide senza capirne il senso.
Morte infeconda,
fa che il mio nome
fiorisca pronunciato da tutte le stagioni
prima che il riposo disperda linfinito della grazia che baciai.
Rester intatta deridendo lerba e il suo bruciare
e pregher la pioggia senza tregue
per ararmi il cuore
annegando la vilt che mi condusse a te.

Id: 6025 Data: 16/11/2010 01:24:24

*

Senza rallentarmi un solo passo




Ho un coraggio dirompente
Che mi far sanguinare fino alla fine dei giorni
Senza rallentarmi un solo passo.
La paura transitoria
E il pianto di striscio la offende
Sciogliendola dolore

Cara modestia, sostieni la farsa
Diventa durezza ma non colpirmi
Dove vanno a morire i silenzi.
Perdona lorgoglio, listinto come tregua,
Lassenza di un sorriso perpetuo
Mentre la morte minonda
Sorella in carit

Rinascere quercia, forse,
Smistare foglie come niente
Per darle in pasto al vento
Prima dellautunno disumano

Eccomi giudizio.
Istante dabbandono come pace
In un rotolare deriso
Dal cielo tutto croci

Da un cielo che di pioggia versa il fango
Delle promesse infrante


Id: 5916 Data: 08/11/2010 01:14:09

*

.Nel tempo da eternare

La notte ha il suo daffare sfamandosi di noi
con le sue stelle sveglie, sopra il letto
magnifica i tuoi fianchi
peccati da spronare

Tu pioggia incisa addosso
anneghi ogni ricordo
servendolo risolto senza dubbio.
Distruggimi per te,
socchiudimi le palpebre al tuo passo
e chiudi buio il sole.
Ch niente dopo te, sapr chi sono stata
e il pane che ho succhiato fra le labbra

Noi siamo lintenzione,
il desiderio sempre e il giorno dopo ancora.
Osservami le mani,
la fonte che ora immergo e sincammina
bagnandoti speranza
nel tempo da eternare


Id: 5764 Data: 27/10/2010 23:59:32

*

Fiato in meno

A volte la fatica ha fiato in meno
Costringe alle rinunce e non rincuora;
Vi rimaniamo appesi, contrari alle sconfitte
E il sangue muore appena
Lasciandoci le vene come tombe.
Eppure il cuore batte
Continuo,
Testardo nel temere lorizzonte



Id: 5721 Data: 24/10/2010 16:03:42

*

Omicidio di un lamento



Mi sono amata un istante.
Ho capito le ossa che sorreggo e approvato lurgenza di redimerle.
Dovrei ucciderti lamento.
Tralasciare la logica castrante.
Debellarti da questo corpo incredulo alla gioia
e continuare la strada che mindicher il respiro.
Ora basterebbe il coraggio, unaltezza spezzata da un volo,
ma non so volare, e poi,
non mi piacer girovagare incenerita
senza neppure la consapevolezza desserci stata
e di aver provato a ingrandire linfinito.
Riuscir a seccare il nervo che ti lega a me e sar la cancrena a subirti,
dentro una croce smessa e un letargo assennato dal tempo.
Chi ti ha allevato? Chi ha limato gli artigli che impugni?
Abbracciavo tregue, ieri,
ne ascoltavo lesordio e gi ne zittivo linoltro:
pensavo alle colombe e alle troppe probabilit che le rendono mortali.
che dincertezza si muore, i passi tentennano sullorlo dei burroni,
si precipita dentro il silenzio e le angosce non sono mai abbastanza.
Digiuno leggerezza, ecco,
come se dovessi incontrare Dio, ogni sera,
e ogni notte osservo la luna nostalgica e sembra quasi dappartenerle
per tutte le stelle che assolve.
Linnocenza dellacqua ravviva gli scogli e li consuma,
- con il sole a ponente -
ignara del suo danno.


Id: 5471 Data: 02/10/2010 15:10:20

*

Alberi

prosegue lanima di sera a camminare
cercando la pazienza del maltempo
finch la rosa indosser il suo rovo
e il fiato rester terra straniera

ho storie spese ai fianchi, ragioni come semi
piantate dentro e voci
di trame e santi ruzzolati a turno

e poi, pi il niente, lontane cecit,
ma il sole preso culla
resta altrove
beffando le mie ossa
e il timbro che ora splende ha nome in me

due alberi divisi a delirare
il canto dellunione
confrontano per me ci che non so
per impastarsi al vento

sovrano il giglio sullalbero che scelgo
per vivere il lamento alle radici
strappandolo fra i denti

il rosso accanto, resiste senza rami
e il fusto che lo frena ha nodi incisi
legando volont senza demenze

linverno da lodare si ciber di me
sbocciando foglie e fiori
per riportarli intatti a rotazione
schivando le stagioni

attorno pi non sono le fortezze
padrone il cuore mio sopra la gola
carminio remissivo sullaltare
di un Dio senza colori

prego il tempo, le chiavi e il passo
di tutte le frontiere
che in grazia passer
lasciandoti la mano, a istanti, quanti istanti
per amarla



Id: 5261 Data: 11/09/2010 03:16:05

*

Laltro timbro

stato laltro timbro
A darmi limpressione di vivere esistente.
Lapprodo del sentire dentro al cuore
Nel sempre di un respiro
Che mai avevo amato

La gioia il resoconto,
La pena linvenzione del meno che comprendo.
Miniere di parole
Scavate come gemme
Per vincere il silenzio
Ascolto da patire

stato il primo bacio a darmi lintuizione
Del sangue nelle vene,
Il battito scordato sul tramonto
Di un giorno tutto luce
Nascosto oltre gli ormeggi
Per ingannare il mare

Sollievo,le carni amalgamate
E le ossa da indossare
Sorreggono i domani
Sbandando come vele
madri al vento

Lame perse quiete fra le labbra
Confermano davvero
Che il corpo non stasi
N cura da ignorare




Id: 5129 Data: 22/08/2010 19:44:09

*

La voce come larte



Pesate questo cuore
Limperfezione antica che combatte
Stringendo il sentimento;
Pesate la fiamma per guidarlo
Simmetrico e verbale
Al dire sottinteso dellamore
*
Diramazioni, sentieri impolverati,
Silenzi in verit come conchiglie
Eterne morte al mare
E londa addosso
Il senso di vertigine sincera
Per confermare il tempo:
Le fragili obiezioni
*
La pace uccide a sera,
Perfetta, addormentata,
Stanchezza senza nome
E incline al niente mai rotoler
Neppure batticuore
Fermato al sangue assente
*
Potessi riposare, la vivrei
Sognando le tenebre leggere
Dove la luce a lama scorda gli occhi
Prima di spezzarli sullaltare
*
Pesate questo cuore
Legato scorre a fiume e apprende istanti
Pensieri e poi respiri
La luna da scavare
Mentre la sete nuda veste vita
*
Sar terra cordiale o semina dispersa
Violando primavere a farne frutti
Finch disseter
Lodando soddisfatto
Il palmo della mano
*
Pesate questo cuore,
Lalbore briller
Vagando le mie strade
E il vizio del ventre in alto mare
Arreso al suo profumo
Sincanter sfinito
*
Con larco schegger
Lattesa e la sua fretta
Per dare unirruzione
La spina eletta carne
Al fremito del vento
*
Pesate questo cuore
Il prato delle ceneri fiorite
Cos, senza intenzioni
N ruote stagionali da contare
*
Le notti vivranno lievitate
Alzando le promesse
E lasceranno impronte
Nel tempo che dir
La voce come larte

(alias Marina Minet)

10/04/2010

Id: 4914 Data: 24/07/2010 01:48:26

*

Ostro



Ho un dolore che sanguina vento
Su capi e frontiere flesse all'aurora del rimando.
Un volto istoriato a chiaroscuro,
Che fa le veci al sole
E un disordine che odora rotta,
Arando vele a Dio
*
E ancora il forse a scalfirmi
Che artiglia con unghie di falena
E ne divora sale all'ombra di panchine incustodite
*
Sono pioggia imprecisa
E mentre conto miglia infilo perle piane
Su fili immaginari tingendomi le mani di follia
*
Potete cogliere lacrime intarsiate su scogli
Come mitili arresi per farne maree
Dove il sempre posa sfamato
Un tratto che mai muore
Prima d'abbandonarsi sul mare
*
Luna
Parodia sbieca
Osservarti mentre inventi condanna.
Di questo cielo che ci slega
Potrei mangiarne curva
Se solo mi voltassi al tuo pallore muto.
Potrei plasmarne uscio
Scovando chiavi
Laddove barlume arretra al nome dell'amore
*
Morirai mai, luna?
Spegnerai la notte fra le tue labbra al neon
E sar scroscio nuovo.
Sar cos.
Lo sento
*
Spirerai col fiato del silenzio
E diverr tua sposa rendendoti mia culla.
Liberer corpo da aghi senza crune
E scivolando su screpolature indomite
Vestir nome freddo
*
I turbamenti sono semi d'ortica
Ho terra incolta quanto basta a renderti sovrana.
Conobbi l'amore e ne inventai carni affamate
Per poi farne digiuno.
Vegliando torpori in balia di diluvi
Ho intinto pane su labbra di mimosa
Sentendo accordi nudi
*
E non so dirne pena
Se questa mi di grazia
N so scompormi fitta
Se in questa ho divorato miele
Creandomi respiro
*
E che d'amore se ne parli ancora
Che se ne dica sangue,e vizio, e torto, e offesa.
E se di morte si dir,
Bussatemi le ossa
E puntate a bandi in mostra d'inchiostro vaneggiato
*
Che possa averne tralci
Di questo mio sfiorire su semi circolari.
Fiotto per ungerne esordio
E vampa per ravvivarne fuga.
Che sia sempre replica per poi farne principio.
E se mancarmi ne sar balzello
Rinascer selciato per svolgermi stagione
A partorirmi fiato
*
Dammi l'istante luna.
Dammi l'attimo che serve a non svanirgli.
Quanto basta a ritrarmi vera.
Il tempo di una luce fiocca scialba
Un avanzo ad infilarmi dentro
Per offrirgli mosaico di rimpianto
*
Dovrei sbocciare nel deserto come rondine
Prima d'andarmi oltre.
Dilagare l'alba del suo odore fino a farne sabbia.
Con canestri allestiti all'esodo
Trafigger il mio dire cavandone poesia
A farmi cosa viva
*
La luna spira.
Cullando a rilento cortometraggi illusi
Cola quiete su accenni insabbiati in verticale.
Dal basso, a fissarla un pierrot accecato
Sorride chino
Spegnendole confini

(alias Marina Minet)

2005


Id: 4912 Data: 23/07/2010 11:57:39

*

Chiodo e Crisma



Ho varcato le pianure del bisogno, Padre assente.
La citt lontana era la fede
E pareva un rovo da sfidare
Con i tralci indifferenti in distrazione
E il silenzio di chi offeso ti ricorda
*
Chiodo e crisma,
Scaraventa ogni preghiera che sprofonda al disincanto.
Lapprensione dei prelati un dito cieco
Con il tempo che risparmia la morale
Delle misere promesse a scambio certo
*
Cos incerto il proseguire,
Assestarsi sulle spalle la pazienza
E osservare viaggi vacui,
Pigramente introspettivi:
Pellegrini al comodato.
La volgare saziet di chi protesi si mostra -
Folla iena. Dove lagio ha le pretese
E gli ingordi non ricordano la sete
*
Padre muto,
Sfigurato dagli artigli delle colpe
Noi la terra e i trapiantati
Compassione e sangue armato
Che nel tempo colse guerre in paragone
Ma anche il pianto, di un rammarico gentile
*
Noi di chi, condanna e soluzione.
La movenza che impaurisce le maree.
La bellezza deformata con la gloria
Quando il cielo fra le nubi sputa fango
*
Noi per chi, la presa stanca
E la scatola scartata nel disprezzo
Vinta avanzo e macello di sorpresa
Simulando lo sgomento
*
Padre muto,
Riconferma la presenza voce e passo
Tollerando limperfetto, dogni credo disuguale
E cammina milite - gi a fondo - croce e illogico perdono
Dove lodio rintanato, spera serva, la piet


(alias Marina Minet)

24 gennaio 09



Id: 4910 Data: 23/07/2010 11:41:50

*

Limperfezione



limperfezione che governa il mondo.
Le paranoie fitte come arbusti
E noi di sotto con la pioggia che a inzupparci nasce fango;
E mai che veramente siamo
Increduli guardandoci le mani
*
Ripenso alla tristezza della guerra, ai corpi festosi mutilati,
Alle ossa senza terra ancora con i denti
E mi vergogno di questo mio chinare lamentoso
Di queste piaghe cerebrali senza petali in caduta
N foglie da sciupare scelte al passo
*
Ogni ragione ha un nesso nel domani
Ogni movenza il tempo, la stasi,
Persino labrasione dogni lacrima svanita
Rimpianta per sentirsi in mezzo agli altri
Prigioni senza chiavi
*
E non ha senso il freddo
Il caldo
N le stagioni al cuore che nascono bruciate
Gi prima di scaldarci
Perch nel termine lunione
Lavvento
Ogni parola che vivo allossessione
Pensando solo a un nome
*
Questo irreale fiato
Questa passione guida promessa stancamente
E mai cambiare
Calcarsi gli occhi freddi nella nebbia
Sconfitti, delusi, diversi,
Come se gli istanti fossero infiniti
E la coscienza, un morbo


(alias Marina Minet)
2008

Id: 4885 Data: 20/07/2010 20:56:57

*

Il grembo prodigioso




Il grembo prodigioso delle madri.
vento stagionato
La buona sorte che seguono di sera
Nel traffico stordito
Pensando al busto fiero
Che le pes immortali
*
Il grembo prodigioso
delta e causa eterna;
Solo in coro al freddo
Cenacolo si mostra
Scaldando nei camini mille botti
Tradito loste in pena
*
Ed tensione e miele
Il polso del comando.
Angoscia da strappare
Se antica, con lindole sintona
Tiranna incomprensione
*
Il grembo prodigioso culla di rimpatri.
Di chi esiliato riconferma il tempo
Fra ceri e marmi in prosa
Riavuti come niente fianco e seme
Stampati di sembianza
*
Visione dimpazienza
il ventre lievitato in cerchio allombra;
E colmo al sole aspira
Beandosi catena dinfinito
Assolo marginale
*
Leviga lento
Il grembo prodigioso;
Come scultore vigile e imperfetto
Scolpisce il labbro da confinare al seno
Con lanima a tribordo
Sciupata al respiro nuovo


(alias Marina Minet )

5 marzo 09



Id: 4878 Data: 20/07/2010 16:30:43

*

Premessa istintiva

Respirer linferno se Dio offrir la luce.
Recider la gola degli agnelli
E mi disseter di sangue
Finch lultima goccia sapr Cristo
E ne dir sbiancando lestrema coltellata

Accender il rancore e lodio al suo daffare,
Soffiandoli sul fegato malato
Perch la guerra veda il proprio marchio
Contandosi i feriti sullaltare
E chi madre a pregare

Sradicher gramigne e fiati morti
E senza braccia li regger a brandelli
Se il grembo della vergine e il suo seme
Germoglieranno intatti oltre quel tempo
Che ancora a ogni missione
Bastava solo il latte

alias Marina Minet

venerd, 03 luglio 2009





Id: 4855 Data: 17/07/2010 19:05:14