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Menadismo
Mentre osservavo folle ineccepibili Mosse a parata da un genio maligno, non mi sentii pi presso alla moda. Distesa e marcescente riposava, mero singulto, al vaglio degli esteti. Dogni sconfitto il fato mi fu chiaro, distillava il potere del controllo e bolsi mincitavano alla mimesi. Quando conobbi il libero volere Squadrai a mio talento quel ludibrio. Immerso nel clamore delle piene Danzavo al batter del tirso solenne. Lieve come un petalo ho cullato Le maledette note,cruccio duomini, aggiogandole al vespro decadente. Disperso il roco rantolo alla notte Di Venere il poema mi raggiunse, fagocitando masse di riverberi ove talvolta muore una cometa. Al suo barbaglio so i cieli piangenti, le lune perfide e gli arsi deserti. Ho visto sazi ventri intonare ebeti Osanna e boia perdere le scuri; voglio rubare il sogno che ho sepolto, se in fondo avvampa il vino cosa importa? Ispira viaggi in affollati abissi Dove strappare un pegno ai pi curiosi. Conosco i fasti arditi e le facezie: tramando i primi, badino a scansarli, laltre bacchetto, spremile bramoso. Cosa paventi? Oblio dei cimieri Posti a marcire nel tanfo mutevole, non vincerai quel che sorge crisalide. Ma troppo piango i pallidi tramonti E riversando fiamme in petti sterili M negata la tratta verso il vello. Seguimi , o Menade ebbra di giustizia, tinsegno larte che muore nascendo. Se dallor si consuma un tronfio capo Strappa le porpe nebridi e divampa, verace scoglio, al rorido avvenire.
Id: 3412 Data: 29/01/2010 13:36:00
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