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Raccolta di poesie di Nina Della Santa
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Hurricane


Si aggira sconvolgendo
le case dall'interno
scoperchiando pentole
scuotendo
ciò che sembrava fermo
È un caos centrato
calmo dentro
Sbaraglia ciò che cede
ciò che è saldo lo risparmia
Distruttivo o salvifico
dipende da chi osserva
se esso squarcia sradica divelle
o se quel legno fosse marcio
il suolo franato
l'albero morente
in attesa soltanto del colpo
a cui poter
cedere
Accumulare forza
non ha senso
se urta contro te stesso
Lascia che travolga
ciò che pesa
che sollevi ciò che è lieve
Che sia un vortice
una danza
Al centro
rimane quiete
nessuna perturbazione
assenza di turbamento
Ciò che sta fuori
non si sa neanche se
esista davvero

*

Un’orchestra


Vibra il cielo
anche questo pomeriggio
e bussa alla finestra
Apro e spengo
tutti i rumori
per ascoltare i giri del vento
fra le magnolie
Le foglie dei pioppi
che tremano
di là dai tetti
Per dilatare i fragori
dei tuoni che rombano
sui timpani
Quest'oggi odore di clorofilla
sale fino alle mie narici
e purifica i miei pensieri
prima che l'acqua piombi
portando via con se
quel che restava in sospeso
È la tua assenza
che un singolare silenzio
sempre manifesta
Anche oggi piove
Qualcuno ha tagliato l'erba
La scala di un trombone
fraseggia con la tempesta

*

Vento


Conosco solo termini
che non dicono niente
di preciso
per definirmi esattamente

-Caos Lento
Fragoroso Silenzio

Beffardo Borea
Fuoco Ininterrotto

Premuroso Scherno
Devastante Scirocco-

la cui pienezza
crea turbamento
la cui assenza
genera un vuoto

*

Foglie d’erba

 

Sono cresciute per confortarci

le verdi foglie dei campi

Tappeti scintillanti

docili

cambiano luce

sotto gli alterni colpi

del vento

e ci cullano

mentre curva

un arido fiume di asfalto

Fronde ombreggiate

distendono lo sguardo

Chiome festose

lo espandono verso l'alto

Gli scheletri dell'inverno

dolcemente

si ammantano

E un dolore appassisce

da quando il suolo

non è più spoglio

 

 

*

Lunaria


C'è un brivido di gelo
in questo anticiclone
Lo sento
percorrendo quel viale
da cui mi vedesti spuntare
armata
come un forestiero
Tenevo in mano
medaglie ancora acerbe
che adesso splendono
madreperlacee
tra il muro e il quadro
di quella casa
vuota di te
Ancora a caccia
delle solite cose
su quel sentiero
già polveroso e asciutto
in aprile
Lo bagno dei miei rivoli
e lo rassicuro
che l'estate
non è ancora arrivata


*

Quello che conta

 

Ciò che non so di me

è quello che mi salva

Ciò che non vedo

il mistero che mi ammanta

Dopo un mucchio di terra scavata

la volontà di non posare la vanga

confidando in una nuova scoperta

un fotogramma sulla retina

una musica in testa

un odore nella pancia

Con calma

Tutto ciò che sento

è quello che conta

 

 

*

Medioevo canavese


Mi aggiro nel buio
di questo sabato medievale
tra alte torri
avvolte dalle nebbie
che ancora si guardano
da bifore
a distanza di secoli
Tra vestigia a spina di pesce
che ancora raccolgono
ricetti ormai aperti
a rue che si aprono su ben più
di cinque lati
Strade spopolate
come se ancora ci fosse
un nemico da temere
rimanendo assediati nei solarii
o come cellule dormienti forse
Al solo scopo di sopravvivere
all'ennesimo inverno
Forse versando
fra oscuri cunicoli brulicanti
di vita
il frutto prezioso
del lavoro delle vigne

*

Forse

 

 

Questo tamburo

che batte alle orecchie

mentre arranco sui tornanti

di una vetta assolata

forse risuona anche lì

agli antipodi

o chissà dove diavolo

sei scivolato giù

accelerato in chissà quali giri

O forse è lo stesso

che ascoltavo in silenzio

in quella banale terra di mezzo

stretti

su quel divano

sul tuo petto

E quieto adesso

forse

puoi sentirlo anche tu

 

 

*

Questo corpo



Mi piace questo corpo
Anche quando si allarga
fin oltre la metà dell'alfabeto
Ad-esso lascio che si adattino
vesti
aderenti alla realtà
-ora che so vederla
calzare perfettamente
Mi piace questo corpo
Anche quando curva
malgrado la linea
dritta
su cui prova a tenersi in piedi
Provo a correggerlo
ma poi lo perdono
e lo sostengo per quello che è
Anche quando si lascia andare
alla gravità di attrazioni facili che
banalmente
piombano verso terra
e il fango da cui proviene
Cedendo
mai franando
Mi piace questo corpo

*

Cerva

È nelle pause dalla vita
che nasci
Inattese ricercate
accolte fortificate
Dalle risacche improduttive del tempo
dal silenzio
Dai vuoti fra ogni riga
che non si possono misurare
ma si dilatano al calore
dell'anima
Che si fa viva
La migliore occasione
mai colta
La panchina
allo svincolo di una svolta

*

Scoppi


È una notte di scoppi imperterriti
Di sentimenti che
finalmente
scrosciano fuori da queste mura
Illuminati
dagli squarci salvifici
di nuvole sature
Inondano il fossato
dove galleggia una zattera
che si crede alla deriva
Rinfrancano un suolo
assetato
dove attendono dormienti
semi di fiori semplici
Al punto da non temere alcuna piena
Anche travolti
anche dirottati
anche scomodati da un soffice letto
Scoppieranno di vita
ovunque
sia buio e quiete
sia tempo e nutrimento
-mentre molossi ammansiti
brontolano in lontananza
Sollevati da un raggio di sole

*

Moharebeh

 

Che un vento compassionevole

sfidando ogni legge

abbia sollevato i vostri spiriti forti

prima che ai corpi

giungesse

il dolore di fili d’erba

spezzati dalla mano

che non ne coglie la bellezza

 

*

A circa metà strada

 

Si stacca da me un pezzo di carne

e vola sulla pagina

E fa paura saperlo lì adesso

che è una striscia di carta

dove -a circa metà strada

sorgerà anche la tua sagoma 

Chissà come la vedranno

gli occhi che la sollevano

Chissà se un'ombra passerà per i cavi 

che la proiettano   

Se ribaltata sarà 

finalmente dritta

Se il mio cammino

una trama contorta

Chissà se ti riconoscerai

saltellare tra righe e fantasie

Tu che a malapena ti sposti 

al passo granitico del monolite

Chissà se sorgeranno i tigli del mio viale

I profumi caldi di ogni estate

I paesaggi di treni e aeroplani

Le onde che imperterrite 

spumeggiano di bianco

spigoli aguzzi di ostinato basalto

Sospinte da un unico vento

che bagna che agita

che sporca sempre il quadro

 

*

Pelle



Che strana protezione
quella che si lascia
attraversare
da una lama
o un fremito
Che ti da forma
ti separa dal caos
ma ti reclude
ti stravolge
Che non si bagna
ma assorbe tutto
Che per difenderti
cambia colore
ma in un baleno
sbianca
Che ti rende nudo
con qualsiasi vestito
che isola cavi e giunzioni
ma lascia scoperti nervi
al soffio di un brivido
Che mette davvero in contatto
Che fiera si espone al freddo
e languida cede al caldo


*

Fine del mondo


Mi coglieranno alla sprovvista
le trombe dei sette angeli
forse le intuirò dai balconi
dalle bocche spalancate
di visi rivolti
alla luce di un tramonto
senza speranza
Dai cavalli planati
ad abbeverarsi
a conche rovesciate
parabole disorientate
dalle ultime rivelazioni
sulla piú immane e
patetica farsa
Mentre cammino intatta
fra stelle che bruciano
alle mie spalle
con la testa per aria
volume e cuffiette accese
fra tuoni che rombano
immersa nel silenzio
di melodie favolose
Sublimare nel turchese
mentre la catastrofe divampa

*

Invertebrato

 

Arduo tenersi in piedi

quando ogni esagono della superficie

riversa all'esterno umori scivolosi

Il portamento costretto

ad un assetto pieghevole

sebbene bipede

Fluidi melliflui come le intenzioni

di chi non può reggere nessuna posizione

Si spiega il perché di tanta insofferenza

sebbene la mandibola sorrida

sardonica

nient'affatto esente

dallo strenuo tentativo di armonia

di spina dorsale e muscoli non autonomi

Mai passibili di distensione

quando non irrimediabilmente deformati

da infinite combinazioni

alla ricerca di un effimero baricentro

Proietta un'orma viscida

l'invertebrato

che si aggira tra individui eretti

Appiccicosa quando asciuga

cattura talvolta esserini

attratti come mosche

dallo scintillìo di trame

di bava

Se solo accettasse di strisciare per terra

non ne andrebbe sprecato nemmeno un grammo

e il pavimento risplenderebbe di luminose

incomprensibili silenziose scie

 

*

Scintille


Un poeta mi ha insegnato
a credere a quello che vedo
Un musico a fare vibrare
una corda sospesa sul baratro
Una nuvola a non scomparire
Un guerriero mi spinge
a non fare del male
Uno scienziato mi ha svelato
il mistero del creato
Una donna ad esprimermi
senza nemmeno emettere un fiato
Eppure ero lì da un bel po'
ad inseguire farfalle
Forse mancava per coglierle
solamente il bagliore
d'improvvise scintille

*

Porta Nuova

 

Guardo dall'alto

la pancia di quella balena

che mi riporta lì

fra binari vicini

dove un altr'anno mi venivi incontro

come sempre

Sconsideratamente sorridente

Mentre plano su altre strade

che ormai mi sono care

non solo perché le ho calpestate con te

sprofondo in quell'abisso

dove tu dimori felice

Inconsapevole

Eternamente

Dove io da sempre

mi oriento e muovo

Silenziosamente

E riesco a risalire

altrove

Il mio dorso scintillante

fra binari vicini

Anche noi balene

Lampi

Squarci insanabili

di un momento

che non passerà mai

 

 

*

Braci

 

Ardono senza fiamma

macerie

ancora desideri

che pretendi di domare

senza complicazioni

con il fiato delle tue ragioni

che colorano di ossigeno

un tappeto frantumato

di braci

Trame roventi e vivaci

Solo tu puoi pensare

senza bruciarti

di provare a camminarci

 

 

 

*

Bambola

 

Chiome cangianti

su pensieri fermi

alle apparenze

Sagome che si definiscono

tutte sulle stesse forme

Espressioni rese immortali

dalla mano della nipote

di Michelangelo

Intenzioni chiare

rivendicate

da artigli laccati

Tessuti rasati

Nervi scoperti inutilmente

Cattività spinta

Vacanze confezionate

per gruppi di cricetidi

Sul pelo dell'acqua

galleggia

cocktail con ombrellino

fra le muffole

fiera di sé

la donna con le palle

 

 

*

All’una e zerocinque

 

È a quest'ora

che le mie ultime cipolle

sono più dolci

poiché ho deciso

di occuparmi di loro

Non più ignorandole dall'alto

in quel cassetto

confidando

nella loro resistenza

Spogliarle a carne viva

e affondare la lama

che ne sprigiona l'essenza

l'acredine

la dolcezza

Stavano chiuse protette

recando in sé

tutto ciò che serve

Fino a che termine?

Far germinare una pianta

che si estingue

senza fiorire

Non è forse un peccato originale?

Che uno scrigno carico

di promesse

non le possa mantenere?

 

*

Ribbons


Da una finestra
appari
fra righe di persiane
Strisce della tua immagine
osservano il mondo
dal buio
di una profondissima quiete
E a un tratto
guardi me
che gioco fra le lucciole
anch'io scomposta
sul prato
che ti sento
e rispondo

*

E tu?

Tu sei un giullare

travestito da leopardo

Che mi parla mentre si muove

Che mi accarezza con lo sguardo

Porti ferite sigillate dall'oro

di un prezioso ricamo

Hai l'incedere pacato

e morbido

di chi a un tratto

sa alzare lo sguardo

e piantarlo

come un coltello

o avvolgere

come un manto

Di chi sa costruire un castello

parlare a un ragazzo

In stabile equilibrio

fra le corde

sul quotidiano baratro

 

*

Nessun peso addosso

Di ciò che è stato

niente con rabbia

sete di riscatto vendetta

o rivalsa

Ho osservato per anni parlare

per essere certa del significato delle parole

Ho mostrato i miei mondi a dei pargoli

che mi hanno insegnato come farli capire

Ho servito cibo e sorriso

nella city come in riva al mare

Ho seguito per giorni discorsi

che fingevano di aiutare

Ed ho imparato a non promettere

talvolta a chiedere

a giocare con le parole

Ma non ho mai mandato giù il boccone

che non riuscivo ad ingoiare

Ho guadagnato il mio entusiasmo

Con la curiosità del viaggio

la forza del bimbo

con l'ingenuità del pazzo

la dignità dell'uomo

con la necessità del distacco

E quando andava male

quasi nessuno se n'è accorto

Per questo ho sempre in testa una musica

e non porto

nessun peso addosso

 

*

Fiori di Maggio

 

Sambuco e Robinia

corimbo e grappolo

Cielo stellato

Languide farfalle

Uno svetta

L'altro s'arrende

 

 

*

Incanto


Fa parte dell'arredamento
adesso
Il tuo sguardo all'ingresso
Il tuo sorriso sul mio letto
Il tuo silenzio
Il momento in cui mi hai avvolto
mentre tagliavo l'insalata
Quel bacio infinito
al chiaro di luna d'ogni nota
L'attimo in cui l'abbraccio
è diventato un passo
lento poi un altro
la musica dissolta
Il silenzio
Il pavimento ha retto
l'incanto di un ballo


*

Un agosto

 

Tengo cucito addosso

quest'abito

che il caldo

vorrebbe strappare

Caldo

che sublima lo spazio

condensa il tempo

che iberna il moto

di anima

-trappola di

impreviste collisioni-

e corpo

-inerme marmo flaccido.

Lo porto addosso

con distacco torrido

di ghiaccio

 

*

Impertinente Minerva

 

Impertinente Minerva

sbuco fuori dal tuo cervello

Instancabile cervello

che ovunque proietta

la mia immagine

ma non riesce a contenerla

Vitale cervello

che dipinge nitida

in tutte le sue sfumature

una figura che ancora

non vede chiaramente

Tenace cervello

che anche nel dubbio

custodisce e doma

con la comprensione

uno spirito combattente

che non torna nella lampada

tuttavia rimane

nelle vicinanze

 

*

Iceberg

La vetta

di una forza intelligente

verso l'alto risplende

d'azzurro trasparente

Al limite

tra peso ed evanescenza

tra colpa e salvezza

tra apertura e riservatezza

La solida superficie

Lo sguardo di ghiaccio

La parte visibile

di un macigno

che naviga lieve

il più incerto e

mutevole viaggio

Una mente solare

che fluttua e resiste

in uno spazio giallo

Un corpo gelato

che sprofonda

in un mare caldo

 

 

*

Avalanche

I'm sloping
down this steeper steep
rollin'
as the hill decreases
deeper
on this sidelong glance
downward
as my thoughts collapse
softly
under feelings
growin’ clearer
Shades of you
remain inside
a cloud ahead
a bitter smile
I cast a spell
you let me go away
I’ll always roam
your mind

*

Fantasma

 

Ogni volta che appare

mi sveglia puntuale

Nel cuore della notte

il fragore di un silenzio

Di un bianco che copre

ferite d'inverno

 

*

Warning

La prima volta che mi bacerai

non sentirai più niente

Nemmeno la mia pelle

Nemmeno il silenzio

che ci avvolge

da sempre.

 

*

Carnivori

 

Pensarti

è avvertire il tuo odore

segnale che irrompe alle viscere

senza sapore

Annusarti è gustare

migliaia di volte

il tuo primo morso  

Toccarci

è squarciare le carni

Baciarti mangiare

Riprenderci

quel che mi strappi

che ogni giorno ti tolgo

Digerirti

Sfamarti

 

 

*

Corte

Spogliare da un tono

una voce

Di un acerbo silenzio

avvertire la pace

Guardarsi negli occhi

in un tango

dove un capo gira

il volto ad un altro

con un cambio di accento

trovandosi

solo in un lampo

Che lasci riempire

alla mia gonna

il tuo spazio

muovendoci

lenti ed accorti

in giri

senza contatto

Finché un’altra mossa

non colmi il distacco

La morbida curva di un braccio

poi l’altro

 

 

 

*

L’orso

Ha bisogno di un inverno

questo corpo

che sia lungo e silenzioso

e calore di viscere

e fiato

energia che non picchia

ma penetra il sonno

Ha bisogno di gelo

quest’aria

che stemperi i suoni

e i colori

che trattenga gli odori

cortina impermeabile

ai segnali del mondo

Ha bisogno del buio

questo fascio di nervi

che colmi le brecce

che isoli

umico grembo

di visioni che germinano

da connessioni ristabilite

da legami spezzati

a pochi metri di profondità

Medesimo abisso ipnotico

che ad ovest

fra alghe smosse da calde correnti

risuona dell'eco invitante

della morte

 

 

*

Haiku

Sboccia il fiore

al richiamo del sole

perché ha avuto il tempo

di star chiuso in se stesso

 

 

*

Al soffio della sicurezza

 

Si spengono come candele

al soffio della sicurezza

vite forse

mai state accese

Morire sarebbe vivere

senza desideri

Sazi e forti abitare

una casa sempre in ordine

Non lasciar penetrare

nemmeno un granello di polvere

E comunque riservare

il sabato alle lagne

Io non ho tempo

brucio giorni inquieti

a una fiamma che non langue

Stappo una birra e

sul divano

attendo

Pieno di cioccolatini

riapro il vaso di Pandora

con cura

li scelgo

 

 

*

Senza trasporto

Singhiozza per la città

il vagone

e carica sagome

di anime in viaggio

senza trasporto

Le porte si chiudono

il paesaggio scompare

sui volti coperti

appaiono freddi

occhi sconosciuti

divertiti indifferenti

Si accennanno luci

maschere di amici

parvenze di parenti

Dal riflesso di un vetro

riemerge uno spettro

incerto sguardo

da un passato spento

Le porte si aprono

s'insinua un soffio

d'inverno

*

Entropia


Più dell'ignoranza

sgomentano

le scimmiette ammaestrate

Più dell'ingiustizia

atterriscono

i replicanti di norme

Più del fallimento

terrorizzano

i collezionisti di medaglie

E bomboniere

Balsamis u ingranaggi arrugginiti

Incensi su corpi in decomposizione

Umori su bandiere già secche al vento

ancora perpetuano antichi ne-fasti

Solleciti automatismi di vite senza vita

Precarie

su traslucide filigrane di ragno

riluccicano

singole gocce di linfa

Fragili

sotto fertili decenni di suolo

rinascono

salvifiche connessioni

Impalpabili 

nel flusso di inestinguibili correnti

risuonano

onde di desideri

Vive

Libere da binari

di espandersi

all'impetuosa calma dell'Universo

*

Dentro

Imprevedibili appuntamenti

di sorrisi e occhi

nel corso di stagioni

Scintillanti

sotto un’unica luna

lustri di connessioni

Ora il quadro

rimane incompleto

Basteranno milioni

di litri di tempo

a stemperare

(dentro)

un rosso così intenso?

*

Inner

 

Apro gli occhi

nel bel mezzo del labirinto

Buio pesto

La matassa aggrovigliata

in mano

Ma spalanco lo sguardo

e aspetto

La vista si accomoda

e tenta l'impossibile:

ascolta il respiro

trattiene il calore

si muove

in una nuova direzione

ennesimo richiamo

di qualcosa che

ad ogni costo

vuole essere trovato

E siepi monolitiche

crollano

come tessere

che domino

 

 

 

*

Cloud

Mia nuvola

Sei così lontana da me

che non devo nemmeno

muovere un muscolo

per provare a raggiungerti

Evapori ogni giorno

dal mio ventre gelido

come i monti a cui appartieni

E ricadi nei miei pensieri assetati

come aride zolle frantumate

dallo stesso calore che ci legò

E ti allontani ancora

nascosta tra i fiumi che mi percorrono

in fuga verso le cime dei miei rami

Mi sembra di vederti

se guardo il cielo

ma non sei tu

Tu sfidi ogni legge e sprofondi

nelle mie radici

 

 

 

*

Miglia e tempo

La mia penna che scrive

La tua voce che ride

Passi veloci

Distanze da giganti

Sguardi radiosi

di raggi che sbucano

da tutte le parti

Tu che mi vedi ascoltarti

Io che ti sento guardarmi

Le mie dita fra i tuoi ricci

Le tue mani sui miei fianchi

Tu che mi segui

Io che ti tengo davanti

Fiumi di porpora

Un groviglio di spine

Colpi di testa

Miglia e tempo

per guarire

 

 

*

Musica mi accompagna

Cammino

e musica mi accompagna

mentre avanzo

insensatamente felice

nel giallo del più freddo

dei soli d'autunno

Cammino

e sollevo lo sguardo

ancora

musica mi accompagna

tra il verde e l'azzurro

del mio viale solitario

E andando

dietro di me

i colori svaniscono

come i vapori di una cometa

*

Superfluo

 

A niente è utile la luce

che restituiscono gli occhi

quando si ascoltano parlare

Non è essenziale il flusso

delle correnti che muovono

il contatto dei corpi

Superficiale è la connessione

se si spiega invisibile

per miglia o centimetri

Eccessivo di sicuro il peso

di immagini che fluttuano

come piume

Ridondante la parola nascosta

fra gli spazi contorti

di migliaia di righe

Marginale l’interesse per la questione

in un universo di faccende pratiche

Superfluo

anche solo pensarci

*

Pezzo per pezzo

Pezzo per pezzo

sistemo la mia casa

Un giorno dopo due

mesi di oblìo

Mentre polvere ritorna

su una stanza pulita

ne lucido un'altra

Guido le scarpe

al loro posto

Salvo cucchiaini

dall'annegamento

Libero finti attaccapanni

dalle macerie

Faccio accomodare libri

sul divano

Così non c'è mai ordine

Né abitudine

Ma sono un ospite cortese

per vari tipi di creature

 

 

*

Brindisi

Pieno o vuoto?

Il pensiero di te

Questo silenzio

che si apre solido

come un mare

senza confini

Questa assenza

presente come aria

che approfitta di ogni fessura

Questo tempo

che ci separa

senza una scadenza

Non importa

il calice che solleviamo

è lo stesso

 

 

 

*

Incendio

Ardiamo

Brucino tutti i germogli

di questo verde labirinto

Che brucino gli occhi

delle stanze

Cadano in cenere i regni

sollevati dalle parole

Bruci interamente

la carne

La terra sia arsa tutt'intorno

Senza superstiti

Perché un confortevole gelo

non avvolga le vite

di coloro che si sono amati

 

*

Red

Il cielo era rosso stanotte

entrava dai finestrini spalancati

di un auto che va dritta

perché segue segnali

che cambiano

Ma rallenta

-Novanta

Settanta

Cinquanta

Trenta-

per sentire il rumore

della campagna ferma

 

 

*

Panico

Stretto da una morsa il petto

che solo infiniti sospiri

saprebbero allentare

Avrà la pazienza di ospitarli?

Una bestia ad un laccio di seta

un cane a uno steccato marcio

Farà sempre più rumore il legno

di un invisibile filo che si mischia al vento

*

Blooming

Si schiude il bocciolo

e non è certo colpa del fiore

il suo aspetto

 

Ritagli di seta

su tentacoli e spine

 

-Cosa ci fai tu tra questa gente?

 

Timidi turbanti

fra guaine impettite

 

-Ma da che parte stai?

 

Stelle di velluto

che non lasciano la terra

 

-Io qui proprio non potrei vivere!

 

Campane silenziose

che risuonano di vento

 

-Siamo tutti d’accordo, vero?

*

Indizi disordinati



Per pochi
la compagnia
il lavoro delle mani
l'orecchio teso
al filo invisibile
dei pensieri
Per pochi il tempo
la voglia
la nostalgia
Per pochi le verità
i sapori
Per pochi il calore
Ai più assensi
rifiuti menzogne
facezie
spacciate come fumo
agli angoli
di vicoli ciechi
Indizi disordinati
su strade dritte
che procedono
come da copione

*

Sistemàti

Sistemàti entro limiti

che confortano

come specchi

in cambio riceviamo

rassicurazioni duplicate.

*

Indovinello

Indistruttibile 

e fluida

Alta

Ampia

Profonda

Concentrata

ed estesa

verso direzioni indescrivibili

da x ipsilon e zeta

non sempre immaginabili

da ciò che termina in o

Presente ad ogni angolo

Circondata da ogni lato

da entità rigide

talvolta

per fortuna

anche solide

*

Ambra

 
 
regole fisse
premura di vivere
mondi che cambiano
tempo per ridere
facce di bronzo
guance arrossate
calcoli esatti
menti sfumate
anime in gabbia
anni che passano
corpi mai vecchi
sogni che restano
si ritira il ghiacciaio 
ma la terra è già arsa
il cuore rimane
prigioniero dell'ambra
 
 

*

Tide

 
 
there's a source
for a vein
there's a tangle 
of keys
there's an ocean
of words
it expands and retires
it's a tide
 
such a flood
when it grows
such a leap 
when it drains
it's the moon 
she decides
if the key finds a hole
whether vein shows or hides
 
 

*

Inutili lenti

 
un urlo 
raggiunge la gola
da viscere in fiamme
ma oltrepassa lo sfiato
non riesce ad esistere
 
il rumore 
raggiunge le tempie 
vapore di locomotiva
di carbone che arde
nel ventre
 
e ondeggiano immobili
i contorni le forme
diventano labili
si sciolgono i solidi
inutili lenti
 
dissolvono i limiti
di quel che non può 
essere chiuso in recinti
caldi fiumi dilagano
in silenzio si asciugano
 
 
 
 

*

Un sabato

 
Rumorosamente
si annoiano moltitudini 
che desiderano solo
essere viste
 
Un silenzio lontano
mi tiene prigioniera 
dell'unica immagine
che riesce a parlare
 

*

Meteo

Divario imbarazzante 
di questi tempi
tra dentro e fuori
Escursioni termiche pianificate
Perturbazioni senza attrazioni
Abbassamenti di temperature
quando il sole è ancora alto nel cielo
 
Così dai graticci 
i miasmi oleosi dei gelsomini
ancora si levano
e incantano i sensi
Mentre i corpi soccombono 
al vento gelido che si alza 
ogni mezzogiorno
 
 

*

Anemoni

Morbide lingue

assaggiano

qualsiasi corrente

Raccolgono 

ogni messaggio

Talvolta

-di colpo

rispondono

Danzano molli

ma vivono attente

Si offrono languide

ma chiedono sempre

Bocche di carne 

piantate su un muro

Occhi che si aprono

anche nel buio

Fiori incantevoli

Venefici petali

Ingannevoli anemoni

 

 

*

Valvole

 

Solo avanti sa andare

quel flusso che ancora

può dirsi vitale

Sia per chiudere un cerchio

che abbia senso il suo scorrere

sia percorrere strade

la ragione del turbine

Una volta passato

non ritorna più indietro

molli lembi si serrano

in un vincolo ermetico

 

 

*

Now

flow cannot stream

wind makes no sound

numb turns around

a ship with no wheel

 

ground has been lost

gossamers trap

shreds of a map

everything floats

 

 

*

Banalità

 

Con quale leggerezza

dici che la vita è un attimo

adesso che sai

quanto è vecchio il mondo

Con quale leggerezza

trascuri quel giorno

in cui a una finestra

aspettavi un istante eterno

Le ore inconsapevoli

davanti a un quaderno

Il momento in cui imparasti

a valutare un secondo

Faresti davvero

del tuo tempo un tratto

pensando ogni punto

identico?

*

Gossamer thread

Sottili come filigrane 

si incontrano

le nostre frasi

ma forti

Sospese dalla foglia al ramo

dall'angolo al muro

trasparenti

ma forti

Saldate in punti

invisibili ancorano

trame evanescenti

che pure

prendono forma

 

*

Il bianco e il nero

Io sono il bianco tu il nero

tu rifletti io catturo

Due capi

sempre in ascolto 

tra i fili invisibili

di parole

che si cercano

di tempi

che si rispettano

di sguardi

che si allontanano

E intorno scartoffie

clacson

sensi di colpa

campanili specchi

responsabilità allodole

Siamo sporchi

di tutti i colori

 

*

Il miglior piano possibile

Penso razionalmente
Vivo disordinatamente 
Per dimostrare che posso 
Che ho cura
di quello che sento

Che ascolto

quel che vado dicendo 
Per essere libera 
di-vagare, perdermi

di continuare a camminare

sul filo sottile dell'equilibrio

Fosse stato deciso a tavolino 
sarebbe stato sicuramente

il miglior piano possibile 

*

Hereafter

Passerà senza eredi

questo lascito inestimabile

di impulsi nervosi

Svanirà senza segni

questo vincolo immane

di fasci e radici

Lo scintillìo invisibile

delle maglie sotterranee

la quiete abissale

delle fosse terrestri

la danza generatrice

dei legami fosforici

-mentre sagome tremano

all'orizzonte della memoria-

resteranno

solidi.

*

Gelo

Soffice ovatta

alla fine del giorno

riempie di ruggine

il cielo d'inverno

Luce non filtra

rimane dispersa

prigioniera diversa

tra la terra e la coltre

di impalpabile

gelo fatato

che in silenzio e inatteso

scenderà liberato

A coprire in frammenti

lucenti la tristezza

di ogni vita che scorre

Di un velo d’argento

a bagnare le strade

affollate da ruote

appiattite da passi

quasi sempre gli stessi

A impregnare una pelle

indurita

impermeabile forse

tanto sole ha dovuto affrontare

A lambire una fiamma

che dovrebbe svanire

ma nemmeno la morsa glaciale

riesce a domare

 

 

*

Athena Lemnia

Da massa informe

metamorfosi di calcare
grumo di forza e calore
il colpo dello scalpello
frantumò macigni
pietre
schegge
fino alla pura sagoma
roccia splendente
dalle vesti di seta
fino a colei
che niente può scalfire
in attesa
di essere trovata
al limite

della punta del trapano
libera da altri colpi
di accogliere
come carezze
sguardi assetati
di inerte
silenzioso mistero

*

Mi sono accorta di te

Mi sono accorta di te

Ti sento 

picchiare alla porta

con i rintocchi

di poderosi battenti 

i cerchi

della tua voce calma

Trapassi la mia anima

con dardi furtivi

che mirano e

attirano gli occhi

come magneti

Ma un caotico deserto

ci separa

 

*

Attesa

Gli occhi         

creano immagini

Le orecchie     

ascoltano pensieri

La pelle

non sente

La bocca

non serve

Il naso

fa battere il cuore

 

 

*

Sangue

Sangue succhiato

e sputato a comando

negli stessi cunicoli

caldi e ordinati

Il flusso stavolta

è alterato per sempre

da un turbine carico

che genera vuoti

Nel ventre alla testa

agli occhi alle mani

-nel ventre rimani

rosso rimani-

Ma continua a girare

infiltrarsi a insinuare

sconnesso ancora

ogni punto di braccia

tentacoli tanti

che a un estremo

hanno i sensi

all'altro

ragionamenti

*

Raggi

 

Un sole lontano
tramonta
fra nuvole basse
che scorrono lente
enormi chiocciole bianche

Lampi di porpora
ora vanno
ora tornano
come raggi instancabili
di biciclette

Giunge ancora
interrotta una luce
ma è diversa da quello
che il colore promette

 

*

Penelope

Affonda la chiglia
nel buio
dell'umida sabbia
su un fianco si appoggia
tutto il peso del legno
leggero e veloce
finché stava a galla
Oscura dal ventre
si leva quell'ombra
ancora più densa
mai così stanca
Senza fretta
si muove
verso il cuore
dell'ultima isola