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Raccolta di poesie di Carmelo Pirrera
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Proustiana

Il tempo perduto era fatto

della stessa materia dei sogni

alla quale aggiungevi

fanciulle in fiore,

trilli di biciclette su un viale

               - forse a Combray

e un poco,

un niente d'odore di mare:

 

di un mare che non c'è,

che si nasconde

in occhi ignari - petali di iris,

o forse ali

di farfalle azzurre

che si sono impigliate tra le ciglia.

 

Di un mare che non c'è

ma si fa anima

se il vento porta odori che ridestano

coi sogni d'una volta, le memorie

di cui s'intesse trama d'ogni storia.

 

Ma non di questo stavamo parlando

in pagine scordate di diario:

 

calendari ingialliti alle pareti

e noi a rifare i conti con la vita

chini sopra bilanci deludenti.

e ancora mesi, i loro nomi inutili:

febbraio, marzo, aprile...

la neve, il vento, un appassir di rose.

 

Maggio portò ferite - solo spine

cavalli imbizzarriti, alberi neri.

*

Senza titolo

Ai margini dell'indicibile

attoniti.

 

Pezzenti

pescatori di spugne

vignaiuoli

giunti dopo l'undecima ora

timorosi ci venga negato

il soldo promesso.

 

Non è vero,

Signoroi delle parole

Padroni dei libri

dei discorsi che fanno e rifanno

la Storia,

che la nostra vita

sia fatta di giorni qualunque.

 

Ciascuno di noi ha portato il ricordo

di un gesto, un sorriso

una cara parola:

piccole pietre bianche

che dicono

ore fugaci, rapinose, folli

felici e benedette.

Avevano anch'esse, le parole,

un'anima?

Di te nell'ultima fila in ascolto,

non serbo memoria,

ma abbracciami 

abbracciami forte, più forte,

oro nel tempo disperso.

 

 

 

*

Hiksos

Hiksos

                        To L. B.

 

Hotel delle Piramidi

noia dei Faraoni,

vi capitammo in quel nascer di lune

che le vacche non erano più grasse.

Siamo gli Hiksos, pastori di nuvole

e di un gregge di sogni ingovernabili,

ci voltiamo ogni tanto

per una nostalgia senza segreti

rimasta indietro, pecora più triste.

 

-         Do you speak english?

 

Non importa, t’ho detto. Non importa.

Parleremmo di niente o delle cose

che tutti sanno

e nessuno conosce veramente.

 

Hotel delle Piramidi.

Non sopravvive ancora a una domenica

l’eterno amore, e tu non sopravvivi

a un Nilo che trascina via le stelle

e che occhi e parole ci rapisce.

 

Ancora gli occhi, è agli occhi che ritorno

per potere domani, ricordando,

inventarti da capo, tutta intera.

 

-         What is your name? Where are you from?

 

Nemmeno questo importa

se nella luce frivola del giorno

non saprò riconoscerti

e tu, tu stessa, divenuta un’altra

nulla ricorderai di queste ore.

 

E’ strano che la luce serva a perderci,

e nel fiume dei volti

tra parole e rimpianti di silenzio

niente più ti somigli o ti rammemori.

 

Siamo pastori erranti, te l’ho detto,

e nelle steppe della solitudine

ci smarrimmo talvolta. Ci smarrimmo.

 

-         What is your name?

 

Non importa, davvero non importa:

nella marea d’oblio che ci sommerge,

vittime smemorate d’una frode,

potrò incontrarti – spero – riconoscerti

sentire che sei tu, che non sei un’altra

per un sonaglio d’argento

che appendo al tuo cuore – stasera.

 

 

 

 

 

*

Il giorno dopo la fine del mondo

Il giorno dopo la fine del mondo

era il cielo senza una nuvola

seminato di lapislazzuli,

e nell'aria c'era una musica

forse eco di vecchio valzer

o canzone dimenticata

relegata col primo pianto

ai confini della memoria.

 

Tanta luce sopra le tegole

disertate da risse di gatti

come fossimo nel principio

di stagioni votate al male

o di giorni sottratti al tempo.

 

Ci aggrappammo senza speranza

agli stracci rubati al fuoco

a un testardo "Tivoglio bene"

ai relitti di antiche favole:

 

"Sopravvivere alle diagnosi"

diventò la parola d'ordine

per marciare superbi ed umili

verso mete senza una logica

nella logica di un'altra fine.

 

(da Il miele di maggio-11 marzo 1982)

*

Sonetto di novembre

Le nuvole, l'acqua dei fiumi

gli oziosi pensieri, passano.

Ti sto scordando

e già mi pare ucciderti, a poco a poco

senz'odio e senza amore

ma per pigrizia, distrazione, tedio.

 

Dove muori stasera che novembre

addensa bubi ed acqua scende ai fiumi

e irrequieto pensiero

ti irretisce?

 

Non rispondere, lascia da sé estinguere

questo lampo di sciocca nostalgia

nel pantano banale dell'esistere.

Non rispondermi: rispondere è resistere.

 

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da "Giocando con la polvere". (1976-1980)

*

Sonetto di novembre

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