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I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.
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Ora non pi
Ora non più: la pioggia. Poca luce discende dai lampioni dentro riflessi d’acqua stesi a terra destinati a sparire. Sarà stata la sera, penseranno o qualche forma d’altra indifferenza vetri in alto, le case, senza coscienza delle piaghe vecchie d’aria e pensieri mentre se fossi un viale raccoglierei le foglie. Ora non più: passavo. Come qualcosa che non saprei dire; forse una malattia, forse un presagio portato da una maschera scomposta che non è più un teatro né una vita. Forse una nostalgia non so di cosa,
Id: 75211 Data: 20/06/2026 15:04:11
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Notizie da lontano
Certe volte arrivano. Lontanissime. Se temporale, soltanto un brontolio. La notte sono buie: non puoi che intravedere (sillabe). Quando volano, planano come uccelli. Nella città è diverso: il brusio si trasforma in un convesso angolo di ritorno. Come un’unica voce. Per non tenere conto del rimbalzo tra muri a secco e buchi. Vecchi intonaci? Forse residui. Certe volte soltanto postazioni: bagagli in attesa di viaggi. La tua pelle è segnata – mi dicevi – E la temperatura della notte rende bianca la luna ma non credo sia il caso di sapere se l'anima scompare e il vento resta. Tempo di migrazioni: gli anni vanno.
Id: 75161 Data: 14/06/2026 04:30:53
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Amore in corpo dombra
Se questo amore fosse ancora vivo sarebbe facile frugare i tuoi capezzoli ed oltre presso le cosce e l’anima addensata dove la luna invidia e accarezzare luoghi che potrei ricavare dipingendo una tela sul tuo corpo infinito fondo d’intenso assurdo cui m’accingo senza spargere sale all’ombelico o limone sul ventre dove il giorno si uccide e notte dopo notte riproporre gocce per consegnarti ignara a questo tempo dove a stento permango ma nell’accesso che rimane mio straripare e spazzarti tempesta mentre mi spingo senza fare di me alcun limite golfo dove tu giaci densa e rivestito di una fine antica scuoterti e risucchiarti sparsa nel mio gorgo vorace dove tu cederesti per amore in attesa che il sonno ti rivesta di perle lacrimanti ed ostriche conchiglie firmamenti che ruberò domani quando il vento si gira ed io mi spanderò sospiro.
Id: 75123 Data: 07/06/2026 12:31:15
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Un ponte senza fiume
Una ragazza piccola come la croce che portava al collo e la sera negli occhi col sole che tramonta l’angolo dove spira vento appena. E nella svolta non c’è più uno spazio dove sporgere il viso quando la vita resta senza specchio ma immaginavo ancora qualcosa nel silenzio di un ponte senza fiume: nostalgia.
Id: 75106 Data: 03/06/2026 14:38:09
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Bisbigli
Oggi è martedì e sono ancora vivo. Qualcuno non lo è più da poco, da moltissimo, da sempre. Essere vivo è un fatto inconfessabile, colmo di plusvalenze e di mancanze e bisbigli nel dichiarare al mondo le scomparse degli annegati, dei perseguitati. Ma oggi è martedì e sono vivo e tra poco andrò a fare la spesa. Ignoro perché si dica così; forse si dovrebbe parlare di scambio: carta per cibo. Il cibo è solo tale; la carta può diventare tutto. Dunque, si spende per vivere; questo significa che impoverirsi è vitale. Ognuno si impoverisce come può; moltissimo o pochissimo, il mondo resta sempre sottrazione. Dunque oggi è martedì e sono vivo per pura sottrazione. A volte mi domando quando il risultato sarà solo zero ma finché è solo un meno sono vivo. Se ne deduce che meno è più di zero. A volte si spende per tristezza; anche ricevere può risultare tale: basta andare con una prostituta. La prostituta vive nello zero, non spende né guadagna: è solo triste. Anche chi va con lei. In Iran questo non è possibile perché in Iran non si può andare con nessuno e non è possibile neppure guadagnare sogni liberi. Gli Iraniani si lamentano moltissimo, anche di martedì. Succede anche in Afghanistan e in Ucraina A Gaza, in Israele, a casa mia e in altre svariatissime contrade, che sia o meno martedì. Forse il lamento è prova d’esistenza. Bisognerebbe avvertire Tommaso: Dio si lamenta moltissimo.
Id: 75076 Data: 29/05/2026 11:38:54
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Non si scende alla prossima
Nessun commento, come ci aspettavamo e intanto si continua a camminare. Radure (sembra che passino) mentre mi muovo da uno specchio a un altro. Faremo in tempo a chiudere il portone? Di fronte: conoscenze (servono a intercettare un’altra storia) come immagini profonde a intersecarsi ma la notte diventa un ascensore: sempre la stessa retta. E noi di noi che dire? Tu soltanto. Più tardi: capperi nel cestino di una donna come un’esclamazione. Scende le scale verso la campagna, il paese alle spalle, il sole sulla testa, il vento accanto il tremolio dell’aria, il mio stupore le ciliegie sui banchi del mercato le pesche dove le guance scottano ma ho lasciato il telefono sul tram e forse mi hai chiamato come anni fa, quando ero vecchio e a volte mi sembrava di sbiadire quando i pensieri passano.
Id: 75032 Data: 22/05/2026 16:58:10
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La fessura
E quando non sarò più una fessura in cui ti infiltri e esisti o comunque una tenue luce ancora che intravedi la notte e t’avvicini o una candela nell’immenso altrove che tu conosci e speri, se dovessi se mai dovessi perdermi diventeremo nuvole nel cielo e vagamente vento continuerò a cercarti
Id: 74915 Data: 04/05/2026 01:30:47
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Una serata con i pesci rossi
Per dirla in breve non mi sentivo troppo evanescente non fosse per quel raggio della luna traversa come un arco svagato riflesso appena sulla mia finestra e linsidia di forme non decise forse voci da est, forse montagne di nuvole vaganti alla scomparsa: luci come sempre le stelle.
Intanto trafilanti molti guizzi o soffi degli amanti diversi dallavere se mai potessi averti, se talvolta - ah, la mia delusione, il tuo disagio, notte ad angelo vago sorvolante sulle pareti delle tue colline qualche volta nel letto e tu non ti capisci ma cosa vuoi che sia tutta questa importanza alle fessure ai mobili di casa, scricchiolii cose di legno, frasi di pareti cosa vuoi che mimporti il lavandino che sembra una tempesta una di quelle notti dArgentina dove il confine scivola lungo fatti di vento nubi di boscaglia o una fotografia da esploratori - troppi forse stasera dentro i se o la parola dordine quando ho dimenticato di sorridere - bevimi! e chiudiamo la porta a questa divisione dinfinito ai cuccioli in giardino alle farfalle ai sassolini nelle scarpe e in tutto quello che non m' rimasto nel nulla circostante - sfrondami tutte queste mancanze dagli angoli del corpo che ho lasciato alla casa dei pegni e notte dopo notte, notte ancora risolvimi che non ho pi una sedia e il pavimento diventato freddo e mi venuta voglia di una serata con i pesci rossi in un silenzio drastico.
Id: 74838 Data: 20/04/2026 12:26:16
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La sera
La sento quando suona. Succede quando il mondo adesso tace. Quindi lontano la voce di un assiolo. Non so capire cosa sta dicendo. Suona. Piccolo, ripetitivo, prigioniero, come la migrazione in cui scompare. Prima che accada, suona. Altri cercano scampo, senza sapere dove. Io somiglio al silenzio: ti ascolto quando sto sulla tua sedia.
Id: 74759 Data: 28/03/2026 00:02:02
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Un pomeriggio
Tutto stava nell’attimo quando la posta arriva e non la apri per non contaminarti con la busta, le righe che non sai, altre parole. Scende: mi riferivo al sole. L’acqua che non ha nome che non sia un qualcosa che scorre si porta via le forme non apparse e non appariranno se non puoi fermare almeno un solco di giornata. Tempo, non ancora di stelle. Come le intuizioni che durano un istante e se ne vanno se non prendi un appunto. Se fosse estate ci sarebbero ancora le cicale. Magari finisse così.
Id: 74582 Data: 17/02/2026 19:21:56
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Nel trasporto dei giorni
Tu mi riservi sempre imprecisioni emendamenti fasci di domande ed ostinata bussi alla mia estraneità come una spina piccola un’assenza invisibile vissuta nel tuo sostare impavida al margine di un’illusione che diluita aspiro. Non so di te dei nostri disavanzi ma forse la visione del tuo luogo diventa un’astensione che compensa la nudità di esistere in una incomprensione cui rimando le proposte azzardate che mi accenni mentre trasporto giorni.
Id: 74507 Data: 05/02/2026 23:31:24
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Frammenti
Travasava da emisferi lontani: astri la notte. Spume traevano soffi (nebbia saliva apatica la valle) come se s’aggirassero le nubi con fare arabescante di frontiera. Lei soggiornava pallida nell’arco addormentato delle braccia. Occasionale, diluivo la luna mentre i suoi capelli formavano una sorgente di pensieri umidi come le sfere alte della notte. Poi sospirava appena: forma d’alba. Scuotersi. Fuggiremo cuore mio? (c’era silenzio dietro le sue ciglia). Celarsi Quando mi lascio andare m’incateno a qualcosa che non c’è.
Id: 74257 Data: 30/12/2025 07:23:15
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Opzioni di fondo
È una questione di giornate a strascico in attesa di essere afferrato da un animale grande e mi si chiede di non interferire con procedure instabili e con la disfunzione dilagante di qualcosa che mi galleggia accanto e afferma di chiamarsi – se capisco – Anima. In alto mare l’acqua è un po’ più fredda e diventa cianotica questa presenza che trattengo a stento se nelle piazze latita quel briciolo d’umana consistenza tanto che si potrebbe indovinare l’aspetto dei malati di cianuro ma ha cominciato (a piovere) e domani ci tocca (solita cura di disaffezione) se non finisco prima divorato da una misura spersonalizzante dove l’unico muore. Qui frattanto si piega il tempo perso e scrivo da lontano ma mi riservo di considerare opzioni di fondo ed altre condizioni spaesanti vita tu mi chiedi dicembre quando rinasce quello che non vive la primavera l’anima l’oblio.
Id: 74208 Data: 22/12/2025 12:40:17
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Margini
Amo il tuo permanere ai margini di un’esistenza cui la mitezza della tua costanza crea limiti assidui quando la vita s’ancora lungo orizzonti a sponda e il nulla vi aderisce. Ed amo il tuo sapere l’anima della terra su cui scrivi quello che pensi e che non hai pensato cui lego il mio passaggio nel tuo tempo il tuo nel mio nell'infinito esile del dire.
Id: 74151 Data: 11/12/2025 16:59:03
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Ma si vive una volta
Tu sei indiscutibilmente un’apertura alare di cui non so indicare la misura la distanza dagli occhi l’intensità del volo né l’ombra che proietti sulla terra il tuo fluire ma si vive una volta e devo esistere dove puoi finire
Id: 74035 Data: 25/11/2025 01:30:47
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Domani
E noi che siamo stati una lavanda saremo nuvole e vento e cielo ricadente nella pioggia. Quindi saremo una disposizione ma non sempre un ricordo.
Id: 74023 Data: 23/11/2025 14:33:25
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A dispersione lenta
Quando si arresero le linee impenetrabili del tempo e risplendente si presentò la sera questa città passò di giorno in giorno in una confusione impercettibile delle sue forme sperse che scelsero di provocare in alto quello che accade a terra. Salirono pertanto e ciò che cade non fu altro che il mio ascolto dei quartieri tra balconi sospesi e piani bassi incapaci di cogliere il brusio che pervade la notte. Per questo ho traversato.
Id: 73856 Data: 22/10/2025 12:30:44
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La forma dellassente
Siediti sulla sedia di mio padre seguine il verso l’orbita la scia. Segui la forma dell’assente la memoria di questa insoddisfatta vastità e la sera parole.
Id: 73813 Data: 15/10/2025 14:07:28
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Linee intersecanti
Linee intersecanti
Libero senza me penso frammenti che so poco precisi ma costruisco adatti a collocare i miei ricordi in luoghi più appropriati dove il reale non somiglia affatto al tempo come è stato. A questo scopo cambio le stagioni e traccio mappe per dare nomi ad una inesistenza che a volte sembra simile alla mia e stelle la sera al tavolino quando la carta assorbe la notte che ci spando e diventa un abbozzo di città dove trapelo e traccio confini e scrivo il tempo linee intersecanti la frattura quando mi accorgo di non combaciare alla morte che viene mentre la sera si rispecchia in mare e sembra ci sia luna.
Id: 73255 Data: 12/06/2025 12:04:16
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Lontano
D’altronde conoscevi l’anonimato della porta accanto e l’iceberg dove a volte m’imbarco. Sapevi che il mare non fa ombre e l’acqua si richiude sulle tracce come per non dar luogo ad un dolore. Tuttavia scrutavi nella posta recapitata da anni precedenti in cassette e cortili dove le palizzate chiudono giardini né respiro di cui si discorreva da indirizzi ignorati. Dunque come potevo scriverti quando il tempo si ferma e il nostro sembra ormai così lontano.
Id: 73149 Data: 20/05/2025 23:23:23
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verso il padre
Ieri non ti ho visto e mi è mancato il suono che immagino quando si lascia il tempo per visitarti dove tu non sei in una falla mobile che si propaga da una tempia all’altra come un’opacità non mai chiarita che credo ti somigli in questa stanza dove stanno le cose che non sono diverse da quel che noi ne abbiamo fatto e credo mi somigli.
Id: 72823 Data: 30/03/2025 19:42:40
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A ogni battito di una campana breve
Nessuno mi venne a visitare a quell'ora di notte e questo fu l'inizio di un'abitudine. Non era facile individuare gli uccelli tra le nuvole e i vetri e la pianura fino a dove il monte chiude gli occhi del mondo. Tanto valeva mettersi a dormire. Nessuno mi venne a visitare a quell'ora del giorno e nelle successive l'abitudine si consolidò. Non era facile individuare il silenzio tra tappeti e rotoli di senno le librerie, i ricordi, i fiori vecchi: questo fece sì che l'abitudine si arrotolasse su se stessa e ai miei pantaloni senza piega. Decisi di studiare il pomeriggio e le sue variazioni della luce nella non somiglianza a tutto quello che mi sembrava di sapere già e per l'abitudine fu un colpo decisivo: ne persi ogni costanza. Vacillammo, io e la mia testardaggine, ad ogni battito di una campana breve ma alla fine mi abituai.
Id: 72690 Data: 03/03/2025 17:00:12
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Se fossi
Se ti seguissi sarei oscillazione come in un volo bianco di farfalla ma non vento. Se fossi fiore darei nutrimento se fossi occhio ti darei visione se fossi amore un se, privo di esitazione. Quindi seguire senza direzione tra soste d’apparenza arbusti odori luce genuflessa precedi come se fossi un mondo in miniatura ed io, se fossi almeno una misura, misurerei il silenzio che non dici più in alto, verso il picco, senza guardare sotto: soltanto un vuoto dove giace la morte.
Id: 71874 Data: 12/10/2024 14:27:12
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La sosta
Non so spiegarti meglio e tuttavia mi piacerebbe farlo ma una specie d’inedia mi trasforma in un essere svogliato una censura inflitta da me stesso senza aver nulla da disinnescare un proprio nulla, un nulla disinvolto che non soggiace ad altro e a nulla tende un tardo pomeriggio, potrei dire, come una sonnolenza dove non c’è neppure un sovvenire né peso sulle ciglia ma non potrei parlare di pigrizia come l’estate calda quando il tempo ti consiglia un’assenza e ti sorprendi giallo come un campo e fermo come l’aria su un covone né tempo e sosta il mio rumore.
Id: 71788 Data: 27/09/2024 18:24:29
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Luomo di sabbia
Solchi della memoria corta e quella lunga oggi mi porta verso quel poco che mi resta della sabbia e l’onda, il sale, la memoria antica sera vento di terra la mattina dal mare.
Id: 71706 Data: 13/09/2024 01:33:08
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Frantumi di agrumeti
Tu mi proponi sempre imprecisioni diversità, autoinganni ed ostinata bussi come una voce piccola che estirpare è impossibile dai miei appunti tratti da una casa vecchia quando la sete è d’acqua di campagna mentre a volte mi immagino tu sia frantumi di agrumeti sparsi lungo la sera tra i miei vapori e i tuoi rossori spenti.
Id: 71435 Data: 03/07/2024 12:38:54
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Il punto
Se mi parlasse un attimo, potrei dirti che a volte mi nasce come un senso di amarezza: il trascorso è perduto e l’oltre un nulla. Ma non è questo il punto. Il punto è un luogo di concentrazione, sotto diversi aspetti: l’immenso sembra minimo. Tutto si chiude e il tratto si assottiglia: un radunarsi asciutto dove il presente è antico completamente privo di spessore come un rifugio artico. Ti scrivo il mio digiuno. Essere è un vuoto intenso e la mia scia somiglia troppo spesso a un peso falso un fastidio incorporeo, un risultato senza cognizione dove la terra si rovescia e il tempo si distanzia dal nesso: io coltivo distanze. Tuttavia ti indirizzo le parole ed i suggerimenti della sera quando la mia coscienza ascolta un suono che mi trascina nell’inascoltato. Se Dio respira è un attimo che trema. Qualche volta un silenzio. Ma per fortuna il tempo non consegna lettere e l’incompiuto scrive. Questo conserva intatto il tuo pallore, il mio rivolgimento il nostro sguardo qualche volta stellato.
Id: 70898 Data: 10/05/2024 17:17:33
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Una sera di vento
Alla fine ce ne siamo andati tutti e abbiamo lasciato che cadesse quello che doveva cadere (nessuna mano si è sporta). I cappotti sapevano di caldo ma le mani erano fredde (intendo dire che intorno si gelava) e c’era un vento che non è respiro e forse è per questo che non ci siamo salutati abbastanza. Tuttavia era previsto che le luci si spegnessero all’improvviso come se non ci fosse dove ricoverare il sole e che si scivolasse (la mia faccia e la tua) come una nota sola. Nulla era aperto e non c’era più tempo per guardarsi intorno o riflettere almeno forse per ricercare quelle idee che si ficcano nelle tasche misteriosamente sotto il fuoco incrociato delle stelle.
Id: 70862 Data: 06/05/2024 15:54:34
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Piano accennato
Era il profilo di qualcosa che non sembrava accessibile né somigliava ad una decisione o un'incoscienza. Una forma diversa dal palpabile come un odore quando si intromette o luce che penetra dalla finestra e l’ombra che ci sia vento o meno. Era forse un ostacolo per ogni decisione che si voglia prendere o rimandare. Era pertanto il fermo di un’immagine senza pellicola, senza formazione ma avrei potuto dire che non era qualcosa di diverso da un pensiero quando ti cade la presenza e spegni le lampadine in una stanza vuota e ti affacci dove sarebbe l’altro cosmo di stelle. La sera viaggi vecchi.
Id: 70579 Data: 20/04/2024 13:47:22
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Passi senza volere
Mi colpiva la circolarità lenta, metodica, solenne nel cielo adesso azzurro. Prima era un nero diverso dalla notte ma il vento fa miracoli lungo il volo di un falco. Più in basso, una rondine mi ricordava una follia lontana: con le ali. Ti ricordi di me? Non mi riconosceva il viale ed i pensieri mentre mi viene in mente il cavo di una tegola: una casa di uccelli. Ma non so come ripensavo al mare e la sua necessità di non fermarsi mentre guardavo immenso (è chiaro che parlavo del sole) e la tua fronte all’ombra (è chiaro che parlavo della sera). Ma non c’erano gli alberi, non c’era quello che non vedevo la città quando la nebbia cala un grande nulla che ti circonda e ti ci muovi sera che si comporta come un animale strano.
Id: 70546 Data: 16/04/2024 09:37:30
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