chiudi | stampa

Raccolta di poesie di Rosa Maria Cantatore
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Confondo

CONFONDO

 

 

 

 

 

 

 

 

Come allora

mi affascina l’ombra

diagonale sulle labbra socchiuse

fra la linea di una palpebra

e un sogno, illusorio ristoro

 

e confondo il mio fresco stupore

di un tempo- cespo verde

appena spuntato sulle rive

di giovani anni- con lo spasmo

che adesso mi piega,

alla tenerezza m’inchioda.

 

Vinta,

la porta riaccosto

 

nuovamente

mi vesto di pena.

 

 

 

 

 

12 marzo 2015*

*

Preludio di burrasca

 

 

branchi di nuvole

oggi pascolano in cielo

 

stanotte forse

l’ultimo micidiale attacco dell’inverno

sferreranno.

 

Luce però allaga, adesso, il mondo

e dolce è il tremito delle nere punte

di alberi spogli.

                    

 

Tuba  illuso un colombo

sul cornicione.

 

Strepiti mi confortano

di uccelli marini

dalla riva

 

candidi

in riga attendono

                      la burrasca.

*

Ah, miraggio perduto

AH, MIRAGGIO PERDUTO

 

 

 

 

Scalfire la roccia, sì,

 

la vena d’oro

portare alla luce

che, in fondo, l’attraversa

-ah, miraggio perduto entro

camere oscure mai dismesse-

 

zampillo d’acque

 

germina, indaco,

da fratture accidentali

meraviglia di corolle

 

implacabile

la fiamma meridiana le avvizzisce

 

vortici rapinosi

                        a sera

i petali disperderanno.

*

Nell’angolo destro dell’occhio

 

NELL’ANGOLO DESTRO DELL’OCCHIO

 

Nebbia di spruzzi

alla prima curva

                 ondate lunghe

figlie del libeccio

mangiano sabbia

assaltano le barche

sulla riva

 

il casco di un ciclista

nell’angolo destro dell’occhio

azzera la memoria

dei sogni notturni,

fragili ormai,

brandelli inafferrabili

 

lacero velo

cencio d’amarezza.

*

Inno muto

INNO MUTO

 

 

 

 

 

Ma vuoi dirmi cosa posso

ancora

desiderare, al mondo…

 

una scheggia di luna

incastrata su in alto

-lontanissima-

a perpendicolo sul rosa

che blandisce la riva,

è capace

         ancora

di darmi un urto nel petto

 

di farmi innalzare

         ancora

un muto inno

alla forza

      al mistero,

che di sé intesse l’esistere.

*

La notte

Questo

scorgi di me

superficie appena arricciata

da spume leggere

 

ma nel fondo

inquietudine ribolle

viscidi mostri del mare

avvolgono i sogni

           gemiti erompono, a volte,

la notte.

 

Un abbraccio

quel che resta, che dura

è un abbraccio

una voce

carezzevole voce,

la notte.

*

Cupa, dal folto emerge

Bianco di nubi

           bianco di criniera

rabbrividisce il cielo

arretra l’innocenza

-cupa, dal folto emerge la paura

cieca violenza, pronta al grande balzo-

 

acqua di fonti vergini

sogno di purezza

 

fresco miraggio.

 

 (Ispirata al dipinto di George Stubbs "Cavallo impaurito da un leone", 1770)

*

Falsi indizi

Incongruità d’un indizio

-falso anticipo di bella stagione-

lo smalto giallo di fioriture spontanee

nelle aiuole della tangenziale

 

netta l’ombra dei pini

in mezzo all’erba

refrigerio fa cadere

goccia a goccia

sulle ulcerazioni di un riottoso

dolore, morso che di rado s’allenta.

 

 

 

 

 

*

Torneremo a valle

Ti guardo

ed è specchio deformante

la quotidianità di questo nostro

trascinare- insieme-

stringere- insieme- fra i denti

e le mani

la corda ruvida

che ci aggancia alla vita.

 

Nella scalata

abbiamo, forse, perso memoria

di colori e profumi lontani

 

[torneremo giù a valle

vedrai

 

erbe e tepori di primavera

troveremo ad accoglierci]

*

haiku 2014

haiku

 

 

 

 

 

lampo di bianco

puro e freddo il silenzio

mare d’acciaio

 

 

 

neve sul tetto

orme incidono il bianco

fiocchi su fiocchi

 

 

bianco risveglio

già diventa un ricordo

foglio strappato

 

 

 

31 dicembre 2014 (in occasione di una rarissima nevicata sullo Stretto)

*

Non Ŕ campana sorda

 

Non è campana sorda il silenzio

in questa stanza

ma voce di pioggia

 

nenia ritmica di accenti,

uno dopo l’altro

come battere di sangue nelle vene,

 

la sveglia

fra un libro o due e il cofanetto

delle gioie (quali gioie?)

 

Ricordi ancora quando…

 

…non importa.

 

Resta la felicità dell’attimo

presente

 

e nell’irreversibilità del tempo.

*

Antivigilia

 

Fredde le labbra

tiepida la gioia per la festa

imminente

 

fari d’automobili

è sera d’antivigilia

di acquisti ridondanti

 

luci intrecciate ai rami

di abeti sintetici

 

irrimediabile tristezza

il tunisino all’angolo

con il berretto rosso di Santa Claus.

 

Pelle d’oca alle raffiche,

nelle orecchie una musica

da tanto lontano.

 

 24 dicembre 2014

*

Impercettibilmente

Procede la vita

tram senza fermate

incurante sciorina i suoi mezzogiorni

dispiega la noia dei pomeriggi stretti

alla gola, incollati alla pelle

ai tuoi occhi da supplice.

 

Impercettibilmente

pulsa la vita

nel ronzio della vespa gelata dall’inverno

 

così anche nelle mie tempie

quando una stilla inattesa di gioia

ristora la costanza della pena.

*

Aspetto ancora

Fra una striscia di sole sul prato di fronte

e il vapore di una tazza bollente

 

nell’uggiolare di un cane

appeso al silenzio della notte

 

nella crocifissione di omissioni e rinunce

 

nel ricordo di attese

come perle d’Oriente, come acini succosi

(lontane, ahi, quanto…)

 

[uno sguardo allo specchio, passando,

inganni ripetuti consapevoli

auto-flagellazioni

rese momentanee]

 

aspetto ancora

e ancora e ancora

ciò che non può accadere.

*

Libera nos, Domine

Riscaldami, Ti prego, ancora

con il raggio che

faticoso

si fa spazio nel buio

delle nubi al mattino

- rifratto da onde di piombo,

brilla nelle gocce sul parabrezza-

 

colma il mio petto

della gioia di un istante

(d’innumerevoli istanti è fatta

l’esistenza)

 

Conforta la mia attesa

che non sia infinita

che non lasci fredde le mie mani

 

[libera nos a malo, Domine]

*

S’accendono finestre nella sera

Sto in ascolto del mondo

 

sto in ascolto del vento

che arrotola i sassi

e mette in fuga un vano

rimuginare

 

sto in ascolto del battito

fiacco dell’onda

sull’ineguale bordo dei pensieri

-schiume infiorano attimi

d’assenza-

 

s’accendono finestre nella sera

fra i rami dell’eucalyptus ancheggia

una florida luna.

*

Mai appagato

e all’uscita del vicolo

il ventre tenero dei gabbiani

nella loro culla d’acqua

di consolazione mi riempie

il cuore

 

-sottile un filo di luce

riverbera fra onda e piuma-

 

così, talora, gioca il sole

col desiderio di contentezza

che, mai appagato, dimora

nel fondo bruno delle tue pupille.

*

Involucri

Rose livide sul ciglio della strada,

letale aroma

esala da cespugli

innaffiati d’angoscia.

 

Immagini

        solo immagini

velleità di parole

per dare corpo e nero sangue

a tormenti

 

versi

involucri freschi

per avvolgere la persistenza

del mio cruccio.

*

Come da un sogno

striscia la luce

gonfia gli ultimi istanti del giorno

fuga di foglie strappate a solitudini

                                                            …

 

come da un sogno

                            nero

s’affaccia

               nero

un volto

 

disperata tenerezza

ferita palpitante

sofferenza di carne e d’orgoglio

giovinezza sbattuta sulle onde

approdata a un brandello d’esistenza

 

tendi con un sorriso,

Cristo africano,

la plastificata miseria di un bicchiere

 

misero

uno spicciolo alleggerisce

il mio superfluo

 

inanità di una com-passione.

*

Graffiano il cielo

...

ciuffi lacustri di canne

rabbia di maestrale

nel profondo

rintronano scoppi

di fulmini

 

(“Mamma, mamma

il temporale …”

ombra fra le tende

braccia che cingono,

calde, un timore

                   e lo placano)

 

Graffiano il cielo i fulmini

anche ora,

graffiano il cuore

 

niente più è caldo

abbastanza

da poter cingere un affanno

che gela.

*

Soffia forte il vento

Già quasi sulle rive del sonno

spalancano le tue parole

un baratro di pena

 

perché, dimmi, perché

in tagliola appuntita trasformi

l’abbraccio di miele della notte

per me

         per noi...

 

Soffia forte il vento nella via

deserta e luci ondeggiano

fosforiche

 

squarci aprono d’irrefutabili

verità sui nostri volti.

*

Brillio

Luce m’invade

sole sulle facciate di case

umide d’ombre notturne

estate indiana dell’anima

brillio ingannevole

[è pur sempre un brillio]

 

sgorga dall’ugola di anonimi

pennuti cantori

la gioia

di un grazie fugace.

*

O forse no

Germina dalle pupille un raggio

freddo

 

freddo lo smarrimento

             fredda la consapevolezza

superficie gelata

scricchiolio che giunge da lontano,

preludio a boati

                 a cateratte inarrestabili

 

scivolerò (prima o poi)

nel risucchio

freddo

mi lascerò infine avvincere

 

o forse no

 

perché arancio mi grida all’orizzonte

un richiamo di petali e di voli

l’impossibilità di un’attesa.

*

Fino al prossimo turbine

[allitterazione di lune

sfogliarsi di parole]

 

guardo in fondo al cassetto

 

stropicciato stinto

giace l’ultimo superstite dei sogni

(in)spiegabilmente svaniti col turbine

polveroso di tanti autunni

 

oh, lo metterò a nuovo, sì

cromature perfette

               scintillio di cristalli

ne avrò cura, prometto...

 

sì, ne avrò cura.

 

Fino al prossimo turbine

che me lo porterà via.

*

Sbavature

Scalfitture verdastre

rigurgiti di luce

 

ecco

un’alba dilaga sui vetri

detta il senso di un giorno

(o forse il non-senso)

 

raccogliere le forze

stringere i denti

fino a farli stridere

 

matita blu sulle palpebre,

il rossetto è una beffa

 

sbavatura d’ansia.

*

Colori

Un soffio più fresco

nel viola della sera

il verde di un tralcio

che già cede

a tentazioni di porpora

 

...

 

di colori

sono fatte le emozioni

                         le stagioni

-sfumature lievi d’inquietudine,

tinte dense di gioia-

 

Sparge i suoi colori

nell’abbreviarsi dei giorni

l’Autunno

 

[gelide lune

echi di stelle,

conforto sereno

delle notti]

*

Arida la notte

Si assopì la zingara

-bruna la pelle

del sole di millenni-

nel cuore del deserto

 

arida la notte

fredda

 

fedele compagno

accanto a lei un mandolino

struggimento di note sognava.

 

Dritta la coda

fulvo il muso, ammansito

da un raggio di luna,

contemplò il leone

(vi si perse)

i meandri di un dolore addormentato.

 

 

(ispirata al dipinto di Henri Rousseau “La zingara addormentata”)

*

Felici

Così era

         allora

il tempo

un ballo sulle punte

un rondò di delizie.

 

Analfabeti del dolore

al futuro brindavamo

ogni istante.

 

Il sole esisteva

per accendere di rame gli occhi

e di voglie

 

la luna- pallida luna d’estate-

un solo motivo d’essere aveva...

...nel liquido raggio lo trovavo

che s’allargava sui nostri volti

 

felici.

*

Riprendere il volo

Vapori celano le coste

 

banchi spugnosi

goccioline malefiche

hanno inghiottito il mondo

e sale già il tocco

freddo

alla nuca

[s’è mangiata il mare

la “Lupa”]

 

gemono lungamente

sirene

come trombe di un giudizio

senza appello.

 

In riga

pazienti attendono

il respiro della notte

gabbiani,

come noi smaniosi

di riprendere il volo.

*

Il sole e l’ombra

e d’improvviso l’ombra

ti ha morso il polpaccio,

le sue dita insinuanti

le caviglie t’hanno stretto

fragili

 

dardeggiare verde di sole

nelle tue pupille

sempre

 

(a G.S. che non c'è più)

*

La vita, ovunque

Drappelli di colombi sulle tegole

attendono la bufera

-livida incombe sulle cime degli alberi

sulle sedie di traverso nei balconi

sui fogli di giornale dimenticati,

preda già di raffiche

                       intermittenti-

 

Scoppia la vita

ovunque

 

nel petto dei colombi

e nelle nervature delle foglie

(umili s’affacciano persino

alle grate dei tombini)

 

e nel vento salso

da ovest

araldo di bufere.

*

Sete

S’abbeverano

certe anime randagie

alle rare pozzanghere

che una pioggia improvvisa ha lasciato

fra la polvere e i ciottoli

e s’illudono d’aver calmato la sete

 

...più feroce tornerà

[tardi, la sera]

 

s’insinuerà frusciando

fra palpebre gravate già

dal sonno

            e dal disgusto.

*

Tra i frutti spinosi del platano

 

 

così

fra bordi arrugginiti già

di foglie

tra i frutti spinosi del platano

gioca il passero

-piumette grigie arruffate-

con i raggi di un agosto maturo.

 

Inclina

giorno dopo giorno

la stagione ardente

verso l’estenuazione

                                      la fine

 

un brivido più lungo

al tramonto,

un mulinello di polvere

sulla via del ritorno a casa

ci avvertirà del sopraggiungere

d’Autunno.

*

Il grumo

 farsa e strazio

 

sillabe e gesti

come corazze

                   vuote

d’insetti

                   morti

 

e lì

esattamente al centro

-equatore dolente

fra sterno e smarrimento-

il grumo che non affonda

che non si scioglie

 

impedisce il respiro

 

ottunde la gioia

 

si camuffa, talora,

gioca a nascondersi...

 

Perennemente

monta la guardia

alle porte del giorno.

*

Agosto

Sere d’estate

agosto di musiche dalla spiaggia

di frescura marina

 

costellazioni ruotano

precipitano le ore

di là dal buio

dalla precarietà dei gesti

 

gioie fragili

come vetro soffiato,

nato dal fuoco

e destinato a infrangersi,

a riflettere in pezzi

                                il raggio

di un altro giorno ancora,

imbuto di malinconia.

*

Non sempre

...

beffardamente ci guardano

le pieghe ordinate dell’acqua

 

-immensità di lontananze-

 

 

Non sempre può cibarsi

          il cuore

di bellezza.

 

Svetta nell’aria

inutilmente limpida

l’antenna di una feluca,

 

trafigge la persistenza

del nostro tormentarci

 

inutile.

*

Fragili troppo

 

 

suggerimento di aeree correnti

avviso di tempesta

 

urto di vento alle spalle

 

scompiglio

di rampicanti sul muro

 

[c’è la storia di una vita intera

nell’attimo]

 

Perdo talora il controllo

della tristezza

e così lei imperversa

in atri bui

ove potrebbe perdersi,

perennemente impazzare.

 

Con garbo con fermezza

bisogna andare a riprenderla,

rinchiuderla

una volta ancora

nella sua gabbia azzurra

dalle sbarre fragili

 

troppo.

*

Metafora

 

 

 

 

...

vicine lontanissime

le voci

cacofonia del consueto

...

 

ho amato, un tempo,

il mare

per la liquidità del suo abbraccio

per lo stridere dell’ardore estivo

col freddo ritorno dell’onda

che m’aggrediva ai fianchi,

il fondersi di acqua e nuvole

nei miei occhi

dolenti di salsedine

 

ogni cosa al mondo però

vive di mutamento

 

...

 

essenza di memorie

 

metafora

 

è diventato in me

il mare.

*

Sospensione di pena

non decifro il ghigno di questa luna

impiccata alla mezzanotte

 

la strapperei, se potessi,

al suo velario,

giù

la scaglierei

nelle profondità dello scontento

e forse da quell’acqua

                                        buia

riemergerebbe

                                       lucente

 

-          sospensione di pena-

*

Duplice

 

Nebbie sfibrate fra le cime dei pioppi

mattinate del nord

-lampo di memoria-

 

taceva per un poco

                 (oh, lo straniamento di quelle estati)

il canto della risacca

il richiamo dei venditori d’angurie

 

s’arrovellava

il mio cuore duplice

di silenzi

         e di amori impossibili,

firmamenti precipiti beveva

sulle colline abbracciate alla notte

 

chissà se ancora, lì,

suonano l’arpa i grilli

fra le siepi e il Gran Carro

ancora

        ancora...

*

Mediterranea

Vertigine d’ombra

m’invita

dal grembo dell’ estate

 

giardino

miracolo d’erbe

schiaffo di brezza

(poco distante è la lusinga

salina dell’acqua)

 

un candore mi acceca

d’intonaco

ruvido sotto le dita.

 

Fiammeggia la bella stagione.

*

Orizzonte

Verderame un riflesso

scolpisce i movimenti

dell’onda

arrotola schiume

sfilaccia riverberi

 

occhio di sole all’orizzonte

 

vele bianche inghiottite

dall’inutilità di un assillo.

*

Prigionia

nubi si schierano

a ovest

per istoriare la fine di un giorno

 

bere, sì,

bere è possibile

quest’aria di leggerezza

simulare una perfezione di serenità

( non c’è serenità

né possibilità di simulazione

solo morsi impietosi,

un rodere senza fine)

 

bagna

una tinta d’estate

le pietre sulla riva

 

rammarico

prigionia.

*

Ineluttabile

 

Sulle labbra è affiorato

al confine fra il sonno

e il mattino di giugno

il tuo nome.

 

Con la stessa inconsapevolezza

felice

di un cane, immerso nel miraggio

di corse sulla spiaggia,

così anch’io

figlia

ho contemplato il miraggio

del tuo nome

 

nelle vene

come un veleno squisito

amore

s’è riversato

 

ineluttabile.

*

Campane

Ho amato,quand’ero una sciocca ragazza,

l’idea dell’amore. Lui solo poi

per tutta la vita.

 

Mi chiedi cosa sia il paradiso…

forse a un volo assomiglia

di rondini

nel cielo di un giorno lontano

che inclina al tramonto

 

o forse al suono

             al frastuono

delle campane di San Marco

al mattino.

 

Incredulo di felicità lo sguardo.

*

Impresso per sempre

È l’aria lattiginosa al mattino

                                                  che fa l’estate

la luce odorosa di polvere

e di strade che corrono al mare.

 

Reminiscenza d’ombra

ansito lieve di corse in salita

meraviglia di brezza sull’acqua

senza limite il taglio all’orizzonte

senza  fondo la buca sulla riva

ogni oceano potrebbe colmarla

e sarebbe lago sereno

abbraccio per gusci di noci

come antichi velieri.

 

Per sempre

impresso sulla battigia

l’orlo di quel flutto impetuoso.

*

Sui rami le prime gemme

Piove.

Fili d’acqua  congiungono

               il cielo

all’asfalto

il senso prolungano

dell’inverno

fin dentro le scrostature

degli intonaci

 

nell’alone giallo dei lampioni

 

nell’oscurità delle fibre

di alberi esausti,

da troppi venti aggrediti

 

-sui rami però,

tenere, le prime gemme

erompono,

il senso suggeriscono

di una primavera che

insensibilmente

                        avanza.

*

Guendalina

Guendalina ha un ciuffo verde

sulla frangia

sfrontato lo sguardo

-un pozzo di dolore-

risata di labbra

lampo di denti

 

abitano le sue guance

nostalgie d’impossibile.

*

Autostrade di silenzi

Autostrade di silenzi

abbiamo percorso

-certi giorni, certe serate

da groppo nella gola-

 

[rinfresca l’aria

sul finire del meriggio

ancora

 

accende l’erba

addossata al cemento

un riverbero

       un soprassalto]

 

Grumi d’angoscia interrompono

lo scorrere di consuetudini

 

dighe abbiamo eretto

sentinelle sull’orlo di smarrimenti.

*

Sovrapposizione

 

slittamento temporale

percezione acuta d’impossibilità

            

sovrapposizione

 

(mi presti il pennarello, per favore?)

 

non sono al loro posto

                                         i tasselli

 

il grembiulino è pronto sulla sedia

-un raggio lo ferisce di luna anni’60-

 

piove sulle serrande chiuse

“ e sotto il maestrale/urla e biancheggia il mar”

(ho preso 10, mamma!)

 

ma è primavera ancora nelle tue pupille

e i baci sono ondate

punge la tua barba

grigia

(quand’è successo, amore?

m’ero distratta forse

a contare le notti

che tregue hanno steso

su di noi

        benefiche)

 

si sfrangiano i contorni dei ricordi

gli orditi mischiano di sensazioni

alterate

 

Il cuore perde un colpo

a volte.

*

Sorpresa mi punge

 

 

netto il volo

delle rondini sulla cuspide antica,

stupita ancora avverto

il tepore dell’aria

ma non ricordo, caro, il tuo maglione

 

e la cartella a quadretti verdi e neri

è ancora lì

(sera d’ottobre)

un tesoro racchiude di quaderni

e matite colorate

 

ho ancora la frangetta

e i calzettoni

il fiocco bianco è pronto,

ben stirato, per l’indomani.

 

Sorpresa mi punge

quando ancora sento

            così come allora sentivo

- chissà dov’è il ciondolo d’argento

che il primo amore mi donò

un pomeriggio di febbraio-

 

e sono ancora quelle     

le mie mani

 

e intatta a me sembra

la trasparenza degli occhi

 

il sentire.

*

Sulla scogliera

 

Fiocchi di nuvole

               e barche al largo

- fazzoletti poggiati sulle onde-

(ci sarà buona pesca)

 

        di fiori estivi

avvampa

                   la scogliera

 

impigliati fra le dita del vento

pensieri

       viaggiano

                nella luce.

 

 

 

 Ispirata a :                  .

C.Monet, “La passeggiata sulla scogliera”, 1882

*

Ma come

 
 
Ma come può
la ridda dei gabbiani
                           sopra il molo
non scalfire il tuo cuore
la crosta
    nera di sangue
rappreso sull’indicibilità
della pena  
 
come puoi- chiedo-
e rimango con le mani
aperte
 
vana domanda
che fra i mulinelli si perde
di foglie rinsecchite,
stritolate da novembre.

*

Come sul bordo di una fontana

 

Come sul bordo di una fontana,

della vasca di un ombroso giardino

ho visto colombe

col becco raccogliere i radi granelli

          dal vento portati

                           dalle maree

sulla riva,

di fronte al semicerchio dei massi

 

[baia trascolorante nel meriggio]

 

Così- ho pensato- è il mio cuore:

imperterrito cerca fra i ciottoli

grani di gioia

impregnati del sale di un’onda

più audace.

*

La rete

 

---

 

riannodo ogni giorno le maglie
e il mare ripete il suo madrigale


e gioca la luce di ogni stagione
con gli strappi che pesci,

fortunali maligni,

salsedine d’anni delusi,
sulla mia rete hanno impresso

intrecciata di lacrime e d'oro.

*

Gutta cavat lapidem

Concrezioni di pena

sotto volte frananti

 

[scava le pietre

una goccia,

pietre

può un’altra plasmare

stillando perenne]

 

Sola

cenciosa d’inadeguatezze

troverai

                infine

la strada

fra caverne e labirinti di sale?

*

Sulle rive del lago

 

...

tremano i rami e gli esili tronchi
vibrano i bordi delle foglie

e l'oro, la ruggine
la vacuità del cielo

nell'acqua,

vibra la corda tesa
fra la gola e le tempie

- chiave, armonia-

 

ghermirei, se potessi,

il canto alle rane…

*

Identici sempre a noi stessi

 

stupefazione

di fronte a calici gialli,

fiori spiegazzati dal vento

 

li mordicchiavo,

bambina,

una goccia di succo

distillavo dal gambo

e la lingua

       se ne beava, il cuore…

 

ci scaldano certi pensieri,

senso ci danno d’identità

(identici siamo sempre a noi stessi

anche se meno cielo

       oggi

i nostri occhi accolgono)

 

fitte regalano

di necessaria malinconia.

*

Percezioni

 

ma ci pensi

che non è verde

                   davvero

il filo d’erba

né giallo il ranuncolo

 

e non ristora

                  realmente

il tuo sguardo

l’azzurro pastello del mare

 

né il raggio violetto, che celebra

il quotidiano rito del crepuscolo…

 

allora forse

            neanche

è così plumbea la tinta

che imbeve le fibre

dei giorni

 

se è solo questione dell’occhio

che percepisce

 

è solo questione dell’occhio…

*

Traccia d’oro

 

Suono duro di cristalli ghiacciati

sulle ringhiere

ed è notte

è marzo di perturbazioni nell’aria,

fra chiaroscuri di pensieri

mai così  affilati – pugnali! –

come quando un lampo li illumina.

 

Prodigio è il mattino

svaporare di nubi e rovelli

 

mucchietto di cenere i fulmini

traccia d’oro nel cielo.

*

Montava l’onda

Foglie

monetine verdi

tremolanti nel sole

bastavano

per comprarmi

una gioia da niente

 

montava intanto l’onda

dentro la tenerezza dei pensieri

ed era inesplicabilità,

desiderio incerto

 

giorni e lunghi mesi

sospinti dal soffio dei venti

levigati dal ciclo delle maree

forma gli diedero

 

e bellezza.

*

Grigio pesante

 

Grigio pesante intride le terrazze

e le punte degli alberi,

                                        dita

dal ventre oscuro dell’inverno,

 

anche se scoppia già dalle fessure

sui muraglioni

l’oro di ginestre,

invita ai fremiti

            a testarde speranze.

 

Un grido, un’ala bianca

scroscio di flutti

 

sangue d’arance

 

ricami di parole,

                    come trine,

lievi.

 

Vita pulsa

          nonostante.

 

 

 

 

 23 marzo 2014

*

Schiva bellezza

Possiede

           il mio amore

la consistenza della mandorla

nel suo guscio coriaceo

resistente alle baruffe

dei venti fra i  rami,

a morso di dente inesperto

 

è margherita gialla, bastarda

 

dal bordo del guard-rail

sporge il capo

e fino al pianto commuove

 

di schiva bellezza risplende.

*

Specchio

La piattezza del mare

dall’alto

è specchio per la mia faccia

percorsa da brezze e rincrescimenti

 

[ cosa vedi

nel lampo d’acciaio,

nella rifrazione dell’onda…

… forse soltanto la linea

spezzata dei tuoi pensieri,

la pregnanza (forse) del distacco

dall’idea, dal disegno]

 

Indifferenza di vele

nella ferocia del mezzogiorno.

*

Vividi sempre

 

Lama di sole

-pallido sole dopo un profluvio

d’acqua- penetra i vetri

e di sé inonda il pavimento

 

e questa vita, più del pavimento

dura

 

vividi sempre

i germi della gioia,

anche sotto la sferza

di bufere…

racchiusi entro involucri

e scorze d’impensabile forza,

                                   con forza erompono

                   impensabilmente attenuano

la pena

che riveste i nostri giorni.

*

Proprio allora

 

Quando un’ombra

-come di nuvole in corsa

sui palazzi e le strade

o sul mare arricciato

dal libeccio-

attraversa i tuoi occhi,

addolora gli angoli

delle labbra

 

è proprio allora

che fra le viscere e il costato

serpeggia ,

        fiamma sottile,

l’amara soavità

del mio essere madre.

 

                                                            Distante da tutto,

dal mondo

ti custodirei

(sogno impossibile                             

perverso, anche)

 

fra le pieghe

           infinite

               del tempo.

*

Eterno richiamo

e penso

a quante fragili vele

hanno solcato le onde,

sentito gli spruzzi

di quest’omerico mare

“colore del vino”

( nel riquadro dei vetri

sembra ancora lanciare

il suo eterno richiamo)

 

Gorghi

hanno inghiottito

-urla e fauci

di bestiali Cariddi-

ciurme temerarie

innumerabili schiere

che giacciono ora

sul fondo,

polvere d’ossa

nutrimento di creature marine…

 

acquetata

aleggia ormai

la memoria

su questo mare

- lago tranquillo

appare (oh, inganno)

quasi nordico fiordo-

 

con toni canori

con rombi e mormorii

sempre accompagna            

il cadere delle ombre,

il sopraggiungere

                     ambito

del silenzio.

                                                                                                                      27 febbraio 2014

*

Come tulle di sposa

Distese d’ombra copriranno

un giorno

gli oceani del nostro

essere-nel-tempo. 

             

Addolcisce

          frattanto

il fluire di giorni

e inquietudini

una mezzaluna nel cielo

e una stella

 

come tulle di sposa,

vessillo d’aurora.

*

Poni bene la mente

Foschie salmastre s’arrampicano sui vetri

gravano su orizzonti

stritolati dal buio.                       

 

Collane di lumi

decorano tristezze

in ordine sparso,

celebra la sera

liturgie consuete.

 

Poni bene la mente e l’orecchio…

un salmodiare s’avverte

di sconfitte.

*

Inesauribile

 

Inesausta

          (inesauribile?)

volontà di ricucire lo strappo

dove il vuoto vaneggia

attraverso la lacerazione

di trame

più volte riannodate,

 

intervallo

singulto di pena

 

inesauribile.

 

13 febbraio 2014

*

Stagione al limite

 

Rumori d’auto che passano

e pigolii d’uccelli appena nati

sotto il tetto

 

un senso si percepisce

di stagione al limite,

che sopravviene

-incubatrice di pensieri-

come ogni anno,

come ogni primavera

che da lontano s’annuncia

 

(ombra cupa s’insinua

nel fraseggio di giorni

germinati pazienti

pericolanti tuttavia

minacciati da frane

prevedibili).

 

Immalinconisce l’occhio a guardare

attraverso stretti spiragli

 

é il cielo aperto la sua meta,

il volo .

 

                                                                                                                            19 19 febbraio 2013

*

Un amore che chiede, adesso

Le cose cambiano

 

prendono i sorrisi

pieghe amare,

tristezze senza rimedio

sostengono la velatura degli sguardi

-forza

un tempo

hanno saputo sprigionare,

invincibilità-

 

mani,

appiglio verso complessità

e timori

(ah, come scava il rimpianto…)

parvenze tremanti sono divenute

di un amore

                 che chiede

 

adesso.

*

Splendori incidono gli angoli della sera

Un caffè nero

può scaldare le dita

confortare un’attesa.

 

Dietro l’ecru delle tende

precipita dal cielo l’imbrunire.

 

Fruscio di ruote sull’asfalto

lontano

dallo struggersi

dei tulipani nel vaso di cristallo

 

splendori

incidono gli angoli della sera,

pulviscolo di caparbie

aspettative.

*

Diversamente (Sliding doors)

 

 

 

Se tu fossi lei

se tu fossi qualunque altra lei

         più bella più arguta più brava

più tutto

 

se queste stanze

che mostrano ormai i segni del tempo

avessero risuonato

                         diversamente

dei tuoi passi

echi diversi avessero rilanciato,

diverse risate

 

se si fossero riempite di gente

(sento a volte il sibilo del silenzio

passare sotto la cornice di un quadro

amplificarsi fra una parete e una lampada)

 

se le porte scorrevoli del Caso

-il Caso? cos’è il Caso?-

si fossero

            diversamente

                                  aperte

 

non saresti

                       colei

che tiene strettamente avvinte

le radici

della mia anima.

 

 

(a mia figlia)

*

Preferivo la veduta dell’altro finestrino

 ...

pozza di nuvole in una conca

volo s’alza d’uccelli dalle zolle

 

preferivo

a vent’anni

la veduta dell’altro finestrino

-ondate s’accavallavano

al largo,

quasi sulle rotaie

venivano a morire-

 

sfoglio adesso

(identico il dondolio

             lo sferragliare)       

le pagine di un libro

 

sfoglio a ritroso abbagli,

trompe l’oeil  sullo sfondo degli anni,

di tutti i minuti che sono passati

 

non invano

 

spero.

*

Al di lÓ di ogni intuizione

Palpiti muovevano l’aria

desideri sospesi

alle chiacchiere dei grilli

(delle cicale?)

 

lontane

luci gialle d'autostrada

al di là del mare

al di là di qualunque

intuizione futura.

 

Brezze ci hanno sospinti

-ma più spesso

folate improvvise,

raffiche -

verso mete

insospettabili.

 

E comunque

abbiamo camminato

 

e stazioni di posta

abbiamo incontrato

sul nostro cammino

 

notti d’inverno

al riparo degli abbracci.

*

Cerco un senso nell’accanirsi della pioggia

 

Le ore

       si sfaldano

crucci permeano

lo sgranarsi delle intenzioni

 

(c’è stato un tempo…)

 

fino al midollo morde

la paura

 

(c’è stato un tempo

 -lontano vicinissimo –

vergine di paure)

 

ombre di insetti notturni

sulle pareti.

 

Cerco un senso nell’accanirsi

della pioggia

sull’asfalto

            degli abiti

che ogni giorno

ostinatamente indosso.

 

10 dicembre 2013

*

Assedi poetici

Sciami di pensieri

brusio d’immagini

 

urgono parole

(le senti? Battono con dure

nocche alle porte dell’immaginazione)

 

universi lisergici

 

turbini di odori

                      memori.

 

Multiformi assedi

e tranelli

tende al cuore

la Poesia.

*

Forte e cedevole

L’ombra

 

l’ombra persino mi è cara

 

la tua ombra

che accarezza la strada

nella purezza del mattino

 

e poco importa

che non sia più

( non solo )

la sostanza di frutto

dolce e asprigno

delle tue labbra,

la memoria del tocco

ruvido

( d’oro però erano le radici )

della barba

a  piegarmi le ginocchia.

 

Canna forte

               e cedevole

sotto l’urto di ogni maestrale

è un lungo amore.

*

ContabilitÓ d’autunno

Faccio l’appello delle foglie

che ancora resistono,

fragili equilibriste,

sui rami

 

conto

sulla punta delle dita

nuvole e disinganni

-ne riempirò un sacchetto,

lo riporrò fra gli orecchini di granati

e le lettere d’amore-

 

(oh, la diversa incidenza dell’ombra

sulle facciate delle case…)

 

un brivido percorre ossidato

i fianchi di alture scolpite

nella persistenza del rimpianto.

 

13 novembre 2013

*

Fra le palpebre

 

 

Attimi oscuri

quando la notte dilaga

densa fra le palpebre

e gli spiragli di luna.

 

Forme inquiete vagano

sulla soglia rischiosa del sonno

/ morte - non morte

ingannevole pace /

 

Lontano è il tempo

delle trepide ansie

gioiose

… e le attese…

oh, l’impazienza dolce

delle attese.

 

Incubi adesso

molte volte s’insinuano,

mentre cede la mente

alla pietà del sonno,

fra le palpebre

e duri spiragli di luna.

*

La meta delle foglie secche

 

Piantati 

ancora una volta

(è arrivata l'estate, non vedi?)

gli ombrelloni sulla spiaggia

 

- e un palo ben appuntito

proprio al centro del petto-

 

Drizza le orecchie un cane

verso l’aria del crepuscolo

 

ha forse udito il tonfo

di un “mai” nei miei pensieri.

 

Eppure a me

lieve era sembrato

come volteggiare di foglia

che già conosce

triste

la sua meta terragna.

 

7 giugno 2013

 

 

 

 

 

*

Ed Ŕ mattina

 

 

Giornate nuove.

 

Finalmente una luce

al primo battito incerto

di ciglia- sfuggenti fotogrammi

vorrebbero trattenere

di sogni-

 

 

ed è mattina

 

fra i sassi e i fili della luce

nelle gole canore degli uccelli

 

e nel profumo che esala

da infiorescenze di zagare

antiche.

 

Ragnatele di pensieri.

*

Haiku 2012

raggio d’aurora

lancia bronzea acuta

fra nubi ardesia

 

 

 

gatti in amore

tetti bianchi di luna

mugghio di vento

 

 

 

sorriso d’aria

nella luce ghiacciata

intorno al lago

*

Haiku 2012

Microsoft JScript runtime error '800a003e'

Input past end of file

/testi_raccolta.asp, line 88