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Raccolta di poesie di Stefano Vitale
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

*

Carol e Frida

Carol Rama


Desiderio puro e cieco
sfugge alle tagliole della memoria
e guarda il mondo soltanto di sbieco
inquieta ferita propiziatoria.

Ama la pelle Appassionata
lunghe dita d’indomita creatura
occhi di bambola d’infanzia smarrita
tra camere d’aria e lame di paura.

Combatte la sua guerra e il sangue scorre
sul campo ridono le Malelingue
inciampa nel dolore, nessuno la soccorre
fierezza di ribelle e sguardo esangue.

Vagano dispersi i tristi capitani
sul mare del colore permanente
nascono i mondi dalla sua mente
che agita ali, lingua, seni, mani.

Corpi senza spina, pagine sospese
vermi, lucertole, rane, serpenti
fratture, slogature, deluse attese
sorridono sciocche bocche senza denti.

Un grido brucia nella stanza buia
nero e marrone non danno direzione
resta da sola l’anima e si scuoia
nuda si offre senza esitazione.

L’eretica erotica stravaganza
illumina l’illusione del domani
faticoso vortice che mai si spezza
nel respiro sincopato della sua danza.


Frida

I sogni sono cicatrici
desiderio di porte aperte
silenzio di occhi scuri
riflessi nello specchio
dell’immagine di sé.

Spine nella carne
martoriata dall’amore
sembianze di bambola
posata sul letto bianco
d’una casa tutta blu.

Ghirlanda del tempo
illusione del Bene
vola Frida nella sua corriera
colomba trafitta
che mostra senza paura
la sua anima nera di pantera.

S.V.

*

Arrivare al punto

dalla rivista Amado Mio

ARRIVARE AL PUNTO

I

Accerchia il silenzio
la parola in un gioco
di specchi
indicibile abbraccio
di lontani parenti ritrovati
obbligati a tracciare confini
ogni volta da varcare.

II

Il silenzio è una parola,
non c’è che dire,
lascia il segno
muove le viscere e
indica una direzione
tutto sta nel viaggio
perché niente è
senza il vuoto.

III

Aprirsi, aprire
la porta oltre il vuoto
per svuotare le stanze
dall’aria stantia
lasciare dentro crescere
il mormorio d’una marea
che sale e sale ancora
ignota, ma pulita.

IV

La maschera delle parole
salva il respiro
dall’abisso del silenzio
ma il prezzo è alto e
la promessa dell’attesa
brucia i giorni
nell’eremo del mondo
vagare solitari
è un privilegio raro
e duro, per pochi
coraggiosi viaggiatori.

V

Disegna il mondo
la parola e cammina
senza voce inseguendo
occhi e orecchie
in attesa d’essere colta
rosa luminosa
un attimo prima
d’appassire.

VI

Dormono le ferite
nelle stanze buie dei pensieri
altre restano sui bordi della pelle
e la parola si affanna
nei traffici del giorno
nell’illusorio via vai
d’una cura
galleggiano lettere in processione
sul mare bianco
stretto tra le mani
piccoli angeli giunti
in soccorso.

VII

Si mescolano le lingue
nelle correnti nel mare
eppure non si parlano
assediate dai muri
le segrete radici, zavorre
del tempo, i morti
nel caos delle voci
sono briciole di pane
i gesti sospesi, gli sguardi
abbozzati, le risate improvvise
zattere dove aggrapparsi
per non affondare.


VIII

Arrivare al punto
di non ritorno dove finisce
il mondo dove ricomincia
la vita nascosta
e restare muti e vuoti
sdraiati sul fondo feroce
d’un lucido silenzio.

*

Le parole della musica

LE PAROLE DELLA MUSICA



I.

Sostakovic
Quartetto n° 4 in re maggiore op. 83

Vortice di viscere rimbalza
tra le pareti delle stanze
la casa è abbandonata
sparsi i pensieri sul prato
scuro di neve marcia.

Sfogli le pagine bianche
d’un libro d’infanzia
melanconica passeggiata di fantasmi
tra le siepi sanguinanti di bacche.

Nell’attesa della sera
saltelli sulle pietre del ruscello
poi raccogli nere pigne secche
e pensi che è meglio ridere di sé
mascherato da soldato o da grande sacerdote.

Non perdere il controllo
resta diritto sulle scale
ubriaco di tristezza tanto da
sentirti anche felice che
l’orchestra sta suonando il tuo foxtrot.




II.

Anton Webern
Quattro pezzi per violino e pianoforte Op.. 7



Sehr langsam

Molto lentamente segna il passo
quasi inudibile scricchiolio
sulla strada altrimenti invisibile
nella densa nebbia ora trafitta
da un richiamo rimosso un tempo
risuona incessante nelle orecchie
attente

Rash

L’ossessione del silenzio ritorna
nella sorpresa della pioggia gelida
maschera del suono impenetrabile
che insegue la forma del tempo nato
per sbaglio, scheggia d’assenza assordante
che sbanda, corre, sbatte e si ferma
di colpo

Sehr langsam

Ronzio di tafàni e luce sbiadita
pesano i fantasmi del presente
sull’anima svagata e senza meta
dèmoni che spalancano le porte
di palazzi abbandonati sul vuoto
precipizio futuro della Storia
immaginato.

Bewegt

Riposa una lettera mai scritta
sul letto disfatto della memoria
annegando il lamento del giorno
nel bicchiere di vodka inutile
voglia di evitare le tempeste
che senza tregua il mare della mente
flagellano.


*

Due inediti

I.

Ascoltare il caos
nell’aperta voragine dei pensieri
senza direzione né rassegnazione?
Cercare riparo nella nicchia del caso
riflesso d’un più vasto supposto destino
che tarda a venire altrove impegnato?
Intanto il tempo si riavvolge
in quel che era e ancora sarà
tenendo acceso un piccolo lume
affinché si consumi, paziente,
al ritmo d’una sarabanda.


II.
Cerchiamo un senso
che tutti ci comprenda
illusione di certezze
alate ma infondate
eppure risaliamo la corrente
di questo fiume oscuro
inciampando tra i sassi
scivolando nei fossi
e nel fluire del tempo si smorza l’ansia
e ci resta questo andare
che il senso si palesa
nell’onda da saltare
nel legno da intagliare
nitida trasparenza che tutto consuma
e ci rende liberi
da ogni altra misura.


*

Due inediti

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