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Raccolta di recensioni scritte da Nicola Lo Bianco
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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Thor Vilhjamsson - Romanzo - Iperborea

Il muschio grigio arde

Il muschio grigio arde: unimmagine paradossale, discordante, il muschio tra acque e geli che cova lingue di fuoco, sopra e sotto la terra, fuochi interiori tra vasti silenzi e penetranti solitudini, un simbolo dellIslanda, questisola favolosa, ai confini col circolo polare artico, cos lontana ai nostri occhi.

Cos vicina in questo poliedrico romanzo di Thor Vilhjlmsson che assurge a metafora della vita.

Ci che muove e trama la narrazione lo scandalo: un caso di incesto, un fratello ed una sorella, Saemundur e Solveig, due giovani derelitti, figli della stessa madre, che casualmente si ritrovano e scoprono di amarsi in una passione irrefrenabile, che sfocia nellinfanticidio e nel suicidio di Solveig.

Asmundur, giovane magistrato e poeta, chiamato a giudicare il crimine, a intraprendere, ed la prima volta, una missione di giustizia, alla quale riluttante, perch la sente come una missione odiosa, un cuneo che si infigge tra le sue due nature: quella del dovere, dellinflessibilit della legge, ereditata dal padre, anchegli giudice, e quella del poeta con il dovere di capire tutto ci che si affanna a vivere.

E linizio di un lungo viaggio, a cavallo (siamo nellOttocento) ed in compagnia del fedele consigliere Thrdur, fino agli estremi confini del mondo, attraverso un paesaggio rude, monotono allapparenza e arido, per chi non sa guardare, ma interlocutorio, magico, vivificante, per chi vi sa scoprire i segni arcani della presenza di tutto un popolo, per chi vi sa ascoltare le voci fascinose e catturanti delle antiche saghe, dei racconti popolari, degli eroi leggendari, fantasmi del passato che si intrecciano, in una sorta di muto dialogo, alle figure dei viandanti.

Il viaggio, perci, si configura come una trasmigrazione dellanima: dal teatro della vita cittadina con le sue baldorie e dissolutezze, allascoltazione di se stesso e della natura; dalla civilt, apparenza e nevrosi, agli archetipi della vita che fondano il senso e il destino degli uomini: lamore, la morte, la sfida quotidiana per non soccombere, la giustizia, umana e divina, in un crogiuolo di irriducibili passioni che conducono ad una perenne verit, a costatare cio che la vita crudelt: La ferocia, ovunque c ferocia. Vale per tutto. Non puoi negare che la ferocia sia una forza al servizio della vita. Non puoi.

Quella legge, che Asmundur giudice incaricato di applicare per il benessere degli uomini, si rivela monca, meschina, lascia un ampio margine di ingiustizia, pone ad Asmundur poeta un interrogativo anchesso crudele: come conciliare il giudice con il poeta?

Non c risposta, naturalmente, perch la vita non include tagli netti, ma limmagine e le parole che chiudono il romanzo si offrono con un forte valore simbolico.

Abbandonata la missione, deciso a partire, alla stazione, di notte, solo, viene aggredito da un energumeno con il coltello tra le mani, che vuole i soldi, i soldi; Asmundur riesce ad atterrarlo ed a metterlo in fuga con un urlo che risuon nel vuotoIl poeta rimase con le braccia in aria, le dita aperte verso il cielo, e il suo urlo esplose nella notte.

E leco dellurlo lacerante di Solveig, la sorella amante, nellatto di togliersi la vita, di gridare a Dio e al mondo il diritto alla vita e allamore, contro la falsa giustizia che non sa indagare il bene e il male, che si accanisce sui diseredati (adolescente era stata, ripetutamente e impunemente, violentata dal padrone).

Il poeta, non il giudice, pu raccogliere, raccoglie, questurlo, lo fa suo, e lo trasmette come un potente incantesimo, capace di ricacciare lincubonella sua oscurit e nel suo vuoto.

Lurlo finale di Asmundur poeta anche la chiave interpretativa della scelta narrativa e stilistica di questo che riduttivamente si potrebbe definire romanzo.

E piuttosto unopera di poesia, una prosa lirica che si specchia nella tradizione delle saghe islandesi, e Asmundur, nel suo peregrinare, lo skald, il cantore, moderno e al tempo stesso antico, capace di far risorgere, vive e presenti, quelle voci che legano indissolubilmente luomo alla sua terra.

Non a caso la narrazione, con i suoi periodi brevi, con luso estensivo del discorso indiretto libero, mima landamento strofico, il ritmo da pos, richiama nomi, luoghi ed episodi dellepopea skaldica.

Limpianto narrativo epico non esclude, tuttavia, ed limpronta di una letteratura modernissima, una scrittura trasparente, limpida, una stupefacente abilit descrittiva, attenta ai particolari, ai colori, ai mutamenti anche minimi  del paesaggio, sicch alla fine il profilo paesaggistico si offre alla nostra immaginazione come un grande affresco pittorico, un vivido splendente mosaico, un assoluto, che si innalza come a compensare le ineluttabili storture della storia.

Questa compenetrazione di antico e moderno, gli atti di violenza che aprono e chiudono il racconto, in una sorta di circolarit degli eventi, sono anche il segno di una dimensione atemporale, di un tempo circolare, dal quale storicamente non si esce, se non con la sublimazione del canto del poeta.



Id: 430 Data: 31/05/2011 12:00:00