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Raccolta di saggi di Danilo Mar
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Letteratura

La scuola siciliana

La scuola siciliana si pu considerare il primo vero laboratorio organizzato di quella nuova lingua che si andava imponendo e che veniva chiamata "volgare. Ma perch "volgare"? Perch era parlata dal popolo, ovvero da un ceto basso, ovvero ancora dal "vulgus", che divenne col passare degli anni "volgus", per trasformarsi in "volgo" da cui "volgare".

Quella della trasformazione delle parole materia interessante. Facciamo un esempi brigante e ministro. Oggi essere un brigante equivale ad essere un criminale, un delinquente, uno da evitare. Se sei - invece - un ministro sei persona potente, rispettabile e degna di considerazione. Ma cos da circa 3 secoli. Andiamo al 1200/1300 e le cose si capovolgon brigante era colui che comandava una brigata, ovvero un gruppo di attori che si recava nelle regge dei potenti a tenere spettacoli. Il brigante era degno del massimo rispetto perch era colui che indiceva gi spettacoli e se rimetteva denaro, pagava di tasca propria; il ministro, invece, era il servo pi fedele, ma sempre servo era! Provate a cercare altre parole il cui valore e significato s' modificato nel tempo
Ma non divaghiamo e torniamo alla Scuola siciliana.

Il nome "Scuola siciliana" si deve a Dante che nel "De vulgari eloquentia", defin "siciliana" tutta la produzione antecedente quella "toscana". Affermava infatti il Sommo Poeta che "per il fatto che molti poeti indigeni poetarono solennemente tanto che tutto ci che a loro tempo producevano i migliori tra gli Italiani, appariva dapprima nella corte del sovrano e per il fatto che la corte aveva sede in Sicilia, avvenuto che tutto ci che si prodotto di poetico prima di noi, fu detto ". Non c' che dire: uno spot niente male!

Ma ad onore del vero c' da dire che alla corte federiciana, non si svilupparono solo opere letterarie in volgare, ma c'erano studiosi di filosofia, di scienze, di giurisprudenza e quindi non un caso che alla Scuola siciliana appartenesse anche Michele Scoto, formatosi ad Oxford, a Parigi, a Bologna e a Toledo dove studi la cultura araba che port in occidente. E fu grazie agli studi dello Scoto, ripresi da Stefano Protonotaro, che quest'ultimo pot tradurre due opere arabe: "Liber rivolutionum" e "Flores astronomiae",

Ma chi era Federico II?

Federico II era nipote del Barbarossa e fu incoronato Re nel 1226. regn fino al 1250, anno della sua morte e gli succedette il figlio Manfredi che nel 1266 fu sconfitto da Carlo d'Angi.

Come si vede, la Scuola siciliana ebbe vita breve perch si condensa tutta nei 24 anni di regno di Federico II, anche se Manfredi prov a dare un seguito ma non essendo illuminato come il padre, quel seguito fu un decadentismo annunciato. Ci contrasta con quello che afferma Dante, ma egli inserisce nella Scuola siciliana "tutto quello prodotto prima dei toscani", prendendo - a mio avviso - una paurosa cantonata perch sia la Scuola religiosa umbra sia quelle pi modeste (ma non meno importanti) lombarde e venete, ed anche l'influenza provenzale, non possono essere considerate siciliane.

La scuola siciliana si svilupp perch lo stesso Federico II era amante dell'arte del poetare e sappiamo bene che se una cosa non si ama non ha futuro! E Federico amava la poesia. Tra le sue opere ci restano tre composizioni: "De la mia distanza" , "Poi ch'a voi piace amore" e "Misura, provvidenza e meritanza".

E proprio quest'ultima pongo alla vostra attenzione:



Misura providenzia e meritanza

Misura, providenzia e meritanza
fanno esser l'uomo sagio e conoscente
e ogni nobilt bon sen[n]'avanza
e ciascuna ric[c]heza fa prudente.
N di ric[c]heze aver grande abundanza
faria l'omo ch' vile esser valente,
ma della ordinata costumanza
discende gentileza fra la gente.
Omo ch' posto in alto signoragio
e in riccheze abunda, tosto scende,
credendo fermo stare in signoria.
Unde non salti troppo omo ch' sagio,
per grande alteze che ventura prende,
ma tut[t]ora mantegna cortesia.

Evito la traduzione perch molto comprensibile. Si pu notare l'uso specifico di taluni termini che si integrano col verso dando una musicalit unica ad un brano che, se fosse stato scritto da Dante sarebbe divento oggetto di studio.

Ma come in tutte le cose, ruolo fondamentale lo gioca la fortuna e Federico II ne ebbe iosa quando alla sua corte si present uno sfrontato giovanotto che rispondeva al nome di Michele e veniva da Alcamo. Conosciuto oggi come Cielo D'Alcamo. Egli propose a Federico una sua composizione che aveva titolato "Rosa fresca e aulentissima", in seguito chiamata "Il Contrasto". Se vi va potete leggere questo capolavoro della Scuola siciliana nel settore "poesia", perch c' un mio lavoro proprio su Contrasto.

Fattami questa gratuita pubblicit, proseguiamo.

La corte di Federico diventa cos un punto di ritrovo di giovani scrittori e diventa soprattutto un esempio di come l'arte possa superare le diversit sociali, culturali ed anche religiose, formando un ceto culturale che abbraccia il nobile, il militare, il servo, abbattendo le barriere classiste a vantaggio della poesia.

E vediamoli questi poeti che hanno segnato un'epoca:

Jacopo da Lentini, era notaio, a lui si deve l'invenzione del sonetto, ed stato alla corte di Federico II dal 1233 al 1240;

Giacomino Pugliese, il cui vero nome era Giacomo di Enrico e veniva da Morra, era un funzionario pubblico;

Guido delle Colonne, giudice a Messina e frequentatore della Corte di Federico dal 1243 fino alla morte del Re avvenuta nel 1250;

Stefano Protonotaro (il cognome dice tutto: notaio), colui che tent di mantenere viva la Scuola sotto il regno del figlio di Federico II, Manfredi;

di Cielo d'Alcamo s' detto;

Pier delle Vigne, Gran Cancelliere, sicuramente la figura pi complessa e importante della scuola siciliana. Nasce a Capua nel 1180 e ben presto si fa notare come compositore di versi tanto che Federico lo chiama alla sua corte e lo promuove prima scrivano, poi funzionario e quindi notaio, fino alla massima carica di Gran Cancelliere dell'Impero. Accusato di tradimento nel 1249, fu arrestato e, urlando la propria innocenza, si tolse la vita.

Riprenderemo inseguito a conoscere i poeti della Scuola siciliana. Ora soffermiamoci su Federico II, sulla sua figura di uomo politico, di uomo di potere, di mecenate e anche di uomo fuori dal tempo che viveva.

L' obiettivo culturale, oltre al progetto politico generale che intendeva realizzare, era di costituire attorno alla corte un centro culturale autonomo che facesse concorrenza a Bologna e Parigi, che erano i centri di cultura - grazie alle loro Universit - che pi attraevano gli studiosi.

La situazione politica per complessa, Federico non controlla saldamente i territori di cui rivendica il dominio, ed ha a che fare con una realt molto pi frammentata ed eterogenea. Fortissime sono le spinte centrifughe e infatti la sua "riforma politica" non avr seguito a causa della improvvisa sua morte (avvenuta a Castel Fiorentino [Lucera] nel 1250).

La sua una riforma di tipo "imperiale" che vuole essere unitaria, continentale, il canto del cigno del feudalesimo, nel momento in cui altre forze politiche ed economiche (i Comuni, la borghesia mercantile ecc.).

Riprendiamo la conoscenza di alcuni autori della scuola siciliana e ripartiamo da:

Ruggieri d'Amici, superba la sua "Sovente amore na ricuto manti".

Tomaso di Sasso, di cui ricordo due opere, "L'amoroso vedere" e il "D'amoroso paese".

Re Giovanni, leggete questa splendida opera: "Donna, audite".

E poi Odo delle colonne, Rinaldo d'Aquino, Paganino da Serenano, Jacopo d'Aquino, Jacopo Mostacci (del quale segnalo "Amore ben veio", "A pena pare", "Umile core" e "Mostrar vorria in parvenza").

Segnalo ancora Ruggerone da Palermo, Mazzeo di Ricco, Re Enzo, Perzival Doria di cui apprezzo molto - e ve la propongo -
"Amore m'av priso":

Amore m'av priso

Amore m'a[ve] priso
d'alto mare salvagio;
posso ben, ci m' aviso,
blasmar la segnoria,
che gi m' fatto oltragio,
ch m' dato a servire
tal donna, che vedire,
n parlar non mi vole,
onde mi grava e dole
si duramente - ca, s'io troppo tardo,
consumer ne lo doglioso sguardo.
Pec[c]ato fece e torto
Amor, quando sguardare
mi fece la pi bella,
che mi dona sconforto
quando degio alegrare,
tanto m' dura e fella.
Ed io per ci non lasso
d'amarla, oi me lasso;
tale mi mena orgoglio
as[s]ai pi che non soglio,
s coralmente - eo la disio e bram
Amor m' preso come il pesce a l'amo.
Eo son preso di tale
che non m'ama neiente
ed io tut[t]or la servo;
n 'l servir non mi vale,
n amar coralemente.
Dunque aspetto, ch'io servo
sono de la megliore
e seraio con amore
d'amare meritato
. . . [-ato]
. . . [-ente] - che lo servir non vaglia,
eo moragio doglioso sanza faglia.

Anche in questo caso ritengo inutile una traduzione stante la semplicit del brano stesso.
Tra i poeti cito ancora Compagnetto da Prato,(sar mica parente del nostro Misterbraun, al secolo Marco da Prato?) Filippo da Messina, Folco di Calavra, Neri Poponi, Guglielmo Beroardi, Folcacchiero da Siena, Ugo da Massa conte di Santafiora, Inghilfredi e Arrigo Baldonasco.
Per finire vi propongo un'opera a me cara perch da me rivisitata. di..vediamo se indovinate, si intitola

Nostalgia d'amore

La bocca profumata e i capezzoli
del seno le cercavo,
fra le mie braccia la tenevo.
Baciandola lei mi diceva:

non state a lungo lontano
perch non bello
lasciare l'amore a lungo solo >.

Allora quando me ne andai
e dissi : - a Dio vi raccomando -,
la bella guard verso me
sospirando e piangendo.
Tanti erano i sospiri
che a fatica mi rispose
quella dolce donna mia
non mi lasciava sortire.

Io non vi fui cos lontano
che il mio amore vi obliasse,
e non credo che Tristano
Isotta tanto amasse.
Quando vedo la bella
tra le donne apparire
la gioia mi toglie ogni dolore
E mi rallegra la mente
il suo gioire

Spero d'essere stato esaustivo, anche se difficile contenere tutto in poche pagine.



Id: 154 Data: 29/01/2011 21:43:27

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- Letteratura

Le lingue in Italia dal 600 aC alla caduta dell’Im

Le lingue parlate nella penisola italica dal 600 a.C. alla caduta dellImpero Romano

Questo il titolo giusto che per non entrava nella zona TITOLO cos che ne sortito un titolo - oltre che sbagliato (non esisteva l'Italia) - anche incompleto. Chiedo venia.

Prima di tuffarci nella bolgia dei dialetti italici, bene vedere le lingue che hanno fatto la storia della nostra penisola. C' da dire una cosa: le lingue che si sono parlate in Italia sono tutte lingue del gruppo indoeuropeo. O, meglio, sono un sottogruppo di quella famiglia. Anche il latino, che pure stata lingua imperiale, appartiene al sottogruppo indoeuropeo.

Il latino lo possiamo considerare "lingua viva" perch oggetto di studio (pi all'estero che da noi, purtroppo!). Accanto al latino troviamo altre lingue, antecedenti il latino stesso e una nota va spesa per l'osco e per l'umbro. Vediamo.

Osco era la lingua dei Sanniti, popolazione che occupava la zona centrale della penisola italica, che dal Lazio meridionale, arrivava fino alla valle del Sannio (da cui il nome). Ben presto questa lingua si fuse con un'altra lingua simile, ovvero l'Umbro, parlato appunto in Umbria. Questa fusione da vita all'osco-umbro.

Accanto a questa lingua, esisteva gi una lingua simile al latino romano. Solo che Roma rese nobile quel modo di parlare e dett anche delle regole. Questa lingua preromana era il "Falisco".

Il Falisco era parlato lungo il Tevere e nella citt di Faleria - da cui Falisco - , citt di origine etrusca. Con l'espandersi territoriale di Roma, il Falisco fu accorpato al latino romano e cos si formano, nel centro della penisola, due gruppi linguistici:

1. l'osco umbro
2. il latino falisco.

Osco-umbro

Come si detto, lOsco-umbro la lingua che veniva parlata dagli Umbri e dai Sanniti. I Sanniti formavano insieme ad altre popolazione, gli Osci o Oschi (ora capite il perch del nome della lingua). Oltre ai Sanniti, nel gruppo degli Oschi c'erano i Campani, i Lucani e i Bruzi. V'erano, inoltre, popoli del Lazio, che vivevano in piccoli territori godendo di una loro libert ed indipendenza, sono i Sabini, gli Equi, gli Ernici, i Volsci, i Marsi e i Vestini. Si aggiunsero poi i Marruccini e i Peligni.

Il testo pi importante per l'umbro sono le "Tavole Iguvine" mentre per l'osco abbiamo la "Tabula Bantina". Le "Tavole Iguvine", ovvero Tavole di Gubbio, furono trovate appunto nella citt umbra durante gli scavi presso l'anfiteatro. Si tratta di sette tavole in bronzo con l'alfabeto umbro e - accanto -quello latino. Capirete da soli l'importanza della scoperta: si sono potuti tradurre i testi umbri. La Tavola Bantina, seppure non cos importante come le tavole eugubine, ha una propria valenza storica perch conferma quello che gli studiosi avevano intuito riguardo la lingua osco.

Latino Falisco
Come abbiamo gi detto, Falisco deriva da Faleria, che era la citt dei Faleri, popolo che viveva lungo il Tevere che dalla piana di Fidene, arrivava fino al mare. I Faleri si trovarono ben presto a combattere coi Romani e furono da quest'ultimi sconfitti e sottomessi. Era - quello dei Faleri - un popolo di ampia cultura perch risentirono dell'influenza etrusca prima e di quella romana poi, ma non era un popolo bellicoso: combatteva suo malgrado! Col passare degli anni il falisco - inteso come lingua - lasci il posto al latino di Roma.

Altre lingue preromaniche

Tra queste annoveriamo il Venetico, detto anche paleoveneto. Era parlato dai popoli che abitavano lungo il delta del Po. Da documenti giunti fino a noi, risulta ch'era una lingua parlata anche in Istria, oltre che in tutto il Veneto. Era questa l'unica zona che non risentiva dell'influenza celtica che invece aveva pervaso tutto il restante nord della penisola italiana.

Una lingua diffusa nel nord-ovest era il Gallico, parlato in Piemonte e parte della Lombardia. Tornando al sud troviamo il Messapico, parlato in Puglia, oggi l'attuale albanese.

Al nord troviamo il Ligure, limitato alla Liguria e al Piemonte del sud. Anche se, alcune iscrizioni, portano a pensare che fosse diffuso anche nel Canton Ticino. Il Ligure lingua di difficile classificazione: alcuni esperti lo legano alle lingue celtiche, altri al ceppo latino. Personalmente condivido questa ultima ipotesi.

Abbiamo poi il Greco, diffuso nel sud della penisola, in Sicilia soprattutto, e in quella area che sar la Magna Grecia.
In Toscana si parlava Etrusco, ma vi erano delle zone che subirono l'influenza umbro-osca (Cortona, Camucia e Terontola) e l'influenza ligure (Garfagnana). L'etrusco era parlato anche in Emilia (Bologna in etrusco si chiamava Felsinea), mentre la Romagna risent - nel ravennate - l'influenza veneta e da Rimini in gi, Marche comprese, imperava il latino preromano.


Effetto sostrato
Con il diffondersi del latino come lingua di gran parte della penisola italica, le cosiddette "lingue minori" si dispersero. Rest solo il greco, che "minore" non era, radicato in Sicilia e parte della Calabria.

La scomparsa delle lingue minori il germe del dialetto e, meglio, dei vari dialetti. Non solo: scomparendo dagli atti ufficiali la lingua estromessa si ramifica in varie cadenze dialettali e si insinua nella lingua corrente con forme lessicali e fenomeni fonetici che sembrano sfuggire ma che - se ci pensate - tutti i giorni sono presenti nei nostri dialoghi. Questo fenomeno noto come "effetto sostrato".

Sostrato, ovvero substrato, quando ad una lingua parlata se ne sovrappone un'altra. Ma la lingua usurpata, "vive" con forme lessicali e fonetiche. Sembra complicato ma non lo ! Facciamo qualche esempio: in gran parte della Toscana si parlava l'etrusco poi diventato sostrato del latino che a sua volta diventato sostrato del volgare e quest'ultimo sostrato dell'italiano. Orbene, dove e come si manifesta l'etrusco? Pensateci: in Toscana la lettera "c", seguita da vocale detta in modo "aspirato", ovvero la "casa" diventa "hasa", cos come il "cane" diventa "hane". Questo perch la lingua etrusca era una lingua molto "aspirata" e i toscani, nel tempo hanno mantenuto questa specifica etrusca.

Ancora un esempio che riguarda il centro Italia: in alcune zone il fenomeno dell'assimilazione dei nessi consonantici "nd" ed "mb" diventano rispettivamente "nn" e "mm", cos "mondo" diventa "monno" e "gamba" diventa "gamma". Questo fenomeno presente nelle zone dove si parlava l'osco-umbro. A Foligno, che dicono essere il "centro del mondo" (ma non vero), la dizione "centro de lu monno".

Ancora un esempio: nel viterbese la "V" sostituita spesso dalla "B"! C' un detto che recita "se vuoi bere bevi, se non vuoi bere vattene", in viterbese diventa "se bo bi, bi, se non bo bi, battene".Non ridete!

A Bastia Umbra la "B" spesso viene sostituita dalla "V", per cui "domani vado alla fiera di Bastia, diventa "domani vo alla fiera de Vastia". E durante le feste natalizie c' un gioco chiamato "bestia". Ed allora a Vastia si gioca a vestia".

A Narni si parla senza usare quasi mai gli articoli!
Esempio: "prendo una lametta e mi taglio le vene" diventa "pijo lametta e taijo vene"!

Ed ora pensate alle vostre zone e vedrete che troverete molti sostrati.



Id: 153 Data: 29/01/2011 21:35:18

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I dialetti

I dialetti
Affrontiamo il discorso dei dialetti italiani.
Possiamo dividerli in gruppi:

1. dialetti galloitalici (Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia e Romagna);
2. dialetti veneti;
3. dialetti toscani:
4. dialetti romaneschi;
5. dialetti centromeridionali;
6. dialetti sardi;
7. dialetti ladini e friulani.

Sono 7 gruppi che a loro volta hanno dei sottogruppi e, in modo pi marcato, i gruppi 1 - 5 - 7.

Partiamo dal gruppo numero 1, ovvero i dialetti galloitalici. Essi riguardano il nord Italia ed il confine lo possiamo immaginare come una linea che dalla punta pi a levante della Liguria - dove confina con la Toscana - arriva fino al confine tra Romagna e Marche.

Questa linea di confine separa - idealmente - i dialetti del nord da quelli centromeridionali, escluse quelle regioni che fanno testo in proprio e che sappiamo essere Veneto, Toscana, Lazio e Sardegna.

Caratteristica dei dialetti del nord la perdita di vocali e consonanti nel comune parlare. Al contrario, nei dialetti centromeridionali s' portati di pi al raddoppio delle stesse, pi nel meridione che nel centro. Nel quale centro, nei dialetti, si portati a confondere la "T" con la "D", la "C" con la "G" e la "S" con la "Z".
Tanto per capirci: Macerata diventa "Magerata"! Aranciata diventa "arangiata"! Senza diventa "sensa" e lavandino diventa "lavantino".

Ma queste differenze sono solo fonetiche perch quando vanno a scrivere, tutto torna a posto.

Tornando ai dialetti del nord di influenza galloitalica, c' da dire che questa influenza la ritroviamo nel Principato di Monaco, nel Cantone Ticino ed in alcune enclave meridionali situate in Sicilia e Basilicata. Anche in Sardegna - che pure ha un suo proprio gruppo di dialetti, troviamo enclave galloitaliche. Esse sono presenti nelle isole di San Pietro e Sant'Antioco. Vedremo in seguito come si sono formate.

Per quel che riguarda i dialetti veneti, li ritroviamo in Istria, questo perch l'Istria stata italiana per molto tempo ed ha influenzato anche le regioni interne di Slovenia e Croazia - un tempo tutta Yugoslavia.

I dialetti centromeridionali hanno influenzato la Corsica. Soprattutto i dialetti umbri. Infatti c' molta assonanza tra la fonetica corsa e quella umbra: "u populu corsu, anch'ellu ha dirittu a parl" un detto popolare per rivendicare l'indipendenza corsa dalla Francia. Ora se analizziamo il testo e lo confrontiamo con un testo umbro centro-meridionale, ovvero da Foligno a Terni, le somiglianze si notan "piju nu turturu e te scocciu lu mellone", (prendo un bastone e ti rompo la testa) le assonanze in "U" sono imbarazzanti! Poi, altra cosa che ci dice di un rapporto tra la Corsica e l'Umbria, sono le citt. Ben due citt corse, Bastia e Calvi, le ritroviamo in Umbria. Di Bastia abbiamo gi accennato e si trova in provincia di Perugia. Di Calvi dico che il dialetto calvese risente dell'influenza romana e quindi oltre ad usare molto la lettera "U" per chiudere le parole, difetta della doppia "erre", come i romani, quando parlano. Ecco allora che "RR" diventa "R", terra diventa "tera". Con una aggravante: la erre viene raddoppiata dove non serve. Ed allora "la famiglia Ferrante abita in via Taro", foneticamente per i calvesi diventa "la famiglia Ferante abita in via Tarro"! E vi pu capitare, come capitato a me, di ascoltare una telefonata di questo genere: una signora da un telefono pubblico stava dettando un indirizzo e . Mi posso immaginare la faccia del ricevente la telefonata!

Abbiamo accennato ai dialetti sardi e ladini, ma sbagliat bisogna parlare di due vere e proprie lingue.

La lingua sarda divisa in due sottogruppi:

1. sardo settentrionale;
2. sardo centromeridionale.

La lingua ladina ha tre sottogruppi:

1. ladino dolomitico, che si parla a cavallo delle province di Trento, Bolzano e Belluno;
2. ladino friulano, in Friuli;
3. ladino romancio o grigionese che si parla nel Cantone dei Grigioni, in Svizzera.

Torniamo alla lingua sarda e ai suoi 2 sottogruppi. Quello settentrionale anche detto logudorese ;
quello centromeridionale detto campidanese.

questa la divisione per cos dire "storica" della lingua sarda. Ma oggi, per semplificare, s' portati a dividere la lingua sarda in 5 sottogruppi:

1. nuorese, parlato nella parte centrale dell'isola;
2. gallurese, parlato nella parte nord orientale;
3. logudorese, parlato nel centor nord;
4. sassarese, nella citt di Sassari e dintorni;
5. campidanese, parlato nel sud dell'isola.

Tra questi sottogruppi il logudorese quello che meno di tutti ha risentito delle influenze esterne, ovvero continentali. Chi ne ha risentito di pi il campidanese e, in tono minore, il gallurese. Ci dovuto alla forte spinta turistica che porta sempre pi gente continentale ad eleggere la Sardegna come seconda zona di residenza.

Ma la storia della lingua sarda viene da lontano ed ha subito diversi influssi. Nell'VIII secolo a.C. l'isola fu colonizzata dai Fenici per poi passare nel VI secolo a.C. ai Cartaginesi. L'influsso punico - non alter una cultura sarda gi radicata, tanto vero che Cagliari mantenne il suo nome "Kalaris" e i Cartaginesi non fecero nulla per incidere sulla lingua. Resta il fatto di una occupazione e qualche riflesso ci sar pure stato.


Influsso greco-bizantino
Sicuramente Olbia fu colonia greca, cos come Sant'Antioco dove le chese denotano una spiccata architettura greco-bizantina.

Influsso germanico
Quello che meno ha inciso nella lingua sarda. Il suo passaggio non fu avvertito dagli isolani e solo studiosi attenti ne vanno alla ricerca di tracce labili.

Influsso arabo
Anche questo incide poco ma certamente pi del teutonico. Gli Arabi fecero incursioni nell'isola intorno all'anno 1000 per l'esattezza nel 1015 e sicuramente araba la citt di Arbatax, che vuol dire "14". La spiegazione di questo nome sta nel fatto che in quella zona era posizionata la 14esima torre nautica di avvistamento. Spiegazione che non mi convince ma che prendo per buona. Se qualche amico sardo ne ha una pi plausibile e documentata, tanto meglio.

Influsso catalano
Gli Spagnoli occuparono l'isola dal 1323 al 1478. l'influsso molto forte perch gli occupanti imposero la loro lingua. Ci comport la traduzione di tutti gli atti amministrativi e tutti i decaloghi di legge. Gli Spagnoli fecero quello che sapevano fare: colonizzare! Ma lo facevano con la leggerezza latina e non con la determinazione inglese. Ma questo non c'entra un accidente.

Siamo all'influsso italico
Gi prima degli Spagnoli le Repubbliche marinare di Genova e Pisa erano sbarcate in Sardegna. E vi era tra l'isola e le due Repubbliche un forte scambio economico che port maestranze pisane e toscane in genere ad insediarsi sull'isola radicando ed incidendo il toscano ed il sardo. Poi col Regno dei Savoia l'incidere fu quasi legislativo.


Da anni in Italia si dibatte a proposito dei dialetti: dialetti si o dialetti no? Io sono per il SI! Credo che essi siano ricchezza e che la nostra storia e cultura non pu farne a meno.

Tra le varie forme dialettali, quella pi fortunata stata quella toscana e fiorentina specialmente. Il perch va ricercato nell'ampia produzione di quelli artisti e - in particolare - della triade inarrivabile: Dante, Boccaccio e Petrarca. Tre campioni di questa stazza e contemporaneamente, cosa rara. Le fortune del dialetto toscano nascono da qui! E con l'affermarsi del modello Toscano, anche chi toscano non era, era portato ad andare in Toscana e scrivere con quel modello di scrittura. Un esempio il Boiardo, Emiliano, che si trasferisce in Toscana per meglio capire questa nuova lingua.

Sono d'obbligo i ringraziamenti a due persone pi una che mi hanno fornito notizie utili a questo post. E rispettando la rigidit alfabetica dico grazie al Professor De Robertis che, quando non invasato di politica - e quindi non litighiamo - sa essere persona splendida! Ma si sa: la perfezione non di questo mondo!

E grazie anche al signor Marongiu, conosciuto occasionalmente. E ringrazio il Padreterno di averlo incontrato perch mai m' capitato di conoscere una persona pi attenta e precisa nelle sue ricerche. La mia post-fazione ad una sua dispensa ha gratificato pi me che lui.





Id: 149 Data: 27/01/2011 07:35:08

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Le lingue e le etnie in Italia

Le lingue e le etnie in Italia

Se esistono lingue diverse dall'italiano, parlate nella nostra penisola, perch queste lingue sono state importate dai Paesi d'origine. pacifico che se io me ne resto a casa mia, nessuno conoscer l'italiano, ma se io mi trasferisco nel Burundi con altre 100 famiglie, ecco che l'italiano comincia a farsi sentire e col passare degli anni, col crescere della comunit italiana, diventer sempre pi una lingua parlata in Burundi.

Questo banale esempio per dire che all'origine c' sempre un " trasferimento" di genti, dall'uno all'altro stato. E il trasferimento pu avvenire per diversi motivi: commerciali , militari, culturali e per spontaneit. C' anche un altro motivo, meno nobile ma sempre il pi diffuso: l'occupazione.

E vediamole queste etnie in Italia.

L'etnia albanese
Fu Alfonso I d'Aragona che, nel XV secolo favor la venuta degli Albanesi nel Regno di Napoli. L'insediamento albanese continu incessantemente fino al XVIII secolo e agli inizi del 1900 vennero istituiti anche due vescovati obbedienti al rito greco-ortodosso; uno in Sicilia ed uno in Calabria. Questo per dire quanto forte era la presenza albanese.

La lingua albanese, l'Araberesh, a cavallo dei secoli sopra citati (XV - XVIII) ebbe un grosso sviluppo anche letterario grazie al De Rada che pubblic ampie raccolte di canti popolari, novelle e tradizioni popolari del popolo albanese, nel rispetto della sua convinzione che l'Italia doveva essere unita sotto i Savoia, tant' che partecip al Risorgimento italiano.

Oggi la comunit albanese in Italia, a causa dei notevoli cambiamenti ambientali politici di tutto il sistema Europa, ha subito delle trasformazioni e, abbandonate le campagne, oggi si sono insediate nei grandi centri urbani. Ci ha comportato una perdita dell'identit linguistica Araberesh, a vantaggio di in linguaggio che risente degli altri insediamenti slavi
Accasatisi da noi.

Il nome Arberesh deriva da Arberia, che era il nome della prima comunit albanese stanziatasi in Italia. Secondo i dati ISTAT relativi al 2001 (il prossimo censimento lo avremo nel 2011, ovvero in tutti gli anni confinale 1), la comunit albanese presente in Italia e in regola con le nostre leggi, conta quasi 100.000 unit e circa 80.000 si riconoscono nella lingua Araberesh.

La loro presenza - a macchia di leopardo - interessa la Campania, la Lucania, il Molise, la Puglia, la Calabria e la Sicilia.

Sono attive molte associazioni culturali italo-albanesi, e si stampano anche opuscoli che vengono distribuiti tra le comunit censite. Sono opuscoli, meglio dire giornali, che parlano delle loro comunit e mantengono i rapporti con la madre patria. E che rientrano nella legge per l'editoria per cui accedono ai finanziamenti pubblici!

I brigaschi
Dobbiamo andare indietro fino al 1582. Dovete sapere che in quel tempo, i Conti Liscaris di Ventimiglia, godevano della possibilit di governare su uno stato tutto per loro. Non deve meravigliare la cosa perch anche in Umbria - e ci risiamo - esisteva uno staterello indipendente ed era la Indipendente Repubblica di Cospaia , situata nella punta nord dell'Umbria, poco distante da San Sepolcro. Quindi se esisteva in Umbria, non vedo perch non ne dovessero esistere altre.

E torniamo al 1582. I Conti Liscaris cedono alle lusinghe savoiarde e donano agli eredi di Biancamano lo staterello su cui governavano.

Il trattato del 1947, subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, non port a grandi modifiche quella parte di confine, se si eccettua il passaggio del Col di Tenda e di Briga alla Francia.

E saltiamo ancora al 1582. Quelle persone che abitavano lo Stato dei Liscaris - che a loro volta si erano trasferiti a Ventimiglia, a godersi quello che i Savoia avevano loro promesso per come erano andate le cose - quelle persone, dicevo, pur ora facente parte del regno dei Savoia, mantennero la propria lingua. una lingua che si rif all'occitano e che ha ripreso vivacit negli anni '80 allorch fu fondata una Associazione culturale - A Vastera - cui fece seguito anche una rivista, che ancora si stampa, "R ni d'aigura".

I Carinziani
Vivono nel comune di Timavo, in Carnia, nella Val Canale. Da sempre sono l e vivono con le loro tradizioni e i loro usi, tranquillamente, non hanno Associazioni con la Regione Friuli e non hanno giornali. Il loro numero molto limitato.

I Carnici
Questo gruppo linguistico una anomalia tutta italiana. Eh si perch sono italiani a tutti gli effetti, parlano italiano - considerate che sono 40.000 e solo 1.000 parlano un dialetto tedesco! Ovvero il 2.5 percento!

Il dubbio che mi assale che qualcuno vuole lucrare sulla legge 15/96 e successiva 482/99 che parla di tutela per le minoranze linguistiche. Io capisco le minoranze ma che il 2.5 percento sia quota da tutelare mi fa sorridere! Non si possono dare percentuali coscome fossero quisquiglie! Bisogna motivare e dare dei parametri. Perch un 2.5 percento su 1.000.000 ha una valenza numerica,ma su 1.000 fa ridere come fa ridere su 40.000! m per favore!!
Anche questi sono misteri italici!

I Catalani ad Alghero
Ad Alghero, splendida citt sarda nel versante ovest dell'isola, su 32.000 abitanti, circa 20.000 parlano il catalano.

Tutto comincia nel 1323 quando Alfonso D'Aragona comincia l'occupazione della citt. Alghero, fedelissima di Genova, non rest passiva ma lott strenuamente e solo nel 1353 (dopo 30 anni) le truppe di occupazione entravano ad Alghero.

Ma nonostante la sconfitta e la dura occupazione, i cittadini di Alghero sfruttavano ogni pretesto ribellarsi agli occupanti. Le continue rivolte degli abitanti di Alghero indussero il re "Pietro il cerimonioso" ad espellere tutti i genovesi e i sardi pi facinorosi -che erano la gran parte. Questo accadeva nel 1572. svuotata da braccia lavoratrici e da combattenti, Alghero si trov senza forza lavoro e con i soli vecchi e bambini e le donne.

Da qui l'idea di ripopolare quelle terre con nuovi nuclei familiari e riprovare cos a far ripartire l'economia della zona.

Arrivarono famiglie da Terragona, Valencia, Barcellona le isole Baleari e da altre citt della costa orientale iberica. ben presto il catalano divenne la lingua ufficiale di quasi tutta la Sardegna nord occidentale.

Alghero, godendo di uno statuto speciale, divenne citt ricchissima e potente ma legata fortemente alla madre patria di Spagna. E anche quando pass ai Savoia, che imposero l'italiano come lingua, la zona di Alghero mantenne il proprio linguaggio, ovvero il catalano. E ancora oggi, come s' detto, oltre la met degli abitanti di Alghero parlano il catalano!

Ancora oggi si stampa un quotidiano in lingua catalana: La Rivista de l'Alguer, il che la dice lunga sull'influenza che il catalano esercita ancora sulla citt dei coralli. E neanche il Fascismo, che pure riport centinaia di famiglie in Sardegna, soprattutto a Fertilia, zona paludosa bonificata dal Regime, dicevo appunto che neppure il Fascismo riusc a sradicare il catalano.

I Cimbri
Il cimbro trae origine dal tedesco. Tra i secoli XII e XV assistiamo ad una migrazione dalla Baviera verso le Alpi e queste genti andarono a stabilirsi - per la gran parte - sull'altipiano di Asiago, altri sulle colline veronesi.

Queste comunit, in tempi brevi, ottennero il riconoscimento della Serenissima, che su quei territori comandava. Questo riconoscimento comport - come nella logica delle cose - il diffondersi della lingua parlata dai bavaresi. Una lingua che col tempo si "venetizzata": si pu dire? Ovvero ha risentito del dialetto Veneto. Dando vita ad una miriade di dialetti. Il pi diffuso il "baiuvaro" parlato in una dozzina di comuni, mentre - ahim - si sta perdendo il dialetto di Lucerna, sono rimasti circa in 300 a parlarlo. Si conserva bene - invece - il dialetto di Sappada.

A quello che risulta, sono attive due Associazioni Culturali, con sede a Pal di Giovo e Lucerna. L'ISTAT ci dice che i dialetti di ceppo cimbro sono parlati da circa 2.300 persone e il rischio estinzione concreto.

I Corsi
Sono legato ai Corsi perch la famiglia di mia madre di origine corsa ed imparentata con quel Pasquale Paoli che della Corsica rappresenta lo spirito di indipendenza. Anche se - va detto per onore di verit - qualche errore lo ha commesso. Uno su tutti: d'essersi fidato degli Inglesi! Stramaledetti Inglesi. Mi consolo pensando che anche un altro Corso, ben pi famoso, commise lo stesso errore dopo Waterlo gli dissero che lo avrebbero portato in Inghilterra ed invece lo sbarcarono a Sant'Elena, che proprio la stessa cosa non !

Dopo questa dissertazione che nulla c'azzecca (per dirla alla Di Pietro) veniamo ala comunit corsa. Poco da dire: sono circa 10.000 e tutti concentrati alla Maddalena. Non mi risulta abbiano Associazioni culturali n giornali.

I Croati - meglio dire "Serbo-Croati".
Quasi tutti in Molise, nella provincia di Campobasso. Ma parlare di"Croati" improprio
Arrivarono nei nostri lidi tra il XV e XVI secolo per sfuggire ai Turchi (mamma li turchi), approdarono sulle coste adriatiche da Ancona fino alle Puglie, per poi trovare ospitalit pi sicura in Molise appunto. Ad oggi risultano essere circa 3.500 e parlano un dialetto arcaico denominato Stovako. Questo dialetto si stava perdendo ma poi, negli anni '70 riprese vigore quando gli anticomunisti di Tito - allora padrone di una nazione che non c' pi: la Jugoslavia - per sfuggire alla repressione titina, ripararono in parte in Italia, andando ad ingrossare le fila dei serbo-croati in Italia.

Dopo la frantumazione della galassia jugoslava e la nascita di altri stati (Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Kossovo, Macedonia e forse ne dimentico qualcuno), ci fu una nuova ondata di profughi che raggiunsero le nostre coste orientali. Ma questa ultima ondata s' praticamente affrancata dal dialetto originale per cui lecito pensare che nel giro di qualche decennio si perder del tutto!

Gli Ebrei
Non parliamo qui di minoranza linguistica, ma minoranza etnico-religiosa. Il discorso si fa complicato e ci porterebbe lontano, ma mi riprometto di tornare sull'argomento, sull'olocausto, sul problema palestinese, sulla diaspora, sul sionismo, sull'economia e su tutto quello che ancora oggi "la questione ebraica".

Gli Ebrei in Italia sono circa 30.000 divisi in 21 comunit. Le due principali sono Roma e Milano, seguono poi le comunit di Firenze, Livorno, Trieste, Torino e Venezia. Se consideriamo che fra Roma e Milano sono in 25.000, le altre comunit contano in totale 5.000 iscritti con una media di circa 260 iscritti. Terni ne conta circa 300 ed all'interno del cimitero cattolico c' il cimitero ebraico.

Non hanno una loro lingua anche se fino a qualche decennio fa parlavano una loro lingua chiamata "Italkian".

I Francofoni
Sono i valdostani di lingua francese e sono circa 22.000. il bilinguismo in Valle d'Aosta riconosciuto dal nostro ordinamento giuridico. Con L'Union Valdotene sono presenti in Parlamento.

I Franco-Provenzali
I dialetti francofoni della Val d'Aosta sono riconducibili al franco-provenzale che ebbe sviluppo proprio da quelle parti, laddove ovvero prosper l'occitano.

Nel 1970 ci fu un tentativo - aberrante - di "creare" un nuovo dialetto chiamato "arpitano". Mai idea fu pi disastrosa! E ci dimostra che i dialetti cos come le lingue, nascono spontanei e non per inventiva.

Quando nel 1861 ci fu l'unit d'Italia, il governo dichiar l'italiano unica lingua del Regno. E che venivano di conseguenza abolite tutte le altre lingue. Mai decisione fu pi avventata! Come poteva un popolo che aveva parlato sempre il francese rinunciare al proprio idioma? E poi quello stesso Governo glissava sul fatto che a Corte si parlasse il francesema per favore

Ed infatti non vi rinunciarono e le cose si misero in una brutta situazione nel 1925 quando il Fascismo, appena andato al potere, impose una forte repressione verso chi non adottava l'Italiano per parlare: si pass dall'abolizione delle doppie indicazioni alla italianizzazione dei cognomi. Un esempi Renato Rascel divenne Rasceli! Cose assurde!

Nel 1941 una sommossa popolare con a capo il religioso J. Treves port alla fondazione di un movimento partigiano chiamato "La giovane Valle" che raccoglieva i partigiani di lingua francese.

Nel 1944 viene assassinato il letterato E. Chanoux che nel frattempo era succeduto a Treves nella guida del movimento. E proprio da quel movimento partigiano nasce "L'union Valdotaine".

Come s' detto col tempo il Governo ha riconosciuto il bilinguismo ma con un vizio di forma grave: ha riconosciuto quello francofono e non quello franco provenzale! E cos una minoranza francofona - circa 22.000 persone - ha privilegi che non ha la maggioranza franco-provenzale - oltre 95.000 persone - che, per far fronte a questa ingiustizia, si sonno associati in movimenti di pressione su Roma politica.

Gruppi gallo-italici nel mezzogiorno d'Italia
In alcune zone della Sicilia e della Lucania si parlano ancora i dialetti del nord. La cosa non deve stupire perch anche se pu sembrare una anomalia, tale non !

Tutto risale all'XII secolo quando nobili del sud e nobili del nord contrassero matrimoni tra di loro. Furono soprattutto i Marchesi del Monferrato che si legarono ai nobili siciliani e lucani. Questi matrimoni hanno fatto in modo che ingenti nuclei familiari piemontesi scendessero a l sud e il resto storia di oggi.

I grecanici del Salento e dell'Aspromonte
Questo gruppo di dialetti ancora oggetto di discussione da parte degli esperti in materia.

Come si evince dal nume tutto nasce dalla cultura greca, quindi dalla Magna Grecia, con una mutazione per della lingua di origine dovuta all'intrecciarsi di lingue diverse.

Oggi le zone influenzate da questi dialetti sono limitate al Salento e all'Aspromonte mentre si sono perse le zone siciliane. Nel Salento i Grecanidi sono circa 35.000, mentre in Aspromonte sono poco pi di 13.000.

Questi due gruppi, pur parlando lo stresso ceppo dialettale, si differenziano per sfumature e locuzioni ed si pu dire - senza andare lontano dalla verit -
Che i dialetti sono praticamente due, diversi l''un l'altro. Quando all'inizio dicevo che questi dialetti sono ancora oggetto di studio, mi riferivo proprio a questa diversit. E allora il grecanico talentino si chiama si chiama "Grico" e quello calabro "Romaico".

Gruppi gallo-romanzi nel meridione
In provincia di Foggia ci sono due comuni dove si parla un dialetto di tipo franco-provenzale, in tutto sono poco meno di 2.000 persone ed ancor oggi non si giunti a capo del perch di queste isole cos distanti dalla fonte. Da tenere presente che questo dialetto una forma arcaica di quello parlato nella Val Felice!!!! Regno indiscusso dei Valdesi e della loro Chiesa.

Ora sappiamo che tra il 1500 e il 1600 i Valdesi furono soggetti a vere persecuzioni, seconde a nessuno per atrocit, cattiveria e accanimento. E quindi l'unica spiegazione raziocinante che dei gruppi avessero deciso di abbandonare la Val Pellice stabilirsi in zone pi sicure!

C' poi un'oasi che parla l'occitano. Sono 350 persone circa e questo dialetto sar presto dimenticato.

I Ladini
Sono circa 55.000 i fruitori del ladino. Essi sono divisi tra le valli Gardena, Badia e Marebbe in Tirolo, Fassa e Moena in Trentino, Livinallongo, Ampezzo, Borca di Cadore e Pieve Complico in Veneto.

Durante il fascismo i ladini, come per le altre minoranze, furono obbligati a rinunciare alla loro libert linguistica. Cosa che nei fatti ufficiali risultava essere cosa fatta, ma nella realt non lo era perch essi continuarono a parlare il loro a diletto.

Il Fascismo, pur di ottenere il proprio scopo divise il gruppo dei Ladini modificando i confini delle loro zone. Ma anche questo non fu un deterrente utile allo scopo. Anzi: rafforz l determinazione ladina ad avere uno spazio proprio.

Nel 1948 chiesero la reintroduzione dei vecchi confini ma la lentezza della burocrazia non ha sortito alcuni effetto.

Varie sono le Associazioni Ladine e tutte regolarmente registrate.

I Mocheni
Questa minoranza di origine Cimbra e in Trentino tra i comuni di Pal di Giovo, Fierozzo e la Val Ferina.
Sono poco meno di 2.000 ed il dialetto mocheno a rischio estinzione.

Gli Sloveni
Ho gi parlato della minoranza Slovena, mi core solo l'obbligo di fornire il numero delle persone che usufruiscono di questa lingua e dei dialetti d essa derivati. Le stime del Viminale, basate sull'ultimo censimento, dicono che sono circa 80.000 e tutti sul le zone di confine.

I Tabarchini
Nelle isole di Sant'Antioco e di San Pietro, e precisamente nei comuni di Carloforte e Calasetta, si parla un diletto genovese che interessa circa 10.000 persone.

Il nome Tabarchini deriva all'isola Tabarca da dove venivano i coloni che fondarono i due centri, rispettivamente nel 1738 e nel 1770.

I Tirolesi
Qui c' da fare tutto un discorso che occuperebbe molte pagine, per cui dedicher a questa minoranza un post ad hoc.

I Walser
La Comunit Walser vive nella zona della Val d'Ossola. Discendono da un gruppo tedesco ed arrivarono in Val d'Ossola nel XII secolo.parlano un dialetto denominato Titsch e le ultime stime ci dicono che sono in circa 2.000.

Ad Alagna hanno un loro muso che ci racconta delle loro origini e tradizioni.

Gli Zingari
Anche per i ROM vale il discorso fato per i Tirolesi, se non altro perch, insieme agli Ebrei sono stati quelli pi perseguitati dai Nazisti. E poi c' tutta una cultura ROM che non pu essere liquidata in poche righe.

Un ringraziamento affettuoso alla Chiarissima Dottoressa Professoressa Maria Pia Cimarelli ed al gruppo dei suoi assistenti che mi hanno fornito le notizie qui riportate.

Id: 148 Data: 27/01/2011 07:29:37

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- Storia

Il caso Moro: 33 anni di misteri

Caso Moro: trentatre anni di misteri
Il 16 marzo prossimo saranno 33 anni del rapimento e lassassinio di Moro e la sua scorta. Trentatre anni che hanno segnato la vita del nostro Paese, nel bene e nel male! Trentatre anni in cui troppo spesso lantipolitica ha vinto sulla politica. Trentatre anni che hanno segnato la fine di unepoca: quella della Democrazia Cristiana! E con essa sono spariti il PSI, il PLI, il PSDI e il PRI. Trentatre anni ! Eppure sembra ieri!


Quella che segue non vuole essere una ricostruzione storica troppo vicini sono i fatti che ci interessano ma una ricerca di verit che oggi ancora non si conosce. E mi pongo delle domande che so rimarranno senza risposta. Mi rivolgo soprattutto ai pi giovani che di quel fatto poco conoscono perch da sempre poco se ne parla. come se questa nazione volesse rimuovere dalla memoria un pezzo di storia. E a volte mi domando come sarebbero andate le cose se il progetto Moro fosse andato a buon fine, ovvero se si fosse attuato il compromesso storico!

Il progetto si aren e da quel fatale giorno prende vita un governo di Unit Nazionale, ovvero un monocolore DC cui il PCI da un appoggio esterno. Sar unesperienza che durer lo spazio di un attimo e si torner alla contrapposizione DC PCI.

Alla fine degli anni 80 esattamente nel periodo che va dal 1987 al 1992 ci sar un nuovo tentativo di varare una alleanza col PCI. I nuovi teorici siamo Maurizio Giraldi una mente lucida e creativa ed il sottoscritto. Nascono i Centri Studi chiamati Unit Popolare che attecchiscono in tutta Italia. Aderiscono personalit della DC molto in vista: Andreotti su tutti, ma anche DOnofrio, Luigi Baruffi, Don Giussani con tutta Comunione e Liberazione, Formigoni,Lima, Ombretta Fumagalli Carulli, Gaspari, Bisaglia, i Gava, Vito, Forlani, e i pontieri di Zamberletti. Il progetto chiamato Il Governissimo e riprende il discorso avviato da Moro.

Nel 1990, a Roma, presso lhotel Ergife, si tiene una grande riunione per sancire la nascita di questa maxi alleanza cui partecipano tutte le personalit interessate maMa tutto finisce con Mario Chiesa, Presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano che viene beccato con 7 milioni delle vecchie lire, una tangente che aveva incassatoil ciclone Di Pietro mette fine ad una stagione politica. E con la fine della DC muoiono le speranze di Giraldi e mie di vedere realizzato il nostro progetto. Maurizio Giraldi morir nel 1992: dializzato, era in attesa di un trapianto di rene che non fece in tempo a fare.

E veniamo a quel tragico giorno.

Il 16 marzo 1978, il Presidente della DC (Democrazia Cristiana), On. Aldo Moro, venne sequestrato a Roma in via Fani dalle Brigate Rosse e gli uomini della sua scorta assassinati.

Quel 16 marzo, per la politica italiana e per lo stesso Aldo Moro un giorno importante: alla Camera si vota la fiducia al Governo Andreotti che presenta una grossa novit: lingresso del PCI al Governo! Artefice di quello che viene definito il compromesso storico proprio lOn. Aldo Moro! La sua teoria era molto semplice: per arginare la crescita di consenso del PCI, bisogna che abbia responsabilit di Governo, perch lelettorato portato a scaricare ogni colpa su chi governa e mai su chi fa opposizione!

Per tutta la durata di quel sequestro (55 giorni) i media e lopinione pubblica italiana, europea e mondiale seguirono col fiato sospeso quel tragico fatto. Con vari ultimatum, pena la vita dello statista, le BR chiedono un riconoscimento politico del loro movimento e la liberazione dei brigatisti sotto processo a Torino. PCI-DC sono per la fermezza, rifiutare ogni compromesso, il PSI invece per la trattativa. Passano giorni di lacerazioni politiche. Vennero mobilitati politici di ogni Paese, lo stesso Papa Paolo VI, addirittura Cosa Nostra: invano. Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, lo statista venne ucciso dalle BR. Il suo corpo sar trovato nel bagagliaio di una Renault R 4 rossa, posta emblematicamente a met strada tra Piazza del Ges e via delle Botteghe Oscure.

Ai funerali di Stato sono presenti tutti i partiti, ma assente la famiglia, che non perdona alla classe politica la linea della fermezza, escludendo ogni possibilit di trattativa.

Ma nonostante gli anni trascorsi, i misteri del Caso Moro restano senza risposte. Per i pi giovani cerco di riassumere i lati oscuri della vicenda, fatti di stranezze e coincidenze. Vediamoli:

1. I fatti si svolgono in via Fani 109 e un signore, tale Gherardo Nucci, dal terrazzo di casa vede ci che accade e scatta una serie di foto 12 per lesattezza che consegna alla Magistratura. Ma, come troppo spesso succede, quelle foto spariscono! Chi o cosa aveva immortalato con un click il signor Nucci? Cera qualcuno che l non doveva essere? Di certo non ha fotografato persone conosciute a parte Moro ma forse cera qualcuno che negli ambienti che contano forse, e dico forse era conosciuto. Resta il fatto che le foto sono sparite.

2. Poco distante da via Fani, c via Bitossi. L abitava il Magistrato Walter Celentano ed una macchina della polizia stazionava perennemente sotto la sua abitazione. Ma guarda caso, quella mattina, pochi minuti prima dellassalto al Presidente della Democrazia Cristiana, un falso allarme fa muovere la pattuglia sotto casa del Magistrato Celentano. La pattuglia si assenta pochi minuti, proprio quelli durante i quali le BR portano il micidiale assalto a Moro e alla sua scorta.

3. Proprio in via Bitossi le BR lasciano la loro auto rubata e salgono su un furgone che l era parcheggiato! E non ditemi che questione di culo!


4. Nellagenda di Morucci posta sotto sequestro il giorno del suo arresto fu trovato il numero di telefono dellallora Vice Commissario Antonio Esposito affiliato alla P2 di Gelli e moh guarda te capo pattuglia quel giorno 16 marzo 1978 dellauto che sostava in via Bitossi.

5. Per portare a termine il rapimento Moro, sono state usate solo due auto, o meglio, un auto ed un furgone. Considerate che quando le stesse BR rapirono il rampollo dei Gancia (quello degli spumanti) il giovane Vallorino, le auto usate furono tre. Quasi a dimostrare che cera una pianificazione o complicit? metodica e precisa.


6. I terroristi che hanno agito in Via Fani erano 12 mentre per rapire il Giudice Sossi che non aveva manco la scorta ne furono impiegati 18! Erano solo pi bravi o cerano complicit esterne?

7. Quel furgone che fine ha fatto? Fu abbandonato in una piazza romana stando alle confessioni rese dagli indagati ma non stato mai trovato chi lo ha fatto sparire?


8. Compiuta la strage e rapito lOn. Moro, durante la fuga, un black-out telefonico interessa la zona che da via Fani porta a via Stresa, guarda caso proprio la zona dove transita il furgone con lesponente DC rapito. I telefoni muti della zona fanno si che nessuno possa telefonare per dare notizie di un furgone che potrebbe avere a bordo Moro.

9. Moro si spostava sempre con 5 borse da lavoro, anzi diciamo 4, la quinta era adibita a piccola farmacia visti i problemi di salute che aveva. Bene, di quelle borse due sono sparite e tre sono state ritrovate sulla scena del crimine. Ora la cosa strana questa: perch proprio quelle due borse? E siamo certi che le presero i brigatisti? O, piuttosto, non furono prese da qualcuno che sapeva che l ci sarebbe stato lattentato? E che forse forse le foto scattate dal signor Nucci riguardavano questo particolare?


10. Quando furono smantellati i covi delle BR, delle borse di Moro non fu trovata traccia: mistero! Ma qualcuno, molto vicino allo statista pugliese, dice che in quelle due borse cerano le prove che laccusa mossa a Moro di avere preso fondi illeciti con lo scandalo Lockhed, era infondata e che era stata tutta una macchinazione dellallora Segretario di Stato americano Harry Kissinger. Il quale Kissinger stando a questa versione dei fatti voleva incastrare Moro perch colpevole di sdoganare il PCI.

11. Il Colonnello Guglielmi, facente parte del SISMI (Servizi Segreti) quella mattina era stranamente in via Stresa, circa 300 metri da via Fani 109 dove si consum la tragedia. La presenza singolare: che ci faceva l? La giustificazione di Gugliemi fu che doveva andare a pranzo a casa di amici! Alle 9.00 di mattina!! E dichiar di non aver sentito nulla! Eh si che ci fu una sparatoria degna dellOK Corral!


12. Sapete chi era il diretto superiore di Guglielmi? Il Generale Musumeci. E sapete su quale lista si trovava il nome del Generale? Quella della P2!! Che, come s gi detto, accoglieva anche il nome del capo scorta del Magistrato Celentano. Scorta che si allontan poco prima della strage.


13. E non strano che il Colonnello Guglielmi appartenesse a Gladio? GladioP2.Bah.

14. Nel 1991, un ex agente del SISMI tale Ravasio dichiar che i servizi segreti avevano un infiltrato nelle BR e che questi avvert del rapimento Moro! Vero? Non vero? Resta un fatto: un agente del SISMI quella mattina si trovava nei pressi di via Fani!


15. Tra i partecipanti allassalto cera un tale che i testimoni hanno definito un Tex Willer. Vediamo il perch. Dei circa 100 colpi esplosi dai brigatisti, 50 colpi sono stati sparati da Tex! Colpi di estrema precisione se vero come vero che il killer uccise con estrema sicurezza i due carabinieri che fecero da scudo a Moro, senza esitazioni e senza timore di colpire luomo politico. Tra i testimoni cera un certo Lalli, esperto di armi, che dichiar che Tex era sicuramente un grosso esperto di quellarma ed un tiratore eccezionale. Quando il commando fu arrestato nessuno dei brigatisti catturati e sottoposti a vari test balistici, era riconducibile a Tex! Chi era costui?

16. La ricostruzione dei fatti dimostr che una capacit come quella dimostrata da Tex era specifica dei militari o degli agenti dei servizi segreti anche civili. Non solo, al processo la Faranda dichiar che facevano pochissimi esercizi di tiro con pistole e fucili.


17. Un altro mistero perch il commando brigatista indossava le divise dellAlitalia? Non logica una cosa del genere perch danneggia chi agisce in quanto riconoscibili dai testimoni. A meno che non sia intervenuta una componente esterna alle BR, che quindi non conosceva de visu e cera necessit di capire chi fossero i i brigatisti e chi gli uomini della scorta Moro. Questa tesi darebbe valore a chi sostiene che Tex era un esterno e che doveva capire chiaramente a chi doveva sparare e a chi non doveva.

18. Si pensa che il killer poteva essere stato contattato allinterno delle carceri, dove tutto possibile purtroppo. E la cosa strana che un detenuto, certo Salvatore Senese, il 16 febbraio 1978 esattamente un mese prima inform il SISMI che le BR progettavano il rapimento di un grosso personaggio della DC! E cosa ha fatto il SISMI? Ah si! Mand Guglielmi!


19. Che ruolo recit Curcio nel rapimento Moro? Era lui il tramite tra le carceri e lesterno? Curcio venne a contatto con esponenti della Ndrangheta calabrese e perch Morucci e Moretti hanno fatto nel periodo precedente il rapimento diversi viaggi in Calabria? Potrebbe venire dal mondo della Ndrangheta il Tex di cui s parlato?

20. Non strano che subito dopo il rapimento Moro venga arrestato un boss calabrese Aurelio Aquino trovato in possesso di banconote segnate provenienti dal sequestro Costa, sequestro effettuato dalle BR? Perch la mafia calabrese aveva quei soldi? Ecco tornare il caso Tex!


21. Non trovate strano che i primi documenti emessi dalle BR dopo il rapimento siano stati scritti dal Professor Franco, docente allUniversit di Cosenza? Fatti appurati dopo larresto del professore.

22. A Tex vengono associati due nomi: Antonio Nirta e Agostino de Vuono, entrambi indicati dal pentito Saverio Morabito. Perch si sono lasciate cadere le indagini su i due presunti killer?


23. Quella mattina del 16 marzo 1978, chi incontr Gelli allHotel Excelsior di Roma tanto da fargli dire alle 9.30 ormai il pi fatto? Fatto raccontato durante il Processo Gelli dalla sua segretaria, signora Nara Lorenzini.

24. Moro fu davvero tenuto prigioniero in via Montalcini, 8 interno 1? Patrizio Peci, il superpentito che far crollare il disegno delle BR dice di no. Egli dice che Moro fu tenuto in un retrobottega di un negozio poco fuori Roma. Affermazione questa smentita da Savasta, a sua volta arrestato nel 1982. Ora mi chiedo perch Peci attendibile in tutte le sue altre affermazioni non lo in questo caso? Perch si crede a Savasta e non al numero 1 dei collaboratori di giustizia? Che pentola andava a scoperchiare Patrizio Peci?


25. Dopo larresto Savasta si pente e da una nuova versione; Moro era tenuto prigioniero in un appartamento in via Laurentina. Appartamento di propriet di Anna Laura Braghetti. Per in questo caso non viene ritenuto attendibile e gli inquirenti dichiarano che lappartamento-prigione quello di via Montalcini, al numero 8 e allinterno 1! Perch scartare e liquidare sommariamente le altre due ipotesi?

26. Come la mettiamo col fatto che Morucci, dopo larresto, dichiar che Moro fu portato in via Laurentina? E se Savasta aveva detto il vero, di chi furono le colpe della mancata indagine? Era il Magistrato Ferdinando Imposimato!! E, udite udite, dopo questi fatti andato a lavorare su Retequattro, in un programma chiamato Forum!


27. Ma la domanda pi inquietante unaltra: perch facendo dei controlli in via Montalcini, arrivati al numero 8 e bussato allinterno 1, non ricevendo risposta, i carabinieri non hanno forzato lingresso? Cosa si aspettavano? Che i brigatisti dicessero accomodatevi abbiamo noi lOn. Moro! E allora delle due una: o sapevano che l non cera nessuno o sapevano che cera qualcuno! Se non cera nessuno allora ha ragione Savasta; se cera qualcuno allora vuol dire che le complicit con le BR venivano dallalto.

28. Nellaprile 1978, Moro era stato rapito ed era prigioniero delle BR, accadono due fatti strani. Viene casualmente scoperto un rifugio brigatista in via Gradoli e contemporaneamente viene trovato un falso comunicato delle BR, quello che porta il n 7. Curiosa la circostanza della scoperta: qualcuno lasci aperta la doccia rivolta verso il muro tanto che lacqua filtr nellappartamento vicino e chi labitava chiam i il 113 visto che bussava ma non otteneva risposta. I poliziotti del 113 aprirono di forza il portone e perquisendo lappartamento si resero conto che labitava qualcuno delle BR (si seppe in seguito che l soleva dormire Mario Moretti, capo delle BR). Ora ditemi: vi sembra credibile che un capo dello spessore di Moretti lasci la doccia aperta? E se lo ha fatto di proposito perch voleva bruciare quel rifugio! Se cos , perch bruciarlo?
Anche Prodi, seppure in maniera comica, entra nella faccenda Moro. Stava nella sua casa di campagna nel bolognese insieme ai suoi parenti ed alcuni amici con le rispettive famiglie quando qualcuno (chi?) decide di fare una seduta spiritica evocando gli spiriti di La Pira e don Sturzo. Stando a quanto raccont poi lOn. Prodi, gli spiriti evocati fecero tre nomi (Viterbo,Gradoli, Roma). Che ne sapeva Prodi di Gradoli? E se non ne sapeva nulla, nello stesso momento in cui ne parl con gli inquirenti, perch gli stessi non indagarono subito su via Gradoli anzich andare a controllare il paese di Gradoli? Alle stesse obiezioni mosse dalla signora Moro, Eleonora, risposero che Via Gradoli non era riportata sullo stradario! (sic). Ma la signora Moro, al processo, dichiar che appena ebbe quella ridicola risposta guard il Tuttocitt trovando via Gradoli!


29. Unaltra ipotesi che si fa circa quel rifugio, che esso sia stato segnalato dallinfiltrato nelle BR. Per manco questo mi torna: se davvero linfiltrato segnal quel rifugio, perch non segnalarlo quando l a dormire cera Moretti? Molto probabilmente non esisteva nessun infiltrato. O se esisteva era ormai omologato al sistema!.

30. I rapitori sentono la necessit di allentare la morsa che li opprime ed ecco inventarsi il famoso comunicato n 7 dove si dice che Moro stato gettato in fondo al Lago della Duchessa. Tutti al lago a trovarenulla! Ma ormai quello che doveva sparire (da via Gradoli) era sparito! Cosa? Forse sempre la documentazione che provava le responsabilit di Kissinger nelle false prove contro Moro, accusato di avere preso soldi dalla Loockhed.


31. Ma se chi indagava sapeva dellesistenza di via Gradoli, perch nessuno ha fatto nulla per trarne un vantaggio?

32. C un altro mistero che riguarda lappartamento di via Gradoli: il giorno stesso del rapimento Moro 16 marzo 1978 la polizia fece dei controlli in via Gradoli ma anche in questo caso bussando nessuno risponde e gli agenti se ne vanno! Ora a me sembra pi un avvertimento che una perquisizione. Come a dire: vi stiamo alle costole, provvedete! La giustificazione della Polizia fu che erano controlli di routine e non si poteva forzare una serratura perch non ce ne erano gli estremi! Capito? Quante coincidenze quel giorno! I controlli di routine interessano un covo BR, il colonnello Guglielmi per caso si trova l nei paraggi, la scorta del Magistrato Celentano si assenta per un falso allarme, il black out dellallora SIP riguarda proprio la zona del sequestro, il furgone miracolosamente sparisce.ma non prendeteci per il culo

33. Anche Prodi, seppure in maniera comica, entra nella faccenda Moro. Stava nella sua casa di campagna nel bolognese - insieme ai suoi parenti ed alcuni amici con le rispettive famiglie quando qualcuno (chi?) decide di fare una seduta spiritica evocando gli spiriti di La Pira e don Sturzo. Stando a quanto raccont poi lOn. Prodi, gli spiriti evocati fecero tre nomi (Viterbo,Gradoli, Roma). Che ne sapeva Prodi di Gradoli? E se non ne sapeva nulla, nello stesso momento in cui ne parl con gli inquirenti, perch gli stessi non indagarono subito su via Gradoli anzich andare a controllare il paese di Gradoli? Alle stesse obiezioni mosse dalla signora Moro, Eleonora, risposero che Via Gradoli non era riportata sullo stradario! (sic). Ma la signora Moro, al processo, dichiar che appena ebbe quella ridicola risposta guard il Tuttocitt trovando via Gradoli!

34. Il giorno dopo Giovanni Moro, figlio di Aldo Moro, parla con Cossiga il quale gli conferma che via Gradoli non esisteva! Cossiga smentir il colloquio, ma i dubbi restano.

35. Perch Andreotti se ne esce con una dichiarazione dove afferma che via Gradoli non esce dalla seduta spiritica ma dalla autonomia bolognese che si dimostr ben informata?

36. Perch il Presidente della Commissione Parlamentare, Senatore Pellegrino (PCI) avalla le dichiarazioni di Andreotti? In qualit di Presidente di quella Commissione doveva convocare la signora Moro, il figlio Giovanni, il Senatore Cossiga, lOn. Prodi e mettere tutti a confronto. Invece nulla di tutto questo! Pilato docet!

37. Anche le BR sono divise: c chi considera un errore uccidere Moro e chi, al contrario, lo ritiene necessario. Vince la linea dura.

38. Che rapporti cerano tra le BR e la banda della Magliana? Ovvero, perch per il falso comunicato (il n 7) le BR si avvalsero di Tony Chichiarelli, falsario della Magliana? E perch in seguito lo stesso Chichiarelli fu ucciso? A chi aveva fatto lo sgarbo? O doveva solo morire perch aveva falsificato cose che no doveva sapere?

39. Perch dopo la Ndragheta calabrese si affaccia anche la Camorra partenopea? E lo fa in grande stile con quello che al tempo era il capo indiscusso: don Raf! Raffaele Cutolo.

40. Perch lo Stato ha trattato in modo cos diverso i vari brigatisti catturati? Mario Moretti, capo delle BR e pluriomicida s fatto meno di 20 anni di galera, cos anche la Balzerani, mentre Franceschini che mai ha sparato un colpo si fatto poco meno di trenta anni. Per non parlare poi di Curcio che fu condannato allergastolo.

41. Va fatta una considerazione: le BR furono il braccio armato che oper, ma chi arm quel braccio? Quali poteri? Quella parte della DC che non voleva laccordo col PCI? O il PCI che, morto Moro avrebbe trovata unonda emotiva favorevole? O la Massoneria che da Garibaldi in poi ha sempre inciso sulla vita politica italiana? O la Confindustria che vedeva come fumo negli occhi un accordo col PCI? O la malavita organizzata che tutto aveva da perdere da un Governo forte? O gli USA che non potevano permettere due cose:
a) un accordo col PCI;
b) che venisse sputtanato Kissinger.

O lo stesso KGB che temeva di perdere linfluenza sul PCI? O magari i socialisti che si vedevano scavalcati a sinistra? E sostenendo la trattativa mascheravano il loro disagio. O forse i nostri servizi segreti che non potevano accettare un governo col PCI? O addirittura la stessa Gladio? O tutte queste cose insieme? Chi ci dar risposte? Due cose sono certe:

a) che le BR non agirono di propria iniziativa;
b) che nessuno e ripeto NESSUNO amava Moro!

C anche possibilit che a volere la testa di Moro possa essere stato lo stesso Vaticano, e i motivi sono ovvi! Di certo non sono stato io!

42. Perch la malavita organizzata, che tutto aveva da perdere da un lungo sequestro, allinizio oper in aiuto allo Stato e poi prese una posizione diversa? Chi intervenne? chiaro che la malavita aveva tutto linteresse che Moro venisse trovato presto cos le forze dellordine allentavano la presa sulla citt. Ed dimostrato che allinizio ci fu una sorta di collaborazione fra istituzioni ed anti istituzioni, poi vanificata.

43. Perch gli investitori stranieri sono intervenuti in modo massiccio sulla borsa di Milano solo dopo che fu appurata la morte di Moro? Vediamoli questi interventi di capitale:

Montedison + 102 percento;
SNIA + 60,8 percento;
Acqua Marcia + 70.8 percento;
Rinascente + 95,2 percento;
FIAT + 40,5 percento.

Una vera dimostrazione di fiducia nel nostro capitalismo proprio nel momento in cui entra in crisi il Governo di Unit nazionale ridando fiato alle forze pi a destra. Coincidenza? Difficile crederlo!

I misteri sono tanti! Le risposte come cantava Bob Dylan, sono nel vento.



Id: 145 Data: 22/01/2011 14:33:23

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- Economia

La gaia apocalisse

La gaia apocalisse

Tornare alla moneta di stato libera da interessi;
vietare lespansione del credito che le banche creano per speculare;
togliere ai privati le BCN, ovvero Banca Centrale Nazionale, che nel caso UE Unione Europea vuol dire BCE, Banca Centrale Europea.
Solo cos salveremo il mondo da un imminente tonfo mondiale.

Gestire leconomia mondiale attraverso la gaia apocalisse di una economia basata sul sistema odierno, da irresponsabili, se non addirittura da matti. E quel che peggio, i matti sono ai vertici dei manicomi, ovvero le banche.

La crisi investir, entro 3, massimo 5 anni anche Cina ed India: a quel punto saranno cazzi amari per tutti perch la ripresa USA ed europea non compenser il crack di Cina ed India e perch la disoccupazione sar ancora alta e crescer ancora il debito, soprattutto quello esterno che porter Germania e Francia alle soglie del baratro. Continueranno a crescere le materie prime, caleranno di conseguenza i gi insufficienti aiuti ai paesi pi poveri, africani in testa e ci comporter lo spostamento di massa di milioni di persone verso USA e UE.
Non si tratter pi di semplici sbarchi di clandestini, ma di una vera e propria migrazione di massa. E crescer la criminalit organizzata: lunica che in un simile bailamme, avr da guadagnare.

Dir di pi: gi dalla prossima primavera potremo avere crisi economiche che destabilizzeranno i paesi africani e quelli dellestremo oriente. Siamo ormai vicini al momento in cui gli uomini di finanza dovranno abbandonare le poltrone che truffando hanno occupato. E dovremo prestare attenzioni ai militari dei paesi sudamericani e a quelli dei paesi ex URSS. E alla stessa Russia.

Vediamo le cause che sono alla base di questa mia previsione. Anzi: la causa: la proliferazione di masse di credito bancario usato per tenere a galla il mercato azionario e alimentare i giochi speculativi dei fondi di copertura e sui derivati.
Questa massa di liquidit ha tra i suoi effetti di aver provocato labbattimento dei salari a causa della inflazione che ha generato.

Tanto per cercare dessere compreso da tutti: gli Stati Uniti, a met degli anni sessanta, avevano un dollaro fortissimo ma in poco pi di 40 anni ha perso l85% del proprio valore generando i nuovi ricchi: gli speculatori.

Erano la potenza industriale pi grande del mondo, oggi sono de-idustrializzati e reperiscono fuori tutto ci cui abbisognano.

Purtroppo lattuale economia basata sui:

1. FIRE: Finance Insurance Real Estate, ovvero Finanza, Assicurazioni e Speculazioni Immobiliari
2. il terziario non avanzato ristoranti e bar: avete notato quanti ne sono spuntati in questi ultimi anni?-
3. il traffico darmi.

Manca lindustria totalmente.
Ma giocare coi FIRE rischi per di bruciarti! In Italia ci ha giocato Italease che ha perso la met del suo capitale.

Ora vi chiederete: ma come hanno fatto persone prive di denaro a speculare: senza soldi non si va da nessuna parte.

Risposta: col credito frazionale. E che minchia ? Provate ad andare in banca e chiedere un prestito col credito frazionale. Il pi veloce vi dir che non esiste; il pi villano vi dir che lei non rientra nei parametri vi tender la mano alzandosi indicando chiaramente che dovete andarvene;
il pi cretino vi dar una spiegazione tecnica forbita di paroloni i cui non comprendete il significato e vi licenzier col sorriso accattivante, vi accompagner alla porta, ancora una stretta di mano e stato un piacere Signor.come ha perfettamente compreso noi come banca siamo a sua completa disposizione.
Ma tu non hai capito una mazza e laltro sa che non metterai pi piede nel suo ufficio per un credito frazionale. E ti continuerai a chiedere di che cazzo si tratta.

Eccolo qua:

Se un risparmiatore deposita nel suo conto corrente 100 euro, la banca prester non quei cento euro, ma mille.
Il deposito del risparmiatore (un passivo per la banca, perch su di esso paga i modestissimi interessi al depositante) solo la riserva in base alla quale pu creare denaro dal nulla, moltiplicandolo al momento di aprire un fido ad un imprenditore o un mutuo a chi compra una casa. Questi prestiti sono attivi per la banca (perch lucra interessi non modesti su 900 euro che non ha), ed interesse della banca minimizzare i passivi e aumentare al massimo gli attivi.
In teoria, la banca vorrebbe operare con pochissimi depositi (passivi) e fare tantissimi prestiti creando denaro dal nulla.
Le Banche Centrali impongono perci una riserva obbligatoria, ossia la percentuale di soldi che la banca deve avere in cassa rispetto ai fidi che ha aperto.
Per lo pi le banche amano operare con una riserva del 3-5%, il che consente di prestare circa venti volte il denaro che hanno in deposito, ma aumenta il rischio della loro insolvenza.

Ovvio che se ti chiami PincoPallo quel tipo di finanziamento te lo scordi, magari se ti chiami Tanzi o Cragnotti o Canavesio e siamo agli inizi degli anni 80, quel prestito te lo danno. Come lo hanno dato a Ricucci, Coppola similari che ingordi ne hanno approfittato finendo come sono.

Capito? Si fanno soldi coi soldi che non esistono e sono solo scritturali, ovvero si tratta di denaro creato dal nulla - non guadagnato, non corrispettivo alla produzione di merci reali, non frutto di risparmio - che circola nell'economia come moneta, ed la causa prima dell'inflazione.

Inoltre, denaro privato, come lo tutto il denaro degli stati (leggete il mio post di ieri).
Col sistema del credito frazionale la valuta esiste solo sotto due forme:
1. prestiti;
2. interessi.
E gli interessi, seppur bassi, diventano alti se leconomia del Paese non cresce.



I Buoni del Tesoro, le spese fatte con le carte di credito, la contrazione di mutui per la casa, fino ai prestiti miliardari frazionali sono prestiti. E i prestiti vanno restituiti. E si restituiscono quando c lavoro: il lavoro la sola vera ricchezza di una famiglia e quindi di uno stato.

Oggi il nostro PIL (Prodotto Interno Lordo) mediamente cresce dell1% e i tassi passivi che subiamo viaggiano intorno al 14%.

La Germania cresce molto pi di noi quasi il 3% eppure i suoi tassi sono simili ai nostri. Questo perch il suo debito pubblico per la maggior parte esterno.

Negli Stati Uniti, il rapporto pi o meno lo stesso.
Ne consegue che le imprese che non si autofinanziano, ma devono ricorrere a prestiti bancari, devono produrre il 20-22% per restare a galla.
Cosa impossibile in un'economia anemica.

Nella gaia apocalisse di una finanza che ci indebita tutti, leconomia reale occidentale muore.



Id: 144 Data: 22/01/2011 14:27:40

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- Economia

Rendite da capiali e da lavoro

A proposito di rendite da capitali e da lavoro: un imbroglio tutto italiano

C' una cosa da fare, e da fare in maniera radicale, forse impopolare per certi settori, ma necessaria a salvare il culo di questo Paese! Ribaltare il prelievo fiscale tra ricchezza prodotta dal lavoro e quella prodotta dalle rendite finanziarie! Non sono diventato comunista e nemmanco oltranzista, sono solo realista. Vi prego, seguitemi nel mio ragionamento e poi mandatemi pure a fare in culo!

Le rendite finanziarie sono tassate del 12 percento, quelle da lavoro fino ad oltre il 45. Praticamente un imprenditore che rischia capitali, che ci mette impegno e che da lavoro e quindi produce ricchezza, se a fine anno ha guadagnato 10 milioni di euro, ne versa quasi la met allo Stato. Mentre il finanziere rampante che guadagna gli stessi soldi tenendoli tranquillamente investiti in titoli garantiti, paga poco pi di 1,2 milioni allo Stato. Qualcosa non mi torna! Quell'imprenditore un coglione! Dovrebbe vendere tutto, investire in titoli garantiti e starsene tranquillo a fare i cazzi suoi e se 1.000 operai perdono posto e 1.000 famiglie non hanno di che vivere, saranno cazzi loro! quello che successo da noi con questa assurda legge! Ricordate i Falck? E i Doria? Gli Olivetti? E i Lancia? E i Bianchi di Milano? E la famiglia Martini di Torino? E i Carpano? La famiglia Pezziol? E potrei continuare con i Tanzi di Parma per parlare dei giorni nostri, o di Cragnotti. E i Motta e gli Alemagna

Aziende fallite, direte voi. Ed vero! Ma il piccolo commerciante fallisce coi debiti e senza una lira, questi signori sono saltati con le tasche piene di soldi! Tanto per non fare nomi: Tanzi. Spariti migliaia di miliardi! Dove sono dove non sono, resta il fatto che non li ho io e credo manco voi. E allora? Allora sono investiti in titoli ed altro che si rifanno a societ con sede a Cayman o qualche altro posto ed in culo lo hanno messo ai lavoratori.

I pi raffinati - e furbi - hanno fatto ancora meglio: si sono comperati le banche! E quando l'industria entra nelle banche e i ruoli si confondono, la fine! Ma che sia successo questo normale! Chi quell'ingenuo che potendo guadagnare di pi rischiando di meno preferisce rischiare?

Sono i piccoli imprenditori - i grandi non esistono pi, sono diventati uomini di finanza quelli che reggono le sorti dell'economia nazionale: sono loro che producono lavoro e ricchezza, e se a fine anno le cose sono andate male rimettono di tasca propria. Non cos la grande impresa: essa incassa i profitti e passa allo Stato, ovvero a noi - le perdite! Imprenditori del cazzo! Sono solo "prenditori"!

Guardate Tronchetti Provera: gioca con le banche! E dei problemi di Pirelli e prima anche Telecom se ne facesse carico lo Stato, se non vuol vedere sulla strada migliaia di famiglie! Come si fece carico delle perdite della Motta e di Alemagna dando vita al "polo alimentare" chiamato prima Sidalm e poi "vattelapesca" ed appena risanato dopo decenni di perdite, regalato per quattro lire a Cragnotti che ci ha fatto i cazzi suoi per poi riconsegnarlo allo Stato pieno di debiti! Ne sa qualcosa Prodi, pupillo di Nobili all'IRI, e gran commis dei poteri forti che con lui hanno fatto e disfatto lucrando su tutto!

Ed allora bisogna ribaltare tutto e tassare di pi le rendite e di meno il lavoro. Solo cos si spinge l'imprenditore a fare l'imprenditore e a non mollare tutto per fare il banchiere. Tassare meno il lavoro vuol dire dare pi soldi alle maestranze e non fare arricchire di pi l'industriale! Meno tasse pi soldi in busta paga!

E qui si alza l'obiezione populista e subdola che dice: ma se si tassano di pi le rendite finanziarie si puniscono i piccoli risparmiatori che hanno i 20/30 mila euro investiti in BOT e non giusto! Palle! Quel tizio ci guadagna. E ci guadagna anche se avesse 100 mila euro investiti in BOT!
Vediamo: 100 mila euro in titoli garantiti rendono all'incirca 3.500 euro che - col prelievo attuale del 12 percento - scendono a 3.080 ovvero si pagano tasse per 420 euro. Se, come vorrei fosse, il prelievo salisse al 25 percento, le tasse pagate sarebbero 875 euro, ovvero 455 euro in pi. Ma questo nostro dipendente, poich verr tassato meno il lavoro e, ripeto, quei soldi ridati ai lavoratori, si ritroverebbe in busta paga almeno 100 euro netti in pi! Forse anche qualche euro in pi.
Ma restiamo coi piedi per terra e ragioniamo nell'ordine dei 100 euro. Vuol dire, a fine anno, 1.300 euro netti in pi! (13 mensilit). Ora vero che ha pagato 455 euro in pi sulle rendite, ma anche vero che ha incamerato 1.300 euro quindi ci ha guadagnato 845 euro (1.300 - 455).

Signori, stiamo parlando di operai con 100 mila euro in banca! Ce ne sono? Ragionando nell'ordine dei 20 mila euro fate voi i conti.

Ripeto: non si possono tassare meno le rendite finanziarie e di pi le rendite da lavoro! Una cosa simile un invito a congelare capitali che - invece - dovrebbero circolare e fare mercato.

E veniamo all'altro punto scottante: le superpensioni. Si dovrebbero bloccare gli aumenti di queste pensioni. Aumenti che percentualmente incidono in maniera negativa. Se v' un aumento del 2% ad esempio, su una pensione di 516 euro mese, l'incremento di 10.35 euro, che su base annua diventano 134,55 euro. Ma, tanto per non fare nomi, un certo Scalfaro Oscar Luigi, quello del famoso "non ci sto", cumula la pensione di Magistrato, quella di deputato e quella di Ministro, che non va sotto la voce "pensione" ma viene definita come un "rimborso". A conti fatti l'uomo arraffa circa 120.000 euro l'anno pi lo stipendio di Senatore! E qui il famigerato aumento ipotetico di 2 punti porta nelle casse dell'uomo di Novara 2.400 euro l'anno! Siamo impazziti? Riporto una cifra tratta dal bilancio del 2005: godono il vitalizio della Camera circa 3 mila tra onorevoli e loro eredi. Nel 2005 lo Stato ha pagato per i vitalizi 122 milioni di euro. Avete letto bene! E parliamo solo del Parlamento. Pensate alle Regioni (un consigliere regionale arraffa quanto un deputato) pensate ai grandi boiardi di stato, pensate ai vari manager pubblici e privati! Pensate ad uno come Cimoli che ha sfasciato le FS e se ne andato con 60 milioni di euro di liquidazione per approdare all'Alitalia, sfasciare anche quella e prendere un'altra liquidazione d'oro! Ma che cazzo!

Ora dipendesse da me decurterei del 50% le loro pensioni e riattiverei il "fondo di solidariet" che con una "leggina" votata da tutti, ripeto tutti, avevano abolito. Il fondo era del 2 percento! Lo porterei al 10%. Se potessi farlo lo farei anche se poi rischierei davvero la pellaccia. Ma restando coi piedi per terra, bloccare i loro aumenti si pu e si dovrebbe fare! Cos come reintrodurre quel fondo anche solo del 2 percento.

E sar interessante, prossimamente, vedere chi sono sti pensionati d'oro e quanto arraffano. Ci sar da incazzarsi!
Ultima cosa. Va tassata la ricchezza disponibile non quella prodotta! Sto parlando delle tasse che paga chi ha reddito fisso. Un singolo che guadagna 1.400 euro mese e vive in famiglia quasi ricco: a tutto pensano mamm e pap. Uno che invece ha famiglia quasi povero! Affitto bollette si mangiano quasi tutto e poi bisogna sopravvivere.eppure sia il bamboccione, sia chi tiene famiglia hanno la stessa ritenuta fiscale. E questo sbagliato perch chi ha famiglia deve spalmare la sua ricchezza prodotta il salario sui componenti il suo nucleo familiare. Orbene, se il nostro capofamiglia ha 2 figli la ricchezza disponibile 1.400 diviso 4 (si presume ci sia anche una moglie) ovvero 350 euro. Questa la ricchezza disponibile e avr il prelievo fiscale su 350 euro e non su 1.400.
Lobiezione comune : ma lo stato incasser meno. Non cos: quei soldi in pi loperaio non se li mette in banca ma li spende e allo stato rientrano come tasse indirette: ovvero come IVA sulle maggiori spese che gli operai andranno a fare. pacifico che questo sistema va applicato sugli stipendi medio-bassi, diciamo fino a 1.700/1.800 euro. Capisco che si incazza chi guadagna oltre 2.000 euro, ma bisogna essere pragmatici e fare bene i conti, ovvero bisogna evitare che quel di pi resti alle banche: quello si che sarebbe un danno!
Questo il famoso quoziente familiare caro a Casini ma che altro non che una proposta di legge presentata dal mio amico Giraldi nel 1992 su un elaborato da me fatto dove sostenevo queste cose. Ci sono gli atti parlamentari che danno la paternit allidea. Tanto per amore di verit.



Id: 143 Data: 21/01/2011 13:38:59

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- Economia

Microeconomia e macroeconomia

Microeconomia e macroeconomia

Come detto in precedenza, lEconomia Politica si divide i due rami:

1. la microeconomia
2. la macroeconomia.

La microeconomia il ramo dellanalisi economica che si occupa dellinterpretazione dei comportamenti e delle relazioni tra i singoli soggetti economici, e che quindi studia il comportamento dei consumatori, delle imprese e delle famiglie.

La macroeconomia il ramo della scienza economica che ha lo scopo di individuare le relazioni esistenti tra le grandezze economiche che caratterizzano un sistema nella sua globalit. La macroeconomia studia, per esempio, la relazione tra i tassi dinteresse e le attivit economiche, oppure la relazione tra reddito nazionale e disoccupazione. Lo studio della macroeconomia consente anche lindividuazione delle azioni pi utili nel campo della politica monetaria e fiscale..
Detto cos il concetto verr recepito da pochi ma, poich sono convinto che bisogna parlare a tutti, cercher di spiegare le due cose in maniera che tutti, o almeno chi interessato, possano capire.
Proviamo:


la microeconomia studia i singoli operatori economici o le singole tipologie. Esempi il gestore della macelleria sotto casa che, pur trattando un solo tipo di prodotto, ne commercializza pi tagli. Altro esempi i mercati generali della frutta. In questo caso viene studiata una sola tipologia e la sua redistrubuzione. Per semplificare porto lesempio che si lega al nostro macellai il mattatoio! Entrambi usano un solo tipo merceologico ma mentre il macellaio agisce sul dettaglio, il mattatoio agisce sui flussi distributivi;

la macroeconomia studia le stesse cose ma in un ambito pi vasto. Esempi tutto il mercato della carne di un Paese attraverso i suoi operatori economici o tutti i mercati della frutta. Contribuendo alla politica fiscale e monetaria.

Torniamo un attimo alla microeconomia. Va vista sotto due aspetti:


quello dellequilibrio economico generale
quello dellequilibrio economico parziale.

Lequilibrio economico generale, anche detto Scuola di Losanna, tiene conto di ogni minima
variazione di mercato, lanalizza e cerca di comprenderne i bisogni. Ovvero tutte le necessit che si vanno a muovere. E in un mercato che tende alla globalizzazione, questa forma attenta e precisa di microeconomia, sembra molto attendibile, anche perch non si rif a modelli matematici (grafici equazioni ed altro) ma solo alla domanda e allofferta.

Lequilibrio economico parziale, anche detto Scuola di Cambridge, il cui fautore Alfred Marshall, studia lo stesso mercato tenendo presente anche tutte le variabili che con quel mercato non centrano direttamente ma indirettamente. Esempio : torniamo al nostro negozio di macelleria. La scuola di Losanna bada solo alla domanda del cliente e allofferta del mattatoio; la scuola di Cambridge ci aggiunge alcune variabili come - ad esempio - la difficolt di piazzare carne di maiale ove sia presente una comunit islamica, oppure la variabile che tiene presente la forza di incidere sul mercato dei vegetariani.

Mentre la prima - come detto - analizza solo domanda ed offerta, senza tenere conto delle variabili, la seconda si affida anche alle turbolenze che possono modificare il mercanteggiare del nostro macellaio.

Approfondiremo lo studio della Scuola di Cambridge perch pi complesso e certamente - alla lunga - risulter pi utile.

Facciamo un passo indietro e torniamo alla domanda illimitata e allofferta limitata. Qui si impongono delle scelte di produzione e lallocazione del bene prodotto. Ovvero il mercato detta i consumi. Vi mai capitato di entrare in un supermercato e comprare cose che non avevate preventivato? Sicuramente si! E quando questo succede si entra in unaltra branca della microeconomia: la frontiera di produzione. Quella produzione non necessaria ma che va ad incrementare il fatturato e che ha la pi ampia forbice alle voci costo/ricavi.

Tutto questo la microeconomia che - potete constatarlo ogni giorno - fa parte del nostro vivere quotidiano. La prossima volta affrontando il tema delleconomia proutista.

Id: 121 Data: 08/09/2010 12:37:38

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- Economia

Produzione: quantit, qualit, modalit e fruibili

Produzione: quantit, qualit, modalit e fruibilit



Sappiamo che ogni bene prodotto soggetto a 4 regole.

1. la quantit. Va prodotta quella necessaria al fabbisogno interno ed eventualmente quella necessaria alla vendita, se programmata. Ma prima di tutto va individuato il bene di cui parliam se esso agricolo o industriale. Se si tratta di un bene agricolo soggetto al rispetto degli standard di produzione. Ovvero se in un ettaro di terreno, dove si coltivano pomodori sanmarzano, la produzione deve essere da X a 1X quintali per ettaro, bisogner attenersi a quei parametri, perch se andiamo sotto la soglia minima - ovvero X - rischiamo di saltare coi conti. Se, al contrario, andiamo sopra la soglia massima, ovvero 1X, produrremo un bene scadente dal punto di vista nutrizionale e, soprattutto, si corre il rischio d essere tacciati di frode. E questo perch andremmo ad incassare pi di quanto ci spetta. Se si tratta di un bene industriale, le cose sono diverse nella forma ma non cambiano nella sostanza. Se produciamo biciclette, dovremo stare attenti a produrne quel numero che ci permetta di mantenere aperta la fabbrica, pagare i salari, accantonare gli ammortamenti e soddisfare il fisco. Programmato tutto questo possiamo pensare allo sviluppo e alla crescita. Il tutto senza incappare in quella che la pi pericolosa delle trappole: limmagazzinamento. Se per soddisfare tutte le mie esigenze devo produrre e vendere X biciclette e pi di quelle non riesco a vendere, anche se potenzialmente posso produrne X+1/2X di pezzi, non devo farlo, altrimenti corro il rischio di immagazzinare un bene che, per essere stato prodotto, ha avuto bisogno comunque di un investimento di capitali che per restano immobilizzati in deposito. Con un enorme dann o mi sono indebitato per produrre, visto che non ho venduto, o ho usato soldi non dellazienda, ma personali. In entrambi i casi producendo danni irreparabili! Se mi sono indebitato gli interessi vanno a mangiare parte degli utili e i miei guadagni si riducono sempre pi perch il debito - se non programmato - un vortice che uccide. Se invece ho messo soldi personali sono fesso perch svuoto le mie tasche per produrre un bene che non vendo e che mi porter, restando in deposito, alla bancarotta. In questi casi, ovvero con una azienda che potenzialmente pu produrre pi di quanto vende, la cosa migliore cercare una partecipazione, estera o nazionale, che si occupi della vendita e riorganizzare la struttura commerciale.
2. la qualit. Sia che si tratti di un prodotto agroalimentare, sia di uno industriale, va mantenuta alta la qualit. Perch coi costi di produzione che abbiamo e con i tarocchi d ogni genere, se noi rispondiamo con qualit unita alla cortesia, nulla ci pu far paura. La qualit larma vincente delle nostre aziende.
3. la modalit. strettamente legata alla qualit. Se produco gelato debbo usare prodotti freschi. Un gelato alla fragola molto pi buono se usiamo le fragole fresche anzich quelle surgelate o, peggio, il surrogato in polvere di fragola. ovvio che chi bara ha un utile maggiore, ma altrettanto vero che, col tempo, chi punta sulla qualit e modalit, ne ha un ritorno in termini economici. Stessa cosa vale per la produzione di qualsiasi altro bene.
4. la fruibilit. Torniamo a quanto gi dett il 30 percento della popolazione consuma il 70 percento dei beni prodotti! Ho definito questa cosa una aberrazione! Ma di pi: una vergogna che ci dovrebbe investire tutti. Vedete, troppo facile prendersela coi politici. E non voglio essere io a difenderli. Per non ho sentito nessuno, della societ civile, muovere un dito per modificare le cose. E non voglio fare lo struzz anche io ho le mie colpe, nel mio piccolo. Come le avete tutti voi. Se il merito dellopulenza occidentale di chi gestisce, anche le manchevolezze sono di chi gestisce! Non si possono assumere gli onori e ricacciare gli oneri! Un Governo dovrebbe, ad esempio, destinare un fondo di solidariet per le popolazioni pi sfortunate. Questo fondo - percentualmente - dovrebbe essere proporzionato alla crescita del PIL. Ovvero. Pi cresce lo sviluppo del Paese, pi sale il fondo di solidariet. Qualcosa di simile esiste gi, a dire il vero, ma non regolato da leggi certe ed svincolato dal controllo di Bruxelles. Ora se siamo - ahim - in Europa, non possiamo esimerci dal fare una leggina che garantisca la certezza del fondo di solidariet. Ma come troppo spesso accade, questi furbetti sventolano lEuropa solo quando giova a loro!

Abbiamo visto i 4 punti che regolano lEconomia Politica. Vediamo ora i soggetti economici. Che sono sostanzialmente tre: la famiglia, le imprese e le banche. Alle famiglie attiene il "mercato dei beni di consumo" ; alle imprese il "mercato dei fattori produttivi" e alle banche il "mercato dei flussi finanziari".

Tutto questo porta ad una logica: quella della domanda e dellofferta. Questi due fattori generano il prezzo. Che aumenta quando la domanda sale, cala se la domanda scende. Se le famiglie chiedono mele e le mele non ci sono per soddisfare tutti, quelle disponibili aumenteranno di prezzo. Se, al contrario, chiedo mele e sul mercato ne vengono immesse un quantitativo pi alto della richiesta, ovvero lofferta supera la domanda, ecco che i prezzi tendono a scendere.

Una nota: nel gioco della domanda e dellofferta un ruolo determinante lo recitano le banche. Perch finanziano i produttori e finanziano i consumatori! E la cosa sarebbe quasi buffa se non fosse drammatica! drammatica perch sempre pi famiglie ricorrono al Prestito al Consumo, ovvero i famigerati "soldi di plastica" che generano inflazione. Ci vengono propinati dati sullinflazione che sono ridicoli (mi chiedo se sta gente mai andata a fare la spesa!). Ricordate: il vero tasso dinflazione dato dagli interessi che pagate al Prestito al Consumo, depurati dal tasso di sconto della BCE.

Oggi, mediamente, il Prestito al Consumo registra in Italia un interesse del 8.65 percento annuo, ben 2 punti pi alto di quello medio europeo. Il tasso BCE del 4 percento, fatto il conto (8.65 - 4 = 4.65) la nostra inflazione reale pari al 4.65 percento. Altro che 1.5 / 2 percento! Ma questo si guarderanno ben dal dircelo! ovvio che Bruxelles costretta ad aumentare il tasso BCE per tener sotto controllo linflazione. Soltanto il 5 dicembre 2005 il tasso BCE era del 2 percento. Se fosse stato mantenuto, ora la nostra inflazione galoppava al 6.65 percento!

Compreso il concetto di Economia Politica, andiamo a vedere i due rami in cui essa si divide: microeconomia e macroeconomia. Questo sar il prossimo tema

Id: 120 Data: 08/09/2010 12:20:17

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Economia politica

Leconomia politica

Cos lEconomia Politica? E la materia che studia il funzionamento di un sistema economico.
Questa la definizione classica, poi con landar del tempo - stato aggiunto moderno di tipo "occidentale". Io rifiuto questa aggiunta o, meglio, rifiuto quelloccidentale perch mi sa discriminante nei confronti di economie pi povere o di quelle tribali, che pure hanno una loro logica. Ma i moderni guru del pensiero economico, che nelle Universit occidentali fanno il bello e cattivo tempo, tengono a far valere le loro idee, che non necessariamente sono quelle giuste. Anzi, il pi delle volte sono sbagliate. Ma se sbagliano tutti o quasi come non sbagliasse nessuno! No, anzi chi sbaglia la minoranza che non si omologa al pensiero di lorsignori. E per spiegare quellOccidentale, tutti ormai o quasi tutti adottano la formula Stond che recita: Di tipo occidentale perch il modello preso in considerazione quello capitalistico della libera iniziativa produttiva e della propriet privata dei mezzi di produzione, in contrapposizione al modello di tipo collettivista, caratterizzato dalla propriet statale degli stessi mezzi. Anzi, attualmente questo criterio distintivo tra le due filosofie economiche superato. Si parla pi correttamente di economie con centri di decisione decentralizzati, per riferirsi ai paesi capitalistici, e di economie con una scelta centralizzata, per identificare i paesi socialisti.Ma torniamo al concetto di Economia Politica e scusate lo sfogo.
Cos un sistema economico? un insieme di persone ed Istituzioni che fanno parte di una collettivit pi o meno grande che pu essere uno Stato, o una citt o anche un quartiere, allinterno del quale si manifestano azioni economiche. Ovvero c chi avvia una attivit commerciale, chi industriale, chi agricola, altri artigianale o di servizi. Ed appunto del funzionamento di questi apparati che si occupa lEconomia Politica. E di spiegarli a chi deve controllare quegli apparati, ovvero la classe dirigente. Diciamo allora che lEconomia Politica il primo vagito di uno Stato liberale e democratico.
Queste collettivit, ad esempio uno Stato, possono anche essere un agglomerato di pi Stati (vedi gli USA o LEuropa di oggi) hanno come impegno quello di soddisfare i bisogni dei cittadini, che possono essere soddisfatti con beni prodotti e/o con beni introdotti.
I beni che soddisfano i bisogni sono necessariamente limitati, mentre i bisogni sono illimitati! Cosa vuol dire? Che quello che luomo produce limitato, ovvero non infinito. Illimitati invece sono i bisogni. Esempio: ci sar sempre necessit di pane ma non garantita una produzione illimitata di pane, da oggi allinfinito. Ci sono poi i beni illimitati, ma che non dipendono dalla funzionalit delluomo. Come, ad esempio, laria che respiriamo! E per questa contrapposizione tra bisogni illimitati e scarsit di beni, ha senso lo studio delleconomia politica.
Questa contrapposizione viene accentuata dalla diversit di fruizione di un bene. Esempio: il gelato che mangiano i nostri figli molto pi di quello che mangiano i bambini del continente africano! E cos per tutti i bisogni primari e non. Cosa voglio dire? Una cosa semplicissima: il 30 percento della popolazione mondiale consuma il 70 percento dei beni prodotti! Il restante 30 percento di beni prodotti consumato dal restante 70 percento di popolazione! Una aberrazione! Cui compito o meglio, dovrebbe essere compito della politica rimediare. Politica che se ne frega, perch troppo impegnata a far valere le proprie ragioni nel proprio orticello.
Ed allora parlano di globalizzazione, ma di globalizzato c solo la povert! E meglio non sono i no-global, che nei fatti sono i primi fruitori della globalizzazione e, anzi, sono i primi ad alimentarla. Perch se vero che vanno in piazza a fare casino, a distruggere tutto ci che richiama alle multinazionali, dopo sono gli stessi che entrano da McDonalds, bevono Coca cola, comprano i CD della Sony, giocano
con la play station fumano Marlboro e col bancomat di pap o con la carta di credito di mamm, vanno a prelevare i soldi presso quelle banche cui hanno distrutto le vetrate! Questi sono i no-global!!
Ma parlavamo dei bisogni della popolazione. Come abbiamo visto questi bisogni, illimitati, sono soddisfatti da beni limitati. Ed allora v necessit di produzione, di allocazione, di gestione e di qualit.
Ovvero:
cosa produrre, quanto produrre, come produrre e per chi produrre. Ce ne occuperemo la prossima volta.
[continua]


Id: 117 Data: 07/09/2010 14:42:29

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- Economia

Vendere per comprare, comprare per vendere



1. vendere per comprare e comprare per vendere

In un mio recente post concludevo dicendo che leconomia italiana deve passare dal comprare per vendere ad un pi giusto vendere per comprare. In questa affermazione sono racchiusi tutti i sistemi economici mondiali e tutte le forme di Governo.

Prima di tutto vediamo le differenze fra le due affermazioni. Nel vendere per comprare uno Stato cede beni eccedenti per assumere i beni mancanti. Ad esempio ho eccedenza di mele e carenza di ananas, cedo le mele in cambio dellananas. In questo caso lo scopo quello di soddisfare le esigenze del cittadino.

Nel comprare per vendere lo Stato acquista beni mancanti e li rivende: lo scopo primario soddisfare le sue esigenze di cassa, non quelle del cittadino. Esempio: a te produttore di mele dico di distruggere la produzione eccedente, che ti pagher con una sorta di rimborso spese, poi penso io a ricercare sul mercato i beni che riterr utili. Lo Stato si fa commerciante! Cos abbiamo assistito alla distruzione, nel corso degli anni, migliaia e migliaia di tonnellate di pomodori, di ortaggi vari e, negli anni addietro, lo Stato ha pagato chi ha dismesso lallevamento dei bovini.

Nel 1951 per Decreto Presidenziale, si ottenne la creazione dellEnte Maremma, avvenimento importantissimo che modific gran parte del territorio di Capalbio. Nacquero strade, case e la sua fisionomia cambi. Per pi di un decennio lEnte Maremma espropri, frazion, bonific e trasform tutta la zona, assegnando terreni e case a una classe contadina che non era mai stata proprietaria di nulla. Lo scopo era quello di creare lavoro e far si che anche da noi ci fosse una autosufficienza di prodotti agroalimentari e di allevamento (la famosa carne Chianina). LItalia aveva imbroccato la strada verso il liberismo.

Poi, nel 1964, con la nascita dei Governi di centrosinistra, tutto cambia: deve essere lo Stato a controllare tutto e deve essere sempre lo Stato ad imporre le regole. LEnte Maremma viene sciolto. A coloro che serano buttati anima e corpo nellavventura vengono rimborsati, i capi abbattuti e la produzione agricola, almeno in parte, resa inutile. E lo Stato diventa commerciante, produttore, costruttore. Rileva aziende decotte e le mette nel calderone IRI. Nasce cos il disastro economico che ancora subiamo.

Un disastro annunciato! Perch complici gli industriali, le banche ed una opposizione che con il Governo centrale era connivente ( il Governo centrale chiudeva un occhio sulle amministrazioni periferiche), si arriv allassurdo che lIRI si caricava di debiti perch ripianava le perdite, mentre gli utili erano tutti degli industriali!

Sparirono cos marchi storici nel settore agroalimentare (Motta ed Alemagna) e fu creata la Sidalm, che produceva panettoni con quei marchi. Nellindustria automobilistica sparirono i marchi Bianchi, Lancia, Innocenti mentre quello Alfa Romeo , regalato come gli altri alla FIAT, fu salvato. E il gioco era sempre lo stesso: i debiti a me Stato, ovvero a noi cittadini, e gli utili a te imprenditore prenditore. Sempre pi eravamo impelagati nel comprare per vendere! E sempre pi aumentava quel debito pubblico che ancora oggi cresce senza controllo.

Vedete, in apparenza il comprare per vendere pu sembrare azione liberista. Ma cos non ! Dove lo Stato controlla tutto, pensa a tutto e coordina tutto vige un regime statalista, ovvero di impronta socialcomunista.

Dove lo Stato, invece, si limita ad una azione di garanzia e tutela i fabbisogni della popolazione facendo si che i pomodori, anzich distrutti, vengano ceduti in cambio di altro, vice un sistema liberista. Perch il cedere qualcosa in cambio di altra cosa non vuol dire barattare! Vuol dire che io agricoltore vendo i miei pomodori ed incasso soldi veri e tu Stato indichi le priorit mancanti e ci sar chi quelle priorit andr a reperire sui mercati internazionali. Nascono le figure del broker, nascono le societ di import ed export, si sviluppano reti di agenti di commercio, si riconverte litalica industria.

Tutto questo proposto Economia Politica, ne parleremo a seguire.
[continua]


Id: 116 Data: 06/09/2010 20:43:56

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- Teologia

Ges Cristo: quanti misteri

Da un attento esame dei Vangeli della tradizione, solo Luca e Matteo parlano della nascita di Ges. E lo fanno in modo opposto. Marco e Giovanni invece cominciano il loro racconto dal Battesimo sul fiume Giordano.

Ma vediamo le differenze tra Matteo e Luca. Differenze che sono state portate alla luce da esperti evangelisti.

1. Matteo, prima della nascita di Ges, fa abitare Giuseppe e Maria a Betlemme, mentre Luca li fa abitare a Nazareth.
2. Matteo fa nascere Ges nella sua casa di Betlemme, mentre Luca, pur facendolo nascere sempre a Betlemme, colloca il parto di Maria in un rifugio occasionale: una stalla.
3. Matteo fa arrivare i Magi dall'oriente per adorare Ges, mentre Luca non parla di Magi, bens descrive l'adorazione dei pastori.
4. Matteo parla della persecuzione del bambino da parte di Erode, che avrebbe costretto la famiglia a fuggire per rifugiarsi in Egitto, mentre Luca non fa cenno a tutto questo: il suo clima sereno e il bimbo viene presentato al tempio senza timore che Erode possa trovarlo, nemmeno si parla di alcuna fuga in Egitto.
5. Matteo fa nascere Ges al tempo di re Erode il Grande, cio non oltre il 4 avanti Cristo, mentre Luca fa nascere Ges durante il censimento della Palestina che il governatore della Siria Quirinio supervision nel 7 dopo Cristo: 11 anni dopo!
6. Matteo fa andare per la prima volta a Nazareth la famiglia betlemita, in occasione del ritorno dall'esilio in Egitto, mentre Luca, pochi giorni dopo la nascita di Ges, fa tornare la famiglia al paese di Nazareth, dove gi abitava sin da prima che Ges nascesse.
7. Matteo e Luca propongono due alberi genealogici completamente diversi, gi a partire dal padre di Giuseppe (nonno di Ges) le genealogie divergono completamente fino al re Davide (che visse mille anni prima).
Come spiegare queste differenze?
Ma le differenze non si fermano qui! Nel libro Cristo: una vicenda storica da riscoprire di David Donnini, nei paragrafi 4.3.1 e 4.3.2 ci parla di un Ges non figlio unico!
4.3.1. Il numero dei figli. Il credente comune, davanti all'idea che Ges avesse dei fratelli carnali, alza innocentemente le spalle: semplicemente impossibile. Infatti Maria ha partorito una volta sola, ed ha miracolosamente conservato la sua verginit. Pu darsi che i cosiddetti fratelli siano fratellastri, cugini, parenti stretti, ma non comunque fratelli nel senso in cui noi intendiamo tale espressione. Tutto ci a dispetto della vasta costellazione di testimonianze in cui si parla insistentemente dei fratelli di Ges, tanto nel Nuovo Testamento come fuori di esso. Addirittura un passo di Eusebio di Cesarea parla di un certo Giuda...
"...che era fratello carnale del Salvatore..." (Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl., III, 19).
Perch l'evangelista Luca, parlando della nascita di Ges a Betlemme, lo avrebbe definito esplicitamente primogenito?
"Ora mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch non c'era posto per loro nell'albergo" (Lc 2, 6-7).
Anche il testo di Matteo porta la definizione "primogenito" ma, in verit, non ci dato di poterla leggere comunemente, perch i traduttori, molto disturbati da questa parola, la hanno eliminata. Infatti i testi antichi del Vangelo di Matteo cos recitano:
"...peperit filium suum primogenitum (= partor il suo figlio primogenito)" (Novum Testamentum Graece et Latine, Ist. Bibl. Pont., Roma 1933, Secundum Matthaeum 1, 25).
Volendo essere precisi dobbiamo riconoscere che il testo di Matteo, nel passo in questione, stato censurato non solo per quanto riguarda la parola primogenito, ma in una intera frase che porta implicazioni pesanti; questa la versione latina completa:
"Et non cognoscebat eam donec peperit filium suum primogenitum: et vocavit nomen eius Iesum" (idem);
mentre questa la versione greca completa:
"kai oik eginosken auten eos oi eteken ton uion auton ton prototokon kai ekalesen to onoma autou Iesoun" (Idem).
La traduzione corretta :
"E non la conobbe [nel senso biblico di non ebbe con lei rapporto coniugale] finch ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli dette nome Ges".
Ci che leggiamo oggi, invece, appare cos:
"...la quale, senza che egli la conoscesse, partor un figlio, che egli chiam Ges" (Vangelo e Atti degli Apostoli, versione ufficiale della CEI, Ed. Paoline, Roma, 1982).
E' chiaro che i tagli e le modifiche non sono casuali. Che cosa hanno fatto i traduttori? Innanzitutto hanno arbitrariamente deciso che Giuseppe non ha mai avuto rapporti coniugali con Maria, e non semplicemente finch ella non ebbe partorito Ges; inoltre hanno deciso che il termine "primogenito" era del tutto superfluo, dal momento che di sicuro non esistevano altri figli. Allora, se noi osserviamo una sofisticazione del testo in tal senso, siamo ragionevolmente autorizzati a pensare che potrebbe essere vero il contrario: Giuseppe avrebbe avuto rapporti coniugali con Maria e avrebbe generato con lei numerosi figli.
Ed ecco laltro paragrafo:
4.3.2. I fratelli di Cristo. Vediamo le testimonianze pi comuni in cui si parla dei fratelli di Ges. Soltanto nei Vangeli abbiamo le seguenti:
1. "Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano" (Mc 3, 31-32).
2. "Mentre egli parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: Ecco di fuori tua madre ed i tuoi fratelli che vogliono parlarti" (Mt 7, 46-47).
3. "Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla: Gli fu annunciato: Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti" (Lc 8, 19- 20).
4. "Non costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?" (Mc 6, 3).
5. "Non egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?" (Mt 13, 55).
6. "Dopo questo fatto, discese a Cafrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono col solo pochi giorni." (Gv 2,12).
7. "Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne; i suoi fratelli gli dissero: Parti di qui e v nella Giudea perch anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai..." (Gv 7, 2).
8. "Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Ges e con i fratelli di lui" (At 1, 14).
9. "Solo tre anni dopo andai a Gerusalemme per conoscere Pietro e non vidi nessuno degli altri apostoli, ad eccezione di Giacomo, il fratello del Signore..." (Gal 1, 18-19).
Poi abbiamo le citazioni extratestamentarie:
10. "Poi egli comparve a Giacomo, uno dei fratelli del Salvatore" (Eus. di Cesarea, Hist. Eccl. I, 12, 5).
11. "In quel tempo Giacomo, fratello del Signore, poich anch'egli era chiamato figlio di Giuseppe, e Giuseppe era padre del Cristo..." (Idem II, 1, 2).
12. "Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministrazione della Chiesa insieme con gli apostoli..." (Ivi II, 23, 4).
13. "Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide" (Ivi III, 20, 1).
14. "...convoc una sessione del Sinedrio e vi fece comparire il fratello di Ges detto Cristo che si chiamava Giacomo" (Flavio Giuseppe, Antichit Giudaiche, XX, 200).
Non mancano certo le testimonianze! Ad una di esse, in particolare, vogliamo fare riferimento, alla penultima che abbiamo riportato: in essa Eusebio parla di una persecuzione che Domiziano (imperatore dal 81 al 96 d.C.) avrebbe effettuato nei confronti dei discendenti di Davide, "poich anch'egli, come Erode, temeva la venuta di Cristo" (Eus. di Cesarea, Hist. Eccl., III, 20, 1). Nel corso di questa persecuzione furono condotti, come prigionieri, al cospetto dell'imperatore, alcuni componenti della famiglia di Ges: i nipoti di Giuda (detto fratello suo secondo la carne), i quali erano accusati di attivit sovversive come discendenti della stirpe regale di Israele, cio come combattenti messianisti. Il passo estremamente significativo, non solo perch testimonia l'esistenza di fratelli e nipoti di Cristo, ma perch denuncia l'esplicito coinvolgimento dei componenti di questa famiglia nella lotta messianica, cos come si sta evidenziando nelle varie fasi del nostro lavoro di indagine.
Insomma, non solo i fratelli di Cristo erano personaggi da censurare perch avrebbero messo in discussione il presupposto della verginit di Maria, ma anche perch, visto il loro ruolo nella lotta jahvista, avrebbero offerto una pericolosa connessione fra Cristo e le sette esseno-zelote. Ed ecco che i famosi fratelli di cui tanto si parla vengono talvolta considerati come cugini, ovverosia come figli di una sorella di Maria, anch'essa di nome Maria, detta "di Cleofa". A sostegno di questa ipotesi si avanza il fatto che nella lingua aramaica esisteva un solo termine per indicare i fratelli ed i cugini, ma la spiegazione non regge: il testo originale dei Vangeli non aramaico, ma greco; il termine usato adelfos, che significa inequivocabilmente fratello e non cugino.

Altre volte, invece, si dice che i fratelli erano figli che Giuseppe avrebbe avuto da un suo precedente matrimonio, ma questo dimostra che la dottrina neocristiana non sa come stiano le cose: cerca, semplicemente, una spiegazione che le faccia comodo. Questa precedente moglie di Giuseppe non poteva certo essere la cosiddetta Maria di Cleofa, sorella della madre di Ges, sempre viva e vegeta ai tempi in cui ambientato il racconto evangelico. Come numerosi altri personaggi, la donna ha qualcosa di misterioso. Che significa, infatti, "di Cleofa"? Moglie, o figlia di Cleofa?

Innanzitutto possiamo notare che il termine Cleofa la forma italianizzata del nome Kleofas, versione greca dell'egizio Cleopatra, il quale ci noto come nome femminile, piuttosto che maschile. C' da dire che se Maria e Cleofa fossero, rispettivamente, la madre e il padre dei cugini di Cristo, come mai questi sono stati definiti, a volte, figli di un certo Alfeo? E' il caso, per esempio, di Giacomo il minore, detto Giacomo di Alfeo e, naturalmente, anche del fratello di costui: Giuda detto Taddeo. Insomma, secondo l'interpretazione tradizionale, Maria e Cleofa (o Alfeo), sarebbero i genitori di quei Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, e anche delle sorelle, che troviamo nominati nelle precedenti citazioni. Maria di Cleofa fatta comparire dai Vangeli sinottici ai piedi della croce, durante l'agonia del Cristo, con la definizione Maria di Giacomo e di Giuseppe nella quale, evidentemente, sottinteso il termine madre. E' strano, perch secondo i tre sinottici la madre di Ges non ci sarebbe stata o, almeno, non nominata nell'elenco delle tre famose pie donne che avrebbero presenziato ai momenti fondamentali della passione: la crocifissione, la deposizione, la sepoltura e la scoperta del sepolcro vuoto. I Vangeli non sono d'accordo sulle identit di queste tre donne. Per Marco e per Matteo sarebbero la Maria di cui stiamo parlando, Maria Maddalena e Salom, madre dei figli di Zebedeo; per Luca sarebbero la Maria di cui stiamo parlando, Maria Maddalena e Giovanna, la moglie di Chuza, il sovrintendente di palazzo di Erode; per il quarto evangelista sarebbero Maria la Madre di Ges, Maria di Cleofa, definita sorella di sua madre, e Maria Maddalena. L'unico personaggio su cui sono tutti d'accordo quest'ultimo, Maria Maddalena, e su lei non abbiamo dubbi. E' sulla madre che c' confusione. E' fin troppo evidente che gli evangelisti hanno giocato sulla identit di costei perch, di fatto, c' qualcosa che non si doveva sapere: laddove compare solo la presunta zia di Cristo (Maria di Cleofa) il terzo posto occupato da Salom o da Giovanna, mentre dove compaiono sia la zia sia la madre (nel quarto Vangelo), non c' un terzo posto da occupare pertanto Salom e Giovanna non sono nominate.
La soluzione del rebus semplicissima: infatti non vero che la madre di Cristo mancasse nella drammatica circostanza, come si dovrebbe dedurre dai Vangeli sinottici; la madre c'era ed era proprio quella che si definisce madre di Giacomo e di Giuseppe, in quanto, essendo costoro i fratelli di Cristo, la donna era madre tanto dell'uno quanto degli altri. E' solo il quarto Vangelo che si permette di sdoppiare esplicitamente il personaggio in due, facendo cos comparire fianco a fianco le due presunte sorelle con lo stesso nome.

Non ci si meravigli se si parla di sdoppiamento di persona, un meccanismo messo in opera altre volte nel corso della redazione evangelica, che riguarda numerosi fra i pi importanti personaggi. Il quarto Vangelo lo effettua perch il suo redattore, o il revisore, vuole definitivamente risolvere la spinosa questione della donna che c' ma non c' ai piedi della croce; con questa soluzione ogni dilemma superato: la mamma e la zia sono due persone distinte e nessuno pu pi pensare che i fratelli di Cristo siano veramente i suoi fratelli di sangue. Ma, come tante altre volte, noi abbiamo capito che vero il contrario: i fratelli di Cristo erano proprio i suoi fratelli di madre e di padre. Quanti erano costoro? In tutto abbiamo potuto raccogliere quattro nomi maschili (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e un numero imprecisato di sorelle anonime (a cui le tarde tradizioni definite apocrife danno i nomi poco attendibili di Assia e Lidia), ma alcuni manoscritti antichi aggiungono un altro nome, Giovanni, del quale non si capisce bene se si affianca a quello di Giuseppe o si sostituisce ad esso (Novum Testamentum Graece et Latine, Merck, Ist. Bibl. Pont., Roma 1933, pag. 46, nota 55).....

Ora fate voi una riflessione. La Chiesa non ha interesse ad aprire un dibattito.




Id: 113 Data: 05/09/2010 16:15:08