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Raccolta di saggi di Nicola Romano
[ LaRecherche.it ]

I testi sono riportati a partire dall'ultimo pubblicato e mantengono la formatazione proposta dall'autore.

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- Letteratura

Un probabile ISMO per la poesia attuale

UN PROBABILE ISMO DELLA RECENTE POESIA ITALIANA

Il fonetismo come ipotesi

di Nicola Romano

Difficile, e forse prematuro, cercare una caratteristica nella poesia prodotta dallultimo Novecento fino ad oggi: rigurgiti di post‑ermetismo, di neo‑romanticismo e perfino di crepuscolarismo (avversione verso una societ impenetrabile e sempre pi indecifrable) hanno pregnato e continuano a pregnare la maggior parte dei testi poetici contemporanei. In particolare, nell'ultimo quarto del secolo scorso sembra che la poesia italiana abbia segnato il passo dentro un'area in cui nulla-c'-da-dire-perch-tutto--stato-detto. Solo sforzi individuali e improbabili sperimentalismi hanno tentato di esprimere in maniera diversa ci che altri avevano gi descritto nel passato.

E allora, in questo lasso di tempo, gli autori sembrano essersi affidati di pi alla parola come strumento di segno e di suono che come valore di contenuto, in una sorta di riconversione della comunicazione che non vuole tendere pi al rapporto intrinseco diretto ma che vuol tendere ad una sorta di tam tam generale al quale si pu comunque accorrere (con le dovute avvertenze) senza per sapere a cosa si va incontro. E la questione nasce proprio con la struttura stessa della singola poesia, con una preordinata e seppur involontaria organizzazione di grafemi che lasciano gi intravedere un fonetismo visivo che poi diventa sonoro nel momento in cui viene data voce al testo, o quando questo viene solfeggiato mentalmente durante la lettura.

Ne prova un certo recente risveglio dei dialetti, per la verit non proprio accessibili a tutti: le traduzioni (e i tradimenti) possono restituirne i significati, ma quel che inizialmente conta il suono e la musicalit che ciascun dialetto porta al suo interno. Un esempio a noi vicino, tanto per entrare in argomento, ci dato dalla poesia del siciliano Nino De Vita, il quale pur avvalendosi delle consuete atmosfere appartenenti alla dimensione rurale e contadina in genere, affida per alla specifica parlata della contrada Cutusiu di Marsala, dove lautore ha vissuto linfanzia, quella discriminante fonica che da sola riesce a donare vigore a tutta quanta lespressione poetica. La sua, lungi dallessere la lingua siciliana della Koin, appare piuttosto la trascrizione, quasi magnetofonica, del modo di esprimersi di quello sperduto angolo di mondo che la sua contrada ebbe a dire in proposito Lucio Zinna in un suo saggio del novembre 2002. La stessa cosa si pu dire per i testi di Albino Pierro, di Biagio Marin, di Franca Grisoni (tanto per rimanere nel registro dialettale), dove il principale strumento quello che scandisce il ritmo linguistico, rispettivamente, del dialetto tursitano, di quello gradese e di quello sirmionese.

Altro esempio per questo breve discorso sono gli Eserczi di tiptologia (1992) di Valerio Magrelli. Gi dal titolo si viene a conoscenza che la tiptologia la tecnica usata per decifrare i colpi sui tavolini dei medium o il battito convenzionale sui muri divisori delle celle dei carcerati. Nell'estensione dei testi, colpisce subito la prevalenza ludica e ritmica delle parole che danno all'insieme una pirotecna verbale ammaliante ma pur sempre estranea ad una comunicazione affabulante o coinvolgente. Trabant, trabs, canfore, gnifgnaf, fricativo, xochimilco, anti‑mazur, subsdenza sono alcuni lacerti lessicali che fanno parte di artificiose aree semantiche di certo consentite essenzialmente ai messaggi in codice. E allora, chi pu colga soltanto il suono dei versi magrelliani degli Esercizi: Ah vagoni frenati, ah parole‑trattino / io fricativo, ritratto dell'attrito questo il futuro, la spola, il traslato, / il tempo manovale e citeriore, / trasferimento e tropo, / la ditta di trasloco.

Ulteriore esempio massimo la poesia a percussione di Toti Scialoja scomparso nel 1998, il quale in una dichiarazione di poetica disse per l'appunto che nel processo di seduzione della parola ... come se le sillabe si sbriciolassero in una sorta di polline e vibrassero di sonorit... le parole della poesia si trasformano in unincantevole musica mentale. Basterebbero solo i titoli delle sue raccolte (Scarse serpi, La mela di Amleto, Le sillabe della Sibilla, I violini del diluvio, Il gatto bigotto) per comprendere l'operazione gioco sillabco/non senso portata avanti dall'autore.

E cosa dire dell'infinita avanguardia letteraria di Edoardo Sanguineti basata su di una impostazione strutturale che ci ha sempre portato esiti di versi foneticamente tambureggianti ed ortograficamente similari a degli spartiti musicali, anche se qui il non senso viene praticato in maniera culta e filologica? E, guarda caso, Sanguineti ha anche fornito alcuni testi per lesasperato e monocorde ritmo delle canzoni rap.

Anche nella poesia di Elio Pagliarani abbiamo trovato un'articolazione ritmica, metrica e semantica a volte imprevedibile. Il lavoro di Pagliarani - dice Gabriella Sica - tende alla riattivazione del linguaggio poetico su un tempo doppio, come nella musica...Ad un testo attraversato da ritmi e giochi verbali se ne oppone un altro con un linguaggio pi razionale. Testi acclaranti sono contenuti nelle raccolte Lezioni di fisca e Doppio trittico di Nandi.

Anche il poeta-giullare Valentino Zeichen, che pu essere considerato come egli stesso sostiene - un futurista di ritorno, ritiene che la scrittura debba essere sonorizzata attraverso la rappresentazione vocale (o addirittura teatrale) dei testi.

Riferendoci sempre allattualit, se vero che la vita diventa inevitabilmente e sapientemente poesia, per quello che il collegamento diuturno con le cose osservate e sentite, sembra che a un certo punto anche i poeti abbiano metabolizzato inconsciamente le nuove pulsioni e i diversi algoritmi provenienti soprattutto dalla tecnologia e dallinformatica, tali da modificare il proprio spazio interiore con le cadenze imposte dai particolari suoni (talvolta a perdere) e dai particolari ritmi che le moderne impostazioni quotidiane elargiscono. Pertanto, il flusso ritmico derivante dalla realt esterna pu inconsciamente cristallizarsi pure nel linguaggio, per quella che una delle classiche testimonianze del proprio tempo. La parola ormai non sembra avere pi il suo significato primigenio nella comunicazione, ad una stessa parola possono corrispondere diversi significati nellodierno caos interpretativo, tanto vale sostituire alle parole i suoni che comunque generano curiosit ed attenzione, alla stregua del vecchio suono delle campane i cui rintocchi, diversamente modulati nei toni e nelle frequenze, annunciavano nelle campagne momenti di gioia o di dolore. Come ultimo esempio vorrei qui indicare, uno fra tutti, il percorso di Andrea Rompianesi, uno dei pi validi poeti emergenti in questo passaggio di secolo. Ne La quercia alta del buon consiglio del 1999 leggiamo a caso: Allombra del glicine/ e lungo il corso sabbioso e le larghe spiagge/ attraverso il sentiero e il rivo/ fosse giunto il tuo nome assolato/ ci sei ora e qui/ fossero le terre vaste intorno a Aurangbad/ o lungo il mare di Bombay/ fossero i tuoi occhi chiari. Certamente una poesia di largo respiro e di condivisibile sensualit. Riceviamo adesso lultima sua raccolta Fides, dalla quale estrapoliamo il seguente paradigma, omogeneo con tutta quanta la raccolta: Coniugo a voi larresto il tarlo/ o compiaciuto lasso supposto a torso/ laverti scelto assiso compiuto tasso/ davvertito desco a lucida rimessa/ quale abitualmente fuga rinomata/ spaesata senza nuova virt moresca. Che dire? In questo caso ci dato osservare che nellarco temporale di un concerto poetico le percussioni si sono sostituiteai violini.

Ho assunto degli esempi estremi per poter additare e probabilmente discutere tale prevalente fonetismo, anche perch molta contemporaneit continua a produrre polifone che, senza pretese di ismi", possono di certo farne ricavare qualcosa.



Id: 142 Data: 12/01/2011 14:41:07