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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Mario e il vento

di Walter Maccari
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Pubblicato il 05/09/2008 17:58:37

.

Mario rientrò furioso a casa. La compagnia del più giovane fratello lo aveva stancato e, per quel giorno, anche irritato. Non c'era un perché, ma quel suo cantare la canzone di sempre, la canzone che avevano sempre cantato insieme all'adunata, gli era parsa per l'occasione, sguaiata e pure sciocca

. Quel ritornello: “ … bella abissina aspetta e spera che già l'ora si avvicina...”
Per la prima volta sentiva in quel canto una stupidità e una retorica che proprio non condivideva. E Paolo, quello sciocco giovane “moschettiere ” di suo fratello, gli appariva come al colmo della stupidità

. Cosa aveva Paolo oggi che non andava, perché l'entusiasmo, il riso e l'ostentata fierezza che dimostrava, oggi lo disturbava? Mario guardò il suo giovane fratello e si stupì che niente fosse fuori posto, ecco si! Tutto come sempre, Paolo solare e contento aveva una nuova coccarda spillata sulla montura

. La camicia nera un po' sudata con sopra i soliti simboli del Giovane italiano e il nastro colorato, blu e verde della promozione al Ginnasio; una coccarda come atleta e l'appartenenza al “Regina Elena” come studente modello. Tutto come sempre, niente di strano, tutto come ieri e così uguale al momento in cui erano usciti per andare in piazza ad ascoltare il discorso del Duce

. Mario era stanco di quel tutto uguale, e così allungò il piede, fece sgambetto al fratello e sprizzando ira dagli occhi lo vide cadere sul pavimento dell'ingresso e borbottando si diresse verso la propria camera, a cambiarsi.

“ Questa divisa è brutta !” pensò mentre con rabbia scaraventava il fez e la camicia in un angolo

. Imprecando si tolse i pantaloni zuavi, grigi, proprio mentre suo padre Carlo entrava nella stanza. Fierezza virile, non c'era alcun imbarazzo, il padre si limitò ad osservare, per l'ennesima volta, quella montura

. Lui non avrebbe voluto neanche comprarla, era un vestire triste. Grigia divisa, come grigio chi la indossa, aveva detto quel giorno, quando ai Magazzini Littori, cercava di convincere il figlio che non doveva abbassarsi ad indossarla, ma c'erano mute regole di convivenza e accettazione...Senza colore come senza carattere, aveva scherzato (ma non troppo) sorridendo amaro, della determinatezza e della fierezza del suo figlio maggiore

. Già, com'è che solo fino a ieri, fino a qualche ora prima Mario sembrava orgoglioso di quel vestirsi uguale, e adesso era furente. “ Pizzica più ferocemente?... oggi ” osservò ironico, il vecchio Carlo Parente, mentre con calma raccattava da terra e sistemava sulla sedia i pantaloni di panno di lana. Oh !? Padre....vedete… (si davano del voi, per direttive impartite dal Partito; obbedienti) ma spesso non ci riuscivano e sbagliavano tempo. - Voi, come fate a sopportarla, questa divisa pizzica!...

- Sì, pizzica e poi puzza, anche se mamma la fa lavare a modo e ci mette sempre dei sacchetti di lavanda nelle tasche, puzza di...di… - non trovava le parole - ...di vecchio ecco, sì, padre è una divisa che puzza di vecchio”

. E guardò con aria nuova suo padre, che lo aveva sempre avvertito, del senso e dei significati di quel suo indossare fiero, quella divisa, che adesso gli sembrava vecchia

. Nel frattempo aveva raccattato la camicia nera, che sbatacchiò come bandiera e la sistemò piegandola, per rispetto al lavoro di sua madre, che curava e stirava quel simbolo triste di un'appartenenza virile.

- Carlo sorridendo chiese: “Cosa c'è figlio, oggi.
- Solo per la montura, hai fatto cadere Paolo, sei incazzato come non ti ho mai visto, non è da te, cosa ti succede?

- Non lo so padre, vedete è anche per il discorso di oggi, Mussolini ci ha detto che il furher Hitler, verrà in visita in Italia e sembra che per fare omaggio al capo tedesco, da oggi gli ebrei non siano più nostri compagni, non siano più italiani

- Non capisco, padre? Don Luigi ci ha sempre parlato degli ebrei come dei nostri più vicini fratelli, Gesù era nato in Palestina e insegnava agli ebrei dicendo che era il Messia, come si può oggi affermare, imporre che sono nostri nemici?
- E Lara, la figlia del farmacista, cos'è da oggi, non è più mia amica?

- Padre aiutatemi, aiutatemi a capire. Sapete, oggi, dopo aver sentito queste parole, mi sono guardato intorno, la piazza gremita, come sempre, ed erano tutti urlanti e contenti, ed io mi sono sentito lontano, non d'accordo con quanto il Duce stava dicendo

- Non ci crederete, padre, mi è parso ad un momento di essere uno stupido festante, in mezzo ad altre centinaia di stupidi

-Che dice Mussolini? Perché stiamo diventando come i tedeschi? Loro sono un altro popolo, Plinio li diceva barbari, e noi dobbiamo essere come loro?
- La nostra patria ha 2000 anni più della loro, padre, il nostro popolo ha donato all'umanità intera una civiltà, una cultura...le strade, gli acquedotti, il calendario, i tribunali e la Giurisprudenza.

- Padre, me lo avete sempre detto voi... i Britanni ci chiamavano: “ costruttori di strade “, e il Diritto, la dignità della persona, cosa abbiamo a spartire noi con i tedeschi? Padre, loro sono i barbari, sì oggi sembrano una nazione tanto efficiente, ma...

- Mario, non i Britanni, gli Angli i Pitti ci chiamavano costruttori di strade, i Britanni erano cittadini romani stabilitisi lassù con le colonie...
- Si si, babbo, ma perché stiamo alimentando queste divisioni; per le sanzioni, l' Impero? La forza, padre, stiamo combattendo una prova di forza contro il Mondo intero, e anche avere indosso queste divise tetre non aiuta a sentirsi diversi in positivo

- Il saluto romano, mi fa sentire stupido, non ci tocchiamo mai, siamo sempre così distanti, estranei, anche quando cantiamo quelle sciocche canzoni retoriche, ognuno di noi rimane chiuso nel proprio mondo privato

. Carlo Parente, avvocato stimato, sorrise a se stesso del turbamento del figlio. Era felice, sentiva che finalmente il suo primogenito stava diventando uomo. Capiva benissimo le inquietudini e i dubbi di Mario. Era felice come aveva sperato un giorno di esserlo. Che si capisse quanti errori si erano fatti, accettando la marcia su Roma di questi demagoghi militaristi

. Erano oramai degli anni che sentiva attorno a se, spifferi e parole che si azzittivano di colpo, quando entrava in tribunale.

Lui non aveva mai nascosto il suo dissenso alle manifestazioni fasciste, alla presa di potere di zelanti e mediocri burocrati, che credeva di conoscere, ma che invece si era ritrovato di fronte, promossi in carriera senza merito alcuno, solamente erano convinti assertori che la politica mussoliniana facesse la grandezza dell'Italia

. Retorici e invasati fantaccini, ubriacati di parole senza senso reale e convinti di valere più di altre nazioni che alimentavano differenze e odio

. Di questo aveva paura, dell'odio che sentiva crescere nel tessuto sociale del Paese.

Era fatto di un'altra pasta il Parenti e suo figlio Mario oggi, gli si era avvicinato di colpo. Dalla stizza e il disagio manifestato, sembrava avesse compreso quanto, questo potere immobile e reazionario che tutto controllava, rozzamente vestito di camicie nere e brune, che si riappropriava di una gestualità antica e usava ridondanti parole di grandezze lontane, fosse la rovina del paese

. L'inflazione al 12%, la disoccupazione in aumento, la politica delle colonie che non aveva dato i frutti sperati. Erano pochi quelli che decidevano di andare a vivere in Libia, o nel Montenegro. In Africa poi......Perché trasferire lavoro e famiglia, in Paesi arretrati, senza strade, senza generi di conforto, immersi nell'odio delle popolazioni autoctone, senza aiuti concreti, anche se la propaganda, faceva vedere i nostri migranti, tutti allegri e contenti

. Il popolo non sapeva queste cose, le paghe ferme ormai dal 1929, i generi alimentari sempre più cari e le mille piccole gabelle imposte dal regime....la divisa, pagata, l'iscrizione al partito obbligatoria e impegnativa, con la lunga lista dei doveri, delle adunate, i saggi ginnici, e le infinite richieste di denaro, per sostenere politiche e aiuti, che spesso invece finivano nelle tasche di corrotti funzionari, ras, federali, segretari di cento corporazioni

. Il costo dei trasporti erano aumentati e i giornali, diminuite le testate, oramai dicevano tutti le stesse cose. I sindacati assorbiti in un'unica associazione, tutto ruotava attorno alla galassia fascista. Non c'erano altre voci, non esisteva più il dissenso, una vcoce contraria, autonoma

. I socialisti e anche i liberali erano spariti e lui sapeva che molti iscritti erano stati condannati al confino, e sapeva di tante persone, alcune anche amici suoi, che erano state costrette a emigrare in America, in Australia, per non subire danni economici e soprusi, se non anche violenze

. Guardò Mario, il vecchio Carlo Parenti, e sorridendo lo abbracciò, cercando di comunicargli tutte queste cose, oggi era lui, il padre, quello fiero.

- Mario, figlio, sono come te insofferente a questa intolleranza, ingiusta e iniqua, che Mussolini e il Gran Consiglio hanno deciso di farci accettare. Per il momento è solo un progetto, ma già viene fatta circolare, in Procura e in Tribunale. Ho letto la sua impostazione. Legge a difesa della razza, un testo che va contro tutto quello che chiamiamo Diritto. Mi è arrivata una copia in ufficio, ed è una legge che decide penalmente, le differenze razziali. Ebrei, zingari e negri, con l'applicazione di questa legge non saranno più persone.

- E' una legge di grande ingiustizia che stravolge la nostra giurisprudenza. Creerà malumori e sofferenze, senza dubbio. La milizia già la conosce questa legge, che come altre, viene prima sussurrata e poi applicata, per creare torbidi e pretesti
. Sono state stabilite pene severe, espulsione dal Regno, confino e campi di lavoro, e da domani avremo ancor più licenziamenti. Chi vuoi che manterrà al lavoro queste persone

- E i negozi, le attività commerciali? Chiuderanno parecchi esercizi e proprietà; un bel regalo ai soliti profittatori del partito

. La farmacia in Torre Argentina, credo che non rimarrà ancora per molto tempo aperta, oggi passando ho sentito protestare alcuni miliziani e tra loro c'erano vecchie conoscenze di squadristi, temo succedarà qualcosa, se già l'hanno presa di mira, sarebbe meglio avvisare il dottor Evangelisti di tenerla chiusa

- Tra l'altro, nel testo della legge c'è pure la possibilità del confino anche per chi li aiuta e li protegge e pure l'esproprio del negozio, la confisca dei beni a vantaggio di chi denuncia la loro appartenenza alla Sinagoga.

- Questa legge ricorda le prescrizioni di Silla e formerà un popolo di spie

- Ma padre, quest'anno si faranno i mondiali di calcio, non credo arriveranno a usare violenza, son sempre romani, italiani come noi, Edo e Lara frequentano la mia stessa scuola e la loro madre è francese...questa legge... i francesi non saranno teneri con la nostra squadra, tutto il mondo saprà di questa legge razzista.

Mario si rivestì di fretta, pantaloni chiari e una camicia celeste, dono della nonna per Natale e, trafelato, prese le mani di suo padre, come ad attingere alla sua consapevolezza, a questa nuova forza, chiara che suo padre aveva sempre emanato, e guardandolo gli sorrise.

- Padre adesso capisco le cose che avete cercato di dirmi e che io non sentivo, tutto preso com'ero dalle mie intenzioni eroiche e stupide...sì padre, stupide, così com'ero io, stupido. Devo andare ma tornerò presto, devo parlare con Lara e anche con Edo, sono miei amici, avranno bisogno di una mano. Se questa legge è così dura, dove andranno? E ho bisogno di vederli, di parlargli, di avvisarli.

- Fai attenzione Mario, riuscì a dire suo padre, mentre questi era già alla porta, deciso, che usciva.

Ecco che il giovane Mario, ma quanto si sentiva più vecchio in questo momento, scese le scale con un altro ardore, si sentiva come se gli si fosse aperta una porzione di testa

. Adesso capiva certi gesti ingenui e quelle risate indirizzate ai negri, quando si trovava al cinema con gli amici, apprezzamenti volgari che lo avevano trovato divertente e divertito, anche lui.

Battute scurrili, tutte legate al colore della pelle, che venivano bene sulla bocca di ragazzi, instupiditi dalla propaganda, dai luoghi comuni, dall'ignoranza

. Brevi concioni alla radio, e le inique sanzioni che dalla Società delle Nazioni, erano state stabilite all' Italia perché si era aggredita l'Eritrea e l 'Abissinia; col Duca d'Aosta e il Generale Graziani che erano entrati ad Addis Abeba trionfanti e le mani colme di sangue dei nemici

.Noi potenti italiani con i carri-armati e l'aviazione, contro guerrieri a cavallo armati con lance e spade. Forti coi deboli e deboli coi forti, si! Davvero, proprio scontri di grande valore. E pensare che ci avevano anche sconfitto in alcune battaglie

. Mentre gli scorrevano nelle mente queste considerazioni, che finalmente poteva sentire col giusto intendimento, arrivando all'Argentina, Mario sentì dei colpi e un vocìo di gente che lo sorprese

. Entrando nello slargo, si accorse subito che la farmacia dell'amico era stata assalita da alcune camicie nere della milizia e da altre persone. C'erano pure delle donne che lanciavano sassi verso la vetrina ormai in frantumi

. Soffocando un urlo di sdegno, Mario si avvide che il suo amico e il dottore padre erano stati circondati da una piccola folla inferocita

. Un uomo alla sua destra urlò: - Fermi! Fermi! Chiamate la polizia, ci pensino loro…- Ma venne subito zittito da due miliziani che, con fare minaccioso, gli puntarono contro il manganello che brandivano in una mano

. Mario si spostò, allora, e ritirandosi si accorse che il suo amico compagno di scuola veniva percosso e spintonato finché non cadde per terra. E mentre anche il padre di Edo subiva stessa sorte, un filo acre di fumo lo investì

. La farmacia era perduta e nell'ira e nelle canzoni festanti mischiate in un giubilo osceno, provò uno sdegno e una paura terribile, segno tangibile di un orrore che di li a pochi anni avrebbe invaso la sua Patria, la sua terra, la sua stessa città

. E sentì alzarsi un vento leggero e fresco, umido come un vento di tempesta, come un vento feroce che avrebbe spazzato via secoli di bellezza e di giustizia, costruita coll'ingegno dei grandi uomini, che avevano permesso ai suoi maggiori di costruire strade di comunicazione, per tutta l'Europa

. Un vento che Mario sentiva sulla pelle e che sapeva, avrebbe infine generato una tramontana di libertà, ma che per il momento lo faceva piangere di rabbia, per l'impotenza e per l'ingiustizia feroce dei suoi stessi connazionali

. Guardò quelle facce sorridenti e invasate, tremò al pensiero di essere lui stesso riconosciuto camerata di violenza. E in quel momento giurò a se stesso che avrebbe opposto la sua fiera resistenza

. E senza timore si diresse verso l'amico che stava rialzandosi ferito da terra.

.
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