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Il vuoto è pieno di poesia, articolo di Donato Di Stasi
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Il regalo di compleanno

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 16/04/2021 09:02:33

Faceva caldo nel vagone affollato. Luisa contemplò la sua immagine riflessa nei vetri della metropolitana, e sua figlia Anna, di fianco a lei, sbuffò notando il suo sguardo di compiacimento.

“La mamma ha quasi cinquant’anni, è vecchia, dovrebbe smetterla di essere così…, così frivola!” pensò, rimirandosi a sua volta. Una frenata improvvisa la fece sbattere contro un ragazzo con lo zaino che si girò e le rivolse uno sguardo annoiato.

“Perché non siamo venute in auto, mamma?”

“Lo sai che è impossibile trovare parcheggio, non faccio altro che prendere multe!” le rispose la madre alzando la voce per coprire il frastuono nella vettura. Anna fece spallucce, dopotutto quella era una giornata speciale.

Anna voleva fare la cantante: frequentava la quarta superiore e aveva già vinto un concorso canoro organizzato dalla scuola. La sua insegnante le aveva spiegato che per essere apprezzati non basta avere una bella voce: serve l’esercizio, la passione, ma anche un buon supporto tecnologico. Le aveva quindi consigliato di acquistare un microfono professionale: era un oggetto costoso e lei aveva deciso di farselo regalare dai suoi genitori per il suo diciassettesimo compleanno.  Oggi era il grande giorno: aveva scelto un negozio specializzato in centro Milano e aveva preso appuntamento con la mamma, che era uscita prima dal lavoro apposta per accompagnarla.

Entrò nel negozio con il batticuore: distratta da tanti strumenti musicali, rimase come intontita fino a che scorse il commesso intento a guardare i messaggi sul telefonino. Il trentenne le prese dalla mano il foglio con le indicazioni per l’acquisto e squadrò la ragazza, più carina della media delle potenziali cantanti che vedeva ogni giorno.  Andò in magazzino e ritornò dopo pochi minuti con una scatola rettangolare: tirò fuori il microfono e lo porse ad Anna che lo prese con delicatezza, soppesandolo e rigirandolo tra le mani. Aveva la forma di un cono gelato, metallico, lucido e splendente come una bacchetta magica per un futuro di successi. Il ragazzo riprese il microfono, lo collegò all’impianto audio e le disse di provarlo.  

“Devo cantare qui, davanti a tutti?”

 “Non vuoi fare la cantante? Che c’è, ti vergogni?”

 Anna arrossì, si fece forza e intonò una canzone. Le persone si voltarono a guardarla e lei proseguì con gli occhi chiusi, la testa leggermente chinata da una parte, le labbra che si muovevano sensuali.

 “Non solo ha un bel fisico, ha anche una bella voce” pensò lui, mentre disattivava l’audio. 

La ragazza sbatté gli occhi e si guardò intorno intimidita.

 “Posso chiederti una cosa Anna, ti chiami Anna, vero?” Il giovane le appoggiò la mano sulla spalla e la guidò nell’angolo dove si trovavano gli spartiti.  La madre li vide allontanarsi e si avvicinò alle chitarre appese alle pareti, ripensando a quanto le piacessero in gioventù i giovani strimpellatori con i capelli lunghi. Tutto sommato anche adesso non le dispiacevano, peccato che se ne vedessero raramente in giro, forse suonare la chitarra era passato di moda.

Ma dov’era finita sua figlia? Il negozio era pieno di gente, non la vedeva da nessuna parte.

Si diresse alla cassa, e finalmente vide Anna ed il ragazzo avvicinarsi, pagò con la carta di credito, porse alla figlia il sacchetto con il regalo e uscirono.

 “Cosa voleva quel tipo?”

 “Mi ha detto che se ci vediamo mi può organizzare delle serate”.

 “Veramente? E cosa gli hai risposto?”.

“Secondo te? Fosse stato almeno un po’ carino...”   

Si misero a ridere, Anna prese la mamma sottobraccio e si incamminarono insieme lungo il marciapiede, evitando i pedoni ed un ciclista che procedeva nervosamente rasente il muro.

La sera scese sulla città incurante che quella per Anna fosse stata una giornata speciale. Nell’arco delle stesse ore molti altri fatti si erano succeduti, eventi di poco conto o scelte che delineano il futuro. Per lo più le persone avevano semplicemente trascorso il tempo, sfiorando l’esistenza di molti altri individui impegnati a vivere, tutti riuniti sotto uno stesso cielo di una grande metropoli.

AA.VV., Metropolis, Antologia di opere ispirate ad un ambiente metropolitano, 2021 Braviautori.it

 

 


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