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“Poco allegretto”, di Manuel de Freitas [collana Poesia]
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Pianura

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 27/05/2021 22:31:07

Scosse nervose attraversavano il suo giovane corpo. Vluc avvertiva l’irrequietezza del gruppo e scaricava la tensione muovendo il capo avanti e indietro. Un problema lo assillava da giorni: era in grado di affrontare il lungo viaggio?

Ne aveva sentito parlare lungamente dai compagni e dagli anziani e adesso il tempo stava per arrivare.

Distese le ali e le sbatté più volte, doveva tenersi pronto.

Le pozze stavano per prosciugarsi per il caldo ma un luogo fresco e ricco d’acqua li attendeva: sarebbero volati a nordovest, dove avrebbero trovato una pianura ospitale.

Nuove terre li attendevano, un paese dove gli umani li avrebbero rispettati e benvoluti. Era la sua prima migrazione ed era il tempo di costruire il nido e scegliere la compagna a cui rimanere fedele per la vita.

Le giovani piume di Vluc erano candide e contrastavano con il bordo scuro delle ali. Il suo becco non era ancora arancione brillante, ma lo sarebbe stato tra non molto, alla fine del viaggio.

Aprì le ali, slanciò indietro le zampe e scrutò dall’alto il paesaggio alla ricerca di Prin, il suo amico e compagno di sfide giocose. Lo avvistò e gli atterrò molto vicino, facendolo sobbalzare. Gli uccelli, nel paese africano dove soggiornavano nella stagione invernale, dovevano stare sempre allerta, attenti agli attacchi di animali e uomini affamati, ma tutto sarebbe cambiato alla fine del loro viaggio.

Era un’alba nebbiosa quando lo stormo cominciò a radunarsi per la partenza: il rumore prodotto con il becco da tutti quegli individui trasmise energia al giovane Vluc che dimenticò in parte la propria paura.

Da lontano vide Rama, che da goffo pulcino si era trasformata in un esemplare slanciato e superbo, con un lungo collo candido e il becco forte e appuntito. Aveva deciso: avrebbe scelto lei come compagna, costruendo per loro due il nido più bello che si fosse mai visto. Dopo il lungo viaggio si sarebbe dichiarato, avvicinandosi e rovesciando il lungo e bianco collo all’indietro, battendo ripetutamente il becco, con un rumore secco e ammaliante. Quale sarebbe stata la reazione di Rama? Avrebbe assecondato la danza? Doveva assolutamente arrivare tra i primi e scegliere la posizione più elevata per realizzare un nido maestoso, pensò preoccupato.

Ed ecco il segnale: Vluc iniziò a correre e con un battito d’ali possente prese il volo. Lo stormo intercettò una corrente d’aria calda e acquistò velocità senza fatica.

Sorvolarono una immensa distesa di sabbia, che sembrava non finire mai. Vluc non era spaventato, vicino a lui c’era Prin, che gli infondeva sicurezza e continuava a sfidarlo superandolo. Cominciarono ad apparire brulle montagne e poi distese verdi.

Gli odori cambiavano e il giovane uccello avvertì un sapore sconosciuto prima di avvistare una grande distesa che appariva grigia nella luce dell’alba, per poi diventare di un blu brillante con il sorgere del sole.

Volavano, volavano, volavano, Vluc avvertiva la stanchezza ma l’eccitazione gli dava forza.

Di nuovo terra e di nuovo montagne inospitali, fino a che videro la pianura a cui erano diretti.

Improvvisamente si trovarono in un banco di nebbia, con la vista azzerata da una coltre grigia. La fatica non permetteva l’attenzione necessaria e, quando lo stormo rasentò i cavi dell’alta tensione, si avvertì un rumore sordo, le ali cessarono di battere e un uccello precipitò mente i compagni procedevano senza esitazione. Vluc volò più vicino a Prin, per farsi forza e trovare il coraggio di procedere.

Arrivarono ai margini di una città, allarmati dalla visione di alti edifici mai visti prima.

Volarono oltre i palazzi, verso ovest, fino ad arrivare in vista di campi irrigati, risaie e canali.  Presto individuarono dove fermarsi: scelsero un territorio ricco di alberi, poco lontano da paesi con campanili, torri e comignoli, dove poter realizzare i nidi in sicurezza. Si intravedevano vicini gli specchi d’acqua dove potersi sfamare in abbondanza dopo tanto viaggiare. Vluc toccò terra sfinito, assetato e affamato. Nel canale acchiappò una rana che inghiottì con voluttà.

Doveva riprendersi in fretta: le femmine stavano per arrivare, aveva a disposizione solo qualche giorno per scegliere il posto migliore per costruire un nido per Rama. 

Una giovane donna e la sua bambina in bicicletta arrivarono poco distanti percorrendo una strada di campagna e si fermarono alla vista dei nuovi arrivati nel campo.

-        Guarda mamma! - gridò Martina- che uccelli grandi!

-        Sono cicogne- rispose la mamma- è la prima volta che le vedo qui da noi. Sono uccelli bellissimi e si racconta che portino anche i bambini.

-        Voglio una sorellina! Cicogna portami una sorellina! - strillò la bimba.

La madre sorrise, e riprese a pedalare mentre Martina agitava la mano per salutare i candidi ed eleganti uccelli, sognando di vedere un fagotto bianco appeso al lungo becco.  

AA.VV. Racconti Lombardi, Historica, Edizione 2021

 


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