Il tempo si muove nel solito tic-tac,
mentre sono vuota come una clessidra.
Il buio spalanca le sue ali di ferro,
la notte ha fauci di sangue;
il mio sangue, che ancora cola dalle giunture.
I lupi fanno razzia delle galline da cortile
incastrate nelle chiacchiere da salotto,
il mondo è un grande mercato
con arance marcite e verdura al veleno.
La tossicità s'infiltra come un agente
dell'FBI.
Leggo che hanno ucciso un'altra donna,
il suo caro maritino pieno di premure
ha sfoderato un coltello da macellaio
e il sangue è schizzato inequivocabile
sulla camicia bianca gettata in fretta.
La notte oscena si divarica ovunque,
evapora dai quotidiani e dai TG, armeggia
con le tappezzerie, serpeggia negli arazzi
e ringhia nelle strade deserte tra i cani
abbandonati e i rifiuti rovesciati
sopra maree di orfani nudi.
I puledri del pensiero giacciono,
anch'essi assassinati nell'etere,
ovunque odore di cloroformio
e i mali dilagano come pioggia
nei bicchieri d'aspirina.
Per questo ho preso la lanterna
e procedo a piccoli passi
tra i roghi di rabbie sepolte,
dove il mondo vomita la sua violenza.
Ho pulito la casa, rifatto il letto,
sono calma come un koala,
e prego sul patibolo
di questa interminata notte,
che insaziata vomita incubi
tra le macerie della civiltà.
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