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Come quei che porta il lume dietro e sé non giova

Argomento: Letteratura

di Martina Dell’Annunziata
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Pubblicato il 27/03/2020 16:44:31

Ho sempre trovato estremamente suggestiva la metafora dantesca del poeta "lampadoforo". L'immagine è evocata nel Canto XXII del Purgatorio. Dante e Virgilio stanno per lasciare la quinta cornice, spazio di espiazione delle anime di coloro che, pur pentendosi prima della morte, in vita furono avari o, al contrario, prodighi. Che l'avarizia sia un peccato mortale non è difficile da intuire. Ma per quale motivo Dante "condanna" anche i prodighi?

 Sembrerebbe naturale interpretare la prodigalità come un modo d'essere in sé e per sé preferibile all'avarizia: gli avari trattengono i propri beni con ostinazione, i prodighi non indugiano in copiose elargizioni andando incontro alle richieste dei petulanti; ragion per cui Dante scrive: «questi - gli avari - resurgeranno del sepulcro/ col pugno chiuso, e questi - i prodighi - coi crini mozzi» (Inf. VII, vv. 56-57). Nella Commedia infatti ogni peccato o vizio è tale perché in esso si esprime una "dismisura", intesa come incapacità di calcolare il giusto mezzo, di conservare in ogni situazione il proprio spirito nell'equilibrio della medietà, secondo l'insegnamento aristotelico. Si comprende allora come mai anche la prodigalità rientri fra le condotte empie e smodate dell'insipiente.

 Il poeta, però, per sua stessa natura non può non essere prodigo. La sua vocazione è quella di dare, la sua è per antonomasia una "facoltà" generativa. La vera poesia è un gran regno delle madri o, per i meno hegeliani, la si potrebbe paragonare a quelle cellule totipotenti da cui è possibile dar vita a infinite filiazioni di altre cellule di ogni tipo e forma.
È in questo senso che Stazio personaggio dantesco guarda alla poesia di Virgilio. «Per te poeta fui, per te cristiano», afferma egli prostrandosi - appunto prodigalmente - ai piedi del più illustre poeta latino, il "per te" ripetuto quasi a rimarcare il riconoscimento del principio da parte del principiato, della madre da parte del figlio.
 Virgilio è colui che, non salvandosi, ha salvato indicando ad altri (a Stazio e pure a Dante, evidentemente) il retto cammino, alla stregua di un "lampadoforo" «che porta il lume dietro e sé non giova,/ma dopo sé fa le persone dotte»:

 

[...] Se così è, qual sole o quai candele
ti stenebraron sì, che tu drizzasti
poscia di retro al pescator le vele?».

 

Ed elli a lui: «Tu prima m’inviasti
verso Parnaso a ber ne le sue grotte,
e prima appresso Dio m’alluminasti.

 

Facesti come quei che va di notte,
che porta il lume dietro e sé non giova,
ma dopo sé fa le persone dotte,

 

quando dicesti: ‘Secol si rinova;
torna giustizia e primo tempo umano,
e progenie scende da ciel nova’.

 

Per te poeta fui, per te cristiano [...]

 

(Purg. XXII, vv. 61-73)

 

Martina Dell'Annunziata


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