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I grandi scrittori della letteratura. Dostoevskij e Tolstoj

Argomento: Letteratura

di guido brunetti
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Pubblicato il 29/12/2020 18:06:28

 

Guido Brunetti

I grandi scrittori della letteratura mondiale. Dostoevskij e Tolstoj

 

Fedor Michajlovic Dostoevskij e Lev Nikolaevic Tolstoj sono stati definiti da autorevoli critici due "pilastri", due "giganti" della letteratura. Lo studioso George Steiner ha scritto: "Lasciatemi affermare la mia incrollabile convinzione della supremazia di Tolstoj e Dostoevskij tra tutti i romanzieri". Essi eccellono per "ampiezza di visione e forza espressiva".

Nessuno dei grandi romanzieri infatti è riuscito a "dipingere" un quadro così completo della vita dell'uomo. attraverso la descrizione della sua dimensione "quotidiana ed eroica" (Tolstoj) o della sua sua anima, esplorandone "le pieghe più profonde e sotterranee" (Dostoevskij).

 

Invero, le loro opere mostrano due concezioni opposte della letteratura. Tolstoj è un autore "epico", nel solco dell'opera omerica; Dostoevskij è un romanziere "tragico" (Ordine), per il senso tragico della vita e per i personaggi che vengono descritti come "eroi tragici" che commettono delitti orrendi.

 

Lev Nikolaevic Tolstoj (1828-1910)

 

Tolstoj raffigura la complessa e multiforme realtà del mondo ed è fortemente motivato da un bisogno di ricerca morale e spirituale, allo scopo di "trasformare e migliorare" la vita terrena. Un'esistenza- afferma- che ha smarrito Dio e vive una grande tragedia umana.
Qual è la sua concezione dell'esistenza e del mondo? E' racchiusa in questa proposizione, che chiude il romanzo "Anna Karenina": "La mia vita...tutta la mia vita...ogni suo attimo...ha un indubitabile senso di bene".

La sua opera  è aperta a "una religione dello spirito semplice e lineare" e a "un cristianesimo "chiaro e trasparente, attraente e seducente, schietto e umile". E' un cristianesimo fondato sul bene e sulla solidarietà. Che dà "senso" alla vita. Dopo aver criticato l' apparato ecclesiastico e la civiltà contemporanea, Tolstoj rileva che il senso principale della dottrina cristiana è il "ristabilimento" di una comunicazione diretta tra "Dio e l' uomo".

"Guerra e pace" rappresenta "una vera e propria epopea" (Strada). E' un romanzo caratterizzato da una forte opposizione al razionalismo dogmatico e astratto, e si snoda attraverso la resistenza della Russia all' invasione napoleonica,  disegnando un quadro dell' alta società di Mosca. Alla vita mondana della capitale, l'autore contrappone la calma della campagna. A sconvolgere questo clima di serenità  è proprio la guerra. Compaiono, tra l' altro, molti personaggi che proiettano una sicura dimensione spirituale contro altri che invece vivono una sofferenza psicologica e una inquietudine esistenziale.

"Anna Karenina" è un grande classico della letteratura, un romanzo sull' ipocrisia e sulla fedeltà, sull'amore e sul matrimonio, sul progresso e sulla fede, e sulla ricerca della felicità.

Anna è l' immagine che domina l' intera struttura letteraria, una figura che si eleva e si nobilita, mentre quella di Karenin, che doveva essere un personaggio centrale, presenta aspetti decisamente negativi.

Tolstoj teorizza l' idea della non resistenza al male con la violenza ed esalta il sentimento spirituale e la dimensione dell 'io e della sua unità bio-psichica.

Più che ottuagenario, all'approssimarsi della morte, il profeta di Jasnaja Poljana, novello Gilgamesh, fugge attraverso la gelida steppa con la rinuncia ai beni e agli affetti familiari in cerca    della comprensione e dell' essenza della vita, e di una crescita spirituale. E' una fuga verso l' Assoluto, oltre la vita, verso una realtà che trascende il finito e si fa suprema salvezza.

E' il bisogno di una ricerca interiore che ritroviamo anche nell' opera "La morte di Ivan Il'ic", un racconto sulla vita del protagonista, il quale per un banale incidente è costretto a condurre una vita di soffernza e angoscia, che lentamente lo conduce alla morte.

La malattia diventa un dolente percorso nella conoscenza di sé, della propria interiorità, e dell' ignoto e dell' infinito che sono in noi. Fatto che lo porta ad approfondire il senso della vita, i valori, i rapporti interpersonali, l' indifferenza della gente, nonché il degrado morale di una società fatta di stereotipi, ipocrisia, menzogna, apparenza, egoismo.

Il racconto è una metafora della condizione umana e delle ferite dell' anima e quindi del senso tragico dell'esistenza considerata nei suoi aspetti universali, come per l'appunto il dolore, la malattia e la morte. La morte allora diventa una "rinascita".

Il libro è una lucida "rappresentazione" del mondo odierno. Un' opera moderna, di grande attualità.

 

 Fedor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881)

 

Questo autore ha la grande capacità di "scavare" nel sottosuolo delle nostre anime, facendo emergere la forza, la lucidità e la sottigliezza con cui esplora i nostri vizi, le nostre paure, i nostri sentimenti, le nostre depravazioni. Affiorano i conflitti interiori più profondi, le pulsioni istintive, le tensioni individuali, la complessità dell'uomo e l'ontologica sua finitezza.

Dostoevskij è lo speleologo dell'anima e  riesce ad affondare le radici del nostro inconscio ancor prima di Freud,

Molti suoi personaggi mostrano un io diviso, frantumato, un io scisso sempre "affascinato" dalla presenza del male, del dolore e della perversione.

Dostoevskij è un grande romanziere, ma è anche un grande psicologo con ampie aperture filosofiche. Un poeta "squisitamente psicologico" (Majkov). Egli spazia nei diversi campi della psicopatologia con la competenza e la capacità che non tutti gli psichiatri e gli psicologi hanno.  Escono fuori personaggi terribili, che uccidono, derubano, stuprano, tradiscono. L'autore non giudica i loro comportamenti, cerca soltanto di "comprenderli". Aspetti positivi invece presentano le figure femminili, le quali- concordiamo con la filosofa J. Kristeva- sono persone degne, piene di coraggio. Che rifiutano la schiavitù e l'essere considerate oggetti sessuali.

 

L'uomo- scrive in una lettera al fratello Michail- è "un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo. Io studio questo mistero perché voglio essere un uomo". Insieme con questo mistero, c'è anche il "tormento" sull'enigma e l'esistenza di Dio. Un Dio che riveste un ruolo centrale nella sua concezione. L'idea di Dio è un bisogno profondo, che aiuta l'uomo a lenire il suo dolore.

 

Il nucleo del dolore umano viene analizzato in "Memorie da una casa dei morti", un'opera "edificante", per Tolstoj, paragonata da Turgenev tra il bagno penale e un girone dantesco o a "un affresco michelangiolesco".

E' un libro originale che riesce a fondere la cronaca della vita degli ergastolani con l'analisi dei tratti psicologici e morali di quel mondo (Strada).

Sono pagine che rivelano una concezione tragica della vita, il racconto di un'ascesa verso la consapevolezza della natura del dolore, insieme con la colpa di esistere e di non saper far fronte al male. Il quale non può essere sconfitto, è una presenza ineluttabile, che può essere controstata soltanto sopportando. E' questo il senso della "resurrezione dei morti".

Nessuno è "legittimato" a  lamentarsi delle proprie sofferenze di fronte a quelle di Cristo. Quello che conta- scrive nei "Fratelli Karamazov"- è "lo scandalo di Cristo, lo scandalo di aver voluto soffrire benché innocente". Si risorge dalla condizione di morti solo se ci si libera della propria colpa per assumere la  pienezza del dolore. La via maestra per questo affrancamento è la "religiosità".

 

I misteri e i problemi della condizione umana son al centro di "Delitto e castigo", un'opera che racconta la dicotomia Bene e Male.

 L'uomo deve ammettere le sue colpe, e accettare la condanna e la sofferenza, come avviene nel protagonista del romanzo. E' la sofferenza che lo rimetterà "in piedi". "Abbiate un cuore grande- dice il giudice al colpevole-, non abbiate timore...per un pò di tempo nessuno vi vedrà, ma poi diventerete un sole, tutti vi vedranno".

 

"L' idiota" è la "logica prosecuzione" di "Delitto e castigo". Il romanzo rappresenta un uomo descritto come "pienamente buono e splendido". E' il principe Myskin, l'idiota, un uomo delicato, fragile, indifeso, malato di epilessia, privo di eros. La sua immagine proietta un io-diviso, scisso, con note marcate di nevrosi.

Mykin raffigura la "negazione" della Legge, sostiene la necessità di una nuova legge, quella della "compassione". E' il Cristo del Vangelo di Giovanni, mentre è impegnato nelle "dispute" con gli Scribi e i Farisei nell'intento di "sovvertire" la loro legge ed affermare la propria estraneità al mondo. Al pari di Cristo, il principe Myskin incarna la dimensione dello "splendore", quella "bellezza" cui era riservata di "salvare il mondo".

 

Scritto negli anni del nichilismo "trionfante", il romanzo i "Demoni" è un'accusa all'incoerenza, alla superficialità della politica e del criminale dilettantismo di certi gruppi, il cui "unico scopo" è quello di creare disordine e caos. Dostoevskij richiama la parabola dell'evangelista Luca: il messaggio della speranza. I "Demoni" alla fine "soffogheranno e l'uomo sarà libero".

E' un'opera violenta, complessa, notturna, con tanti morti, ma ricca di suggestioni.

 

I "Fratelli Karanazov" forniscono, secondo taluni critici, due grandi lezioni, che sono al centro del romanzo La prima lezione riguarda la Chiesa. Dostoevskij sostiene che essa ha "deformato" l'insegnamento di Cristo, irrigidendolo in precetti, dogmi e norme, e rimuovendo quella grandiosa libertà che rende l'essere umano consapevole e responsabile delle proprie scelte. Cristo perdona la Maddalena mentre la Chiesa condanna la prostituta. A sua volta, l'autore fa di una prostituta il personaggio "più spirituale" della sua opera.

L'altra lezione è fornita da Ivan Karamazov, un personaggio che mostra di essere un "cattivo maestro", che usa la parola senza rendersi conto della "violenza" che nasconde. Egli è un soggetto ribelle, cinico, ateo, che predica il "tutto è permesso", ossia la totale amoralità. Quando comprende che il parricidio è frutto delle sue teorie, perde il controllo e impazzisce.

 

Che cosa emerge dalle sue opere? Queste rappresentano tutte le profondità dell'anima umana. Dostoevskij ha la capacità unica di indagare e scavare nel sottosuolo del mondo oscuro e interiore dell'animo umano.

Una polifonia di voci, atmosfere, situazioni.

Le sue concezioni si articolano sui grandi temi della condizione umana, raggiungendo "altezze" e profondità di pensiero (filosofico), di introspezione psicologica, di intensità drammatica e di poesia "rare" nella letteratura moderna. Qualità  che lo rendono degno di stare accanto ai nomi di Platone, sant'Agostino, Dante e Shakespeare.

Dostoevskij riesce con una scrittura di grande efficacia a delineare un Io superiore all'Io psicologico, un Io che trova "pace e felicità" nella misteriosa visita dell' altro. 

La sua infatti è  una concezione dell'uomo aperta alla dimensione del sacro e del soprannaturale attraverso cui egli riceve "la visita di Dio".

E' lo spirito ciò che fa per eccellenza l' uomo, ciò che costitisce il suo valore unico tra gli esseri di questo mondo.

Senza Dio, per Dostoevskij, "Tutto è permesso, tutto è lecito. Se Dio non esiste, tutto è legittimo, anche le più gravi malvagità. Esiste invece una legge morale, oggettiva, divina. C' è nell' uomo un bisogno innato di Dio. Un uomo caratterizzato dall' angoscia della solitudine e dalla disperazione di una coscienza complessa e oscura; da una natura sfingea, eternamente diviso tra l' abisso nichilistico del dubbio e la trasfigurazione religiosa.

E' la bellezza-  dice il principe Miskin nell' Idiota- a salvare il mondo. Che cosa è la bellezza per Dostoevskij? La vera bellezza è "la perfezione spirituale", è un valore assoluto che aiuta a vincere l' egoismo del proprio io. La bellezza è presente non solo nella donna, ma in tutte le manifestazioni dell' essere umano, anche nella natura.

Qui, l'idea di bellezza coincide con quella di Platone: "Il bello è lo splendore del vero. Essa è aspirazione all' armonia del mondo, è un ideale per ricomporre il disordine presente nell' uomo e nella realtà. Sono concetti filosofici di grande profondità, fatto che ha posto l' opera  di Dostoevskij al centro della riflessione filosofica del Novecento. Una personalità poliedrica, pluridimensionale: scrittore, psicologo, filosofo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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