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Film / Recensioni - by Cineuropa News

Argomento: Cinema

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 04/01/2021 07:23:43

FILM / RECENSIONI in collaborazione con Cineuropa News

'L’incredibile storia dell’Isola delle Rose'
di Vittoria Scarpa

09/12/2020 - Approda oggi su Netflix il nuovo film di Sydney Sibilia, che racconta la storia vera di un’utopia straordinaria, calcando però troppo la mano sul grottesco e smorzando l’effetto epico. Elio Germano nei panni di Giorgio Rosa ne 'L'incredibile storia dell'Isola delle Rose'.
Ci sono delle storie che appena le senti ti dici 'bisognerebbe farci un film'. Così è stato per Sydney Sibilia quando è venuto a conoscenza della vicenda incredibilmente vera, ma poco ricordata, della Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose, fondata nel maggio del 1968 al largo di Rimini e affondata (letteralmente) pochi mesi dopo, nel febbraio del ’69. La storia di un’utopia partorita dalla mente di un visionario ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, e che il regista della trilogia di 'Smetto quando voglio', complice il suo sodale in produzione Matteo Rovere, ha deciso di portare sullo schermo per Netflix, realizzando L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, un film ambizioso e ben fatto, ma forse con un tocco di grottesco di troppo che rischia di non rendere onore all’impresa straordinaria a cui si ispira.
La storia è di per sé folle: negli anni in cui i giovani lottavano per cambiare il mondo (la fine degli anni ’60 del secolo scorso), il giovane ingegnere incarnato da Elio Germano (miglior attore all’ultima Berlinale per il suo ruolo in 'Volevo nascondermi') il mondo che voleva se lo costruì direttamente da solo, creando una piattaforma/isola di acciaio di 400 metri quadrati a 6 miglia dalla costa romagnola, in acque extraterritoriali, dove l’unica regola vigente era quella di essere liberi da ogni regola. Rosa chiese alle Nazioni Unite che la cosiddetta Isola delle Rose, che nel frattempo era diventata meta dei sognatori di mezzo mondo, venisse riconosciuta come Stato indipendente. Al governo italiano l’iniziativa non piacque per niente, e con la forza mise fine all’avventura di Rosa facendo saltare in aria la piattaforma, in quella che viene definita l’unica guerra di aggressione mai combattuta dalla Repubblica italiana.
Sibilia, affiancato in scrittura da Francesca Manieri (già sua collaboratrice per 'Smetto quando voglio' - 'Masterclass' e 'Ad honorem'), sceglie di dare all’intera vicenda un tono comico, fin dalla prima sequenza in cui vediamo l’ingegnere italiano infreddolito nella hall del palazzo del Consiglio d’Europa a Strasburgo, in attesa da giorni di essere ricevuto da qualcuno per esporre il suo caso e far valere le sue ragioni contro uno Stato italiano che, secondo lui, conosce una sola forma di libertà, quella 'condizionata'. Quello che segue è un lungo flashback che ripercorre le tappe che precedono la fondazione del piccolo Stato indipendente di cui Rosa si è autoproclamato presidente: dalla sua laurea in ingegneria alla costruzione di 'giocattoli per cui sistematicamente ti fai arrestare', come la sua ex fidanzata arrabbiata Gabriella (Matilda De Angelis) chiama le sue invenzioni, fino alla scintilla che scocca quando l’anarchico e idealista Giorgio posa il suo sguardo sul cartellone pubblicitario di una società petrolifera ('La nostra piattaforma, la tua libertà').
Girato con grande sapienza e visivamente accattivante, con la sua ricostruzione patinata degli anni Sessanta, a base di colori pastello e le hit musicali dell’epoca, il film rischia in alcuni passaggi di risultare poco credibile, e questo è un paradosso visto che, per quanto sia assurda, la storia alla base è vera. Romanzando parecchio l’avventura di Rosa, gli autori hanno voluto calcare la mano sull’aspetto grottesco della vicenda, e meno sul suo lato epico, finendo per confondere lo spettatore sulle reali motivazioni all’origine dell’impresa. Il film è piacevole e leggero, ma il dubbio che viene è se fosse questo il tono giusto per raccontare una storia così eccezionale.
L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è prodotto da Groenlandia per Netflix; il film è disponibile sulla piattaforma di streaming dal 9 dicembre.

Sydney Sibilia sul set per 'L’incredibile storia dell’Isola delle Rose'
di Camillo De Marco

01/10/2019 - Dopo il successo della trilogia Smetto quando voglio, il regista torna con un film originale Netflix prodotto da Groenlandia. Protagonista Elio Germano
La squadra di L’incredibile storia dell’Isola delle Rose (Duccio Giordano/Netflix)
E’ Elio Germano il protagonista de 'L’incredibile storia dell’Isola delle Rose', diretto da Sydney Sibilia, le cui riprese sono iniziate il 16 settembre e si sposteranno per altre otto settimane da Roma a Malta, da Rimini a Bologna.
Sybilia torna dietro alla macchina da presa dopo il grande successo della trilogia 'Smetto quando voglio' (un totale di 10,8 milioni di euro al box office) con una co-produzione internazionale di Groenlandia e Netflix, che ne ha annunciato oggi il cast. Scritto dallo stesso regista con Francesca Manieri, il film è tratto dalla storia vera di Giorgio Rosa e dello stato indipendente che fondò nel 1968 al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali, incarnando il sogno di una generazione.
Elio Germano veste i panni di Giorgio Rosa, affiancato da Matilda De Angelis ('Veloce come il vento'), Fabrizio Bentivoglio, Luca Zingaretti, il francese François Cluzet (visto recentemente in 'Grandi bugie tra amici' e 'Il medico di campagna'), il tedesco Tom Wlaschiha ('Game of Thrones', 'Rush'), Leonardo Lidi, Alberto Astorri, Violetta Zironi. La fotografia del film è di Valerio Azzali, la scenografia di Tonino Azzera, i costumi di Nicoletta Taranta.

Questo film '..è un progetto unico, ambizioso', dice il produttore Matteo Rovere, 'non solo perché racconta una pagina fondamentale del nostro Paese che sono in pochi a ricordare, ma perché lo fa tirando in ballo ideali e argomenti universali. Una storia di libertà, fratellanza, partecipazione, che non può che parlare a tutti. È per questo che siamo orgogliosi di aver trovato un partner internazionale così importante, che ha deciso di sostenere un film complesso e di dimensioni viste raramente nel nostro paese. Con Netflix abbiamo garanzia di qualità e diffusione internazionale. Possiamo parlare al mondo, certi che il mondo si riconoscerà in questa storia tutta italiana, e ne sarà conquistato'. Per Netflix, Teresa Moneo (director International Original Films) ribatte: 'Siamo davvero emozionati di lavorare con Sydney, Matteo e tutto il team di Groenlandia e di poter dare vita alla loro visione ambiziosa e affascinante. Siamo entusiasti che un progetto di queste dimensioni venga dall’Italia e siamo sicuri che questa storia così universale possa piacere agli spettatori di Netflix in tutto il mondo'.


'IL MIO CORPO'
di Michele Pennetta.

In una Sicilia profonda e abbandonata Oscar, il figlio di un rigattiere, e Stanley, un giovane immigrato, vivono ai margini della società. Oscar e il fratello maggiore, Roberto, lavorano con il padre raccogliendo ferraglia dalle discariche abusive. Ogni metallo ha il suo valore e la famiglia di Oscar sopravvive trasformando i rifiuti altrui in una nuova merce di scambio. È un lavoro estenuante, svolto per un padre-padrone incontentabile. Oscar e Roberto sono legati da una storia comune ma il maggiore, impegnato a primeggiare per sopravvivere, si sottrae al ruolo di alleato, lasciando Oscar da solo. Per Stanley il peggio sembra essere alle spalle: ha un piccolo appartamento per sé, un permesso di soggiorno di due anni e un amico con cui dividere un piatto di banku e qualche ricordo. Potrebbe lasciare la Sicilia e tentare la fortuna in un paese che gli dia una vera chance, ma qualcosa lo trattiene in questo limbo. Un lavoro stagionale lo porta nell’entroterra profondo, in terre di vecchie miniere abbandonate e pascoli. In questo luogo dimenticato, tra detriti e ferraglia, le solitudini di Oscar e di Stanley si sfioreranno per un breve momento.

Recensione: 'Il mio corpo'
di Muriel Del Don

27/04/2020 - Il terzo lungometraggio di Michele Pennetta mette in scena con rispetto ed eleganza formale l’intimità di due personaggi alla ricerca di sé stessi. Il regista italiano ma svizzero d’adozione Michele Pennetta presenta in competizione internazionale a Visions du réel il suo ultimo lavoro 'Il mio corpo', che parla del lato oscuro di una Sicilia che grazie alla sua cinepresa si rivela in tutta la sua crudele bellezza. L’ultimo lungometraggio di Pennetta può essere considerato come il capitolo conclusivo di una trilogia dedicata a una Sicilia nascosta e crudele, lontana anni luce dai cliché acchiappaturisti che la vorrebbero perennemente soleggiata e sorridente.
Oscar non è più un bambino ma non ancora un adulto. Si trova in quella fase della vita in cui il futuro attira e spaventa, affascina e angoscia. Il mondo dell’infanzia ha lasciato il posto a estenuanti giornate di lavoro durante le quali recupera ferraglia che suo padre vende poi per racimolare qualche soldo. Oscar passa la sua vita nelle discariche alla ricerca di qualche tesoro (una statua della Madonna o un imponente carcassa di ferro) che possa portare un po’ di luce in un quotidiano dai toni oscuri. Agli antipodi del suo mondo, ma geograficamente e umanamente molto vicino, Stanley cerca di sopravvivere al di fuori della sua terra natale: la Nigeria in un’Italia che da oasi si trasforma poco a poco in prigione dei sentimenti. Stanley fa le pulizie in chiesa in cambio di un’ospitalità monetizzata, raccoglie frutta nei campi e porta al pascolo le mandrie, intraprende qualsiasi cosa gli permetta di occupare il suo corpo in transizione. Niente in apparenza sembra unire Oscar, il ragazzino siciliano e Stanley, anche lui ancora ragazzo ma venuto da lontano, tranne il sentimento opprimente di essere stati dimenticati da un mondo che li rifiuta spingendoli ai margini, sempre più lontano. Il loro destino sembra sfuggirgli di mano, come delle marionette manovrate da un’entità superiore che le vuole docili e sottomesse.
Pennetta filma la vita in apparenza banale di questi personaggi a fior di pelle come se non ci fosse un domani. Il presente della loro esistenza è tutto quello che gli rimane essendo il futuro un lusso che gli è negato. L’intimità di Oscar (potente la scena in cui è a tavola con il padre e il fratello, sguardo sfuggente e silenzi pesanti malgrado si parli degli abusi che hanno subito) e quella di Stan (toccante il momento in cui sta cucinando per il suo amico, tra la volontà di mettere a nudo i propri sentimenti e il pudore che blocca la parola) sono messe in parallelo come se il cinema tentasse di unire quello che la realtà tiene violentemente a distanza. Malgrado questo parallelismo, Pennetta non cade nella trappola del sentimentalismo evitando un happy end edulcorato e indubbiamente stonato. Oscar e Stan non si incontrano mai veramente se non protetti dal filtro della notte, del sogno. Emblematica da questo punto di vista la scena finale che ci mostra Oscar, addormentato nella baracca di Stan, mentre quest’ultimo, in penombra, osserva il buio. Il mio corpo è un film dove i silenzi e gli sguardi contano forse più delle parole stesse, un film al contempo violentemente diretto e poetico nel quale la luce diventa accecante e le ombre rifugio effimero per due corpi alla deriva.
'Il mio corpo' è prodotto, come tutti gli altri suoi lungometraggi, dalla ginevrina Close Up Films insieme all’italiana Kino Produzioni, RAI Cinema e la RSI Radiotelevisione svizzera. Sweet Spot Docs si occupa delle vendite all’internazionale.


TORINO FESTIVAL 2020
Recensione: 'Billie'
di Vittoria Scarpa

01/12/2020 - James Erskine racconta la straordinaria vita di Billie Holiday basandosi sulle vecchie interviste di una giornalista morta suicida, in un doc ricco e coinvolgente che assume i toni del noir.
'Una voce vera e autentica, un gemito roco dall’oltretomba. Dovevo scoprire da dove provenisse”. È così che la giornalista americana Linda Lipnack Kuehl descriveva l’effetto folgorante che ebbe su di lei il primo ascolto, a 14 anni, di un disco di Billie Holliday, la più grande cantante jazz di tutti i tempi. Il materiale delle sue indagini – 200 ore di interviste realizzate nell’arco di dieci anni, che dovevano servire da ossatura a una biografia della cantante mai portata a termine – sono oggi il cuore pulsante di Billie di James Erskine, un documentario ricco e coinvolgente, presentato fuori concorso al 38° Torino Film Festival, che racconta la straordinaria vita della leggenda della musica nera scomparsa nel 1959 a soli 44 anni, e in parallelo la storia della giornalista, morta suicida nel 1978, per la quale Billie era diventata un’ossessione.
È un’immersione quasi fantasmatica quella che ci offre il regista inglese, che ha costruito il suo lavoro basandosi sullo sterminato materiale audio raccolto da Lipnack Kuehl negli anni ’70 con il suo registratore amatoriale: 125 nastri, più o meno integri, recuperati presso un collezionista e mai ascoltati finora. Le voci degli amici d’infanzia di Billie, dei grandi musicisti che hanno lavorato con lei, dei suoi innumerevoli amanti, e persino degli agenti dell’FBI che arrestarono la cantante per droga, riemergono da queste registrazioni imperfette e gracchianti – realizzate per strada, in caffè o locali notturni dell’epoca – con un potere suggestivo notevole. Il tutto accompagnato da una vecchia intervista radiofonica in cui è la stessa Billie a parlare di sé, e da un nutrito archivio di fotografie e filmati di performance dal vivo della celebre cantante, colorizzate per l’occasione dall’artista brasiliana Marina Amaral.
E non poteva essere altrimenti, per un’icona che nonostante esistessero di lei solo immagini in bianco e nero, ha vissuto una vita decisamente a colori. L’infanzia povera a Baltimora, la prostituzione e i maltrattamenti (nel film ascoltiamo la testimonianza del suo magnaccia, spiazzante nella sua manifesta brutalità), poi il successo ma anche le difficoltà di essere di una donna nel mondo ultra maschilista dei night club, e di essere un’artista nera nell’America della segregazione razziale. E poi i suoi tanti amanti, sia uomini che donne, i suoi problemi con la droga, il suo carattere fiero e ribelle, e il suo grido di protesta contro la discriminazione, in particolare quella stupefacente canzone Strange Fruit che nessuno riusciva a impedirle di cantare, nonostante i bianchi “perbene” presenti ai suoi concerti inorridissero a sentir parlare di uomini neri appesi agli alberi del Sud come strani frutti.
Tra segreti e retroscena, dichiarazioni appassionate e smentite furiose, le interviste di Lipnack Kuehl sono un tesoro prezioso che rendono il film di Erskine diverso dai soliti documentari su artisti famosi del passato, lo rendono vivo, vibrante e schietto. E non dispiace l’idea del regista di dare spazio anche alla storia della giornalista che aveva indagato sulla vita di Billie, una bianca che si era addentrata in un mondo di neri (e di malavita) e la cui misteriosa scomparsa, archiviata ufficialmente come suicidio, dà al film un tocco di noir e mistero che lo rende ancora più avvincente.
Billie è prodotto da Altitude, BBC Music e Motion Picture, e realizzato con il sostegno della Billie Holiday Estate. Il film è distribuito in Italia da Feltrinelli Real Cinema.

VENEZIA 2021 Biennale College Cinema
Scelti i 4 progetti del Biennale College Cinema che saranno presentati alla Mostra di Venezia,
di Camillo De Marco

02/12/2020 - Progetti da Argentina, Ecuador, Italia, Usa. E per la prima volta un film di Biennale College è presentato agli Oscar: This Is Not a Burial, It’s a Resurrection per il Lesotho
La regista italiana Beatrice Baldacci, cui progetto La Tana è stato selezionato
Provengono da Argentina, Ecuador, Italia e Usa i quattro progetti che accedono alle fasi di realizzazione dei film della 9a edizione (2020 – 2021) di Biennale College – Cinema. I quattro team, formati da un regista e un produttore, partecipano da oggi, mercoledì 2, fino a domenica 6 dicembre al primo di due workshop. I lungometraggi realizzati parteciperanno alla 78ma Mostra di Venezia 2021. I quattro progetti finali sono stati scelti dopo il primo workshop fra 12 progetti selezionati da tutto il mondo, provenienti quest’anno da Argentina, Cina, Ecuador, Gran Bretagna, Kazakhstan, Italia, Serbia, Svizzera, Usa.
Si tratta di 'Al Oriente', opera seconda della regista ecuadoriana José María Avilés, con la produzione di Julieta Juncadella (Argentina); 'La Tana' dell’italiana Beatrice Baldacci (opera prima), produttrice Aurora Alma Bartiromo (Italia); 'Nuestros Días Más Felices', regia di Sol Berruezo Pichon-Rivière (Argentina, opera seconda) e produzione dell’argentina Laura Mara Tablón; 'The Cathedral', opera seconda del regista statunitense Ricky D’Ambrose, produttore Graham Swon (Usa).
I quattro team scelti parteciperanno a un ulteriore workshop dal 12 al 18 gennaio 2021. Questo darà il via alla realizzazione vera e propria di quattro lungometraggi a microbudget tramite un contributo della Biennale di 150mila euro ciascuno. I 4 film saranno presentati alla Mostra di Venezia 2021, insieme ai 2 film provenienti dall’8a edizione, la cui presentazione è slittata di un anno: La Santa Piccola, regista Silvia Brunelli, produttrice Francesca Maria Scanu (Italia) e Mon Père, le Diable, regista Ellie Foumbi (Usa), produttore Joseph Mastantuono (Francia).
Dall’8a edizione di Biennale College – Cinema il numero dei film sostenuti dalla Biennale è stato esteso a quattro progetti, e di essi almeno due devono essere di registe. Complessivamente dal 2012, nel corso delle sue prime otto edizioni, il laboratorio della Biennale di Venezia ha realizzato 24 lungometraggi di registi emergenti.
Da ricordare che il film presentato all’Oscar 2021 per il Lesotho nella categoria Miglior film internazionale, 'This Is Not a Burial, It’s a Resurrection' di Jeremiah Mosese, è stato sostenuto e realizzato nell’ambito della 7a edizione 2018-19 di Biennale College – Cinema. E’ la prima volta che un paese sceglie un film di Biennale College – Cinema per essere presentato all'Oscar.
Biennale College, realizzato dalla Biennale di Venezia, ha il sostegno del MiBac - Direzione Generale Cinema ed il contributo di Eurimages, che copre le spese di viaggio, ospitalità e formazione per una regista (Eurimages Residency Grant). Nel 2020, la regista selezionata è stata Patricia Pérez Fernandez. Il suo progetto di lungometraggio 'The Foreign Woman' ha partecipato al primo workshop di sviluppo di questa 9a edizione di Biennale College – Cinema.


Ciak per 'Sulla giostra' di Giorgia Cecere
di Camillo De Marco

10/12/2020 - Due generazioni a confronto nel nuovo film della regista di In un posto bellissimo, che si gira nei dintorni di Lecce. Nel cast Claudia Gerini e Lucia Sardo
Claudia Gerini e Lucia Sardo sul set del film 'Sulla giostra'.
Ad Alessano (Lecce) e dintorni sono iniziate le riprese di Sulla giostra, il nuovo film di Giorgia Cecere con Claudia Gerini e Lucia Sardo e con Alessio Vassallo e la partecipazione straordinaria di Paolo Sassanelli.
Due donne profondamente diverse, due generazioni a confronto che si ritrovano dopo anni in una vecchia ed elegante casa di campagna nel profondo Salento e che giorno dopo giorno, senza quasi rendersene conto, trasformano questo accidentale incontro nel punto di partenza per una nuova, inattesa vita. 4 settimane di set per una commedia al femminile, dai toni ironici e leggeri, sull’accettazione del proprio destino e di quella “giostra” chiamata vita.
'Il film racconta il viaggio di formazione di Irene e di (ri)scoperta di se stessa: giorno dopo giorno, grazie allo scontro e al confronto con Ada, questa donna così determinata e concentrata sui suoi obiettivi sceglierà di salire anche lei sulla ‘giostra’ dell’anziana governante, quella dell’accettazione dei giochi del destino e di saperne sorridere. Si ritroverà così più forte e allo stesso tempo anche più tenera e, soprattutto, più libera'. Così la regista e sceneggiatrice Giorgia Cecere, già allieva e pupilla di Gianni Amelio, che da regista ha firmato 'Il primo incarico' nel 2010, 'In un posto bellissimo' nel 2015 e da sceneggiatrice 'Il ladro di bambini' di Gianni Amelio (1992), 'Sangue vivo' (primo premio a San Sebastian nel 2000) e 'Il miracolo'(in concorso al Festival di Venezia nel 2003), entrambi di Edoardo Winspeare.
'Sulla giostra' è scritto da Giorgia Cecere e Pier Paolo Pirone, prodotto da Anele con Rai Cinema, in associazione con Notorious Pictures e Luigi de Vecchi, con il sostegno di Apulia Film Commission. Sarà distribuito da Notorious Pictures.

Negli Usa “Cinema Italian Style” in edizione virtuale
di Camillo De Marco

10/12/2020 - L’appuntamento annuale visibile in tutti gli Stati Uniti da oggi fino al 17 dicembre. Dieci titoli tra cui il film candidato per l’Italia agli Oscar, Notturno
Notturno di Gianfranco Rosi
Il cinema Italiano è visibile in tutti gli Stati Uniti da oggi giovedì 10 dicembre, per una settimana, con Cinema Italian Style, la rassegna promossa e organizzata da Istituto Luce-Cinecittà che ha scelto di non fermarsi e, grazie alla collaborazione con il Seattle International Film Festival, rilancia con un’edizione speciale online dedicata a Federico Fellini nell’anno del Centenario.
Fino al 17 dicembre l’appuntamento annuale di Los Angeles, San Francisco e Seattle si trasforma in un’edizione visibile in tutto il territorio degli Stati Uniti, dando ai film selezionati l’opportunità di essere visti su un territorio fondamentale del mercato globale.
Come ogni anno, Cinema Italian Style sostiene e lancia simbolicamente negli USA il film scelto dall’Italia per concorrere agli Oscar: 'Notturno' di Gianfranco Rosi, che sta compiendo il suo percorso nei principali festival internazionali (e ieri è entrato nella cinquina dei British Independent Film Award, per il Miglior film indipendente internazionale).
In selezione film premiati in festival internazionali come 'Volevo nascondermi' di Giorgio Diritti con la notevole performance di Elio Germano, vincitore alla Berlinale, e 'Padrenostro' di Claudio Noce, Coppa Volpi per il protagonista Pierfrancesco Favino a Venezia; commedie con tematiche di attualità sociale come 'Figli' di Giuseppe Bonito e 'Cosa sarà' di Francesco Bruni, film di chiusura all’ultima Festa del Cinema di Roma. Due titoli firmati da autori più giovani come 'Gli uomini d’oro' di Vincenzo Alfieri e 'Il Campione' di Leonardo D’Agostini, interpretato dal promettente Andrea Carpenzano.
In rassegna anche 'La dea fortuna', da un regista apprezzato anche in America come Ferzan Ozpetek, e 'Lacci' di Daniele Luchetti, applaudito film d’apertura di Venezia 2020. Infine, sempre dal Lido, 'Assandira' di Salvatore Mereu.
In selezione anche 4 cortometraggi: Inverno di Giulio Mastromauro, vincitore del David di Donatello, Giorgio di Arianna Mattioli e Solitaire di Edoardo Natoli, visti a Venezia, Il muro bianco di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, selezionato in molti festival tra i quali Clermont-Ferrand.
I film saranno accompagnati da interviste e commenti video degli autori e dei protagonisti, a disposizione in streaming della platea accreditata, per raccontare impressioni e segreti dei set.


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