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Cristiano Poletti … o il ‘lato oscuro’ della poesia d’autore

Argomento: Poesia

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 15/02/2021 10:17:27

Cristiano Poletti … o il ‘lato oscuro’ della poesia d’autore.
Marcos Y Marcos Editore 2019.

“Con le mani cerco, mani che hanno pensato, che hanno toccato, hanno preso. Forse trovando la verità: non nel passato, dov’era già scritta, nemmeno nel futuro, impossibile, il futuro è un luogo vuoto” …

… come vuoto da inondare di realtà pensante che sgorga liquida e invade ogni nostro spazio espanso, onde fecondare ogni possibile/impossibile connubio di relazione, accordo, corrispondenza, ma ed anche d’amicizia, di rapporto palese, di alleanza come di separazione, che non tiene conto della misura del tempo, di ogni ‘tempo’. Allora cosa importa se era ieri, oggi o se sarà domani nel “… la ferma solitudine dei giorni” (?); se “… un eccesso di tristezza, o di gioia”, o se “… l’avere amato mai e sempre” (?).

Niente cambia o cambierà di quanto ci saremo detti, saranno giorni assolati d’intensa luce ritrovata, o forse giorni di pioggia da stare insieme gli uni con gli altri, saranno comunque giorni che avremo vissuti intensamente nell’estatica visione dell’amore che avremo donato, della nostra vicendevole emozione … “Sono uguali inchiostri i nostri debiti d’amore”, “… È in luce che ci giudica la terra.”

Se vogliamo, forse, un temporale, ogni temporale, equivale a una emorragia che non sappiamo come arginare. È allora che dalle nuvole fratte scendono miriadi di gocciole liquide che accogliamo festanti, quasi che bagnandoci si risvegli in noi l’ancestrale vigore d’una qualche rinascita. Oppure è il solido grandinare a sorprenderci, come se volesse svegliarci dall’oziosa sonnolenza dei sentimenti; o anche di quando intende stupirci, dopo averle impastate di leggera neve …

“Nulla era prima, e dopo. Ma tra due sponde questo è il punto, scritto nell’infinito alfabeto del sempre. Qui in mezzo, come per gioia del limite l’anima ha inizio, inizia la sua frase, imparata e scordata, quante volte, e mai dimenticata.” […] “Non si replica l’anima?”

Un’emorragia che si sprigiona da antichi umori retratti, intrisi di emozioni diverse, astenute, ferite, de-costruzione di gioie inespresse, o forse solo incomprese, frattali di donazioni restituite senza un perché, se mai, invero solo poco apprezzate. Né tradimenti né immaginate fughe, ma lasciti e abbandoni, troppi da sostenere in una sola esistenza di continui ‘temporali’, che se solo avessero smesso di pioverci addosso avrebbero lasciato spazio a mille arcobaleni …

Arcobaleni che avrebbero illuminato di spensieratezza mille e più tele e immancabilmente riempito di colori molti dei giorni a venire “Di una poesia (costante) che … senza scrivere sapevate, già avevate amato per sempre. Altrove è un’eternità il lavoro dell’acqua, dare al prato l’ortica, all’uomo il muschio che bacia la pietra … Oltre il momento d’acqua, il corridoio di pioggia che fu specchio, se ne vanno nel timore di amare, gli uomini.”

È dell’emorragia del cuore l’inarrestabile silenzio che si consuma in questo scorrere di parole, di frasi, di grida che implodono nelle pagine in questa silloge poetica di Cristiano Poletti, scritta al culmine d’una passione segreta che ha consumata nel tempo, come di neve macchiata di rosso sangue versato, che pur s’arresta sul ciglio prima della sua scesa nell’Averno degli anni. E si vorrebbe sapere perché d’ogni cosa, d’ogni azione inconclusa, dei mille perché che ottenebrano le notti dei suoi come dei nostri ‘temporali’. Così come le ragioni nascoste della nostra esistenza, ad esempio, e perché no di conoscere le incognite d’una filosofia ormai compiuta, di come raggiungiere quell’assoluto che sempre ci sfugge, e/o le verità che si nascondono dietro quell’ultima parola che ha nome ‘fine’…

Ma non si da fine alle ‘Altitudini’, (una sezione della silloge), semmai si … “Preparano le pire, (per) una via, l’altra.” … Allorché “..forse avremo amato, alla fine”, onde … “..risaliremo il destino tra la tomba degli angeli e quella degli uomini” …
«Nulla è dunque la morte per noi, e per niente ci riguarda.» Recita un veso di Tito Lucrezio Caro, e noi, noi non saremo che rugiada che di primo mattino si posa sulle piante odorose del nuovo edenico Giardino “..sotto il velo nelle ragioni del bianco del cielo”, spalancato per accoglierci colà, dove la vita si slarga e ritorna l’antica stagione della rimembranza…

Dove, mi chiedi? “Dove … fiume e nebbia, nostro inverno che fa scuri i segreti e i rami (di) questa pianura, la nostra fine, fiume e vita”, finirà per ridisegnare un viso che conosciamo, di cui aspettavamo da sempre il suo ‘ritorno’ …

*Ritorno - interno giorno.
“In un’idea di stelle e nervi la notte è passata, come altre e sono solo mimiche di anni. Ed ecco,nel giro di poco le nuvole che screpolano il cielo fanno dell’alba e sul volto una ruga. Nel molto del sangue gira l’età, mescola nelle vene un sorriso, dentro quel viso la risposta che è dolore che piega nel dolore. Ormai è giorno e nella sua magia chiede ancora la pagina infinita e che il suo nome sia tempo, punto, vita.”

*Così ti annuvoli
“..sei attesa e sei temporale” … “arrivi sulle scale dell’estate dove molti lavarono gli anni dove dicono la gioia dura. Entri, e lo sai. Aspetti lo spavento dove sei nato. Così sul fronte di una grandine in una nube nuovamente tu ti avvicendi e gridi il suo urlo e la luce seguente.”

*Una persona
“Dalla luce, dal tempo sei qui tornato nella fiamma di chi ti ama e che ti amò. Ti amò la polvere dove sono, dove s’inseguono e rivivono la quercia e il vento di un pensiero stretti nel rettangolo del giardino. Torni e hai con te il mattino, il nuovo inizio di una casa, questa sullo sfondo, e dentro sei nella pendola ferma che tiene, ha trattenuto in silenzio il silenzio delle mani, l’umiltà delle vene. Tu canti adesso una canzone di puro mattino. Il catalogo delle finestre sulla notte tanto aperto si è chiuso. Istante della voce, voce del sempre, lettere. Mandate lettere al loro indirizzo. Lì chiara l’anima tornò … il sogno è solo un’ombra tra le dita.”

«Che fu quel punto acerbo che di vita ebbe nome?», recita un verso di Giacomo Leopardi che non conosce fine, ché nella sospensione dell’interrogativo prende linfa per nuovi versi. Quegli stessi a cui Cristiano Poletti s’abbevera, sì da sembrare quasi che l’audacia dei ‘temporali’ lo spinga ad andare oltre, fra le nuvole buie dove s’incammina non senza affanno, fino al raggiungimento del crinale della sua ricerca interiore, ben sapendo che dopo il temporale c’è da sperare solo nel diluvio, eppure disposto, e comunque, a pagare il laggio di quanto non sia riuscito a esternare dentro i suoi fluidi Temporali …

“È in luce che ci giudica la terra.”

Ritagli poetici:

*Segmento
“È in un gesto il tuo perderti, e qui. In un verso, è questo il faticoso sempre sconosciuto valico della morte vera” ...

*Otto anni
“Intorno i libri, una sera che ha un nome. Da tanto non piove. Ma un temporale ascolta si prepara nell’aria, cedono l’alta pressione e gli anni. Ti chiamo. Chiama” …

*Fine temporale
“Ho pregato un riflesso in te, forse era il mio ma credendo solo a questo tavolino sparecchiato è stato inutile. Eppure non sono materiale, guarda, neanche la spesa ho sistemato e nel ripostiglio è caduto tutto. Penso sia anche piovuto. Era annunciato per oggi, previsto che venisse e smettesse. Su questo tavolino scrivo a te, riscrivo se possibile, felice di questo fine temporale.”

*Un cerchio
“Quest’acqua è così, è un cerchio, e tu devi girarci dentro. Intorno cornici, uomini e terra con tutto il tempo che hanno nel piano di Dio. Entro in questo cerchio anch’io e senza contare seguo le volontà. In uno strappo dei polmoni non si tocca.” […]
“.. Io nel più semplice polso mi trovo dentro queste parole l’infinito della fine.” Sono io quello: “.. uno che aspetta, nel grigio tra il suo terrazzo e il cielo.”

*Lettera dallo stesso luogo
“Vivo qui, mi racconti, dove porta a un solco doloroso il mercato dei giorni: chi in settembre assente si mescola nel giro a vuoto di un vinile; chi toglie dal fuoco un’ombra prolungata nel genio antico della casa; chi nello stesso luogo si abbandona già al gelo di uno specchio e sputa sul quaderno della ‘fine’ aperto sempre, e ora. Ora, non credere, niente si è perso, niente in filigrana. Le perdite tornano, sono qui coi miei anni in un solco doloroso, e felice, dici, tornano i loro visi. Da qui vivi, ti dico. È tutto.”




Note:
“.” I corsivi, le perifrasi, sono dell’autore Cristiano Poletti
“?” I sunti sono arbitrariamente interpretati da GioMa

L’Autore, bibliografia essenziale.
Cristiano Poletti (Treviglio, 1976) è autore della raccolta di poesie Porta a ognuno (L’arcolaio, 2012); del saggio Trovandomi in inviti superflui, in L’attesa e l’ignoto - L’opera multiforme di Dino Buzzati (L’arcolaio, 2012); delle prose critiche raccolte in dei poeti (Carteggi Letterari, 2019); del libro-DVD (documentario di Francesco Ferri dedicato alla figura e al lavoro di Fabio Pusterla) Libellula gentile (Marcos y Marcos, 2019); della raccolta di poesie Temporali (poesia, Marcos y Marcos, 2019). Dal 2007 al 2017 ha diretto Trevigliopoesia, festival di poesia e videopoesia. Dal 2013 è redattore del lit-blog Poetarum Silva (poetarumsilva.com). Lavora presso l’Università di Bergamo.


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