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Frammenti di letteratura: i grandi autori

Argomento: Letteratura

di guido brunetti
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Pubblicato il 27/03/2021 09:41:59

Guido Brunetti

Frammenti di letteratura: i grandi autori

Dostoevskij: una personalità multiforme

  

   Riteniamo Fedor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881) uno dei massimi scrittori della letteratura mondiale. Un autore uno e trino: scrittore, psicologo, filosofo. Una personalità pluridimensionale. Con Tolstoj, si distingue per ampoiezza di visione e potenza espressiva.

   Scrittore, dipinge il senso tragico della vita, una condizione umana violenta, complessa, notturna, espressa attraverso una intensità drammatica e poetica.

   Psicologo, scava nel sottosuolo buio e profondo della psiche umana e dell'inconscio, ancor prima di Freud. Egli spazia nei diversi campi della psicopatologia e dell'introspezione psicologica con la competenza e la capacità che non tutti gli psichiatri e gli psicologi hanno.

   E' uno speleologo dell'anima.

   Filosofo, analizza e approfondisce l'ontologica finitezza dell' uomo, riuscendo a rappresentare altezze e profondità di pensiero. C'è in lui poi il tormento sul mistero e l'esistenza di Dio.

 

   In Dostoevskij affiora un essere umano diviso tra l'abisso nichilistico del dubbio e la trasfigurazione religiosa, e sempre al centro delle opposizioni tra Bene e Male, Amore e Odio.

  Rappresenta in sostanza tutte le profondità dell'anima umana.

  Esamina la dissoluzione dell'uomo, il suo sentimento di angoscia e sofferenza, il suo patimento, la sua miseria morale, la sua meschinità.

   Emerge una umanità sofferente e disperata. Ma anche l'anelito dell' uomo a superare se stesso, a porsi in una dimensione trascendentale, al di sopra della propria condizione biologica, empirica, materiale. L'uomo- precisa Dostoevskij- è stato creato infatti a "immagine e somiglianza di Dio".

 

   Si risorge dalla condizione di "morti", dal senso tragico della vita, una vita disertata da Dio, un mondo dove l'empietà è la "norma- afferma l'autore- a condizione di uscire dalla gabbia dell miseria umana, morale e spirituale. La via maestra per questo affrancamento- spiega- è la religiosità.

   Di fronte a quelle di Cristo, nessuno è "legittimato a lamentarsi delle proprie sofferenze. Quel che conta, è lo scandalo di Cristo, lo scandalo di aver voluto soffrire benché innocente".

 

   L'uomo moderno avrebbe voluto farsi Dio, il Dio di se stesso, dopo aver rinnegato il Dio dei padri. Volendo farsi Dio è precipitato nella paralisi morale. Non è riuscito a diventare niente. Il suo io si è frantumato, scisso in un delirio di onnipotenza.

   Senza Dio- dice Dostoevskij ne "I fratelli Karamazov"- "tutto è lecito, tutto è permesso".

   Se Dio non esiste, tutto è legittimo.

   Se non c'è Dio, allora "io sono Dio".

   Mutilare l'uomo dal rapporto con Dio, con la trascendenza e il soprannaturale, privarlo di quanto vi è di più essenziale, unitario, originario in lui vuol dire annullarlo della propria umanità. L'uomo diventa un "monstrum" una figura demoniaca.

   Esiste, per Dostoevskij, una legge morale oggettiva, divina, la quale spinge l'essere umano a ricercare Dio. E' un bisogno naturale, innato.

   E' lo spirito, infatti, che fa per eccellenza l'uomo. Di qui, il primato della bellezza come perfezione spirituale. E' la bellezza che "salverà il mondo", ovvero solo Dio "ci può salvare" (Heidegger).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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