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Una specie di esilio

Argomento: Letteratura

di alberto nicola giulini
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Pubblicato il 07/04/2021 10:57:22

Nel suo esilio e dal suo nido così concepito, sebbene desolatamente sradicato, penetrò sotto la terra e sotto il manto d'una nordica neve, si era rotto anche di tutti i suoi pur sublimi sofismi e sembrava esploso nell'impossibile. Non per essere stato severo o troppo esigente, stava per salire come dall'inferno terreno in una specie di cielo o limbo oltre l'emisfero della Paura, unite le radici sradicate fin dal sottosuolo: si sale sempre dal basso nelle nuove forme di respiro durante le cosiddette irrigazioni zodiacali nell'anima proprio fisica, insomma cercare di fuggire da quelle reti come pensava Joyce - ovvero per Kerouac "se sei un pesce non puoi sfuggire alle reti del destino d'estate". Questo po'...magari per intendere quando o se uno si sente 'sollevato' ossia verosimilmente durante una specie magari un po' astrusa di trapasso: ci vuole per forza un'altro tipo o genere di respirazione - altrimenti non si riesce a sopravvivere - e così alcuni morti vengono portati via... non ostante lo stesso Ungaretti abbia scritto tra le sue sintetiche quanto incisive illuminazioni "e come portati via si rimane". Cmq sia il pastrufazio gaddiano, lucidamente ebbro proprio quando è ebbro al natuale, non tristemente quindi medita e parla della morte, anche quella comune, perché è tristemente tenera la morte come uno sfilato di pane con dentro foglie d'insalata che già-subito incominciano a marcire, mentre si credeva che il burro ancor buono - tutto sommato stesse andando giù bene nei condotti dello stomaco. In ogni caso provandoci a sfuggire ai virus di un'epoca, lui si augura come un'appartato Eta------------------Beta che un rinnovato respiro sia sempre soffice come una celeste rugiada, anche sgorgante dalle timide ma tenaci ceneri di una piccola araba fenice.

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