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Strategie di agilità in Betsy Jolas

Argomento: Musica

di Anna Laura Longo
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Pubblicato il 13/04/2021 11:47:25

Strategie di agilità in Betsy Jolas

di Anna Laura Longo

Ritroviamo una densa integrazione esplorativa in Frauenliebe di Betsy Jolas, 10 lieder composti per viola e pianoforte, in cui la voce viene solo evocata.

Una composizione trattenuta fondamentalmente sul crinale della condensazione e inquadrabile nei margini di una poetica non espansiva, “visivamente” priva di sporgenze o eccessi di voluminosità.

È prevalente infatti una cantabilità spoglia (esente da ridondanze) e un periodare che in gran parte reinventa, ma non disintegra, il passato.  Episodi concatenati, che potremmo definire varchi sonori, ci consegnano una sorta di strategia di agilità.

Nel primo brano, intitolato Sola facta est, la vicenda sonora ripetutamente cerca un culmine provvisorio e si nutre di riprese e cadute, di postille e micro-rifacimenti svariati, che si proiettano nel complesso verso un arresto nitido e perentorio. Quest’ultimo apre facilmente la strada al secondo brano (Pochoir), che si sviluppa mediante un’atmosfera roteante, ma non vorticosa, quindi facilmente afferrabile e quasi controllabile dall’orecchio in ascolto.

Nel terzo lied, intitolato Jewels, si evidenzia invece un approccio alla materia sonora fantasiosamente diversificato, pur restando nella brevità, come se la musica avesse tratti somatici mutevoli da mostrare e da liberare. Si palesano infatti nella viola abbellimenti e frammenti multiformi, posti spesso in contrasto con la staticità dell’accompagnamento pianistico.

E arriviamo dunque al quarto squarcio musicale, Compitines, dove di pari passo con la plasticità delle articolazioni pianistiche si muove la viola tendendo con gradualità verso gli acuti, per poi recuperare territori inattesi di gravità. Gli staccati pianistici e gli accordi disseminati contribuiscono qui a lasciar disciogliere una struttura stringente che poi si stempera, ripresentando infine nuove incursioni (quasi spedizioni sonore) inattese.

In Gémeaux (n. V) l’approccio col suono diviene moderatamente languido e gli strumenti sono indotti a brillare o ad ammantarsi di mistero, valorizzando i reciproci rispecchiamenti. Cellule vaghe e lamentose lasciano risaltare la decisionalità ritmica che torna a pervadere il lied n. VI (Pochoir /duoble), dove si esplicita una particolare cura nell’impostazione della tessitura dialogica, una consapevolezza nel controllo dell’impasto duale. Molto espressivo il brano n. VII (à 2 molto espressivo): un’autentica zona di raccoglimento dove un nuovo corpus di rispondenze espressive trova maturazione, svelando un terreno decisamente dissodato e quindi un suono altrettanto libero, solcato da ampiezze e diradazioni.  Alcuni passaggi struggenti, quasi assetati di dolcezze, recuperano strada facendo stringatezza e rigore, conducendo sulla soglia della pagina inquadrata dal titolo Morning  canticles ( n. VIII) di cui ci avvince la continuità e la ricorsività affidata al pianoforte, su cui si affacciano lunghi suoni di viola –  come sfondi pianeggianti - che conducono verso un finale con effetto di scomparsa.

Con Sehr Lebhaft (n. 9), giungiamo alla penultima incursione sonora, attraversata da dinamismi di carattere episodico, da passi fibrillanti e da destabilizzazioni fraseologiche alquanto flebili. Effetti fugati e rincorse risultano essere, in questo caso, ingredienti salienti.

L’incipit di Non nova sed nove palesemente affonda nei bassi e nelle zone di oscurità pianistiche, includendo e lasciando scorrere una certa trepidazione interna. Gli strumenti sembrano a questo punto protesi verso un traguardo cercato, per possibili rivelazioni o sorprese.

Poco più di venti minuti di musica con rapidi sprazzi incendiari, volta per volta riconvertiti, rifocillati e rimodulati da spazi di cantabilità aperti e minutamente differenziati.

Una varietà suggestiva che ci offre quindi veri e propri scatti fotografici, tradotti in termini di suoni e di delineazioni ritmiche e armoniche, con una naturalezza evidente tra piani di convergenza e zone d’ombra riguardanti i due strumenti chiamati in causa.

Una musica che, nell’insieme, non rilascia alcun sovraccarico: un itinerario trasparente e rapido di apparizioni sonore.

 

 

 

 


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