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Teatro degli Opposti - ’Uscita di Scena’

Argomento: Teatro

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 04/04/2022 05:58:55



TEATRO DEGLI OPPOSTI
“USCITA DI SCENA”

Da molto tempo dicevi che l’avresti fatto ma nessuno ti ha creduto mia cara Margy, nemmeno tu.
Lo pensi davvero Oswald?
Conoscendoti ho sempre pensato fosse frutto di una malcelata vanità femminile che in verità non ti appartiene.
Sei solo tu a pensarlo, nessun’altro.
Non perché tu non sia vanitosa abbastanza, chi del resto non lo è in giovane età, ma perché ai miei occhi, tu, sapendo di essere attraente per lo stuolo di corteggiatori che ti girano attorno, sembri aver superato anche quella futile dimensione.
Non pensi che potrebbe bastarmi il plauso dei miei estimatori?
Fumo negli occhi, “Cortigiani …”, così si chiamano. Certo definirli estimatori è più signorile, se si tiene conto dei complimenti che ti piovono addosso come uno scroscio di applausi dentro e fuori la scena, gli inviti e i fiori che ricevi … per non dire poi dei regali che sembri apprezzare con nonchalance, certo, al dunque si possono anche definire così: ‘estimatori’.
Non i tuoi regali Oswald, anzi, saresti così gentile di passarmi quegli incantevoli orecchini di perle che mi hai regalato, li ho poggiati sul comodino accanto al letto, grazie.
Non saprei dire se è perché ritieni banale ricevere regali o perché non adatti allo scopo che in essi si cela, davvero me ne sfugge la ragione. Vuoi farmi credere che non hanno per te quell’importanza che dovrebbero avere, per quanto, stando almeno ai nomi altisonanti dei promotori dai quali provengono, direi …
È preferibile che tu non dica. Quel che più m’importa quest’oggi è mettere in atto la mia ‘uscita di scena’ senza fare troppo rumore.
È quello a cui stai pensando Ann, un’ultima recita?
Sì certo, pensavo ad una “Uscita di scena” come ha pensato bene di fare il suo autore … in silenzio.
Beh, proprio in silenzio non direi, si è sparato un colpo di pistola alla tempia, che se si chiudono gli occhi, dietro le quinte, ancora se ne risente il boato. Se non mi sbaglio non è mai stato appurato che si sia sparato o se l’abbiano ‘suicidato’ per un qualche incomprensibile delirio di interpretazione o di una semplice rivendicazione gelosa.
Tu cosa ne pensi?
Un ossimoro ben costruito non c’è dubbio: fatto ‘suicidare per gelosia’ o, come tu dici, per una qualche ‘vendetta ingiustificata’. In entrami i casi si tratta comunque di un’incongruenza verbale, tra la paranoia e la psicoastenia, più conosciuta come ‘nevrosi ossessiva’. Fai tu, scegli quella che più ti aggrada.
Com’è come non è, sembra a causa della rivalità creatasi sulla scena dopo un ripensamento del regista, riguardo a chi affidare la parte della protagonista, alla consumata attrice della Compagnia o alla sua giovane amante.
Se, come tu dici Margy, la prima era ormai una donna ‘consumata’, forse valeva la pena affidare la parte ad una giovane e motivata attrice desiderosa d’interpretare un ruolo, come si dice: che le ‘calzava a pennello’.
Hai scelto un modo davvero inadatto di esprimerti, Oswald ti rammento che non stai parlando ad uno qualsiasi dei tuoi amici: una combriccola volgare d’indecenti filantropi, finti altruisti, maschilisti e menefreghisti, dediti solo al bere.
Se vuoi posso aggiungere qualche altro aggettivo all’elenco, come …
Non ce n’è bisogno, grazie.
Anche se non mi è proprio chiaro cosa centra l’autore del copione in tutto questo, ritengo inutile questa conversazione. Secondo te uno si lascia ‘suicidare’ per una diatriba non avallata dal copione, scoppiata tra le due ‘prime donne’ sulla scena? Non lo ritengo plausibile, dev’esserci dell’altro.
Vorresti dire che voi uomini non siete cinici abbastanza da non voler concedere un qualche cedimento sentimentale a noi donne? Ciò denota non essere poi così addentro alla sensibilità femminile.
Stiamo parlando della ‘giovane’ donna o dell’attrice ‘consumata’ Ann? Come tuo solito spesso dimentichi di mettere il soggetto nella tua conversazione.
Niente affatto George, sto parlando di me e di te, del nostro rapporto che … ma lasciamo stare. In verità sono un po’ stanca e avrei bisogno di un periodo di riposo ma che a causa degli impegni presi, non da me ovviamente, non me lo consentono, almeno per il momento.
Puoi sempre raccomandare al tuo manager di non aggiungere altre recite in cartellone, almeno per un certo tempo, dopo l’ultima data prevista stasera intendo.
Non è quel che viene dopo che mi preoccupa Oswald, è questo copione, le continue prove di questi giorni, la pretesa del regista di una partecipazione sempre più impegnativa, sento le forze venire meno, temo di non farcela.
Margy ti rammento che fra poche ore si va in scena, dovevi pensarci prima, adesso è davvero troppo tardi, il teatro è tutto esaurito. Non puoi abbandonare il tuo pubblico. Non è sempre stato ciò a cui tieni di più?
Già, il mio pubblico, dici, sempre lì ad acclamarti fino alle stelle, e quando meno te lo aspetti ti lascia cadere nel baratro più profondo.
Eh, che esagerazione, non mi sembra sia questo il caso. Sei all’apice della tua carriera artistica, e un flop sarebbe davvero una grande delusione per tutti. O forse temi quei quattro critici da strapazzo che scribacchiano sulla carta stampata?
Quelli poi, sempre pronti a edulcorarti o a mandarti sul rogo se solo la performance non aggrada le loro penne. No, non li temo più di tanto. Alcuni di essi si lasciano comprare per quattro denari lo sai anche tu. È sempre stato così.
Quindi a che attribuisci questa ansietà che a tua detta ti affatica non poco?
Non saprei, è come una sorta di psicosi, subentrata nel rapporto ossessivo e delirante tra i due personaggi sulla scena.
Non ti ho mai vista così, devo preoccuparmi?
In un certo senso, sì. Sei tu la ragione per la quale penso di prendere questa decisione che temo sia definitiva.
Perché io, non credo di aver detto alcunché che possa farti supporre a una qualche mia pretesa …
È proprio questa la ragione, ti sento distante George, negli ultimi tempi hai assunto un modo di essere accondiscendente in tutto, paternalistico e compassato quel tanto che mi lascia pensare a un tuo prossimo allontanamento da me.
Se non sei tu a volerlo, di certo non sono io a cercarlo, comunque la faccenda non mi sembra poi così catastrofica come tu pensi.
Quindi ammetti una tua défiance nei miei confronti? È del tutto inutile se non comprendi la mia difficoltà di averti accanto quando sono sulla scena, la tua presenza costante accanto all’altra che non sta affatto recitando una parte ma, chiede di viverla in prima persona, in mia presenza? Lo ritengo volgare e offensivo nei miei confronti.
Forse, lo sarebbe indubbiamente se io posponessi quanto da te evidenziato in questo improbabile ‘fuori scena’, un ipotetico rapporto con l’altra protagonista che recita ‘sulla scena’, ammetti che la cosa assume una diversa identificazione attoriale? O, forse …
Interpretativa intendi? Assolutamente no, il che comporterebbe un chiarimento altresì necessario, tra la principale protagonista che sono io e il suo ‘alter ego’ rappresentato dall’altra.
Margy aspetta, sto pensando a un possibile rimaneggiamento del testo, anche se la cosa in questo momento mi sfugge.
Mi chiedo: se il suo autore ha voluto mantenere le due parti separate ci sarà pur stata una ragione che lo ha spinto a farlo, tuttavia, basterà spostare una scena nell’altra, per dire la ‘ragione’ direttamente ‘dentro la scena’, per dare sfogo alla violenza dello scontro conflittuale tra il ‘potere’ ossessionato dell’una e il ‘volere’ ambizioso dell’altra. Necessita solo una semplice rilettura del copione et voillés, al tempo d’oggi sarebbe di grande effetto teatrale, non meno di quanto avveniva nell’antica tragedia greca.
Sarebbe come scatenare una guerra, dunque, ho sempre pensato che saresti un perfetto guerrafondaio, ti rammento che ce ne sono fin troppe di guerre in corso, possiamo evitare di inventarcene un’altra, per favore?
Non una guerra nel vero senso della parola, sarebbe come assistere allo sbranarsi di due belve nell’arena trasferita sulle tavole del palcoscenico di un grande teatro quale il Globe Theater che ci ospita. Il tuo personaggio ne verrebbe fuori in tutta la sua grandezza e la sua avversione vendicativa all’infamità dell’affronto subito.
Se davvero lo pensi saprai anche spiegarmi perché dovrei sostenere la parte più avversa del dramma che si consuma sulla scena?
Te lo immagini cosa sarebbe per lo spettatore assistere al trionfo sulla scena della sua attrice prediletta, ‘fatta a pezzi’, per modo di dire, a causa di una rivalità che la vede defraudata non solo della parte di ‘prima donna’ quanto del suo ‘primis letto’?
Dunque lo ammetti Oswald, pensi di allontanarti da me, ma non riesco a vedere la dimensione di rivalsa che vorresti dare al fatto in sé, quanto, se non altro perché sembri aver già deciso a chi delle due affidare la parte oltraggiata, e cioè a me. Immagino che neppure per un momento ti sia chiesto se sono disposta al compromesso, è così?
Beh, anche se non vi vedo nulla di immediato, se non quello che stai avallando di una mia possibile défiance nei tuoi confronti, ammetto che sì, mi piacerebbe assistere a un simile scontro tra due diverse alterazioni psicologiche: quella della ‘consumata’ personalità dell’una a confronto con la speculazione ‘arrivistica’ dell’altra.
Pensi sia davvero così interessante Oswald?
Indubbiamente sì, cercare nel suddetto scontro una trama di senso darebbe alla pièce una parvenza di realtà assoluta di grande impatto che, nell’avallare la tua inquietudine di questi giorni, mi suggerisce una svolta, cioè quella di apportare un cambiamento al copione, come dire, dare un senso veridico alla tua, immaginabile “uscita di scena”. Non è forse quanto mi chiedevi pocanzi?
Non è proprio così, quello che intendevo non è affatto di spararmi un colpo di pistola alla tempia solo per farti il favore di levarmi di torno, o per coerenza con la parte assunta dall’autore. Quanto, semmai, far suicidare la tua giovane amante perché impossibilitata a portare a conclusione la sua arrivistica trama. Come dire, penso più a una frattura di comprensione che passa nei rapporti di senso fra noi due, e che ti fa scegliere lei a me. In fondo è solo un’altra eventualità, la direi piuttosto un’incongruenza verbale, non trovi George?
Non c’è dubbio, ma lasciare che una delle due protagoniste venga fatta ‘suicidare per gelosia’, non mi sembra segua il corso normale della trama, piuttosto mi sembra imprudente quasi fino all’incoerenza interpretativa.
Nient’affatto, è patologico, chiamarla poi incoerenza è certamente più signorile, non è vero Oswald?
Il fine del dramma richiede una conclusione ottimale, non un interrogativo senza alcuna risposta.
Hai ragione tu, ha sempre fatto un grande effetto lasciare allo spettatore la soluzione, resta solo di dargliene una ragione.
Il dubbio d’una possibile conclusione, come tu dici Margy, risulta maggiormente esposto in quest’ultima eventualità ‘altra’, maturata nell’ossessione psicologica (paranoica) delle due contendenti.
Malgrado si dia il caso che dovrei essere io a ‘uscire di scena’ e non la tua sgualdrina, è bene tu sappia che vorrei farlo, come si dice: ‘alla grande’. Un’uscita all’insegna del ‘glamour’ che mi merito, con tanto di applausi e lancio di fiori, e l’indomani con gli scribacchini alla porta che reclamano interviste e titoli a grandi lettere sui giornali …
Mah, sarebbe un’illusione, di certo l’autore non intendeva portare in scena un remake di “Sunset Boulevard”, se vogliamo citare un capolavoro.
Pensaci Oswald, anzi medita sulle variazioni da portare al copione, perché dopo quel momento, potresti ritenerti un fallito, ‘dentro’ e ‘fuori’ della scena. Si dà il caso che stiamo parlando di una anomalia che va oltre il teatro, occupa gli spazi della vita vera, i sentimenti e le aspettative delle persone umane, che non puoi manovrare a tuo piacimento come figure di un teatro delle ombre, in parvenza di un immaginifico che hai creato a tuo uso e consumo …
La definirei una sorta di nevrosi ossessiva da successo che assieme alla completa mancanza di certezze che ti hanno portata a fare della tua vita un tutt’uno con il palcoscenico, è questo Margy che si intravede dietro la tua perfetta maschera d’attrice, che ti fa vedere ombre dove non sono e ti consegna alla stregua di una paranoia morbosa senza avallo.
Comprendo Oswald, è dunque questa è la verità, la ricerca di una compromissione nella vita che vorresti portare come cambiamento al copione che stiamo recitando fuori del palcoscenico, benché, per quanto mi riguarda, dovresti pensare a un ‘colpo di scena’ inaspettato, il cosiddetto ‘Coup de Théatre’ che renda credibile il finale che ancora non c’è. Come dire, una “uscita di scena” che renda verosimile la realtà.
Davvero grande Margy, mi sembra una conclusione eccellente, quest’ultima tua affermazione rivela la causa della mia infelicità, suggerendomi qualcosa d’inaspettato che tu stessa hai previsto d’inserire nella tua parte. Come di solito sei all’altezza della tua fama, perfetta così come sei. Dunque, così come avveniva un tempo reciteremo a soggetto. Non c’è bisogno di ulteriori prove, ormai non ci rimane che prepararci, si va direttamente in scena …
È solo questione di ore, vedrai Oswald, ti sorprenderò.
Nota d’autore:
So per certo che vi aspettate un finale eclatante, ma non c’è nient’altro più rumoroso dello sparo di una pistola che rimbomba al chiuso di un teatro affollato, quando sta per chiudersi il sipario, allorché la protagonista, Margareth Ormandy, Margy per gli amici, scostata la tenda del sipario fa la sua grandiosa ‘uscita’ sul proscenio con una pistola fumante a salutare il suo pubblico accorso ad acclamarla …

Grande! Eccellente! Divina!









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