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L’oro del Reame

Argomento: Storia

di Danilo Mar
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Pubblicato il 29/01/2011 21:47:25

L'oro del Reame
A Genova fu fondata la "Banca di Genova" (1844) e due anni dopo Torino vide la sua prima banca: la "Banca di Torino" (1846). Nel 1849 le due banche si unirono e nacque la "Banca Nazionale degli Stati Sardi". Che nel 1861, fatta l'unità d'Italia, prese il nome di "Banca d'Italia". E fin qui ci siamo ed è tutto semplice. Ora seguitemi: sia la Banca di Genova, sia quella di Torino erano banche private, unendosi fondarono una unica banca privata.
Cavour, che aveva forti interessi nella neonata "Banca Nazionale degli Stati Sardi", operò al fine di fare ottenere alla suddetta banca compiti di tesoreria. Abbiamo quindi una banca privata che incassa, gestisce ed emette denaro dello Stato Piemontese. E fin qui sono cazzi loro ed anche se non è etico, ci può stare.
In quegli anni solo il Regno emetteva carta moneta, il Reame emetteva, o meglio - coniava - solo monete d'oro, argento e metalli inferiori. Ma per il forte movimento commerciale che sviluppava, il "Banco delle due Sicilie" emetteva "note d credito" e "polizze di credito" il cui valore doveva essere coperto dall'equivalente in oro, quindi per un massimo di 445.000.000 di lire pari a circa 1.000.000 di ducati. Cifra enorme!
Anche il Piemonte aveva una sorta di parità con l'oro in suo possesso (tra i 25 e i 27 milioni di lire), ma a causa della forte crisi finanziaria dovuta alla guerra del 1848, a quella di Crimea del 1855, portarono la parità da 1: 1 a 1:3 senza però risolvere il problema. Che anzi peggiorò per cui nel 1861 la "Banca Nazionale degli Stati Sardi" batteva moneta senza tenere più conto della parità: il Piemonte era sulla via della bancarotta!
Nel frattempo s'era perpetrato lo scempio del Meridione e gli Staterelli del Nord s'erano piegati ai Savoia. E che fece Torino? Si impossessò di tutto il denaro degli Stati sottomessi. La "Banca Nazionale degli Stati Sardi" si trasformò in "Banca d'Italia" restando privata, come lo è ancora oggi. Chi sono i proprietari? Altre banche: l'Istituto Centrale delle Casse di Risparmio, la Banca San Paolo IMI (che s'è cuccato il Banco di Napoli e quello di Sicilia), il Monte dei Paschi, Mediobanca ed Unitalia (Unicredito e Capitalia insieme).
Ricordate? Il Reame non emetteva carta moneta, ma solo monete tra cui quelle in oro. Con un a leggina fatta ad hoc, Torino vietò alle Banche meridionali di rastrellare le monete d'oro e trasformarle in carta moneta. Perché se lo avessero fatto, rastrellando le monete d'oro (che erano pari al deposito in lingotti), potevano stampare carta moneta per un valore di 890.000.000 di lire e potevano diventare i padroni del mercato finanziario della neonata Italia. Questo perché in assenza di una Banca centrale, le banche potevano stampare moneta cartacea.
Quell'oro in moneta fu rastrellato dai Piemontesi e pian piano trasferito a Torino, oltre a quello dei depositi in lingotti. Tuttavia alla fine della fiera, la Banca d'Italia non aveva tutto l'oro che doveva avere. Quell'oro aveva preso altre strade: c'era da pagare i malavitosi di Sicilia, Campania, e Calabria. C'era da dare la pensione agli "eroici garibaldini", c'era da finanziare Menotti Garibaldi per fare cosa non si è mai capito! Resta il fatto che ottenne 200.000 lire, l'equivalente di 2.5 milioni di euro di oggi.
C'erano, in poche parole da sistemare alcune cose. Ma erano quisquiglie al confronto della massa sparita. Che improvvisamente e riappare (è lui o non è lui? Ceeerto che è lui!) sotto forma di banche in una Torino rinvigorita. Nascono banche con tutti i crismi della regolarità ed ognuna col suo deposito, più o meno vasto, d'oro.
Nascono il "Credito Mobiliare", il "Banco di Sconto", la "Cassa Generale di Genova" e la "Cassa di Sconto di Torino" queste banche, naturalmente private, diventano socie della privata "Banca d'Italia" formando un cartello potentissimo, coi capitali della gente del Sud.
Ma fecero anche di peggi il cartello bancario , vista l'enorme massa di carta moneta che circolava, (perché come s'è detto ne stamparono a iosa), nel 1863 ne dichiararono il "corso forzoso" e non poteva più essere convertita in oro!
I danni per la popolazione furono enormi, soprattutto per i popoli dell'ex Reame, che defraudati dalle monete d'oro che avevano e riempiti di carta, pensavano di riconvertirla in oro! Ed è da qui, dal 1863, che comincia a nascere il "Debito Pubblico": lo Stato, ovvero il neonato Regno d'Italia, in assenza di una Banca Centrale, cominciò a chiedere soldi alla Banca d'Italia e al "cartello" che s'era formato.
Lo Stato quindi, grazie a quel genio di Cavour. (ma lui e la sua famiglia fecero sicuramente i cazzi propri!) cedette la propria sovranità, in campo monetario, ad una banca privata che non ne aveva titolo (la sovranità non è cedibile perché appartiene al popolo sovrano, che è poi lo Stato stesso). Ed i privati, ovvero il cartello di banche di cui era leader la Banca d'Italia, riportarono la lira ancorata all'oro! Ricapitoland si sono fottute l'oro senza dare in cambio nulla, rubando - la parola è forte ma è così - alla gente lasciandola in mutande, poi per stampare carta moneta nuova, ritorna la parità con l'oro! Lo Stato deve depositare nei forzieri della Banca d'Italia altro oro! Cavour - che nel frattempo era morto - l'aveva studiata non bene, benissimo!
Ci volle una legge fascista del 1935 a rimettere le cose a posto, cioè a sganciare definitivamente - e per sempre - la lira da una riserva aurea, e fare si che il suo valore fosse dettato dal mercato. Questa del Governo Fascista fu una ottima legge, ma toppo spesso ce ne dimentichiamo!
La carta moneta, in effetti, non ha nessun valore in se per se e non si capisce perché lo Stato doveva "pagarla" alla Banca d'Italia! Il denaro circolante è del popolo sovrano e NON della Banca d'Italia.Questo in un "Paese normale" - per usare un termine caro a D'Alema. Ma viviamo in Italia e di "normale" c'è solo la precarietà. Poi c'è da dire che la Banca d'Italia ha un potere così immenso che tutti i Governi ci sbattono il muso. Basta ricordare quanto tempo c'è voluto per cacciare Fazio, l'ex Governatore della Banca d'Italia! Che poi non è che l'hanno cacciat se ne è andato!
Negli USA, Bush può cacciare il Presidente della Federal Riserve, come e quando vuole. Perché la Federal Riserve non è privata, ma è dello Stato, ovvero del popolo! Ura con l'euro siamo alle stesse condizioni del Reame: una banca Centale praticamente privata controlata per la gran parte da capitali inglesi che però non sono dentro la moneta unica, ma ne possono decidere la fluttuazione. In poche parole: un casino senza fine!

Fu quindi l'avidità della borghesia Piemontese, di cui Cavour era esponente, a favorire la depauperazione del Sud e delle sue genti, complice anche una classe militare, e mi riferisco ai vertici, corrotta, del Reame. E - diciamola tutta - alla pochezza di "Franceschiello". Un sovrano più illuminato avrebbe badato più alle questioni di Stato che a quelle "corporali", visto che il suo unico problema era di andare a bagno tutte le mattine!
Con l'oro del sud parte la riscossa del nord e i risultati sono quelli che abbiamo dinanzi agli occhi. Non sol l'impoverimento del meridione (chiusura delle fabbriche, fine dell'artigianato, fuga dei lavoratori), convinse i vincitori a riversare sempre meno capitali all'ex Reame col risultato che la Calabria - per fare un esempio - che nel rapporto Campbell era considerata "Regione a forte concentrazione industriale", oggi è una delle più povere Regioni del Paese.
Non contenti, i nuovi padroni vendettero anche le terre demaniali (che Garibaldi per assicurarsi il loro appoggio aveva promesso ai contadini). E quei terreni finirono nelle mani dei soliti noti, borghesi di corta veduta che credevano che solo "la terra" fosse ricchezza. Era quella borghesi che insieme ai contadini, appoggiarono Garibaldi. E quando padroni e operai si mettono insieme, chi lo prende in quel posto sono i più deboli! E questo dappertutt pensate a quello che è successo in Russia con Stalin e i culachi!
So d'essere stato lungo e noioso, ma era doveroso far sapere anche questo lato della storia.


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