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Il Filo di Arianna

di Mikol Fazio
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Pubblicato il 01/06/2015 23:21:36

Domani è il gran giorno.

Sono pronta.

Faccio una ruota sul tappetto rosso che qualcuno ha disteso sul palco, per essere ignorato, per essere calpestato, brutalmente, per seguire il mio debutto dalla postazione più infima.

Fino a poco tempo fa, io ero una ballerina. 

La migliore del circo.

Eppure i miei numeri erano sempre marginali, solo vestiti da urlo, qualche coreografia breve e provocatoria, la mia bellezza in svendita. Nient'altro.

Ma dato che sono sempre stata brava nei contorsionismi e che, nonostante il poco tempo di cui disponevo, solitamente riscuotevo una certa approvazione da parte degli spettatori, hanno deciso di assegnarmi un ruolo diverso.

"Sarai un'acrobata" decise un giorno il padrone della nostra compagnia.

E a quel punto non avevo scelta, contava solo calarmi nella parte e rispettare il ruolo che mi era stato assegnato. Ciascuno voleva congratularsi con me, farsi sentire coinvolto, perchè in fondo erano piccoli cambiamenti che non potevo tenere per me.

"Non soffri di vertigini, vero?" mi chiese il domatore di leoni.

"Credo di no".

Erano stati tutti gentili nei miei confronti, i pagliacci a scacciare le lacrime quando inciampavo durante gli esercizi, gli animali a dormire in silenzio per non rompere la mia concentrazione, e quel mangiafuoco a illuminare le prove notturne che sembravano non finire mai.

"Vorrei essere al tuo posto, così leggera, così lontana dalle urla del pubblico, a un passo dal cielo".

Ma non potevo dire che il cielo era chiuso e sbarrato e non avrei potuto vederlo nemmeno per un istante.

 

Il filo è sospeso a chissà quanti metri dalla terraferma e mi fa pensare a quel leggendario filo del destino che attraversa le pareti di un altro mondo, aggrovigliandosi con l'aria del cielo, ma continuando a muoversi senza un inizio o una fine.

Ho paura.

Eppure, quando mi hanno comunicato la notizia, l'unica risposta che ho saputo dare è stato un sorriso folle, anche se non l'ho confessato a nessuno.

Già, che ironia.

Proprio io che mi chiamo Arianna, come la docile principessa greca che salvò il suo grande amore con un lungo filo.

Ma io non posso salvare nessuno. Non c'è nessun labirinto da cui posso uscire.

Il mio filo, è sicuramente diverso.

Inarco la schiena per fare un ponte che farebbe girare la testa a chiunque e abbasso le palpebre lentamente. Nel buio, riesco a vedere le cose con maggiore chiarezza.

Sento che questa volta avrò un ruolo fondamentale, tutte le luci saranno puntate su di me e il pubblico mi applaudirà così forte da sentire male alle mani.

Mi alzo di scatto e salgo sulla pedana, portandomi una gamba dietro l'orecchio e avanzando solo con l'altra, sfiorando il tappeto rosso con le punta delle dita.

Immagino di camminare sul filo sottile che mi è stato assegnato e che tante volte ho attraversato, maledetto, baciato, durante gli allenamenti dell'ultimo mese. I miei muscoli non oppongono resistenza, seguono il percorso che ho tracciato nella mia mente, e riempiono il silenzio del vuoto che mi circonda.

Ma non importa.

Ho aspettato questo momento da tutta la vita, forse ogni cosa sarà davvero perfetta, proprio come ho sempre sognato, e posso andare avanti senza cercare inutili motivazioni.

Sono finalmente importante, necessaria.

Domani è il gran giorno.

Sono pronta.

 

 

Il circo è sempre stato la mia casa e, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, non sono mai stata triste per essere cresciuta in un tendone, lontana dai genitori che non ho mai conosciuto, o per essere stata già dall'infanzia, solo una nomade senza ritorno.

Anzi, sono fiera di essere qui.

Non credo che esista una famiglia più bella della mia: sono circondata da persone che rinnegano ogni convenzione e sanno cosa significa avere bisogno gli uni degli altri, senza riserve.

Noi non abbiamo legami di sangue che ci uniscono, ma crediamo fortemente in qualcosa di ancora più grande, qualcosa che riesce a tenerci in piedi e a farci andare avanti. Forse un giorno lo capirò.

Ecco, il circo è il tipico luogo in cui le cose non sono mai come sembrano.

Perché anche quando credi di aver capito come sono veramente, cambiano, senza lasciarti il tempo di esultare per la scoperta.

 

Pochi secondi dopo, settimane, forse mesi?

E intanto è passata una vita intera.

 

Ci siamo.

Sono in bilico sul nulla. Rimango in equilibrio.

Poi avverto un sibilo muto in fondo al cuore.

Eccola, l'attesa nella quale sposto il peso, mettendo un piede davanti all'altro, senza sapere se troverò un appoggio ma costretta a proseguire, con il divieto assoluto di tornare indietro.

Non è forse la stessa attesa con cui devono fare i conti tutti quanti?

Adesso capisco che è questo, il momento che aspetto da tutta la vita.

E poi, cado.

 

 

 

 

 


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