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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Basta un’amica

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 05/02/2020 21:53:17

Basta un’amica

La mattina non finiva mai: seduta davanti al monitor Anna si sentiva invecchiare, demotivata da un lavoro ripetitivo e poco gratificante. Per fortuna era giovedì: in pausa pranzo un morso al panino e poi subito al mercato rionale.  Era il momento giusto per comprare una collana: ne voleva una per valorizzare la scollatura del golfino blu che sua sorella le aveva regalato la domenica precedente.

Il banco era facile da raggiungere, subito dietro l’angolo, vicino al tabaccaio. Lì avrebbe trovato un’ampia scelta di bigiotteria di tutti i colori e soprattutto avrebbe trovato lei, la signora che vendeva le collane. Anna aveva il cassetto pieno di monili di poco valore, ma erano i 5 euro meglio spesi della settimana, nessun altro oggetto in plastica la rendeva così felice.

La signora del banco era dell’età apparente di circa sessant’anni, sempre ben curata, con il trucco appariscente su un viso che portava le tracce di una chirurgia estetica effettuata diversi anni prima.

Accoglieva le clienti come se fossero gran dame in visita ad un orefice del centro e cominciava ad adularle proponendo collane adatte al loro incarnato, intonate con i loro occhi, perfette per il loro viso particolare. Anche le facce più arcigne non potevano resistere al suo fare tentatore.

“Guardi queste, sono perle di fiume, qui trova delle ametiste o preferisce questa resina colorata?” stava dicendo ad una cliente, con una proprietà di linguaggio che incantava. “Noti la lucentezza adamantina, non è uno splendore?”.

Fece un largo sorriso quando Anna si avvicinò al banco, come se la riconoscesse.  Continuò a parlare con le clienti mentre frugava sul banco: “Sono subito da te, cara”, le disse a mezza voce.

Venne il suo turno e Anna si sentì come una bambina nella sfera di attenzione dell’ambulante. Le disse cosa stava cercando e subito la donna le rispose: “Sei unica, solo per te ho questa collana con scaglie di pietre vere, le riconosci dal taglio vivo e dagli spettri di colore”. Tirò fuori da uno scatolone un girocollo, ancora nel suo sacchetto di plastica, e lo porse ad Anna che se lo rigirò tra le mani. Una cliente la stava osservando da vicino, pronta a ghermire la collana presentata con tanta enfasi e di cui non scorgeva una copia sul banco. L’acquisto era assicurato, Anna non avrebbe permesso ad un’altra donna di conquistare la sua collana! Tirò fuori dalla borsa una banconota da 5 euro e la porse alla venditrice che ripose il “gioiello” prescelto in un sacchetto rosso scintillante e glielo consegnò con fare cerimonioso.

Erano quasi le 14 ed Anna rientrò in gran fretta in ufficio, mentre i banchi del mercato smontavano.

La signora delle collane, aiutata da una collega di pari età, cominciò con delicatezza a riporre la bigiotteria nelle scatole.

“Ada sbrigati! Dobbiamo andare!”

“Va bene Lina, faccio il possibile”, rispose riempiendo con cura i contenitori che Antonio caricava sul furgone.

“Com’è andata oggi ragazze?”. “Dai bene, non possiamo lamentarci!”, risposero insieme le due donne. Ada e Lina erano amiche da molti anni, Antonio era il nipote di Lina, un bel ragazzo che trattava le due con affetto ed ironia. Ada guardò le braccia muscolose di Antonio che caricava il furgone: le erano sempre piaciuti gli uomini “forti”, anche Gino era così.

Gli uomini erano stati la rovina di Ada. Il primo era stato suo padre, lo aveva molto amato, ma era un violento, da bambina era terrorizzata quando lo sentiva urlare contro sua madre. Poteva essere molto dolce ma per un nonnulla scattava, gli oggetti si rompevano e volavano sberle.

Era uscita di casa molto giovane, seguendo un uomo più vecchio di lei che era rimasto incantato dalla sua bellezza e l’aveva messa in mostra come un’auto di grossa cilindrata. Ada era affascinante: magra, slanciata, con un portamento da principessa, sorrideva compiaciuta quando si sentiva al centro dell’attenzione. Le piacevano il lusso e frequentare il bel mondo, divertirsi e ostentare.

Spendeva molto, ma non erano soldi guadagnati con fatica: vestiti, trucchi, feste, parrucchiere, ma anche regali per Lina, una delle poche amiche che le era rimasta dal tempo della scuola.

Lina si era sposata presto, erano nate due figlie e aveva dovuto lavorare sodo per mantenerle, perché suo marito l’aveva lasciata da un giorno all’altro. Ada le passava dei soldi che Lina accettava con riconoscenza.

Gli anni erano passati e la bellezza di Ada non poteva competere con quella delle ragazzine: i suoi accompagnatori cambiavano con sempre più frequenza e non erano più accondiscendenti con i suoi capricci. Lei decise che poteva farcela con i soldi messi da parte e iniziò a vivere da sola, affrontando per la prima volta le ristrettezze della vita reale.

La normalità fu sconvolta dall’arrivo di Gino: trent’anni, bruno, un fisico portentoso e Ada, quasi cinquantenne, perse la testa come una ragazzina per un giovane ingordo ed egoista, come era lei alla sua età. Gli concesse tutto, soddisfò ogni suo desiderio, nonostante lui cominciasse a trattarla con disprezzo, a dare ordini, ad urlare come suo padre. Dopo che l’appartamento di Ada venne ceduto a lui, Gino la mollò e scomparve, lasciandola sola, depressa, alcolizzata e senza un soldo.

Lina non si era dimenticata dell’amica di infanzia e venne in suo soccorso: l’accolse nella casa dove viveva da sola, nella stanza che le figlie ormai adulte avevano lasciato. L’aiutò a disintossicarsi e le propose di lavorare con lei al mercato al banco di bigiotteria del nipote. Ada acconsentì e con fatica si abituò a lavorare all’aperto, alle levatacce, a stare in piedi per ore. “Lo faccio per Lina”, si diceva, ma poi si accorse che essere gentile con le clienti la faceva stare bene, non si era mai resa conto di quante donne fossero costrette nelle loro vite monotone, tristi, senza affetto. Lavorare al banco le permetteva di tirare fuori i suoi ricordi migliori per far sognare queste donne, rispolverando il suo amore per il bello per vendere collane da nulla e regalare momenti di felicità.

Lei non era più una bellezza, non aveva un uomo ma aveva Lina, si conoscevano da sempre, poteva con lei mettere in fila i momenti belli e brutti della propria vita. Aveva sbagliato ma anche vissuto intensamente, non aveva niente di cui pentirsi, le ripeteva sempre l’amica.

“Andiamo a mangiare qualcosa?”, Lina la prese sottobraccio e si avviarono al caffè all’angolo.

La giovane barista le accolse con calore e chiese se volessero il solito: quando ritornò con il vassoio, fece i complimenti ad Ada per il girocollo. Ada si guardò nello specchio e si accorse di avere al collo una collana che aveva indossato per convincere una cliente. Disse alla ragazza: “Sai cara, è vintage, faceva parte di una collezione realizzata per un film…non mi ricordo il titolo, ma c’era quell’attrice famosa, napoletana, sì, proprio lei, Sofia”. La ragazza pendeva dalle sue labbra. “Tu hai gli occhi e la scollatura come Sofia, ti starebbe benissimo, sai cosa faccio? Te la regalo, tanto a me non serve, sono vecchia”.   La giovane rimase senza parole e allungò la mano, prese con delicatezza la collana che Ada le porse e se la mise subito al collo ammirandosi nello specchio.

Appena si fu allontanata, Lina sorrise all’amica. “Che bugiarda! Ma sei stata davvero adorabile!” e la baciò sulla guancia.  Ada si schernì e le rivolse uno sguardo d’intesa, assaporando il benessere del momento.

 

AA.VV, L’altalena, Concorso Amore è 2019, Edizioni SENSOINVERSO, gennaio 2020


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