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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Errare è umano

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 21/08/2020 14:08:37

 

Luca aveva da poco compiuto venticinque anni, era un ricercatore brillante, geniale fin da bambino: una delle sue particolarità era la sua collezione, non di figurine o di francobolli, ma di errori.

La sua raccolta era iniziata in terza elementare, quando la maestra aveva raccontato che la scoperta dell’America era il risultato di una svista. Studiando scienze, Luca aveva potuto arricchire la sua collezione: ad esempio la penicillina era stata scoperta per caso e l’intuizione di Fleming aveva salvato milioni di persone.  Gli errori “famosi” gli avevano insegnato fin da bambino che il destino gioca i suoi scherzi e la fortuna esiste solo per chi sa sfruttarla a proprio vantaggio.   

Dopo un eccellente percorso scolastico, si era iscritto all’università con un anno di anticipo, e stava lavorando ad un progetto che avrebbe contribuito a combattere i cambiamenti climatici mediante lo sviluppo di energia pulita a partire da scarti agroforestali. Trascorreva gran parte della giornata tra le aule e il laboratorio, anche se, nelle ultime settimane, la sua preferenza ricadeva sul laboratorio, da quando era entrata a far parte della squadra Laura, una ragazza canadese in Italia per qualche mese.  Luca era combattuto tra essere il miglior studente del corso e vincere la borsa di studio, o affiancare Laura nelle sue ricerche stando più tempo con lei. La ragazza però non sembrava accorgersi delle sue attenzioni, quando lui le parlava delle sue ricerche lei giocava con una ciocca dei lunghi capelli castani, sorrideva e poi si distraeva.

Quella mattina Luca ricevette una telefonata da un numero sconosciuto: era il direttore del Centro di ricerche che lo chiamava per riferirgli di un’opportunità unica, la radio nazionale era alla caccia di giovani talenti e lui aveva fatto il suo nome. Lo avrebbero intervistato nel pomeriggio, così avrebbe potuto mettere in risalto le attività del centro e il suo nome di ricercatore in erba si sarebbe fatto conoscere a livello nazionale. Luca ringraziò emozionato, e pensò che, se fosse riuscito ad esprimere al giornalista e al pubblico radiofonico l’importanza dei suoi studi e la passione che lui ci metteva, sicuramente la borsa di studio sarebbe stata sua.

L’appuntamento telefonico era alle 15 e aveva solo pochi minuti a disposizione per un’intervista in diretta. Dopo il primo momento di euforia, si sentì assalire da un nervosismo che non poteva tradursi che in una sola parola: paura.

Trascorse con ansia le ore fino a che, nel primo pomeriggio, vide arrivare in laboratorio Laura, reduce dalle lezioni che aveva seguito fino a tardi. Travolto da un’agitazione crescente, Luca salutò con enfasi la ragazza e le raccontò dell’intervista e di cosa avrebbe detto, di quanto fosse importante per lui quell’occasione e di come   fosse difficile concentrare in pochi minuti le molte cose di cui voleva parlare. Laura annuiva e sorrideva, con indosso il camice ed i libri ancora in mano. Quando Luca finalmente fece una pausa, Laura riuscì a dire che non aveva ancora mangiato e se non avesse addentato qualcosa a breve sarebbe svenuta. Luca guardò l’orologio, mancava più di mezzora alle 15, potevano uscire e rientrare in tempo in laboratorio per l’intervista; in ogni caso lo avrebbero chiamato sul cellulare, poteva rispondere da qualunque luogo. Presero le giacche e senza neanche levarsi i camici si avviarono al bar dell’Università.

Luca si rese conto che lui e Laura erano per la prima volta da soli, lei gli sorrideva fiduciosa, le guance arrossate dall’aria di inizio primavera. Una volta arrivati al bar lo trovarono più affollato del solito: qualcuno stava festeggiando una laurea, molte persone si accalcavano al banco, parlando ad alta voce e gridando i loro auguri.

Luca propose allora di andare fino alla pasticceria all’angolo, famosa per i bomboloni alla crema: Laura assentì entusiasta, era golosa e il suo appetito stava crescendo. Per raggiungere lo storico locale impiegarono più tempo del previsto e Luca scelse di accomodarsi in una saletta appartata, per essere sicuro di essere in un luogo tranquillo per l’intervista. Laura era lì con lui, sentiva il suo profumo; intanto che lei mangiava lui cominciò, emozionato, ad esporre cosa avrebbe raccontato alla radio, delle ore trascorse in laboratorio e delle speranze per un futuro migliore per il pianeta. Si accalorò e chiese suggerimenti alla ragazza per far comprendere le sue ricerche ad un pubblico di non esperti. Controllò l’orologio, le 15 erano passate, ma il telefono non aveva squillato. Dopotutto gliel’avevano detto che i tempi potevano slittare: qualcuno degli intervistati in scaletta prima di lui probabilmente stava occupando più tempo del previsto. Attese con pazienza, nel frattempo era Laura a parlare, a raccontargli le sue impressioni sul suo primo mese trascorso in Italia.  Alle tre e mezza Luca si decise a tirare fuori il cellulare dalla tasca e fece una terribile scoperta: nella saletta non c’era campo. Corse fuori dal locale con il telefono in mano e comparvero sullo schermo diverse telefonate non risposte. Richiamò all’istante: dalla segreteria della redazione radiofonica gli risposero che l’avevano cercato più volte, peccato, la trasmissione era da poco terminata. Luca si sentì mancare, insistette per sapere quando ci sarebbe stata un’altra occasione e gli risposero che non sapevano quando avrebbero riparlato dei giovani talenti, purtroppo le buone notizie non fanno audience.

Le altre chiamate erano del laboratorio e del direttore, pensò con angoscia ai commenti di delusione dei colleghi e dei superiori, aveva commesso un terribile sbaglio. Rientrò nel locale, si sedette al tavolo e si nascose il viso tra le mani: che vergogna, aveva combinato un disastro.

Laura, preoccupata, rimase in silenzio, aspettando che lui parlasse.  Passato qualche minuto di silenzio, Luca sentì una mano che lo accarezzava con dolcezza: alzò lo sguardo e vide che la ragazza lo guardava addolorata e gli chiedeva cosa potesse fare per lui.

Luca le prese la mano e se la portò alle labbra.

 “Sei una ragazza deliziosa”, le disse, mentre le baciava le dita.

Si ricordò degli errori che aveva collezionato da bambino e sorrise, aveva la prova che da un fallimento possono nascere opportunità inaspettate.  

 

AA.VV., Il broplema. Concorso Oceano di Carta 2020. edizioni SENSOINVERSO, luglio 2020


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