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Un mondo sostenibile

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 21/08/2020 17:57:11

Anna prese le forbici, tagliò il nastro adesivo, e aprì la scatola di cartone riciclato. Tirò fuori la bilancia: era pesante, color argento e senza pile, l’aveva scelta apposta, se basta la forza di gravità per misurare il peso perché sprecare batterie usa e getta?

L’appoggiò a terra e salì sopra con delicatezza: la lancetta indicava 65, era già aumentata di due chili, accidenti! La ginecologa le aveva raccomandato di tenere monitorato il peso, mancavano ancora cinque mesi alla nascita prevista a fine settembre. In accappatoio mimò Rocky Balboa: da oggi si impegnava non solo a seguire una dieta corretta, ma anche a vivere più sostenibilmente, senza inquinare e senza nessuna forma di violenza, come faceva l’attivista svedese che seguiva in rete.

Ok, da dove cominciare? Piegò la scatola della bilancia e la mise nel contenitore della raccolta differenziata: fino a qui era facile, l’aveva sempre fatto. Da domani basta colazione al bar, era ora di cambiare! Si ripromise di cercare online dove acquistare frutta e verdura bio e pane e biscotti con farine non raffinate.

Oltre a leggere post di sconosciuti, avrebbe desiderato un’amica che la consigliasse nelle sue scelte: non era facile per una futura madre single senza esperienza. Il suo compagno l’aveva lasciata appena saputa la novità, dopotutto erano insieme da poco tempo e la maternità non era stata una scelta decisa insieme.

I vestiti cominciavano a tirare sulla pancia: tra poco sarebbe arrivata l’estate e poteva indossare i suoi larghi abiti colorati, non ci sarebbe stato bisogno di acquisti. Un bel risparmio di soldi e di risorse! Cambiò l’immagine del suo profilo sui social e commentò “Penso positivo” aggiungendo un cuore e una faccetta sorridente.

Prese la borsa e automaticamente cercò le chiavi della macchina: c’erano, salutò il gatto e chiuse la porta.

Arrivata all’auto si bloccò: perché non prendere i mezzi pubblici come si era sempre riproposta? Non pioveva, non sembrava esserci molto traffico, era il giorno giusto per iniziare. Si avviò alla fermata, dove vide già molte persone in attesa. Non conosceva nessuno, tirò fuori il cellulare per far passare il tempo. Dopo alcuni minuti, arrivò l’autobus e la gente si accalcò presso le porte, spintonando. Anna rimase in disparte, salì tra gli ultimi e faticò a trovare un sostegno dove attaccarsi. La sua pancia si vedeva a malapena, difficile sperare che qualcuno se ne accorgesse e le cedesse il posto. L’autobus procedeva a rilento nel traffico e ad ogni fermata sempre più persone salivano, l’aria era viziata e Anna si sentiva schiacciare. “Cosa mi è venuto in mente!” pensò, “Tutta abitudine, domani andrà meglio”, si fece coraggio. Fantasticò sul suo bambino: se fosse venuto al mondo con qualche giorno di ritardo sarebbe nato nell’anniversario di Gandhi, il 2 ottobre. Sarebbe stata una bella coincidenza! Sentì una voce scortese che le diceva di spostarsi, intralciava la discesa. 

In ufficiò sorseggiò la tisana consigliata dalle colleghe, naturalmente senza zucchero, con un indefinito sapore tra il finocchio e la liquerizia. Il viaggio in autobus l’aveva innervosita e si sforzò di non rispondere a tono ad un cliente sgarbato.  Respirò a fondo: niente rabbia, il suo bambino doveva crescere in un clima sereno.

A pranzo faticò a trovare un piatto vegetariano di suo gusto: se non avesse voluto mangiare sempre solo pomodoro e mozzarella, da domani avrebbe dovuto portarsi il cibo da casa. Pensandoci bene realizzò che in autobus si sarebbe trovata con una borsa in più, oltre a svegliarsi prima per cucinare: era davvero scomodo. Poteva ordinare online dei tramezzini integrali, ma non le andava di farseli portare da ragazzi che venivano sfruttati per attraversare la città in bicicletta. Scelta difficile, come si doveva comportare? Domani mattina avrebbe deciso.

Rientrata in ufficio si lavò le mani e si guardò allo specchio: due grandi occhi castani, con occhiaie, la mattinata era stata davvero pesante.

Il pomeriggio trascorse lentamente, la mancanza di caffeina si faceva sentire.

Verso le cinque la centralinista le passò una telefonata di uno sconosciuto che la aggredì quando lei rispose che non era interessata alla sua proposta: per fortuna era ora di uscire, non avrebbe sopportato altri clienti e fornitori arroganti. Timbrò e si ricordò che doveva prendere l’autobus per tornare a casa: raggiunse la fermata e lo vide arrivare.  Era troppo pieno, decise di non salire, quattro passi le avrebbero fatto bene, per cui proseguì fino alla fermata successiva. Aspettò un quarto d’ora, si fece forza e salì sul mezzo. Mancava l’aria, chiese per favore ad un ragazzo di aprire il finestrino, ma era bloccato. Al semaforo l’autobus frenò bruscamente e Anna cadde addosso ad una signora che la sgridò, dicendole di tenersi ben attaccata.

Arrivata a casa, prese le chiavi dalla borsa e aprì con sollievo la porta: per fortuna ad aspettarla c’era Adone, il suo amato gatto. Nel corridoio non illuminato notò sul pavimento una macchia scura: si avvicinò e si rese conto che era un uccello morto, le sue penne nere, con riflessi colorati, giacevano scomposte. Anna cacciò un urlo e lasciò cadere la borsa.  Rimase impietrita nel corridoio, disgustata ma anche addolorata.  Il gatto si avvicinò e si sedette vicino a lei facendo le fusa, orgoglioso della caccia, fissando la preda che le aveva portato in dono.

Anna stentava a trattenere le lacrime: non riusciva a capire perché un essere così affettuoso potesse essere anche così violento. Tutta la giornata era stata un fallimento, aveva cercato di essere rispettosa della natura, attenta agli altri, ma il risultato era che si sentiva sfinita ed infelice.

Adone le si strusciò addosso, Anna lo carezzò ed il contatto con il pelo caldo e morbido la calmò. Respirò profondamente: era tutto così difficile! Ma ce la poteva fare, si rincuorò, mancavano ancora diversi mesi a settembre.  Passo dopo passo il mondo sarebbe diventato migliore anche per merito del suo contributo e il suo bambino sarebbe stato fiero di lei.

Si fece forza, prese un sacchetto di carta e raccolse il cadavere dell’uccellino e rimase lì, indecisa con il pacchetto in mano, se metterlo nella raccolta dell’umido o se seppellirlo in giardino: l’ennesima scelta della giornata di una futura mamma per un mondo più sostenibile. 

 

Autori Vari, Alcova Letteraria, Racconti vol. 2, agosto 2020

 

 


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