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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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L’eredità

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 16/09/2020 18:54:37

L’appuntamento era per il primo pomeriggio presso la casa della nonna.

Laura fece fatica a trovare un parcheggio per la sua vecchia Yaris, in quel sabato di fine dicembre. Entrò nel portone del condominio in centro a Milano, pensò a quante volte aveva varcato quella soglia, forse quella sarebbe stata l’ultima.

Il portiere le chiese dov’era diretta. “Dalla signora Adele” rispose, ma subito si corresse “nell’appartamento dove abitava la signora, mi aspettano”.

Prese l’ascensore che odorava vagamente di cibo e salì al quinto piano. La zia le aprì la porta e la accolse con un sorriso, entrando sentì la sala dell’appartamento risuonare del chiacchierare fitto dei cugini e delle cugine, felici di ritrovarsi in quel sabato invernale. La nonna era morta qualche mese prima in età avanzata, la casa stava per essere venduta, ed i giovani erano stati invitati per prelevare qualche ricordo prima che tutti gli averi e gli arredi dell’anziana andassero in discarica.

Gli oggetti di valore erano già stati suddivisi, a lei era toccata una collana d’oro con pietre blu che probabilmente non avrebbe mai indossato. Laura fu sopraffatta dagli abbracci delle cugine, desiderose di mostrarle il loro bottino: chi aveva scelto uno specchio, chi dei libri, chi alcune statuine etniche che i nonni avevano acquistato nei loro viaggi.

Laura non era attirata dagli oggetti, dalla loro fattura o dal loro valore, ma aveva già deciso cosa portare via: qualcosa che la nonna adoperava spesso e che le avrebbe sicuramente ricordato i momenti passati con lei.

Per cui andò in cucina a scegliere qualche pentola di alluminio ammaccata, usata dalla nonna innumerevoli volte, per cucinare con amorevole cura i suoi piatti preferiti.   Quando tornò in sala con la sua preda gli altri rimasero sorpresi dalla sua scelta: chi mai avrebbe potuto apprezzare delle vecchie pignatte?

Luca ridendo le disse: “Puoi prendere anche i vecchi vasi di terracotta, anche il giardinaggio era una delle passioni della nonna!”

“Sì, i vasi!” fecero in coro gli altri, prendendola in giro, “tieni anche quelli!”

Laura stette al gioco e uscì sul balcone, dove infreddolita vide numerosi vasi di terracotta, di varie dimensioni, colmi di terra resa grigia dal freddo e dall’incuria dei mesi trascorsi.

“Certo che li prendo, però mi dovete aiutare a portarli in macchina, sono pieni e pesano un sacco” disse rientrando al caldo, per vendicarsi della sfida a cui non poteva sottrarsi.

Fu così che si ritrovò ad attraversare il traffico milanese con il baule pieno di vasi e vecchie pentole.

Con l’aiuto del suo vicino di casa, trasferì gli oggetti impolverati sul balcone: si ripromise di sistemarli dopo il rientro dalla montagna, dove avrebbe passato il Capodanno.

Trascorse gennaio, vasi e pentole rimasero indisturbati sul balcone, soggetti alle intemperie e al freddo invernale. Un sabato di febbraio, finalmente con il primo sole tiepido, Laura si alzò con l’intento di sistemare casa, che appariva grigia e polverosa. Uscì sul terrazzino a sbattere il tappeto e vide accatastati in un angolo pentole e vasi. Corrucciata si avvicinò e vide dei piccoli triangoli verdi fare capolino dalla terra: c’era qualcosa di vivo nei vasi, che richiamava la sua attenzione. Laura, sorpresa, spostò i contenitori in un angolo assolato e a partire da quel giorno li bagnò con costanza. Che emozione quando comprese che i vecchi vasi contenevano dei bulbi che si stavano rianimando dopo il letargo invernale!

Spuntarono e crebbero grandi e sottili foglie verdi che si trasformarono in marzo in rossi tulipani e muscari azzurro-violetti, accompagnati da rigogliosi trifogli.

Laura seguiva la loro crescita con apprensione e gioia e non mancava di inviare foto alla chat famigliare per raccontare con orgoglio dell’eredità. Sì, eredità, perché quei fiori erano stati scelti e curati dalla nonna, che aveva apprezzato i loro colori ed il loro profumo negli anni precedenti. Chissà per quanti anni, si domandava Laura, quei fiori avevano rallegrato la nonna in primavera! I calici rossi alti e slanciati dei tulipani contrastavano con le piccole campanule dei muscari, dando all’insieme un aspetto pieno di bellezza e di colori.

Ma le sorprese non erano finite: quando tulipani e muscari stavano per sfiorire spuntarono delle nuove foglie nel vaso più grande. Crebbero con una vitalità ed un impeto quasi gioioso, come se avessero atteso da mesi quel momento. In poco tempo Laura vide boccioli rotondi emergere dalle foglie ramate: una bellissima dalia stava crescendo orgogliosa nel vecchio vaso di terracotta adorno di fregi.

I suoi fiori gialli le tennero compagnia per tutta l’estate: con l’avanzare dell’autunno via via la pianta ingiallì e si seccò, ma lei sapeva che non sarebbe stato un addio, si sarebbero riviste l’anno successivo.

La nonna le aveva fatto un grande regalo: le sue piante parlavano di lei e donavano gioia a chi le possedeva.

 

Antologia di poesie e racconti 2020, 6° Concorso letterario Voci di notte “Flora”, Associazione Mirò, luglio 2020

 

 


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