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Premio "Il Giardino di Babuk - Proust en Italie" VII Edizione 2021
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Per sempre tuo

di Teresa Cassani
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Pubblicato il 16/01/2021 15:19:25

PER SEMPRE TUO

-Vuole che la serva al tavolo?- la voce della barista è intensamente calda.
-Sì, grazie- risponde Eliseo guardando la sala vuota.
Non c’è nessuno a quest’ora, solo una donna anziana appollaiata su un seggiolino a ridosso del banco che si produce in un monologo sconclusionato su un trascorso amore.
L’atmosfera intorno sa di sperdimento. Eliseo prende il giornale dal portariviste, sceglie un posto non distante dalla vetrata che dà sulla pensilina, appoggia lo zaino al pavimento, sbottona il giaccone e si siede. Il fondo della seggiola è di legno e guardarlo scalda un po’. Tira fuori dalla tasca il pacchetto di sigarette, spalanca sul tavolino le pagine del quotidiano.
La pressione del caffè che sale e l’acciottolio delle tazzine confondono il rumore delle parole che la sconosciuta anziana dissemina nel chiuso del locale.
Eliseo affonda i pensieri tra le righe della terza pagina. La barista ha appena servito il cappuccio. Lui alza gli occhi per tirare una boccata e immergersi nelle volute di fumo che si stemperano contro la porta a vetri. Dentro c’è il soliloquio della donna, pelliccia di volpe al collo, che si fonde nel ricordo della visita a Santa Teresa: i fotogrammi si affastellano veloci .

Stavano proprio sulla pensilina del primo binario lui e i suoi compagni di liceo in attesa del diretto. All’istituto li avrebbero accolti due suore per introdurli nel parlatorio.
La ragazza, con la testa reclinata sulla spalla, si muoveva sola in mezzo alle altre, immobili e assenti. Poi si era avvicinata alla sua compagna di classe e, maldestra, le aveva preso le falde del cappotto azzurro. Mariangela, sentendo gli occhi di tutti i compagni puntati addosso e l’interesse che, unica, aveva suscitato nell’ospite dell’istituto, fortemente a disagio di fronte a un disagio più grande, era arrossita fino alla radice dei capelli. La suora aveva delicatamente afferrato la mano della ragazza, con la testa reclinata sulla spalla, per allontanarla.
Eliseo era rimasto colpito. L’imbarazzo di Mariangela era il riflesso di una disposizione interiore già percepita da tempo e capace di attrarlo.
Mariangela era rossori quotidiani, annullamento dell’io, attenzione per gli altri simile a una supplica, e poi silenzi, silenzi continui: lui pensava che una donna così non avrebbe mai potuto ingannarlo.
E quando aveva esercitato il proprio fascino su tutte le altre, che gli capitavano a tiro, lo aveva fatto superficialmente o per mascolina vanità. Perché sapeva come incantare una donna nel dirigere lo sguardo, nell’infilare la frase giusta, nel dire il vero in un verso.
Ma la colata dei sentimenti, che si traduceva in tenerezza, aveva un’unica direzione.
Lei abitava in campagna, nella casa dei meli. Gli aveva detto che doveva aiutare i genitori anziani e non poteva trasferirsi da lui. Lui aveva insistito e lei aveva lasciato intendere un quasi sì.
Lui ci aveva creduto. Tanto che si era messo a sistemare un’abitazione .
Ma lei non si era mai decisa. E lui si era lasciato andare col fumo, il cibo e gli incontri occasionali.
Lei non aveva mai reciso il filo. Perché gli si era affezionata e spesso gli chiedeva consigli.
Adesso anche lei è sola. E malata.

Il fischio del treno in transito sul primo binario scuote Eliseo che porta alle labbra la tazza col cappuccino. La signora anziana ha terminato il monologo e lo fissa dal trespolo con un’aria vagamente beffarda che sembra dire: “E tu? Che cos’hai da raccontare?”.
Eliseo distoglie lo sguardo e lo lancia verso la specchiera sempre appesa nella parte alta del muro di fronte al bancone. Osserva il tempo trascorso nei capelli grigi, la barba e le occhiaie. È rimasto poco del ragazzo di prima.
La sala ora è un palcoscenico vuoto. Tutti tacciono. La barista strofina le tazzine, la signora guarda la testa di volpe appesa al collo, Eliseo ricompone le pagine del quotidiano e lo piega per riporlo. Poi afferra il telefono dalla tasca del giaccone e lo posa sul tavolino.
Forse questa mattina Mariangela gli manderà un messaggio.
Non ha mai smesso di chiedergli consigli.
Gliene chiede ancora.
Gliene chiederà sempre.




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