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Grigio, il lupo

di Elsa Paradiso
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Pubblicato il 04/02/2021 07:55:36

 

Liberamente ispirato da una storia vera

......................

 

L’uomo, cacciatore da sempre, stava percorrendo un viottolo nella campagna abruzzese, a linea d’aria non eccessivamente lontano dalla sua abitazione. Gli piaceva camminare tra il verde, sia di mattino presto che sul far della sera. A seconda dell’ora, sceglieva e decideva percorso e durata. Non tralasciando mai di portarsi dietro il fidato fucile, poiché da quelle parti volpi e lupi certo non mancavano. L’età giocava un ruolo non indifferente, ormai era sui 70, portati bene ma sempre 70. Quella mattina di fine inverno il giorno splendeva freddo e terso.

- Gino - si disse - finché le gambe ti reggono, non rinunciare alla bellezza della natura. Anche se spari … tu l’ami.

L’azzurro del cielo quasi lo abbacinava. Si fermò per guardarsi in giro. Che tranquillità da quelle parti! Si stiracchiò e respirò quanta più aria potessero immagazzinagli i polmoni. Ossigeno e verde , due amici di cui fidarsi. Riprese il cammino. Arrivò fin dove iniziavano le conifere e il paesaggio circostante manteneva ancora tracce dell’ultima nevicata. Da quel punto poteva tuffare lo sguardo nella vallata e vedere le case dall’alto, in parte raggruppate e in parte sparse, molte delle quali ancora in pietra.

Fece per tornare sui suoi passi quando udì un fruscio di rami, cadenzato, come se qualcuno o qualcosa si muovesse. Scrutò la zona. Niente. E non c’era nemmeno un po’ di vento. La brezza può bastare per smuovere foglie e rami, che dandosi piccole gomitate creano e spandono scricchiolii con effetto a catena.

- Forse un coniglio selvatico, o un uccello. Certo non me lo sono sognato - pensò.

Riprendendo a camminare udì ancora quel fruscio, stavolta più deciso e seguito da un lamento.

Fece dietro front , e cominciò a controllare meglio il luogo. S’infilò fra alcuni alberi e con la punta del fucile ne allargò gli arbusti e i cespugli. Poi rimise l’arma a tracolla. Da lì la vegetazione andava a chiazze. Apriva a spazi di erba bassa e pietre. Non c’erano alberi.

Gino con una mano fece tetto agli occhi, mirando lo spazio che gli si presentava di fronte, finché non colse un qualcosa che lo indusse a ritirare lo sguardo. A circa 30 metri di distanza, focalizzò una piccola sagoma. Tolse nuovamente il fucile dalla tracolla, posizionandolo come usa fare un cacciatore e, a passi cauti, si diresse in quella direzione.

Quando fu abbastanza vicino per focalizzare, si accorse che si trattava di un piccolo lupo. I due si guardarono. L’uno stupito. L’altro smagrito, debole, e tremante. L’uomo dubitò sul da farsi. Restò immobile, per studiare la situazione. Quell’esserino lo impietosiva. Era in difficoltà. Disperso o abbandonato? Doveva decidere le modalità di azione, altrimenti l’animale poteva fuggire peggiorando il suo stato.

Infatti, appena accennò un movimento , il cucciolo prese a correre per un bel tratto. Notò che da una delle zampe posteriori zoppicava vistosamente. Gli tornò alla memoria che in una tasca del giaccone aveva infilato un panino col prosciutto.

- Lo prenderò per la gola, forse mi darà fiducia.

Prese il panino, ne staccò un pezzetto e glielo lanciò affinché il boccone lo raggiungesse il più possibile.

E lentamente cominciò ad avvicinarsi. Dopo un attimo d’esitazione, il cucciolo annusò quel dono e se ne cibò. Il cacciatore ne lanciò altri, che gustò tutti con voracità.

Nel frattempo era avanzato fino a poterlo sfiorare. Il piccolo lupo non si mosse, e Gino con un guizzo lo afferrò per la collottola, non pensando minimamente che potesse beccarsi un morso. L’altro si lasciò prendere e portare via senza opporre resistenza. Durante il percorso , il cacciatore lo accarezzava sussurrandogli parole dolci.

Sapeva che il tono della voce è sempre importante, in particolare per gli animali.

La sua casa sorgeva al limite del paese ed era dotata di un ampio giardino. La raggiunse ed entrò. Posò il cucciolo sul pavimento, liberandosi di giacca e orpelli. Gli si volse e lo ispezionò per vedere se oltre alla zoppia avesse delle ferite. Per fortuna non ne aveva.

Probabilmente la zampa era fratturata. Una caduta, forse. Con della garza la fasciò in modo che stesse un po’ rigida. Nel pomeriggio si sarebbe rivolto al veterinario.

Il Dottor Rossi visitò il lupetto. Alla fine confermò la frattura dell’arto e, senza specificarne la causa, procedette alla sistemazione tramite una stecca di plastica e un’adeguata imbottitura. Tuttavia era perplesso.

-Che c’è dottore? - domandò Gino.

-Non dimentichi che non è un cane. Quando sarà guarito dovrà contattare un centro specializzato nel reinserimento in natura degli animali selvatici. A proposito, qui vicino ce n’è uno molto accreditato. Mi sono informato come funziona. Glielo consiglio.

- Va bene. Intanto me lo porto a casa.

Il veterinario annuì.

Passarono un paio di mesi e il piccolo lupo era guarito. Pareva felice. Correva e saltellava in giardino, dove il cacciatore gli aveva costruito una cuccia in legno massiccio, dotandola all’interno di una calda coperta, anche se a osservarlo bene la zampa offesa mostrava delle imperfezioni nel movimento.

Uomo e lupo erano divenuti inseparabili. In questo frangente si inserì Carletto, un bimbo di 5 anni che abitava lì vicino. Una mattina, mentre la mamma lo accompagnava all’asilo, passando accanto alla casa del cacciatore si accorse dell’esistenza del lupetto. D’un tratto si staccò dalla mano della madre e si mise correre, aprì il cancello del giardino e si fiondò diritto verso l’animale. Senza pensare se fosse lupo o cane, lo accarezzò. La madre, che da principio fendette l’aria con un urlo, si quietò subito vedendo che i due cuccioli si comportavano come dei cari amici che si erano ritrovati.

In quel mentre sopraggiunse Gino.

-Signora Gemma non stia a preoccuparsi , è un animale dolcissimo, mansueto. Troppo spesso si è prevenuti e si generalizza. Io per primo mi sono ricreduto, grazie a lui. Terminò la frase indicando il cucciolo.

- L’ho chiamato Grigio.

La donna sorrise.

- Ora però devo portare mio figlio all’asilo.

- Giusto.

- Carletto, vieni! Il bambino a malincuore obbedì.

- Mamma, posso tornare qui? - Il suo sguardo avrebbe fatto sciogliere un sasso.

- Per me non ci sono problemi – rispose Gino.

La signora Gemma rivolta al figlio precisò:

- Se ti comporti a dovere, anche per me non ci saranno problemi, e potrai tornare a trovarlo. Carletto non stette nella pelle per la gioia. Abbracciò e prese per mano sua mamma, lasciandosi condurre volentieri all’asilo.

Il giorno dopo tornò. E poi ancora. Appena poteva, andava a trovare Grigio per giocare con lui o semplicemente stare in sua compagnia, non dimenticandosi mai di portargli qualche pensierino mangereccio.

La mamma si sentiva tranquilla e soddisfatta nel vedere il suo bambino così contento, tanto che, quando Gino le aveva chiesto se Carletto potesse unirsi a lui e a Grigio per fare delle passeggiate in campagna o nei boschi, non aveva lesinato a concedere la sua autorizzazione.

Passò l’anno e il lupo raggiunse lo sviluppo corporeo definitivo, ma giocando col bambino si comportava sempre da cucciolo.

Un mattino, portandogli del cibo in giardino, Gino si accorse che Grigio era sparito. Guardò nella cuccia, rientrò in casa per accertarsi se per caso vi fosse entrato di soppiatto, come già era accaduto in passato.

Niente. L’uomo uscì di nuovo e andò in strada, imboccò alcuni viottoli, richiamandolo ad alta voce.

Possibile che fosse scappato? Non aveva mai mostrato segni d’insofferenza. O forse qualcuno lo aveva rubato? Nessuna traccia dell’animale. Pareva essersi volatilizzato!

Si sentì il respiro corto per l’ansia che provava. Voleva e doveva calmarsi. Non era da lui essere così precipitoso nelle conclusioni. Grigio sarebbe ritornato.

Nel pomeriggio di quello stesso giorno, come di consueto, Carletto entrò in giardino per divertirsi col lupo. Non vedendolo, se ne stupì. Gino, malgrado tutto quello che gli passava per la mente e per guadagnare tempo, con un sorriso gli raccontò che l’animale era andato a farsi un giro sulle alture.

Il bambino deglutì delusione e amarezza.

- A domani allora - disse serio mentre se ne ritornava a casa.

- Già, a domani - pensò l’uomo. - E dovrò in qualche modo dirti la verità. Non ebbe la possibilità di dedicarsi al dispiacere per la sparizione ormai certa di Grigio, perché di più lo preoccupava l’atteggiamento del bambino che non voleva rassegnarsi alla mancanza. Piangeva, si presentava di continuo per chiederne notizie, e poi d’improvviso si chiudeva in se stesso. A nulla valsero le lusinghe del cacciatore:

- Stai tranquillo. Lui sarà dai suoi compagni. Dalla mamma. Ora sta meglio che qui. Se vuoi ti regalo un cagnolino.

- Io voglio solo Grigio! - piagnucolò Carletto.

La signora Gemma non sapeva più che fare.

Il tempo smussa anche le pietre più spigolose, e Gino non pensò quasi più al suo lupo. Lo stesso stato d’animo credeva fosse condiviso dal bambino. Due anni dopo, sempre sul finire dell’inverno, incuriosito da un vociare in strada, l’uomo venne a sapere che anche Carletto era sparito, probabilmente fuggito dalla scuola. Durante la ricreazione era andato a recuperare il pallone rotolato oltre il cortile. I suoi compagni avevano aspettato invano che ritornasse. Riferito l’accaduto alla maestra, erano cominciate le ricerche.

Ma il bambino non si trovava. La signora Gemma era stata informata e, allo stesso tempo, la scomparsa denunciata ai carabinieri. Venendolo a sapere, gli abitanti del posto avevano deciso di organizzare una squadra per andarlo a cercare. Si trattava proprio delle persone di cui Gino aveva sentito il clamore nelle vicinanze di casa sua.

L’uomo prese atto di quanto era capitato e non esitò a unirsi alla ricerca del bambino.

Prima di andare, si avvicinò alla signora Gemma. Seduta su una panchina, la donna si teneva la testa tra le mani e piangeva, indifferente a chi tentava di consolarla.

-Coraggio e fiducia, lo troveremo – disse senza aspettarsi da Gemma una risposta né uno sguardo.

Per tutto il pomeriggio e la notte seguente la zona venne perlustrata assieme alle forze dell’ordine e alla protezione civile. Tutti facevano turni molto stretti. Gino si ritagliò solo un paio d’ore di riposo. Quindi si rimise alla ricerca e, questa volta, volle farlo da solo.

Quella mattina il giorno splendeva freddo e terso, e l’azzurro del cielo quasi lo abbacinava procurandogli la stessa sensazione di qualche anno prima, come se non ci fosse stata interruzione e il momento fosse lo stesso. Camminò e camminò. Un ululato attirò la sua attenzione: concreto, facilmente reperibile.

Un grosso lupo si manifestò di fronte a lui, per sparire immediatamente. Il cacciatore imbracciò il fucile e avanzò circospetto. L’età recava il suo segno. Sentiva una certa stanchezza e il passo non saldo. Quando si trovò su un ampio spiazzo, il grosso lupo riapparve. L’uomo si attivò per prendere la mira e sparare … ma si fermò di botto quando si rese conto che l’animale muoveva in maniera imperfetta una della zampe posteriori. Un lampo lo colse. E in quel lupo riconobbe Grigio!

Forse voleva comunicargli qualcosa perché, procedendo nella leggera corsa, ogni tanto si fermava e lo guardava. Corsa e inseguimento si protrassero per un buon tratto. A un certo punto, il lupo deviò, infilandosi in una boscaglia. Avanzava in modo da non essere perso di vista. Si arrestò davanti ad una specie di grotta.

Gino lo raggiunse e i due si trovarono fianco a fianco. Stava per accarezzarlo quando l’animale gli sgusciò ed entrò dentro quell’apertura. Carletto stava lì, sdraiato su un tappeto di foglie secche. All’uomo parve fermarsi il respiro.

Controllò: dormiva. Gli toccò dolcemente una spalla. Il bambino si svegliò e sgranò gli occhi assieme a un sorriso.

- Gino!

- Cosa ti è successo? Perché sei finito qui?

Carletto si tirò su, stropicciò gli occhi.

- Ero andato in cerca del pallone. Però ho visto dei lupi. Ho pensato a Grigio e li ho seguiti. Mi sono accorto tardi di essermi allontanato troppo perché non riuscivo a capire dove mi trovavo.

- Non avevi paura di quei lupi?

- No, uno di loro muoveva una zampa come Grigio. Era lui e non mi avrebbe mai fatto del male, né avrebbe permesso ai suoi amici di farmene. E si voltò verso Grigio, che enigmatico li stava osservando.

Il bambino continuò:

Grigio mi ha riconosciuto, si è messo a scodinzolare e a saltellare come faceva un tempo. Gli altri lupi se ne sono andati … e noi due siamo rimasti insieme tutto il giorno. Quando stava venendo buio ha fatto in modo che io lo seguissi fin qui. Si è fermato con me tutta la notte, e il suo pelo credimi è stato più caldo di una coperta!

Gino accarezzò sia il bambino sia il lupo.

- Bene, ora dobbiamo tornare a casa. Grigio sentiva che io ti cercavo e mi è venuto incontro per farti trovare.

Uscirono tutti dalla grotta. Gino e Carletto avrebbero voluto abbracciare Grigio, ma lui non c’era più. Anche se non aveva dimenticato.


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