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Le parti di sé

di Teresa Cassani
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Pubblicato il 18/03/2021 17:29:41

LE PARTI DI SÈ

Una bella idea quella del restauro. L’abitazione paterna con i muri in sasso, nicchiata tra le altre lungo la via, era deposito di memorie. Quelle stanzucce con i soffitti bassi richiamavano un senso di intimità perduta.
Aveva deciso di ridarle vita e smalto, risollevarla dallo stato di catapecchia o tugurio in cui versava. Lì avrebbe potuto conservare le tele, dato che il suo appartamento in centro, zeppo di libri e dischi, non poteva accogliere altri oggetti.
Al muratore, per prima cosa, aveva chiesto di rifare impiantiti e infissi. Poi, l’opera era stata interrotta perché si era accorto che lo infastidiva seguire tutte le fasi della ristrutturazione e in più non voleva andare oltre con le spese.
Si era messo a far la spola da via a via per portar cose, smistare.
-Il mio studio adesso è là – diceva ai conoscenti e amici- in quella casa che si affaccia sulla piazza dove c’è la famosa fontana.
Erano arrivati per vedere, per guardare.
Ma non a tutti interessavano i suoi quadri. Alcuni li trovavano infantili, altri di inquietante impatto per i soggetti e i colori .
Così, infine, li aveva impacchettati destinandoli ai collezionisti che, per fortuna, li richiedevano.
Poi, c’erano le poesie. Ne scriveva diverse. Linguaggio post moderno, terminale.
Qualcuno commentava. Ma pochi. Una riga, due righe al massimo. Alcuni non capivano, non capivano nulla di quel che volessero significare. Lui diceva che invece erano semplici, che aderivano al linguaggio immediato dell’inconscio. Ma in realtà contenevano scostamenti di piani, correlazioni e sinestesie in cui si riverberava un' analisi inconsueta .
-Ma perché sei così criptico?- chiedeva qualche amica.
-Io scrivo così, sono così.
Rivendicava per sé una zona d’ombra dalla quale lasciare affiorare i simboli della propria realtà interiore che esprimeva asprezze.
Chiamava in causa Lacan e Derrida. Sottolineava la portata degli influssi. Poi, sentendosi incompreso, tornava a essere monade tra le monadi. Ma la sensazione della distanza pesava.
Aveva pensato di completare i lavori di ristrutturazione della casa paterna, studiando il tipo di pietra da mettere sui balconi e sui davanzali e il colore delle travi nell’abbaino. Cercare concretezza lo faceva sentire meglio a fine giornata.
Infine si era stabilito tra quelle antiche mura di sasso a suggere ispirazione dalle radici. Forse non gli sarebbe dispiaciuto omaggiare la tradizione. Dipingere paesaggi campestri, scorci di città, prototipi umani. In fondo, in tutto c’era una parte di sé e a volte prevaleva l’una, a volte prevaleva l’altra. Si trattava pur sempre di mano individuale, di utilizzare filtri che gli appartenevano.



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