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Imprevedibili conviventi

di Eliana Farotto
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Pubblicato il 29/06/2021 12:05:03

I miei umani sono strani: non escono più dalla loro tana. Fuori c’è il sole: si affacciano sul balcone ma non varcano la soglia come facevano di solito. Sono animali misteriosi, dopo anni di convivenza pensavo di conoscerli, ma mi sbagliavo di grosso.

Questa era la mia giornata tipo: prime luci, stiracchiamento accurato, avvicinamento guardingo a Lei che dorme, fusa in crescendo, affilamento unghie sulla testata del letto, brontolamento di Lui, suono della sveglia, miagolio e corsa in cucina. Strusciamento sulle gambe di chi mi riempie la ciotola, colazione, presidio mentre si nutrono seduti al tavolo, pisolino sul letto matrimoniale ancora tiepido mentre loro sono affaccendati in bagno. Gli umani indossano tessuti morbidi tirandoli fuori da contenitori di solito inaccessibili ed escono dalla porta più pesante, lasciandomi libero. Ore per oziare e dormire sdraiandomi dove voglio, mangiucchiare le piante dei vasi, farmi le unghie sul divano, liberarmi nella mia sabbietta. Al tramonto tornano stanchi, portando strani odori, a volte sacchetti con profumi invitanti; mi strofino per dare il benvenuto, miagolo e mi riempiono la ciotola, si siedono in cucina, mi fanno assaggiare quello che mangiano, si stravaccano sul divano davanti ad un oggetto rumoroso e luminoso, mi lecco e mi accomodo con cura su di Lei e mi faccio carezzare dolcemente mentre sonnecchio.

Che gli umani fossero volubili si poteva però già intuirlo perché, dopo alcuni giorni tutti uguali, trascorrevano dei periodi dove sembravano più felici, si vestivano in modo diverso oppure non tornavano la notte, mai niente di preoccupante però, la mia scorta di croccantini era sempre a disposizione. Quando stavano via per più tempo compariva un umano sconosciuto, forse in cerca di una tana, che mi accarezzava, mi riempiva nuovamente le ciotole di pappa e acqua fresca, e mi puliva la sabbia.

Questo avveniva prima, adesso tutto è cambiato.

La mattina si svegliano più tardi, mi tocca aspettare per fare colazione, nonostante i miei ripetuti tentativi di ricordare che devono alzarsi. Ho cambiato tattica, mi sdraio su di Lei toccandole delicatamente la faccia con la zampa: Lei cerca di nascondersi sotto le lenzuola brontolando e, visto che non si muove, a me non resta altro da fare che mettermi a miagolare in modo perentorio.

Non rispettano più la stessa routine, rimangono più a lungo con gli odori della notte e indossano sempre le stesse felpe e magliette, trovo i miei peli dovunque. Spesso mi soffermo a guardarli agitando la coda in modo interrogativo, ma sono bestie imperscrutabili.  Non varcano la soglia della tana, si aggirano con fare nervoso, avanti indietro, avanti indietro, fino a che Lei si siede in cucina davanti a una scatola luminosa e lo stesso fa Lui sul divano. Riescono a stare ore nelle stesse posizioni emettendo ed ascoltando il loro linguaggio di umani, in un continuo insulso “Blablabla”.

Non posso lasciarli soli, così passo da uno all’altro, fino a sfinirmi. Lei è più morbida, mi liscio il pelo, provo ad accoccolarmi sulle sue gambe con fusa sonore, ma mi spinge via dolcemente.

Salto sul divano, mi affaccio alla scatola luminosa di Lui e vedo degli umani che lanciano grida sorprese: Lui mi prende e mi mostra sorridendo agli altri umani senza odore, per poi alzarsi e chiudermi fuori dalla porta.

Non si ricorda che il divano è mio, così gratto furiosamente sulla porta per farmi aprire ed ottenere il mio solito posto. Sento che mi urla: “Piantala”, così smetto e mi siedo ad aspettare che mi venga ad aprire. Se non lo fa, dopo cinque minuti riprendo con più forza e mi metto pure a miagolare finché Lui cede e io mi riprendo il posto sul divano. Me ne sto immobile come una sfinge per un po’, poi la curiosità prende il sopravvento e mi affaccio nuovamente alla scatola luminosa: altri umani, altri commenti sorpresi e tutto si ripete nuovamente.

Ieri per noia, mentre Lui si era alzato per un caffè, ho masticato i fili che uscivano dalla sua scatola luminosa, ma non avevano mica un buon sapore. Lui è corso a tirarmeli fuori dalla bocca:

-        No, le cuffie nuove! Speriamo che funzionino ancora! - ha detto mentre si asciugava schifato la mano sui pantaloni.

Lei invece si arrabbia quando addento le piante:

-         Momo, smettila! -  si alza di scatto, mi solleva e mi scuote perché lasci cadere la bella foglia croccante che ho appena arraffato.

Potremo giocare insieme, invece Lei preferisce tornare alla sua scatola e io rimango senza niente da strapazzare. Ho imparato ad essere più veloce ed a nascondere il mio bottino sotto il frigorifero, peccato che non riesca più a stanare la mia preda una volta che si è infilata lì sotto.

Di notte Lei spesso si agita e si alza; io, che dormo ai suoi piedi in fondo al letto, la seguo e le sto vicino, qualche carezza è sempre assicurata. Se invece è Lui che si sveglia e lo scorto dappresso, rischio di prendermi una pedata: ho scoperto il suo segreto, fa spesso spuntini notturni, e paga il mio silenzio con pezzetti di formaggio e di salame.

La tana che condividiamo è piena di polvere, nonostante gli umani si agitino parecchio spruzzando liquidi puzzolenti che mi fanno starnutire. Odio quando prendono vita quelle diavolerie che fanno rumore, vado a piazzarmi in alto fino a che il mostro non sparisce. Paura io? Le mie sono solo giuste cautele. Quando tutto è tornato tranquillo, vado a bere l’acqua nel water e si arrabbiano vedendo le mie impronte bagnate in giro.

Per dimostrare che, tutto sommato, sono contento della loro costante presenza, mi struscio ripetutamente sulle loro gambe. Lei si china per un grattino sotto il mento, mentre Lui saltella per evitarmi, protestando:

-        Questo gatto è sempre tra i piedi, mi fa inciampare!

“Vuole giocare”, penso, così lo prendo a zampate e gli blocco una gamba con i denti facendolo strillare più forte, vinco sempre io.

Di positivo c’è che la mia lettiera è sempre pulita: gli umani la puliscono con la paletta e poi litigano per uscire con le mie deiezioni e con altri sacchi puzzolenti per portarli chissà dove. È l’unico momento in cui li vedo uscire, si mettono una strana cosa in faccia e tornano subito.

Ieri a pranzo ho sentito che Lui diceva:

-        Se avessimo preso un cane come dicevo io, invece di questo gatto impiccione, adesso avremmo potuto andare liberamente a passeggio.

Lei mi guarda preoccupata, ha paura che io capisca, non sa che per i felini “impiccione” è un complimento.  Se arriva un cane sono pronto, le mie unghie sono sempre ben affilate e quando incurvo la schiena sembro un drago. “Vieni pure cagnolino, fatti sotto!” miagolo tra me e me, vorticando su me stesso, cercando di afferrarmi la coda, mentre gli umani mi guardano allibiti.

Da qualche giorno mi rifilano una pappa scadente: mi sono lamentato più volte rifiutandomi di mangiare, ma hanno continuato a darmi questo cibo invece del solito. Lei mi ha detto con tono addolorato:

-        Mi spiace Momo, online ho trovato solo questa marca.

Non ho capito, ma immagino che senza uscire non riescano a cacciare roba buona come prima. Ho ceduto per fame, dopotutto non era poi così male, ma mi aspetto che gli umani si comportino bene con me come io mi impegno a fare con loro.

A volte Lei sembra triste e parla con altri umani nella solita scatola o in una più piccola: quando il tono della voce si fa affettuosa accorro e mi affaccio per vedere con chi parla, spesso è un’umana dal pelo bianco e dagli occhi dolci, che quando mi vede mi saluta sempre:

-        Ciao Momo, sei una bellezza! Tieni compagnia alla mia bambina e falle tante coccole da parte mia.

-        Certo! - provo a rispondere- sto facendo del mio meglio! – e lei sorride sentendo il mio miagolio. Mi piacerebbe annusare il suo odore e strofinarmi contro, sembra un’umana davvero simpatica.

Senza di me non se la caverebbero, per cui mi sforzo di stare sempre lì con loro con le orecchie dritte ed i baffi in allerta, anche se preferirei nascondermi nell’armadio in mezzo ai golf per un pisolino in tranquillità: mi mancano le mie 20 ore di sonno giornaliere e sono spossato, non sono allenato a badare per tutto questo tempo a questi conviventi così rumorosi.

Per non parlare di come sono noiosi: “non fare questo, attento a quello, basta mangiare che sei grasso, no le unghie lì!”, non sono mica di pezza! Anche ieri, quando mi sono sdraiato sui panni appena lavati, per contrastare quell’anonimo odore di detersivo con il mio pregiato sentore felino, hanno brontolato invece di ringraziarmi.

Lo confesso: oggi non ne potevo più e sfruttando il passaggio sulla ringhiera sono andato a giocare con Pallina, una vecchia gatta che vive con una signora che puzza di fumo. Appena mi ha sentito si è messa a strillare di eccitazione, e poi ci siamo rincorsi per benino saltando sopra i mobili, sul divano, correndo sotto il letto, rovesciando vasi. È stato liberatorio, nonostante la sua età Pallina è in forma e si è divertita, mi ha anche lasciato mangiare i suoi croccantini di qualità superiore.

Mi ha detto che la sua Lei passa il tempo a fumare e sta perdendo l’olfatto standole vicino! Devo ammettere che il pelo della mia amica era unto e puzzolente come la sua Lei, ma sono un gatto educato e non l’ho fatto notare.  Le ho promesso che tornerò, ma deve gridare di meno se non vuole far diventare selvatica la sua umana: oggi ha cercato di prendermi e, visto che non ci riusciva, mi ha tirato un libro mentre scappavo, forse non è così domestica come sembra.

AA.VV., Scene da coronavirus,  giugno 2021, BraviAutori.it

 

 


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