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Cosa succede ai cuori infranti? parte 2

di Amelia Parisi
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Pubblicato il 25/08/2021 22:03:47

 

Cosa succede ai cuori infranti? parte 2

 

Diario semiserio e tragicomico di un'anima persa e non più (o non ancora) ritrovata.

 

 

SERVIRSI DI UN CADAVERE PER RIDARGLI L'ANIMA

 

Nei giorni seguenti aspettavo notizie dagli assistenti sociali, invece mi fu detto che mia madre era in ospedale per un ictus. Ci rimase 15 giorni poi fu rimandata a casa. Non aveva riportato nessuna paralisi ma non poteva più alzarsi dal letto per via delle sue condizioni generali che già da tempo non erano buone. Si era trascurata troppo e gli effetti si facevano vedere.  Negli ultimi anni mangiava solo surgelati, si trascinava dal letto alla sedia con delle stampelle, si imbottiva di farmaci per dolori di ogni tipo, farmaci per digerire, per lo stomaco, per l'intestino, per la pressione, per il cuore, per l'insonnia, farmaci contro gli effetti collaterali degli altri farmaci. Inutili i miei appelli a mangiare sano, a fare fisioterapia, a farsi assistere da una vera cameriera che l'accudisse seriamente e non da una che la manipolava prendendo soldi per chiacchierare. Qualsiasi mio consiglio veniva prontamente respinto.

Dunque, una volta tornata a casa si pose il problema di chi doveva assisterla e soprattutto con quali soldi. Le sue ricche pensioni erano bloccate in banca e il procedimento di nomina di un tutore era troppo lungo pertanto era impossibile mandarla in clinica o prendere una badante. L'unica rendita disponibile era l'affitto che le pagava l'inquilino di un negozio, per fortuna corrisposto in contanti di persona, ma non sarebbe stato sufficiente né per l'una né per l'altra soluzione. Mia sorella rifiutò di occuparsene con l'alibi del lavoro e del fatto che non era capace. Mio fratello viveva molto lontano…ma di certo avrebbe potuto portare la madre con sé a casa sua in ambulanza, oppure poteva mettersi in aspettativa e tornare per un po’ a vivere con lei, c'era la rendita dell'affitto, la moglie poteva trovarsi un lavoro, la bambina allora non andava ancora a scuola…

Naturalmente l'ipotesi non lo sfiorò neanche per un secondo, figuriamoci se era disposto a fare dei sacrifici e a crearsi problemi per assistere la madre, benché per lui fosse sempre stata la madre dalle uova d'oro. Idea geniale! Si poteva usare Amelia per fare il lavoro sporco. Certo era una mezza scema e non sapeva cavarsela nella vita pratica, ma tutto sommato era pulita e ordinata e almeno lo stretto necessario poteva farlo, poi se succedeva qualcosa del tipo un'emergenza sanitaria che finiva male la responsabilità sarebbe stata solo sua, che ne so, se la madre schiattava per una bolla d'aria finita in una flebo o se le venivano le piaghe perché non si riusciva a lavarla bene la colpa la davano a chi le stava vicino, mica a lui che, poveretto, viveva lontano.

E fu così che Amelia la ladra, la complottista, la furbastra, l'origine di ogni male, fu compassionevolmente perdonata ( solo in via temporanea, eh!) e ritenuta degna di essere riammessa in famiglia.

Accadde che lui, dico lui in persona, vene a trovarmi presso la mia splendida villa Kia picanto con finestre panoramiche e quadrupla esposizione , 1 mq calpestabile classe energetica Z, anno di costruzione 2005, pianterreno senza ascensore, e, facendo finta che quel discorsetto avvenuto due settimane prima non fosse mai esistito, mi disse pressappoco: "ecco, vedi né io né A. possiamo assisterla, abbiamo i nostri impegni, soldi non ce ne sono per fare altro, non si può asciarla così, qualcuno lo deve pur fare e tu dopotutto, ecco stai qui senza fare niente e non stai certo bene così, anche per te è meglio, avrai una casa, un letto, starai al caldo, avrai da mangiare, poi si tratta per poco tempo, tutti dicono che non vivrà a lungo, non è che ti si chiede molto, ce la puoi fare…"

 

E il fatto che sono incapace, inabile al lavoro e a prendermi qualsiasi responsabilità ? E la depressione, l'autismo, l'invalidità al 46%? Un'invalida che si occupa di un'invalida? E che ne sa lui se ce la posso fare?

Non doveva farmela pagare per i miei complotti e le mie estorsioni? E le vendette e le punizioni che minacciava di farmi? Tutto dimenticato? Tutto dimenticato un corno.

 

Quando alcuni mesi dopo si trattò di dividere l'eredità, riprese la storia del complotto usandola come pretesto per escludermi dalla successione. Secondo lui ero una figlia indegna in quanto avevo sempre approfittato di mia madre fingendo malattie mentali inesistenti per poter vivere alle sue spalle senza lavorare. I tanti certificati medici non avevano alcun valore perché potevano benissimo essere stati comprati o magari ero così brava a recitare che avevo turlupinato tutti gli psichiatri che mi avevano visitato e pertanto avevano creduto alle mie sceneggiate. Per di più ero palesemente una criminale essendomi associata a dei delinquenti  per poter estorcere denaro con la truffa delle finte assistenti sociali.

 

Ma come…se lui aveva visto di persona che vivevo per strada, in macchina…e poi lo sapeva tutta la gente del quartiere.

Tutte balle, quella era una recita, una mistificazione, ovvero di giorno me ne stavo in macchina o gironzolavo chiedendo l'elemosina per farmi vedere da testimoni, ma a notte fonda un mio complice veniva a prendermi per rifocillarmi e farmi dormire al caldo in casa sua. Al mattino presto mi riportava sul posto per riprendere la montatura ed era tutto congegnato alla perfezione per la riuscita del complotto.

Quindi per lui ero un'autentica criminale senza alcun ritegno, però quando aveva avuto bisogno di me per togliersi dai guai era venuto a prendermi, nonostante pensasse che fossi ladra e delinquente, e mi aveva persino affidato sua madre pur di lavarsi le mani di quella fastidiosa faccenda dell'assistenza.

 

Ora, miei cari lettori, seppure ci siete e se avete avuto la pazienza di arrivare a questo punto della narrazione e ancora non ne avete le (*****) scatole piene, perché io stessa tutto questo papiello lo considero un po’ come il pessimo racconto di una telenovela brasiliana di serie C (!), dovete sapere che negli ultimi due anni mi sono interessata ai Tarocchi e all' I Ching che sono dei sistemi di divinazione fatti con le carte o con l'estrazione di numeri che corrispondono a degli esagrammi, cioè a delle sentenze. In realtà l'oracolo non serve mai solo a predire il futuro, anzi potremmo dire che questa è una funzione secondaria e addirittura trascurabile. Il suo scopo è fare luce su noi stessi, rivelare il nostro aspetto nascosto, e al tempo stesso darci notizie sul mondo intorno a noi, sulla situazione delle forze universali in azione in quel particolare momento. Il guaio è che le risposte sono spesso ambigue, da capire e interpretare correttamente, ma, soprattutto, è di fondamentale importanza porre la domanda giusta. Il responso poi è sempre veritiero, siamo noi che non lo capiamo, oppure la nostra domanda è sbagliata. Pensate a che pasticcio ha combinato Edipo quando ha chiesto cosa gli sarebbe successo in futuro. Già, perché la domanda giusta era invece : "Chi sono i miei veri genitori?"

 

In quel frangente non chiesi a nessun oracolo se fosse opportuno o meno prendermi il carico dell'assistenza materna, ma lo feci tempo dopo, quando mi fu evidente di aver commesso uno sbaglio.  L'I Ching mi presentò l'esagramma numero 4 : il giovane stolto ( la stoltezza giovanile).

Il responso, nelle varie interpretazioni e nei vari commenti recita più o meno così: un giovane ancora incerto e immaturo ripercorre vecchie strade e commette gli stessi errori, occorre agire con ponderatezza, inutile rispondere ancora se non si impara dall'esperienza. Se si continua a sbagliare si resta sciocchi. Non sono io a cercare il giovane stolto ma lui cerca me. Se egli consulta due o tre volte è inopportuno. Occorre perseverare e liberarsi da condizionamenti radicati ,evolversi, capire, rompere vincoli con qualcuno senza avere timore. Continuando a ripetere gli errori del passato si avranno di nuovo eventi negativi.

In pratica mi stava dicendo:" Sei una cretina! Nonostante tutti i segnali inviati in passato ti ostini a non capire come stanno le cose. Io nemmeno ti rispondo più tanto è inutile. Ci vuole un'azione radicale, devi crescere e lasciare l'ingenuità che si addice solo all'infanzia. Dovresti aver capito che dalla tua famiglia non puoi aspettati nulla di buono, invece ti crogioli ancora di stupide illusioni. Se ti comporti sempre nello stesso modo come puoi aspettarti dei cambiamenti?"

E ciò che mi ha colpito di più è stata un'interpretazione in cui si faceva riferimento a un passo dei "36 Stratagemmi", ovvero un antico libro cinese in cui si insegna l'arte della guerra.

 

"Servirsi di un cadavere per ridargli l'anima.

Chi è utile può essere strumentalizzato. Chi non può essere utile chiederà di essere strumentalizzato. Prendete al vostro servizio chi non potrebbe essere utilizzato e rendetelo utile. Non sono io che vado in cerca del giovane stolto, è lui che cerca me."

 

Un giovane stolto può essere facilmente usato e strumentalizzato facendogli credere di poter essere utile. E' proprio lo stolto a porsi in una condizione in cui può essere manipolato e illuso. Un cadavere si mette volentieri al servizio di chi promette di ridargli l'anima.

 

Quindi io ero lì, in strada, ridotta ormai a un cadavere senza alcuna utilità e mi si fa credere che potevo avere ancora un certo peso negli eventi, che la mia opera era importante, persino indispensabile , che potevo tornare ad avere una dignità, un'anima…

E poi credevo che con la prossima e inevitabile morte di mia madre sarebbe svanita tutta quell'energia negativa di cui era impregnato il sistema: senza quel  gioco di ricatti e manipolazioni noi figli avremmo potuto trovare " il coraggio di volerci bene" per dare inizio a una nuova era di solidarietà, affetto, calore familiare, sostegno reciproco. Era un punto di svolta, potevamo essere liberi di costruire la vita basandoci su nuove regole e porre rimedio agli errori commessi dagli antenati. Invece così non è stato. Quell'energia negativa non è finita con mia madre la quale evidentemente prima di morire ha fatto in tempo a clonare la sua mente in quella di mio fratello e adesso tutto continua come prima, senza alcun cambiamento. Una specie di esperimento di transumanesimo, o trascendenza, come lo chiamano, solo che quel cervello folle non è stato trasferito su un computer ma nella testa del figlio.

Inoltre, come una giovane stolta, mi sentivo ormai in una botte di ferro. E che diamine, un terzo dell'eredità mi spettava per legge, nessuno poteva negarmela, quindi potevo anche fare uno sforzo finale, almeno come formalità o per senso del dovere, per umana compassione… Non avevo affatto pensato che "avere diritto per legge" non vuol dire nulla, è pura astrazione immaginaria perché ci sono i trucchetti, gli escamotage, le manipolazioni, le menzogne, i ricatti, le minacce, la corruzione, i giochi di potere, le estorsioni , i complotti( quelli veri), le cause giudiziarie che durano decenni…

Pensate di poter ottenere giustizia in un paese come l'Italia? 'Guai a voi anime prave!' Andate a chiedere cos'è la giustizia alle vittime di Ustica o di Bologna, di Piazza Fontana, a Falcone e Borsellino…Come nel grande così nel piccolo, i soprusi colpiscono anche a  livello delle piccole meschinità della gente comune.

Se oggi potessi tornare indietro, me ne laverei le mani e rifiuterei di occuparmene. Tanto non potevano farmi niente, di certo non obbligarmi per legge , visto che ero una barbona senzatetto, depressa e autistica certificata, mentre mio fratello e mia sorella appaiono come persone perfettamente normali, con un lavoro autonomo e integrati nella società. Chissà, magari quell'inverno, con le gelate, la neve, la temperatura sottozero, poteva capitare che mi sarei ammalata e sarei morta. Loro però avrebbero sicuramente avuto per le mani una grossa patata bollente. Qualche scottatura se la sarebbero meritata. Si, vabbè poi si sarebbero vendicati e mi avrebbero escluso dall'eredità. E con ciò? Non è forse quello che comunque stanno facendo?

 

Ma come mi è stato confermato dall'esagramma n° 4, io sono ancora una giovane stolta, e accettai scelleratamente l'ingannevole accordo che prometteva di ridarmi l'anima.

 

 

TOPI, DISCARICHE E SPAZZATURA MENTALE

 

Dopo più di 25 anni tornai a vivere nella casa di mia madre, quella in cui lei aveva sempre vissuto dalla nascita. Solo una tale circostanza fu per me un'enorme sofferenza. Ero andata via con la speranza di trovare salvezza altrove ma tornavo totalmente sconfitta, sebbene pronta a fuggire di nuovo appena posiibile. Oltre a un disagio soggettivo, determinato dai traumi subiti in quel luogo, la casa di per sé, è un luogo tetro e spaventoso. Buia, umida, senza sole, stretta in uno spazio urbano angusto, costruita cent'anni prima e mai ristrutturata, neanche un'imbiancata alle pareti ormai tutte affumicate. Pareti con numerose lesioni dei vari terremoti, sinistri scricchiolii notturni, segni di rattoppi sui muri per sfondamenti dovuti alle bombe dell'ultima guerra, finestre e porte sbrindellate e marce, lungo i pavimenti numerosi ingressi per le gallerie scavate dai topi, abilissimi ingegneri.

I vecchi mobili dei nonni ormai sbriciolati dai tarli si tenevano in piedi precariamente, giganti di legno marcio pronti a crollare sotto il loro stesso peso. Ovunque c'erano mobili vecchi, rotti, scompagnati, sfasciati. Rottami, relitti abbandonati che non erano mai stati nuovi, né belli, né utili. Puzza di vecchio, di marcio, di muffa, di escrementi di topi, di topi ormai putrefatti lasciati impietosamente morire su innumerevoli tavolette di legno spalmate di colla. Puzza di topi.

Topi morti da anni di cui ormai restava solo lo scheletro perfettamente conservato. Topi vivi. Topi grossi, piccoli, neri, grigi, marroni, famiglie di topi, comunità di topi, intere generazioni di topi che scorrazzavano ovunque nonostante le numerose vittime della colla. Quando ho visto quel putiferio ho fatto una cosa indegna di me, ho messo veleno dappertutto causando un vero genocidio, quanto meno per avere un po’ di momentanea tranquillità. Crimini di guerra, crimini contro l'animalità. Per mesi ho avuto incubi su topi morenti e sofferenti, ma non avevo scelta, o io o loro.

Una casa intrisa, inzuppata, impregnata, inondata dall'odio. Un odio liquido, fluido, che ti si riversa addosso appena entri facendoti sentire pesante senza sapere il perché. Tre intere generazioni vi si erano odiate con tutta la violenza possibile: i miei nonni, i miei genitori e noi tre fratelli, senza neanche un briciolo d'affetto. Queste sono cose che lasciano un segno tangibile, persino nei muri, nei pavimenti, nelle finestre, nelle porte. Semmai qualcuno deciderà di vivere in quel luogo, dovrà abbattere tutto e ricostruire daccapo, per avere un po’ di serenità.

 

Ma l'aspetto più inquietante e, dal punto di vista pratico, in quel momento più difficile da risolvere, era l'assoluto disordine dato dall'accumulo di una quantità inimmaginabile di roba vecchia e inutile. Ebbene, tra i tanti disturbi di cui mia madre era affetta, c'era anche la cosiddetta "sindrome dell'accumulo", cioè quando le persone si riempiono la casa di roba vecchia fino al punto di non poterci nemmeno entrare. Se fate un'apposita ricerca su internet troverete delle foto di esempio talmente surreali da sembrare finte e preparate ad arte. In realtà  già quando abitavo  ancora con lei, aveva manifestato questa tendenza tanto che spesso si litigava perché la invitavo invano all'ordine e alla pulizia. Ma negli ultimi anni, da quando viveva ormai da sola e senza alcun controllo, il quadro clinico era peggiorato al limite del ricovero. Il problema era che in quell' immondezzaio non si riusciva nemmeno a trovare una stanza decente in cui sistemarla, e non si poteva neanche far passare la barella nel corridoio dal momento che non c'era spazio per farlo. Così, appena rimesso piede in casa ho dovuto lavorare ininterrottamente due intere giornate per consentire "tecnicamente" il ritorno a casa di mia madre. Intanto mio fratello se l'era già data a gambe con la scusa che gli scadeva la licenza del lavoro e mia sorella non si è proprio vista. Ho continuato lo sgombero e la pulizia nei tre mesi successivi, sempre da sola, preparando enormi sacchi neri da smaltire un po’ alla volta nell'indifferenziata. Se volessi cimentarmi nell'elenco delle cose incredibili che ho tirato fuori riempirei sicuramente tre pagine, ma sappiate almeno che le stanze ricolme fino al soffitto avevano tutto l'aspetto di una discarica.

 

Perché una persona decide di vivere in una discarica e si incazza come un canguro se cercate di fare un po’ di pulizia?

A cosa servono le discariche? Vabbè, oltre che a spostare il problema della spazzatura da una parte all'altra, io credo possano servire a nascondere cose che non devono essere più ritrovate. Ad esempio l'arma di un delitto, una pistola, un coltello, prove scottanti, persino cadaveri, rifiuti tossici o radioattivi che non si ha voglia di smaltire, roba pericolosa insomma. Così, anche nella nostra mente ci sono talvolta cose che non si vogliono vedere, prove e testimonianze di una realtà dolorosa, forse del passato o del presente, magari anche indizi o presagi di un futuro avverso, e allora può essere conveniente nascondere tutto sotto un'enorme cumulo di spazzatura. Spazzatura mentale che poi diventa spazzatura reale, visto che il mondo è una proiezione di ciò che pensiamo.

 

CON GRANDE FATICA COMINCIO IL MIO LAVORO DI ASSISTENZA

 

Dopo l'ictus mia madre non aveva avuto nessuna paralisi, o danni funzionali, riconosceva e ricordava,  sebbene facesse molta confusione tra gli eventi. L'aspetto più evidente del danno cerebrale era la perdita di ogni controllo e una rabbia totale espressa in ogni modo possibile e immaginabile. Cioè, i suoi disturbi mentali, di cui ho parlato nella parte precedente della narrazione, consistevano soprattutto in paranoia, idee deliranti, talvolta allucinazioni, rabbia e aggressività, desiderio di vendetta e comportamenti istrionici ed esagerati che però lei riusciva nella maggior parte dei casi a controllare e a non esprimere apertamente. Benché provasse fortissime emozioni, le dissimulava attuando i suoi piani di vendetta sommessamente, mediante abili menzogne e manipolazioni. Insomma aveva imparato a controllarsi  a non esternare apertamente i suoi pensieri ( quanto meno bizzarri) e i suoi sentimenti più sgradevoli. A quel punto però aveva del tutto perso la capacità di gestirsi e la sua patologia si rivelava ormai in tutta la sua gravità.

Gridava in continuazione, e quando si stancava con la voce, prendeva un bicchiere o qualsiasi oggetto sul comodino e lo sbatteva sul bordo del letto per essere il più rumorosa possibile. Si agitava e reagiva aggressivamente quando bisognava cambiarla e lavarla, si toglieva le coperte di dosso, malediceva tutti augurando ogni sorta di disgrazie, aveva terribili allucinazioni popolate di mostri e demoni, si lamentava di tremendi complotti orditi alle sua spalle e invocava la polizia. Nel reparto dell'ospedale era diventata l'incubo di tutti gli infermieri, dei medici e degli altri pazienti che di notte venivano svegliati dalle sue urla. Finiti i necessari tempi tecnici di degenza, fu rispedita a casa con grande sollievo e toccò a me fare i conti con la sua follia. Qualsiasi calmante o psicofarmaco, somministrato nei limiti consentiti dalle sue condizioni, aveva solo lievi ed effimeri effetti. Ogni giorno c'era almeno una crisi di urla ed agitazione. Si strappava le flebo, sputava le medicine, rifiutava la pastina col formaggino o qualsiasi altra cosa si cercasse di farle mangiare, tranne i crocchè di patate e le crostatine con la marmellata. Per lavarla dovevo farmi aiutare da altre due persone che la tenevano ferma, chiedeva sempre di chiamare la polizia per denunciare il complotto che mi vedeva protagonista, perché secondo lei io approfittavo della sua malattia per guadagnare bei soldi. Dunque, i fatti erano che mi ero messa d’accordo con l'ospedale e loro mi pagavano un tot per ogni flebo che riuscivo a farle fare, o per ogni piatto di pastina che mangiava, o per le medicine che ingoiava,  quindi rifiutando tutto ciò mi faceva un dispetto e impediva che mi arricchissi sfruttandola.

 

In realtà, da quando aveva riaperto gli occhi dopo il coma aveva capito benissimo che le restava poco da vivere e che, soprattutto, aveva perso ogni autonomia e doveva essere assistita. Questo per lei era intollerabile. Aveva sempre voluto comandare, ordinare ed essere servita, imporre la sua volontà tramite denaro o ricatti o minacce, ma a quel punto non poteva decidere niente e le toccava subire il volere altrui. E cosa più terribile di tutte, ero io, la sua peggiore nemica ad avere il potere su di lei, a decidere della sua vita, una condizione davvero inaccettabile. Ma i suoi figli prediletti dov'erano finiti? Se l'erano furbescamente squagliata, e avevano messo me, a pulire letteralmente la merda, quella dei topi soprattutto, oltre che quella umana.

Inoltre, stava per morire e lo sapeva. E anche questo per lei era intollerabile. Nel suo delirio di onnipotenza l'idea della morte non l'aveva mai neppure sfiorata. Gli altri sarebbero morti, non lei, semplicemente non era possibile.  Invece eccola lì, depositata in un letto come un pacco smarrito e non reclamato da nessuno, alla mercé di tutti e soprattutto nelle mani di quella figlia che tanto odiava, per quanto fossero ormai le uniche mani ad avere cura di lei. Nei tre mesi che durò ancora la sua vita mi ha detto tutte le cose peggiori che si possano dire ad una figlia, la più terribile delle quali è stata informarmi che se avesse saputo che sarei nata io, fatta così com'ero fatta , con quell'aspetto e quella mente e quella vita, avrebbe preferito abortire piuttosto che farmi nascere.

Io stavo zitta e sopportavo. Sopportavo condizioni che non avrei mai pensato di poter sopportare. Con quella madre, in quella casa, con quella vita.

L'affitto che l'inquilino pagava di persona ci consentiva di tirare a campare, e dovevamo mangiarci io e lei, nonché procurare traverse, pannoloni, guanti, spugnette, infermieri ed aiutanti vari, medicine d ogni sorta. Credo di avercela fatta solo perché, mentre ripulivo la discarica, ho trovato in casa un mazzetto di banconote di circa 2000 euro, probabilmente messe da parte per pagare le tasse. In quel momento le tasse potevano attendere, meglio comprarci la pastina e i formaggini.

Una mattina di metà marzo, quando sono andata a svegliarla per la solita routine della colazione e cambio pannolone, l'ho trovata morta. Fredda, stecchita, già semirigida. Meglio che sia successo quando era da sola. Evitava a me l'imbarazzo dell'assoluta incapacità di accompagnare qualcuno alla morte, e a lei la sofferenza di vedere come ultima persona la sua tanto odiata nemica.

Sorvolerò su sentimenti e sensazioni che ne seguirono lasciando a ciascuno le sue deduzioni, nonché su uno strano sogno fatto nei giorni seguenti, rivelatosi poi premonitore.

E' comunque degno di nota il fatto che il suo figliolo preferito sia venuto in città solo per poche ore in fretta e furia giusto per accompagnarla al cimitero, avvallando le solite scuse. Quel giorno, prima che ripartisse, notai che si aggirava per casa con uno strano atteggiamento, guardando interessato le stanze e i vari ambienti, come se li stesse soppesando e valutando. Tanto strano e tanto inquietante che a un certo punto gli chiesi: "ma…che c'è? "Distrattamente rispose: "niente…niente…"

 

Nei mesi successivi continuai ad abitare nella casa materna con l'intento però di andarmene il più presto possibile, giusto il tempo di definire la questione ereditaria e avere la mia indipendenza economica. Mi diedi parecchio da fare, per sistemare tutte le faccende burocratiche e mettere ordine nell'assoluto caos amministrativo lasciato da mia madre. Tutto fatto con enorme sofferenza sia per la mia condizione autistica e depressiva, sia perché ero ormai molto ma molto molto provata dagli eventi pazzeschi verificatisi nell'ultimo anno. Non potevo ancora permettermi un pò di meritato riposo, occorreva fare un ultimo sforzo perché sapevo che se non mi muovevo io nessuno avrebbe fatto niente. La mia idea di divisione ereditaria partiva dall'innegabile evidenza che, essendo l'unica figlia a non avere un reddito, nonché  gravata da notevoli difficoltà sociali ed emotive, sarebbe stato giusto assegnarmi il negozio con relativa rendita dell'inquilino in modo da poter dare garanzia per affittare una casa e vivere dignitosamente. Certo non avrei potuto permettermi viaggi, ristorante o vacanze, ma queste cose non mi hanno mai interessato e potevo benissimo farne a meno .Mia sorella avrebbe avuto, come lei stessa aveva richiesto, la vecchia casa di mia madre con annesso giardino interno. Non aveva alcun interesse a prendere la rendita del negozio, le bastava quanto guadagnava col suo lavoro. In effetti, per quanto cadesse ormai a pezzi, la casa vantava un'estensione di circa 200 mq, 10 stanze, tre bagni (ormai non più utilizzabili ) due cucine, un giardino di 150 mq. Mio fratello avrebbe avuto quello che restava dei ruderi circostanti, ovvero dei locali totalmente da ricostruire di circa 300mq. Tutta roba vecchia si capisce, che però aveva il pregio e l'handicap di trovarsi in pieno centro, ovvero per via dei vincoli urbanistici non è che ci si può costruire un palazzo di sei piani, ma con un po’ di pazienza, potendo aspettare…si sa come vanno queste cose… un costruttore spregiudicato con belle conoscenze e bustarelle facili poteva fare lavori  interessanti e mio fratello quanto bastava per comprarsi una casa per conto suo l'avrebbe certamente ricavato. Ovviamente sto parlando della situazione relativa all'anno 2019, prima che iniziasse tutta la storia della pandemia, mentre ora, con il mercato immobiliare crollato, c'è ben poco da ricavarci.

 

Gli proposi dunque la mia ipotesi di divisione che sembrava tutelare gli interessi di tutti e lui sembrava vagamente favorevole, cioè, non si oppose ma non dava neanche segni di entusiasmo. Durante l'estate gli dissi che per avviare le pratiche della successione era necessaria la sua presenza in città, diciamo almeno in due o tre occasioni e quindi doveva organizzare qualche viaggio. Mi rispose in modo strano, molto sfuggente tuttavia non mi disse di no. Cominciarono a susseguirsi telefonate in cui io insistevo perché mi comunicasse una finestra di disponibilità per poter prendere appuntamento con il notaio, la banca ecc., e allora lui mi rispose che non era il momento, aveva da fare, aveva problemi, non stava bene e altri simili pretesti.

 ...continua...


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