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Cosa succede ai cuori infranti? parte 3, ultima

di Amelia Parisi
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Pubblicato il 25/08/2021 22:25:22

 

Cosa succede ai cuori infranti? parte 3, ultima

 

Diario semiserio e tragicomico di un'anima persa e non più (o non ancora) ritrovata.

 

 

PER TRADIZIONE DI FAMIGLIA, IL MASCHIO PRENDE TUTTO

 

Tra ottobre e novembre ero ormai seriamente preoccupata: non rispondeva né a chiamate né a messaggi, lui non chiamava mai e quando infine ebbi l'onore di parlargli venne fuori tutto quello che nel frattempo aveva ribollito in pentola. Mi disse : "adesso basta, io non ti permetto di comandare, perché dovrei fare quello che dici tu? Il negozio non te lo lascio, io ho diritto quanto te di prendere quei soldi, non è vero che non puoi lavorare, la depressione, l'autismo… sono tutte balle. Hai sempre rubato soldi alla famiglia per fare la bella vita, ti sei pure messa con dei delinquenti per ricattare nostra madre, guarda che quella storia del finto prete e delle finte assistenti sociali è roba grave e io non te la faccio passare liscia…"

Una serie di telefonate in cui insisteva con la storia della truffa e ribadiva il suo diritto a prendere i soldi del negozio mi fecero capire che sarebbe stato inutile insistere e invischiarsi in una guerra infinita. Io non ne potevo più. Non ce la facevo a passare l'inverno in quella casa orribile, che era peggio che vivere in macchina, ero stanca stanca stanca stanca…volevo solo un po’ di vita normale perché mi sentivo impazzire.

Gli dissi infine stremata: "va bene, prenditi il negozio, prenditi i soldi, i ruderi me li predo io e me li svendo in fretta e furia, non importa se qualcuno fa l'affare sulle mie disgrazie, almeno avrò qualche anno di vita decente, basta che la facciamo finita con questa storia".

Allora mi svelò il suo vero piano.

 

Tra dicembre e gennaio iniziò uno stalking telefonico terribile, mi chiamava a tarda sera o in piena notte terrorizzandomi con le minacce più spaventose, le accuse più irreali, i ricatti più meschini. Sapeva che sono depressa, sapeva che sono sola, quindi non potevo difendermi in alcun modo e usava la sua violenza verbale a piacimento. Voleva ridurmi a un fantoccio di pezza per convincermi addirittura a firmare la rinuncia all'eredità. In alcune occasioni mi spingeva persino al suicidio.

Molte di quelle telefonate sono state registrate, quindi posso riportare parola per parola. A mo' di esempio riferisco il discorso che segue.

 

"Senti beeella! Senti zuccherino! Tu ancora non hai capito come stanno le cose…adesso ti devi mettere nelle mie mani e devi fare quello che dico io. Due sono le cose: o stai con me o stai contro di me. In città ho ancora delle vecchie amicizie che possono aiutarmi se solo lo voglio, gente d'onore per intenderci, e io non ho paura di niente, sono al di sopra della legge, so io come muovermi, nessuno può farmi niente. Inutile che sbatti i piedi e strilli, mi dai fastidio solo a sentirti, bada bene a non farmi incazzare che ci vai peggio. Ho i miei progetti sull'eredità e sarà meglio se ti adegui perché non hai alcuna possibilità di bloccarmi. I tuoi diritti? Tu NON HAI NESSUN DIRITTO e decido io quello che voglio o non voglio darti.  Mi basta muovere un dito e  sei FOTTUTA !"

 

In pratica il suo piano prevedeva che l'eredità non sarebbe mai stata divisa ma sarebbe rimasta in comune e lui ne avrebbe deciso cosa farne. Vaneggiava di grandiosi quanto improbabili progetti imprenditoriali e prometteva guadagni favolosi per tutti: bisognava vendere e fare prestiti onde impegnare il denaro in imprese commerciali che lui, da grande affarista quale era, avrebbe certamente portato al successo. Aveva quindi bisogno di molti soldi e assoluta libertà di decidere come impiegarli, tutto per il bene comune s'intende, perché era l'unico che poteva risollevare le sorti della famiglia, l'unico ad avere indiscusse attitudini commerciali, ingegno, abilità necessarie al successo e capacità di contatti, pertanto aveva il diritto e il dovere di prendere in mano le redini della situazione. Quanto a me, mi avrebbe dato "qualcosa al mese" e si capiva benissimo che con questo intendeva farmi l'elemosina, ma d'altra parte mi riconosceva il permesso di restare a vivere gratuitamente nella favolosa casa materna, che era pur sempre una grande concessione per una che aveva vissuto l'ultimo anno in un'auto sgangherata, seppure ciò fosse stato vero.

 

Ma c'è di più. Nella sua infinita bontà e volendo generosamente risollevare le mie sorti a un certo punto cominciò a propormi di andare a vivere con lui e lasciare quella orribile città di merda in cui avevo sempre vissuto, e già questo costituiva per me un grande privilegio. Lì mi sarei occupata della casa e della bambina, mi sarei sentita utile e apprezzata per il mio lavoro di domestica ( …servirsi di un cadavere per ridargli l'anima Prendete al vostro servizio chi non potrebbe essere utilizzato e rendetelo utile…) e, udite udite, ogni tanto mi avrebbe pure comprato dei bei vestitini. Insomma mi proponeva una vita da sguattera e dovevo persino esserne grata, sempre meglio che morire di fame e di stenti come barbona.

Il fatto era che si identificava perfettamente con il ruolo di maschio dominante a cui era stato educato, e le circostanze gliene davano tutta la possibilità di realizzarlo. Nella nostra tradizione familiare il maschio era il padrone di tutto e comandava su tutti. Le femmine erano per lo più inutili, cioè, per restare vive dovevano darsi da fare a trovare un uomo ricco che le sposasse e le mantenesse, e nel caso ciò non fosse accaduto, dovevano liberare la famiglia d'origine dal peso della propria esistenza andandosi a chiudere in un convento. Se infine anche questo non fosse stato possibile, o addirittura non voluto, la disgraziata si rassegnava a vivere come sguattera presso una sorella o un fratello sposato, i quali, ab torto collo, le davano vitto e alloggio in cambio del lavoro domestico, ma ricordandole sempre che in realtà lei era solo un peso da sopportare per carità cristiana. E infatti nella storia della mia famiglia era sempre successo così. E, cosa più importante, così doveva restare per sempre. Non conta nulla che nel frattempo sono passati duecento anni e la legge del maggiorascato non vale più, che tutti i figli hanno eguale diritto all'eredità e a decidere autonomamente della loro quota, che i soggetti più deboli hanno diritto per legge ad essere aiutati e assistiti dai genitori, dai fratelli, fino ad arrivare ai cugini e agli zii. Mio fratello continuava a ripetermi: "Io me ne frego delle leggi, faccio quello che voglio e nessuno può bloccarmi."

 

Siccome io continuavo a resistere nonostante le minacce, gli insulti, i ricatti e lo stalking, la questione è diventata un problema di principio. Lui deve affermare il suo potere di maschio ad ogni costo, anche se in questa guerra tutta l'eredità finirà perduta, perché l'oggetto del contendere non è tanto ( e non solo ) un gruzzoletto di soldi, ma la dimostrazione di avere il potere totale e assoluto sulla mia vita. Anzi, se va tutto perduto è anche meglio, perché allora sicuramente io resterò senza risorse per vivere. Infine mi ha detto: " Sono disposto a far andare tutto in malora pur di ridurti alla fame. Tu ancora non l'hai vista cos'è la vera fame, finora hai solo scherzato, adesso ci penso io a farti morire sul serio."

Avevo sopportato troppo e avevo registrato abbastanza telefonate da poter eventualmente usare come prova della sua violenza. Gli ho detto di non voler più parlare con lui senza intermediari e senza testimoni, che se voleva comunicarmi qualcosa doveva mandare una raccomandata o farmi contattare da un avvocato. Poi ho bloccato il suo numero. Per alcuni mesi ha continuato nei tentativi di chiamarmi, a ondate, infine si è rassegnato. D'altra parte non è arrivata nessuna proposta di accordo ragionevole e fatta in maniera "adulta" . Eppure sa che sono disposta a patteggiare lasciandogli la rendita del negozio. Ma sul fatto di dividere non scenderò mai a compromessi.

 

Per liberarmi della sofferenza lasciatami addosso da quei mesi di stalking, mi sono inventata un esercizio mentale che in realtà credo sia una tecnica di PNL, ovvero ho progressivamente cancellato ogni memoria emotiva che lo riguarda. Adesso posso "dichiarare" di avere  un fratello, che abbiamo vissuto da bambini così e così,  abbiamo fatto insieme questo e quello, posso raccontare, illustrare, descrivere i vari fatti che ci coinvolgono, persino le ultime vicende dell'eredità, e nondimeno non avere alcuna emozione connessa a tutto ciò. So di aver avuto un fratello anagrafico, biologico, un fratello a livello sociale per così dire, ma non ho mai avuto e non ho alcun affetto per lui , nessun sentimento. Tutti i ricordi, i fatti, le circostanze, sono senza colore, senza calore, senza consistenza, come se avessi sognato, come se riguardassero altre persone e io li raccontassi vedendoli dall'esterno. A tutti gli effetti  ( e a tutti gli affetti), per quello che mi riguarda, mio fratello non è mai nato, non è mai morto, non è mai esistito. Posso parlarne come di un estraneo. Un estraneo con cui ho un problema, d'accordo, ma solo un estraneo.

 

 

TUTTI GLI AVVOCATI DEL MONDO SONO SENZA RITORNO. NEL SENSO CHE E' MEGLIO NON RITORNARCI.

 

Fine gennaio 2020. Vado da un avvocato. Gli racconto la storia familiare, l'intoppo ereditario e la questione, a mio avviso gravissima, delle minacce e dello stalking telefonico, a cui peraltro lui non dà alcuna importanza. Mi dice che la situazione non è poi così grave come sembra, di preparare alcuni documenti, io glieli porto. Passa tutto il mese di febbraio e non succede niente. Lo chiamo un paio di volte, lui risponde un po’ seccato dicendomi di stare tranquilla, che pensa lui a tutto, che poi mi chiama lui. Ma tranquilla de' che ? Avevo una strana, spiacevole sensazione di non aver trovato la persona giusta.

Marzo 2020. Grande festa in maschera. Siete tutti invitati ma ognuno festeggia a casa propria. Le celebrazioni durano più di due mesi ma la carnevalata prosegue a oltranza.

Giugno 2020.Finalmente riprendo i contatti con l'avvocato che accetta persino di incontrarmi di persona.

A quanto pare non aveva elaborato alcuna strategia particolare e intendeva procedere con la prassi standardizzata di una mediazione familiare a cui sarebbe sicuramente seguita una causa, e già questo non mi trovava d’accordo. Poi cominciò a fare uno strano discorso, a prenderla alla lontana chiedendomi se avevo dei soldi da parte e se ero "preparata finanziariamente" a risolvere alcune questioni di consulenza "tecnica" relative al percorso da affrontare. Insomma, quello che voleva dirmi era che l'impiccio si presentava lungo e difficoltoso e lui voleva un po’ di soldi ( un po’ molti soldi ) prima di avviare la procedura.

Io nel frattempo per circa un anno avevo continuato a incassare l'affitto del negozio, ma cercavo di mettere da parte dei risparmi per prendere una casa  e andarmene via da quella topaia in cui vivevo appunto da un anno. Non avevo avuto fortuna e i risparmi prima erano stati consumati per urgenti spese dentistiche, poi avevo dovuto riparare, completamente a mie spese, una parte del tetto ormai sfasciato e mi pioveva letteralmente addosso, infine per due mesi ero rimasta totalmente senza reddito essendo il negozio  rimasto chiuso per via della festa in maschera. Dovevo ricominciare daccapo, e di certo i primi soldi che avrei messo da parte non avevo intenzione di darli a uno che, spremendosi il cervello, arrivava al massimo a seguire la procedura standard. Voglio dire, a questo ci arrivo pure io, mica c'è bisogno di un avvocato.

Con moltissime difficoltà, durante l'estate feci marcia indietro e gli dissi che non intendevo procedere oltre.

A settembre ne trovai un altro con cui feci qualche colloquio, ma lo vidi in difficoltà, anche lui non sapeva trovare altra soluzione che seguire la procedura da manuale. Delusa, mi fermai subito. Mi sembrava tutto molto strano…forse avevo visto troppi film americani di argomento giudiziario, di quelli scritti da John Grisham, dove vedi questi favolosi processi con avvocati in gambissima che si fanno il mazzo a raccogliere prove e fare indagini e interrogatori per elaborare una difesa inoppugnabile e incastrare i criminali. Soprattutto non capivo perché nessuno dava importanza a quella storia dei ricatti e delle minacce e quando ne parlavo mi si guardava come una povera scema.

 

Ma si avvicinava l'inverno e dovevo assolutamente trovare casa, perciò lasciai temporaneamente perdere ogni questione legale. In effetti non ho descritto abbastanza ( e state tranquilli che non lo farò ) tutte le assurde difficoltà  che comportava vivere nel rudere di famiglia, e se volevo passare l'inverno dovevo andare via ad ogni costo. Esclusi subito l'idea di una casa in condivisione, sappiamo già com'è andata a finire l'altra volta…

Invero in quel momento c'era poca roba sul mercato, io avevo anche bisogno dell'arredamento avendo perso il mio nel precedente sfratto, inoltre non potevo dare garanzie perché la successione non era stata ancora fatta, quindi dal punto di vista legale sono nullatenente. Ho cercato un affitto temporaneo, sperando intanto di risolvere la mia situazione, ma mi chiedevano: "Sei qui per lavoro? Dov'è il contratto di lavoro? Non sei residente? Portami il certificato di residenza."

Infine trovo un'occasione in cui , mentendo, mi spaccio come proprietaria effettiva di quel famoso negozio in via… con successione ereditaria già risolta, e siccome la casa soprastante, anch'essa assegnata a me, aveva bisogno di riparazioni, durante i lavori avevo bisogno di un posto dove stare. Miracolo! Il proprietario mi crede sulla parola, non chiede le prove di quanto affermavo e mi fa un contratto di un anno, da dicembre 2020 a dicembre 2021. Se non altro mi restava un altro anno da vivere.

 

La casa è grande, luminosa e tranquilla, l'arredamento è nuovo, bianco e moderno come piace a me. Unico difetto…bhè, si tratta di un sottotetto con tutti gli svantaggi del caso, le finestre sono delle strette feritoie e il soffitto non è mai parallelo al pavimento, in alcuni punti è molto basso e …occhio alle capocciate. Però c'è un bel terrazzino dove si possono tenere le piante e si vede la campagna sul lato nord. Insomma, non è il massimo ma ci sto bene.

Il trasloco mi è costato molta fatica fisica e mentale. Ovviamente ho fatto tutto da sola e ho sempre questi sintomi fisici molto fastidiosi che vanno peggiorando e ostacolano pesantemente la mia vita. Soprattutto, la stanchezza, sentirsi i muscoli sempre stanchi e doloranti, la lentezza, una sorta di nebbia mentale e un'insonnia terribile che mi lascia stremata . Dopo un paio d'ore di sonno sono già sveglia e da allora per tutto il resto della notte è una lotta per riaddormentarsi. Ho l'impressione di essere risucchiata in un mare oscuro dove tutto è più pesante e devo continuamente nuotare per non essere trascinata giù, che in effetti sarebbe la cosa naturale eppure non riesco a scivolare tranquillamente nel riposo, è come dormire tenendo un occhio aperto per sorvegliare pronta a scattare e a difendersi da possibili pericoli. Per me non c'è mai un posto davvero sicuro che mi consenta di abbassare la guardia.

In realtà non credo che dipenda solo dall'ansia e dalla  depressione, è probabile che ci sia anche una questione metabolica e fisica ancora da capire. Sto facendo studi riguardanti l'alimentazione, le sostanze tossiche, l'inquinamento elettromagnetico, i ritmi circadiani ,l'attività fisica, la ghiandola pineale…è difficile identificare il problema e ancora peggio trovare la soluzione.

Sta di fatto che durante il giorno faccio una fatica incredibile per svolgere i compiti più banali e indispensabili, perciò nei mesi di dicembre, gennaio e anche febbraio, sono stata impegnata a sistemare la casa. Lo so, sembra assurdo averci messo tanto tempo, ma ho appena spiegato il perché.

 

Marzo 2021. Stavo appena riprendendomi dal trasloco che quando vado al negozio per ritirare l'affitto trovo una sorpresina.

L'inquilino mi dice che dal quel momento in poi ne avrebbe corrisposto un terzo a mio fratello, che aveva reclamato la sua quota ereditaria tramite l'avvocato Tizio Caio, noto a tutti in città per essere uomo onoratissimo, di chiare simpatie massoniche, amico di persone onorate, per avere le mani in pasta ovunque, nonché per farsi rispettare con metodi poco ortodossi e al limite della legalità. Mio fratello aveva dunque dato l'avvio alle offensive senza neanche farmi pervenire una formale dichiarazione di guerra, com'è d'uso tra nazioni civili prima di iniziare le azioni belliche. Per di più si era trovato come alleato ( o sarebbe meglio dire protettore ) il diavolo in persona fatto avvocato, cioè non l'avvocato del diavolo ma il diavolo che fa l'avvocato. E dal momento che le forze del male aspettano solo l'occasione di essere invocate dagli umani per scendere in campo, ed essendo sul pianeta terra il male sicuramente più forte del bene, si poteva prospettare una facile vittoria, anche se il belligerante umano in questione avrebbe poi pagato un caro prezzo per quell'alleanza. No, non mi riferisco alla perdita dell'anima, queste cose per alcune persone sono bazzecole e pinzillacchere senza valore, ma al fatto che è noto persino ai sassi che  Tizio Caio lavora con parcelle stratosferiche e quindi ha accettato l'incarico con la prospettiva di papparsela lui l'eredità dei Parisi. Poi su quei ruderi in pieno centro cittadino ci farà costruire un palazzo di sei piani e a mio fratello lascerà solo le briciole, un contentino di consolazione. Quel cretino questo lo sa perfettamente, però essendo ormai accecato dall'odio, ovvero dall'orgoglio di maschio ferito, è disposto a tutto pur di distruggermi. Del resto me l'aveva detto, se non lui unico erede, terra bruciata e niente per nessuno.

 

Era arrivato il momento di trovare un altro avvocato. Vado dal terzo professionista che chiameremo Sempronio. Racconto anche a lui la difficile situazione familiare, la guerra ormai in corso e bla bla bla… Per inciso gli dico anche di altre difficoltà che intanto erano sorte nella gestione della proprietà ormai  alla deriva, facendo però capire( ma forse non mi ha capito) che erano comunque questioni secondarie. Nei mesi successivi  Sempronio si occupa solo delle questioni secondarie, non dice nulla e non fa nulla riguardo il problema principale. Io ricomincio ad avere quella spiacevole sensazione di aver sbagliato persona, e tra l'altro comincia metaforicamente a 'bruciarmi il culo' (se così si può dire con francesismo e licenza poetica) perché con il reddito ridotto di un terzo i conti non mi quadrano per niente, e meno male che avevo sempre risparmiato e messo da parte, ma il mio fondo di riserva si esaurirà già prima di dicembre.

Perciò, nonostante le mie ormai proverbiali difficoltà a farmi valere, a metà luglio chiedo con insistenza a Sempronio un colloquio per affrontare la situazione generale ormai insostenibile, e dico 'con insistenza' perché Sempronio mi sembra riluttante ed evasivo, fa il vago, dice che non c'è fretta… la cosa si fa sempre più sospetta. Quando ho finalmente l'onore di incontrarlo esordisco con un discorso del tipo: " Qui sta passando troppo tempo e io non me lo posso permettere, il toro va preso per le corna, posso anche patteggiare sulla divisione ma questa divisione "s'ha da fare" e io devo trovarmi nella posizione di poter vivere ancora …non dico 10, non dico 8, ma almeno 5/6 anni ci devo campare. Che ne dice Tizio Caio? C'avete parlato nel frattempo."

Allora Sempronio, fa spallucce e poi comincia ad agitarsi, innervosirsi mostrandosi persino infastidito: " Eh, ma insomma…lo sai anche tu com'è fatto Tizio Caio, è uno che non ci si può parlare …è un cazzone (sì, dice proprio così !)…alla fine non ci si può fare niente, se non vuole fare la divisione ti devi rassegnare ed adeguare, vuole fare lui l'amministratore di tutto e se ci mettiamo contro inizia una causa che non finisce più…ti devi rassegnare…"

Io resto basita…voglio dire, è chiarissimo che mi si sta derubando, mi si priva del diritto di disporre della mia unica fonte di reddito, dopotutto ho una disabilità riconosciuta dallo stato e mio fratello ha tra le altre cose il dovere di aiutarmi, aiuto che io non gli chiedo neppure, voglio solo avere quello che mi spetta, si potrà certamente chiedere un risarcimento per il danno che mi sta facendo…ma gli avvocati che ci stanno a fare, perché allora sono andata da lui se non sa trovarmi una strategia, un percorso, un cavillo, una legge, qualsiasi cosa su cui fare leva per tirarmi fuori dalla trappola…( quest'ultimo pensiero non è stato esternato ma probabilmente inviato telepaticamente)

Sempronio non mi ascolta nemmeno, comincia a diventare maleducato, sembra infastidito dalla mia presenza, non vede l'ora di sbarazzarsi di me, e io in quel clima di fortissima tensione emotiva mi irrigidisco e mi arrabbio ancora di più. Inserisco il discorso dei ricatti, le minacce, lo stalking, la violenza e il terrorismo psicologico, ho del materiale registrato che ad ascoltarlo vengono i brividi e si potrebbe fare una denuncia penale, mettere la controparte in difficoltà in modo da costringerla a ragionare. A quel punto mi tratta come una povera cretina che vive nelle favole: " Ma queste sono sciocchezze, fantasie che non servono a niente, si capisce che sono bagattelle, insignificanti e banali liti familiari, nessun giudice ci darà un minimo peso, al massimo a tuo fratello gli fanno un richiamo e lui se ne fa una risata".

Credo che a queste parole si sia verificato nella mia mente un specie di alterato stato di coscienza e mi sembrava di essere vittima di un'improvvisa distorsione spazio –temporale, probabilmente indotta da una repentina cascata di raggi cosmici emessi da chissà quale supernova chissà quanti anni luce fa e caduti casualmente, proprio in quel  momento, nel punto in cui si trovava la mia persona. Avevo l'impressione di essere stata teletrasportata in un paese islamico e che Sempronio mi stesse parlando seguendo il codice di leggi coraniche. No, forse lo spostamento riguardava il tempo e Sempronio era un avvocato del 1236 che pensava e parlava seguendo le leggi e le consuetudini del tempo.

Non appena i raggi cosmici ebbero finito di attraversarmi, e ritornata in Italia nel 2021 ( ma siamo sicuri di essere in Italia nel 2021? Temo proprio di sì), cambiai registro ed esposi le mie difficoltà di vita pratica e la necessità di ingegnarsi a trovare una soluzione che mi consentisse di andare avanti perché io da lì a poco avrei dovuto scegliere se pagare l'affitto o comprarmi da mangiare. E allora Sempronio ha dato il meglio di sé: "Eeehhh…ma che esagerazione! E di che ti preoccupi ! Guarda che in Italia nessuno più muore di fame perché c'è la Caritas! In caso di difficoltà puoi sempre andare a mangiare alla Caritas e vedi che campi cent'anni."

 

Ovviamente non sapeva, e forse avrei dovuto dirglielo, che mi era già capitato di mangiare alla Caritas, ma una soluzione del genere proposta dall'avvocato che dovrebbe difenderti è l'equivalente di essere presi a calci nel culo dalla propria guardia del corpo.

 

Sono uscita da quello studio talmente frastornata che non riuscivo più a trovare la strada per tornare a casa. Ma insomma…cosa stava succedendo? Possibile che un fratello possa fare questo a una sorella, per giunta disabile, e nessuno possa opporsi? Possibile che in una famiglia si debbano ricevere minacce e ricatti di ogni genere senza poter denunciare? E tutte quelle leggi sul mobbing familiare, sulla violenza psicologica, sulla violenza di genere, sullo stalking…tutta carta straccia da buttare nel cesso? E la sofferenza che ho patito a sentire quelle spaventose telefonate la buttiamo nel cesso? E la mia vita, da disabile, da persona debole e non produttiva, da persona sola che è finita ai margini della società, buttiamo nel cesso anche quella, tanto non serve a niente e a nessuno?

Già, ma io sono una che si fa le fantasie, che guarda i film di John Grisham (notoriamente polpettoni hollywoodiani che servono solo a fare soldi al botteghino) , che legge tutti quegli articoli farlocchi scritti tanto per cazzeggiare sulle nuove leggi contro la violenza familiare …tutta roba lontana anni luce ( visto che ho tirato in ballo l'astronomia) dalla vita reale.

 

E Dal momento che stiamo fantasticando, proviamo a fare qualche ipotesi sull'assurdo comportamento di Sempronio che mi ha licenziato in siffatte inusitate e maleducate maniere.

Magari ha capito la particolare difficoltà del caso con relativo impegno di molto tempo e applicazione, cioè per escogitare qualcosa deve ripassarsi e spulciare tutto il codice civile e penale da capo a piedi, nonché cercare notizie su casi simili, fare indagini, ricerche, confrontare risultati e infine farsi venire l'idea geniale. Non è roba da poco, lo riconosco. E perché dovrebbe fare tutto ciò? Forse per beneficenza? E' d'uso in simili circostanze versare un congruo anticipo, ed è chiarissimo che io non posso farlo, posso pagarlo solo a cose risolte, pertanto non c'è motivo razionale per impegnarsi a seguire il mio caso magari trascurando casi migliori, più facili e in cui si viene pagati subito. Alla fine non c'è nulla di male in questo, un avvocato non è obbligato ad accettare tutti gli incarichi che gli si presentano, può anche rifiutare, basta farlo con chiarezza ed educazione, non capisco proprio che bisogno c'era di trattarmi in quel modo. Devo dire che a questo punto sembra essere stato più onesto il primo soggetto a cui mi ero rivolta.

Tuttavia ho l'impressione che ci sia qualcos'altro che non ha voluto dirmi, cioè mi sorge il sospetto ( e continuiamo a fantasticare un pò, così, tanto per passare il tempo) che durante il colloquio, necessariamente avvenuto, tra Sempronio e Tizio Caio, quest'ultimo gli abbia detto pressappoco così:

 

"Caro Sempronio, questa faccenda dell'eredità Parisi è una brutta rogna, non vedo perché devi metterti in quest'impicci, i clienti non ti mancano, quell'Amelia non può nemmeno pagarti, è una poveraccia, ha fatto la barbona, è andata a mangiare alla Caritas, non ne ricavi nulla, lascia che me ne occupi io totalmente, sai, il fratello vive lontano e lascerebbe a me l'amministrazione di tutto, se la proprietà resta indivisa si possono fare dei bei giochetti , se io comincio a smuovere qualcosa lì si costruisce roba nuova e naturalmente ci sarà spazio anche per te, troverò il modo di farti entrare. Diversamente invece, dividendola, manovre non se ne possono fare, sarebbe davvero un peccato e tu cosa ne ricavi? Soldi non di certo, piuttosto…potrebbero sorgere disturbi, affanni, contrarietà, preoccupazioni, insomma… afflizioni che è sempre meglio evitare, tra colleghi, tu mi capisci, dobbiamo pensare a noi stessi prima che al cliente".

 

E' ammissibile che sia mai avvenuto nella realtà un colloquio del genere? Conosco poco o nulla di Sempronio, ma con Tizio Caio, oltre alla ormai consolidata fama di persona onorata e venerabilissima, mi ero già scornata quando mia madre era ancora in vita, perché lui gli occhi sulla proprietà Parisi ce li aveva messi da un pezzo e negli ultimi anni  si era già subdolamente inserito come "consigliere" spingendo mia madre a manovre azzardate nelle quali alcuni suoi "amici", avrebbero guadagnato una bella fetta. Il suo piano era sfumato per un soffio, per via dell'inaspettata morte della proprietaria, ma ora, sfruttando la guerra tra gli eredi, poteva riprenderlo alla grande.

Perciò ritengo che l'ipotesi sia più che probabile, probabilissima, più che verosimile, verosimilissima. Poi non venitemi a dire che ho la stessa paranoia materna riguardo persone e situazioni, ne riparleremo, ahimè, a fatti avvenuti. Piuttosto chiamatemi Cassandra. E ed è un ruolo che non mi diverte affatto.

Questo sembra uno di quei pasticci da cui non si viene fuori e ad agitarsi si resta invischiati ancora di più.

Sono già stata da tre avvocati ed erano uno peggio dell'altro. Dovrei forse cercarne un quarto?

C'è un proverbio che dice: " la prima volta è un caso, la seconda una coincidenza, la terza è un'azione intenzionale."

 

 

NON CONCLUDE

 

Mi sa che è il momento di fermarsi e riflettere. Le cose non avvengono a caso. C'è un significato in tutto ciò che succede, il problema è riuscire a capirlo perché per farlo, bisogna spostarsi su un altro piano e cambiare prospettiva. La situazione attuale è stata determinata da molti eventi, dei quali solo gli ultimi sono stati davvero decisivi, mentre quelli più lontani nel tempo hanno preparato il substrato su cui si è sviluppato tutto.

 

Riprendiamo in considerazione il tema dell'esagramma numero 4, la stoltezza giovanile. Si può tradurre anche con faciloneria, inesperienza, farsi delle comode illusioni, cadere facilmente in trappole e inganni, farsi abbindolare. Vale a dire: inconsapevolezza. Non solo inconsapevolezza, ma voler restare inconsapevoli e persistere nell'errore e questo è il punto in cui l'oracolo si incazza e si rifiuta di rispondere. "Te l'ho detto tante volte, ti ho mandato tanti segnali e tu non hai mai voluto capire".

C'era proprio bisogno di arrivare alla morte di mia madre per sbattere il naso sull'avidità e la violenza di mio fratello? Il suo pensiero e il suo comportamento in realtà mi era già noto fin dall'infanzia attraverso innumerevoli episodi, come ho potuto pensare che "l'energia negativa" sarebbe miracolosamente scomparsa per un'improvvisa conversione?

E ripenso a tutti quegli anni di litigi infiniti con mia madre, sperando invano di farle vedere i miei problemi e aiutarmi. Figuriamoci, quella ci vedeva benissimo, anche meglio di me, è che, semplicemente, mi odiava. E perché scandalizzarsi del comportamento violento e tirannico di mio padre? Non l'avevo forse visto strillare come un pazzo e aggredire mia madre sin da quando riesco a ricordare?

Il fatto è che mi sono sempre rifiutata di capirlo, di vederlo, di ammetterlo, di riconoscerlo. In fondo pensavo: non può essere così, è troppo terribile per essere vero. Meglio restare una giovane stolta e chiudere gli occhi alla realtà.

Quindi, tirando le somme, se tanto mi dà tanto, perché ora mi lamento del fatto che mia madre non ha conservato per me una rendita sicura e quello che c'è mio fratello me lo sta rubando?

 

Per quanto inaccettabile possa apparire il solo pensarlo, il male esiste e può avere il volto dei tuoi genitori, dei tuoi fratelli, dell'amico d'infanzia, del vicino di casa, del compagno con cui hai vissuto vent'anni d'amore…il male non si fa scrupoli di corroderti gli affetti più cari, di farti cadere il mondo addosso, di toglierti la terra sotto i piedi. Ma bisogna avere il coraggio di riconoscerlo e guardarlo in faccia. Restare congelati nell'incredulità ci toglie ogni possibilità di difesa.

 

E tutta quella storia della depressione, dell'ansia, dell'autismo e delle difficoltà sociali che tanta parte ha avuto nel distruggere la mia vita? E' davvero un problema genetico, cioè un destino ineluttabile a cui sarei in ogni caso andata incontro? Ora credo di no. E' solo un'altra di quelle tessere che si sono incastrate nel corso degli anni per costruire il quadro della mia vita. Magari su una lieve predisposizione si sono agganciati gli effetti dei vari eventi negativi ai quali non ho saputo o non ho voluto reagire in senso evolutivo. Forse c'erano anche circostanze esterne che non permettevano l'evoluzione, eppure in tutto questo, proprio per tutto questo, che senso avevano quelle interminabili, ripetute, inutili, psicoterapie?  Ho passato decenni, praticamente dai sedici anni fino ai quarantacinque, in terapie farmacologiche e colloqui che davano come risultato zero. Era evidente che il problema stava da qualche altra parte, andava affrontato in altro modo, e il punto fondamentale era il rifiuto della consapevolezza. Di me stessa, della mia famiglia, delle circostanze, del mondo intorno a me, dei miei limiti e delle mie possibilità. Ho passato una vita nell'inconsapevolezza, come un cadavere che implorava l'arrivo di qualcuno che potesse ridargli l'anima. Ricordo di un sogno fatto circa 15 anni fa.

Tornavo a casa e mi arrabbiavo nel trovare tutto sporco e in disordine. Sapevo di avere una "donna delle pulizie" a cui avevo dato l'incarico di sistemarmi la casa durante la mia assenza, ma evidentemente non aveva fatto ciò che avevo richiesto.

Ecco, per me la psicologa di turno era la donna delle pulizie a cui affidavo il compito di mettere ordine nella mia testa, io non volevo fare nulla, addirittura ero assente, altrove, e non volevo nemmeno sapere cosa succedeva, né come si fa a riordinare, mi aspettavo che facessero tutto gli altri. Ovviamente gli altri non facevano niente. Da qualche parte ho letto che i pazienti non vanno dallo psicologo con la seria intenzione di guarire ma solo di essere consolati mentre tutto resta uguale, e una simile situazione va benissimo anche agli psicologi perché se il paziente guarisce loro perdono il guadagno, mentre la consolazione in una situazione di stallo può durare a vita.

Mi mangio il fegato dalla rabbia quando penso non solo a tutto il tempo perso nella mia vita, ma soprattutto a tutti i soldi spesi a vuoto. Se li avessi messi da parte ora potrei comprarmici una casa e la metà dei miei problemi sarebbero risolti. Davvero, giuro, mica dico per scherzo. E poi, per inciso, mai che qualcuno mi avesse insegnato qualcosa. Solo aria fritta, chiacchiere e distintivo. Tutto quello che so l'ho imparato da sola, leggendo, facendo ricerche guardando congressi e seminari su internet e un'infinità di altre fonti. Alla fine un po’ di consapevolezza mi è arrivata, e che diamine.

Non so e non posso sapere fino a che punto una maggiore consapevolezza avrebbe potuto cambiare il corso della mia vita. Sono però sicura che le cose sarebbero andate  meglio e probabilmente sarei riuscita a ritagliarmi un mio spazio di sopravvivenza. Bastava quanto meno non essere così ingenuamente stolta, imparare a difendermi da chi voleva solo usarmi facendomi del male, quand'anche fossero state le persone che dovevano amarmi e proteggermi. Non si può pretendere l'amore e il rispetto da nessuno, nemmeno dai propri genitori, per i quali sarebbe in effetti un dovere. In alcuni casi si deve ricorrere alla legge, laddove si necessita quantomeno di assistenza materiale ed economica, ma i risultati, come abbiamo visto, sono scarsi se non del tutto vani.

Inutile protestare e ancor meno insistere a voler recuperare ciò che è mancato. Queste sono le regole del gioco, è così che va il mondo. Non in tutti i casi, ovviamente, ma spesso è così e allora la cosa più saggia è innanzitutto prenderne atto.

Eppure tutto questo, mi sono detta, "deve" avere un significato, un'interpretazione, un senso nascosto…e si possono tirare in ballo i più svariati argomenti, dal karma personale e familiare, alle prove che l'anima deve superare per evolversi ( vedi la metafora di Dante del viaggio spirituale rappresentato nella Commedia, tanto per fare un esempio), al loop in cui si finisce quando emozioni negative generano circostanza negative che continuano ad alimentar emozioni negative ecc. ecc.

Forse questi ragionamenti sono tutti veri e tutti falsi allo stesso tempo. Intanto io non c''ho capito niente e magari non ha nemmeno importanza, tanto lo "spiegone finale" prima o poi arriva per tutti, si tratta di avere pazienza.

Sul piano pratico, nella mia situazione credo ci sia poco o nulla da fare. Il tempo ormai è stretto e, se non altro, sarà la necessaria burocrazia ad erodere le possibilità di una soluzione positiva. Perciò cerco, se non altro di affrontare la circostanza in modo esclusivamente personale e soggettivo, l'unico nel quale ho un certo potere di agire.

Sto continuando a portare avanti le mie ricerche nel campo esoterico- spirituale, nonché nelle discipline di crescita personale e di fisica quantistica( per dare un minimo di supporto scientifico a teorie filosofiche alquanto incredibili).

Vediamo cosa dice il manuale di navigazione per anime perse nello spazio intergalattico, quando i motori dell'astronave sono completamente in avaria e si è impossibilitati a contattare la base terra.

 

L'universo e la realtà in cui ci troviamo è il sogno di una divinità addormentata che proietta le immagini scaturite dal suo terzo occhio su un velo detto Maya. Quando infine si sveglierà capiremo tutti che ciò che credevamo reale erano solo delle illusioni. Alcuni uomini si svegliano prima della fine del sogno ( si chiama illuminazione) e sono in grado di vedere la natura illusoria della realtà mentre già ci sono dentro.

Le più recenti teorie di astrofisica parlano dell'universo come di una proiezione su una superfice bidimensionale (uno schermo, un velo) di informazioni provenienti da un'altra dimensione a noi inaccessibile. L'effetto 3D del mondo in cui viviamo è un'illusione, la realtà è un ologramma in cui siamo immersi e di cui facciamo parte. Le informazioni per costruire la realtà provengono da un orizzonte non superabile, in cui sarebbe rinchiuso tutto il nostro universo. In un certo senso è come se vivessimo all'interno di un buco nero e guardassimo l'orizzonte degli eventi dall'interno.

Da dove vengono le informazioni proiettate nel nostro mondo? Chi o cosa ce le invia?

 

Secondo altre ipotesi sono i nostri pensieri e le nostre emozioni a creare la realtà e le circostanze che ci capitano, quindi più stiamo male più ci capitano cose che ci fanno stare male. In altri termini, il nostro inferno ce lo costruiamo da soli. Anche per questa ipotesi ci vengono in supporto teorie di astrofisica e di meccanica quantistica talmente complicate e farraginose che non provo nemmeno ad accennarle.

E dunque, chi riesce davvero a essere costantemente consapevole dei propri pensieri e sentimenti e a direzionarli con un cosciente atto di volontà verso uno stato d'animo positivo, alzi la mano.

Ohibò, vedo le zampe di quattro gatti, forse cinque. Devono essere quei famosi illuminati o risvegliati che dir si voglia.

Ora io queste teorie le studio, le seguo con attenzione sperando di poter trovare un po’ di pace anche in tempi difficili, ma la luce ancora non si accende, dormo profondamente e non c'è verso di svegliarmi.

Mi sforzo di vedere le cose almeno in modo più distaccato, come un osservatore esterno, ricordando sempre a me stessa che alla fine è tutto un sogno, un film, una Matrix, una proiezione olografica da cui a un certo punto verrò fuori. Eppure finché ci si è dentro, fa male. Siccome per noi il sogno è reale, finché siamo a questo livello, sentiamo tutto come concreto ed effettivo. Una volta ho sognato di essere accoltellata alla schiena, e faceva un male cane, sentivo proprio la lama che tagliava la carne, poi però mi sono svegliata ed ero viva e stavo bene.

 

Quindi, tranquilli, va tutto bene. In questa dimensione possono accadere cose terribili, c'è morte e distruzione, ma una volta superato l'orizzonte degli eventi, cambia tutto e l'intero universo appare in un'altra prospettiva.

Non so fino a che punto tutto questo potrà aiutarmi ad affrontare i tempi che verranno. Se non altro si può notare che, rispetto alla prima narrazione, il mio modo di raccontare si è fatto più ironico e leggero, a tratti quasi canzonatorio. Mi viene in mente la scena finale di "Uno, nessuno e centomila" da cui ho ripreso il titolo del capitolo , quando Gegè, pur impazzito per il troppo pensare a cose impensabili, ha trovato una sua particolare serenità, oppure quella di "Il pendolo di Foucault" dove il protagonista, aspettando una fine ormai certa, si siede tranquillamente a terra e si mette a guardare la montagna.

E allora restiamo concentrati sul tempo presente, nel famoso qui e ora, e stiamocene a terra a guardare la montagna, o i prati dove pascolano gli asinelli, o il cielo stellato, o un albero, o un fiore, o quello che c'è ( ci sarà pure qualcosa di bello intorno a noi…), e quando vengono a prenderci i cattivi ( ovvero quelli che nel sogno o nel film fanno la parte dei cattivi) portiamoci dietro i nostri ricordi più belli così ci aiuteranno a svegliarci prima facendo sparire le ombre che ci spaventano, e a capire che le nostre paure erano solo un brutto sogno.

  

 ...continua???...

 

  


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