:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | Video proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
Premio Il Giardino di Babuk - Proust en Italie - VIII edizione 2022
invia la tua opera in concorso (Poesia e Racconto breve)
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 58 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Mon Jan 17 20:58:42 UTC+0100 2022
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Se lo avessi saputo prima

di Eliana Farotto
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 19/10/2021 13:58:29

Le dita scivolavano veloci sulla tastiera nella penombra rischiarata dal monitor.

Vesta era il suo pseudonimo in rete, conosciuta per le sue creazioni contro corrente; la sua vera identità era Helen, una cupa trentenne di periferia.

In strada rombava il traffico, suoni balordi di una fuga disordinata di veicoli diretti chissà dove.

Spesso si interrogava sul mondo all’esterno della sua stanza, su come fosse la vita degli altri. La società dei normali, regno delle famiglie felici, delle tavole apparecchiate e dei bambini intenti a giocare, era un universo sconosciuto ad Helen. Altre erano le sue esperienze, vivendo con una madre depressa e dedita all’alcool.

Nessuno con cui si connetteva per lavoro aveva mai visto il suo volto: Helen era un’esperta nell’incapacità di stringere rapporti, ma le bastava diventare Vesta, mettersi al computer e ogni disagio svaniva, lo spazio esterno si dileguava.

Le mancava l’empatia che tiene insieme le persone. Anni addietro aveva avuto una breve storia con Mark, suo compagno di scuola: le piaceva il suo odore e gli occhi che esprimevano una sonnecchiante furbizia. Non era durata, lui si era presto stufato della sua possessività, era stata un’esperienza spiacevole, sì, abbastanza spiacevole. Una parentesi anomala e fuorviante che l’aveva spinta ad evitare altri contatti.

Le persone si giuravano fedeltà e poi si lasciavano, rimanevano, come briciole di un lauto banchetto, donne depresse e figlie orfane. Suo padre, era fuggito all’estero: il suo cuore era pesante perché amava ancora intensamente quell’uomo conosciuto da bambina.

Nel silenzio della sua camera si concentrava sulla fantastica invasione di scritte e colori che scorrevano sul video: nella dimensione digitale non provava sofferenza, nulla era reale. Rabbrividì e si passò le mani tra i lunghi capelli opachi osservando il suo volto riflesso: un’immagine stropicciata, in cui risaltavano gli occhi segnati e la pelle ingrigita dal confinamento in casa. La soglia della camera si illuminò e apparve il contorno di una figura, la madre disse qualcosa d’indistinto, la ragazza non rispose, e la donna e la soglia svanirono nuovamente nel buio.

Quel mercoledì iniziò in uno stato di calma raggelata, Helen non si era ancora mossa dal letto, in attesa che le tornassero le forze dopo la notte insonne. Un suono persistente interruppe la sua quiete, qualcuno la stava cercando:

-        Ciao Vesta, sono Jason, hai qualcosa da passarmi?

Jason lavorava per una società che pubblicava app, un commerciale senza scrupoli; Helen aveva visto il suo profilo online, era un cinquantenne pelato con gli occhiali, nelle foto sorrideva mostrando una dentatura perfetta.

In quel momento qualcosa di stonato emergeva dalla sua richiesta professionale.

-        Ciao, hai una voce diversa Jason, sei davvero tu?

-        Sì, lo so, sono un po’ sbronzo, ma Lisa mi ha lasciato, quella balorda!

-        Perché me lo dici?

-        Devo distrarmi, non ne posso più di rimuginare. Mi ha fregato! non sarei corso dietro a quella maledetta bastarda se avessi immaginato che razza di brutta persona era. Si è portata via tutto, e mi ero anche affezionato, se lo avessi saputo prima...

-        Lascia stare, ci sentiamo quando sei più lucido, ok? Quando ho qualcosa di pronto ti chiamo.

-        Sei un’amica, ci risentiamo.

La chiamata si interruppe e lei rimase interdetta, senza capire il riferimento all’amicizia tra loro che dal suo punto di vista non era mai esistita. Appoggiò i piedi a terra, il contatto con il pavimento freddo la risvegliò del tutto. Ripensò a quanto aveva detto Jason: che avrebbe voluto saperlo prima. Solo una veggente, una strega, sarebbe riuscita a prevedere il futuro, ma lei forse poteva fare qualcosa. 

Non esisteva nulla di simile in rete e sarebbe stato un successo: avrebbe realizzato un’app in grado di rivelare la durata delle relazioni. Un’improvvisa frenesia l’assalì, nella sua mente prese vita il piano per progettare il suo capolavoro: uno strumento in grado di prevedere la coppia da favola “e vissero per sempre felici e contenti”.  

Sarebbe bastato quantificare una moltitudine di indizi per svelare la magia delle coppie inossidabili, umani eternamente insieme. Come dicevano i manuali, la causa non è mai una sola, sono le piccole cose che fanno la grande differenza tra le persone.

La programmazione non era un problema, la vera sfida era individuare quali erano gli elementi da mettere in luce per tradurli nella qualità di un rapporto.

Posizionata al tavolo di lavoro iniziò ad esplorare i social, leggere post, guardare video e fotografie, annotando le sensazioni che emergevano: il tono di voce, l’attrazione fisica, la diversità, il rispetto ma anche il rancore inespresso, le pause nelle risposte, lo smartphone sempre in mano, le espressioni irose e seccate, le ripetute bugie.

Passò ad osservare scene di sesso, immagini pornografiche di corpi che si avvinghiavano con voluttà. Nessuna bellezza in quello scambio di gemiti e umori corporali.

La luce ipnotica dello schermo trasmetteva nozioni che lei traduceva in linguaggi di programmazione, assegnando loro una priorità per permettere al software di affrontarli nella giusta sequenza. La sua mente era attiva, eccitata alla ricerca di nuove connessioni e ad ogni avvio di programma i codici si perfezionavano, mentre districava le masse di emozioni.

Concentrata, proseguiva nel suo lavoro fino a quando un senso di soffocamento non interrompeva il flusso dei suoi pensieri, per poi cadere in un sonno che pareva uno stato innaturale come ipnosi. Si risvegliava al suono dello scorrere di messaggi che proseguivano inarrestabili sul web. Dopo alcune tazze di caffè trovava il coraggio per proseguire nella sua missione, in balia dei suoi pensieri. Le unghie, sempre più mangiucchiate, dolevano sui tasti.

Perfezionava la struttura della sua creazione inserendo scelte multiple e opzioni per completare il quadro d’insieme. Via via prendeva confidenza con la complessità crescente, enorme era lo sforzo di trasformare le sfaccettature delle storie in algoritmi e in files che si sarebbero a loro volta mutati in unità di tempo.

Non era soddisfatta, sentiva che qualcosa le sfuggiva. Doveva affrontare l’umanità dal vivo, senza il filtro del monitor. Rimase indecisa per diversi giorni, fino a che una sera infilò a fatica un paio di stivali e coprì con un giaccone sformato il suo corpo foderato dal grasso malsano di chi non fa mai movimento. Sollevò il cappuccio fin quasi sugli occhi, mentre la madre assisteva turbata ai suoi preparativi. La luce dei lampioni e gli odori della città la colpirono facendo vacillare la sua decisione, ma procedette a testa bassa diretta al supermercato più vicino. Si aggirò per le corsie spiando la vita degli altri, finché, affaticata, acquistò una barretta di cioccolato e si diresse nel bar di fronte, dove nessuno l’avrebbe disturbata. Seduta al tavolo, sorseggiando una birra, prendeva mentalmente nota degli sguardi, di come le persone si toccavano, si abbracciavano, si rivolgevano l’un l’altro prendendosi molto sul serio.

“Come essere allo zoo”, pensò, “una gita molto istruttiva”.  Sussultò quando sentì una voce chiamare il suo nome: si schiacciò contro la colonna e calò il cappuccio sul volto. Una ragazza rispose alzandosi e dirigendosi verso l’amica che la stava cercando. Nessuno badò a lei, confermandole di essere un’inoffensiva nullità sulla faccia della terra.

Il nuovo bagaglio di nozioni le permise di completare i metadati e procedere con l’interfaccia utente. Le righe di comandi danzavano sullo schermo, mentre lei digitava sempre più impaziente.

Dopo innumerevoli modifiche, decise di testare la sua neonata app mettendola online su alcuni siti specializzati: non appena visualizzata la finestra del programma, molti utenti in chat accettarono stupiti la sua proposta. Per testarla dovevano inserire molti dati privati, noti solo a loro, ma la sfida ne valeva la pena. Il tempo trascorse in un silenzio surreale, l’ansia crebbe tanto che Helen avvertì un peso intollerabile che le opprimeva il petto. Avvisi sonori segnalarono i primi commenti, note incredule, epiteti di dolore e rabbia alternati ad emoji. Guardò le stelle di apprezzamento: il suo progetto aveva ottenuto il massimo dei voti, e anche le reazioni erano quelle che Helen sperava.  Era bastato istillare qualche dubbio, e subito erano emersi insanabili problemi di coppia e pronte disillusioni. Un commento, tra gli altri, la fece sorridere: “La lascio subito quella stronza, non le do la soddisfazione di mollarmi”, e molti altri facevano eco, pronti a fare la prima mossa.   La sua app in realtà non era destinata ad una platea di amanti felici, ma a vendicare la sua solitudine, e a far piombare molte persone nel suo stesso malessere.

La promessa inespressa di un amore duraturo rendeva tutti ciechi, speranzosi nonostante le evidenze che mettevano in luce un macabro teatrino di smorfie e sentimenti mascherati.

“Ognuno avrà quel che si merita”, pensò Helen e riprese con lena il lavoro di rifinitura della sua creazione.

Dopo svariati test ed ulteriori modifiche giunse l’ora di lanciare la sua nuova app.

Cercò in rubrica un nome e pigiò il tasto del mouse:

-        Ciao Jason, ho qualcosa di speciale per te.

-        Ciao Vesta, che ore sono? Le due, è tardi, deve trattarsi di qualcosa di molto importante per chiamarmi in piena notte. Hai combinato un casino?

-        No, ho una nuova app da passarti, non ci crederai, ma sei stato tu a darmi l’idea.  L’app si chiama ExpDate, ma non è un sito di appuntamenti, vedrai, ti stupirai. Ti mando il link per il download, ciao.

Expiration Date, la data di scadenza: il successo era assicurato, nessuno avrebbe resistito alla tentazione di verificare il decorso del rapporto con il partner, pensando ogni volta di scoprire il lieto fine, sicuri che il loro amore sarebbe durato per sempre. La sua app li avrebbe convinti che un certo giorno la loro relazione si sarebbe trasformata in un cibo avariato, diventando tossica, facendo rivoltare le budella, avvelenandoli. Errori e tragedie, umiliazioni e crudeltà, i legami potevano essere recisi sul nascere sapendo la loro breve durata.

Avrebbe finalmente trionfato la solitudine e lei, Helen, invidiosa della felicità altrui, avrebbe gioito della sua vendetta. Vite opache per tutti, senza il fremito di emozioni moleste causate dal coinvolgimento reciproco. Uno spirito di rivalsa avrebbe unito i solitari del mondo.

Gli haters avrebbero finalmente avuto la meglio dei credenti del Grande Amore che appestavano il web. Soddisfatti senza ambizioni, crudeli senza coraggio, così vedeva gli altri, presi nelle loro vite perfette: se prima lei sola, essere sbagliato, vagava incolore nell’ombra, ora la sua app rendeva tutti uguali, perfettamente infelici.

 

AA.VV., I sette vizi capitali, Braviautori.it, 2021

 

 


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Eliana Farotto, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Eliana Farotto, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Senza rimpianti (Pubblicato il 12/01/2022 18:05:04 - visite: 25) »

:: La memoria delle piazze (Pubblicato il 05/12/2021 18:51:36 - visite: 52) »

:: La coda della balena (Pubblicato il 05/12/2021 18:31:09 - visite: 35) »

:: Un’estate marchigiana (Pubblicato il 29/08/2021 17:39:54 - visite: 271) »

:: Un’innocente bugia (Pubblicato il 15/08/2021 19:46:49 - visite: 123) »

:: Smarrimento (Pubblicato il 31/07/2021 20:56:54 - visite: 95) »

:: Nomen omen (Pubblicato il 13/07/2021 17:02:13 - visite: 140) »

:: Imprevedibili conviventi (Pubblicato il 29/06/2021 12:05:03 - visite: 251) »

:: Pianura (Pubblicato il 27/05/2021 22:31:07 - visite: 135) »

:: Il regalo di compleanno (Pubblicato il 16/04/2021 09:02:33 - visite: 264) »